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Dalla libreria

4 9 2015 foto Borrelli Romano.LibreriaAnche quando le librerie non incrociano il mio cammino cerco sempre di allungare per trovarmele davanti  e poi, metterci il naso, entrandoci. Mi sono fiondato, pensando di comprare un libro,  “La ferocia” e sono uscito con un altro. “L’uomo che scambio’ sua moglie per un cappello” (Oliver Sacks). Sara’ per via che sotto il cappello ci ho messo tante cose, quest’anno, o sara’ per via che il merito della passione per le storie cliniche, di pazienti e dottoresse mi derivano da chi almeno per un giorno mi ha introdotto in una biblioteca o sale studio di medicina lasciandomene addosso almeno un paio di “estate”, fatto sta che ora ho questo libro e non l’altro. Qui il mondo e’ esposto in vetrina e si rappresenta.A me piace perdermi tra le loro stanze, costruite da pile di libri e perdermi, dimenticando il tempo.

Ma il bello e’ che li davanti, tra i libri esposti si presentava “L’estate addosso” , la mia, dei libri letti quando il mare mi forniva la musica adatta come sotto…fondo. Letti di giorno e letti di notte. Uscito dalla libreria, ad una manciata di passi e qualche nome storico sui marmi in cima alle strade della citta’ a ricordarmi vie e strade passate e del passato (talvolta in solaio, ad andarci, ci trovi cose interessanti)un paio di cabine. Telefoniche. Oggi qualcuno con il pennarello invita ad una gita, presso Montecitorio, ieri era per telefonare al Senato.Park. Se c’era posto, in quel posto. Era un’altra estate addosso. Forse poco. Una estate breve. Ora tutta altra musica, si prepara: quella non di due ma degli U2.

Un bambino e la sabbia

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Tra un “piove, non piove”, corridoi e atri delle scuole aperti per  un’occhiata agli esiti finali, (ma esistono anche gli esiti on line) terza media alle prese con il tema con  quasi ventimila  coinvolti (su tecnologia, un’esperienza come una gita o un laboratorio svolto, un ciclo che si chiude e chissà,);   poi, un salto in biblioteca, piena come al solito. Gli unici posti liberi erano gli appendi abiti. Il resto, tavoli e sedie occupati e al gran completo. Come l’ultima volta che si era di passaggio. Sui gradini, appena fuori (o appena dentro, il che è identico) qualche studentessa prepara ad alta voce un esame di medicina. Forse genetica o chissà cosa. Potenza delle biblioteche. Luogo di incontro, luogo di studio, luogo di scontro con medie e conti che non tornano.

Poco più  in là qualcuno  ha abbozzato su un foglio un semplice dialogo tra la sabbia e un bambino. Foglio abbandonato, in solitudine, che non faceva neanche compagnia ai gradini e a quanti,per il troppo caldo non riuscivano proprio a studiare e avevano trovato posto sui gradini. Alcuni gruppi di studio, ben amalgamati, dentro, a sudare e studiare, sui banchi, in vista di qualche esame, altri, fuori, libri sulle ginocchia. Alcuni ancora in piedi, bicchieri in mano, intenti a scrutare il cielo e le previsioni dei quotidiani su Torino. Certo, “non ci sono piu’ le previsioni del tempo di una volta”. Cosi ricordando e cosi’ scrivendo, raccolto su me stesso, mi piego e raccolgo qualche granello di storia…

“Perché sei venuto a spostarmi da una parte all’altra con il tuo peso piuma?” Domanda la sabbia al bambino.

“Per imparare a camminare. Scalzo è meglio. Inizio estate, ancor più. Se inciampo, mi correggo e ne modifico  il movimento. Sai, quando tornerò in città e sarò cresciuto, mamma e papà mi porteranno da un ortopedico; dopo avermi visitato, la dottoressa  mi farà camminare lungo un corridoio dell’Asl, con i sandali nuovi, e così potrà  fare loro il collaudo alle scarpe. Così mi dicono.”

Perché sei tornato? “Quando terminano le scuole,  il mare rigenera. Aiuta e rinforza “le ossa”, il respiro e molto altro ancora.”

Perché continui a venire? “Per guardare l’orizzonte. Dicono che da qui l’orizzonte sia  magnifico. Il tramonto è bellissimo.  Devo fare le prove per metterlo dentro una tazza, per quando sarò grande. E allora sarà tutto mio. Dovro’ decidere solo con chi condividerlo. Ma avro’ tempo per pensarci. Per ora mi accontento di vedere cosa c’e’ di la’.” E dopo? ……disponibile a…..”stare bene”.

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Perché vieni d’inverno?DSCN3594[1] “Per vedere cosa ho lasciato l’estate scorsa.” Perché ritorni?

“Per ritrovarmi. Per ritrovarti,  perché sei soffice, morbida, accogliente  e se ti cado addosso nessuno di noi due  si sarà fatto del male. E perché sei sempre lì. Estate o inverno che sia. E poi perché sei…. moleskine… infinita. Ci si possono scrivere romanzi……. che non verranno mai letti.Dagli altri”.

Terra, sabbia, mare…esami, di maturita’, di vita. Certezza della terra di un periodo, gestito, in gran parte, ora dalla famiglia, ora dalla scuola…..mare, come inizio di una “instabilita”, molto …” avventurosa”.

Emergenza ricercatori precari: Cause, Numeri e Situazione contrattuale oggi in Italia.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

La precarietà nella ricerca universitaria ha raggiunto in questi anni livelli allarmanti in tutta Italia. La cronica carenza di finanziamenti statali per le università ha portato direttamente al dilagare del precariato, oltre ogni soglia di sostenibilità. I finanziamenti per la ricerca universitaria sono spesso privi di ogni continuità, e dipendono per lo più da donazioni di privati, che oggi in un contesto di crisi globalizzata iniziano a venire meno. Si stima oggi che nelle università italiane il reclutamento dei ricercatori nei primi 5-10 anni della loro attività avvenga solo con contratti parasubordinati o borse di studio. L’Università ed il Politecnico di Torino si reggono anch’essi sull’esistenza di lavoratori precari, siano essi impiegati nella ricerca, didattica, attività tecnico-amministrative, nelle biblioteche o in tutti i servizi che essa offre o utilizza nell’ambito delle sue attività. In tutta l’Università di Torino oggi il 50% del personale impegnato in ricerca è precario (i numeri sono simili al Politecnico, con il 48%), e nelle due Facoltà di Medicina e Chirurgia la percentuale sale addirittura al 70%! Questi dati sono frutto di una recente indagine compiuta dai precari insieme alla FLC CGIL, su dati ufficiali di Rubrica d’Ateneo e con una verifica incrociata mediante autocensimento. L’indagine ha permesso inoltre di evidenziare la tendenza all’aumento vertiginoso del numero di precari impegnati in ricerca negli ultimi anni. Dal 2006 al 2008, a fronte di un numero costante di personale docente/ricercatore strutturato, c’è stato un incremento del 30% dei precari. Parliamo di numeri…. Una recente indagine della Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Ferrara ha definito una prima stima sul numero totale dei ricercatori precari in Italia, utilizzando i dati CRUI sul 40% delle Università italiane che avevano fornito i dati; con le opportune proporzioni, si stimano 100.000 precari della ricerca. A Torino la RNRP e FLC CGIL Piemonte ha calcolato un totale di 3.000 precari della ricerca universitaria (2.200 a UNITO e 800 circa a POLITO, escludendo da ambedue i dottorandi). Una parentesi deve essere fatta sui precari della ricerca medica all’Università di Torino, che come abbiamo detto costituiscono il 70% del personale impegnato in ricerca. Più della metà dei precari della ricerca universitari è nelle due Facoltà di Medicina. Inoltre questi precari, oltre ad occuparsi del loro progetto di ricerca finalizzata in campo medico, svolgono mansioni tipicamente ospedaliere… a costo zero per la stessa azienda ospedaliera in cui sono inseriti. …

Precari della ricerca medica Università di Torino,

Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Torino


Documento Completo dei Precari della ricerca medica in Pdf