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Portici di carta 2015

Torino 10 ott 2015.foto Borrelli RomanoTorino, domenica 11 ottobre. Ore 7.30. La giornata domenicale, di festa, promette molto di buono. Quella appena trascorsa e’ stata davvero faticosa ma gratificante. Letture di classe in classe.  I quotidiani per un approccio da tesina, le “lettere”, le “encicliche sociali” il lavoro e il novecento e ancora Roma, Marino, il Giubileo. Come sempre, “chi segue” il filo del discorso e chi invece no. Oggi,  il sole comincia ad affacciarsi lentamente e tale si alza mentre deboli raggi penetrano all’interno di case a me sconosciute. Sotto i portici un nugolo di pensionati aspetta il suo “gran turismo” domenicale. “La Stampa e La Settimana Enigmistica mi raccomando”, urla da un capo all’altro del portico una arzilla pensionata, curata quel tanto basta. “Oggi il mare e’ mosso” urla un altro. Uno con il borsalino calato sul capo dice invece che “all’Expo ho gia’ mangiato. E bene”. Con bestemmia finale. Dove sia la verita’, difficile stabilirlo. Dove andranno a parare difficile capirlo. L’importante e’ andare. Il piacere non sta bella meta ma nel viaggio. Continuo la falcata sotto i portici del centro torinese oltrepassati quelli di via Cernaia e Pietro Micca diretto verso altri portici, di fatto e di carta, della lunghezza di due km e dalla “consistenza” incommensurabile.  Da ieri a oggi in piazza una “Torino che legge” ispirata al San Jordi (san Giorgio) di Barcellona. Da piazza Castello passando per via Roma inrociando piazza San Carlo e oltre, verso Porta Nuova. Siamo a,  o dentro  “Portici di carta”. Torino 10 10 2015 portici.foto Borrelli RomanoLa piu’ grande libreria a cielo aperto con le saracinesche alzate ogni anno, uno dei primi week-end di ottobre. 120 librerie che espongono ricordando Sebastiano Vassalli. Mi muovo e sfoglio parecchio. L’odore all’interno di questo spazio espositivo non e’ del mare ma tra le pieghe della carta edelle storie in esse riposte lo si puo’ tranquillamente “pescare”. Tutti annusano e sfogliano. Chi ci mette il naso e’ un mondo a 360 gradi: giovani, anziani, bambini, pensionati, operai, professionisti, casalinghe, studenti, bambini…E’ sufficiente un pochino di fantasia. E basta. E questa si sa, non costa nulla. “Pesco” anche io qualcosa e felice del profumo e della carta e delle storie, porto a casa. Brevi pensieri. All’interno di questo perimetro “porticato” le storie non mancano e si raccontano.10 10 2015 portici Torino.foto, Borrelli Romano “Si pesca” facilmente, basta domandare. Torino 10 10 2015 foto Borrelli Romano.portici.La lettrice vis-a’-vis ci e vi aspetta pronta a leggere e raccontare storie. Bicicletta al seguito. (La si triva anche su facebook). Le storie in fondo sono tante. Basta aver voglia di ascoltarle. E viverle. E scriverle. Di giorno edi notte. Ps. Anche io ho fatto la mia piccola parte, pensando alla scuola e studenti.10 10 2015 portici Torino.foto Borrelli Romano

Torino ieri e oggi

Torino corso Regina Margherita, corso Principe Oddone. La Sida li vicino....da loro a Borrelli RomanoTorino, Porta Palazzo. gennaio 2015, foto Romano Borrelli.Torino…………nella sua dimensione…attenta. Ieri, 1926, oggi, 2015.  Oggi, davanti ad una buona merenda, un the, pasticcini, nell’identica pasticceria di ieri, seduto, alla Sida. Sono intento ad osservare questa bellissima fotografia, della famiglia Mangiardi, ( e nella fotografia, ci sono davvero tutti, a mio modo di vedere) che ritrae una Torino del  1926. Da fare, da farsi. Prospettive e futuro. Mi concentro sulla locomotiva che apre la strada al futuro. Non solo una foto. Un progetto. Una locomotiva che “taglia” Torino.  E allo stesso tempo la apre. Al futuro. Riconosco Corso Umbria. Operai al lavoro. O forse persone lungo i binari. Strada ferrata verso est che ora non esiste più.  O meglio, esistono, ma sono interrati e da qui, dagli interni “dolce” e “dolci”  è  possibile are. Li sotto,  dove transita l’alta e la bassa velocità , l’affaccio è sul pc mica dal finestrino, come accadeva quando qui c’era…il treno. “Eh, quando passavano i treni da qui….” mi sussurra una persona “saggia”  intenta a gustarsi il  suo the (“senza zucchero”, dice a se stesso) e alla vetrina dei pasticcini di ogni tipo e fattezza. Un “vorrei ma non posso” è  interpretabile dalle sue dolci, lente movenze.  ” Mi si nota di piu’ se mi alzo e li prendo o se resto a guardarli e fissarli di continuo, quei pasticcini”? Sussurra….”Ma  secondo lei“, mi domanda, “ci sarà ancora della gente che vuol stare seduta vicino il finestrino?” Bho…chissà. Pero’ ha ragione. In questo tratto, eravamo in molti, appena qualche anno addietro, a stare attaccati al finestrino del treno, “interregionale” Torino- Milano, cadenzato ad ogni ora esatta. E proprio questo angolo di Torino, appena spuntati dal breve tratto di tunnel ti si presentava agli occhi per primo, con la pasticceria la farmacia Ausiliatrice, la cupola della Basilica, corso Regina Margherita e Principe Oddone erano un po’ il segnalibro  di questo dolce libro che si chiama Torino. Se andavi verso Milano, ti gustavi la citta’ con i suoi primi cambiamenti. E la storia. Il sacrista salesiano più anziano di Italia, e la sua storia, una missione nella missione ( manca poco e saranno “99”), la pasticceria Sida, tra “tradizione e innovazione” che resiste e “surfa” sulle onde della globalizzazione della rete, e vince perche” fa rete con la tradizione e l’innovazione,  e insieme a questo luogo e quelli ricordati,  la panetteria Corgiat, un ex internato militare, Gherardi Natale e il suo scatolificio e le scatole che lui le fabbricava, mica le rompeva ‘ne’. Sulla stessa via, l’oratorio…e ancora la scuola materna dove ora i bambini suonano il violino…E quanta storia….bamboline russe….Se viceversa andavi verso Porta Susa, cominciavi ad alzarti. L’arrivo e la discesa erano prossimi. Ha ragione, la saggezza.  Un tempo, quel posto ce lo si contendeva. Stare alla finestra di un finestrino. Anche a me, “Piace”molto. Ora, sotto il tunnel, nessun interesse. Una galleria, fino quasi a Stura. Chi vorrebbe stare al finestrino senza vedere nulla? “Vorrei ma non posso”, ripete la saggezza.  Pero’, torna a sussurrarmi, ” vedere e non gustare, e’ una cosa un po’ brutta da provare“. Ha ragione. Si alza e ordina. “Ci pensero’ domani. Oggi proprio no. Voglio coccolarmi”.  E addenta una pasta. Ritorno con lo sguardo sulla foto.

Gente. In attesa del  treno, o di un treno, già in quel periodo. Binari, dove ora, all’ora di pranzo, da qui, si vedono la rotonda e qualcuno pure il mare. Già. Il mare. Lungo i binari, a passi lenti. Verso domani. A passi lenti, come dalle parti di Porta Palazzo, poco distante da qui.  Un giro per Torino e scopri che Costantino ha trovato casa, meglio, un letto. Una buona notizia. Ora, la panchina in ferro posta  sotto la pensilina del bus (vedere articoli precedenti) Costantino la usa solo per sedersi e contare in un passatempo i bus che lentamente passano e si avviano al loro capolinea. Legge il numero di serie, quante persone scendono e quante restano.  Di tanto in tanto allunga la mano, per una sigaretta. Spiaccica solo qualche parola  ma si fa capire. I bus stancamente ripassano, dopo il loro lungo percorso.  Costantino da una rapida occhiata all’orologio elettronico, sopra le piante, oltre le siepi,  posto sopra il palazzo, forse di un albergo. Conta, Costantino. Conta i minuti in più o in meno rispetto al precedente  giro del bus. Per un attimo è come si salutassero. Chissà quante volte nell’arco di una giornata, Costantino e bus si scambieranno un saluto e una risata che poi, altro non è lo stridore delle gomme. Pochi minuti per la sosta. Poi, tutto riprende. Come prima. Con qualche accelerata che nella vita ci sta sempre. Ragazze che non sanno cosa sia facebook e usano la macchinetta per le fototessere. All’uscita di quei quattro francobolli li osservano, si guardano e si  abbracciano. Un abbraccio  condiviso. Alcune  smorfie, sorrisi. Entusiasmo. Mi piace.  Finalmente qualcosa di concreto. Guardando oltre.

Dopo il 50…andata e ritorno e “Casa del caffe'”

Torino, via Garibaldi. 5 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliDavvero bella Torino di sera. Stupenda. La frenesia, la corsa, gli uomini e le donne, prendono le strade del riposo, dopo la fatica, meglio, la scala mobile verso il tunnel che riporta e riporterà ancora e ancora stanche membra verso casa, verso gli affetti. Bello il colpo d’occhio su questo spicchio della nostra città che da Piazza StatutoTorino, 5 novembre 2014. Piazza Statuto. Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli, via Garibaldi spazia fin verso la collina. “La pancia” della città accoglie o raccoglie quanta più gente possibile, anche lì sotto, apparentemente statica, ma in movimento. Quanta memoria in quel “sottosuolo.” Nella nostra metro sabauda, in riduzione, e con il nostro metro sabaudo, talvolta diffidente e “per sottrazione” riesce proprio difficile immaginare passeggeri in piedi, a grappoli, come accade in quella di Milano o Roma….forse perche’ “caratterialmente” veicoli più…stretti, ma non per questo, distratti. Chissa’.Torino, Porta Susa. 5 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Movimento. Minuto dopo minuto la città si svuota. Così ad un occhio superficiale e disattento potrebbe sembrare, perché in realtà l’altra scala mobile è ligia alla legge del sistema dei vasi comunicanti e difatti ne  “scarrozza” fuori tanti quanti ne “ingoia”.  Il ricambio è continuo. Popoli  che si sfiorano, si scrutano, si annusano. Sotto terra, vita. Sopra terra, idem c.s. Una festa itinerante continua. Poco distante da qui c’era “la terra”, la montagnola, gli alberi, una strada, un ponte che congiungeva Porta Susa a corso Inghilterra.  Un giardino, dove, in primavera, quando alcuni  non utilizzavano  il bus 50, M. e L. ,si fermavano a godersi il fresco della città, all’ombra di qualche albero, prima di ritornare ai propri affanni: i libri lei, dopo il 46, la caserma lui, dopo il 10. Porta Susa era li vicino, a vigilare quell’amore. Di tanto in tanto il rumore di qualche treno sbuffava e richiamava alla realtà, interrompendo sogni e il gusto del miele. C’era anche chi,  lungo il binario tronco 1 di Porta Susa attendeva romanticamente (in compagnia di qualcuno) il “proprio treno”,  quasi mai in orario, a dire il vero, seduti su quell’unica panchina, in attesa della littorina…Il fatto e’ che per i primi, i numeri andavano e tornavano e oramai li si poteva riconoscere dal numero seriale, che erano sempre gli stessi a compiere l’identico tragitto da capolinea a capolinea, fino al termine del loro servizio che era a notte   fonda ma anche alba. Persone come le mosche, rade, poche, che col freddo, si perdono sempre e non lasciano più traccia. Poche ore e la citta’ si sarebbe messa (rimessa) in moto come il giorno prima…Ora pero’ l’orologio segna’ l’una e trenta…Poca voglia di dormire e tanta di leggere e studiare ma anche di vedere a quest’ora della notte cosa succede in citta’, o cosa succedeva o sarebbe successo nei ’70 a Laura e Mario. Una donna e due uomini corrono (come si vede, e io vedo, non hanno dovuto aspettare, loro, l’alba, per mettersi, o rimettersi in moto), sciarpa intorno al collo lui e guanti lei, l’altro ha addirittura delle ginocchiere. Ma io ho voglia di prendermi  l’aria fresca torinese addosso, che in questo periodo e’ sempre a buon mercato, girovagare, allungare qualche spicciolo e comprare La Stampa, come accadeva qualche tempo fa, prima di quella on line, quando i venditori ambulanti erano davvero tanti e i lettori dei cartacei infinitiTorino, Porta Susa. 6 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli . Mi appoggio su questo cornicione della metro e immagino il pulsare della vita fra qualche ora, i ganci, fra l’uno, l’altra, i molti, i tanti. Poche ore ancora per il caffe e cappuccino…..”Domani è anche il giorno del volantinaggio, dell’unione tra i due, che non sono L. ed M. ma il movimento operaio e quello studentesco.” Intanto, in corso Valdocco qualche militante ha aperto gli sportelli delle bacheca, disteso i lunghi fogli di giornale all’interno di quelle, per poi richiuderle con una piccolissima chiave. La Stampa, L’ Unita’, la Gazzetta del Piemonte. Tra qualche minuto si disporranno le file, di due o tre saggi, e non solo, perché il posto in prima fila era per tutti, (prima della democraticita’ della rete) immersi nell’attenta lettura, di quella che era una antenata bacheca “social”. Per molti studenti della media Cesare Balbo quello era il primo incontro con l’informazione, fogli, sempre quelli, antenati del “Metro”o “Leggo” in distribuzione oggi presso le fermate della metro. La professoressa Morgan era sempre ben contenta di accogliere studenti in un periodo in cui l’informazione girava solo su due canali televisivi. Oggi, invece, “vola” e porta informazione oltre…la Rai, su di un filo della rete…di via…Cernaia.Torino, via Cernaia, Luci d'artista. Palazzo Rai. Foto, Romano Borrelli Alcune volte in “soccorso”, per sopperire alla carenza altre alla mancanza o poca voglia di fare ricerca. Riannodiamo pero’ il “filo” e stiamo al dove eravamo rimasti.

Per il momento, il rumore delle rotative, (in  quel, momento), andava. Odori, colori e profumi che cambiano…A proposito i profumi e odori, lasciamo che Laura e Mario, prima dei mastrini di lei, prima dell'”appello di lui, si gustino dolcemente un po’ del loro miele, cappuccino, caffe’ e qualche cantuccio, nel loro minuscolo cantuccio eletto a loro domicilio presso il bar “Casa del caffe'”.  In fondo, Giancarlo e Gaetano sono li che li aspettano, il primo da 52 anni, il secondo da 42. O forse sono ancora li tutti insieme…..

per quanto mi riguarda, bhe’, vado a dormire.

Buonanotte e…Torino buongiorno!!!!

Lettera di una sconosciuta…

DSCN3649Non ricordo esattamente  quando fu l’ultima volta che misi piede in questa grande sala. Tavoloni in legno da dieci. Quattro da una parte, quattro dall’altra. Per un’ infinità di tavoli. Non fiatava una mosca. In tanti chini su libri e fotocopie. Evidenziatori, penne, matite, disposte accuratamente. Chi fissava punti e chi leggeva appunti. Chi ascoltava e trascriveva e chi ripeteva muovendo labbra senza parlare. “Va in onda un film muto“. Dal loro labiale si deduceva che stessero studiando storia e italiano. Forse l’ultima volta era filosofia. L’orologio al muro, mancava. Eppure mi pareva di ricordarlo. Pero’, tutti facevano sfoggio di pc portatili e cellulari al seguito. Di tutte le generazioni. La schermata blu e qualche puntino rosso che si accendeva insieme ad un suono che innescava una chat attiva, induceva a pensare che qualcuno stesse facebookando. Magari qualche contatto davvero appagante. Di tanto in tanto qualcuno si alzava e tornava con una bottiglia d’acqua. Altre volte si incrociavano occhi dolci, i corpi parlavano, e finivano per alzarsi, smuovendo lentamente la sedia da sotto il sedere.  Si alzavano e non facevano più ritorno. Pero’ l’ascensore della memoria affondava i ricordi a molto tempo prima. Forse a qualche mediana, qualche varianza o qualche scarto. Probabilmente gli scarti, dalla media. O scarti come quando si è scartati da qualcosa o da qualcuno. E questo posto, così simile a tanti altri posti,  ha il primato di far affiorare, col  musica di sottofondo,  “sapore di mare”, uno scarto poco piacevole. Invece, nell’epoca del “chi” quadro, e non del famoso politicamente-pronome, si era “ringalluzziti” dai freschi, di allora, ricordi parigini. Noi, con le nostre giacche a quadri e i nostri smile. Già, perché a scuola, non è solo indicativo presente. Il sorriso. (post: Sorrido sempre. Ciao).  Un sorriso “imperfetto“, c’era.  Complice anche una compagna a ricordarlo. Tuttavia, in quello stanzone, l’aria di Parigi si respirava ancora. E ogni tanto, “qualche grattatina” ai ricordi, rinfrescati  da quel talco mentolato, riaffioravano, dalle gallerie mentali, con quel treno di pustole e varicella che ci eravamo l’un l’altro “incubati” vicendevolmente. Un’esplosione di varicella congelata da quel freddo parigino, nonostante fosse aprile. Risvegliatasi nel Napoli-Express di ritorno da Parigi. A Torino San Paolo eravamo come invasi dalle zanzare. Il gratta gratta mattutino era diventato un mantra. Il “risveglio” avviene,  di tanto in tanto, quando qualcuna entra  a prender posto con un mazzolino di mimose in mano. “Auguri”  appena accennato, sottovoce. Uno scambio  di auguri, continuo ma gentile ed educato, attente a non disturbare il vicino, o la vicina. Qualche bacio e qualche commento. Un augurio a “365 gradi”. Perdon, per 365 giorni. E sarà forse la giornata di oggi, o l’atmosfera, che le ultime pagine del bellissimo libro “Lettera di una sconosciuta” finiscano  proprio oggi, su questo tavolone. Prima di ricominciare il mio “lavoro”.  Un libro che ci racconta un amore davvero resistente. Anni e anni di passione, coltivata in fondo al cuore, dalla protagonista di questo libro.

Pensieri di lei: “Ma chi sei tu per me, tu che non mi riconosci mai, mai, che mi passi accanto  come a un corso d’acqua , che mi calpesti come una pietra, che sempre te ne vai lasciandomi in perenne attesa?

…pensieri di lui: “Poi il suo sguardo cadde sul vaso blu sulla scrivania. Era vuoto, per la prima volta da anni nel giorno del suo compleanno. Trasalì: era come se una porta si fosse spalancata di colpo e una corrente d’aria gelida spirasse da un altro mondo nella sua stanza quieta…un amore immortale…”

DSCN0919(Nella foto, gruppo di ragazze Innsbruck, cittadina citata nel libro “Lettera di una sconosciuta”. Nell’altra, foto scattata ad un murales della stazione di Milano Porta Garibaldi).

Torino dal sottosuolo

DSC00386La pioggia mattutina e i tuoni e  i lampi hanno avuto l’effetto di interrompere una buona lettura; il libro interrotto era “Un uso qualunque di te”, di Sara Rattaro. Interrotto, si, ma solo temporaneamente. Sull’asfalto di città, lungo il tragitto che quotidianamente si percorre tra l’abitazione e il lavoro, a terra, sono rimaste pozzanghere. Al mattino, la pioggia è stata davvero insistente. Un’abbondante precipitazione. I giochi di colore che si formavano in prossimità dei lampioni, lungo le strade, erano davvero gradevoli alla vista. Anche il suono, il tintinnio insistente delle gocce sull’ombrello, era gradevole. Gocce che si sono rivelate valide compagne di viaggio piacevoli da ascoltare tanto quanto la musica che proveniva dalle cuffiette.  Nel pomeriggio, musica senza cuffiette, per tutti, nel sottosuolo cittadino. Da Principi d’Acaja a Porta Nuova.  Se si è fortunati nel  trovare un posto libero, il piacere della lettura è assicurato. Tra una stazione e l’altra pensavo a quanto gradevole sarebbe avere dei distributori automatici contenenti libri. Non sarebbe male. Potrebbero essere, le stazioni della metro, delle mini-succursali delle biblioteche. Biblioteche in movimento. A portata di mano. Per una volta, nella “pancia”, finirebbe  la cultura. Per una sana e robusta…costituzione.Nella stazione Porta Nuova affiorano i ricordi. Dal sottosuolo. Ossimoro. Dove ora un lavoratore provvede al cambio dei cartelloni pubblicitari, inserendoli in una apposita vetrina, dopo aver archiviato secchio, colla e pennello, un tempo vi era il sottopasso. Una “manica” sotterranea che univa. Da li sotto si sentiva il rumore cel tram che transitavano su Corso Vittorio Emanuele ll. Tram che rumorosamente si apprestavano a fermarsi e tram che ripartivano. Rumorosamente. Appena sopra la testa. Diversamente da oggi, che le due “sponde” del corso Sono si unite ma in maniera davvero “internazionale”. Pochi gradini, e si confluiva tra le “braccia” di qualche negozietto. Altre volte, quel sottopasso, era il luogo d’incontro con la propria fidanzata. Forse complice la presenza di una di quelle cabine per le foto istantanee, al tempo in cui facebook non si sapeva ancora cosa fosse. Da li sotto, un anticipo di viaggio, anche solo sognato o immaginato, occhi incollati e persi tra i cartelloni gialli dell’atrio, “partenze“, era uno dei pochi modi per fantasticare vedendoci a passeggio tra le molte meravigllie cittadine del nostro Bel Paese. Poi lo sferragliare del tram ci riportava allaa realta’, fatta di libri, di “ragio” e partita doppia, di diritto ed economia. Il tempo per fantasticare era gia’ concluso. I bus 34 e 35 tornavano a “ripopolare” la zona sud di Torino dopo una giornata di lavoro. La parola Lingotto si impastava di molto: lavoro, turni, tute, catena di montaggio, scioperi a catena e margini di profitto da erodere al capitale, per stare tutti, tutte, indistintamente un pochino meglio. Era di un altro oro, quello operaio, purtroppo nel loro lavoro, poco apprezzato. Anzi. Eppure era una classe.

I capitoli, del libro, tra una  fermata e l’altra hanno portato il pensiero ad altro Capitolo, che lentamente si avvicina, da Roma. Quello che i Salesiani terranno qui, a Torino, sabato. Per l’elezione del successore di don Bosco.

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EsageRataMente……..una R maxi-large troneggia “seduta” in piazza Castello, a Torino. R come Repubblica fondata sul lavoro. Teatri pieni, a parlare e sognare piena occupazione.  Giornate limpide, queste, e pomeriggi graziati dalla nebbia. Certamente non dal freddo. Particolarmente pungente sul far della sera. Bel cielo, lucido.  Bimbi in età scolare, da scuola materna o elementare, mestamente fanno ritorno, verso scuola, o verso casa.  Ornati come “maschere”  si apprestavano ad ammirare la nostra città dall’alto: dopo aver accarezzato il sogno di salire sulla mongolfiera torinese, nei pressi di Borgo Dora, scopriranno, invece, nel giro di poco tempo, che il giro panoramico non “s’aveva da fare”. Poco male. I bambini sanno sempre come rimediare. Qualche canzoncina, qualche corsa, coriandoli, Cecchi Point e via… CeRtamente, freddo, ma mai pungente come certe disillusioni…che il mondo degli adulti non puo’ e non riesce a scrollarsi di dosso come coriandoli. Società liquida. Contatti, facebook, twitter, da ubriacarsi, e molto altro ancora. Solitudini. Solitudine di una generazione prigioniera dell’ergastolo della precarietà e della disoccupazione. Consumi fermi, inflazione che vola. Tre per cento l’inflazione, uno e mezzo l’adeguamento dei salari. Siamo sotto. Fanno baldoria solo i discount. Piangono tutti. Si rinuncia e si ritardano anche le visite mediche specialistiche. Siamo al 1999, o 1997 o chissà………Il tempo pare quello. Un po’ di vento, proprio come allora. Tempo. Quello atmosferico, e non solo. Mani nelle tasche, mani vuote. Prospettive? Coloro che sarebbero capaci di vendere un’automobile senza motore sono in ascesa. Operazione sorriso, dentiera gratis, imu via e restituzione soldi, alla posta o  via bonifico, come una tredicesima. Inganni, tradimenti, illusioni, all’ordine del giorno.  Esistono, in politica come nelle relazioni sociali. Aumentano, di ora in ora. Le poche cose che invece si potrebbero fare giacciono in cantina, e pace se ne va della dignità del lavoratore, della persona.  Il contratto, nella pubblica amministrazione, quello relativo alla stabilizzazione, nella scuola, si è volatilizzato. Defraudati.  Troppe chiacchiere. Troppe parole, al vento. Promesse mai mantenute. Sotterfugi. Sensibilità etica, zero…determinazione morale, doppio zero…Pietà, dolore, empatia………..dove saranno?

Luigi Saragnese

Giornata di neve a Torino ma non solo. Giornata di lavoro e mobilitazione per la campagna elettorale.

Nel tardo pomeriggio, un aiuto per la preparazione della campagna elettorale,  in Federazione, oggi, con Luigi Saragnese. Insieme a molti altri militanti.

Durante le nostre discussioni, forte è stata la richiesta per una giornata dedicata alla nostra cara Costituzione. Speriamo. Se ne sente il bisogno.

Luigi, per cortesia, se ne sente davvero il bisogno. Regalaci una giornata studio sulla Costituzione.

p.s.

Luigi adesso è contattabile su FACEBOOK, CLICCA SULLA FOTO SE VUOI AGGIUNGERLO COME AMICO.