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Sconfitta ma dato incoraggiante

Ieri sera si è svolta presso la Federazione di Rifondazione Comunista di Torino una riunione d’area, Essere Comunisti. Non entro nel merito degli interventi. Ognuno di noi, (eravamo una trentina) partecipava emotivamente, con un ascolto attivo, anche se, ancora frastornati. Una sconfitta, certo, ma un dato incoraggiante se paragonato all’esito di un anno fa: l‘esito fallimentare dell’Arcobaleno. Dall’introduzione del Segretario regionale di Rifondazione, Armando Petrini, che non voleva essere soltanto un’analisi del voto, si è avuto un panorama più chiaro rispetto alle notizie e alle idee che formuliamo con quelle rispetto alla situazione attuale e alle prospettive del nostro partito. Ringraziamenti a tutti per il lavoro svolto, nonostante le avversità con cui abbiamo fatto i conti: deficit di comunicazione, soglia di sbarramento, scissione nella scissione in alcune federazioni. Perdita secca del 60% dei consiglieri nelle amministrazioni, rispetto a cinque anni fa; dato deludente, nonostante gli sforzi, per il nostro candidato, Tommaso D’Elia. Abbiamo totalizzato un deludente 1,8%. Un ultimo dato, i Comunisti Italiani risultano meglio strutturati rispetto a Rifondazione. Insomma, davvero “chi siamo e non essere detti”, si, come dire, diceva Liberazione qualche giorno fa, “o ti racconti o sei raccontato“. In ogni caso, la nostra esperienza, quella europea, che ha visto le forze comuniste ed anticapitaliste, non va messa “in soffitta”, ma va continuata. Così e di questo si discuteva ieri sera, fino a notte inoltrata, con numerosi interventi. altri dati sono stati riportati. Quello più vistoso fa riferimento alla percentuale enorme dell’astensionismo che ha colpito, in maniera meno rilevante, l’Italia. Poi, i due milioni di voti persi dal Pdl e i quattro milioni di voti persi dal Pd. Interessante anche l’intervento di Luigi Saragnese. Prima di recarmi in Federazione, e nei giorni passati, ho ascotato numerosi amici e colleghi di lavoro, che hanno bocciato “la scissione”, scissione non voluta certo da chi è rimasto nel partito, e in ogni caso, la somma aritmetica, in politica, non è mai un dato verificabile a posteriori. I tre e qualcosa di Rifondazione piu’ i tre e qualcosa di Sinistra e Libertà, non è detto che avrebbero dato un risultato pari a 6 e qualcosa. Io ripenso ai dati raccolti nelle sezioni dove ho svolto l’attività di rappresentante di lista e li ho sintetizzati cumulandoli con altre sezioni della circoscrizione 7. Rifondazione comunista che ha ottenuto sempre buoni risultati si è fermata al 4,15%; per la cronaca Sinistra e Libertà al 3,76%; Partito Comunista dei lavoratori, 0,75%. Un quartiere dove ottiene buoni risutati anche l’Udc, con 6,44%.Continuo a pensare al lavoro svolto in un anno, con tutte le attività connesse, e più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sarà faticoso e impegnativo il cammino verso la riproposizione di quello che vuol essere un partito capace di rappresentare certe fasce di popolazione. Ripenso a agli avvenimenti degli ultimi venticinque anni, con la vittoria dei manager, e la loro prepotenza, ma soprattutto, la voglia di molti nel cercare di emularle le loro gesta, al solo scopo di trarre profitti nel giro di pochissimo tempo, abbandonando lo studo ,e la passione degli studi classici, dei personaggi storici che hanno scritto davvvero pagine interessanti di storia, e quello che più preoccupa è il fatto che recuperare tutti questi anni sarà sempre più difficile. Già, “chi si ferma è perduto” sembra questo il motto di molti, che non tiene conto dei tantissimi che arrancano, che stanno dietro, che non hanno il passo giusto. Ma per questi “nuovi dei” al “chi si ferma è perduto” aggiungono anche il “business as usual”. Eppure anche la Cei, Conferenza Episcopale Italiana, qualche giorno fa, per mezzo del suo segretario generale, Mariano Crociata, affermava che “Il lavoro, che già prima era precario, ora lo è diventato ancor più e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Già, le forme di lavoro. Ieri sera pensavo a noi, che ci siamo scritti e parlati, da Daniele a Rosina, da Barbara a Massimo, e con quanti non scrivono ma raccontano, come i delegati della Fiom Denso di Poirino, (che si avvicinano a nuove elezioni, e che da qui ribadisco: votate Fiom!): noi non siamo cambiati, svolgiamo con passione e interesse le identiche cose di prima, solo che la forza di cui disponevamo un tempo era maggiore rispetto ad oggi. Forse questa espansione della Lega è dovuta anche al fatto che siamo un Paese dove otto su dieci hanno genitori, nonni, e noi stessi, che continuiamo a vivere negli stessi posti, esasperando, forse, forme di “localismo”, là dove le ideologie erano pregnanti. Ora, l’essere “intermittenti” non delega, perchè è la paura che attanaglia. E così, davvero, per capire ciò basterebbero due immagini che mi ha suggerito la lettura di un libro (e chi mi ha riportato indietro con la memoria), a pochissimi mesi fa. La differenza la fanno due personaggi: una dipendente Alitalia, e le foto di alcuni giornali che mostravano manager intenti ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo il tracollo finanziario. Poca comprensione per la prima, rappresentante in quel periodo, di molti altri colleghi, con situazione analoga, comprensione per i secondi. Peccato che anche “l’uscita” di questi ultimi, dal loro posto di lavoro, fosse accompagnata da una “buona uscita”: bonus, incentivi, maxi liquidazione, ecc. La differenza? Bhè, lasciamola raccontare da lei: “Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo avrei dovuto arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovutgo guadagnare di meno”. Quanto? “Mille euro circa”. Ora, mi domando come mai, così vasti strati di lavoratori preferiscono farsi rappresentare da soggetti politici vicini al capitale. E non ho parlato di un altro mondo, quello dei nuovi operai, gli addetti al call center. Ormai siamo in molti ad avere in dotazione una specie di “Vacma”, quello affidato ad alcuni ferrovieri, ovvero la Vigilanza Automatica e Controllo e Mantenimento dell’Attenzione, con cui siamo controllati nella nostra intermittenza. Eppure, nonostante ciò si preferisce affidare la rappresentanza a soggetti vicini al capitale. Per questo, da qui, reclamo nuovamente due cose. Contratto per tutti coloro ai quali sta per scadere (a giugno, nella Pubblica Amministrazione saranno in molti senza contratto); la seconda, agli operai della Denso dico: “Ridate fiducia a Palazzo Claudio e un voto alla Fiom, per riprendervi il vostro destino”.