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Lettera a Liberazione: Il patrimonio messo in campo dalla Cgil

patrimonio-cgil-non-evaporiPubblicata domenica 12 aprile 2009 su Liberazione una mia lettera in cui pongo l’accento su quanto scritto nel precedente articolo: Il patrimonio messo in campo dalla Cgil il 4 aprile 2009 non lasciamo evapori.

Rassegna.it – 2.700.000 donne e uomini secondo le stime fornite dalla Cgil. Il popolo del sindacato ha invaso la capitale e riempito il Circo Massimo. Epifani: Non dobbiamo avere paura della crisi, dobbiamo guardarla in faccia. Subito tavolo con Cisl e Uil.

Rassegna.it nel video dimentica nel citare le personalità che hanno sostenuto la Cgil in questo sciopero, Diliberto e Paolo Ferrero, gli unici segretari, ad onor di verità, di partito ad aver aderito con tutto il partito, Pdci e Prc, alla manifestazione. Adesione annunciata da molto prima del 4 aprile e, non il giorno prima a “titolo personale” come fatto da Franceschini, tanto per fare un nome.

Ha ragione “CarCarlo Pravettoni: eravamo 58 al “Massimo”

monte-citorioSabato 4 aprile 2009, ore 22.00 circa. Dopo una giornata di lavoro, e un pomeriggio passato ad incontrare e ascoltare ex colleghi della Denso, che attualmente riversano in condizioni lavorative poco esaltanti, mi reco, come scritto a febbraio su questo blog, quasi in forma di promessa, presso la stazione di Porta Nuova, diretto, insieme a tantissime donne, uomini, ragazze e ragazzi (lavoratrici, lavoratori, disoccupati, in cig., ecc.) a Roma, dove di lì a poco, saremmo confluiti, insieme a tantissimi altre, altri, nel corteo romano, destinazione finale, il Circo Massimo. Il corteo della Cgil aveva come slogan “Futuro sì, indietro no”.  Cinque i cortei che hanno attraversato la città, 40 i treni speciali, 4.800 pulmann, due navi. Senza contare tutti coloro che hanno preso parte al corteo con i propri mezzi, e coloro che, non annoverati in questo lungo elenco, il cui totale, darà sempre “58 persone”, arrivati in forma “personale ed autonoma. Alla stazione di Porta Nuova avrei dovuto incontrare gli amici della Fiom, Inca Cgil, che, come sempre, nonostante il mio addio al mondo del lavoro privato, mi tengono sempre informato, contribuendo, anche in questo modo, a rinnovare una amicizia nata nei meandri della fabbrica. Il mio ringraziamento e le mie scuse vanno a Stefano, Francesco e tutti gli altri, che pur avendo “preso in carico” la mia sottoscrizione, hanno vista la “mia diserzione” davanti al treno che avrebbe dovuto portarli a Roma.  Un pensiero mi accompagnava su quel treno, obbligando a portare con me anche le “istanze” degli ex colleghi di fabbrica. Se qualcuno ha ironizzato  sul corteo rendendolo “una scampagnata” probabilmente lo ha fatto nel momento in cui è venuto a conoscenza del materiale messo a disposizione dalle ferrovie: erano due treni a due piani utilizzati per la tratta Torino Bardonecchia, buoni quindi per fare pochi chilometri, al massimo un centinaio. Quindi, mi sono aggregato ad un altro gruppo di amici, “quelli politici”, i militanti cioè di Rifondazione Comunista (per la correttezza, ho sottoscritto nuovamente). La partenza è avvenuta alle 23.15. Un paio di ore buone per la discussione politica, come sempre, hanno rubato un piccolo spazio a chi invece avrebbe voluto dormire.  Durante la discussione approfitto anche per acquistare la maglietta commemorativa: Roma 4 aprile 2009. C’è chi dice no. Made in Cgil”. L’arrivo, puntuale a Roma Ostiense. Una colazione veloce, un saluto a tutti i conoscenti partiti da Torino, e l’avvio, lento, ma allegro, verso il Circo Massimo. Durante la notte, nei miei interventi “politici”, ho sottolineato come i problemi di questo periodo siano trasversali: lavoro pubblico e lavoro privato attraversano la medesima crisi. “Lo Stato non paga. In crisi le scuole” era un articolo de La Stampa di martedì 31 marzo 2009; la crisi del privato, ormai investe quotidianamente le vite di ciascuno di noi, fino al punto, che la disoccupazione ha portato ad un gesto disperato un geometra, a Genova, senza lavoro da 7 mesi: “Morire di disoccupazione”, La Stampa, lunedì 30 marzo. La vergogna e le forti pressioni causate dalla mancanza di lavoro hanno spinto un uomo al gesto disperato; nell’articolo si mette in luce come nel 2008 il tasso di disoccupazione sia salito al 6,7%, colpendo in forme maggiori gli uomini; il tasso, un anno prima era del 6,1%. Il fatto di aver partecipato al viaggio con i compagni di partito ha fatto si che il discorso fosse in maggioranza politico. Abbiamo commentato l’articolo del Segretario di Rifondazione Comunista Ferrero “Rifondazione è al vostro fianco” (sabato 4 aprile), articolo in cui si diceva che “il movimento operaio non è disponibile a pagare una crisi che altri hanno prodotto. Sicuramente la mia presenza ha caricato maggiormente le mie motivazioni. “Noi siamo qui, con voi, per costruire, insieme, un’opposizione sociale e politica che sia in grado di proporre un’alternativa”. Sì, per uscire dalla crisi occorrono quattro cose: aumentare i salari e le pensioni e bloccare, subito i licenziamenti, garantire a tutti gli ammortizzatori sociali, varare un intervento pubblico in economia con molta attenzione agli aspetti ambientali. “Questione di classe”, il titolo di Liberazione, mi faceva sentire più tranquillo rispetto ad alcune discussioni intavolate il giorno prima, rispetto al termine “classe”.  Un termine che sta bene, che è attuale, in una società in cui “Il lavoro non è finito”, dove un’enorme massa di popolo gremisce il Circo Massimo per un radicale cambiamento della politica economica e sociale del governo (Liberazione domenica 5 aprile 2009). Ha ragione il direttore di Liberazione Dino Greco: “il virtuale evapora e irrompe la realtà”. La contraddizione fra capitale e lavoro esiste tuttora. Contraddizione in un’epoca in cui “il trionfo dell’élite manageriale ha dilatato immeritatamente il rapporto fra le retribuzioni dell’alta dirigenza e quelle dei dipendenti, portandola da 45:1 nel 1980 fino a 500:1 nel 2000 (Alessandro Casiccia). Ma dietro ai tecnocrati si nascondono azionisti che hanno ingigantito nel frattempo i loro patrimoni” (Gad Lerner su Repubblica del 30 marzo 2009 in “La cifra del maxi-bonus”). La ricetta per tornare indietro? tornare indietro ponendo nuove regole, “non che tutto torni come prima” dopo aver rimesso a posto, con i soldi pubblici.  Ecco che dopo queste discussioni, ciascuno di noi, parafrasando una nota canzone di Vasco Rossi (a sua volta ripresa da Il Manifesto del sabato 4 aprile) poteva affermare di “andare al Massimo”.

romano-96Tornando alla “marcia”, durante il cammino ho incontrato tantissime persone con le quali abbiamo socializzato “le nostre storie”, “i nostri numeri”.  Il cammino è stato accompagnato da canzoni varie, una su tutte “Bella Ciao”. La mia confluenza nel Circo Massimo è avvenuta quando eravamo 57 (58 poi con  Epifani), e tale è rimasta nonostante la confluenza degli altri quattro cortei nelle ore successive. Grazie anche “ai numeri così bassi” ho avuto la fortuna di incontrare Sebastiano e altri compagni di lavoro conosciuti durante lo sciopero generale di febbraio. Altri lavoratori di Ferrara e Vicenza hanno raccontato le loro storie.

Durante l’attesa dell’intervento finale di Epifani, ho avuto modo di annotare gli interventi; fra questi quello di Mario Di Costanzo, operaio cassintegrato della Fiat di Pomigliano d’Arco; di Rossella Zelioli, insegnante precaria di 28 anni, che mi ha fatto rabbrividire al solo pensiero del suo lavoro svolto non solo con passione e con amore, ma con il saper “farsi carico” dei suoi allievi, essere al loro servizio, intrecciare relazioni e scambiare sentimenti, e vivere, tutto l’anno con l’ansia di non poter essere riconfermata nella stessa scuola e avere pena per i suoi allievi, e sperare solo che una collega, magari migliore di lei, sappia continuare a infondere sentimento e sapere in continuità al suo. Poi è stata la volta della studentessa fiorentina Mata Lavacchini e del migrante (erano tantissimi) Joseph Walker. Poi, la pensionata (ma quanti eravate!!!), che ha sottolineato l’insufficienza dei servizi (alcuni pensionati che sedevano vicino a me erano indignati della social card: com’è umiliante!). Poi, la volta del discorso di Epifani. Un discorso davanti ad una platea che non “era elettorale”. Noi non siamo fuori dalla storia. E’ stato come giustamente afferma il Manifesto oggi, un “Capolavoro”. (“quasi tre milioni i partecipanti per i promotori). Finito il discorso ho approfittato per scambiare qualche parola con lavoratori, pubblici e privati di Vicenza, (lavoratori che hanno un denominatore comune: il NO dal Molin con il No Tav); poi ancora con un gruppo Emiliano. Infine, faccio un giro a salutare i lavoratori di Liberazione (erano tutti al lavoro, ma in ogni caso, il senso dell’accoglienza è stato forte: lì ho potuto vedere tutte le fotografie raccolte e il momento della stesura, da parte di alcuni dei commenti; un gruppo di lavoro fenomenale, che, loro si, rispondono sempre!). Da lì, compio un giro nelle due stazioni: Tiburtina e Termini, al fine di incontrare altri lavoratori e “Inchiestare e conoscere”. La maggior parte delle persone con ansie e preoccupazioni erano i lavoratori immigrati.

La sera, verso le ore 22.00 appuntamento per il ritorno. Con i compagni di scompartimento anticipiamo le nostre considerazioni. Abbiamo convenuto che l’intervento di Epifani poteva essere diviso in due parti: la prima, forte, forse più vicina a ciò che vorremmo noi del partito, la seconda, forse più morbida (per alcuni era fondamentale capire “il ritorno al tavolo”). La discussione è continuata anche sul treno, fra presente, futuro e ricordi del passato.

Ancora un forte dispiacere per i compagni della Fiom che ripartivano “su treni che non avevano nulla di un treno” per fare 800 chilometri (soldi per Freccia Rossa, e poi, non si hanno convogli nei depositi?); un ricordo per lunedì, il presidio davanti al tribunale, luogo in cui inizierà il processo sull’amianto.

Infine, una buonanotte. L’arrivo, ha visto un forte ritardo sulla tabella di marcia. Stanchezza si, ma tanta fiducia per “le prossime scadenze”. A Porta Nuova acquisto la Stampa, la Repubblica (i miei li ho già citati). Il primo: “Un milione di persone in piazza a Roma. Berlusconi: niente dialogo con questa Cgil” (che premesse!!!). Il secondo: ‘Una marea in piazza con la Cgil: “Il governo tratti con noi”‘.

Diritto di Sciopero e Costituzione

Ho appreso la notizia della scomparsa del comandante partigiano Paolo Farinetti mentre, mi trovavo nel cuneese, prima ad Alba, e poi a Bra, – nella sua terra – e lì, in serata, la triste notizia. Un personaggio, Farinetti, che ha incarnato eroismo, coraggio e lealtà; finita la guerra, anche, un grande senso di solidarietà dimostrata nell’aiutare, i suoi compagni della 21ª brigata Matteotti, sopravvissuti, nella ricerca faticosa di un lavoro. (caduti e reduci che assieme a lui han lottato contro l’oppressore nazifascista). Oggi alle ore 14,30 ad Alba vi saranno i funerali.

Durante il viaggio, di ritorno per Torino, sommerso da pensieri e riflessioni, cercavo di ricordare come: al diritto al lavoro si intrecciassero temi riguardanti la tutela della costituzione e dei suoi bellissimi articoli, sempre validi. (So di un interessante progetto che alcuni studenti, del liceo P. Martinetti di Caluso (TO), stanno approntando per mettere in evidenza come spesso nella vita reale la carta costituzionale – costata centomila morti,- sia pura teoria, ossia carta straccia quando riguarda il popolo, i lavoratori e carta enfatizzata quando riguarda i potenti).

faro-difendiamo-la-costituzioneMolte facce scorrevano nella mia mente, soprattutto quelle espressive, sagge, di chi pensava di aver visto tutto ed invece si trova, ad una veneranda età, a dover marciare con gente giovane, ma a volte meno numerosa, per difendere ancora diritti che si pensava validi per sempre; uno di questi è il diritto allo sciopero. Un disegno di legge sul diritto di sciopero che anticipa l’uscita di un testo unico, che norma in complessivo, il diritto di sciopero entro due anni; il ddl prevede una soglia di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione dello sciopero; l’obbligo di un referendum preventivo per le sigle che hanno almeno il 20% di rappresentatività e che per scendere in piazza devono avere almeno il 30% dei consensi allo stop dei lavoratori.

Queste cose si leggevano sui quotidiani un paio di giorni fa. La domanda che molti si ponevano era se il testo unico è finalizzato solo per i trasporto o se lo si estenderà anche ad altri settori. Per alcuni servizi poi, l’adesione dovrebbe essere individuale e preventiva. Cosa questa contestata da Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, in quanto discrimina le libere scelte del lavoratore e rende così inutile lo sciopero.

Anche per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, si sta mettendo in discussione il diritto di sciopero come sancito dalla costituzione.

Per Massimo D’Alema il diritto di sciopero non è una materia sulla quale si interviene con una legge delega; si interviene attraverso un negoziato con le parti sociali. Il diritto di sciopero è un diritto di libertà e quindi di responsabilità

Per Giorgio Cremaschi il governo si sta inventando un suo sistema costituzionale che non ha nulla a che vedere con la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Il diritto di sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere del sindacato maggioritario tra l’altro da attuare in forma virtuale, cioè inesistente, significa semplicemente cancellare tale diritto.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale confederazione Cobas: opposizione contro il disegno di legge delega sulla nuova regola per gli scioperi. “Attacco liberticida senza pari l’idea che lo sciopero si possa fare solo se a indirlo è il 51% della rappresentanza sindacale”.

Erano tante le riflessioni provenienti dalla grande, bellissima e commovente per alcuni versi, manifestazione di sabato. Ho ricevuto molti complimenti per le foto inserite nel blog, ma io i complimenti li vorrei girare alle persone sagge, che non si stancano mai di prenderci per mano, nei momenti bui e difficili, e che con la loro pazienza e saggezza ci guidano e sono il nostro faro in questa italica nebbia politica, in questi tempi caotici, della globalizzazione capitalista, con al timone “persone strapagate, spesso non all’altezza”, scelte dalle segreterie dei partiti, o in alcuni casi da “singoli Cesare,” e non dal popolo. Il faro sono, oggi, tanti giovani, aventi una sottovalutata “coscienza di classe” da parte dei politici, ed in possesso di una rinnovata ed ineccepibile visione del proprio status lavorativo, incerto, precario, in una parola il loro non futuro: “oggi, come nel 1968”?; sono i coniugi Perasso, Roberto e Carla, ma potrebbero essere quei tantissimi anziani ed anziane, che conservano immutata la loro dignità, anche quando per loro, il problema non è la terza settimana, ma la prima, quando le risorse – già scarse,- finiscono in impegni di spesa già assunti e inderogabili; perché i grandi, spesso, della saggezza non se ne fanno nulla, vogliono quanto spetta loro. E così, i miei complimenti contraccambio al signore anziano con il cartello al collo, “Io difendo la Costituzione”, e vuole che sia applicata, in tutto. Li contraccambio a Cosimo Rizzo, venditore di Liberazione ad ogni manifestazione, ma che pochi sanno quale sia la sua infaticabile voglia di accompagnare persone morose, sotto sfratto, per finita locazione, che a volte non hanno più neanche un euro per fare una raccomandata al prefetto o al Sunia (sindacato inquilini), e sempre, le sue mani, cercano un euro nelle proprie tasche. Contraccambio i complimenti anche a Barbara, ancora una volta, e a lei dico che “gli interessi della donna che lavora non possono essere disgiunti dagli interessi complessivi della classe lavoratrice… esistono due classi che non sono quella dei maschi o quella delle femmine, ma quella borghese e quella dei proletari“, uomo e donna partecipano alla stessa condizione (tratto da intervento di Ruggero Grieco riportato su I.C.R. del 1975).

Contraccambiati i miei complimenti a quei due anziani signori di Rifondazione che mi han parlato di una ricetta di una trentina di anni fa, che non era di Suor Germana, ma – dicevano,- “un menu economico per coppie Inps“. Meglio questo menu che la social card.

Incuriosito mi sono fatto indicare il menu Inps, che più o meno, parrebbe essere così costituito:

per colazione: una fettina di pane, una tazza di caffelatte, senza zucchero, senza latte, senza caffè.

per pranzo: prendere un uovo, romperlo, fare una bella frittata (per due persone è sufficiente); far bollire il guscio con mezza cipolla: il calcio contenuto nel guscio fa bene alla salute e otterrete un buon brodo.

per cena: la mezza cipolla bollita con un desiderio di olio vi darà un’ottima insalata. Nel brodo fatto al mattino mettete un poco di pasta ma coi buchi, così le infilerete in un cordino, quando è cotta, le taglierete e avrete così la pastasciutta per il giorno dopo”.

Parrebbe una ricetta approvata dal ministero dell’economia ad uso e consumo di certi pensionati, stilata tanti anni fa, ma sembra in auge tuttora. Infine, i complimenti a tutte le donne con i pluri-impegni lavorativi quotidiani, che al pari dell’amica, (lavoratrice, rappresentante sindacale, mamma) erano presenti, ancora una volta, sabato mattina scorso, con noi a Torino. I complimenti a tutti coloro che – pur non avendo un lavoro, perché perso, perché mai avuto, o perché precari come me, – erano presenti in piazza con la loro coscienza sociale.

Questo menu Inps pare si addica molto a questi ultimi giorni, quando i titoli dei giornali parlano di una nuova trovata, quella cioè, da parte ovviamente dei soliti noti, che vorrebbe che si tagliassero (tagliassero?) o si intervenisse, forse è meglio come termine, ancora una volta sulle pensioni.

E che dire dei titoli: sulla “impossibilità di stabilizzare i precari statali”?

Nebbiosa politica si è detto, chiara risposta dovrebbe essere e sarà il nostro rinnovato impegno per un futuro più giusto e sereno per tutti.

“Cambia il tempo” da il Manifesto del 13 dicembre 2008

Oggi avrei voluto iniziare commentando alcune pagine di un paio di libri iniziati l’altra sera. “Acciai speciali“,  sempre per continuare sul filone del ricordo della tragedia Tyssen, libro scritto da Alessandro Portelli,  Donzelli Editore, e, con un altro libro, “Largo all’Eros alato!“, di Aleksandra Kollontaj, casa editrice il Melangolo. Il primo, perchè rientrava nella seconda parte dell’incontro tenutosi al Circolo dei lettori di Torino (subito dopo la proiezione del film di Mimmo Calopresti) e presentato a noi in quell’occasione. Volevo soffermarmi su alcuni punti e commentare e, o, suscitarne altri. Il secondo era un libro che avevo ordinato da tempo e che avevo scordato di ritirare dalla libreria. Ma, di entrambi, ne parlerò in seguito. In realtà, ho anche altri due libri dei quali vorrei parlare: il primo è di Andra Bajani, “Domani niente scuola“;  in settimana ho avuto la possibilità di scambiare qualche chiacchiera (presso  la libreria “la Torre di Abele“, dove il sig. Rocco, il proprietario, è sempre pronto a darmi suggerimenti su qualsiasi tema, mi ha dato modo di incontrare l’autore. Ho chiesto alcuni lumi per capire questa generazione. Il secondo libro  è intitolato “La vita bassa” di Alberto Arbasino, casa editrice Adelphi. Ma, di tutto ciò ne parlerò in seguito. Ora vorrei soffermarmi sulla giornata di ieri. Innanzitutto i numeri, dato che qualcuno continua a guardare ciò come si si guardasse dal buco  della serratura, oltre che minimizzarli  in continuazione. La Repubblica titola a pag. 6:  “Sciopero, in piazza il popolo della Cgil. Un milione e mezzo in 100 città“, La Stampa, a pag. 12: “Sulla crisi staneremo il governo“, Epifani: “In piazza un milione e mezzo di lavoratori“. Cisl e Uil: “No, è stato un flop“. Il Manifesto –  giocando un po’ con il titolo – : “Cambia il tempo” in prima pagina, ovviamente per dare risalto alla grandissima e bellissima manifestazione avvenuta in 108 città d’Italia. Nella foto campeggiano tanti ombrelli con dei cartelli al riparo che riportano: “Più lavoro, più pensione, più sanità, più scuola“….che analogia, almeno per me, con quell’apertura di pagina di tanti anni fa, del 1994 con su scritto “Che liberazione“, con una Milano sotto la pioggia. A pagina 2, continua con “I lavoratori insieme contro tutti“, e poi, nelle pagine 5 e 6 una immagine che dice tutto solo a guardarla. Un operaio con un casco, di quelli usati per la sicurezza con su scritto “Metalmeccanico al 100%“. Liberazione, in prima pagina riporta: “Sciopero, la Cgil vince la sfida“.  Rinaldini: “Crisi mai vista“, e ancora a pagina 2, “La Cgil vince la sfida. Riuscito lo siopero generale“.

A Torino, nella mia città, La Stampa, nella cronaca cittadina, afferma: “cinquantamila in piazza. No alla tessera del pane” (sciopero di pensionati, operai e studenti). La Repubblica nella cronaca cittadina di Torino: “Cgil e Onda: 30 mila in piazza, ma è guerra di cifre con la Cisl. Gli studenti “murano” una banca“. Come al solito, la guerra di cifre su una manifestazione che non piace a loro, direi io…loro, sempre per la …..”concertazione”.

Ma non ho parlato dei libri, o del libro, perchè ripenso, nelnostro sempre vivo modo di “spersonalizzarci” ad alcuni fotogrammi di ieri: operai, stanchi, malconci, con poche illusioni nell’immediato ma ricchi della loro diginità, del loro mangiare pane e sudore in quei posti che hanno contribuito ad edificare, ad arricchire con il loro sapere, e che si chiamano fabbriche. Ed ora, questi luoghi ricchi di memorie personali, intrise d’olio impastate a sudore e amarezze, quei volti, non li vuole più e non li degna neanche di uno sguardo. Penso a loro che incedevano mestamente, stanchi, ma pronti a dire di no ad una social card che li priverebbe di ogni dignità e che qualcuno vorrebbe garantire ai possessori un “ulteriore sconto” del 10% al bar, per la colazione o al ristorante, privandoli ulteriormente della propria dignità. Ma, è possibile proporre una cosa del genere a gente che stenta ad arrivare a fine mese? Ma, chi ha quelle monete in più da poter spendere per una colazione? per una pizza, per un ristorante?

La proposta è stata fatta nella mia città, a Torino, letta sul quotidiano di casa nostra. Ed io, cosa posso pensare, dopo aver distribuito pane ad un euro per molti sabati consecuitivi? Ma, chi propone queste cose, ha idea della realtà? Chi propone di spendere ha idea? Basta fare un’analisi della società: numero di dipendenti fanno tot, autonomi fanno tot, pensionati fanno tot…..quanti in cig?

Ripeto le cifre: a Torino 0 Milano nell’anno: 51943 a partire da ottobre. Tremila i lavoratori chimici; 500 nelle telecomunicazioni, centinaia in altri settori. La Cgil ha scioperato in una realtà drammatica, con convinzione, forza, e forse “cambia il tempo”. Lo sciopero è arrivato dopo aver visto 2 mila assemblee e 120 mila lavoratori che vi hanno partecipato.

La cig a novembre è a più 109% rispetto al 2007.

Quante facce ho visto ieri….e, di alcuni conservo le foto.

Un precario dell’Università laureato con 110 e lode, e tanti, tantissimi altri. Ma davvero tutta questa moltitudine può seguire il consiglio proveniente dal titolo di un articolo de “La Stampa” , “Bar e ristoranti scontati per chi ha la social card” ? Forse è vero, la politica è questione di tempi e luoghi prima che di opinioni, ma io, personalmente penso che a problemi e necessità urgenti bisogna dare risposte immediate, sempre. Forse, dopo questo sciopero, l’identità di questo popolo è visibile, c’è;  sono gli altri a non voler capire, quelli che hanno difeso sempre il mercato. Basti pensare che anche il Papa afferma che “La crisi alimentare è colpa della speculazione“, vedendo in questa affermazione i mandanti di questa crisi.