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Terza prova

All’angolo del corso Principe Oddone,    proprio dove fino ad una decina di anni fa sferragliava il regionale per Milano,  (appena “uscito” sbuffando dalla pancia di piazza Statuto o in procinto di immettersi nelle viscere,  lasciandosi alle spalle,  nell’ordine,  a sinistra una farmacia,  una pasticceria,  un oratorio,  una scuola con tanto Cuore),   il semaforo rilancia le sue luci e blocca il fluire delle auto in questa autostrada urbana che da Barriera di Milano giunge  al Poli.  Al rosso si fermano le auto e scatta la ragazza, tra le macchine che stazionano, lei, tutta treccioline munita di tre birilli,   si esibisce ruotando il corpo,  felice e sorridente nell’essere osservata per una manciata di secondi: il birillo rosso è   la prima prova, ed e’ andata, alle spalle dei suoi capelli, quello verde,  la seconda, pure,(con sensi di colpa di sua madre,  dalle braccia lunghe e denti ancor piu),   il bianco, la terza la proverà  e la lancerà tra i banchi,  lunedì mattina,  cioè, oggi – ora.  Al momento,  sul banco si tace, e si lascia parlare la  memoria su appunti,  schemi,  libri,  mentre trionfa la sua biro sul foglio bianco;  presto afferma che si esibirà in un colloquio,  aperto da una tesina,  in prossimità  di essere pensionata,  senza quote e senza scalone. Anche il suo e’ un “lavoro”, dal titolo molto impegnativo e interessante: “Dal lavoro al nuovo concetto di lavoro”. Terminata la presentazione, la scuola la licenzierà.  O lo licenziera’. Termine incontrato chissa’ quante volte nel suo lavoro di studentessa. O studente.  Dopo cinque anni… Poi cercherà davvero un nuovo lavoro. Senza concetto. Con tanta speranza.  Tra curriculum,  encicliche e Marx…

La richiesta di lavoro entra in Chiesa

DSC00078DSC00074La crisi del lavoro entra in Chiesa. E domanda. Questa mattina, una pagina del quotidiano La Stampa dedicava un articolo sul problema, disoccupazione:” la parrocchia diventa agenzia di collocamento”. Ho cercato di capirne di più.  Via Po, parrocchia Santissima Annunziata, lato destro, bacheca. Pareva davvero  di vedere una di quelle vetrine di lavoro interinale fine anni ’90. Offerte, domande. Situazione davvero drammatica. La disperazione. La richiesta di lavoro si fa viva anche in Chiesa. Preme per entrare. I poveri che si ritrovano al lunedì, al centro di ascolto, sono triplicate. Un intento che ha come scopo, quello di far incontrare una comunità, responsabile, di aiuto e sostegno reciproco. Condividendo. Tanta, tantissime persone ai margini di una società polarizzata. Fino a poco tempo fa, era il vestiario, il cibo, che usciva, ora, il lavoro, attraverso una bacheca, che entra. Un tempo erano pagine di giornali, diocesani. Oggi, dietro quelle richieste, si materializzano persone, in carne e ossa. Con mille difficoltà. Lavoro. Troppe persone sono ancora “collocate” ai margini della speranza: capita ancora oggi, gennaio 2014, come nel gennaio di un cinquantennio fa. In altro regno, quello delle opportunità. Forse. Un regno da stato “tascabile”. Purtroppo viviamo in metropoli ma privati di comunità, spesso non conosciamo neanche chi abita nel cubicolo affianco al nostro. Tristezza. Così, il “collocamento”, dalla marginalità a cui è stato relegato, prova ad entrare nella Casa della Speranza. Nel segno del Padre.  Quante encicliche dedicate al tema. Dalla Rerum Novarum alla Laborem Exercens…Questione sociale, questione operaia…la storia che si ripete.

(La foto è del Duomo di Torino. Parenti e amici in attesa dell’uscita dei novelli sposi. Al margine, una zingara osserva il momento di festa. I margini della speranza, ridotti).