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Un grazie a Juri Bossuto e Simone Ciabattoni

6639 battiti di mani. a Juri Bossuto. 66 volte bravo a Simone Ciabattoni, che, per la prima volta, candidatosi alle elezioni di circoscrizione, (la 4, Parella, a Torino), ha riportato un ottimo risultato.

Da ricordare, per entrambi, la carenza, anzi, la nullità, dei mezzi di informazione. Una sproporzione mai vista. E poi, che non si dica che i mezzi di informazione non risultano importanti.

Ieri pomeriggio, mentre con Simone osservavamo i flussi dei risultati, sezione per sezione in uno dei totem messi a disposizione dal Comune, pensavo, sulla soglia dell’1,5% a quanto labile sia la memoria nell’elettore. E nel militante politico. Anche oggi, sul posto di lavoro, commentavo con alcuni colleghi i risultati elettorali. Non so se la lista Federazione della Sinistra sia fuori dalla storia, compresi quei 6.639 voti, so per certo che ha fatto breccia il “voto utile” di veltroniana memoria: “l’elettore, per paura di far vincere Coppola ho votato Fassino”. Voti andati per simpatia e mancanza di informazione. Quanti avranno letto il programma dei grillini? Quanti quello di Sel o quello dell’Idv? Quale voto? Mercato, identità, protesta? D’accordo, questa volta l’affluenza è stata maggiore e quindi questo ha inciso sulle percentuali. Il richiamo, ancora una volta del voto utile. La scomparsa del terzo polo, in quanto sovrastato dai grillini. Questo, questi, erano gli argomenti questa mattina. Peccato che non si ricordassero, i miei interlocutori, come tantissimi altri elettori, che quest’inverno, davanti ai cancelli di Mirafiori, insieme alla Fiom, c’erano tantissimi militanti della Federazione della Sinistra. Bossuto e amici di Ciabattoni compresi. Fassino, e molti del Pd, non li ricordo. O, se erano lì davanti lo erano per sostenere il si di Marchionne.

Ho provato a chiedere, questa mattina, quanti ricordavano cosa prevedeva l’accordo di Mirafiori. Pochi, quasi nessuno si ricordava cosa prevedeva quell’accordo. E se alcuni diritti sono stati compressi in uno stabilimento, anzi, in due, tre, altri diritti sono compressi nel mondo della scuola, con la precarietà. Ho provato a parlarne con l’amico prof. Marco Revelli, proprio della vicinanza della Federazione della Sinistra agli operai di Mirafiori. “Gli operai, forse, si affidano di più proprio alla Fiom, che la forza la possiede”. Effettivamente, il peso della Federazione è modesto. Abbiamo parlato anche delle allenze, e probabilmente, il fatto di “correre” da soli, non paga. Probabilmente anche questo ha inciso.

E proprio di questo, discutevo oggi. Nel 2006 si erano sfiorati 40 mila voti, con Rifondazione comunista, oggi, invece, con la Federazione, siamo fuori dal Consiglio Comunale. Dove sono andati a finiretutti quei voti? E i militanti? Nel serbatoio dei grillini? In quello dell’Idv? In Sel? Difficile dirlo. Giustamente, come afferma Juri Bossuto, la rabbia è tanta. Peccato che proprio quei colleghi e quelle colleghe, si lamentino sempre, soprattutto in questo periodo, con il solito refrain: “quest’anno mi daranno la nomina?“, oppure, “certo che con tutti questi tagli, il carico di lavoro è aumentato enormemente” o ancora, “nella scuola mancano tante cose“e tanti altri motivi che hanno preso il ritmo delle sole lamentele. Poi, all’atto dell’unico momento utile, quello di partecipare ad uno sciopero, il loro atteggiamento diventa da free-rider. “Tanto non cambia niente”, e nel frattempo è cambiato tutto. E siamo tornati ai tempi dei padroni delle ferriere federf. Penso che sia un atteggiamento culturale, di egoismo incancrenito, uomini e donne incapaci di guardare il prossimo. Capaci di salvaguardare le proprie tasche.

Proprio a scuola, dove a guardare i ragazzi, le ragazze e l’incognita del loro futuro si rende necessaria la volontà di organizzare per loro un mondo migliore, diverso. Educhiamo loro alla raccolta differenziata e nello stesso tempo li spingiamo ad una concorrenza spietata fin da piccoli. Perché non sappiamo offrire loro buoni esempi. I corsi proliferano, come le teste piene, mentre mancano le teste ben fatte. Un po’ come i bar nelle scuole. “Odio gli indifferenti”: forse sarebbe utile una bella ripassata di Gramsci. O studiarlo, per chi non lo ha ancora fatto. Forse gli scioperi tolgono qualcosa nel presente, 40 o 50 euro, ma potrebbero dare un segnale diverso, la voglia di avere certezze, di conquiste, stabilità. Forse perché lamentarsi non costa nulla. E’ l’impegno che costa tanto. E allora, ecco che i circoli, le sezioni sono vuote. I giornali si leggono poco, tranne quelli distribuiti nella metro o nelle stazioni che si limitano a riprendere un cocktail di notizie dei poteri forti mediatici.

Penso sia utile tornare all’impegno. Come ne hanno profuso molti militanti per una buona riuscita della Federazione. Come Juri, come Simone. Come tutti gli amici di Simone. A gennaio, le parole d’ordine, nelle battute finali del convegno di Micromega erano state chiarissime: in ogni luogo, associazione, circolo, posto di lavoro, impegnatevi e informate. Parole prese davvero alla lettera dagli amici Juri e Simone. Sguardo volto agli studenti, al futuro di tutti sul posto di lavoro. Per combattere questo stato di cose. E l’indifferenza.