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Al via i saldi

20190706_183738Ieri, 6 luglio, son partiti i saldi ma lo “sciamare” e la caccia al miglior pezzo al costo piucontenuto non mi è  parsa  una attivita` così inflazionata. Ma solo impressione, magari la realta è  andata e andrà diversamente.  Alccuni negozi sono stati impegnati in un extended play, cosi mi riferiva A. che oramai ha in mano il polso della situazione di molti negozi o catene della nostra città. 6 luglio, via i saldi e via le discussioni di laurea, dopo le sedute di maturità. In tanti, ragazze e ragazzi, in questo periodo, 3 volumi sotto il braccio e sotto un sol leone, li vedi avviarsi, scarpe lucide e vestiti e vestitini, incapsulati all’interno di bus e tram, o a piedi, verso  altro rito di passaggio, quello che “In nome del popolo italiano si è  dichiarato dottore in….” E a proposito di discussioni, di tesi, di laurea, in tutti quei volumi ricchi di storia e di storie, qualcuno la fa, riscattandosi, aspirando al salto e al balzo di un ascensore sociale fermo. E quando il tram li espelle, in quei posti che fino a pochi secondi fa li conteneva, e raccoglieva, pare sia rimasto un alone di qualche riga di quei volumi in pelle blu,  ricchi di  storia che valeva davvero la pena chiedere ed ascoltare. Un 6 luglio, in qualche tram, devo aver ladciato anche io qualche riga della mia…una giornata calda e torrida, calzini bianchi, scarpette, giacca blu e camicia, e tante cose da raccontate ad una commissione. In una oretta circa…

Pausa caffè

DSC00133Dopo pranzo, un viaggio sul jumbo tram che taglia la città di Torino, da Nord a Sud.  Auchan e Stura da una parte, Mirafiori e oltre dall’altra. Il Serming, la stazone, ex, Torino-Ceres, corso Giulio Cesare, corso Regina Margherita e mercato.  Poi, una circolare, (forse l’unico tram a chiamarsi circolare 16) e “il ritorno” a Palazzo Nuovo.  Appena lasciato correre il  tram per la sua strada, direzione Piazza Vittorio e poi Valentino,  si materializza ai nostri occhi il parallelepipedo , chiamato ancora “nuovo”, (probabilmente in ristrutturazione) e la Mole. Le scalinate dell’Università e il via vai continuo, bocche che si muovo, ma mute, intente a ripassare qualche lezione.  Lungo il perimetro dell’Università, i bar, che prendono il nome dalle vie e dall’Università stessa,  fioriscono di gioventù. Pare sia esplosa la primavera. Tavolini occupati da ragazze e ragazze, libri e appunti sotto il naso e caffè nella mano. Di tanto in tanto, qualche click non manca: “abbiamo preso il caffè qui”, e vai con lo scatto. Dalle fotocopisterie, legatorie, si vive un’aria  distesa e allo stesso tempo, da “tesi”.  Copertine similpelle, blu e rosse, pronte per essere “discusse.”  I ragazzi, a ben vedere, tesi, non lo sono. L’aria è frizzante. Giovane. L’ansia e la paura non sono di casa. Tempo sospeso. Gioventù  seduta sui gradini, attende, che si faccia ora. Tutto si svolge lentamente e piacevolmente.  Sorseggio il mio, di caffè,  provando ad immaginare se anche nella nostra città attecchisce il “caffè sospeso” o altro tipo di caffè, magari quello “ricamato” da qualche artista dedito al disegno con “pressione e schiuma”.  Artisti da bar. Pago e mi dirigo lentamente zona mercato. Qualche fermata dell’altra circolare, e l’approdo è a Porta Palazzo anche detta Porta Pila. Tanta umanità. Identica a quella di Palazzo Nuovo. Pare sia esplosa l’estate, qui. Frutta di ogni tipo, ben esposta sulle bancarelle. Luci che ne esaltano i colori. Musica e colori. Un arcobaleno. Un uomo suona una chitarra e canta.  Un ragazzo lo ascolta. L’uomo canta una canzone che pare essere un abito per il ragazzo.  Una rivisitazione del vecchio e bambino? No. Difatti, il titolo, è  “Il ragazzo”. “Ragazzo disperato, l’amore non hai trovato, ho fiducia in questo mondo…”  Tempo sospeso.  Qualcuno comincia a “smontare”, dal lavoro e la bancarella, ma questo spicchio di città, come l’altro, è vivo, e una babele di lingue ne copre ogni centimetro della piazza. I primi carretti cominciano lentamente a dirigersi verso il ricovero. Si sedimentano, in qualche deposito. Come le storie. Storie che hanno bisogno di essere raccontate. Persone, oltre le cose.  Tocca a noi, darne corpo. DSC00131