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Firenze-Faenza -Bologna

firenze-foto-borrelli-romanoLasciata Firenze,  le sue meraviglie e bellezze,  la destinazione e’ Faenza. 100 km di strada ferrata e “quasi mare di colline” e oceano di alberi spogliati e senza parrucca bianca,  separano il capoluogo fiorentino con la citta’ romagnola,  adagiata  quasi al confine con la Toscana. A meta’ strada,  un saluto al luogo natio di Dino, (Campana)  a quello dell’amore sui con Sibilla,  alle rose e al loro “viaggio chiamavano amore”.  E uno sguardo quindi al contenitore di tutto cio’: Marradi,  terra di sagre e di castagne (tutte le domeniche di ottobre).  Un’ultima occhiata a qualche documento,  la’ dove studio’ il grande Dino Campana (presso i Salesiani),  Istituto non piu’ dei Salesiani e un altro a quel che resta dell’edificio  in via di ristrutturazione.  faenza-3-1-2017-sales-d-bosco-foto-borrelli-romanoSuperato il portone di un antico e nobile palazzo,  l’atrio,  ecco a sinistra una “manica” dove sono collocate  aule,  forse luighi per corsi universitari,  forse logopedia.  Numerose targhe ne ricordano il direttore e i benefattori e ovviamente,  il passaggio di Dino Campanafaenza-3-1-2017-foto-borrelli-romano. All’interno del palazzo si apre uno di quei cortili cosi tanto simili ai  quelli salesiani,  fondamentali nella pedagogia di don Bosco20170102_171259 20170103_211935. A chiedere che ne è  stato di tutto cio’ alcuni ne sanno davvero ben poco.  Un gruppo di ragazzi si ritrova tutte le sere,  nel cortile,  un ritrovo, forse ignari di chi era don Bosco. Faenza e’ una bellissima cittadina dotata di  una stupenda piazza,  “Del Popolo”,  colorata al suono di una musica;  un loggiato,  un Duomo,  Cattedrale,  20170102_171259del 1400 (iniziata nel 1474 e terminata nel 1515)circa,  il cui vescovo è  Monsignor Mario Toso.  faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliUna scalinata,  una fontana ed un albero di Natale separano quello della piazza.   faenza-3-1-2017-foto-borrelli-romanofaenza-3-1-2017-foto-romano-borrellifaenza-3-genn-2017-foto-borrelli-romanoUna staffa di cavallo con due porticati e tanti localini uno piu bello dell’altro. Il freddo e’ pungente e nella nebbia ci si perde. Nebbia fitta e luci e dolci melodie si spandono nel centro cittadino. Su molti scalini che dividono porticato e loggiato sostano elfi e babbi natale. A sera la piazza del mercato e’ un posteggio con macchine in sosta per chi ha deciso di consumare la serata in citta’,  in centro,  scegliendo tra uno dei molti  locali aperti.  Al mattino,  prima di riprendere la strada verso Bologna,  non mi faccio mancare una buonissima colazione presso il bar Rossini,  gia’ testato in precedenza. Le ragazze del bar  sono affabili e professionali. Il locale e’ animato,  pur essendo passate da poco le 7 del mattino. Sul bancone fanno sfoggio paste che si presentano davvero buone. 20170103_081830Il cappuccino è  servito in un tazzone enorme che andrebbe bene per due clienti.  Sui tavolini,  ogni tipo di quotidiano aspetta per diffondere a moltitudini di mani le voci del giorno ptima. La Voce e’ uno di questi. Due chioschi di giornali distribuiscono alcune copie di quotidiani a clienti appena arrivati li in bici. Dopo aver pagato e scambiato qualche parola con i giornalai, le bici si perdono,  tra le stradine di questa graziosa cittadina. Ma per perdersi,  qui, basta davvero poco. Nebbia. faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliTutto è  famigliare e i rapporti cordiali;  animano il centro rare persone a piedi che recuperano il centro della piazza per buttare l’occhio a terra dove luci di ogni colore disegnano chissà  cosa di speciale,  per poi sparire alla mia vista, verso la lunga via Mazzini,  la direttrice che avvicina alla stazione.faenzs-2-1-2017-borrelli-romano-foto20170102_170711 La stazione e’ al fondo del viale,  subito dopo l’Istituto di ceramica. Il mio treno e’ annunciato. Bologna e’ li che aspetta,  come sempre. Faenza e’ bellissima. Ci tornero’. Peccato che l’Istituto Salesiano non esista piu’ dal 1999… Faenza,  anni fa la abbinavo ad un treno,  una canzone,  un viso di una cantante timida,  giovsne,  una maturanda,  degli anni ’90,  la Pausini. Ora so che Faenza e’ davvero tantissimo. Molto. Faenza e’.. 20170104_084128bologna-4-1-2017-foto-romano-borrelli

Museo della frutta

Torino 2 2 2016 museo della frutta.Borrelli RomanoUn leggero venticello alza foglie e polvere e i ricordi ritornano all’antico splendore. Bellissimi lineamenti un po’offuscati si incrociano tra scale che scendono e scale che salgono. Incontri metropolitani con la “storia” in un viaggio di 7 fermate che diventa ancora piu’ compresso quando e’ piacevole. Un po’ come l’amore, quando chiudi la porta e il mondo fuori. “Esageruma nen” direbbe qualcuno. Pero’ a me onestamente fa piacere incontrare (casualmente) il sapere nella persona di un docente universitario (prof. Carpinelli). Mi piace il modo di indurre alla riflessione. Gia’: quando e’ nata l’adolescenza? E nei quadri, gli adolescenti come erano raffigurati, ammesso lo fossero…Giornate intense. Dal museo della frutta nella sua concezione sociale. E poi, se tutto e’ “per colpa di una mela”, al tempo delle mele cambiano i volti ma i ragazzi restano sempre appartenenti al” tempo dell’amore”. L’amore, questo grande tema. Gia’, su questo tema non si pettinano mica bambole. Il museo della frutta vale la pena essere visto, per le qualita’ e tipi di frutta in esso presenti e catalogati. E poi, con una buona dose di fortuna, entrando da altro corridoio dello stabile, dopo aver attraversato un cortile e aver preso l’ascensore fino al primo piano, notare una lei in coda ad altre, libri e libretto in mano, profumo dolcissimo, capelli neri e lunghi, occhioni scuri un po’arrossati e stiracchiati, segno di notti all’insegna di caffe’, tratti delicati, labbra che picchettano tra loro nomi e date, come una lenta litania, ultimo esame universitario, l’ansia a farla da padrona, su e giu’ per il corridoio, il tutto pochi istanti dopo aver aperto una porta nel mentre del suo su, e ci scontriamo-incontriamo, un attimo, i fogli sparsi, libri a terra e cosi il libretto e i suoi 30. Ci accovacciamo contemporaneamente. I corpi si raccolgono e raccattano l’ordine, meglio, disordine sparso, i pensieri sono agli studenti,  raccolti in altro corridoio (con insegnante!) per uno, all’esame imminente per l’altra, gli occhi invece no….Sempre tutta colpa di una mela.  Dall’aula universitaria rimbomba un nome ed un cognome…”Scusa, devo andare”, mentre le mani si sfiorano. Museo della frutta, dicevo. Lungo i corridoi del museo, in bella vista una macchina da scrivere, old style. Ripenso alla “L28”. Respiro. Inspiro. Vado. Torino 2 2 2016.museo della frutta.Borrelli.Romano, a due passi da scuola, al giardino, al tema del lavoro sul tappeto, meglio, sul blocchetto, la comunita’ scuola a lavoro e al lavoro (visione oggettiva, soggettiva, nella narrazionere-relazionale) lavoro oggettivo, soggettivo, da enciclica, istat, quotidiana. Le donne, nella storia; il Serming, nel presente, il Carnevale, le maschere, il levare qualcosa, il sovvertimento dei rapporti sociali…Il giovin signore, Parini, Campana e Marradi e l’energia elettrica, “l’alternanza scuola-lavoro, troppa, troppa poca, dipende, inutile, chissa’….”. Va ora in onda, “la scuola al lavoro” nella sua alternanza scuola-lavoro. E non solo.

 

Primo Dicembre 2015

Foto Borrelli RomanoTorino, piazza Castello, ore 17.30-18.00. Tutto pronto come sempre, meglio, come da un po’ di anni, almeno per il presepe. I vigili del fuoco gireranno l’interruttore e abbasseranno la prima casella del Presepe e poi “coro” di flash e selfie. Per quanto riguarda l’albero, bhe’ devo dire che mi piaceva di piu’ quello dell’anno scorso. E’ un po’  come l’albero di Natale di Porta Nuova sempre piu’ magro. Poverino. Un po’ come la storia della  metro, fatta per magri. E noi torinesi, di magri abbiamo davvero un occhio: senza offesa, da Primo Cittadino. L’occhio o il fisico? (Comunque mi ha fatto gli auguri per il mio sogno avverato e per il primato!). Un po’ come quando ci sentivamo dire da piccoli: “e vuoi piu’ bene a papa’ o mamma?” Ecco, ora: “e ti piace di piu’ la metro di Milano o quella di Torino? E ancora, :”L’albero della stazione Centrale di Milano o Porta Nuova?” E ancora: “E tra l’albero di piazza Castello e quello del Duomo?” Non voglio essere critico con la mia citta’ ma perche’ dobbiamo  sempre fare le cose in riduzione un po’ come quel caro vecchio e attuale “sistema” matematico matematico sempre cosi in voga fra gli studenti.  “Quale sistema usi?” Rduzione, rispondevamo sempre. Al massimo una “sostituzione”. Dobbiamo sempre ridurre. L’anno scorso ho appeso sull’albero di Natale un sogno in  grande, riuscito poi. Era in grande e per un sogno grande ci voleva un albero grande. (Due anni fa la storia e la pagina de La Stampa, di Diego e Marilisa cosi piaciuta ai ragazzi: “Dhe'”). Quest’anno portero’ a turno le classi. E le mie, si sa, sono, manco a farlo apposta, in ….riduzione. Chissa’ che anche i loro sogni….non possano trasformarsi in…grandi, da grandi. Ora prendo la mia storia sotto braccio e le faccio  fare un giro nella sua piazza tanto amata. Anche questa per me e’ una grande storia. “Ma che vuoi fare??” Mi domandano davanti ad un caffe’, scrutandomi per quel mio sogno pronto ancora una volta da appendere lassu’,.sull’albero nel momento in cui lo montetanno”. ” Insegnare”, rispondo. “Ma non lo fai gia’? Non hai realizzato il sogno dell’anno scorso?” Rispondo:”Si, ma vorrei farlo…in grande. Non in…riduzione”. E fortunatamente non sono una “pantera grigia” nell’Italia record di professori anziani.

Chiudo gli occhi e penso: “un anno e’ trascorso”, avviandomi verso casa con la mia storia sotto braccio. I miei passi ritmano i ricordi.”In un momento” (ricordando Dino Campana, e non solo) e la piazza si svuota.

Buon primo dicembre.Foto romano borrelli

Un viaggio chiamato amore

“Questo viaggio chiamavamo amore” e’ terminato. I titoli di coda scorrono velocemente mentre TFF Torino p.zza Castello 27 11 2015.Borrelli Romanova avanti, sequenza dopo sequenza, ancora per qualche giorno.20151127_182941 Fa sempre piacere rileggere una pagina di storia, quella di Sibilla Aleramo e Dino Campana. Provare a inquadrarla, oggi, diversamente da ieri: il carteggio, la prima guerra mondiale, italiano, storia e psicologia. Oggi con qualche strumento in piu. Qualche nozione da restituire a scuola. Quando in una classe la storia e la scuola non sono due sofferenze. Massimo  T. di Giunti afferma che “Una donna” e’ un libro da comodino. Dopo averlo rivisto, (film) e in merito ad alcune scene, pensavo dicesse da…”letto”. Ma era Campana che era un…tipo. Nonostante fosse lui a voler scrivere un tipo, di lei. E, “baciarle la mano”. In ogni caso ha ragione Massimo quando afferma che e’  un ottimo libro.. Infatti uno lo custodisco nei pressi, del comodino, mentre questo che ho appena comprato, da Giunti, mi serve per regalarlo. Anche la scuola e'” un viaggio chiamato amore”. Una passione. Fa freddo, questa sera, a Torino,  ma fuori si sta bene e sotto la luna piena pure. Nell’aria vibra vento gelido e polemiche sul Dome, il pallone posizionato in piazza Vittorio: 22 metri per 16 in una piazza “aulica”. Nell’aria risuonano ancora musiche e danze di donne nella giornata contro la violenza sulle donne, quando era mercoledi, sotto l’atrio di Porta Nuova. 25 11 2015 foto borrelli romano.porta nuova Probabilmente e’ l’effetto Campana. Via GaribaldiTorino bia Garibaldi 27 11 2015 borrelli romano e’ una poesia, scritta da una L28. A dire il vero e’ un pochino piu’ lunghina e  mi sembrera’ fra qualche ora non piu’ una ragazzina ma una bellissima.. trentenne. Gia’ perche’ l’85 e’ l’anno in cui mori’la Morante e l’anno in cui nacque un’altra grande passione.  E’ l’effetto tempo. Sara’ una L 30. La percorro tutta e la srotolo. Poi torno indietro, in piazza Castello. Il presepe e’ pronto. Sull’albero invece ci si lavora. Costeggio la Facolta’di ieri, il mio passaporto per oggi. Un biglietto. Per un viaggio chiamato amore.

Da Porto Cesareo a Lecce

Porto Cesareo 4 8 2015 foto Borrelli RomanoLecce 4 8 2015 foto,  Borrelli Romano.Qualche km a piedi, attraversando tre Torri. Profumi e odori si appiccicano addosso insieme al sudore  disperso sull’asfalto mai trattenuto fino in fondo, gocciolante,io, in grande quantitativo. Odore di legno bagnato, umido, bottiglie di birra e vino consumate a meta’, disperse sul muretto, fino a qualche ora prima compagnia per compagnie e compagni per anime sole. Ma qui e’ davvero difficile attraversare tale condizione. Ancora sudore, altrui, di chi lavora la terra, amara e rossa, generosa e sudore di gente che mi corre vicino, di mare, alghe e fazzoletti appena stirati, con quel tepore che rimanda al calore umano, di certe notti. Il capolinea di Salento in bus e’ stato spostato.Passa quello “ordinario” 4 stagioni, come la pizza. Ci monto su, ho voglia di vedere la strada che percorre d’inverno e immaginare un po’ l’umanita’ che ci sale su. Mi diverte ascoltare il dialetto parlato tra ragazzi e pensare a Pavese e le sue considerazioni in proposito, sull’uso cioe’ del dialetto. Mi diverte il pensiero dei ragazzi a scuola, nel loro comunicare. Un’oretta e mezza e sono a Lecce. Stazione. “E una stazione la faremo a piedi/e quell’altra cammineremo” ricordando Dino Campana, “Questo viaggio chiamavamo amore” (Laura Pariani, Einaudi). E cosa non si fa per un amore…Poi,  Il centro storico, il campanile20150804_095616, Lecce 4 8 2015.Foto Borrelli Romanoil Duomo, p.zza s.OronzoLecce 4 8 2015 foto Borrelli Romano, Lecce.4 8 2015 pzza s.Oronzo foto Romano Borrellile bandiere un po’ sbiadite che la “invitavano” ad essere capitale della cultura europea per il 2019 ormai Matera incoronata.L’anfiteatro e il jazz al suo interno e nella storia. Le terrazzeLecce 4 8 2015 foto Borrelli Romano., turist*, stranier* e del luogo, bar, caffe’ pasticciotto Quotidiano…e questo profumo buono di fazzoletti appena stirati che mi pervade ogni poro della pelle…4 8 2015 FOTO Borrelli Romano

28 febbraio

Torino 28 febbraio 2015, corso De Gasperi. Foto, Romano BorrelliDalla strada, una vetrina chiama e richiama. Mimose esposte in vetrina, anticipatrici di una festa che fino a quando è relegata ad una giornata soltanto vorrà dire che la parità non è stata ancora raggiunta. Sempre di corsa, non solo domenica prossima, giallo e rosa, colori dominanti nell’appuntamento di domenica 8 marzo (“Just the woman I am” che trasformera’ piazza San Carlo in una palestra a cielo aperto). Così ci incitava a riflettere una anziana Professoressa di lettere, in quella che fu dedicata a Cesare Balbo. Calendario, ultima pagina di febbraio. Profumo di primavera. Qualche ciuffo colorato spunta sulla collina poco distante. Chiazze di neve che si riducono e giornate che si allungano. Profumo di ieri e di domani. Marzo bussa alle porte. Oggi “squartiero”: l’Istituto commerciale statale Quintino Sella, gli alberi, il corso, il Politecnico, l’Istituto Tecnico Commerciale, i suoi gradini, luogo di incontro, la Crocetta, il monumento, il pallone, l’Istituto Internazionale Salesiano, la Torre dello Stadio, ” passion lived there”Le finestre e le porte degli appartamenti sono aperte, per un cambio d’aria. Un occhio fuori, uno dentro, a sbirciare negli armadi. Il pesante lascera’ posto al leggero nella consueta girandola stagionale. La strada è un continuo richiamo. Asfalto come pagine. Pubblicitarie. Un tempo era un libro, compagno di bevute e di formazione. “Nessuno si salva da solo”. Ora un bellissimo film, un racconto di una storia separata. C’era molta passione. Nella trama. Un tempo un bellissimo libro raccontatomi davanti al mare, inizio primavera. Lettura continuata in una libreria. E non solo. C’era passione. Per la lettura, le lettere. E non solo.  Lui, in una libreria. “Quali letture ti piacciono?”. Lei, occhiali neri calcati sul naso, lunga treccia adagiata sul cappotto, cappellino nero calcato su quella,  sguardo mieloso, ora sulle pagine ora addosso, talvolta spaesata, come appena discesa dal treno dopo un lungo viaggio. “Mha, le storie sospese, storie in cui i protagonisti non si incontrano mai, ma si cercano spesso”.  C’era molta passione, nel racconto, nella storia, nella sua treccia.  Una traccia per chi ama le lettere. Tema, intestazione  e  svolgimento. “Eppure si sono amati…”…Sospesi, come figure Chagalliane………Tra le mani, sfoglio le pagine, su una strada, sospeso tra ieri, oggi e domani. Eppure, quelle pagine, le abbiamo tanto amate. Una storia. Di passioni. Di passione. Cosi, chiamavamo il nostro amore. “Si, l’amore e’ una roba da professionisti”. A proposito, il prossimo libro da leggere, tempo pemettendo, sara’ su Dino CampanaTorino 28 febbraio 2015, cassetta per lettere. Foto, Romano BorrelliTorino 28 febbraio 2015, foto, Romano Borrelli. Piazza Statuto

Portici di carta

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici di carta. Due km di lettura. Da sfogliare. Con gli “occhi interni” della riflessione, dell’analisi, della fantasia e quelli esterni, con l’ausilio degli altri sensi, del tatto, dell’odorato, come si faceva una volta, e come capita ancora. Libri, un posto dove mettere il naso. Libro, un idea a breve  E lungo termine. Libro, storia di un viaggio. Personale. Come ogni anno, ad ottobre ritornano. I libri, grandi protagonisti in una Torino trasformata nella piu’ grande libreria all’ aperto, nella sua ottava edizione. Portici di carta, che a volerli davvero trasformare riuscirebbe bene anche bagnarci. I libri, si sa, riparano molto, riparano tutto e tutti. “Piovono libri“, scrissi qui sopra tempo fa. Ah! La citta’ di Torino, quando si mette, fa cose davvero grandi, in fatto di libri, musica e cultura. E insieme, vengono fuori questi eventi qui, capaci di conferire un fascino parigino, nel suo piccolo, voglio dire. Vetrina all’ aperto ebouquinistes che si aggirano sogliando, porgendo, consigliando. Molto da vedere, da sentire e da sfogliare. Un week end dove i libri venduti possono essere anche 50 mila. E poi, diciamoci la verita’: e’ davvero bello vedere gente gironzolare, con calma, libro in mano, sotto il braccio, in un sacchetto. Uno che legge, vale il doppio.

Per un week-end, sotto la Mole, sotto i portici. Da piazza a piazza. Torino 4 ottobre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano BorrelliSotto l’occhio vigile di Dino Campana.  Cento anni dopo i suoi “Canti Orifici“. Pochi dalle nostre rose, le coglievamo insieme, le rose.  E vergavamo carta e fogli di carta e di pc e”carta cantava” con la macchina stile L22 (L28)Olivetti. Una Olivetti in cartone che legge libri.  “Anche tu, li leggi e li rileggi ancora? E poi, lo ricordi, quanto ti piaceva passare da qui e arrivare al RomaTorino 5 ottobre 2014. Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli con un suo libro tra le mani? Eri emozionata nel varcare  la portaTorino, Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli e arrivando davanti al suo scrittoio. Era la prima cosa che domandavi, di portartici, appena messo piede nella citta’ sabauda, dolce come un gianduiotto, proprio tu, poi, che non hai voluto sorseggiare il bicerin. E la sera poi, al tramonto, come fosse vestita di abiti leggeri, la fontana, la lettura di alcuni passi”. I  viaggi, i grandi viaggi, cominciano sempre con  libro e come questo, continuano. Una piazza da abbracciare,Piazza Castello. Abbracci in piazza. Foto, Romano Borrelli anche senza musica. Una piazza dove si offrono ai passanti, anzi, ai lettori, abbracci, libri e mesaggi d’ amore e dove i passanti, e i lettori, li rigirano a destinazione via social. “Questo ti piace? Quanto ti piace? Tanto? Poco? E poi, con quel tuo sorriso, in una delle rare volte in cui si incrociava in altro viso, parlavi di sicurezze. Un viso cosi bello, appena sfiorato dal freddo torinese…”Torino, 4 ottobre 2014. Piazza Castello.Foto, Romano BorrelliGli strumenti ci sono.Strumenti in piazza Castello. Torino, 4 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliE’ sufficiente prenderseli per un attimo e lasciarli al prossimo. La musica è buona. Il ritmo anche. E quando poi si parla di colpo di…nella piazza e’ tornato afrsi rivedere zorro. La focacceria ligure trabocca, di ricordi, di gente e profumi di mare. Profumo di pioggia. Tutto si mischia. L’odore del mare e dell’estate appena trascorsa si presenta tra i libri. Presso la “filiale” sotto portego, Libreria sulla Dora”, di via Pisa 46, a Torino. Torino, 5 ottobre 2014. Portici di carta. Foto, Romano BorrelliQuella di Rocco Pinto, per intenderci. Il libro che ho appena comprato l’ho scelto perché mi riporta alla fabbrica dei colori, perché ne sento il desiderio, di rivederla, con quei colori cangianti. Vita e desiderio. Vita e destino. Il libro è intitolato “Salento, fuoco e fumo” di Nandu Popu. Lo compero. La vita è misteriosa. In una delle prime pagine, frasi vergate in dialetto salentino. Mi piace. Mi piace il ricordo. Mi piace ricordare come capita nelle fiabe, quando alla fine, ti si chiede: “raccontamene un’altra. Raccontamela ancora. In dialetto. Come capita in alcuni racconti. Raccontami l’amore. In dialetto“. Sotto i portici, sfoglio. Una cartina, il Salento, una ballata. Poco distante da qui. Forse in altra piazza. Forse da un negozio contiguo, musica estiva. “No, e’ musica dentro. Sono in un bus e tutto fuori corre velocemente mentre io sono fermo. In attesa. Di qualcosa che si muova. Fosse anche un trillo. Ci sentiamo fra un po’. Meglio un pochino di distacco’”.  Due righe di un libro sfogliato velocemente mischiato ad altri libri e ad altri odori. E’ ancora estate.Poco piu’ avanti, La Torre. Anche se e’ la “filiale”di una libreria mi “ritorni in mente bella come sei…”, la Torre salentina, ovviamente. Il commesso mi domanda se poi “Il taccuino di Simone Weil” di Guia Risari ho poi terminato di leggerlo. Certamente, gli rispondo. Insieme a tutta la Mole degli altri libri.  Per alcuni, in galleria San Federico  è quasi l’ora dell’aperitivo in  clima davvero fiabesco. Pochi metri dal corner gusto infatti, i laboratori per i bimbi con lo spazio a loro dedicato.Le ombre della sera ormai si allungano. E anche quella di “giraffa”, come il libro di Alessandra Comazzi, presentato, in “tandem”con Bruno Gambarotta. Ma si sa, Gambarotta, ai giri di bici, e di piazza, ci e’ avvezzo…Torino, 4 ottobre 2014. Galleria. Foto, Romano Borrelli

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma, foto, Romano Borrelli

Un viaggio: dalla passione alla passione

DSCN3734DSCN3709“E’ una notte bianca. Spendida. Una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani. O anche no. Il cielo è un cielo così stellato, così luminoso che, a guardarlo, non si può fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?” (Dostoevskij, Le notti bianche).  E’ bello volgere al presente questo capolavoro che continuamente rivive nella storia dell’amore di ciascun innamorato, corrisposto o meno. E’ piacevole non rinunciare mai ad un sogno, ad una passione, ad un viaggio, al ricordo di un amore catapultato nel presente, anche quando, avvolto ormai dalle nebbie, si dirada e si sbiadisce nel tempo. Tempo fermo, immobile a quell’unicità irripetibile, forza dirompente di una mano  e dita che intrecciano e allacciano altre dita e altra mano in un gioco intimo; tempo irripetibile di un bacio donato, di un cuore che si apre, al futuro, al desiderio, alla speranza, alla voglia di… Ricordo e tempo riproposti.  Sono le notti bianche, dei biglietti, ferroviari e non, vergati a mano o al pc, nel chiuso di qualche stanzetta o al bar della stazione;   documenti storici, testimonianze dirette, vissuti, in prima persona.  Fino in fondo. Nell’era dei social network la scrittura umana e non solo da tastiera riprende il sopravvento. Le persone si materializzano, si espongono e con esse i sentimenti, e ci provano e ci riprovano. Non più a connettersi ma entrare nella storia dell’altro, altra, assorbirla fino in fondo. Finalmente! Era ora.Ora è altra era. Non più bacheche pubbliche, ma luoghi pubblici, trasformati in un santuario dove riprodurre il mito e ritualizzarlo: un atrio di stazione, il primo viaggio, una porta, il primo incontro. Un pertugio che ne suggella quell’istante. Un santuario aperto o chiuso, dove ritualizzare. E depositare un fiore, fiori.  Esibire, forse a sè stessi, o forse ad altri, un amore in viaggio o il viaggio di un amore o l’amore di un viaggio. Un viaggio chiamato amore. Probabilmente esposti per noi stessi, a infonderci coraggio, così, un po’ per “riprovarci” in qualche modo. Contro tutto e tutti. Con quell’energia rivoluzionaria e la fantasia del visionario.  E il mezzo per dirsi assume la forma di un biglietto. Di ricordo, di supplica o di elogio dell’unico amore. Andato, e vissuto. E per dire grazie, di quella bellezza avuta. Come per D 3,8 baciato una volta da NM. Auguravo un biglietto di sola andata, ma ora, provvedo ad augurare anche un ritorno. Per NM, verso D. O un augurio solo per D 3,8, per ritrovare NM. Chissà. Un riprovarci diversamente.  A lieto fine. Dove D 3,8 ha ritualizzato ancora una volta l’evento e lo ha fissato, stretto, richiuso ad una simil porta. Speriamo possa essere girevole. Andata, ritorno, e non di quelle che attraversiamo negli autogrill, dove i personaggi si sfiorano senza sapere nulla, di loro, si scambiano un’occhiata, ma… Ha legato stretto stretto, il suo ricordo, mai sopito, mai sbaidto. Lo ha cementato, asfaltato. Un amore, vissuto 365 h24, alla seconda,  ricordato, rimpianto, teneramente e rinnovato, a quanto le sue parole lasciano capire. Un orologio interiore, fermo, di un anno, poi due, poi….. L’inchiostro della stampante si materializza e gronda, tasuda, dal foglio A4,  in foma di piombo, pesante e leggero allo stesso tempo. Triste ma vissuto intensamente, anche se lacrime amare, si possono immaginare sul suo viso, condite,  a speranza inespressa. Un amore andato, dopo una panoramica veloce di qualche mese,  un breve viaggio  sulle ali dell’entusiasmo all’interno di un bossolo “sparato” a mille come il suo cuore, nella pancia della Mole, per approdare fin sulla sua stella. Panchine trasformate in simil lettini rossi, buoni da sdraiarsi e riposarsi, stendendo le gambe e lasciarsi andare. Chissà. Un viaggio breve e lungo, come soli certi amori sanno creare. E’ la grande bellezza torinese, per D 3,8. Una bellezza tutta sua. Ora forse, non  piu’ sua, fisicamente. Idealmente, si. Quando si dice la forza delle idee. Forse “la sua situazione personale” era talmente forte da “impedire a NM di poter vivere in maniera spensierata, anche nel rapporto”.  O forse assorbiva tutta la storia di NM e l’aveva fatta sua per intero. NM, L, E…Senza mezza misure. Magari come si comportano altri spensierati e spensieratamente vivono e lentamente e volutamente feriscono: F, con moglie a carico e figlio di scorta a cercare di riempire i suoi vuoti esistenziali,  NM…Ma lui, D 3,8,  no. Non riesce ad essere spensierato, nella sua diversità, nella sua sensibilità. Lui assorbe. Ama totalmente, non a metà, come F, ammesso che F sappia cosa voglia dire amore. NM ha chiuso la porta girevole dell’amore a D 3,8, così, senza motivo, dicendogli “fine del viaggio. Un Romeo che ha avuto nel giro di poco la sua Giulietta.  E in altro poco è stato scaricato. Se fin da subito o dopo, nulla è dato sapere, di questo.  Si aspetta un ritorno. E chissà. Un richiamo, qualcosa. Un urlo, un grido, nel pomeriggio, silenzoso. O solo il desiderio di dire grazie,  e “di felicità che hai dato ad un altrui cuore, solo, riconoscente”.  (Dostoevskij). Nelle notti bianche di Torino come in quella di Pietroburgo. Un amore, il suo, di D 3,8, la cifra di…ora….Disperato, forse. Ma non da oggi.O forse da mai. La testa di D 3,8 è ancora lì sopra, su quel balcone o terrazzo del simbolo torinese e del suo amore. O su quel tavolino ripiegato. Su di sè. Le sue labbra sono ancora bagnate, da quel bacio di vita, per la vita. La sua. Le dita della  mano sono ancora umide, appiccicaticce, dalla stretta di NM, che non mollava, allora, la presa, NM che da molto ha mollato lui. E lui non ha ancora scaricato il ricordo di lei, e del suo bacio. Quell’inchiostro, piombo, trasformato in lacrime, sembrano petali che lentamente si abbandonano al loro destino, in questo freddo torinese. Rose, fiori, mazzi di fiori. Chi non ha portato in omaggio un mazzo di fiori, sfiorare la persona amata per poi, non rivederla piu’ o rivederla dopo tanto? un anno? due? di piu’? Le rose, i fiori…Vien voglia di recitare una poesia, di Dino Campana. Le rose. “In un momento sono sfiorite le rose. I petali caduti. Perchè io non potevo dimenticare le rose. Le cercavamo insieme. Abbiamo trovato delle rose. Erano le sue rose. Erano le mie rose. Questo viaggio chiamavamo amore.”  Un viaggio chiamato amore. Quel cuore di lapis è un cuore che pulsa. Merita di essere ascoltato e vissuto.  Intorno ad un tavolo, penso e ripenso alla storia. Si potrebbe dare un seguito, in fondo, anche La Stampa, augurava, “ci riproviamo?” E’ una notte stupenda. Si sente odore di neve. Qualcuno schiamazza. Comitive di ragazze e ragazzi, bicchiere alla mano stazionano davanti ai numerosi locali che affollano questo cuore di Torino e  pensieri nel cuore dell’uomo, di quell’uomo, di questo cuore, di quel cuore.  Camminando sul lastrico lucido di questa piazza, in una notte ormai fonda, continuo a pensare che in fondo  D 3,8, dovrebbe riprovaci. Anche quando il viaggio che si chiama amore potrebbe chiamarsi, o trasformarsi, dalla passione alla passione.