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15 anni di 20 luglio

20160719_152728La veranda ripara dal sole,  dai rumori,  e oltre persone e personaggi. Chiudi gli occhi e il passato filtra attraverso le stesse fessure.

Con M. non prendemmo in considerazione di andare a Genova,  alla manifestazione contro il G8,   o forse non ci pensammo quantunque da un po’ scrivevo sulle contestazioni,  sui movimenti di protesta  e neo-liberismo,  FMI, Banca Mondiale movimento No Global e cominciavo a “scolpire” la mia tesi.  E adoravo la politica. Mi piaceva seguire il Social Forum,  le piazze tematiche,  come si stesse organizzando il corteo dei migranti e se il movimento no global aveva “messo il cappello” su di una forza politica di sinistra o se fosse il contrario. Mi entusiasmava il linguaggio politico di B. e come comunicava. E mi piaceva scoltare i dottori,  S. e A.  e il portavoce C. e,  o ma,  il movimento operaio? E noi,  operai, e studenti-lavoratori,  facevamo confluire le nostre discussioni in fabbrica con il bicchierino di plastica in mano nella pausa caffe’. Un altro mondo era possibile. Quel giorno M. mi accompagno’  come tantissime altre volte al lavoro, per il turno: pranzo insieme e 30 km di strada, sotto il sole e tanta felicità;   la collina torinese,  Superga e molto sole erano una bellissima cornice e cominciai cosi a pensare all’amore almeno 8 ore prima del nostro rivedersi come eravamo soliti fare ogni qual volta turno e fabbrica ci separavano. Uscii dalla sua macchina dopo che ci scambiammo un bacio e restai con quel gusto delle sue labbra e di lei per molte ore. L’entrata,  gli spogliatoi,  la camicia e i pantaloni verdi (gentilmente concessi per il nostro lavoro)e 4 cazzate prima di scendere in reparto,  dopo aver girato la chiave del lucchetto dell’armadietto lasciando alle spalle gli abiti civili,  Chieri,  Torino e.. .Entrando in fabbrica  il rumore si conficcava nelle nostre orecchie fin dalle scale e mano mano che attraversavamo i reparti diveniva sempre piu fastidioso e urtcante come una persona fastidiosa. Un saluto veloce con quelli del primo turno,  le disposizioni del capo o team leader e via. Un pezzo,  due,  tre o,  in piemontese,  al vua con i toc.  Una gurnizione, la vite, il tappino, i somma,  noie da catena di montaggio, le pause da 10 minuti, chi prendeva il caffe’ alla macchinetta e io che  pensavo a M. e al nostro amore.Trascorsero cosi le 8 ore.  Ero sempre il primo ad uscire dai cancelli di quella fabbrica e mentre gli altri si auguravano ancora una buona serata, o si pettinavano in auto prima di rientrare a casa, noi due eravamo gia’ figli della luna e del nostro amore: il mondo era nostro. Quella sera fu un tantino diverso. Salutai le guardie fisse al solito gabiotto ed M.  era al posto di guida nella sua macchina che mi aspettava,  davanti al piazzale. Entrai, mi sedetti, posai lo zaino dietro e mentre lei mi riempiva del suo odore e dell’amore io le riversano addosso quello  di olio e di fabbrica. Un velo di tristezza pero’ faceva capolino sul suo viso, un tratto scuro le era calato addosso e i suoi occhi, piccoli e neri eano divenuti ancora piu’ piccoli, quasi a scomparire, quantunque sempre belli. Mi posò una mano sul viso. Mi accarezzo’ dolcemente e mi disse:”hanno ammazzato un ragazzo in piazza Alimonda,   oggi pomeriggio, a Genova”. Chiusi gli occhi e i pugni. Dissi solo:”noooo”! Piego’ il suo viso e scomparve nell’incavo tra il mio collo e la mia spalla. Piangendo. La strinsi forte e piangemmo. Eravamo forti e sensibili allo stesso tempo. Avevamo pensato fino a quel giorno ad un altro mondo e che esso fosse davvero possibile. Il mondo lentamente da li a poco cambiava corso. E a settembre avrebbe cambiato connotati. Non so quanto tempo restammo,  concavi e convessi tra un sedile e l’altro,   così ad impastare lacrime e sogni feriti nrll’animo e nella psiche. Forse una notte intera. Forse 15 anni. Ciao Carlo.

“L’operaio sente una precisa direzione di azione e di pensiero, ed è filosofo senza saperlo”? Gramsci

Un grazie a Maurizio Pagliassotti che il caso ha voluto leggesse questo blog e mi inviasse un suo commento proprio mentre, nel mio giorno di vacanza, somministravo ad alcuni operai da me incontrati, un pezzo del suo articolo “Io il sindacato lo odio”, apparso sul mensile di aprile Diario.  Dopo aver posto alcune domande ad alcuni operai di una nota fabbrica, sita a Riva di Chieri, (operai che si alternano tra cassaintegrazione e lavoro,  da ormai un po’ di tempo) porgo loro  la rivista Diario, in particolare l’articolo di Maurizio Pagliassotti, dopo averlo letto,  di commentare. “L’operaio è filosofo senza saperlo” come diceva Gramsci , scrivendo questo pezzo dietro le sbarre e lontano dalle fabbriche: secondo voi, vale ancora oggi come oggi? E’ filosofo? oppure ritenenete che la filosofia “di questa categoria è oggi anarco -individualista”, come sostiene Maurizio?  Poi, faccio loro leggere il commento di Rosina (sempre tratto dall’articolo), 42 anni di fabbrica, nella SKF. Rosina afferma: “Non si era ricchi ma c’erano rispetto e solidarietà tra di noi, un’unione tra lavoratori che oggi, quando lo racconto ai giovani, mi guardano come fossi una pazza”. L’articolo continua, ma mi soffermo su solidarietà e noi. Chiedo di commentare, ma prima, chiedo loro di raccontarsi, e siccome ho avuto pochi riscontri, ho deciso di andare incontro loro.  Innanzitutto una breve presentazione.  “N.” è arrivato dal Sud, a Torino, nel 1997, con grandi prospettive. Ha 32 anni e attualmente “vive con minor ansia”, in quanto da poco è stato firmato un contratto di solidarietà: dalla prima settimana di maggio fino al dicembre del 2010″. Il contratto di solidarietà, mi racconta, “è pagato dall’Inps (è retribuita con circa 100 euro in più rispetto alla cig normale, che è quella che N. ha continuato a fare da ormai alcuni anni). Perchè meno ansia? gli chiedo. Lui mi risponde: “Con questo tipo di contratto maturo permessi, ferie, tredicesima, quattordicesima, e riesco a prendere qualcosina in più”.  Chiedo quanto è lo scarto fra la sua ultima busta paga e “quel qualcosina in più che gli arriverà nei prossimi mesi. “La mia ultima busta paga è stata di 752 euro, quella di marzo, ma la media è sui 750″.  Gli chiedo ancora qual è la differenza tra il contratto di solidarietà e la cig. Mi risponde” che c’è una riduzione di orario e che forse è più complicata per le aziende da metterere in campo, presumibilmente a livello “burocratico”.  Come farai a sapere su tutto questo arco di tempo quando dovrai lavorare gli chiedo. Mi risponde: “Arriverà a ciascuno di noi un prospetto, con i mesi da maggio a dicembre sul quale ci sarà scritto il periodo in cui lavoreremo”. Il tempo dovrebbe essere più sereno, gli chiedo ancora, per quanti. “”Un 190 di cui  100 impiegati ed il rimanente capi, manutentori, tecnici, dovrebbero essere indispensabili; 42o ruotano”. Gli chiedo se cento euro in più sono così sufficienti da garantire la serenità. Dopo aver abbassato lo sguardo, un po’ per vergogna (che non dovrebbe essere la sua!) un po’ per timidezza mi risponde: “Pago 550 euro di affitto, e 47 euro di abbonamento bus per andare a lavorare, quando vado. Quando non vado, mi vengono restituiti in busta paga”. Vivi da solo? Gli chiedo ancora. “Vivo con mio fratello, e dato che sono entrato nel personale, in pizzeria non vado più, al massimo la compro da “asporto”, sotto casa. L’ultima vacanza risale a due anni fa, al Sud, dai miei”.  Gli chiedo ancora se per caso aveva sottoscritto, tempo fa, una “pensione privata”. “Si, l’avevo sottoscritta, ma dopo un po’ ho fatto un recesso, perdendoci, anche tanto”. Gli chiedo ancora se pensa davvero che in fabbrica ci sia l’egoismo che ha preso il posto della solidarietà. “Si, è così. Per molti, forse perchè figli di una generazione  di viziati, accontentati, sempre e comunque. I nostri genitori dovevano costruirsi tutto. Ecco perchè c’erano i valori”. Gli chiedo ancora se il cammino verso la riscoperta dei valori della classe operai sia lungo e fattibile. “E’ lunga, si”, mi risonde. Continuando, mi dice, con orgoglio: “Io non demordo; ci vuole coerenza, molti l’hanno persa, e ho conosciuto sindacati di comodo, ma quello che conta è l’esempio, il saper tradurre giornalmente il pensiero in azioni buone, di solidarietà, di vicinanza all’operaio”. L’ultima domanda, se è vero che ultimamente l’operaio ha la tessera Fiom in tasca e vota Lega: “Si, ne ho conosciuti molti, soprattutto negli ultimi anni”.

Ringrazio Maurizio Pagliassotti che, davvero, per combinazione, mentre procedevo a “sondare gli umori di operai” mi scriveva sul blog. Invito tutti a leggere il suo bellissimo articolo su Diario.