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“92 volte Palazzo”. Fiom Denso: buon risultato

Buon risultato raggiunto dal pluri delegato Fiom, Claudio Palazzo. 92 consensi, i suoi. La Fiom “porta a casa” 5 delegati. Finalmente un’altra buona notizia. Il sostegno espresso da questo blog a  candidati Fiom, nelle ultime elezioni sindacali alla Skf e alla Denso, ha portato bene. Prima Barbara, ora Claudio.  Notizie positive che purtroppo fanno il paio con notizie negative. Proprio nei giorni passati, sia la Repubblica, sia la Stampa, riportavano notizie poco entusiasmanti.  “Antonio, a casa dopo 20 anni di posto fisso. Ho perso il futuro senza avere colpe” (di Roberto Mania, pag. 13 del 3 luglio 2009), la Repubblica. “Termini, operai Fiat in piazza. Cortei, blocchi e picchetti contro la decisione di non produrre più auto dal 2012″ (di Francesco Grignetti, pag. 8 del 30 giugno 2009), la Stampa.  Orgoglio operaio, citava quest’ultimo articolo. A questo bisogna far ritorno. Ritornare al mito della lotta di classe, alla lotta contro  la flessibilità, precarietà  e tutte le forme di sfruttamento e oppressione. Luglio, un mese particolare nella storia del movimento operaio. Torino e “i fatti di Piazza Statuto” del luglio 1962. Una data che è una svolta, una data che era stata la fine degli accordi separati. Era il 1962…..Oggi? Qualcuno la ricorda ancora? …. Ora godiamoci il buon risultato di Palazzo, e della Fiom Denso di Poirino.

TUTTI A ROMA

articolo-repubblicaMentre treni e pulmann fra poco partiranno per Roma, dove una marea di gente confluirà nella grande manifestazione nazionale della Cgil, le preoccupazioni per altri gruppi di lavoratori non fanno che aumentare. Oggi la Repubblica indicava in maniera dettagliata le aziende in crisi. E fra quelle, una in più, la Denso, che a leggere la Stampa di ieri, sta attraversando un brutto periodo. Se qualcuno dei mie ex colleghi avesse voglia, di scrivere, lo faccia tranquillamente.

Proprio oggi, mentre mi recavo presso il Gruppo Regionale di Rifondazione Comunista per raccogliere ulteriori ragguagli su alcune situazioni di aziende in crisi, e portare in quelle istanze, ancora una volta, (in un luogo in cui, tutte le risorse e le energie su questo tema non latitano), le preoccupazioni e le ansie di alcuni lavoratori della Indesit, il  Consigliere Juri Bossuto mi ha trasmesso la risposta all’interrogazione scritta sui collaboratori scolastici risposta-interrogazione-collaboratori-scolastici; ringrazio Juri e Rifondazione a nome di tutti i lavoratori della scuola che seguono il blog: grazie Juri, hai raccolto le preoccupazioni di un numero elevato di lavoratori con foschi orizzonti, e spesso, grazie all’insufficienza che si verifica in alcune scuole, fucina di litigi provocati anche da chi punta l’indice, non per indicare, ma per accusare, chi svolge il proprio lavoro, “secondo mansionario”, scaricando altro lavoro su chi “ha compreso che la scuola è cambiata”, mentre non riesce a trasmettere in maniera chiara una cosa sola: “LO STIPENDIO, CARI DIRIGENTI, NON E’ CAMBIATO RISPETTO ALLA COLLABORAZIONE RICHIESTA”.

Buona manifestazione a chi si accinge verso la stazione prima, e verso Roma poi, e un abbraccio e un coraggio, sono con voi, ai lavoratori tutti che resteranno a Torino e nelle proprie città.

Cash for trash o “persone da spazzare”?

operai-indesitIl mio pensiero va ancora una volta all’Indesit; ad essa e ai suoi lavoratori sono dedicati numerosi articoli dei giornali di ieri. Liberazione e il Manifesto su tutti. Liberazione: “Prosegue la lotta, ma la chiusura è vicina. Ferrero: Errore del partito interclassista”; “Indesit, il Pd impantanato sulla delocalizzazione”. Entrambi gli articoli, di Fabio Sebastiani e Maurizio Pagliassotti, indicano, evidenziano le contraddizioni dei deputati Pd, (con il Pd e con i lavoratori, ma nello stesso tempo, colleghi di una “proprietaria dell’azienda”) e della forte conflittualità espressa con i picchetti da parte degli operai Indesit. Ferrero e altri di Rifondazione Comunista erano presenti ieri (ndr 23 marzo) davanti ai cancelli della fabbrica. “L’idea del partito interclassista è una cazzata” (Ferrero). Il Manifesto, titolava “La Regione avverte: se l’azienda chiude perderà il capitale investito”. (Sara Farolfi).
Nel frattempo si scopre che a Torino e in Piemonte sempre più gente non riesce a pagare l’affitto e che altre aziende sono sempre più in crisi. E’ di ieri anche una comunicazione di un collega della Denso di Poirino il quale mi dice che presumibilmente a maggio ci saranno 70 persone in mobilità. Come e chi, ancora non me lo ha riferito. Approfondirò.

Foto della manifestazione Indesit del 20 marzo 2009 a Torino

“Che lotta di classe”

fiom-indesit-comunanzaTorino 20 marzo 2009. Questa mattina, come promesso a me stesso, come impegno nei confronti di amici lavoratori conosciuti nelle varie manifestazioni a tutela del proprio lavoro mi sono recato presso l’Unione Industriale di Torino, luogo di “concentramento” e di avvio dello sciopero nazionale dei lavoratori Indesit. “Indesit in piazza. Faccia qualcosa anche il governo. No allo stop. Salviamo i 650 operai di None”, titolava La Stampa di oggi “Indesit, None forse non chiude. Manager al lavoro per un piano alternativo, però con tagli” era il titolo de La Repubblica. Ho pensato alla parola magica “manager”; una parola con conseguenze mirabolanti. In ogni caso, durante il tragitto, incontro alcuni amici che mi richiedono per l’ennesima volta per quale motivo sentissi necessaria la mia presenza. “Trasversalità”, “solidarietà”, “vicinanza”, sono le parole che più mi risuonano. Anche se, leggermente un interrogativo si apposta su di me facendomi riflettere: “scuola” o “fabbrica”? Entrambe, mi dico. Così vado avanti con la giusta coerenza (a mio modo di vedere). Appena arrivato, nei pressi dell’Unione Industriale, verso le 9, il colpo d’occhio offerto dalle persone e dagli striscioni presenti, mi faceva pensare che oggi, saremmo stati dinanzi ad una manifestazione un po’ diversa rispetto a quella di due giorni fa. “Uniti per non morire” avrebbe potuto essere il titolo di un resoconto giornalistico.

Operai in cassa integrazione, operai con il rischio di non entrare più nella propria fabbrica, operai con un destino triste, vacuo, nebbioso, ma con una marcia in più e con un solo obiettivo: “apparecchiare diversamente il mondo: non per loro, ma per i propri figli”. Vedo tantissimi scatoloni, che rappresentano elettrodomestici: presumibilmente lavatrici o lavastoviglie; penso, a come nonostante le difficoltà enormi, tutti quegli operai abbiano trovato anche il modo per “addolcire” la rabbia; un dolce amaro, che non poteva essere una zeppola. 650 operai affiancati dai 30 sindaci dei Comuni pinerolesi.

Tantissima gente, affiancata da altra proveniente dal resto d’Italia: Fabriano, Caserta…tutti motivati a far sentire la propria voce. “Noi la vostra crisi non la paghiamo”. Uno slogan? Altro che slogan: persone, famiglie, bisogni! Il corteo parte, alla testa un carro, molto rumoroso, e percorre le strade e i corsi di Torino: Corso Galileo Ferraris, Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, la meta finale. Durante il corteo mi muovo un po’, complice anche il freddo polare (rispetto alla giornata di ieri).

Gli striscioni e gli slogan, urlati e scritti, sono stati elencati. La mia perplessità iniziale, se appartenente a “scuola” o “fabbrica” evapora nel momento in cui vedo alcune personalità come Boccuzzi (con cui sono riuscito a scambiare qualche parola nel momento in cui ha acquistato una copia di Lotta Comunista) e Ciro Ferrentino. Quando li vedo penso alla grande tragedia, ma il pensiero che avevo ieri, quello “del vedo, non vedo” mi fa pensare alle ultime elezioni: come facevano ad essere così entusiasti tanti ragazzi quando nella lista del Pd c’erano “politiche non negoziabili”? Come potevano stare insieme un “padrone” ed “un operaio”? Sono sicuro che se stavano bene loro, come sicuramente ci stanno, oggi, a maggior ragione, stavo bene anche io: scuola e fabbrica. Ed è stato bello stare “in ferie” con voi.
Un ringraziamento a Sergio Dalmasso che è stato un infaticabile “ascoltatore” e di grande compagnia, oltre che a tutti i compagni di partito, che oggi erano in gran numero. Un grazie ancora a Juri Bossuto che tante energie ha messo nello stare vicino ai numerosi operai oggi presenti e, sulla presentazione della legge regionale a proposito delle delocalizzazioni e come evitare i suoi problemi. Da questa pagina, da questo blog, un incoraggiamento a Barbara, presente sia alla manifestazione della Flc scuola che oggi. Coraggio Barbara. E un altro incoraggiamento a superare ogni difficoltà di sorta all’amica Barbara della SKF, e a tutti i suoi colleghi di lavoro che scrivono e commentano cone energia e voglia di esserci.
Spero che questa manifestazione faccia uscire, come afferma Airaudo, l’Indesit da una posizione di ambiguità. Nonostante ciò, la crisi continua, con la cassa alla Denso e alla Teksid (vedi La Stampa).
Gli slogan apposti sui cartelli:
“Il lavoro é un diritto. Delocalizzare é un delitto”.
“E come dice Vasco, “Senza parole”, e noi diciamo “Senza lavoro”.
“Italia zero, Polonia 600”.(due bandiere, una italiana, l’altra polacca, apposte su uno scatolone di lavatrice).
“A.A.A. Azienda Cabind: imprenditore vero cercasi”
“Cassa Integrato Comau solidale con i lavoratori Indesit”.
Gli striscioni:
Non siamo in vendita. Lavoratori e lavoratrici Indesit None
RSU Johnson Electric Moncalieri (To)
RSU Valeo Sistemi Illuminazione Pianezza (To)
Fiom Indesit Comunanza (AP)
Fiat New Holland Consiglio di Fabbrica Fim Fiom Uilm
Fiom Lavoratori Cabind
Fim Fiom Uilm Ansaldo Piossasco
RSU Dayco Chivasso
Tutti insieme lavoratrici e lavoratori carrozzeria Bertone
RSU Fim Fiom Uilm Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni Torino
Associazione lavoratori pinerolesi
Le persone presenti.
Tutte quelle investite da seri processi di “ristrutturazione”, in un territorio che come recitava La Stampa ieri, ha visto volatilizzarsi circa 100.000 posti di lavoro. Persone, lavoratrici e lavoratori che qualcuno ha voluto si piegassero alla fabbrica, alle regole del mercato; ma non andrà così, ne sono certo. La partecipazione è stata grande, immensa; già alle nove nei pressi dell’Unione Industriale, la rabbia era evidente, ma come sempre “contenuta”. Slogan forti e diretti e nonostante i 25 anni di attacchi continui delle politiche neoliberiste, la classe operaia mantiene la sua dignità.
Fra i presenti il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, sempre e comunque con i lavoratori in difficoltà; molti della Cabind, dell’Indesit e di altre realtà hanno riconosciuto il ruolo di un infaticabile compagno di lotta, sempre presente, Juri Bossuto. Fra i militanti presenti, quelli di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica. A tenere lo striscione della Thyssenkrupp, Ciro Argentino e Boccuzzi.

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Spot Cgil per la Manifestazione Nazionale al Circo Massimo di Roma del 4 Aprile 2009

“A spasso, nel tempo, nello spazio”

precari-della-ricercaQuesta mattina, come da appuntamento, mi reco in Piazza Arbarello, a Torino, luogo d’inizio della manifestazione della Flc Cgil contro le scelte politiche di un governo che avrebbero uno scopo preciso. Secondo Mimmo Pantaleo, (su Liberazione di oggi), “cancellare i diritti di tutto il mondo del lavoro”. Un mondo, quello del lavoro pubblico continuamente “sotto attacco”. Pensavo alla mia presenza di oggi, che era fondamentale (almeno dal mio punto di vista), per contrastare, insieme al “popolo” e alla “classe” leggi quali la 133/08 e la legge finanziaria 2009 che prevedono tagli “umani”. Non mi interessa sapere quanti e chi, ad esempio, nella mia scuola, ha aderito allo sciopero; non voglio entrare in sterili polemiche” se chi ha avuto un mandato, quello sindacale, c’era oppure no. E’ un po’ come la responsabilità penale:”sempre personale” . Il “potere unilaterale” del governo su carriere, salario, reclutamento, organizzazione del lavoro sono temi più proccupanti, ma il punto, che spesso viene tirato in ballo durante le mie frequentazioni con operai, lavoratori del mondo “privato” è un altro: che il 30 ottobre è stato stipulato un accordo separato sul protocollo per il pubblico impiego e che potrebbe creare seri problemi per i futuri contratti nazionali. Ma ritornando al mio arrivo in piazza, questa mattina, e dato che quella non era ancora piena, colgo l’occasione per sfogliare, oltre che Liberazione, il Manifesto e la Repubblica. Proprio su quest’ultima cade l’attenzione e per un momento, penso ad uno scherzo di carnevale ritardato. Infatti,a a pag. 20, un articolo di Luisa Grion, cita: “Brunetta: nello Stato solo pochi precari. La Cgil all’attacco: allora stabilizzateli”. Ho pensato che fossero pochi, perché probabilmente lavoratori, tutti e soltanto della mia città: questione di sfortuna, mi ridico. Invece, leggendo nel corpo dell’articolo scopro che i dati si riferiscono “ad un campione parziale”. Mi riprometto di rileggerlo ancora più attentamente in seguito. Appena letto ho pensato che forse erano dati riferiti a questionari somministrati solo nella mia città. Mentre leggo e rileggo, tra la rabbia, che alcune persone meritano da giorni, pagine e pagine, dopo aver vissuto nel lusso, mentre altre, tantissime, che vivono nella disperazione, di un contratto in scadenza, o di chi non lo ha mai avuto, la piazza, finalmente, comincia ad animarsi, e in essa, fioriscono, quà e là, cartelli e striscioni, colorati e caratterisitici. Alcuni che hanno attirato l’attenzione, mia e di tutti quelli presenti, insieme a me,erano:
“Noi difendiamo il lavoro, No ad una scuola ricca di ignoranza. Sì ad una scuola per la conoscenza”.
“Vogliamo una scuola per tutti i bambini, viva il tempo pieno, abbasso la Gelmini”.
“Tempo pieno: Investimenti + integrazione e elevati livelli di apprendimento”.
“No al maestro unico, no alla riduzione dell’orario, no all’aumento degli alunni”.
“Politecnico in lotta; no fondazioni”.
Una barca, incrocia via Pietro Micca, e l’onda subito dietro: “Le onde passano, i pirati restano”.
“Collettivi studenti di Scienze”.
“Pericolo tagli in vista, promesse nuove mareggiate”.
“Precari discipline umanistiche”.
“Proteggiamo gli scolari da un governo di somari”.
“-42.000/-37.000 dietro i numeri ci sono le persone. No ai tagli dell’organico”.
“L’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda”.
Altri cartelli sull’articolo 34 della costituzione e altri che davvero, hanno come prospettiva, in virtù di quanto stabilito, una lunga passeggiata, nel tempo, “A Jurassic School, benvenuti nella scuola del passato”, come diceva un cartello, e nello spazio, visto che continuamente, il mondo dei lavoratori, precari, della scuola, è costretto, annualmente, se non durante l’anno scolastico, a calcare il suolo di più scuole.
Da domani, con le persone che incontrerò a scuola, mi ripeterò, come un mantra, un bellissimo pezzo tratto da il Manifesto di oggi, di Alba Sasso, ho pensato al mio luogo di lavoro, a quanto tempo, (nella mia posizione lavorativa) abbiamo operato con due colleghi in meno, per mesi e mesi, ai ragazzi diversamente abili che non possiedono un luogo tutto loro, ai colleghi che ho incontrato e che hanno lasciato il posto ad altri, a quelli cui scadrà il contratto il trenta giugno, a me, che scadrà il 31 agosto, e per questo, “mi ritengo fortunato”. Solo che noi, “precari” mentre siamo a spasso, nel tempo e nello spazio, altri, sulla terra, come i manager, continuano ad essere super pagati. Pezzo, dicevo, che mi ripeterò, quasi come un mantra:”una scuola irregimentata in un ordine burocratico e semplificato, in una sorta di disciplina generale che rimuove complessità e diversità. Un attacco alla scuola pubblica ai suoi compiti istituzionali. Si parla di merito e invece si sta parlando di un depauperamento qualitativo e quantitativo del sistema dell’istruzione. Davvero si può pensare che diminuire il numero degli insegnanti, eliminare fisicamente i precari, ridurre l’orario, dare meno garanzie ai soggetti disabili e ai bambini stranieri, tagliare le risorse in un sistema che ormai da quindici anni riduce e riduce senza investire sia la strada per migliorare la qualità del sistema?”
La manifestazione di oggi, conclusasi in Piazza Castello, risuona, ancora ora, (ripassato da un paio di ore) le parole, lanciate da qualcuno sul palco: “Signora Ministro, si dimetta, e rinunci alle sue normative”.
Prima di concludere la giornata, ringrazio quanti hanno manifestato insieme a me, dai compagni di partito a Domenico, Rosanna e sua sorella Caterina, e tutti gli altri. Ringrazio ancora quanti, tra gli amici ormai consolidati della Skf, della Indesit e della Denso hanno avuto parole di incoraggiamento, stima e amicizia, stretti tutti insieme in un unico abbraccio e un unico coro a dirmi, a dirci, e dire loro che : “Noi, la vostra crisi, non la paghiamo”.

Pubblico alcune foto.

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Agli amici della SKF, INDESIT, DENSO

Ieri, ho dimenticato di ricordare la mia vicinanza anche a tutti gli amici che ho conosciuto, incontrato, a Roma e a Torino. Molti li rivedo per le strade di Torino o in via Pedrotti, presso la sede Cgil.

Ricordo (e partecipo con loro) tutti gli amici, e ribadisco che mi fa piacere trovare commenti che parlino di Voi, di Noi, (e quindi, non vi è nulla di cui io debba scusare) e ringrazio in particolar modo gli amici anche dell’Indesit e della Denso, che puntualmente sento, spesso.