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Rimini-Ravenna-Ferrara-Faenza

Colpo di coda,  spiccioli di un agosto 2018 che si avvia ad essere archiviato, forse velocemente e male,   scampoli di libertà personale,  prima delle campanelle che annunciano al loro suono riparazioni, scrutini,  e collegio. Ma prima di varcare il portone per l’appendice di un anno scolastico che volge al termine,  c’è  tempo.  In una manciata di alcuni giorni o di  ore ci stanno ancora comodamente sdraiate cittadine che contengono storia e storie, passato,  presente e futuro,  sempre a braccetto: Rimini,  Ravenna,  Ferrara e Faenza. Stazioni,  strade ferrate,  zaini,  trolley,  treni,  caldo, finestrini aperti e visi fuori,  oltre il finestrino,  a vedere cosa succede dalla’altra parte: trattori,  campi, frutta,  matura,  acerba, terra arata, ragazze,  donne, campanili e campanilismo,  cartelli blu notte con cornice bianca: Godo,  Russi,  Solarolo,  Gaibanella.  Visi che si sfiorano, carte geografiche e una infilata di alberghi dai nomi dolci.  E poi posti già  visti,  e che con piacere rivisito, tra trionfi di mosaici,  significati  e   contenuti,  San Vitale e Galla Placidia,  Dante e poi Castello Estense a Ferrara,  Isabella,  Beatrice e Lucrezia. …

Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.

 

 

3 gennaio 2016: “scacco” allo smartphone

20160103_115345Sull’asfalto delle strade torinesi chicchi di sale per non scivolare e il riflesso delle luci d’Artista che da lassu’ proietta quaggiu’.  I miei pensieri mi rendono un “aggettificatore”: tutto bello, bellissimo, stupendo. Ma dovrei operare per sottrazione. Coppie a braccetto insieme a complicita’, amore e tenerezza: teste inclinate sul compagno o compagna. Capelli neri, biondi a tratti lucidi, residui del veglione. Belle facce dai lineamenti delicati che tutti vogliono immortalare “allungando il bastone”: sorrisi, please, click, selfie.  “Ciao” da una parte all’altra della via e capelli leggermente mossi e Dante da rimandare a memoria in tutti quei saluti: ” Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta…” Sara’ la grande abbuffata ma a volte certe acconciature sono simili ai tortellini fatti in casa: identiche. Sullo sfondo il tremolare delle luci tra la nebbia che assorbe e ingoia piazza Statuto facendo perdere piacevolmente quanti su avvicinano. Faccio scivolare la mano all’interno della tasca dei pantaloni per coprirla e  sentire la compagnia del tintinnio: il suono delle monete assolve splendidamente il suo compito ma l’aria gelida continuamente mi schiaffeggia. Eppure non dovrei esserci, risucchiato da questa nebbia ormai inglobato in piazza Statuto. Sara’…Due particolari nella giornata: una partita di scacchi sotto il portico di Valdocco 20160103_115338e un uomo che da un po’ di giorni lo si puo’ notare nell’attraversamento delle strade, sulle strisce pedonali, accompagnato da una radio a tutto volume.3 1 2016 Torino foto Romano Borrelli Nel primo caso, cavalli e regine “sotto portego” in sostituzione,  del pallone.  Pezzi che si muovono velocemente e ghigno “scintillante” di un dente d’oro di chi “mangia” muovendo a “L” il suo cavallo. “La regina” si copre, traduce l’altro, ma oramai e’ una “lotta” che “spezza” pezzi sulla scacchiera. Nel secondo, abituati come siamo a vedere e sentire musiche smartphone in mano…fa sempre notizia vedere da un po’ di tempo questo signore aggirarsi in circoscrizione munito di radio.Un tempo era “video killed the radio star”, poi fu quello degli smartphone che uccisero la tv e oggi, un momento di gloria con la “resurrezione solitaria della radio”. O come sarebbe giusto dire: da queste parti scacco allo smartphone. Come un tempo, quando comparire poteva essere sinonimo di volgarita’.

Aprite le Porte

Roma 8 12 2015.foto Borrelli RomanoOre 9.00. Il tempo non prometteva nulla di buono: qualche goccia mattutina  lasciava pensare al peggio. Di primo mattino individuo un bus per recarmi a San Pietro, evitando la metro. Un 85 fino a Termini e poi un “Express” fino a via della Concilazione. L’espresso caffe’ e’ stato la “porta” mattutina, insieme ad un buon maritozzo. Piu’ li mandi giu’ e piu’ ti tirano su.  “Potrebbe piovere”! Sostengono alcuni alle fermate e sui bus.  E invece no. Per fortuna. Scendo dal bus nei pressi di San Pietro e percorro via della Conciliazione:  mi sottopongo ad un duplice controllo. Ok. Nulla di particolare. Posso accedere. I fedeli sono qui, nei pressi del colonnato del Bernini , da un bel pezzo. Forse dalle prime luci dell’alba. O forse prima. Sono una marea. Provenienti da tutta Italia. Tra poco saranno in mondovisione, insieme ad un evento, apertura del Giubileo,  un rito che si ripete dal 1300, istituito da Bonifacio VIII. (Nella foto il dipinto di Giotto conservato in San Giovanni in Laterano a Roma).  Bonifacio VIII s.G. in Lat.foto Borrelli RomanoFedeli assiepati nella piazza. A Roma, da sempre, per guadagnare la vita eterna. Marea ma mica tanto.Chi dice sessantamila chi meno. I colori.sono tantissimi: giallo, dei volontari, blu della polizia, nero carabinieri, il vermiglio della Crocerossa e le tantissime tute mimetiche, presrnti anche a due a due nelle stazioni metro. Presenze asdidue, volatili ed rlucotteri che scrutano questa imminente apertura della Porta Santa, rito “inventato” da Alessandro VI, cioe’ Rodrigo Borgia nel 1500. Personaggi citati da Dante (Bonifacio VIII) e da Savonarola (Alessandro). Mi ritrovo qui, in piazza San Pietro, a conclusione dei giorni di vacanza, spesi in parte alla scoperta (o riscoperta) dell’ arte cristiana ( insieme ad uno studio attento delle Basiliche, oggetto di “Porte Sante”) e di un periodo di volontariato presso la Caritas, in via Casilina, come precedentemente raccontato. Ho richiuso da poco i volumi d’arte che mi hanno accompagnato in questi giorni e in queste notti di studio e “vigilanza” . Li ho riposti e custoditi nello zaino, pronti per essere ripresi, sfogliati e “restituiti” ai ragazzi. Voglia permettendo. Loro, almeno, degli studenti, non mia. Visto che ce ne ho messa parecchia. Di voglia e impegno. Attendo, ora, l’inaugurazione straordinara del Giubileo della Misericordia, e della Porta Santa, a San Pietro. Alzo gli occhi, di tanto in tanto, e li allungo in questa sterminata piazza, corredata da Presepe, Albero di Natale e Obelisco. In lontananza vedo sfilare vesti bianche e in sottofondo il Coro accompagna l’entrata in Basilica, dei Vescovi. Le statue sul colonnato paiono tanti “fedeli spettatori”. E noi qui, liturgicamente fedeli, in un campo di calcio, dove non esistono perdenti. Solo vincitori. Basta saper fare “rete” passando nella porta giusta.  E la Porta Santa si ispira al Dalmo 101, 19-20, salmo che lega il simbolo di porta al concetto di giustizia che poi e’ presente sia nel perdono che nella misericordia.  Ma il riferimento e’ anche al Vangelo di Giovanni (10,9). I due maxi-schermo piazzati ai bordi della piazza ci proiettano  immagini interne alla Basilica. Boati, musiche, canti, bimbi sulle spalle dei padri e giovani coppie mano nella mano. Suorine rosario alla mano e frati che impugnano la chitarra.  E’ una festa, un tripudio, un giubilo, un…”Giubileo”. Appena il Papa dice “Gioia Perfetta”, spunta il sole.  Luce nella luce. Le provenienze, su questa piazza, sono le piu’ svariate. Roma 8 12 2015 foto Borrelli Romano“Apritemi le porte della giustizia”. Siate misericordiosi! E la benedizione di Francesco scende su di noi, tutti. Molti, a questo punto, sfollano. Attorniati da pettorine di diversi volontari. Qualcuno ne approfitta e chiede foto a carabinieri simili a statue. E’ stata una bella esperienza. Una festa. Che chiude, anzi no, apre, una stagione straordinaria. Che terminera’ il 20 novembre del 2016: una maratona di 347 giorni. E intanto domenica prossima sara’ la volta  della porta di San Giovanni in Laterano. Lentamente, come al termine di un concerto di una partita di calcio recuperiamo la metro. Con nuovo metro di giudizio o discernimento. Piu’ misericordioso.

Altri attendono per il passaggio sotto la Porta Santa: “Ecco dunque il Pontefice che batte la porta con tre colpidi martello, mentre esclama dapprima “apritemi le porte della giustizia” poi entrero’ nella tua casa, Signore. Aprite le porte perche’ Dio e’ con noi” ( cronista dell’epoca, Burcardo di Strasburgo).

Per tutto il pomeriggio sul cielo di Roma gli elicotteri ronzano insieme ai volatili.

Ammiraglio di “navi”-celle metropolitane

20150908_120247Torino. Una breve “traversata cittadina” utilizzando le navicelle della pancia sotterranea. Una cartellina, un libro, La Stampa e un blocco che non si sa mai. Nella prima pagina, un nome e cognome, una scrittrice con alcune paure: Erica Jong. Uso la tessera magnetica e opla’ le porte si aprono.Una manciata di fermate con stazioni dai nomi grandiosi: Dante, ad esempio, Marconi e altri ancora. Al termine della giornata lavorativa,  mi intrufolo nella “pancia” cittadina: la metro. Il primo dilemma: scale o scale mobili? Mi decido per le scale. Poi, prima dell’ ultima rampa poso le mani sulla balaustra e ripenso a quante storie delicate e personali mi sono state affidate oggi, dietro la porta 15, nell’ambito di riunioni riservate.20150908_101556 La disposizione iniziale dei banchi mi rimandava di continuo alle vacanze di Natale e alle lunghe tombolate. Altre atmosfere. Anche in quel periodo, le storie, non mancavano. Poi la serieta’ del lavoro si impone e l’impressione evapora. Le storie personali si snocciolano. E sono toccanti. E cosi, quelle di oggi mi parevano e paiono molto diverse, di uno spessore diverso. E’ l’ora del ritorno. Stesso percorso, direzione opposta. Metro.Scale, scale mobili. Navicelle. Metro Torinese.foto borrelli romanoCon le mani sulla balaustra mi immagino capitano di queste  “navi-celle” che instancabilmente caricano e trasferiscono da est a nord , quotidianamente, migliaia di torinesi e non, veicolati appena sotto i miei piedi. Mentalmente le dirigo: “una stazione vuota e l’altra con la navicella”. Sulla banchina, torinesi e non, in attesa come pure quelli all’interno delle navicelle: in attesa, di scendere o di restare . Dettagli, miliardi di molecole compattate dalla mia immaginazione, da Lingotto a Collegno. In piedi, sembro davvero un ammiraglio, non solo un capitano. Tiro indietro la testa e il busto e dopo un sorriso iniziale, sorrido. Felicita’ e contentezza. Per il nuovo corso. Una gioa che non si interrompe dal 9 luglio. Questo era il lavoro che desideravo. Il rumore  dell’arrivo della navicella in stazione ha interrotto il mio fantasticare. E’ora di rientrare, ma oggi, dopo tanto tempo, e’ piu’ dolce rincasare.

Ps. Non vedo l’ora che conincino le lezioni.

Un nuovo viaggio. In metro

Metro Torino 8 9 2015 foto Borrelli RomanoUn viaggio in metro e vengo proiettato in altro spazio della nostra citta’. (Dante, Nizza, Marconi, Molinette, le stazioni. Quasi tutti i passeggeri hanno un cellulare alla mano, altri, libri. I test di medicina sono alle porte).Metro Torino 8 9 2015 foto Romano Borrelli E in altra dimensione, “personale”. E’ giorno di  scrutini.  Le luci “subway” ricordano i viaggio per le  ferie, quando “mamma Fiat” chiudeva e tutti, lungo “le porte” dello scatolone piu’ grande d’Italia ci si “incamminava”, all’interno di altre “scatolette” costretti in tutti i sensi per ore e ore: 126, 127, 128…E “Cosi’ ridevano”. Era l’Esodo estivo. Chiuse le porte di casa e lasciate le porte numerate dello stabilimento alle spalle, via verso il mare. La galleria della metro fruga nella memoria e le sue  luci  rimandano ai viaggi,  della mente e dei ricordi della A 14. Questa, sulla Ancona-Pescara era una linea ininterrotra di gallerie dove le luci collocate sul tetto contrubuivano a giocare come in un flipper e io con quelle. Anche in quel frangente del viaggio, a mia insaputa, si preparava “l’estate addosso”. E anche gli occhi avevano il loro da fare. Forse perche’, come diceva Marcel Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi.” E questi aiutano a “diventare” belli a conferma che la bellezza non e’ nelle cose contemplate ma in chi le contempla, conducendoci ad essere e divenire desiderosi nel favorire la nascita di un domani diverso, migliore, luminoso, socraticamente levatrici di un futuro che in fondo in fondo,  gia’ vive. La giornata di oggi mi ha permesso di diventare un po’ palombaro, immergendomi in acque silenziose dove ho incontrato “storie” di ragazzi a cui affiancare un “ammesso” o “non ammesso”. Scrutini in corso.

A Ravenna Godo un bel Po

Ravenna. Stazione. Foto, Romano BorrelliRavenna. Da quanto tempo. Mi sarebbe piaciuto visitarla già da un po’, a dire il vero un bel Po, in uno di quei viaggi invernali, veloci, per rivedere il mare, rivedersi, una passeggiata in centro, per staccare dal lavoro, dalla ricerca. Una tesi. A tesi conclusa. Un’ipotesi.Magari con uno di quei biglietti di sola andata sotto l’albero…Ravenna. Stazione. Foto, Romano Borrelli (2)

Appena giunti a Ravenna e messo piede oltre gli scalini del treno sembra essere giunti, almeno per questa estate 2014, in altro mondo. Il passaggio dalla pioggia torinese al bel tempo romagnolo è notevole. In  ogni caso, il turista è sempre al centro dei pensieri dei romagnoli e della loro città e l’accoglienza è proverbiale. Nelle orecchie, sottovoce pare dicano: “da dove viene? da Torino? No, non puo’ piovere per sempre“, e per farti capire, da una parte che ti capiscono e si prendono cura e dall’altra che li, non piove quasi mai, ecco un ombrello, ma non a portata di mano. Lo indicano. Posato in un posto lontanissimo e difficile da prendere. E’ in attesa. Ma lontano dalla presa, fuori dalla portata di ogni uomo o donna di media altezza. Il cielo è di un azzurro turchese. Fa caldo. Si sta bene. La gente, le ragazze, i ragazzi, si accalcano alla fermata dei bus e continuamente li senti chiedere: “Quando passa il bus per Mirabilandia?”. Beati loro pensi. E pensi a quanto siano fortunati ad avere il mare, questo si, a portata di mano. Con tutta questa bellezza che contraddistingue questa cittadina. I locali dove gustare buon cibo non si contano. Così come non si contano le piadinerie e i locali più raffinati. Fra le prime, ma senza far torto a nessuno, perché da turisti  si entra in un locale quando si ha fame, senza nessun calcolo preventivo, è  La Piadina del Melarancio, in Via IV Novembre, 31. .Ravenna, 23 luglio 2014. La piadina del Melarancio. Foto, Romano BorrelliUn locale con saletta interna. Alcune botti, e varie bottiglie da vino invitano ad osservarle e leggere le etichette, così, per ingannare l’attesa, durante la “chiamata” tra un numero e l’altro. Attesa che a dire il vero è breve. Inoltre fanno da corona alla botte riposta sul pavimento alcune seggiole che guardano  verso l’interno, direzione scala. Altre seggiole sono disposte nei pressi dei ripiani-mensole  per posarci i piatti con le piadine e gustarsela in santa pace. Il tutto con panorama sulla via cittadina ed il suo via-vai che all’ora di pranzo è notevole.  Le piadine sono di ogni tipo e secondo le tasche. Si legge attentamente il menù e si ordina. La caratteristica bella di questo locale è che dopo la scelta ti accomodi, se ti va, nella saletta interna, dopo aver preso un bigliettino contrassegnato da un numero. Per la cronaca, il mio era il numero 53.  Nel giro di qualche minuto, una voce femminile, attraverso un altoparlante chiama il 53 ed ecco pronta e servita su di un vassoio la piadina da me scelta. La classica romagnola, di Ravenna, ovviamente. Piadina adagiata su di un vassoio bianco, con una graziosa stampa.Ravenna. Piadina del locale La piadina del Melarancio. Foto, Romano Borrelli Un grazie e buon appetito. Posso assicurarne la bontà. Merita davvero un ritorno (La piadina del Melarancio, via IV Novembre, Ravenna). Sono convinto che tutte le piadinerie di Ravenna meriterebbero una visita, ma, come accennato, è stato il caso che mi ha portato in quella. L’intenzione era quella di un self- service nei pressi del mercato coperto, a dire il vero chiuso per lavori. Pazienza. In centro e non solo è uno sciamare di biciclette. Bellissima la ciclo officina nei pressi della stazione di Ravenna, dove si puo’ noleggiare o far riparare la bicicletta. Una visita inoltre in un locale, in via Mordani, presso Corte Cabiria (ne avevo sentito parlare a proposito di un blog di Maria Andereucci. Dalla via si accede alla “corte”. Il locale è bello.Ravenna. Ristorante Corte Cabiria. Foto, Romano Borrelli (2) Ne ho apprezzato la disposizione dei tavoli e di quanto vi era sopra. Penso a quanto si celi dietro ad ogni piatto. Saperi, sapori e la storia di ogni uomo, con il suo lavoro, le sue fatiche.Ravenna. Corte Cabiria, ristorante. Foto, Romano Borrelli  Ravenna 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli Ancora un giro in centro, che merita. Tutto a dimensione d’uomo. Il traffico, insieme alla pioggia, l’abbiamo lasciato al Nord. Piazza del PopoloRavenna, 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli è davvero stupenda. Un giro poi verso la tomba di DanteRavenna. Tomba di Dante. Foto, Romano Borrelli e molto altro ancora. Davvero, una città che merita. Lascia un sorriso. Lungo il viaggio. E non solo.

Foto Romano Borrelli

Un sorriso che ti accompagna lungo il viaggio. Un sorriso che continua. Dal primo paese dopo Ravenna. O prima di Ravenna. Un senso di godimento che permane. Per un bel Po.Foto, Romano Borrelli. Mercoldedi 23 luglio 2014

Un buon Monviso e…cattivo gioco

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Giornata particolarmente fredda. A Torino. Oltre Morgana.  Il Monviso oltre l’arco, oltre il Valentino. Con il suo castello e la sua fontana, piena di monetine che esprimono richieste: “ti prego, fammi ritornare”. Moneta gettata come si fa a Roma, dando le spalle alla fontana. Per la verità, non molto ricca. Tempi di crisi, dove anche una moneta puo’ valere un panino. Tempo di crisi, dove viaggiare è un lusso. I Murazzi.  Si vedono appena. Il riflesso sul fiume Po dei Murazzi. Murazzi come luogo d’incontro, d’amicizia, d’amore, da commedia; luogo da cartolina, come location, dove girare con Dante, una Divina Commedia. “Occhio che osserva il mondo”. Selciato cosparso di briciole di cuore, tagliato e spezzettato come pezzo di pane condiviso e quindi mai andato perduto. Raccolto e magari ricomposto. Speranze. Quello spicchio di passeggiata quanta storia racconta. Due bambine parlano e ascoltano il loro papà. Una mattina d’inverno come tante altre. Una delle due canta  canzoncine russe e riporta a memoria interi brani dei classici di quel paese. L’altra ascolta. Il padre è soddisfatto. Merito della madre, pensa tra sè e sè. Intanto  gode di quei momenti unici. Saranno un soffio, da qui a poco,  quei giorni, mesi, anni,  momenti davvero unici, speciali, destinati ad essere immessi nel serbatoio dei ricordi.  Tutto è un soffio. Ma è vita.  Davanti la Gran Madre. Il ponte.  Dalla parte opposto la Mole Antonelliana sorveglia attentamente il tutto. Alcuni leggono le notizie odierne: “tagli” nel comparto statale. Ancora? Non è possibile. Si è perso il lavoro e i lavoratori sono multitasking fantasmi.  Un buon Monviso e un cattivo gioco. Dei governanti. Come sempre, sulla pelle dei lavoratori. Forse otto milioni di poveri non sono ancora sufficienti, per i governanti. Grilli parlanti, grilli in loden.  A proposito: qualcuno sa che fine han fatto i contratti che dovevano essere stabilizzati la prima settimana di settembre? Procedo lentamente riflettendo. L’atmosfera è magica. Nello zaino sono riposti alcuni libri e da alcune pagine  prendono vita, si materializzano  personaggi e luoghi, “il Principe” di Dostoevskij presente ne “L’idiota”, e poi  Lutero, cortigiane, i Lanzichenecchi…….Pantasilea, e questa città, Torino, per incanto, diviene prima Ginevra, poi Roma. Il suo lago, il suo fiume.  Le loro storie di vita. I ricordi.

Isola dei Conigli, Porto Cesareo

Prima della partenza,verso l’isola,  una breve lettura di un canto del Paradiso.

Dante, nella preghiera di San Bernardo alla Vergine, dice,

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Paradiso, canto XXXIII
La carità è difficile, la fede a volte vacilla. La speranza
alimentiamola sempre, è una immensa sorgente di gioia.

Il mare è servito

Meta di nostalgia inguaribile e desideri.  Posto dove dimenticare molto. Acqua trasparente resa ancora piu’ bella da un sole vivo. Posto ricercato, con acque trasparenti e limpide,  perchè così si vorrebbero i rapporti umani: limpidi, trasparenti, veri, leali, lontani da cupidige, opportunismi, egoismi e “maligni” di ogni “genere”,  e ogni  miseria umana. Maligni che offendono e insultano continuamente con il loro operato e stile…..come “padroni delle ferriere” anni ’50.

“Vago già di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva” (Canto XXVII Purgatorio, risalita).  Dentro:  ricerca  interiore, e non intorno,  e solo un posto così splendido puo’ procurarla e provocarla.  Ricerca che il desiderio evoca, nel cuore, nelle emozioni.  Un luogo così non puo’ che “curare”.  Un luogo non lontano, a volte un palmo di mano, spesso pero’, irraggiungibile. Forse la vita non lo permette, troppo “costretti” in affanni inutili.

Un mare così non puo’ che portarci alla ricerca di qualcosa di unico.

(tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, Lecce. Salento).