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L’autoriduzione delle tariffe e la vendita del pane ad un euro

A volte mi capita di pensare a quanto ci si aiutasse un tempo, a dirimere contrasti e conflitti, a cercare forme alternative a forme di sfruttamento o malessere. Mi capita di rileggere gli anni ’70 e vedere come, quanti e quali erano i modi ed i metodi per uscire da una crisi che ha delle somiglianze a quella odierna. Nel 1974-1975 non si contavano le ore di cassa integrazione, la disoccupazione, il costo della vita. Pareva non si dovesse uscire da quella spirale. Eppure, per calmierare i prezzi nacquero ad esempio i “mercatini”, “gli spacci”, dove grazie all’aiuto di persone valide, solidali, che potevano esser compagni di lavoro o compagni di partito, o sindacalisti, vendevano il prodotto a prezzo di costo, facendo saltare così il passaggio dell’intermediazione. Mi domando: perchè oggi quella forma non dovrebbe essere più valida; mi domando perchè è osteggiata da alcuni, e mi riferisco, ovviamente, ad alcuni soggetti del Partito della Rifondazione Comunista che criticano questo tipo di approccio. Dovremmo vendere cellulari perchè i tempi sono cambiati? Dovremmo vendere i-pod, i-phone, perchè si è capito che bisogna andare ad intercettare questa fascia di elettori? Cioè, quello che alcuni vorrebbero sostenere è che bisogna spiccare il salto dal paradigma della politica come identità a quello della politica come mercato? Penso che l’esempio degli anni ’70 e quello della vendita del pane ci riconnetta nuovamente con la gente, con le masse. A me questa esperienza è piaciuta tantissimo, e sì, ci avrei messo altri prodotti. D’accordo, noi dobbiamo fare poltica, ma limitarci, ora, ad un semplice volantino, signori, non va bene. Non ricorda il fare? Non ricorda l’esperienza dell’autoriduzione delle tariffe elettriche degli anni ’70 questo tipo di attività? E, perchè non riproporre attività che sappiano andare incontro alle masse? Perchè si è dovuto accettare l’abbraccio dei movimenti, che poi durano brevi spezzoni di vita, ma non incidono se non a breve termine? Elettoralmente, dato che per molti il paradigma della politica come mercato è divenuto fondamentale, quanto ha pagato? Quanto ha pagato l’esperienza dei movimenti di Genova 2001? Seguiamo l’onda ora, in maniera “da metterci su il cappello”? Chi diceva nei documenti congressuali “no ai settarismi”, diciamocelo francamente, a livello pratico, come operava, se altri appartenenti ad altre mozioni congressuali chiedevano il radicamento nelle fabbriche? Personalmente in tutte, e dico tutte, le manifestazioni in cui c’erano in carne ed ossa operai ho visto poca partecipazione. E questo perchè? Forse perchè qualcuno ha voluto “guardare” altrove, pensando ad altri soggetti applicando il paradigma della politica come mercato. Chi si è allontanato dal partito? Se si deve sostenere che: il circolo è l’unità fondamentale (era stabilito così, no?), che la “democrazia”, la “partecipazione”, “il movimento operaio”, sono i temi fondamentali e radici di un partito che vuole essere comunista, così deve essere. Punto. Io sono contento che Luxuria abbia vinto quella trasmissione televisiva, ma Luxuria in quel momento rappresentava se stessa. Come si fa a sostenere, come sostenevano molti dirigenti del partito, che la classe operaia esiste ed è più numerosa di prima e poi dire che la società è cambiata e allora guardiamo da altre parti? Forse l’individuralismo è entrato, penetrato in ciascuno di noi, fino a farci fare straordinari per comprare un paio di scarpe alla moda, senza guardarci intorno se magari nella nostra stessa fabbrica esistono altri reparti o altre forme impiegatizie in cassa integrazione, buttando al mare tutta l’esperienza della solidarietà. Ma non è che la società sia cambiata e allora devo cambiare pure io. E’ un problema di “educazione” inteso come lenta abitudine. E, allora riabituiamoci. Non guardiamo altrove. Torniamo tra la gente che lavora. Poi, che siano operai della fabbrica, od operai della scuola, od operai dei call center, riproviamoci. Caro Fausto, solo tu puoi dire “Io ci provo”? Noi ci vogliamo provare e credere. Juri Bossutoad esempio, ha presentato un’ interrogazione sui collaboratori scolastici, quanti sono, come vengono impiegati, ecc. ecc. E’ vero, forse la frammentazione in quel pezzo di lavoratori rende difficile costruire qualcosa, ma sapere che qualcuno si stia occupando di te, fa sentire meglio. Non ti risolve la vita, ma ti aiuta. Sergio Dalmasso, ad esempio, è attivo tra gli studenti, fornisce indicazioni, continua un lavoro tra i lavoratori di ogni sito. E ne citerei altri ancora. Carmelo Inì ad esempio dovrebbe smettere di parlare delle fabbriche, di lavoro semplicemente perchè la società sta cambiando?

Luxur production
Luxur production

E, allora cambiamo nome, cambiamo tutto? Ah, quanta nostalgia dei dibattiti interminabili, delle discussioni, articolate e forti…..era solo quattro anni fa! Ora forse, molti tra quelli che non ci sono più e mai più discuteranno con noi, perchè stanno per viaggiare su un treno….superveloce senza sapere che fermerà, irrimediabilmente i Lavoratori.