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Mio “keepsake”

Dopo il mio farewell ad una cittadina piemontese, soprannominata “la bella” (anche se direi la “fredda” in tutti i sensi) adagiata ai piedi di stupende montagne che fanno da corona al Monte Rosa, eccomi sul bus verso la nuova cittadina, sede dell’istituto scolastico che mi “ospiterà” per un anno “di precariato”

Una cittadina, quest’ultima, “sdraiata” sulle colline torinesi che videro, più di un secolo fa, un ragazzo, farsi prima garzone e poi studente al prezzo di notevoli sacrifici. Un personaggio divenuto in seguito, un santo sociale: don Bosco. Un prete che ha dato tutto, pur di rendere effettivi e garantire i diritti dei giovani lavoratori e garantire per questi ultimi una giusta ed equa retribuzione. Mentre oggi si gioca a comprimerli, quei diritti. La cittadina in questione  venuta alla ribalta della cronaca cittadina per una frase fuori luogo di un assessore, di quello stesso comune, durante una seduta del Consiglio comunale . In sintesi, in quell’intervento (portato alla ribalta da un quotidiano torinese) “I ragazzi con handicap disturbano”; quindi, basta disabili a scuola? Meglio sorvolare su quel punto. Che soggetti, che mondo. Ma torniamo a scrivere di scuola. Tagli e paradossi.

Nella scuola purtroppo i paradossi son tanti. Collaboratori scolastici laureati, tecnici informatici ingegneri che vengono licenziati per i tagli, istruttori pratici diplomati, insegnanti non laureati, e via dicendo. Inoltre la suddivisione dei lavoratori della scuola classificabili in lavoratori di serie A e altri di serie B. Tra questi ultimi, i collaboratori scolastici.

Nella scuola, giustamente, i collaboratori scolastici si occupano e preoccupano anche delle esigenze dei ragazzi diversamente abili, ma, se i collaboratori sono precari, sono sprovvisti di quel famoso articolo 7 che permette loro di avere competenze specifiche nei confronti dei diversamente abili. Ancora: corsi come quelli su sicurezza, visite mediche e altro spesso sono preclusi ai precari. Le ferie, poi, sono godibili solo in periodi indicati dai superiori, perché prima, la scelta spetta a quelli di serie A. Nei ricordi della “passata stagione eporediese”, vi sono colleghe e colleghi divenuti amiche e amici. In particolare insegnanti sul sostegno che per una politica di tagli non hanno potuto dare continuità e affetti al loro lavoro e ai loro “ragazzi”. Fra questi, D. laureata in filosofia, con due specializzazioni all’insegnamento, storia e filosofia e quella sul sostegno, area umanistica, attualmente è disoccupata. Ha partecipato alle nomine, in una città siciliana, dove ha “incontrato” la disperazione. Afferma: “Non ho mai provato l’emozione di essere nominata dal Provveditore, avere la facoltà di scegliere la scuola in cui lavorare e firmare un contratto. La nomina dell’anno scorso è stata una vera sorpresa, anche se, a 1400 km di distanza. Ho avuto la possibilità di calarmi per la prima volta nel ruolo dell’insegnante di sostegno e di “mettermi al servizio” di chi ha altrettante risorse. Ripeterei l’esperienza ma ovviamente preferirei lavorare qui, in Sicilia per non dover ripetere il sacrificio di stare lontana dal mio ragazzo e dalla mia famiglia. Chissà quando un simile diritto, quello di lavorare e vivere nella regione di appartenenza potrà essere realizzato”.

In seguito è la volta di F. “Abbiamo fatto qualsiasi cosa questo sistema richiedesse: laurea, Ssis, corsi abilitanti sul sostegno, master da mille euro, ricorsi, controricorsi…” Ed ora? si domanda F. “chi mi ridarà gli anni passati sui libri e chi i 5 mila euro spesi in istruzione a pagamento solo negli ultimi due anni della mia vita?”. La sensazione più triste, nel parlare con F. è la constatazione della mancanza di “un appuntamento con il futuro”. “Si ha la sensazione”, mi riferisce, “di rincorrere qualcosa senza raggiungerla mai”. In seguito, ne individua, come molti di noi la causa e i mandanti: “L’istruzione, a pagamento, che devi obbligatoriamente fare, per non rimanere indietro, ha arricchito qualcuno, ma non te; e tu, che eri in buona fede, pensavi che questo sarebbe stato finalmente l’ultimo tassello per raggiungere il tuo sogno”.

Già, il pagamento. La ricerca del privato a tutti i costi. Privatizzare la scuola. Questo è il vero obiettivo ricercato da questo Governo. E’ la la storia, già conosciuta di una scuola che si “autofinanzia” due volte. Il caso di Adro. Come sostiene un giornalista, sarebbe il caso di essere indignati, in maniera permanente, effettiva. Da ricordare ancora il caso dei genitori che si autotassano pur di avere “un pezzo di collaboratore scolastico”, come avviene in un sobborgo alle porte di Alessandria. I “tagli” avevano eliminato un collaboratore e così, di necessità, virtu’.

Nei “ricordi”, vi è anche Domenico Capano, “l‘ingegnere”, tecnico nella scuola, anche lui, precario, e ora “fuori” grazie, sempre, si fa per dire, ai tagli. Un ingegnere che ha avuto forza anche di cimentarsi con la storia, pubblicando un libro su Piergiovanni Salimbeni, nel ‘700, da quella picciola Terra di Limpidi” (Edizioni Lulu.com). Posto, di lavoro, quello di Domenico, ricoperto sicuramente da tanti abili tecnici un tempo magari dipendenti della provincia e ora dipendenti statali, magari non ingegneri, magari, chi lo sa, non tanto bravi quanto Domenico. O magari collaboratori scolastici in progressione con concorso interno. In classe con laptop, ma senza tecnici validi come Domenico.

Poi Cosimo, laureato in storia e filosofia, anche lui, “retrocesso” causa tagli: da futuro insegnante a collaboratore scolastico. “ Mi sveglio alle quattro e quaranta, per essere alle sette a scuola; pochi km coperti in malo modo dai mezzi pubblici”. Prospettive? “Attualmente mi preparo per l’esame di un master e nel frattempo spero mi chiamino. Per insegnare”.

E poi ci sono io. Il mio bus è quasi arrivato. Un’occhiata al giornale. Una notizia in particolare mi ferisce e mi stupisce. Un box piccolissimo. “Quaranta milioni di euro, di cui due devoluti, su sua richiesta (al soggetto interessato) in beneficienza. E’ la cifra che Unicredit verserà a Profumo, sostiene il quotidiano, per l’ addio anticipato alla poltrona di ad”. Ancora. “In Bot annuali renderebbe 1300 euro al giorno”. Neanche un’ora prima, pensando fosse accreditato, come tutti i mesi, lo stipendio, il mio, come per tantissimi precari, mi viene reso noto che il bonifico non è stato effettuato. Cambiando scuola, chissà quando arriverà. “No bonifico? No party”, nonostante tutti i 23 del mese, il misero bonifico attesti, come il nome di battesimo, la precarietà. Un marchio. Una precarietà che lascia a bocca asciutta e vuote (e svuota)le tasche. Di molti. Pazzesco pensare che abbiamo speso il 17% del pil europeo per salvare delle istituzioni che dovrebbero salvarsi da sole. A proposito di lavoro. In capo al terzo anno di lavoro, si necessita del certificato di sana e robusta costituzione, che rasenta il costo di 50 euro. A proprio carico. Cioè dei lavoratori. Come la disposizione Brunetta che prevede il tesserino di riconoscimento con la propria fotografia. Già, ma le foto, chi le paga? Il lavoratore. Tutto questo è pazzesco, pensare che lo Stato si comporti come un “job killer” nei confronti dei tanti D., F., Domenico, Cosimo e gli altri duecentomila precari di questo autunno scolastico, che speriamo sia caldo. Precari, definiti “politicamente strumentalizzati” per il semplice fatto di non avere più traccia di bonifico o se, per un incontro con il proprio futuro decidono di scendere in piazza a manifestare contro questo taglio indiscriminato. Un autunno scolastico che si accompagna al terzo autunno di crisi finanziaria.

Pare di sentire Ennio Flaiano: la situazione è grave ma non è seria.

Foto da Berlino, Dresda…e da Porto Cesareo (Lecce)

Mostro alcune delle foto del periodo estivo 2009 a Berlino, Dresda e nel Salento (Porto Cesareo, Lecce. Salento. Lido Belvedere, Bassa Marea, Bacino Grande. (A Porto Cesareo, statua di Manuela Arcuri).

Se trenta euro sono come trenta denari

Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30
Gruppo Magneti Marelli Venaria a Porta Nuova in partenza alle ore 23,30

Si sta avvicinando rapidamente la partenza per Roma; come tante altre volte l’entusiasmo del ritrovare: amici, compagni, ex colleghi, stempera la stanchezza del lavoro quotidiano. Alle ore 23 ci sarà la partenza, in treno. Proverò a portare un portatile, in maniera da “postare” qualche foto nell’atrio di Porta Nuova o sul treno; mangerò qualche panino come lo si mangiava ai tempi della fabbrica. Un panino dolce e amaro. Dolce, perché mangiato in armonia, preparato a casa e poi scambiato, “vissuto”, e “faticato” direi, se mi si lascia passare il termine, amaro: perché le prospettive economiche  non sono delle più rosee. Ieri, al presidio contro la precarietà in piazza Castello davanti alla Prefettura a Torino, ho potuto “saggiare” l’antipasto di quanto lontana  sia la sofferenza di chi è precario, di chi è in cassa integrazione, di chi è senza contratto rispetto ad una gran parte della società italiana le cui menti sono state pervase e impegnate a verificare se son vere le lacrgrande-fratello-federica-squalificataime dell’ultima esclusa del grande fratello. Diciamoci la verità: al presidio di ieri eravamo pochi. Sono convinto che domani molti  sentiranno lontani i problemi che fino a ieri li assillavano e, quindi, non parteciperanno allo sciopero. Possono essere trenta euro o quaranta tolti dallo stipendio, così fondamentali per un bilancio famigliare? Purtroppo per tanti lavoratori lo sono e limitano la partecipazione, per altri il non credere negli scioperi e per altri ancora: “se ottengono qualcosa con me e senza di me la si ottiene uguale”. Eppure, sul luogo di lavoro ho sentito  affermare: “ieri sono uscita ed ho fatto shopping: ho speso duecento euro“. Lo scorso anno era precaria, oggi è di ruolo. E’ possibile, mi chiedo, che colleghi che fino a ieri erano precari possano di colpo ripiegarsi su se stessi e non sentire la condizione “altra” come propria, ancora?

Trenta denari come trenta euro?

I “fissi” della scuola hanno venduto i “precari” ? Se quest’ultima è la condizione, la conclusione, e mi auguro di sbagliarmi: il ministro Brunetta contro di noi, lavoratori del pubblico impiego, avrà buon gioco facilmente, perché si alimenta quel circuito perverso in cui diventa odioso colui o colei che ha il lavoro sicuro e fisso, anche se il suo stipendio è di solo mille euro e non appartiene alla categoria dei “fannulloni” e, l’odio sociale se v’è da essere lo si dovrebbe rivolgere verso bel altre cifre, verso ben altri “fannulloni”. Attenzione, suggerisco alle tante Luisa, la guerra fra poveri, in ispecie nei periodi di forte crisi, ha sempre giovato ai ricchi, e poi lo san tutti che in questo periodo i negozi di Torino stanno svendendo la merce o chiudendo, addirittura.

E’ vero, lo sciopero è una scelta individuale, ma proviamo a dirci la verità: possibile che nessuno, a parte un’interrogazione di Juri Bossuto (e molta attenzione da parte di Rifondazione Comunista), che nel consiglio regionale piemontese ha sollevato  il problema che esistono delle scuole dove ci sono precari con età anagrafica di 50 anni e con una famiglia da mantenere? Possibile, che nessuno abbia sollevato il problema che a Torino, a tutt’oggi c’è, ad esempio una scuola, ma potrebbero essercene altre, dove continuamente, da settembre, salvo un breve periodo, mancavano due collaboratori scolastici impegnati in altre scuole con profili superiori? E che, quindi, “se sulla carta il numero è giusto, nel momento del lavoro reale i collaboratori manchino? (perché iscritti in un’altra graduatoria e perché a tempo indeterminato potevano “migrare” come quel gabbiano?). Possibile che abbia manifestato per la sicurezza sul posto di lavoro e poi continuamente bisogna vedere e far passare sotto traccia che i posti di lavoro vacanti non possono essere ricoperti e quindi quel carico di lavoro pesare sul personale rimasto? I quotidiani italiani ( i cui editori in parte o totalmente, nella stragrande maggioranza sono le banche eccezion fatta per quelli di partito che criticati per il finanziamento pubblico ricevuto rappresentato l’unica stampa libera anche se è partigiana, ma nella scelta lo si sa a priori) non ne parlano perché il lavoratore e la sua salute non sono abbastanza importanti?  Quale è il problema? Cosa è che non fa notizia, oggi? O, cosa dovrebbe farla invece? Dovrebbe farla applicare regole “che chiudono in casa il lavoratore perché malato senza poter andare dal medico”? Fa notizia il fatto che estendendo l’orario delle visite fiscali, in modo così barbaro, renderebbero il “lavoratore recluso in casa”? Fa notizia il fatto che aumentano le spese per il medico fiscale e, quindi alcune scuole potrebbero essere in “bolletta?” Si parla tanto di “servizio”, e poi non lo si garantisce perché mancano i collaboratori? Fra una chiamata e l’altra è assicurato il servizio? Perché non si risponde che: “forse non sta proprio così?”;  come si affermava che: “I collaboratori scolastici in Italia sono in numero superiore ai carabinieri”? Possibile che bisogna decretare l’urgenza e la necessità dove non sussisterebbero i requisiti, i presupposti,  mentre per altri campi forse ne esisterebbero le motivazioni “erga omnes”? Possibile che, i liberisti italici dei due poli, parlino in continuazione di “produttività”, “efficienza”, “fannulloni” e via dicendo? A me, pare proprio poco corretto.

Operai della Bertone sul treno per Roma
Operai della Bertone di Grugliasco sul treno per Roma

Comunque, andrò a Roma, e saremo in tanti. Personalmente farò la parte anche per chi non potrà esser presente: i tantissimi Domenico, Maurizio, “gli associati in partecipazione”, chi è in cassa integrazione, chi è precario, chi è senza lavoro ecc. ecc.

Prima di chiudere vorrei solo esprimere una forte solidarietà a Maurizio, a cui non è stato sufficiente tutto lo sforzo effettuato per ottenere la laurea con il massimo dei voti; almeno per ora…..e nonostante tutto ha trovato e trova la forza e la voglia di prendersi un po’ in giro pubblicamente. Coraggio Maurizio.

p.s.
Il primo treno per Roma è partito alle ore 23. Il nostro treno parte alle ore 23,30. Posto la foto del Gruppo Magneti Marelli di Venaria scattata con il telefonino. Nel gruppo vi è un infiltrato, che fa la linguaccia, solidale, però, con la loro, la nostra lotta!! Posto, anche, la foto di due operai della Bertone di Grugliasco.

Ore 23,30
Partiti: che il sol dell’avvenire sia con noi!