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Eccezioni alle regole…”incredibil…mente”

Torino via Cibrario.foto BorrelliRomano.23 10 2015Ogni regola ha la sua eccezione e quella di questa mattina e’ la seguente: una lettrice legge sulla metro il suo libro. Ha capelli lunghi, lunghissimi e neri, un bel viso e sara’ sicuramente una bravissima lettrice. Indossa un maglioncino a maniche lunghe e una mantellina di lana a quadrettoni. I suoi grandi occhi scuri corrono (e scorrono) da sinistra a destra. Sono belli e veloci: a volte allungano un punto e la sua pausa. Altre volte ignorano quei puntini e ne accorciano i periodi di sospensione. Tutto e tutti in equilibrio. Anche il collo da giraffa.  Luci al neon, come sempre, luce sul suo viso e su quel piccolo neo, ingraziosendola ulteriormente e non poco.  This is a true story. Una “giraffa” giovane allunga il suo collo e i suoi occhi sulle pagine, fermata dopo fermata (7), pagina dopo pagina. Un bravissimo “elettore”. Si, proprio lui, elettore di..  un libro!  Un incollato su di un…libro. Non su di un giornale, non su di un cellulare, non su di lei,  ma su di un libro. This is a true story. Avrei voluto scriverlo subito sul blog. “Un libro in metro” (ricordando “Zazie”)  la maniglia alla quale aggrapparsi e tenersi “in piedi”. “Ogni regola conosce sempre un’eccezione”. Normalmente gli incroci, all’interno di questo “missile” sotterraneo, si verificano tra sguardi, tipo tipa con tipo e tipo con tipa o…per tutti i tipi. E di tipe graziose e tipologie …Tempo sospeso, qui sotto, ognuno per i fatti suoi.  Il mio primo pensiero e’ il suo “Solo bagaglio a mano”.  Vorrei guardarlo pure io e leggerlo con loro. Ma ho il mio “solo bagaglio a mano” e in questo interno di neon riesco a scrollarmi di dosso le recriminazioni, almeno, quelle che pesano. A proposito.  Andando verso la metro si incrocia un pannello in costruzione dalle parti di via Cibrario direzione corso Francia. Sotto il pannello, un cartello e una richiesta: leggere per credere. Incredibil.. .mente!!! Senza equilibrio. This is a true story.Torino foto Borrelli Romano

La mia Torino 3

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Torino. Sabato 10 maggio. Corteo No Tav. Porta Susa.

Nella mia Torino, oggi, la strada avrebbe dovuto convergere verso una meta, la Fiera Internazionale del libro. Un paio di interventi ai quali avrei voluto assistere. Nonostante i notiziari dicano e diano code e attese piuttosto consistenti. Nel mio “convergere”, lentamente,  verso la stazione della metro, avanzava da corso Francia, il corteo, pacifico, dei No Tav. Piazza Statuto, Corso San Martino, Porta Susa,  via Cernaia e via dicendo. Presto comincerà il balletto dei numeri sui presenti. Grande spiegamento delle forze dell’ordine.  Metro sbarrata, quindi accessi vietati e meta saltata.  Ma non importa. E’ stata un’occasione per veder sfilare davvero un corteo tranquillo, colorato, pacifico, con tantissime anime. Lungo i binari del tram, persone.   Davvero impressionante pensare dalla banchina, in attesa, come d’ abitudine accade, in altre giornate,  di tanto in tanto  allunghi il collo e ti  affacci a vedere se il tuo bus è in dirittura d’arrivo mentre oggi, al posto dei tram e bus, arrivavano striscioni  con nomi di Paesi poco pronunciati ma molto attivi. La temperatura, segnava 25 gradi. Caldo e polline in gran quantità. Sul finire del corteo, alcuni militanti, muniti di scope e palette, sacchi  un carretto, pulivano le strade di Torino.  Questo è il servizio “d’ordine e pulizia” del corteo. Un pomeriggio davvero colorato. Un cartello, a Porta Susa, ricorda che “Torino è città della pace”.

Per la Fiera, volendo, ci sarà tempo.

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Torino. 10 maggio. Ultimi del corteo intenti a pulire le strade di Torino. Il servizio “d’ordine e pulizia” del corteo.

 

Torino. 10 maggio. Porta Susa. "Torino città dell'arsenale della pace".
Torino. 10 maggio. Porta Susa. “Torino città dell’arsenale della pace”.
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Torino 10 maggio. Corteo No-Tav. Corso Francia.

Torino dal sottosuolo

DSC00386La pioggia mattutina e i tuoni e  i lampi hanno avuto l’effetto di interrompere una buona lettura; il libro interrotto era “Un uso qualunque di te”, di Sara Rattaro. Interrotto, si, ma solo temporaneamente. Sull’asfalto di città, lungo il tragitto che quotidianamente si percorre tra l’abitazione e il lavoro, a terra, sono rimaste pozzanghere. Al mattino, la pioggia è stata davvero insistente. Un’abbondante precipitazione. I giochi di colore che si formavano in prossimità dei lampioni, lungo le strade, erano davvero gradevoli alla vista. Anche il suono, il tintinnio insistente delle gocce sull’ombrello, era gradevole. Gocce che si sono rivelate valide compagne di viaggio piacevoli da ascoltare tanto quanto la musica che proveniva dalle cuffiette.  Nel pomeriggio, musica senza cuffiette, per tutti, nel sottosuolo cittadino. Da Principi d’Acaja a Porta Nuova.  Se si è fortunati nel  trovare un posto libero, il piacere della lettura è assicurato. Tra una stazione e l’altra pensavo a quanto gradevole sarebbe avere dei distributori automatici contenenti libri. Non sarebbe male. Potrebbero essere, le stazioni della metro, delle mini-succursali delle biblioteche. Biblioteche in movimento. A portata di mano. Per una volta, nella “pancia”, finirebbe  la cultura. Per una sana e robusta…costituzione.Nella stazione Porta Nuova affiorano i ricordi. Dal sottosuolo. Ossimoro. Dove ora un lavoratore provvede al cambio dei cartelloni pubblicitari, inserendoli in una apposita vetrina, dopo aver archiviato secchio, colla e pennello, un tempo vi era il sottopasso. Una “manica” sotterranea che univa. Da li sotto si sentiva il rumore cel tram che transitavano su Corso Vittorio Emanuele ll. Tram che rumorosamente si apprestavano a fermarsi e tram che ripartivano. Rumorosamente. Appena sopra la testa. Diversamente da oggi, che le due “sponde” del corso Sono si unite ma in maniera davvero “internazionale”. Pochi gradini, e si confluiva tra le “braccia” di qualche negozietto. Altre volte, quel sottopasso, era il luogo d’incontro con la propria fidanzata. Forse complice la presenza di una di quelle cabine per le foto istantanee, al tempo in cui facebook non si sapeva ancora cosa fosse. Da li sotto, un anticipo di viaggio, anche solo sognato o immaginato, occhi incollati e persi tra i cartelloni gialli dell’atrio, “partenze“, era uno dei pochi modi per fantasticare vedendoci a passeggio tra le molte meravigllie cittadine del nostro Bel Paese. Poi lo sferragliare del tram ci riportava allaa realta’, fatta di libri, di “ragio” e partita doppia, di diritto ed economia. Il tempo per fantasticare era gia’ concluso. I bus 34 e 35 tornavano a “ripopolare” la zona sud di Torino dopo una giornata di lavoro. La parola Lingotto si impastava di molto: lavoro, turni, tute, catena di montaggio, scioperi a catena e margini di profitto da erodere al capitale, per stare tutti, tutte, indistintamente un pochino meglio. Era di un altro oro, quello operaio, purtroppo nel loro lavoro, poco apprezzato. Anzi. Eppure era una classe.

I capitoli, del libro, tra una  fermata e l’altra hanno portato il pensiero ad altro Capitolo, che lentamente si avvicina, da Roma. Quello che i Salesiani terranno qui, a Torino, sabato. Per l’elezione del successore di don Bosco.

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Lourdes in corso Francia, a Torino

DSC00348 DSC00352Bellissime piantine di fiori, in corso Francia, costeggiano il marciapiede e accolgono ciclisti sulla pista a loro dedicata. La fermata della metro, a due passi. Principi D’Acaja. Una M, rossa. Anticipo di partenze, o di arrivi, per il mare. Un mare aperto, come certe discussioni, a tratti traditore, come sa esserlo, in certi periodi. Schiuma e rabbia mangiano quel po’ che resta. Parole spazzate via, frettolosamente, come briciole dalla tovaglia.  Viaggi urbani ed extra-urbani, che ci sono stati e restano nei ricordi, monchi. Il sole pare un anticipo di marzo. Lungo il tragitto, in mattinata, molta gente, direzione una piccola Chiesetta. Sita anch’essa in Corso Francia.  Folla che usciva e gente in attesa. Tra una messa e l’altra. La Chiesa, con la Madonnina di Lourdes, oggi era in festa. Dal sottosuolo, “memorie” e la metro, immaginata mentre corre e trasporta sul posto di lavoro centinaia e centinaia di persone. Studenti e pensionati. Un tempo, questo era territorio del tram, l’uno. Il “carrozzone”.  Oggi, il corso è libero. Anche se le memorie dal sottosuolo affollano e il caos è quello di un tempo. Confusione. Distrazione. Assenza. Troppi a ruotare intorno a questa rotatoria del corso di vita. Una panchina, nei pressi di queste belle piantine e un libro sotto il braccio “Un uso qualunque di te”, di Sara Rattaro (Giunti editore). Consigliato dall’amico libraio Massimo. Un consiglio, lui che di libri se ne intende.  Ovviamente, La Stampa nella mazzetta. E poi, riti, rituali, e antropologia urbana. Solitudini. Esami. E la vita che continua. Dalle scale mobili della metro, un eco sussurra…”anche senza di noi”.

Torino con quelle piante e un abbozzo di sole, questa mattina era davvero bella.

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Torino di una volta

DSC00081Talvolta, la domenica mattina, Torino ti e si risveglia. Nel passato. E si e ti nutre di passato. Basta fare quattro passi in Corso Francia, uno dei corsi più lunghi della nostra città e più alberato,  per scoprire che lì, su quel tragitto, vi era una stazione-filovia Torino Rivoli. Facile immaginare che dall’altro lato del capolinea, a Rivoli, vi era la stazione in corrispondenza del ritorno, Rivoli-Torino. Oggi, non si trova il  bus numero 36, autosnodato,  e neppure il 38. Solo un bar e nelle vicinanze una edicola.  E sul corso non transita neppure il caro e vecchio glorioso carrozzone tram 1, sostituito dalla metro automatica sotterranea. Una vecchia cabina per  foto-tessera, di quelle anni ’70-’80, buone per scattarsi una fotografia per la gloriosa carta bianca, o, negli anni, immortalarsi  in  qualche fotografia con la ragazza del tempo. Ora, insieme a quella e quelli,  gli uffici Gtt. Poi, col tempo, sono spariti i fili, poi il deposito bus Paradiso,  i bus arancioni e con essi anche Giulia,  con i suoi occhi azzurri in altri occhi, la voglia di ascoltare e di condividere, la sua borsetta e i libri di sociologia ed economia,  le ore passate a studiare a Rivoli e le passeggiate in via Piol, alla ricerca di qualche pasticceria. Su quel bus si consumavano  interminabili chiacchierate su Gorbaciov, imminente a Torino, e del Concord, passato sopra i nostri cieli, e atterrato a Caselle, qualche anno prima, nel mese di ottobre, un mese, in quell’anno, piuttosto mite. E di quei libri, si sapeva già prima. Delle lezioni universitarie. Perché ci si teneva. A lei. Non a Spencer o Keynes.  Ora, col suo trolley, si ritrova in qualche città europea. Insieme a tantissimi altri, quei laureati che partono e che creano. E oggi, sotto corso Francia, in metro, di cosa si parla? Di amori? Quali amori? Amore chi? Parafrasando un politico, dimettendosene un altro. E forse oggi, si dovrebbero dimettere altri, alla domanda, amore chi? o amore cosa? Oggi si mischia tutto, poesie di Francesco e canzoni di Battiato, musica di Matteo e sistema gratuito per mandare messaggi telefonici, poi, si gira il tutto, si mescola, e, oplà, un gran minestrone.  Poi, basta spostarsi verso la cara scuola, con un  Cuore, De Amicis e si scopre come l’entrata era per classi: Maschili e femminili. Il direttore, all’entrata, l’appello, con un megafono. L’infermeria, la bidelleria, gli stampini, ogni settimana stampati sul quaderno: A, a, come amore; B, b come bene; C, c, come cuore.. . La matita, da usare per tutta la classe prima su banchi ancora provvisti di un foro, per il calamaio. Per la penna, avevamo tempo. Quattro anni.  L’abbecedario gigante, il busto di De Amicis. Le cedole per il ritiro dei libri, dal giornalaio, il giorno successivo, il sussidiario, il libro di lettura. Il segretario che le porta, in classe. Cognome, nome, residenza. Tutti in piedi. Oggi, cosa è rimasto di classe?  E della scuola? E nella scuola?Conflitto di classe? Rapporti di classe? Classe subalterna?  In classe con classe o classe senza classe? Probabilmente Ingessati, fuori classe. A scuola.

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