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Black Friday

Spira freddo, aria di neve. In giro, per le vie dello shopping torinese, lungo il nastro d’asfalto a forma di L (via Garibaldi e via Roma)si possono “ammirare” lunghe  code alle casse, all’interno di alcune catene,  mentre all’esterno, occhi e nasi  sono piacevolmente incollati alle vetrine per quelle tante promesse sbandierate e importate che fanno  tanto” Black Friday”. Chissà perché bisogna sempre importare “feste laiche” da oltre Oceano. Il nero dei libri contabili. Comunque, si sostiene che uno su tre anticipa ad ora, ad oggi, a questo “week” i regali di Natale, risparmiando tempo e probabilmente un 30 per cento. Chissa’.  La cosa che stupisce e’ che l’iniziativa cade nella settimana in cui si elargisce un “pacco” per i piu’ poveri. E ce ne sono! Pare siano 5 milioni, assoluti. Quelli relativi, molto di piu’. Basta una spesa imprevistace….Nei pressi del grande fiume, il Po, l’aria è ancora più rigida e  l’istinto sarebbe quello di stringersi ancora, all’interno del cappotto, così, da sparire ulteriormente dentro la nebbia. Senza lasciar traccia. Forse ci piace un pochino, quella sensazione di giocare a nascondino. Che ci rende tanto piccini.  Anche da grandi. I grandi giornali, invece, rinnovati, Corriere e Repubblica si presentano nelle loro nuove vesti, grafiche e di cronaca.  Il primo, riferito alla cronaca cittadina,  “scusandosi per il ritardo”. Il secondo, in genere. Correva il 1976…anno della sua nascita. Per entrambi ho ricordi vastissimi legati alla maturita’. Anni dopo, ovviamente. Quante merendine e caffè sacrificate pur di avere “quotidianamente” l’informazione a portata di mano! Altro che cellulare!!

Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

Verso l’Expo: “uscita didattica”

Expo.19 10 2015 foto Borrelli RomanoTorino 19 ottobre 2015. Alle 5.45 del mattino la citta’ dorme come quasi sempre a quest’ora e io con lei. “Sleep man walking”….penso in un inglese sgrammaticamente voluto ripensando a quel compagno di classe, un tal “Mac”, a quando eravamo noi ad andare in gita, maglio, attivita’ didattica, e non loro, il gruppo che mi appresto ad accompagnare. Alla fermata della metro torinese mi ritrovo da solo. Poco tempo di attesa ed ecco spuntare il “Val”, sistema automatico senza “pilota”. Una decina di fermate e la scena, alla stazione metro, e’ quasi identica. Poca gente come alla stazione iniziale. A parte la classe: si attendono vicendevolmente. Mi salutano. Accompagno proprio loro. Faranno colazione, a gruppetti. Un forno e’ gia’ aperto.Da queste parti un supermercato ha le saracinesche aperte 24 h. Entro.Compero una bottiglietta d’acqua anche se, a dire il vero vorrei appagare una mia curiosita’: raccattare qualche scontrino lasciato come sovente capita e leggerne i passaggi e le compere del popolo notturno. Li arraffo. Li leggero’ poi sul bus, dopo l’appello degli studenti, una terza M, quando qualcuno si esibira’ per un’ora circa in qualche anteprima da Sanremo, come spesso capita. Al punto di incontro o di raccolta,  le classi sono un suddivise in tre bus. I “miei” sono 13, e fortunatamente appurero’ in seguito che le loro ugule staranno calme e zitte. Sul bus il confine e’ per zainetti e cibarie varie: tassativamente, loro, staranno sotto. Qui si che le regole….Appello, biglietti, conto e riconto i presenti. Pronti via. Ok si parte. Attraversiamo la Torino che si sveglia. L’Iveco, gli operai, il primo turno, le forze dell’ordine che controllano il campo rom, l’autostrada. Tempo zero e qualcuno soffre il bus. “Prof.prof.un sacchetto. B.vomita.”  Altro tempo zero e qualcuno chiede se ci fermiamo all’autogrill. Pensa a ricontare ancora 150 studenti! Nooo! L'albero della vita.19 10 2015foto Borrelli RomanoNon e’ possibile. Andiamo dritti e svelti ma non alla velicita’ delle frecce che di tanto in tanto ci passano vicini. L’autogrill ci passa sopra le nostre teste. Da una parte all’altra.Novara, il Duomo e Rho. Ci siamo. Il bus trova il suo stallo. Una lunga camminata dal piazzale 9. Una scala mobile, il varco. I controlli, come in aereoporto e si entra.20151019_092359 “Prof. possiamo andare?” Ok, possono.Ci si rivede alle 13 sotto l’albero della vita e poi alle 17.30 per il rientro. Speriamo bene.Expo 19 10 2015 foto Borrelli Romano

Io mi dirigo verso lo stand don Bosco e Slow Food in omaggio alle tesi e le lauree (mie).

Lo stand dei Salesiani e’ interessante e sara’ smontato  e portato in uno dei Paesi in difficolta’. Tre strisce continue di post-it segnalano il passaggio, le preghiere, le raccomandazioni e i saluti di chi conosce e ha conosciuto la congregazione salesiana. Da qui mi dirigo verso Slow-food e i suoi orti. Qui si possono annusare i prodotti e toccarli provando ad indovinarli. Gli altri Paesi espositori conoscono tutti tempi di attesa incredibilmente luoghi, come annunciato ieri dalle colonne de La Stampa. “L’importante e’ esserci”: Korea un’ora e mezza, Emirati, dalle cinque in su….e cosi via. Un salto al Corriere della Sera: sui pannelli mi diverto a rifare titoli e occhielli. Poi mi dirigo alla Coop digitalizzata. Basta toccare un prodotto e si apre un mondo di…informazione. Per stare dentro l’informazione.

Una considerazione: i costi dei vari bar e prodotti in giro per Expo sono davvero ASSURDI! Ho accompagnato la classe ed e’ giusto che i ragazzi si facciano le loro opinioni e riflettano. Io ritengo che quei prezzi siano insostenibili e che forse il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto dire qualcosa allo stesso modo di come le ha dette il primo maggio.  Anche il Presidente della Regione dal mio punto di vista avrebbe dovuto osservare e criticare (se non lo avesse gia’ fatto) quei prezzi insostenibili per una famiglia che si reca in visita e allo stesso modo per gli studenti. Chiusa parentesi.

Alle 17.30 come promesso, ecco la “mia” classe in attesa davanti ai cancelli. Uno, due, tre…..tredici. Ci siamo. Uno, due, tre, pronti via. Possiamo andare. E’ l’ora di rientrare. Direzione stallo  9, dove avevamo lasciato il bus. La conta, l’appello, l’appello e la riconta.  Abbiamo dimenticato qualcuno? No. Pero’….qualcosa….A meta’ strada una, due, tre voci….anzi 8: possiamo fermarci all’autogrill?

Verso le 19.40 si intravedo o i due grattacieli di corso Giulio Cesare. La citta’ con il suo traffico ci inghiotte.

Alle 2015 il viaggio si conclude con abbracci di papa’ e mamme. E qualcuno rientra in solitudine.

Dal cappello, una storia. Con tanto di …cappello. Almeno per un giorno

Torino 30 novembre 2014, fermata Metropolitana e facciata stazione di Torino Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014, atrio stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli Domenica mattina. Torino, 30 novembre. Pioggia insistente, ma non fastidiosa. Ho programmato di ritagliarmi alcune ore di tempo, di questa mattina, per  imparare a “farmi compagnia”. Un po’ di libertà da utilizzare per terminare la piacevole lettura di un libro, suddividendone il piacere, meglio, quel che restava del godimento di quella lettura, in termini di pagine, tra le due stazioni ferroviarie di Torino: Porta Susa e Porta Nuova. Una lettura, non sotto le coperte, tempo permettendo, ma comunque al coperto. Una buona lettura, ripara sempre. Protegge. In entrambe le stazioni, la prima di passaggio, la seconda terminale, ho cercato una “buona terrazza”, una di quelle di uno dei caffè in esse presenti. Via vai continuo di gente. Scale mobili, tavolino, pila dei giornali. Oggi è domenica, e il Corriere della Sera ha un allegato, Lettura. Repubblica, al suo interno, propone alcune recensioni di buoni libri. Poteva mancare La Stampa. Certo che no. Mi sistemo, come fosse uno scompartimento di un treno. Davanti alcuni turisti aprono come una tovaglia la cartina di Torino. Butto l’occhio. Sembra di volare sulla nostra città. Riconosco corsi e viali alberati e so esattamente quali scuole sono localizzate in alcuni tratti. Il lavoro, non se ne sta mai tranquillo. Dietro, alcuni ragazzi alle prese con tabacco e cartine.  Al mio fianco, qualcuno estrae una carta. Da cinque. Pronto per il conto. Torno sulla mia, di carta, del libro. Dieci pagine a testa per stazione,  per la par condicio. Terminate, pago, e compero uno degli ultimi biglietti della metro, shopping, tre euro per la durata di quattro ore. Tempo di utilizzo, dalle 9 del mattino alle 20. Recupero le scale mobili, attraverso la “dorsale” della stazione, altre scale mobili. Poche fermate e sono nell’altra “pancia”, a Porta Nuova. La metro ha lanciato un fischio. E’ ripartita, direzione altra stazione. Lingotto. Peccato che il Lingotto in questione, sia un centro commerciale. Il Lingotto stazione ferroviaria, è altrove. Dall’altra parte del muro. Recupero la penultima scala mobile. Sono nell’atrio. A destra, piove. Alcune transenne perimetrano la potenziale “vasca”. Sento un profumo famigliare. Odore di stampa, di libri e di brioches. E’ la Feltrinelli.Torino 30 novembre 2014, Porta Nuova, liberira Feltrinelli, foto, Romano BorrelliHo tempo. Dieci pagine in fondo si leggono velocemente. Entro, mi piace la disposizione, l’odore dei libri. Mi muovo a mio agio, tra i libri. Ne annoto qualcuno. Un paio nella mente, altri, sulla memoria del cellulare. Mi piace passare da qui. Quando devo viaggiare, ma anche no. Così, come capita. Appena uscito dalla libreria recupero la scala mobile. Una terrazza, un tavolino. Mi sistemo. Come è cambiata Porta Nuova. Sempre bella. E’ una bella signora che non mostra la sua età. Un po’ di trucco sulla facciata e qualche lacrima al suo interno ci possono stare. Il resto è in ottima forma. A tratti, splendente. Al tavolino, sedute appena dietro,  un paio di ragazze si scambiano le “news” della serata torinese appena trascorsa. Non recepisco se  immerso troppo a fondo nella lettura del libro o se in fondo le ragazze che si scambiano le loro confidenze, con un timbro  alto siano una realtà di fatto.  Fatto è che ieri, a Torino, si è concluso il Tff e all’uscita da una delle sale di proiezione, di una tal sezione, un ragazzo  che era in compagnia di una delle due si è dichiarato, proprio come capitava una volta, con il permesso di un bacio. Tanto di cappello. Forse, non era un caso il voler terminare la lettura del libro, proprio qui, fra viaggiatori e sognatori, nel momento esatto in cui leggo “quanto effettivamente sia lungo il minuto passato con la mano sul fuoco di cui parla Einstein (al contrario di quello, superveloce, che viviamo baciando qualcun*”).Torino 22 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2) E dal cappello non soltanto ne è nata una storia e il biglietto, dopo quello del cinema, per un viaggio nella vita. La cosa curiosa è che ad un certo momento ho sentito le tazze dei cappuccini “baciarsi”, questa volta, senza dolcezza,  e sentire dire la ragazza, alzandosi in piedi: “Io non viaggio più da sola”. Sorrido, chiudo gli occhi, e ripongo il libro. In copertina, una bellissima ragazza, abbraccia un trolley. Il titolo? “Io viaggio da sola” (Maria Perosino. Super ET. Einaudi).

Dopo aver riposto il tutto, giornali, libro, e biglietto, esco per un attimo solo dalla stazione. Ovviamente, restando in tema, caffè espresso. Il tempo di attraversare il corso, e proprio accanto all’Hotel Roma ( fa  sempre breccia il profumo di un grande della letteratura, Pavese.) e  centinai di cappelli esposti nella vetrina, in  vendita, solo per oggi compaiono alla mia vista.  (Alessandro Finessi, temporary shop per un giorno)Torino 30 novembre 2014, piazza Carlo Felice, cappelli per un giorno. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014. Cappelli per un giorno. Foto, Romano Borrelli E dal cappello, una storia. O meglio, dal cappello di quella storia un tema  che si svolgerà a quattro mani: qualcuna  (e qualcuno) da ieri sera non viaggia (viaggerà) più da sola. E per la storia del bacio e del permesso richiesto (e accordato): togliamoci il cappello. Almeno per un giorno.

Ps. è piacevole pensare che il viaggio non termina ma comincia.

Ancora un grazie alla scrittrice Maria Perosino, per questo lascito. Si sente molto la sua mancanza.

Ps. Oggi su La Stampa, in evidenza La Ristonomia. Pagine colazione consigliata. Vot0 7. Felice di esser andato quasi un anno fa. Mi è sempre piaciuto il clima famigliare e …………la sala giornali e riviste poi……..Torino, La Ristonomia, interno. Dove c'era Barattero, gastronomia, ora ristonomia. Foto, Romano Borrelli.

Libri a richiesta stampati in cinque minuti

nuova invenzione

Libri a richiesta stampati in cinque minuti

Presentata a Londra la «Espresso book machine», la macchina che può stampare più di 400.000 titoli a scelta

MILANO – Sembra una grossa fotocopiatrice, questa nuova invenzione presentata alla libreria Blackwell di Londra. La «Espresso book machine» può stampare e rilegare un libro in circa cinque minuti. Con un catalogo di più di 400.000 titoli (che dovrebbero arrivare a un milione entro l’estate), promette di rendere subito disponibili libri ormai fuori stampa o di evitare ai clienti il fastidio di sentirsi dire che un libro è esaurito.

UN LIBRO IN CINQUE MINUTI – Il lettore può scegliere tra i titoli del catalogo accanto alla macchina, quindi premere il tasto «make book» e guardare mentre il libro scelto viene stampato. In cinque minuti circa, le pagine in formato A4 vengono incollate ad una copertina a colori ed il libro esce da un’apertura laterale «caldo come un toast», come riferiscono i giornalisti inglesi che l’hanno provata. Secondo gli inventori, la «Espresso book machine» permetterà alle librerie di far fronte alla concorrenza di siti web come Amazon, offrendo ai lettori un vasto catalogo di titoli difficilmente reperibili altrove (tra gli altri, il manoscritto originale di «Alice nel paese delle meraviglie» di Lewis Carroll o i romanzi di autori come Muriel Spark o Penelope Lively): una manna per accademici, semplici lettori o aspiranti scrittori che possono entrare in libreria con la loro opera su CD e uscire con il libro fresco di stampa.

«INVENZIONE DELL’ANNO» – La «Espresso Book machine» è un invenzione dell’editore americano Jason Epstein ed è stata scelta come «Invenzione dell’anno» dalla rivista americana «Times». Descritta dal suo inventore come una sorta di «bancomat del libro», la macchina ha attratto grande curiosità alla Fiera del libro di Londra ed è stata distribuita negli Usa, Canada, Australia e si trova anche alla Biblioteca d’Alessandria d’Egitto. La «Espresso book machine» presentata alla Libreria Blackwell è la prima in Inghilterra e verrà distribuita nei prossimi mesi in tutte le librerie della catena. I proprietari affermano che la «Espresso» è il futuro, definendola come il più grande cambiamento nell’editoria «dai tempi di Gutenberg». Ancora da definire però rimane il prezzo: i libri ancora in stampa hanno lo stesso costo di quelli sugli scaffali, mentre i libri fuori catalogo costano 10 pence (circa 11 centesimi) per ogni pagina, un libro di 300 pagine costerebbe al cliente circa 33 euro.

24 Aprile 2009

Fonte: Corriere della Sera

“Vendola e Di Pietro, candidature senza moralità”

Liberazione 29-03-2009. Presentato il simbolo di Rifondazione per le Elezioni Europee
Liberazione 29-03-2009. Presentato il simbolo di Rifondazione per le Elezioni Europee

“Vendola e Di Pietro, candidature senza moralità” Inserito da Il Brigante Rosso (del 05/04/2009 @ 12:46:09, Tratto da Il Corriere della Sera)

“Le do una chicca…” La manifestazione della Cgil è appena finita che già il segretario del Prc Paolo Ferrero è impegnato in un’altra iniziativa. Una chicca? Candidate Shel Shapiro che è stata la vera star della manifestazione? “Bè.. ha detto delle cose giuste”. Ma non è del cantante dei Rokers che il leader di Rifondazione vuole parlare: “Quando Gramsci era nella sinistra socialista non fu lui a essere candidato”.

Scusi, parla di Gramsci perché Vendola e Di Pietro intendano?

“Guardi che ci vogliono un minimo di moralità e di etica di partito. Io sono d’accordo con Franceschini e con D’Alema: quelle due candidature sono una presa in giro degli elettori. Eppoi il fatto che anche a “casa nostra”, cioè nella sinistra, si inseguano le modalità di Berlusconi è francamente penoso. La visione plebiscitaria della politica è una vera sciocchezza”.

Di Pietro si candida per fare l’“anti-Berlusconi”.

“Questa è un’affermazione ridicola: Di Pietro sta nel gruppo liberale a Strasburgo, il che significa che vota quasi sempre con il Ppe. In parole povere, lui e Berlusconi, soprattutto sulle questioni economiche e sociali, in Europa parlano lo stesso linguaggio. Quindi chi vuol prendere in giro con questa storia dell’anti-Berlusconi?”.

Non temete di perdere voti dal momento che si candidano due figure di spicco come Di Pietro e Vendola?

“Ma io farò lo stesso la campagna elettorale e mi sbatterò per tutta Italia per i nostri candidati. Farò come ha fatto Berlusconi con Cappellaci. Già, in Sardegna un signor Nessuno ha battuto Soru”.

Dà ragione a Franceschini che dice “no” alle candidature di bandiera. Apprezza che sia anche andato in piazza con la Cigl?

“Per me quello di Franceschini è stato un gesto positivo. Certo, ora devono seguire i fatti, perché coerenza vuole che il segretario del Pd assuma i contenuti di quella manifestazione come piattaforma politica, altrimenti la sua è stata soltanto una comparsata elettorale. Perciò invito Franceschini a battersi con il Prc contro l’accordo separato sul contratto e contro il taglio salariale ai lavoratori”.

Saranno assai contenti di questo suo invito Beppe Fioroni, Francesco Rutelli ed Enrico Letta, tanto per fare dei nomi.

“So benissimo che la ricetta della Cgil è pressoché identica alla nostra mentre è molto distante dalla linea del Pd. Ma in questo momento di crisi si può finalmente ricostruire un insediamento vero dei comunisti”.

Con il Pd?

“Ovvio che no. Però io chiedo al Pd di mutare rotta, di combattere insieme a noi contro il referendum elettorale, di non limitarsi all’anti-berlusconismo ma di fare invece una battaglia anche contro la Confindustria e quando serve pure contro il Vaticano, perché fa specie sentire che Fini è su posizioni più di sinistra di Franceschini”.

Forse, Ferrero, se il segretario del Pd la sentisse parlare si pentirebbe di essere sceso in piazza con la Cgil…

“No, perché io credo che in questa fase ci sia uno spazio per ricostruire una sinistra degna di questo nome in Italia”.

Se lo slow aiuta

Ieri sera, dopo aver effettuato una lunga corsa, con alcuni compagni di palestra, mi son ritrovato a discutere di politica, della situazione attuale, economica e non solo. La gente che ha letto le vicissitudini del Partito della Rifondazione Comunista ha una visione distorta di quanto è successo. Chi ha l’intenzione di restare nel partito è vista dai più come “stalinista”. Chi vorrebbe uscire dal partito, è connotato come una persona che merita stima poiché ha una “visione migliore della società ed una lettura più attenta di quanto ci sta intorno”. Io non condivido questo pensiero, anche perché mi pare che l’elettore, nel chiuso di una cabina elettorale, ha dato torto, non solo al progetto di un arcobaleno, ma ai quattro partiti che includevano l’arcobaleno stesso. Vedo che la gente si è informata dai giornali che come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ecc. i quali hanno riportato una realtà che non ci rappresenta, non ci racconta, nel senso che è venuto fuori un gruppo di militanti che bisticciano su di un giornale. A me piaceva Vendola quando scriveva gli editoriali “il dito nell’occhio”. Mi piaceva aspettare quel giorno della settimana per leggere il suo articolo. Mi piaceva il contenuto e come scriveva; mi piacevano le inchieste, e ogni volta che sono stato a Roma, o che ritorno a Roma, guardando dal fondo di via Marsala, penso alle sue “inchieste” portate avanti nei pressi di Termini. Però, però, però……IO penso che sia giusto avere un partito che affondi le sue radici in un movimento operaio, che si occupi di operai, di salari, di emarginati, di persone che non riescono a vivere con 600 euro in cassa integrazione, che non riescono a comprare il fabbisogno, che guardano perennemente gli altri, quelli che possono. Ora, io mi accontenterei del giusto.
Oggi, ho sentito, finalmente, dico un gruppetto di ragazze che si chiedevano”: ma perché non possiamo trovare la persona giusta e sposarci presto come hanno fatto i nostri genitori”? Ed una delle ragazze rispondeva:”è la precarietà che non lo permette; oggi tutto è precario, ed anche i sentimenti lo sono“. Le guardavo ed ho visto tanta tristezza nei loro occhi. Forse esiste ancora tanta voglia di “principe azzurro”, ma non si è più capaci di farglielo sognare.

Giovane artista di strada
Giovane artista di strada

Allora è vero quando si dice “qualcuno ci ha rubato il futuro“. Vorrei essere rappresentato, vorrei che qualcuno intercettasse i nostri bisogni, elaborasse le nostre domande, riuscendole ad aggregare, e finalmente fornire una politica adeguata ai nostri bisogni, alle nostre esigenze. Comprendo che non è come mettersi davanti ad un distributore automatico di bevande; proprio per tale motivo occorre” tornare alle radici”. Perché bisogna guardare altrove? Perché dobbiamo subire la nomea di “stalinisti”? La società cambia e allora bisogna montare tutti sul treno superveloce? E i pendolari li facciamo fermare nelle stazioni, facendogli accumulare ritardi su ritardi? Dobbiamo continuare a guardare alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni, ad altri mondi che non sono nel nostro campo visivo per tralasciare la parte più umana, quella fatta di carne ed ossa? Ma, dove sono andati a finire tutti quei soggetti che mi entusiasmavano quando salivano sul palco a tener comizio, a suscitare emozioni? Hanno già prenotato “una poltrona” su un treno superveloce?

Uccellino fa amicizia
Uccellino fa amicizia

Ma, guardiamo chi nel 1987, rendendosi conto che il fast stava devastando tutto, ha strizzato l’occhio allo slow; in questo modo ed in questo mondo, si è riscoperta tutta la tradizione del mondo contadino, del sapere e dei sapori. Con lo slow si riesce ad ascoltare anche chi, sottovoce, racconta un fatto, una storiella, all’apparenza poco interessante, ma che recupera un pezzo del sapere, dell’identità di qualcosa o di qualcuno. Personalmente penso che di questo abbia bisogno un partito: di tornare tra la gente, fermarsi ed ascoltare i bisogni, e chiedersi non solo perché la gente sta male, ma perché ciò è capitato.