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Un giro per Torino

Bellissime immagini nel Cuore di Torino.Davanti alla sede del primo Parlamento Subalpino. Piazza e palazzo avvolti da un pallido sole di ottobre.  Immagini, visi partecipanti di una Terra Madre, un evento biennale  che porta (e portera’  sotto la Mole, a Lingotto Fiere, dal 23 al 27 ottobre) a raccolta, qui, a Torino,  allevatori, contadini, pescatori, agricoltori di tutto il mondo. In una atmosfera quanto piu’ possibile, equa, pulita, giusta. Un evento iniziato una decina di anni fa, al palazzo del lavoro. Un incontro biennale gemello e parallelo al Salone del gusto. A Palazzo Nervi ricordo quel primo appuntamento di Terra Madre20141010_174222, dall’altra parte della via tagliata dal “18” e dal tram 1, oggi “interrata” con la metropolitana torinese, il palazzo del lavoro che fu, con i suoi piani, la sua pista, e le piste che sarebbero arrivate, a Cinque Cerchi. Passion lives here.  passion lives….”livid…” there. Oggi, Un centro torinese  davvero in fermento. Librerie piene, i portici pure. La carta, da qualche giorno, e’ tornata al proprio, domicilio, traslocando domenica sera, dai portici. Via vai continuo in quelle che sono corsie dello shopping o del solo buon osservare. Vasche su vasche e fontane in piazza Cln con il, Po e la Dora che osservano tutto questo lento incedere. I tram sferragliano,  portando ora di qua ora di la, gente talvolta distratta, comunque leggera, da sabato pomeriggio, senza tanto stress addosso. Ci si parla e confronta. Con tanta intesa. Quella un po’ opaca, a mio svantaggio e  per pochi altri che invece e’ rimasta attaccata al tram. Il futuro e’ un buco nero in fondo a un tram, cantava Jannacci. Senza 59 nell’intesa, tutto come prima. A gruppi le discussioni da bar dello sport, ma mica poi tanto, che accompagnano  ogni movenza  sono quasi le stesse, il tfr, tutto, dell’ultimo anno, al mese, accantonato al bilancio o al fondo e chi al fondo vorrebbe mandarcelo. In fondo in fondo. In lontananza sembrano puntini e solo nei loro pressi ci si rende conto che hanno eta’ diverse fra di loro ma con argomenti in comune: saggezza e meglio gioventu’ a braccetto e quest’ ultima reduce da una giornata, quella di ieri,  di manifestazione e corteo per reclamare davvero una buona scuola. Gioventu’ con sopraciglia piegate ad arco, preoccupate, angeli  custodi sopra i figli, i loro occhi, che scrutano il mondo e le sue bellezze. Occhi grandi, di ogni colore, vulnerabili, belli. Occhi nocciola, capelli intrecciati, insieme ai ricordi, tenuti fermi da una penna che non scrive più, e tempi e modi ne definiscono la sostanza delle cose. Ancora, partito liquido, con tessera, senza tessera, comitato elettorale, sfoltimento dei contratti e contratti a tutele crescenti. Articolo18. Ma quando tornera’ questo benedetto lavoro? il lavoro. Fosse un film o un libro, si chiamerebbe la tenuta, ne sono certo….poco distante una coppia canta “io senza te, tu senza di me”…Tutto come prima. Sembra una giornata da libro, o da libri, con “il passato che e’ in me”. In effetti, un giro lo avevo fatto, nel cuore di Torino, per un libro. Era da un paio di giorni che ripetevo come un mantra, e mi ripetevo che “un giorno devi andare”. In effetti il libro scelto,  riguarda una tanto attesa, “Attesa di Dio”, di Simone Weil. Ora non mi resta che sfogliarlo. A casa, pero’.
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Lavoro, solidarietà, volontariato….referendum

Alla lavagna.Valori importanti: amicizia, amore, famiglia e molti altri. Mancano pero’ lavoro, solidarietà, volontariato. Non solo non è presente l’operaio Faussone, descritto ne “La chiave a stella”, di Primo Levi, e neppure un riferimento ad un filmato quale “Amianto, storia di morte” di Giuseppe Orciari, già Sindaco di Senigallia e Tommaso Mancia, un filmato che ci ricorda come si muore e si continua a morire sul posto di lavoro.
Manca, non solo scritto con il gessetto, il termine lavoro; mancano anche termini come solidarietà, volontariato. Magari in questa Italia del 150 si conosce l’articolo uno della Costituzione, dove si ribadisce che il nostro Paese è fondato sul lavoro, un lavoro perso, dall’aprile 2007 da circa 460 persone ogni giorno, senza contare i “sospesi” che vivono in una sorta di limbo: invisibili, per un totale da due milioni. Perchè manca il termine lavoro, provo a chiedere? Perchè, mi rispondono alcuni ragazzi, “è lontanto dai nostri orizzonti”. Strano, che in un Paese come sostiene l’Istat, un under 24 su tre “è in giro”, o meglio, a spasso. Per non contare la nostra provincia, a Torino, dove il tasso di disoccupati è raddoppiato. Non demordo, provo ad immaginare di tracciare una “short story”, una narrazione personale. Quanti di loro avranno avuto un genitore o un parente, anche lontano in cassa integrazione o mobilità o disoccupato? E allora le mani si alzano, prima timidamente, poi, sempre piu’. Altri chiedono cosa sia la disoccupazione, altri ancora la mobilità. Qualcuno prova, sulla base dell’esperienza personale, “il sabato non posso uscire, perchè quei dieci euro per una pizza, tolti al bilancio famigliare, romperebbero un certo equilibrio che solo la sapienza della mamma riesce a mantenere”. Altre mani si alzano, chi chiede cosa sia un ammortizzatore sociale e chi perchè l’insegnante, ogni anno è costretto a cambiare scuola. Altri provano a chiedere come mai alcuni insegnanti terminano il loro lavoro a giugno altri a settembre. Ma non si vive sotto lo stesso tetto? Si, ma i contratti sono differenziati.La discussione, provo ad immaginare, prende altre pieghe; si cerca di comprendere il lavoro, nelle sue forme, se meglio quello dipendente o quello indipendente. Si cerca di capire meglio la congiuntura economica. Un giro, una “cavalcata” che tocca temi quali la solidarietà, il volontariato, lavoro, che manca e quando è presente con quali nessi e quali sfaccettature con il tempo libero. Solidarietà informale piu’ forte, nel caso di disoccupati al Sud che al nord. L’analisi continua, con alcuni articoli della costituzione, quelli sui referendum, gli articoli della Costituzione, il 75, il 138. Una bella discussione che tocca temi di economia, comprese l’inflazione, la delocalizzazione, la deindustrializzazione. Penso ad un film “I lunedì al sole”, storia di una deindustrializzazione di Vigo, con i suoi cantieri navali smantellati.
A proposito di referendum. Una grande possibilità, per continuare a dire ancora la nostra, dopo aver imbandierato di arancione numerose piazze. “Scassiamo ancora”, alla De Magistris.

Il 12 e il 13 giugno, “riferiamo” alle autorità, 4 Si secchi.

Si per dire che siamo contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di prviati (scheda di colore rosso-quesito 1).

Si per dire che siamo contro la norma che permette il profitto nell’erogazione del bene acqua pubblica (scheda di colore giallo-quesito 2).

Si per dire che siamo contro la costruzione di centrali nucleari in Italia (scheda di colore grigio-quesito 3).

Si per dire che siamo contrari al principio che il presidente del Consiglio o un ministro possano chiedere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano scheda di colore verde-quesito 4).