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L’estate nel “cuore” d’autunno

Torino. Estate nel cuore d’autunno. Torino 13 11 2015 foto Borrelli RomanoBraccia che si aprono e accolgono. Torino, piazza Statuto, 13 11 2015.Romano BorrelliCome i portici della nostra citta’ che abbracciano e avviluppano. Non si riesce a comprendere in quale stagione siamo immersi. Fa caldo. Il sole scalda le case e le ossa, nell’estate di San Martino. Qualcuno ha scritto e molti ne parlano dell’effetto “biscotto” , smog che sovrasta la nostra citta’ vista collina. Effetto collaterale. E non solo. Non fa freddo, almeno come dovrebbe. Ho voglia di mare, vorrei fare un bagno, a mare, in Salento. Ho sete. Parecchio. Di molte cose, talune inespresse. Forse ho la febbre ed il tepore e’ ancora piu’ intenso. Al Valentino, il parco degli innamorati di Torino al cui interno si custodiscono segreti oltre che una bellissima riproduzione medioevale, scoiattoli corrono e si avvicinano all’uomo alla ricerca di cibo mentre i cani rincorrono i primi in un circolo vizioso. Foglie mosse dal vento, appena accennato, e una musica intorno del tutto dolce, composta e suonata dal frusciare degli alberi.  Alberi che provano ad indossare abiti dai nuovi colori. Voci e nomi di donne si ricorrono nel tempo: “Stefania, Marta, Laura”, urla impazzite di mamme vigili. Ne accarezzo ricordi e parole. Voglia di gelato, di maniche corte, coperte ma scoperti sui prati del Valentino, a ripassare o preparare una lezione: una storia realmente accaduta, a Torino, una lettera, quella di Diego a Marilisa, una lettera- libro, di Kafka, e lettere di Freud. Il percorso di studio e’ bello, interessante. Cominciamo da una lettera, contestualizzandola, poi, si vedra’. Per ora, godiamoci la bellezza di questa citta’ con uno sfondo poco…autunnale.

Piovono libri

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Torino, piazza Castello, sotto la pioggia battente. Una magia. Atmosfera magica. Romantica. I riflessi e i giochi  di luce contribuiscono a rendere ancora più magica l’atmosfera. Sul selciato, il lucido. Poche ombre. Molti ricordi. Questi si, davvero tanti. Si addensano.  Le fermate del tram e del bus, prima, “quando c’era la rotatoria e i tram giravano intorno”.  Sembrano parole di qualche anziano ancora sospese dai tempi dei lavori. Con le quattro aiuole, i fiori poi.  Un giardino in centro. Un giardino al centro. E da che mondo e mondo, con un giardino è davvero vita. Ricordi. Memoria. Tu. Io. Noi. “Chi?” direbbe qualcuno. Così tanto di moda.  Nel politicamente scorretto. Nei pressi del centro, alcune librerie. A Torino, piove, ma piovono anche libri. E tanti. Con un libro non si è mai soli. Verissimo. Ma la solitudine è necessaria. Allo scrittore come al lettore. Entro. Libri, libri, libri. Un posto ideale. Come quel giardino del “fin dalla notte dei tempi”. Anche se, mica tanto notte. Tutto era Luce. Tutto è Luce, come un personaggio di un libro appena letto e suggerito da questa bacheca. “Un uso qualunque di te”. La bacheca con i consigli,  mi piace. Mettere un “mi piace” non sarebbe davvero una cattiva idea. Tanto per cominciare. Anche se non si compra. Ma è bella come idea. Trovare gente che legge i titoli dei libri suggeriti e da li andare nello scaffale giusto e provare a incuriosirsi.  Una idea. Ma va bene anche l’idea dei consigli: nonostante tutto quel che si sente in giro, la gente legge. E parecchio. Calligrafie diverse., suggeriscono. E la mente fantastica: era un uomo? una donna? ragazzza? ragazzo? operaio o impiegato? L’avranno letto in treno o in bus? Letti di notte? Mani, biro, provenienti da ogni dove. Lettori  che hanno già letto un libro,  e lo scrivono, per i posteri,  e autore di quello che si incontrano, sempre su di un pezzo di carta e con la carta aiutano all’incontro. Un felice incontro con ulteriori potenziali altri lettori. Da quei post-it e da quei tratti di penna si materializzano in continuazione nomi di città, nomi di donne, uomini, amori, luoghi, non luoghi, viaggi. E’ un posto, questa libreria, come tutte le librerie,  dove puoi girare il mondo stando fermo. Come una gita a Roma.E’ un continuo brulicare. Come sosteneva Dosteoevskij: in una stanza ci possono stare milioni di anime. Qui, città intere…Stupendo. E di lì a poco, alcuni personaggi fuoriescono. Cominciano a parlarci, a raccontarci, raccontarsi, amarsi, odiarsi, riprendersi,  una città, la storia da dove provengono, che poi, è proprio da quelle pagine che vengono. La loro casa. La loro dimora…e così cominciano… Una stazione, Brignole, una piazza, il capolinea dei bus. Una pensioncina, Fiume. “Fiume”. Come la vita. Una fuga, lenta, continua, fino allo sbocco naturale. Il mare. E nella fuga, incontri, tradimenti, ritorni. Ma poi, è sempre il mare che accoglie. Come una madre. Incontri. Come quando ci si parla. Personaggi che cominciano ad animarsi. E prendono il volo. Uno, scende dal treno e comincia a chiedere  ad una lei dove è il mare, e quale bus ci andrà.  “Ci andrà ancora quello snodato verso Quarto? Dove c’era il monumento. Era proprio lì che faceva capolinea. E lì restavamo abbracciati a guardare il tramonto. Dietro, le gigantografie annunciavano il prossimo concerto di Ligabue. E poi,  davanti a loro, scesi dal bus, il mare. Ci sarà ancora quella trattoria dove si potevano mangiare gli spaghetti, buoni buoni con i muscoli?“. La sera,  poi, dopo il rientro in città, con lo stesso bus, dopo aver provato a fare il bagno, una lunga passeggiata, tra gli urletti degli scolari, lungo il viale di Corso Italia e le rocce che costeggiano il mare, a mangiare un gelato, in quella piazza così grande, dove le luci illuminano tutto. Quella piazza, dove a settembre ci fanno la festa dell’Unità. Luce. Luci. Che illuminano anche i pensieri. La collina alle spalle. Il mare, le lampare, davanti. Quell’aria che ti viene incontro, che te la porti  addosso e che solo a Genova si riesce a trovare e ritrovare. Genova, col suo porto, Caricamento, i caruggi,  il faro, la lanterna, la pista con gli aerei, De Andrè……la focaccia. Genova. Ma, è vero che a Genova esiste la metropolitana?”… Brignole…Un altro personaggio, intima, ammonendomi: “Non volare via”. Mi ridesto. Forse era un richiamo. La richiesta d’attenzione. Forse voleva che scegliessi proprio quel libro. Non volare via.

Al risveglio, tra la moltitudine dei consigli dei lettori, Un suo qualunque di te, di Sara Rattaro e La memoria degli alberi, di Alice Corsi.  Dalla lavagna “consigli dei lettori”, ottima idea pensata nella libreria Coop di Piazza Castello, a Torino, “piovono” tantissimi post con  i titoli dei libri e i loro rispettivi autori.  Bellissima idea. Davvero.

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“Se non ci sei ti aspetto”

DSC00440Nell’epoca della societa’ liquida, basta un niente, un click sbagliato e ti ritrovi tempo zero, in altro luogo o in un non luogo. Ma capita anche che con i click sbagliati ci si ricamino sopra le storie, vere o fasulle che siano. Come una maestra non piu maestra diventata nel frattempo professoressa, prestata sempre alla scuola, ma in modo “superiore”,o, ancora, dello studente divenuto professore nella stessa identica scuola dove si era diplomato poco tempo prima. E questa sì che e’ una grandissima gioia e storia di riscatto personale. I casi da raccontare e snocciolare sarebbero tantissimi. Ma questa volta , in questo caso, in questa storia, lasciata ai bordi di una strada, “il mondo non è leggero’ o liquido, ma è davvero pesante. Tutta colpa di una  innocente cartolina, recapitata in un luogo sbagliato. Quindi, non, un non luogo, ma in effetti, un luogo, ‘a tutti gli effetti’. C’era tutto. Combaciava tutto. Solo il destino ci mise , lo zampino. Una lettera e un biglietto raccontano una odissea. Di pezzi di carta e di persone. Una cartolina che una persona ignota ha deciso di consegnare nel posto dove avrebbe dovuto esserla. Consegnata. Con l’odissea di un viaggio non calcolato. La raccontava alcuni giorni fa, lasciando su strada alcuni stralci della sua esperienza.

“Alcuni kg fa, decise che sarebbe partito. Una puntata aggiunti e del tutto personale della trasmissione “posta per te” .Un’improvvisata. Una sorpresa. Forse. Decisa già fin dalle prime luci dell’alba. Il treno era quello delle 21.05. Numero 791. Il numero e il posto della carrozza, bhe’, quelli sono importanti per la trama. E forse per nessuno. Le luci della stazione contribuivano ad illuminarla tutta nella sua maestà ottocentesca. Era immensa.  Forse un ministero, agli inizi. Alla fine, un imbuto. Per pochi. Una strozzatura, in fondo. Un nodo. Come quei nodi nella gola che ti prendono, e non ti lasciano più quando a circolare non sono i treni, ma i pensieri. I distributori elettronici, fuori uso. Da fuori si vedono merendine, panini e altro che mai, nel cuore di quella notte, si potevano avere.   In fondo, o agli inizi, il cartello elettronico, con l’orario di partenza e un pannello rosso e bianco, sui due ammortizzatori. Peccato fosse uno degli ultimi treni posizionati sul fascio dei binari. E forse sarebbe stato uno degli ultimi treni in partenza,  prima di “rottamare” i treni notturni. All’interno, freddo, gelo. Il buio della carrozza conciliava e obbligava a dare il benvenuto al sonno. La notte era lunga. Metà, la si conosceva. In compagnia del dondolio e di altoparlanti che annunciavano l’arrivo in stazione e di quelle che sarebbero venute incontro. Il resto della nottata, una sorpresa.  E così fu. Per metà tempo, seduto, su di un sedile in pelle e braccia incrociate sul bracciolo. Tendina chiusa, per lasciare fuori occhi intrusi e curiosi. Arrivò. Nel cuore della notte.  Una rampa di scale, un sottopassaggio, ancora una rampa di scale, in salita. Qualche sbandato, sdraiato a terra. Oggi, gli sdraiati, sono sdraiati tra le pagine di un libro. Anche. Altri vagabondavano, per sentire meno il freddo, che entrava nelle ossa. Un soggetto poco “rassicurante” guardava una “balilla” per i giornali. Anche per questi, era ancora presto. Per uscire. Forse, ancora  sdraiati nelle culle delle rotative. Il profumo del mare lo sentiva ed entrava nelle narici. Era li, a due passi. Navi con le bocche spalancate,  simili a balene spiaggiate, ma vive, come affamate di automezzi, che ad uno ad uno inghiottivano, per vomitarle  dall’altra parte, oltre il mare. Le luci della collina erano nitide. Di tanto in tanto, il rumore di qualche moto, pareva entrare nell’atrio e nella sala d’attesa. Lentamente, molto lentamente, il tempo al bar Dante, passava. Tra posta elettronica e qualche giornale datato. Cronaca cittadina di quel posto. Cominciava a farsi alba. I primi treni regionali cominciavano a partire e risalire la dorsale. Di li a poco, anche il suo. Di tanto in tanto, gli occhi gli si chiudevano, e quando no, una domanda gli balenava in testa. E se………….ma oramai, la famosa  cartolina doveva essere recapitata al posto e al destinatario giusti. Il tormento se nonostante gli anni, quella persona abitasse ancora li era come una ggccia d’olio che lentamente si instillava nel cervello e lentamente si apprestava ad avvolgere ogni minuscola parte del suo corpo, immobilizzandolo. Ma di li a poco, una risposta se la dava e si rassicurava.  cosa avrebbe fatto se nessuno…Bhe la risposta l’ha fornita lui direttamente. Armato di spry, avrebbe lasciato il suo segno, una z di  zorro notturno, o qualcosa di simile. Alla fine, dopo aver pensato e ripensato scrisse… “Se non ci sei, ti aspetto”. Sapeva che con quel viaggio notturno aveva risparmiato la bellezza di 54 kg di CO 2, ma aveva anche contribuito a trasformare un muro in un foglio di carta. Sciupando per sempre un edificio così bello.  Forse c’era ma non c’era, o se c’era, non voleva esserci. E allora, Se non ci sei, ti aspetto. Fiducia concessa. Intanto, la cartolina, il soggetto ignoto, e’ riuscito a trasformarla in un muro. In questo caso sarebbe stato meglio trasformarlo in un wall del virtuale. L’ unico dubbio e’ che  on ci e’dato sapere sequella cartolina e’ srarfinalmente consegnata. Alla persona giusta.