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“La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda”

In treno, a qualsiasi ora, i temi fondamentali sono sempre gli stessi: calcio, grande fratello, amici …. attualità? politica? Macché!!! Colgo l’occasione per leggere qualcosa. “Carta”, un buon settimanale, che da pagina 36  in avanti dedica un bell’articolo “all’assemblea dei 5 mila”,  assemblea riunitasi a Bologna il 30  ottobre. Un’assemblea di delegate e delegati Fiom. Un pensiero che va subito a Barbara, a Palazzo e molti altri ancora. Per fortuna ci sono loro. E hanno bisogno di molta solidarietà per contrastare “il colpo di stato sindacale”:  a questo si oppone, la Fiom, facendone una questione di democrazia. E la Fiom ha ragione: per la prima volta, si assiste ad una compressione salariale. 110 euro di aumento in tre anni: contratto firmato dagli altri (Fim, Uilm, Federmeccanica). A volte penso che non ci sia la volontà di “denunciare”, di “informare”, anche sui luoghi di lavoro. Ho provato a guardare nella bacheca sindacale, per vedere se i lavoratori  pubblici erano stati informati dei “nuovi arresti domiciliari” in caso di malattia (reperibilità passata da 4 a sette ore:  dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00). Niente. Sul fronte della denuncia, cari professori, che oggi stesso vi siete lamentati per la mancanza di un collaboratore capace di coadiuvare il vostro lavoro, scioperate quando è ora! Lamentarsi tardivamente non serve. Oggi la mancanza non riguardava voi, ma magari, domani ….. Quando si indice uno sciopero, guardate il merito e aderite. Oggi non tocca voi, domani potrebbe  però toccarvi. Il viaggio conosce una stazione intermedia, una fermata che  mi concede la possibilità di osservare un treno, fermo,  più in là, in  attesa di poter ripartire in direzione opposta: è pieno, con la gente in piedi. Eppure siamo in tempi di Freccia Rossa… Guardo il tabellone dell’orario che indica “solo cinque minuti di ritardo”; come in seguito  ho saputo , nelle stazioni intermedie, il ritardo non conterebbe sulla tabella di marcia. del treno ai fini del calcolo del ritardo finale. Peccato che per me si, però. Il treno riparte, cambio giornale e scopro quanta è meravigliosa “questa globalizzazione”: “Licenziati e senza casa la crisi degli immigrati” (La Stampa 4 novembre, articolo di Andrea Rossi). Immigrati costretti ora a chiedere soldi là dove fino a poco tempo fa li avevano spediti. “E’ il liberismo, bellezza, che ti spreme fino alla fine, in una lotta continua fra poveri contro poveri”. Una “guerra” che continua anche sul versante docenti: sta infatti partendo la nuova “olimpiade scolastica dei master”: come nella raccolta punti del mulino bianco, un master fa  tot punti.  Master, tutti a pagamento, ovviamente. Più ne fai, più punti maturi. Chi ha soldi, va avanti, chi non ne ha, resta indietro. Nella graduatoria. Alzo gli occhi al cielo e dico, “no, cara Stellina, non siamo una minoranza. Non mi meriti.” E come scritto su uno striscione, “La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda“.

“92 volte Palazzo”. Fiom Denso: buon risultato

Buon risultato raggiunto dal pluri delegato Fiom, Claudio Palazzo. 92 consensi, i suoi. La Fiom “porta a casa” 5 delegati. Finalmente un’altra buona notizia. Il sostegno espresso da questo blog a  candidati Fiom, nelle ultime elezioni sindacali alla Skf e alla Denso, ha portato bene. Prima Barbara, ora Claudio.  Notizie positive che purtroppo fanno il paio con notizie negative. Proprio nei giorni passati, sia la Repubblica, sia la Stampa, riportavano notizie poco entusiasmanti.  “Antonio, a casa dopo 20 anni di posto fisso. Ho perso il futuro senza avere colpe” (di Roberto Mania, pag. 13 del 3 luglio 2009), la Repubblica. “Termini, operai Fiat in piazza. Cortei, blocchi e picchetti contro la decisione di non produrre più auto dal 2012″ (di Francesco Grignetti, pag. 8 del 30 giugno 2009), la Stampa.  Orgoglio operaio, citava quest’ultimo articolo. A questo bisogna far ritorno. Ritornare al mito della lotta di classe, alla lotta contro  la flessibilità, precarietà  e tutte le forme di sfruttamento e oppressione. Luglio, un mese particolare nella storia del movimento operaio. Torino e “i fatti di Piazza Statuto” del luglio 1962. Una data che è una svolta, una data che era stata la fine degli accordi separati. Era il 1962…..Oggi? Qualcuno la ricorda ancora? …. Ora godiamoci il buon risultato di Palazzo, e della Fiom Denso di Poirino.

Sconfitta ma dato incoraggiante

Ieri sera si è svolta presso la Federazione di Rifondazione Comunista di Torino una riunione d’area, Essere Comunisti. Non entro nel merito degli interventi. Ognuno di noi, (eravamo una trentina) partecipava emotivamente, con un ascolto attivo, anche se, ancora frastornati. Una sconfitta, certo, ma un dato incoraggiante se paragonato all’esito di un anno fa: l‘esito fallimentare dell’Arcobaleno. Dall’introduzione del Segretario regionale di Rifondazione, Armando Petrini, che non voleva essere soltanto un’analisi del voto, si è avuto un panorama più chiaro rispetto alle notizie e alle idee che formuliamo con quelle rispetto alla situazione attuale e alle prospettive del nostro partito. Ringraziamenti a tutti per il lavoro svolto, nonostante le avversità con cui abbiamo fatto i conti: deficit di comunicazione, soglia di sbarramento, scissione nella scissione in alcune federazioni. Perdita secca del 60% dei consiglieri nelle amministrazioni, rispetto a cinque anni fa; dato deludente, nonostante gli sforzi, per il nostro candidato, Tommaso D’Elia. Abbiamo totalizzato un deludente 1,8%. Un ultimo dato, i Comunisti Italiani risultano meglio strutturati rispetto a Rifondazione. Insomma, davvero “chi siamo e non essere detti”, si, come dire, diceva Liberazione qualche giorno fa, “o ti racconti o sei raccontato“. In ogni caso, la nostra esperienza, quella europea, che ha visto le forze comuniste ed anticapitaliste, non va messa “in soffitta”, ma va continuata. Così e di questo si discuteva ieri sera, fino a notte inoltrata, con numerosi interventi. altri dati sono stati riportati. Quello più vistoso fa riferimento alla percentuale enorme dell’astensionismo che ha colpito, in maniera meno rilevante, l’Italia. Poi, i due milioni di voti persi dal Pdl e i quattro milioni di voti persi dal Pd. Interessante anche l’intervento di Luigi Saragnese. Prima di recarmi in Federazione, e nei giorni passati, ho ascotato numerosi amici e colleghi di lavoro, che hanno bocciato “la scissione”, scissione non voluta certo da chi è rimasto nel partito, e in ogni caso, la somma aritmetica, in politica, non è mai un dato verificabile a posteriori. I tre e qualcosa di Rifondazione piu’ i tre e qualcosa di Sinistra e Libertà, non è detto che avrebbero dato un risultato pari a 6 e qualcosa. Io ripenso ai dati raccolti nelle sezioni dove ho svolto l’attività di rappresentante di lista e li ho sintetizzati cumulandoli con altre sezioni della circoscrizione 7. Rifondazione comunista che ha ottenuto sempre buoni risultati si è fermata al 4,15%; per la cronaca Sinistra e Libertà al 3,76%; Partito Comunista dei lavoratori, 0,75%. Un quartiere dove ottiene buoni risutati anche l’Udc, con 6,44%.Continuo a pensare al lavoro svolto in un anno, con tutte le attività connesse, e più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sarà faticoso e impegnativo il cammino verso la riproposizione di quello che vuol essere un partito capace di rappresentare certe fasce di popolazione. Ripenso a agli avvenimenti degli ultimi venticinque anni, con la vittoria dei manager, e la loro prepotenza, ma soprattutto, la voglia di molti nel cercare di emularle le loro gesta, al solo scopo di trarre profitti nel giro di pochissimo tempo, abbandonando lo studo ,e la passione degli studi classici, dei personaggi storici che hanno scritto davvvero pagine interessanti di storia, e quello che più preoccupa è il fatto che recuperare tutti questi anni sarà sempre più difficile. Già, “chi si ferma è perduto” sembra questo il motto di molti, che non tiene conto dei tantissimi che arrancano, che stanno dietro, che non hanno il passo giusto. Ma per questi “nuovi dei” al “chi si ferma è perduto” aggiungono anche il “business as usual”. Eppure anche la Cei, Conferenza Episcopale Italiana, qualche giorno fa, per mezzo del suo segretario generale, Mariano Crociata, affermava che “Il lavoro, che già prima era precario, ora lo è diventato ancor più e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Già, le forme di lavoro. Ieri sera pensavo a noi, che ci siamo scritti e parlati, da Daniele a Rosina, da Barbara a Massimo, e con quanti non scrivono ma raccontano, come i delegati della Fiom Denso di Poirino, (che si avvicinano a nuove elezioni, e che da qui ribadisco: votate Fiom!): noi non siamo cambiati, svolgiamo con passione e interesse le identiche cose di prima, solo che la forza di cui disponevamo un tempo era maggiore rispetto ad oggi. Forse questa espansione della Lega è dovuta anche al fatto che siamo un Paese dove otto su dieci hanno genitori, nonni, e noi stessi, che continuiamo a vivere negli stessi posti, esasperando, forse, forme di “localismo”, là dove le ideologie erano pregnanti. Ora, l’essere “intermittenti” non delega, perchè è la paura che attanaglia. E così, davvero, per capire ciò basterebbero due immagini che mi ha suggerito la lettura di un libro (e chi mi ha riportato indietro con la memoria), a pochissimi mesi fa. La differenza la fanno due personaggi: una dipendente Alitalia, e le foto di alcuni giornali che mostravano manager intenti ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo il tracollo finanziario. Poca comprensione per la prima, rappresentante in quel periodo, di molti altri colleghi, con situazione analoga, comprensione per i secondi. Peccato che anche “l’uscita” di questi ultimi, dal loro posto di lavoro, fosse accompagnata da una “buona uscita”: bonus, incentivi, maxi liquidazione, ecc. La differenza? Bhè, lasciamola raccontare da lei: “Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo avrei dovuto arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovutgo guadagnare di meno”. Quanto? “Mille euro circa”. Ora, mi domando come mai, così vasti strati di lavoratori preferiscono farsi rappresentare da soggetti politici vicini al capitale. E non ho parlato di un altro mondo, quello dei nuovi operai, gli addetti al call center. Ormai siamo in molti ad avere in dotazione una specie di “Vacma”, quello affidato ad alcuni ferrovieri, ovvero la Vigilanza Automatica e Controllo e Mantenimento dell’Attenzione, con cui siamo controllati nella nostra intermittenza. Eppure, nonostante ciò si preferisce affidare la rappresentanza a soggetti vicini al capitale. Per questo, da qui, reclamo nuovamente due cose. Contratto per tutti coloro ai quali sta per scadere (a giugno, nella Pubblica Amministrazione saranno in molti senza contratto); la seconda, agli operai della Denso dico: “Ridate fiducia a Palazzo Claudio e un voto alla Fiom, per riprendervi il vostro destino”.

Un grazie per la candidatura offertami

voto-utile-a-sinistraVorrei ringraziare gli amici di Poirino: dal candidato sindaco Giuseppe Stuardi a William Bonapace, e gli amici di sempre, della Fiom, Caludio Palazzo e Michelina Cardamone, che mi hanno proposto, la candidatura nel Comune di Poirino in una lista civica. Sarebbe stato un riconoscimento per quanto da me svolto, e come rappresentante di Rifondazione.  Dopo aver accolto, in una prima fase, con entusiasmo e gioia la proposta (forse con entusiasmo eccessivo) ho “declinato” l’invito.  Fa sicuramente molto piacere quando qualcuno riconosce l’attività e l’operato di altri come “buona politica” al servizio del cittadino.

“In questi tempi decadenti non essere donne veline e ricevere candidature in liste elettorali vale doppio”.

Questo Blog è stato davvero grande, ma io, ne sono solo il tramite. I protagonisti sono altri “gli invisibili”. Non io, anche se il riconoscimento fa piacere a molti.  In ogni caso non mancherà  l’appoggio ai candidati. Con un tifo particolare per Palazzo Claudio e Michelina Cardamone.

Tramite questo blog, molto letto fra gli operai e non solo “gli invisibili”, lancio un appello: VOTATELI;  LO MERITANO.

Colgo l’occasione, inoltre, per ringraziare Juri Bossuto, consigliere regionale piemontese che apprezza quanto svolto, incoraggiandomi e lasciandomi libero nella scelta; così come il Segretario Regionale di Rifondazione Armando Petrini. Sicuramente la mia candidatura non avrebbe “fatto volare la borsa”: Poirino-Torino è un breve tragitto, nulla a confronto dei viaggi transoceanici, e visite tedesche.

Ho letto ed apprezzato il commento di Daniele: condivido. L’atteggiamento con cui ci dobbiamo porre davanti ad una notizia è di riflessione. A me piacerebbe conoscere, ad esempio, l’andamento dei titoli di aziende farmaceutiche, dopo “l’influenza suina” messicana. Può darsi che sia stata soltanto un’influenza passeggera. L’atteggiamento culturale con cui ci dobbiamo “riporre”  (mettere nuovamente) davanti a ciò che ci circonda è importantissimo.  Il cambiamento non può essere immediato, caro Daniele, ma convergo con te e sono fiducioso.  Purtroppo questo è un periodo economicamente poco favorevole, dove l’atteggiamento culturale stenterà ad essere modificato. Lo stesso Juncker afferma che in Europa è crisi sociale, a livello nazionale assistiamo “al lancio dei Presidi-spia” a livello circoscrizionale “insofferenza verso gli immigrati”, verso le moschee, verso il diverso. La paura “stringe come una cinghia”. Tutti. E lo straniero potrebbe essere anche il nostro vicino di casa: anche italiano. Tutto questo clima non fa che aumentare la competitività fra poveri e, ciò che mi spaventa è che ci sarà sempre più “concorrenza”, non aziendale, ma fra individui.

E così, mentre qualcuno brinda, e brindando viaggia, altri rimangono “fuori dai cancelli”: senza biglietto per una partita, che non dura 90 minuti. Una partita che dura da tantissimo. Senza intervallo che tenga.  Pare che la grande impresa,  la “semifinale dei campionati mondiali di Calcio”, Germania Italia, 2 a 0, giocata nel 2009, abbia contribuito a spegnere i  riflettori di “altri campetti”, come quello di None, di San Mauro, o quello nei pressi di “piazzale autostrade Torino”. E dopo questa “partita”, rilassiamoci, magari, con una cioccolata, al posto di un liquore. La cioccolata, almeno per ora, prende il largo, magari senza confezioni vistose. Ma va.  E noi?  Il giorno del corteo del primo maggio, qualcuno affermava: “Siamo una luce spenta”. Per ora. Ah, fossimo stati in una posizione differente. Fosse capitata questa crisi “quando eravamo in sella” …. ma la storia, non si fa con i se …..

SU LA TESTA, comunque!!!

Un’ultima notizia, penso che interessi a chi frequenta il mondo della scuola (e forse, “fuori dai cancelli” ci sarò anche io): “I docenti precari che rinunceranno a una proposta di assunzione a tempo determinato da parte di un ufficio scolastico provinciale saranno esclusi per un anno dalla possibilità di ottenere contratti nella stessa provincia. Ma potranno accettare altre supplenze in una delle altre tre province. E’ questo uno dei chiarimenti più importanti che il ministero dell’istruzione è in procinto di emanare per agevolare i docenti precari nella scelta delle tre province aggiuntive”. Tratto da Italia Oggi, martedì 5 maggio 2009, pagina 13 di Carlo Forte.

Buon Primo maggio a tutti noi “che ci eravamo mancati tanto”

elezioni-rsu-fiom-skf-airascaTorino 30 aprile 2009. In anticipo di qualche ora mi vedo una Torino, come da migliore tradizione, colorata di rosso, con tanta gente, donne, uomini, bambini, uniti, sotto un unico colore: il rosso, della passione, di un ideale; ideale di giustizia sociale, volta ad una redistribuzione più equa delle risorse. Il mio grazie va a tutte le persone che ho conosciuto fin da bambino e che mi hanno trasmesso il senso di un’idea di giustizia. Una di queste, la partigiana Enrica Dellavalle, che mi ha trasmesso “storia”, di solidarietà e di lotta. Dei suoi parenti, che lavoravano nelle fabbriche di Torino, dei suoi numerosi scioperi, che oggi, quando vengono indetti, non sono più partecipati. Un ricordo ed un grazie a tutti i racconti di Gianni Alasia, che con i suoi racconti nel giorno della liberazione di Torino, e delle sue manifestazioni al primo maggio, fanno ancora venire la pelle d’oca. Un grazie ai compagni della Fiom, che questa sera, dopo tantissimo tempo, rivedrò: compagni della Fiom Denso, che si propongono come candidati a Poirino. Candidati in una lista civica ma che portano in essa la propria “storia” e la propria appartenenza a Rifondazione Comunista. Palazzo Claudio, Cardamone Michelina e tantissimi altri, che continuamente si battono ogni giorno per “l’affermazione dei diritti sul luogo di lavoro”. Insieme a loro rivedrò tantissima altra “bella gente”, che vuole ringraziarmi per il bellissimo lavoro svolto con il blog e portato alla conoscenza di molti grazie anche all’articolo di giornale “Classe operaia va sul web”, anche se io, vorrei portarla “in paradiso”, senza più lotte né “conflitti”, perché finalmente “hanno ottenuto tutto quanto di cui hanno bisogno”. Compagni di fabbrica, come quelli che rivedrò domani, come quelli conosciuti nelle manifestazioni: Barbara e gli  amici Fiom della SKF impegnati di qui a poco in una campagna sindacale che li vedrà impegnati in una tornata “elettorale”- sindacale. Il Blog li sostiene. I miei migliori auguri e la mia preferenza è ormai nota: “Barbara delegata”. Insieme ad altri  della Bertone, Indesit, Magneti Marelli, Iveco e tutti, ma proprio tutti, che insieme abbiamo “invaso” più volte le strade e le piazze di Roma e Torino. Auguro a tutti un buon primo maggio, e prendo a prestito delle parole dedicatemi da una persona particolare: “ci eravamo mancati tanto”.

Buon primo maggio 2009.

Gramsci e tre chiese

treno-lecce-torino-super-ritardo1In una sera d’inizio aprile, durante un colloquio finalizzato al rilascio di un’intervista, volta a descrivere l’impegno sociale e politico, descrivevo le “tre Chiese”, di gramsciana memoria a cui, in gran parte dovevo l’emergere di una visibilità non voluta: “i protagonisti”, asserivo,  (altre volte, durante l’intervista, li contemplavo prendendoli in considerazione), dovevano essere gli appartenenti ad una classe emarginata, forse con un calo di coscienza sociale, ma sempre protagonista: la classe operaia “allargata”, includendo in allargata cassintegrati, in mobilità, “nuovi operai” dei call center, disoccupati, precari.

Le tre chiese: la Fiom, Rifondazione Comunista, l’Istituto Storico della Resistenza di Torino. In ognuno di questi soggetti, vi sono stati o vi sono personaggi che hanno contribuito a forgiare le mie scelte.  Nella “formazione Fiom” non posso che metterci i “soliti noti”: Claudio Palazzo, Michelina Cardamone, Pietro Passarino, e altri ancora. In Rifondazione, “duri e puri”, ma anche altri “dalle “animie fragili”: il segretario, Armando Petrini, Juri Bossuto, Sergio Dalmasso, Luigi Saragnese, e i coniugi Roberto e Carla Perasso, che “hanno fornito un tetto alla casa Rifondazione”. E poi, “l’operaio per una vita”: Mario Contu. L’ultima, è la più bella e dolce, accogliente, sempre, la casa, così preziosa dell’Istituto storico di Resistenza con tutte le persone che a vario titolo lavorano “per la memoria”.

Inoltre, così, come i “campetti di calcio da oratorio salesiano” hanno sicuramente contribuito “al gioco leale”. Oggi, giocare lealmente è davvero difficile. In ogni gara c’è sempre qualcuno che parte prima. Parrebbe che in ogni competizione qualcuno bluffa i possibili esiti. Penso a chi mi scrive asserendo che anche nelle elezioni sindacali c’è sempre qualcuno che fa di più di altri, ma ad essere eletti sono sempre altri: “politically scorrect”? Oltre alle tre chiese ribadisco che la notorietà in un contesto, attualmente locale, è un merito da condividere, con l’amico Domenico Capano: sempre disponibile, anche quando per altri “è sabato”. Ogni tanto è lecito essere spigolosi. Grazie Domenico. (siamo persone normali, quindi, ci rapportiamo “senza titoli”).

In ogni caso, vorrei chiarire che gli scopi, originanti il Blog, possono sintetizzarsi nel rilancio di un dibattito utile a sensibilizzare una certa coscienza sociale, e l’appoggio al partito d’appartenenza, un partito che crede fortemente nelle uguaglianze; quindi, nessuna intenzione, “di formare un movimento” o “di essere scelto” per le candidature imminenti. Solo ed esclusivamente un “mettersi al servizio”.  Perché gli operai? Perché contrariamente a quanto si affermava, non è una parola impronunciabile. Esistono, e non solo negli articoli di giornale. “Giù gli operai, su gli autonomi” titolava “La Stampa” a pagina 5 mercoledì 22 aprile (Stefano Lepri). Nel pezzo si citava che: “Il potere d’acquisto di salari e stipendi, al netto delle tasse, è restato pressoché fermo negli ultimi 15 anni (+0,2% annuo). Nel frattempo crescevano i profitti e anche i guadagni dei lavoratori autonomi”. Oppure, “il Manifesto”, Cgil:”La crisi non è finita. Bankitalia: operai più poveri”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile (Sara Farolfi). Ancora sempre sullo stesso giornale: “In 15 anni si è allargata la forbice tra autonomi e salariati”. Ancora, “la Repubblica” “Redditi, radiografia Bankitalia. Più poveri operai e impiegati”, a pagina 8 di mercoledì 22 aprile. Interessante a questo proposito il box proposto dallo stesso quotidiano:”+0,6%: le retribuzioni lorde sono cresciute solo dello 0,6% in 15 anni”. La classe operaia non è scomparsa: a sparire sono i suoi portafogli e i suoi conto corrente! L’altro giorno ho ascoltato alcune lamentele di operai che mi riferivano come “non abbiano tenuto i loro investimenti, piccoli, in polizze-pensioni”. “Fine della storia”, raccontava qualcuno alcuni anni fa. Si, della storia dei personaggi con la s minuscola, di quelli che sono “eroi” perché riescono a sfamare una famiglia per un mese intero “campando” con 1000 euro. Sempre “la Repubblica” titolava giovedì 23 aprile che “Due milioni e mezzo di italiani vivono in povertà assoluta” (Luisa Grion). “La Stampa”, giovedì 23 aprile: “Italia, quasi 2,5 milioni di poveri assoluti”(Fabio Pozzo). Ancora, “Liberazione” di giovedì 23 aprile : “Crisi, previsioni nere per l’Italia. L’Istat conferma la povertà dei lavoratori” (Sara Picaro). Stipendi e salari che ristagnano, mercato del lavoro flessibile e per coloro che entrano al lavoro ora, gli stipendi non sono così come dovrebbero essere. Stima e autostima  a giorni alterni che si posizionano “una volta sull’on una volta sull’off”. Potrei continuare a ribadire dati e concetti, ma come dice l’amico Domenico, “il lettore potrebbe stufarsi dinanzi ad una riflessione lunga”. Ciò di cui non dobbiamo stufarci è la voglia di lottare, per modificare il nostro circostante e portare avanti le nostre istanze, le nostre richieste, che poi son anche le istanze di quelli “che non hanno voce”, ora. Per un mondo più giusto, perché un altro mondo è possibile! Perché là, dove c’è una Barbara “delegata Fiom uscente” e “ricandidata ad esserlo” è giusto perché il suo è “mettersi a disposizione di”, la sua è passione, il suo è “un credo”, la sua “è libertà” da condizionamenti. Barbara e molti altri hanno voglia di gareggiare, ma ad armi pari.

classe-operaia-webCorriere di Chieri. Venerdì 24 Aprile 2009. Classe Operaia va sul web di Federica Costamagna

Potrei continuare, ma la mia voleva essere solo e soltanto un’anticipazione ad un bell’articolo di giornale, a firma Federica Costamagna, che “non aveva l’intenzione di fuorviare”, perché oggi, bisogna leggere attentamente, tutto. Oggi, il divieto “è fuorviare”. Proprio oggi, Italia Oggi titolava “Ne azzeccassero mai una. Gli economisti? Un bluff. Un libro svela tutte le loro previsioni fallite” (Franco Bechis).

Studiare, mettere a disposizione il sapere, informarsi e informare: posso leggere, verso le ore 16,00 di un 24 aprile 2009, su di un tabellone ferroviario, un ritardo di un treno, “360” minuti e pensare tantissime cose, ma forse sarebbe meglio “stare dentro la notizia e vedere chi e cosa c’è dietro”.

Un’ultima considerazione: il Blog con me, con Rosina, Lucia, Daniele, Sebastiano, Massy e tutti gli Altri ti sostiene; coraggio Barbara, vincerai le elezioni.

Domani vi aspetto numerosissimi alle 11.30 davanti la casa di Gramsci.

“Perchè non possiamo non stare con Barbara”

valori-500Vorrei tornare sull’intervento pubblicato dall’amica Barbara. Certo, come ho detto, non è facile, non è semplice, compiere il proprio dovere, di lavoratrice e sindacalista nello stesso tempo, tutelando i compagni, e non solo contrattando; perché, oltre il lavoro, è la sicurezza nel lavoro che a noi interessa. Il diritto alla salute non va e non andrebbe mai monetizzato. Provate, e mi rivolgo a chi è non soltanto spettatore, ma anche al critico di turno, a cui non sta bene nulla, che non riesce neanche ad immaginare come possa sentirsi continuamente sotto ricatto una delegata. Provate a pensare per un attimo che tutte (e tutti) i delegati Fiom che non si battono solo per un “cadreghino” ma, lo fanno per far lavorare in sicurezza i compagni. Provate a pensare a come possa, Barbara,  sentirsi continuamente sotto ricatto, perché anche lei ha una famiglia, ha dei bambini a cui provvedere, nell’espletare il proprio ruolo di delegata. Voi, spettatori, criticoni, avreste aderito allo sciopero? Avreste accompagnato i propri compagni di lavoro in treno, a Roma, col pensiero fisso dei propri bambini? Eppure, molti hanno anche il coraggio di definire la scelta “del sindacalista” come opportunistica. Vi sono sindacalisti e sindacalisti. Voi avreste fatto queste scelte? Io ho letto attentamente la mail che mi ha mandato, e l’ho trovata ricca di sentimento, radicata in alcuni valori che per molti non esistono più. I soldi servono, ma i valori ancora di più. Non posso dire di conoscere a fondo Barbara, ma i valori che abbraccia, quelli si: li conosco. E quando si abbracciano i valori della Fiom, vuol dire che si è disposti a tutto, non più a “concertare” ma, avere una visione di valori che non sono e non possono essere negoziabili. Barbara è speculare a Palazzo Claudio, sindacalista Fiom della Denso; io vorrei chiedere,  quanti sarebbero disposti ad accompagnare i colleghi di lavoro presso la sede Cgil, fuori dal proprio orario di lavoro, come Palazzo. Quanti come lui lasciano il telefono acceso ad ogni ora per farsi carico delle preoccupazioni dei colleghi e compagni. Sono persone che lasciano il segno, che mettono in pratica idee e valori: il braccio operativo della Fiom. Siamo noi che diamo forza al sindacato ( e io voglio continuare a darla alla Fiom), per cui, a tutti i colleghi di Barbara e di Palazzo, delegati in due realtà diverse, dico di guardar loro e di credere in loro. Credendo in loro, crediamo nella Fiom. Con questo pensiero vorrei esprimere tutta la mia solidarietà e vicinanza alla delegata barbara, e consiglio i suoi colleghi e  le sue colleghe di rileggere attentamente il suo intervento.  Barbara, che in treno accompagnava i suoi discorsi con un paragone tra vergogna e colpa, facendo un parallelo tra adolescenti oggi e adulti, presenti anche in fabbrica: gli adolescenti oggi, in maggior parte,  si giocano tutto  sull’esibizione sociale, sull’apparire, in modo tale da cercare velocemente il successo. Poi capita che lo scarto tra come si vorrebbe essere e come si riesce ad essere sia talmente forte che porta delusione, frustrazione, incredulità. Barbara riafferma davanti a questo parallelo, che è meglio credere nei valori e avere pochi soldi in tasca. Condivido pienamente. A lei ho risposto che “è meglio avere un nemico chiaro che un amico  ambiguo“. Compagni di fabbrica di Barbara, rinnovatele il consenso: lo merita.

Barbara è un operaio, una mamma, una moglie: Barbara è una compagna, Barbara è la Fiom; Barbara è un poeta, queste sono sue parole: “… altri oppressi suonavano una musica che non è mai stata ripagata per quello che vale e che, più di ogni altra, è intelligenza, sacrificio, passione, anima. Ho capito che nella mia chiave di lettura per gli eventi della vita io metto un indicatore di sensibilità mista a giustizia e prendo questo come parte della mia natura, che ogni giorno avrà l’obbiettivo di raffinarne la forma e di concretizzarne la sostanza.
Proprio come un musicista con il suo strumento.
SONO UN’OPPRESSA ILLUMINATA! Per questo donerò agli altri quel poco di ragione che sento. E’ come una forma d’arte, chi esprime solo egoismo e cattiveria, chi non ama le parole come una forma d’amore, chi non avrà mai presente che è meglio la luce negli occhi che le tasche piene di soldi, non capirà mai le mie ragioni.

Arrivederci al 4 aprile

piazza-san-giovanni-roma-13-02-09Sono tornato da poco; era, infatti, passata la mezzanotte da quando ho rimesso piede a Torino, dopo la splendida manifestazione a Roma, dove metalmeccanici e pubblico impiego si ritrovavano per la prima volta a manifestare insieme.  L’indecisione: “a quali delle due categorie appartenere si è manifestata da subito” pur essendo iscritto nel treno del pubblico impiego, dove peraltro attualmente lavoro,  mi ritrovavo contemporaneamente iscritto nel treno dei metalmeccanici, grazie al pensiero sempre fisso del mio ex RSU Claudio Palazzo ( una storia, una figura carismatica in una grandissima azienda in provincia di Torino). Volevo stare con chi “soffre di più” la condizione economica e lavorativa, ora. Chi soffre di più?

Loris Campetti, sul Manifesto di oggi, afferma che un operaio che manifesta oggi, non lascia soltanto la parte economica relativa alla giornata di lavoro: se, infatti, la sua azienda è in cassa integrazione, quell’operaio che ha deciso di manifestare perderà anche una parte degli “istituti” ad esso connessi (tredicesima, ferie, ecc). Se, infatti, non si lavora per 15 giorni  al mese i “ratei di ferie, tredicesima e quattordicesima non vengono corrisposti. Il lavoratore assunto il giorno 16 del mese, in quello stesso mese non vedrà corrisposti i ratei corrispondenti.  Se partecipa con il pubblico impiego – continua nell’articolo, – (dopo tutte le cose già dette) è un eroe. Io penso che eroi siano entrambi i lavoratori, “uniti dove qualcuno vuole disunire”. Avessi potuto rimanere per un tempo’  su un treno ed un altro tempo’ sull’altro lo avrei fatto volentieri. Alla fine ho deciso che avrei voluto ascoltare “storie” che fanno la storia, di persone, di fabbrica. Come dice Dino Greco, nell’editoriale di Liberazione in edicola questa mattina, “Democrazia e lavoro”, volevo ascoltare “Il lavoro, non nella sua astratta espressione sociologica, ma con i volti di donne e uomini in carne ed ossa” capaci di fare sentire la loro voce. Così, nel viaggio d’andata mi sono aggregato ad un gruppo di lavoratori di  Mirafiori, lavoratori delle “presse”, che già il nome incute timore. Mi hanno raccontato i loro trent’anni di lavoro, i cambiamenti, le condizioni attuali e le prospettive. Mi hanno raccontato di come, spesso, condividono anche quel po’ di tempo libero che rimane loro dopo il lavoro quotidiano. Il loro lavoro, continuavano nel racconto,  mentre i colleghi sono in cassa integrazione,  spesso “pare trasformarsi in più produttività'”, più movimenti, più sforzo fisico: più “toc””. E, nonostante ciò avevano tanta delicatezza nel ricordare i molti colleghi che non erano presenti su quel treno: impossibilitati ad esserci, vuoi perché con contratto scaduto, vuoi perché “stanchezza ed incertezza rendono talvolta impossibile condividere qualcosa, perché facilmente, se non hai prospettive, è facile cadere in depressione”. Durante il viaggio di ritorno invece ho condiviso “lo scompartimento” con un gruppo di una grande azienda in provincia di Torino: Barbara (che merita la mia stima e di tutti i lavoratori della sua fabbrica, in maniera incondizionata, dato che la condizione di genere la porta a “raddoppiare”, se non “triplicare gli impegni”: lavoro, mamma, sindacato: coraggio, Barbara!!), Massimo, Lello, Giuseppe, Stefano ed Altri mi hanno raccontato le “loro storie di lavoro”. Mi piacerebbe, se vorranno, “ospitarli” in questa specie di diario, affinché, anche in forma anonima, possano raccontare ciò che il tempo e la stanchezza di un viaggio ha reso difficile. In ogni caso, ho avuto la possibilità di conoscere un gruppo che davvero sa “materializzare” la solidarietà anche fuori dalla loro fabbrica. Una solidarietà che ad un certo punto mi ha fatto quasi sentire parte attiva di quello stesso gruppo, quasi come se lavorassi con loro da anni. Anche con questo bel gruppo si è parlato di cassa integrazione, crisi, difficoltà economiche; ma, anche tanta riservatezza nel “trattare” casi personali nella tutela della salute dei loro iscritti; i loro racconti erano pieni di una serietà e solidarietà che hanno reso e rendono grandi i valori espressi dalla FIOM.

Rinaldini – dal palco di San Giovanni – ha affermato: “Dobbiamo contrapporre la solidarietà all’odio, l’intolleranza e la divisione che diffondono il governo e la Confindustria: attaccano il diritto alla salute, con la misura sugli extracomunitari, manganellano gli operai di Pomigliano e dell’Innse, vogliono sterilizzare il Testo Unico sulla sicurezza perché – dicono – costa troppo alle imprese”. E, sempre, a proposito di “solidarietà” e medici, che parrebbero trasformarsi in “poliziotti”, ricordo che nella stessa città dove ho manifestato, un po’ di anni fa, in seguito ad una forte distorsione, sono stato  curato gratuitamente da alcuni medici presenti in un poliambulatorio nei pressi di San Giovanni: umanità e solidarietà resteranno sempre, nonostante i decreti.

A Roma, inevitabilmente la memoria è corsa ad un’altra manifestazione, quella del 15 febbraio 2003: quanti eravamo! Ieri non eravamo in egual numero,  ma si era in tantissimi ed è stata davvero “Una grande impresa”, portata a termine da tanta “Bella gente“.

Infine, un ringraziamento anche a Marco Prina, compagno di partito che si è adoperato per i biglietti nel treno “pubblico impiego”.

Un saluto ai compagni de Il Manifesto, che per combinazione ho incontrato a Roma, in particolare Katia, che mi ha ringraziato enormemente per gli abbonamenti, da me regalati, all’Inca Cgil di Torino  e, la compagna di area Valentina Steri, incontrata a Ostiense, e Pietro Passarino, grande funzionario Fiom, che ho avuto accanto durante tutto il tragitto del nostro corteo: da Roma Ostiense a Piazza San Giovanni.

Infine, un saluto al gruppo Magneti Marelli di Venaria Torino: amici di fabbrica, impegnati sempre a tutela della democrazia in ogni elezione politica, in qualità di rappresentanti di lista. Un contributo enorme, oltre che impegno e partecipazione.