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Prima campanella: per 539 mila in Piemonte (276 mila torinesi)

20150914_083023Torino, 14 settembre 2015, ore 9. Fermata metro. E’ il grande giorno del “primo giorno”. Al via l’anno scolastico. Incontro il prof. Giovanni Carpinelli, che a suo tempo, pazientemente mi ha accompagnato alla conclusione dei cicli di Scienze Politiche. Un’amicizia. Non trovo le parole giuste per dirgli grazie ma ci tengo sia lui a condividere con un caffe’ la mia gioia. E’ quasi una sorta di accompagno (certo li ricordo tutti i prof. delle tesi, Reburdo, prof.Bennardo e dedica). Parliamo del passato, quando questo si fa storia” e del presente. Poi, ci salutiamo, con un arrivederci a presto, da queste parti. E’ ora di “andare”. La scuola, la classe, la campanella  e si accede alla…classe. E’ l’ora. Mia. Si spengono i device per due ore.  Poi…Una spremuta di emozioni. Un cappello sopra la tesi in tempi di record perche’ fortemente volevo incontrare loro,  le classi, gli studenti. Una quinta per due ore, per cominciare. Non potevo chiedere di meglio. Un sogno che si e’ avverato, lungamente atteso, rincorso. Con tutte le forze. Penso ai saluti istituzionali del Sindaco di Torino (in visita all’Istituto Comprensivo Marconi-Antonelli) e allo stesso tempo rileggo le sue congratulazioni per “l’obiettivo raggiunto”. A tempo di record. Il sogno nel cassetto ha lasciato ora solo “il secondo”(il cassetto, nell’aula insegnanti), come contenitore. Due ore scivolate via, nel migliore dei modi. Il registro elettronico, volantini distribuiti all’entrsta da chi compra-vende libri usata, adagiati  sui banchi, emozioni stemperate e tanta voglia di raccontarsi. I saluti, i ringraziamenti e l’appuntamento a domani. Certi sogni di sa…si realizzano anche.

Davanti la lavagna…studiate, istruitevi…disegnate

20150220_150751Chissa’ “cosa sara’ degli oltre 130 mila precari nella scuola, visibili nelle intenzioni, buone chissa’quanto e come, della “scuola buona” o ” della buona scuola”,  chissa’ se a, b, c, d integreranno o lentamente sostituiranno pezzi di storia come le pagelle…chissa’…di pensiero in pensiero gli occhi si levano poco oltre la lavagna….”istruitevi, studiate….”.La leggi, la rileggi. Poi, rimetti tutto a posto, per domani. Le matite, smozzicate, i fogli lasciati sui banchi, racconti di storie e di storia, raccolti come documenti. Gli schiamazzi sono oltre, dispersi per poche ore lungo le loro strade, fino a domani, quando si raccoglieranno ancora e ancora in forme ricomposte, con orari appena modificati. “Il consiglio di Istituto ha deciso e modificato….”. La lavagna, pulita, i gessi, le lettere ed il loro studio, un po’ di solitudine e tanta voglia di….disegnare. Sono li, a portata di mano. “Ma che ti piacerebbe fare, o, che ti sarebbe piaciuto fare, ora che sai come sono andate le cose?”” Studiare lettere”.” E tu?”Mi domandava prima di ritornare sulla via del rientro con un treno a due passi da noi. Silenzio e  penna in mano, qualche foglio sdraiato sul tavolino di un bar dopo una fugace colazione. Un attimo di silenzio e poi, nell’atto di prendere penna e foglio, servivo la mia risposta: “disegnarti gli occhi, ogni giorno, cosi belli, intensi, scuri, cosi sempre addosso.Cosi belli, cosi tuoi. Cosi un po’ miei”.

Pioggia mattutina su Torino e colazione a Palazzo Madama

Santa Maria di Leuca. Agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)Piove su Torino e qualcuno potrebbe richiedermi dove è la novità. Il fatto è che la mattina presto è talvolta piacevole sentire il rumore dell’acqua, della pioggia, sui vetri e sull’asfalto della città. Acqua che pulisce e rinnova. A guardare fuori, dalle finestre, al di la dei vetri, luci della citta’ lentamente si accendono. E cosi si animano, o rianimano vite. Immagino quante famiglie tipo mulino bianco staranno preparando il latte caldo coi biscotti e miele in grande quantita’. Luci.  Comprendi che la città comincia ad animarsi.Forse non è ancora tempo di scuola. O forse per alcuni. In ogni caso, manca poco Per la maggioranza degli studenti. La sedia della maturità ormai è pronta. Chissà per chi. In questi giorni immagino bidelle e bidelli alle prese con  il formarsi delle classi: numeri su fogli, sezioni, piani e banchi che vanno e vengono per una decorosa accoglienza dei ragazzi. per la conta delle piastrelle invece, ancora tempo. Per il momento tralasciamo in soffitta questa “nuvola” e lasciamo che altre nuvole facciano fuoriuscire il loro contenuto. Di pioggia. In questo caso, acqua vera.  La pioggia è insistente. Il ricordo, ma solo per l’acqua, che li e’ mare, grande bellezza, verde e blu insieme, va al faro di Santa Maria di Leuca, a quella macchina che produce luce e regola e regala.

E’ quasi ora del caffè. …mi accomodo, con Quarta in sottofondo. Sfoglio un giornale, la rivista. Torno su Ravenna, su Classe e su Lecce. Un po’ di strada è stata fatta.1410420306565 Ora è tempo di cambiare scarpe per nuove e ulteriori strade e scale.Scarpe Espadrillas. Benetton. Torino. Foto Romano BorrelliChiaramente, sara’ l’acqua che scende copiosamente sulla nostra citta’che ha ripescato il recente passato e che ne ha risvegliato ricordi,che  il, caffe'(avrei voluto il rigorosamente forte Quarta, per la precisione)  testardamente volevo gustarlo col pensiero di Terrazze di Santa Maria di Leuca. In mancanza del mare restava una sola terrazza, di un palazzo, e l’acqua purtroppo non e’ il mare, ma fontane. 1410542190863Cosi questo benedetto caffe mi va di di gustarlo da una terrazza torinese prima del lavoro1410420405335Dove? una colazione a Palazzo Madama.1410420488883 Ho voglia di partecipare a questo rito tutto torinese cosi ben descritto  dalle colonne della cronaca torinese  de La Stampa. Cosi ben raccontato da aver suscitato in tantissimi, come me, questa voglia di partecipare alla nuova  idea rito del cappuccino a Palazzo Madama, inerente i festeggiamenti per i 300 anni dall’arrivo  di Juvarra (era il 1714).  Mentre osservavo la piazza e Torino fin dove possibile da questa vetrata,  dalla pancia di Palazzo Madama, prendendo parte al nuovo rito del cappuccino, i ricordi lentamente si riannodavano ancora al mare, al Salento, fino a quando una voce felice- infelice (felice per aver registrato il sold -out, infelice per non poter accontentare altri clienti) sussurra gentilmente, intorno alle 9.00 , ben in anticipo sull’orario di chiusura, mi ridesta dai sogni pensieri allo stesso tempo: “Signori, spiacenti, abbiamo terminato tutto”. Potete restare ma, per la colazione, a domani. “Tomorrow”.  In molti sono rimasti letteralmente a…..bocca non solo aperta ma asciutta. La forza di un articolo (e di una donna) cosa non ha generato. Complimenti. Davvero. Superati abbondantemente i 23 seduti a tavolino ieri, intenti a sorseggiare un buon cappuccino. Il rodaggio? Ampiamente superato. Se l’intento era quello di avvicinare i torinesi a Palazzo Madama, bhe, allora, ampiamente riuscito. E allora? Bene, bravi, bis. Complimenti ad Enrica Pagella, direttrice di Palazzo Madama.

Da qui sopra la piazza e Torino sono ancora piu belle. Possibile pensare ad una cena da quassu’? E’ una idea che lancio.

Ora, si torna. Anzi, si comincia.

Amore di…classe

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Certo mai avrei pensato ad una risposta simile. “Alla lavagna…” e sembra di ricordare Cochi e Renato. E tra chi discetta librandosi su “territorio europeo” se il nostro e’ un ‘bel Paese’ da porre dietro o davanti la lavagna, come in altri temi, gli autori veri, quelli che a loro modo sono di classe e la classe la vivono, appuntano i loro pensieri “ingessandosi” le mani, sull’amore e su altri temi che lentaMente e approfonditamente fanno scuols. E cosi’  nuove leve “istruiscono” sull’amore. Senza attenderlo. La primavera bussa alle porte e queste schiudono “la classe”: l’amore è un sentimento…che deve essere vissuto con gioia. Che “consigli di classe” in questa giornata primaverile. “Consigli” da luna piena, che inevitabilmente rimandano a Leopardi. “Dimmi, o luna…”.  Da parte mia, provo a sfogliare un libro di Pascoli, velocemente, e poi Montale…Nel cielo torinese una luna piena come non mai. Da queste panchine, davanti al Duomo, al termine dei consigli, altri “miti” consigli vengono richiesti alla luna.   Speriamo che le profezie si avverino…Da un portone provengono voci…qualcuno spiega, altri ripassano, altri ancora ripassano, profeti, falsi profeti, oracoli, di condanna e di salvezza. “Ascolto” in silenzio. “Daniele”, “Geremia”, “Osea”, …Visione? No. E allora, Bravo, 7 più….anzi, no: 8!Anzi, 24!

DSC00536 (il Duomo di Torino)

La scuola, la politica: miei amori

Di SERGIO DALMASSO

Sono a scuola dal 1972.
Il tour della provincia granda: Ceva, Mondovì, Alba, Saluzzo, Verzuolo…, poi approdo a Cuneo.
Scelta delle serali per – non avere problemi di disciplina, rotture di scatole… – per avere tempo libero durante il giorno (biblioteca, sede) – per qualche residuo cattolico.
10 anni al diurno, 18 alle serali, 2 come esaminatore ai concorsi nazionali, 3 come “insegnante comandato” presso l’Istituto storico della resistenza.
Poi, inaspettatamente, 5 anni (meno due settimane) in Consiglio regionale del Piemonte.
Rientro a scuola lunedì 3 maggio 2010.
Mi danno tre mattine (sostituzioni) e 3 sere (una classe).
La scuola funziona come una macchina, ripropone, moltiplicati, tutti i problemi che ricordavo: POF, PEI, crediti, debiti, certificazioni (patentino, inglese, computer), invalsi, recuperi (pomeridiani, estivi), viaggi di istruzione…
La società in questi anni è andata a destra, in direzione leghista, razzista, fascista, populista… La scuola non fa eccezione. Il rifiuto di partiti e politica, negli studenti, si colora di senso comune di destra, di ideologie tutte individualiste (successo personale, è colpevole chi resta indietro, pena di morte, chiudere le celle e buttar via le chiavi, finire la scuola il prima possibile per lavorare e guadagnare, astio verso chi cerca di porre limiti – ZTL, velocità in auto… Non parliamo degli immigrati, pure sempre più presenti a scuola e da molti letti come un corpo estraneo.
Gli insegnati si impegnano, ma molti trasmettono questi “valori”, mentre molti “di sinistra” rischiano moralismi o prediche o eccedono in temi ed argomenti che dovrebbero passare in modo omeopatico e non forzato.
Ho sentito spesso porre la domanda “Ma come puoi dire (o scrivere) queste cose?” davanti ad un senso comune che è sempre esistito nei nostri paesi, che la DC ha per decenni controllato e che oggi ha, invece, piena dignità politica.
Ritorno sulle mie vecchie polemiche antiberlingueriane e, ovviamente, ancor più antimorattiane:
– necessità di forti elementi di base, sempre più mancanti, a scapito di tanti “progetti”, belli, ma spesso vuoti
– biennio unitario con opzioni
– riduzione del numero delle materie (spesso troppe e dispersive) e scelta di alcune materie, per ogni indirizzo “centrali”
– ricerca di un asse culturale, di una finalità della scuola,oggi assente.

Gli insegnanti dovrebbero dare l’anima a scuola, ma tornare allo studio, alla ricerca, troppo spesso sacrificata da mille attività (pensiamo alle relazioni dei collegi docenti di fine anno). Esempio morale e amore per lo studio e per i singoli temi, legati in un quadro complessivo (evitando compartimenti stagni e contrapposizioni tra cultura “Umanistica” e “Scientifica”).
Per il serale, credo oramai si sia allo sfascio. Classi sempre più piccole, abbassamento dell’età dei partecipanti, percorsi ultra rapidi in cui non esistono basi elementari (si arriva in quinta in un anno e ci si arrangia), concorrenza spietata delle scuole private (i diplomifici che Berlinguer aveva promesso di combattere).
Anni fa, avevo proposto un piano provinciale per i corsi serali per adulti in cui vi fossero alcuni poli in provincia, la non proliferazione dei corsi, un coordinamento fra gli stessi, la specializzazione di insegnanti preposti/e a questo tipo di utenza e non messi lì qualche mese perché mancano i posti al diurno.
Nulla si è fatto, i pochi serali stanno scomparendo, il Polis non supplisce, a parer mio, nonostante le lodi a livello regionale.
Tornando alla mia piccola storia personale, sto piano- piano reimparando, riprendendo i ritmi, cercando di capire (quando ho lasciato la scuola, 5 anni fa, gli/le attuali studenti/esse erano alle elementari o alle medie).
Come sempre, bisogna fare il possibile nelle situazioni date.
Certo, cinque anni, producono una ruggine enorme e non basta qualche giorno per eliminarla.

Incominciamo da queste note. Forse servono a discutere della scuola anche in questo interessante blog.

Sergio

Prossimi impegni di Sergio Dalmasso:
– sabato 15 maggio 2010, pomeriggio, BARGE, biblioteca civica, convegno su Ludovico GEYMONAT.
org. Comune di Barge, associazione Pietraprima.

– venerdì 28 maggio 2010, ore 21, BOVES, sala Borelli, dibattito sulla TAv.