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Porta Nuova, musica, danza e “Il dubbio”

20151120_115144Sotto le arcate di Porta Nuova, quasi restituite al loro splendore, un uomo danza, al ritmo delle note di un pianoforte. La scala mobile posizionata al centro della pancia e’ inaccessibile, fino a fine novembre. Porta. Porta Nuova. Porta del Giubileo da spiegare. Roma.S.M.Maggiore.Porta Santa.Borrelli RomanoPorta Santa. S.M.Maggiore Roma.Borrelli RomanoAi ragazzi. Insieme al volontariato. Possibilita’.  Alla mensa Caritas, in via Marsala.20151123_190232 L’uomo danzante allarga le braccia e pare trattenere con se il mondo intero. Alza una gamba ora l’altra. E’ in pace. E’ un palcoscenico, Porta Nuova, e lui una gru, figura immobile per pochi istanti,  al coperto, da eventuali critiche di perfetti ballerini tra un popolo di allenatori della nazionale di calcio. Altri lo osservano con espressione garbatamente severa e tratti malinconici. Io, osservo le dita di un musicista occasionale seduto sullo sgabello mentre offre note di dolcezza. Lo osservo passare le sue dita dolcemente sui tasti come fossero biscotti da infornare, per impastare musica, per noi, affamati da chissa’ quanto, di dolcezza. Quell’andare e venire delle dita mi inducono a pensare alle onde del mare, pigre, venute da chissa’ dove. Un’ombra, una donna, dietro  me. “Il dubbio”: tutto insieme, gli ultimi spiccioli dei suoi venti anni. Sento il rumore del mare. No. Mi e’ parso. “Il dubbio” . Ero venuto qui con il libro di Modiano e la sua “Dora”, il suo segreto. Pensavo di rileggerlo.  O di vederlo. “Il dubbio”.  Mentre mi godo questa dolcezza e questo dubbio altri strusciano tra le delizie di “CioccolaTo'”.20151124_085555Dora e il suo segreto. Un’ombra…ultimi spiccioli di venti che per alcuni sono stati un po’ i miei.

Che dolcezza… la poesia

DSC02258 (2)Non possiede puntine, ma resiste. Lavagna come bacheca di un giorno, talvolta di un’ora soltanto. Alcune  preposizioni semplici la tengono “fissata” al muro: “di”, “in”, “con”.  Per anni. “Bacheca” di classe, bacheca in classe, bacheca con classe.  Libero lo svolgimento sul perché. Il suo contenuto, spesso è per sempre anche se un colpo di spugna, apparentemente, lo porterà via, nel giro di pochi istanti.

Quotidianamente, queste bacheche temporanea, meglio conosciuti come lavagne, sono ripulite con accuratezza, senza aloni, dagli operatori scolastici, comunemente noti come bidelli o, talvolta, “confessori”. Ultimo suono di campanella e vaschetta alla mano, sono le prime, normalmente, a fare il bagno, dopo aver vestito e rivestito di sapere e di saperi almeno una ventina di ragazz*, al giorno. “Pagine di bordo” di un “viaggio” quotidiano,  girate e rigirate, da professori, insegnanti di vita. Prof. che scrivono, leggono, intonano. Studenti, interpretano, interpreteranno, rileggeranno, durante un altro viaggio. Pagine che viaggeranno, si contamineranno e andranno a contaminare altre pagine di viaggiatori, più grandi, più piccoli, stranieri della stessa scuola ma di classe diversa, magari in gita o magari tra un giro di macchinetta (del caffè) e l’altro. O ancora, di scuole diverse, di città diverse…….Quanta poesia, davvero, circola, nel “breve giro di posta”, tra un cambio e l’altro, una campana e l’altra. Ma solo apparentemente. Una poesia, è per sempre.(Mi piace sempre ricordare il tema di maturita’, il viaggio, il senso del viaggio, di Magris. Ultimamente le pagine di un altro viaggio e la solitarieta’, “Io viaggio, da sol*). Ogni poesia, un sogno, una fantasia…amore. Poesia da far vibrare il cuore. Poesia che li regge fa viveree sopravvivere. Poesia e sogni. In un colpo, solo, scrittura che “non muore” (dai, la prossima volta vedremo le aste, il tondo, il pieno, il manico, la curva e tanto…corsivo. E magari  un “Infinito” insieme al “Tramonto, in una tazza”  e insieme “L’infinito viaggiare” (Claudio Magris). “E tu ai sogni ci credi?”Torino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli (2) Già. Sogni. Dolci. Dolci sogni. Di tanto in tanto, fa piacere, coccolarsi, tra una poesia e l’altra. E forse, in questo periodo, Torino è l’ideale, per gustare la dolcezza di una poesia nel modo più adatto. Pazienza per le calorie, almeno se ne ricava la metrica. Un po’ di panna, una sdraioTorino 25 novembre 2014, piazza San Carlo, CioccolaTo', foto, Romano Borrelli e …tanta …”buona” lettura. Un po’ di fantasia e siamo al mare. La fantasia è Centrale. Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, stand Centrale del Latte. Foto, Romano BorrelliDalla piazza di CioccolaTo’, un salto in piazza Castello. Una “navetta” personale, come capita per le leggi. Non da una piazza all’altra (quasi quasi, pero’) ma da una Camera all’altra. Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (3)Su questa piazza, Castello,  operai al lavoro per l’albero di Natale.Torino 25 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano BorrelliOperai al lavoro….Lavoro, attento, meticoloso…Torino 25 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2)

Puntine di “classe”

20141124_180011Probabilmente uno degli ultimi posti in cui “resiste” la bacheca, nella sua versione piu’ classica, e’ la scuola. Quante difficolta’ nel reperire poi le famose “puntine” da bacheca scambiate spesso, ora dai ragazzi, ora dai bidelli,  per altre puntine, quelle per pinzatrici,  utili per “cucire” piu’ fogli. Quante volta davanti alla bidelleria si palesa un ragazzo a chiedere delle puntine senza aver compreso bene se quelle per bacheca o quelle per la pinzatrice. Innescando cosi un via vai comico piuttosto  prolungato. Bacheche. Puntine tolte da una parte e aggiunte in un’altra, fogli penzolanti e fogli della bacheca sindacale rafforzata.  Oggi, spesso, l’immagine e’ abbinata alla rappresentazione di un “wall” di social network, facebook: uno sfogatoio personale, un viva o un abbasso, un link, di una canzone o di un libro. Come in questo caso, “Un gatto nel cuore di Torino“.Gatto nel core di Torino. Foto, Romano Borrelli

Ma le “puntine” di classe, fortunatamente,resistono, soprattutto in altri ambiti, soprattutto quando rendono noto un qualcosa di importante, uno scritto, una circolare, un appuntamento. “Una puntina“di un qualcosa, un sovrappiu’. Anche Laura Morante, (tanto per restare sulla “piazza”, ovvio, la nostra torinese, in “tempo”di e per TFF) in una scena di un film, ricorreva all’immagine di una puntina di un qualcosa, capace di esaltare il prodotto (era la pasta al forno Esaltata da una spezia?). Altere volte, le puntine, sono di invidia o di ironia. In questo caso, quello di Juri, una puntina di “classe” (Da sempre la stessa, con coerenza. Una delle classi che ci puo’ permettere di ripetere). L’altra puntina o (puntine), la aggiunge il suo nome, la sua storia.

Torino da qualche giorno e’ un concentrato di profumi, di “pizze” restaurate, di CioccolaTo’, di “pane e di stelle”, ma una puntina di profumo, di odore di stampa fresca, di cultura non fa altro che renderla ancora piu’ attraente, la nostra citta’. Dalla macchina di Juri un profumo di stampa fresca e di cultura si spande velocemente nel cuore di Torino. Un gatto, dall’altra parte, osserva i movimenti.

Oggi, con “puntine di classe” vorrei segnalare un libro, scritto da un amico, che di Torino ne conosce abbastanza. Non solo una “puntina”. Abbiamo preso un caffe’, davanti al Comune di Torino (avrebbe potuto essere anche casa sua) presso la Casa del caffe’. Entrambi abbiamo visto  passare dalle vetrine del bar “puntine” di ricordi e le nostre puntine di ricordi personali: i suoi, affidati ad un gatto, nel cuore di Torino, i miei, al cuore, questo organo striato che pulsa di storia, di molti, quella di L. e  M. Come di tanti altri. Salutato Juri, mi addentro in altra storia, e data l’ora tarda, mi affretto nella ricerca di 90 lire, il costo di una corsa notturna. Mi serviranno per l’emissione del biglietto sul 50….Torino, di notte e’ davvero bella.emettitrice atm Anche sperimentando la “solitarieta” del viaggio (si, si, solitarieta”, qualche riga prima, scrivendo di classe, avrei detto, solidarieta’, di classe o semplicemente, solidarieta’. Ma da un po’, viaggio da solo, se per necessita’, piacere, destino, chissa’, ma non e’ uno stato d’animo, semplicemente il, fatto che nella pancia di questo bus, voglio inserirci una storia nelle storie). Anche questa, come quella del gatto, è una storia “vera”. E allora, il cuore, presente, la storia, (soprattutto) non rimane a quest’ora,(insieme a dieci lire di resto)  di scovare una panchina…ovviamente, nel cuore di Torino. Per una buona lettura e una buona scrittura.Torino, Piazza Vittorio, novembre 2014. Panchina. Foto, Romano BorrelliIn “solitarieta”.

Sono qui per scrivere in questa bacheca il lavoro di Juri Bossuto: ” una storia vera”, Editrice Il Punto. Piemonte in Bancarella. Auguri, Juri.

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“Tratti” d’Artista, profumo di dolcezza

Prove...di penna...foto, Romano BorrelliTorino, anni fa. Compito in classe. Tema. “Elogio a…, o elogio di…”. L. scelse di svolgere come tema, “Elogio della carta moschicida”. Svolgimento,  un ottimo voto e lettura della prof. in classe. Si disse poi, ma chissà se vero, che il bravo compagno, L., quel tema,  lo aveva copiato di “sana pianta”.

Basta davvero poco per compiere un viaggio a ritroso, nella memoria, complice altra mosca così tanto cantata e ricordata, o scoperta, vera o meno che sia, in questi giorni. Megafoni, di questo rilancio, i quotidiani. “Se la mosca ti avesse vista anche una sola volta quanto amore ti avrebbe accordato?”(E. Montale).

Perché questi pensieri? Dove hanno origine, dove si dipanano? Nella difficile scelta di un blocco a spirale (e il tema copiato, si disse  era proprio proveniente da un libro a spirale, utilizzato per esercitarsi a dattilografare), in uno dei tanti negozi specializzati  in carta, penne, cartoleria varia del torinese.

Tra i possibili acquisti, soffermo l’attenzione su di un quadernetto e su quei possibili “incroci” e scarabocchi di penne, rilasciati da chi aveva l’intenzione di comprarne una. “La provi, la provi, non abbia timore“, mi incita la commessa. Al mio fianco una giovane avvocato in attesa di una agenda che aveva appena ordinato, le fa il verso “la provi, la provi”.  Migliaia di penne davanti a noi: Bic, a gel, cancellabile, replay, tratto pen, tratto clip, stilo, stabilo, christal (?)…(ps. Una riproduzione di quante se ne trovano a scuola, dove se ne perdono in grandi quantita’), senza raccontarne i “varna”, i colori, ovviamente. Ognuna pronta a rilasciare un segno, una firma, forse un voto,  con la sua punta,  e talvolta un segnale, col cuore di chi scrive. Chissà quanta poesia da quelle penne! Non solo, semplici copiature, come nel caso del compagno e il tema sull’elogio. Intanto, nelle orecchie, continua il solito mantra (a proposito, il blocco e la penna mi dovrebbero servire  per fissare sulla carta qualcosa di simile, anche in questo caso, a “mosca” e “zanzara” , piu’ probabilmente qualcosa che ha a che fare con il dharma, da spiegare ai ragazzi, solo dopo averne compreso meglio il tutto, pero’).

“La provi, la provi“, continuano a ripetermi le due, una al mio fianco, l’altra dall’altro lato del bancone.. Sento solo le loro voci. Sono immobile, in altra dimensione, immerso in altre storie, o vite. Quelle altrui, di chi è passato prima di me e ne  ha rilasciato alcuni nomi propri, di città che ho volutamente “nascosto” nel documentare con la digitale.  Qualcosa di simile si trova in certe chiese, all’entrata. Ma le penne, quelle, non sono nuove e hanno sempre qualcosa di interrotto nella…grazia richiesta. Ma che ci avranno mai scritto, dopo,  con quelle penne gente che ha “marcato” il proprio territorio, qui, in questo negozio, su quel blocco? Di passaggio, residenti, in gita, probabilmente, con provenienze differenti,  magari da posti di mare e di montagna?

Ho pensato subito al biglietto ritrovatomi  tra i piedi, ieri, in piazza Castello. Chissà…

Magari era uno “scarabocchio” di qualcuno approdato in città per il TFF, o per CioccolaTo’, o  ancora per i mercatini in piazza Solferino. E se fossero passati da qui, prima? Molto tempo prima?

E se fosse stato un metodo di comunicazione, chiuso, ante-facebook? Chissà…Intanto, le due, continano a consigliarmi, dopo aver provato e riprovato penne su penne. “Quella, quella, è perfetta. Ne ho una anche io così in ufficio. Anzi, le lascio anche il mio bigliettino da visita, nel qual caso non funzionasse bene come dovrebbe. Sono un avvocato del lavoro”.

E l’altra, la commessa: “Si, quella, quella. Ne ho una anche io sempre in borsa”. La compero, poco convinto e poco presente. Continuo a pensare alle poesie composte con quelle penne. Alla dolcezza dei nomi, su quel blocco. Centinaia di storie dietro un tratto di penna. Fantasticarne arrivi, partenze, giri turistici, amori, gioie, sorrisi, scatti, click…”Penne d’Artista”, probabilmente prima di “Luci d’Artista”. Torino, 22 novembre 2014, Luci d'Artista, foto, Romano BorrelliForse sono stati loro, gli intenzionati a comprarne una, molto prima di me, a fissare un” tot” di poesia sulla carta, dopo aver provato le penne, in questo negozio torinese.  Un tot di poesia sul cielo di Torino. Elogio della penna, elogio della carta, elogio della poesia. Elogio dell’amore.  Una poesia lunga una via, lungo una via prima sulla carta e poi sulle teste dei torinesi. Probabilmente. Tratti, manuali, occhi levati al cielo: azzurri, blu, neri, castani, verdi. Capelli lunghi che scendono sulle spalle, a treccia, oppure raccolti o corti, neri, castani, biondi, rossi. Parole, cascate di parole, parola dopo parola, riga dopo riga, metro dopo metro. Vie pedonalizzate, salita e discesa nella giostra della vita e nella pancia della Mole, e visita dal terrazzo e conteggio di numeri e parole.Torino 22 novembre 2014, Luci d'Artista, foto, Romano BorrelliGioco di fantasia e la stella sempre accesa. Superga da una parte, i Cappuccini dall’altra. Ormai le luci le conosciamo, e sono tutte belle e immortalate con scatti bellissimi;  ancora più bello, forse, a mio modesto parere, sarebbe raccontare una storia ispirata o vissuta sotto questi “tratti” d’artista. Un elogio alla storia più bella. Se poi sono “bolle”, non importa. L’importante è scriverle.Torino 22 novembre 2014, Luci d'Artista, foto, Romano Borrelli (2)Se è vero amore, vera storia, e vera storia d’amore, sotto il cielo di Torino, Torino 22 novembre 2014. Piazza Castello. Foto, Romano Borrellitanto meglio. Due tratti d’Artista, profumo di dolcezza. Amore, pane…stelle.

Profumo di “dolcezza” a Torino

Torino 22 novembre 2014. Gran Madre e Cappuccini. Foto, Romano BorrelliProfumo di dolcezza per le strade della nostra città. “Che dolce che sei”, “Che tenera sei”,  “sei proprio un pasticcino da assaporare”, “tu sei un miele”,  “Troppo buona”(in tema di calorie, pazienza e non se ne avrà male la lingua se compro una vocale, la u)…sono alcune delle frasi tra  “dolci” e particolari “personaggi”catturate qua e là  in piazza San Carlo, nei pressi degli stand. Ma le stesse frasi possono essere catturate e interpretate, anche in mancanza di sonoro, dal “proiettore” che rilancia stralci di film “sullo schermo”  in piazza Castello. La cosa curiosa è che sullo sfondo, oltre il teatro Regio,  la Mole Antonelliana pare essere proprio un’antenna  su quella specie di televisore e la piazza il suo salotto. Ma forse non sembra, lo è. Un’antenna che cattura emozioni del passato e che rilanciano temi e valori  importantiTorino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano BorrelliNell’ aria si respira ottimismo e un senso di apertura al futuro, nonostante le immagini dei film siano del passato. Il 32 esimo Torino Film Festival avra’ il, suo “posto in prima fila”, qui, a Torino, su “piazze diverse” dal 22 al 29 novembre piu’ una “appendice” domenicale. “Wonderful”. Profumo di dolce di dolcezza che si mischiano vicendevolmente e si contagiano. Oltre, ovviamente, a profumi di cioccolata di ogni tipo e di ogni gusto.Torino 22 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano Borrelli (2) In tema di passato e di “dolcezza” nel piattino della storia, alcuni frammenti dei film proiettati potevano essere  sicuramente i più visti e i più amati da L. e M. Nel piattino della fantasia, ovviamente. Quella servita nei pressi della casa del caffè, al passaggio del 50 o del tram numero 8. Al tempo di due corse cento lire, notturna 90. E per un film? Chissà.  I Film, o meglio, le “pizze”, al tempo di quello che si chiamava “vuoto” o “cauzione”, quando, dopo aver comprato e bevuto una aranciata o una gazzosa, riportando indietro la bottiglia, ne veniva elargita una seconda con pochissime lire di differenza. Almeno così si narra da qualche parte. Almeno così, ricorda qualcuno. Saggi. E così era solito fare “Fiorino”, così ieratico, rigido, una “maschera”, così raccontano quelli a cui staccava il biglietto nel cinema della circoscrizione 7. Erano tempi in cui erano in voga le cauzioni in alcuni cinema, gli auto riduttori per i concerti, i gettoni nelle tasche per le telefonate. Tempo di Hobby. Poi vennero le “cassette”, poi le te tessere per affittarle, poi i giornali con le cassette e infine internet…Poi, un giro per Torino, per completare la serata, o meglio, la nottata,  e…i Murazzi,Torino 22 novembre 2014, i Murazzi, foto, Romano Borrelli la Gran Madre, il grande fiume nei pressi, con il lento fluire delle sue acque, lucide, oggi, e restare muti e silenziosi davanti questo piacevole scorrere, nei pressi delle arcate, dove trionfavano aperitivi e musica e qualcuno ci scriveva libri e sceneggiature, mischiando fantasia e realta’ all’uscita dall’Universita’. Palazzo Nuovo, a due passi, Lettere anche, le lettere pure.  I Cappuccini, “gallonati”, di blu notte, con tanti cerchietti in testa  a ricordo che  l’atmosfera natalizia, oramai, bussa alle porte.  Wonderful. Un bimbo, “osservato” distrattamente dai genitori lancia una barchetta di carta. Sgridato dai genitori si giustifica dicendo “l’ho fatto per mandare un saluto al mare”. Chissa’ quando e a che ora sara’ previsto l’ arrivo.Torino 22 novembre 2014, la Gran Madre, foto, Romano Borrellipiazza Vittorio Torino 22 novembre 2014, piazza Vittorio, foto, Romano Borrellivia Po, sotto i suoi portici e negozi fino ad arrivare in piazza Castello. Una bella passeggiata.Torino 22 novembre 2014, Piazza Castello, foto, Romano Borrelli Dicono che in un giardino si possa ammirare una bellezza straordinaria. Un albero dai colori stupendi. Decido di verificare, dalle parti di via dei Mille. Torino 22 novembre 2014. La bellezza della natura. Giardini nel centro di Torino. Foto, Romano BorrelliMa oggi, questa sera, Torino 25 novembre 2014. Piazza San Carlo, CioccolaTo'. Foto, Romano Borrelliè tempo di dolcezza e di presente e di presenza.Torino 22 novembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Romano BorrelliE in tempo di globalizzazione, che non manchi nulla. Anche il Choco-Kebab.Torino 22 novembre 2014. Piazza San Carlo. CioccolaTo'. Choco-Kebab, foto, Romano Borrelli

Ciao pasticcino” bisbiglia un pezzo di cioccolata  al suo vicino. Ciao, bella dama, se mi lasci avvicinare, ti do un bacio”. Oggi, questa sera, e’ l’elogio della “barretta” o dello “stecchetto”, per una dolcissima crema gianduia.

Oggi, questa sera e’ l’elogio del piattino e della dolcezza di una storia vissuta, da vivere, da fantasticare, da provare a raccontare.
Torino 22 novembre 2014, Torino Piazza Castello, foto Romano Borrelli

Profumo d’amore, essenza di vita, nel cuore di Torino

Torino 22 novembre 2014. Piazza Castello. Foto, Romano BorrelliProfumo …d’amore ed essenza di…vita, nel cuore…di Torino, questo sabato mattina.Torino, 22 novembre 2014. Via Garibaldi. Oreal.Foto, Romano Borrelli Sole, luce, acqua, mani, perfettamente aderenti, cuore pulsante, in una delle più belle piazze d’Europa. Tutto, proprio tutto, qui, a portata di…mano. Qui, lettera 22. D’amore il 22 novembre.

In piazza Castello incontro Anna, era da un pezzo che non la si vedeva. L’ultima volta era stata in Borgo Dora.  Scambio due chiacchiere  con lei ma perdo di vista i soggetti appena fotografati. Peccato. Davvero… In ogni caso, è stato un piacere rivedere Anna. Mi chiede una foto. Si mette in posa come una star del cinema, quasi in tempo TFF, o  della musica. Alza il dito, il pollice. Scatto. Ne chiede ancora un’altra. Si vede che ormai è abituata e che vuol bene ai torinesi e i torinesi ne vogliono tanto a lei.  Torino 22 novembre 2014, piazza Castello. Anna. Foto, Romano BorrelliSalutata Anna, noto un via vai di gente con fogli A4 tra le mani.

Ma cosa sono queste lettere, questi biglietti che in molti girano e rigirano  tra le loro mani? Una certezza, non sono “lettera 22” come quella sopra. Si sente in giro “profumo di notizia”.  Ma non è di cioccolato. Questo è dall’altra parte della piazza. Questo profumo è diverso. Un tam-tam sulla rete? Un ritrovo? A terra, tra i miei piedi, un biglietto ferroviario, un appunto. Data di emissione, 17 novembre. 470 km circa di strada ferrata e montagne e laghi e tanti i  Duomo si nascondono dietro i nomi delle città stampigliate su di esso. Un indizio? No, non puo’esserlo, e di questi ne ho le competenze giuste. Quel biglietto raccolto, ripiegato e tenuto con un fare prezioso tra le mani,  è diverso dagli altri che noto, in giro per la città. Provo allora a seguirne la scia delle lettere tra le mani e la provenienza del profumo. Possibile che sia un “Arrogance”? no, non penso. Profumo di un ricordo? Bho’. Vorrei però premiare la mia curiosità. La via  dove un tempo passavano i tram, è  piuttosto lunga ma percepisco, aiutato dal via vai, foglio di via in mano, che lo “start”, il “via” di questo gioco (che non è il monopoli ma una semplice curiosità da soddisfare), proviene dall’altro capo della città(meglio, via). La percorro, via Garibaldi,  velocemente. Al mio fiano, in molti con questa lettera ripiegata tra le mani. Questo “esodo” che ricorda altro “esodo” domenicale sembrail periodo di  quando si pubblicizzavano le enciclopedie. Davanti la scuola, al sabato,  venivano offerti buoni omaggio per assistere alla proiezione di un film la domenica mattina. Tra un tempo e l’altro c’era sempre chi pubblicizzava una enciclopedia.  Basta seguire loro e lasciar riposare l’odorato. Dalle vie laterali, al gruppo si uniscono altri e altri ancora, sempre con un foglio bianco, stampato, tra le mani. Non è una poesia. Chissà. Ne approfitto per lanciare un’occhiata alle vetrine, ora a sinistra,  un negozio reclamizza la permuta di libri, nel pomeriggioTorino, via Garibaldi...la permuta dei libri. Foto, Romano Borrelli, ora a destra, abbigliamento,  ancora a sinistra, dove gli occhi fanno festa e il cuore batte per aver visto un pezzo di Puglia (Pulia prodotti)Torino 22 novembre 2014, via Garibaldi, negozio Pulia, foto, Romano Borrelli e quando gli occhi convergono verso il principio della via, scopro la porta dalla quale promana il profumo. Dove un tempo si stampava oggi si testa, forse si espone, forse oggi, chissà…..Provo timidamente a chiedere a quanti sono in coda. Questioni di essenza. Sono qui, loro, (e pure io, per averlo “seguito”) per un profumo. Davanti al portone dell’Oreal, coda, da un capo all’altro della via, Garibaldi. Varcato il portone, il giusto “premio”Torino, via Garibaldi, 22 novembre 2014. Oreal. Foto, Romano Borrelli

Premiata la mia curiosità, decido di seguire altro profumo. Questa volta, di “terra madre”. Davanti al Comune di Torino si possono infatti trovare bancarelle con i prodotti della terra.Torino, via Milano, il Comune. Mercatino. 22 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliQui, dove un tempo si teneva il mercato…”dei bugiardi”. Chiudo gli occhi un istante…una frazione di secondo…Sta transitando il 50…fra poco l’autista abbasserà il finestrino e tirerà verso di sé lo specchietto……..ma questa è un’altra storia, anche se, possiede ugualmente il suo…profumo.

Piovono neve e novità

DSCN3588DSCN3583Terminata la strana nevicata di ieri, (ma ampiamente annunciata)per il periodo,  trenta novembre, quando le cronache cittadine e le memorie personali raccontano che era il tempo della  nebbia a dominare sui giornali, radiogiornali e tv in genere, in questo periodo dell’anno,  restano sul selciato cittadino altre realtà poco usuali. Un paio di asini, ben coperti,  in attesa. alla fermata del tram, o forse in attesa di un desiderio chiamato tram, (e un cagnolino Dudù a far loro  compagnia) e il numero civico alla stazione super nuova di Torino Porta Susa, così, in vista di un incontro, d’affari, d’amore, di lavoro, ci si potrà dare appuntamento non piu’ ad una fermata della metro, ma “al numero civico 37 di Porta Susa”. Chi non scende al 37, per affari, lavoro, casa, love,  prosegue, destinazione Porta Nuova. Alcuni, parenti, amici, love, o forse nessuno,  l’accoglieranno, e probabilmente lo trascineranno in uno di quei  localini trendy a consumare qualche piatto raffinato in zona San Salvario e poi,  oplà, un giro in centro, da Piazza Carlo Felice, proseguendo sotto i portici verso via Roma e  Piazza San Carlo,  magari verso Cioccolatò dove sulla pianta della piazza sono sistemati numerosi tendoni tipo stand all’interno dei quali si puo’ gustare  ogni forma del  cibo degli dei. In fondo alla piazza, quasi sotto un orologio elettronico che indica giorno, ora, anno, gradi,  sedie sdraio “spalm beach” (che tanto sa di Nutella) stile mare pronte ad accogliere qualche deretano. E davvero, se non fosse per questo gelo pungente, sembra quasi di sentire il mare. Location interessante. Tornando al civico 37, invece, proporrei,  in prossimità dell’inaugurazione “binari uno  e due” e dell’ennesima sortita ministeriale al gran completo, l’installazione della classica buca delle lettere con la scritta: “segnalazioni utili al fine di migliorare il servizio”.

E dal 37 si accede, (ma se ne esce, anche) grazie alle scale  mobili, all’interno dell’avveniristica stazione. E dietro ogni persona che entra o che esce, esiste una storia, tante storie. Storie reali e storie di sognatori, esistenze chiuse in fantasticherie a tratti spezzate dalla realtà necessaria e necessitata di qualche incontro, come Nasten’ka. Non sono “Le notti bianche” ma giornate e storie imbiancate su Torino. Storie di persone che ora arriveranno “immancabilmente a casa”.  Il grattacielo Rai davanti. Alle spalle un altro “mostro” in cemento. Macchinette fotografiche, trolley, I-Phone di ultima generazione: il corredo di quanti arrivano e quanti partono. Un corredo provvisto di tutto, privo di una sola cosa: il lavoro. E proprio la mancanza di lavoro, spesso, spinge tantissimi ragazzi a partire.

Le scale mobili accompagnano, verso l’uscita e verso la pancia. Chi arriva da qualche  breve vacanza lo si sente raccontare, con enfasi, gioia, malinconia, a tratti, del tempo andato ma vissuto, liberato e ora in attesa del nuovo, da vivere, liberare, progettare. Racconti evaporati ma vissuti, di come era soffice la neve, per chi arriva dalle Valle d’Aosta, e di come era agitato il mare per chi ritorna da qualche riviera. Racconti, ricordi, di come è stato bello incontrarsi ancora dopo tanto tempo, e di quanto fascino generi  anche d’inverno il mare. (nonostante i cavalloni, il rumore, la schiuma, la spiaggia erosa, mangiata, modificata e i detriti accatastati in quella restante). Piovono parole di vicende altrui nelle orecchie. Racconti ancora di “come era buono il cibo in quel posticino, al tavolo 263, dove si servivano primi a base di frutti di mare, “gnocchi di porto”, “grigliata mare” (come non se ne vedeva), “verdure in padella” gustate con musiche di sottofondo”. E che musiche. “Claudio Baglioni, Avrai”. E forse avrà, o avranno.  E altra musica particolare, insistente negli ultimi periodi,  quella “cantata” da una pioggia insistente che batteva forte sui vetri, sul tetto a renderne più intima, gradevole  e accogliente la storia dell’incontro o del  ritrovo. Al tavolo 263 “il tempo trascorreva lentamente, a discorrere di tutto e di più. Il tempo pareva fermarsi,  cristallizzarsi”. L’estate era lontana, e così pure  il civico 37. Per questo, per la scala mobile, per la città, c’era ancora tanto tempo.

(foto asini in attesa, festa di quartiere)