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“Spremuti d’arance”

Terminate le vacanze, la vita, per molti, ricomincia nell’identico modo: “nulla di nuovo all’orizzonte”. L’alta velocità è il tema dominante. Sui giornali. La bassa velocità, con annessi ritardi, e annesse disfunzioni, come vagoni ghiacciati, si inscrivono invece sulla pelle delle persone. Ritardi, stipendio decurtato, ore da recuperare, temi che tornano prepotentemente all’ordine del giorno. Lunedì mattina, ore 7.30. Torino Porta Susa. Treno per Aosta, in ritardo. Dieci minuti, divenuti poi 15 sul tabellone luminoso. Diventati poi oltre 40 ad Ivrea. “Extended play”. Identica sorte al ritorno, con una variante: carrozza priva di riscaldamento. “L’alta velocità rende migliore la qualità della vita”, afferma qualcuno. Anche a costo di perforare una montagna, magari contenente amianto. Non concordo. Perchè non insistere nel migliorare le infrastrutture esistenti? Considerazioni già fatte. Che rendono però visibile il legame con altre situazioni…Alta velocità, bianco. Pendolari, nero. Vince bianco. Peccato, vediamo se, con l’istruzione le condizioni di partenza si riequilibrano. Dipendente con posto fisso, bianco. Precario, nero. Vince ancora bianco. Vincerà ancora, per tanti anni. Peccato, proprio nella scuola. Ma proprio qui, il bianco è bianco-bianco, con i fondi d’istituto. Pochi bianchi molti neri. Forse sarebbe meglio eliminarli, quei fondi. E se i precari provassero ad alzare la voce? “Nero-nero”.

Per non parlare poi dell’agorà di agosto: un “caporale” chiama. Non tutti possono partecipare alla raccolta “dei frutti” settembrini. Chi raccoglie fino a fine attività didattica, chi fino ad agosto, chi di fatto, chi di diritto. Nel privato, poi, i neri-neri sono raggruppati in una vastissima categoria: spremi e butta. Mezzo milione “neri” fuoriusciti dai cancelli delle fabbriche? Poi esistono i quasi neri, che sono in cig, o in mobilità. Ma esistono anche i neri-neri, i disoccupati. Che brutto periodo! Eppure, proprio in Piemonte, a Torino, terra di santi sociali, già nel novembre del 1851 veniva stipulato il primo contratto d’apprendistato. Diritti. Altri tempi. Oggi, rifiuti.

Oggi “è il mercato, bellezza”. Vuoi vedere che dopo aver tanto spremuto, aumenterà anche il prezzo delle arance?

In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita

In Italia c’è chi pensava di “Magnare” e chi non lo ha mai pensato perché tanto, a pensarlo non gli avrebbe certo cambiato la vita; infatti, continua e continuerà a non mangiare, ieri, come oggi, come domani. Ieri quasi tutti i giornali riportavano la relazione del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi; una relazione dalla quale si evince “una crisi economica grave che non solo potrebbe portare un italiano su dieci a perdere il lavoro, ma anche un calo del Pil del -5%”. Certo non c’era bisogno di una relazione per conoscere la situazione attuale. Quanti hanno già perso il lavoro e non sanno davvero cosa “mangeranno” questa sera? Ecco perché ancora una volta si sente urgente e necessario prendere coscienza e “alzare su la testa”. La Repubblica, in prima pagina titolava “Draghi: crisi grave. Un italiano su dieci rischia il lavoro”. La parte rilevante è situata nelle pagine successive: “Lavoro, un esercito senza paracadute. 1,6 milioni a zero euro se licenziati“, di Luisa Grion a pagina 9. Un numero certo elevato di persone che se dovessero perdere il posto di lavoro si troverebbero senza sostegno al reddito. Niente cassa integrazione, niente disoccupazione. Un numero certamente elevato. Inoltre gli strumenti che “paracadutano” in qualche modo il lavoratore sono differenziati per settore, contratto, azienda. Una non comunità prima, in azienda, dove proliferano tipologie differenziate di lavoro, una non comunità dopo: “non comunità” che genera “guerre tra poveri”. Sta qui la vera causa che aveva prodotto disaffezione verso la sinistra, a mio modo di vedere. E, a qualcuno fa piacere che le cose stiano così, tanto che se andiamo a vedere l’incidenza delle quote destinate dall’Italia al rischio disoccupazione si vede che esse sono pari allo 0,5% del pil contro una media europea del 1,6%. Insomma, dalla lettura si capisce che esistono licenziabili di serie A e licenziabili di serie B. Sempre la Repubblica asserisce che tra i primi, 12 milioni e 557 mila  (l’85% sul totale) ci sono lavoratori a tempo indeterminato, il 72% di quelli a tempo determinato, una larga fetta di interinali e di apprendisti. Non ci sono collaboratori a progetto e altri autonomi parasubordinati. All’interno della cifra “1 milione e 638 mila”, contenente “lavoratori più sciagurati” di altri, ovvero, lavoratori senza alcuna tutela ci sono oltre ai co.co.pro e parasubordinati e c’è quasi il 30% dei contratti a tempo determinato e il 34% degli interinali”. Inoltre le “forchette” in termini monetari per chi è “meno sciagurato” di altri ed “è baciato dalla fortuna” (già, la chiamano fortuna), e potrebbe godere della cassa integrazione o dell’indennità di disoccupazione le cifre potrebbero raggiungere l’80% ed il 60% rispettivamente dell’ultimo stipendio. Ovviamente, anche per i fortunati è stato posto un tetto, perché si sa, a tutto bisogna mettere un limite. I limiti sono: 886 euro se la busta paga percepita era non superiore ai 1.917 euro, e di 1.065 euro se l’ultima busta paga non era superiore a quella cifra. Riassumendo i soggetti “senza nessuna copertura” sono: tra i lavoratori a tempo indeterminato, 468 mila pari a 4,1%; tra i lavoratori a tempo determinato 547 mila pari al 27,8%; tra gli interinali contratto di somministrazione 39 mila pari a 33,6%; tra gli apprendisti, 35 mila pari a 13,5%; tra i collaboratori a progetto e autonomi parasubordinati 542 mila pari al 100%. Il totale è pari a un milione 631 mila, pari a 11,5% del totale. (Fonte tratta dal box di repubblica, il dossier di sabato 30 maggio).

Anche La Stampa, in prima pagina titolava: “Draghi: subito le riforme. Interventi strutturali o non ci sarà ripresa”. Richiamo alle banche. La relazione del Goveratore di Bankitalia: “I disoccupati arriveranno al 10%, serve piu’ tutela. E il Pil cadrà del 5%”. 19 pagine di considerazioni. Ma l’interesse si pone a pagina 5, leggendo l’articolo di Paolo Baroni. “Senza rete 1,7 milioni di lavoratori”. Ancora, “Bankitalia: “Lo stock di cassintegrati e disoccupati potrebbe superare il 10% della nostra forza lavoro”. Ammortizzatori sociali inadeguati alle nuove realtà. Lampante all’interno dell’articolo il passo: “I primi a saltare saranno ovviamente i precari. Per oltre due milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno. Piu’ del 40% è nei servizi privati, quasi il 20% nel settore pubblico, il 38% è nel Mezzogiorno”. Insomma, per molti si avvicina il fine corsa. Per questo, “Su la testa”, e contrariamente a quanti ribadiscono che “più di così non si può ottenere”, noi diciamo che un altro mondo è possibile! Un mondo in cui ci riprenda la nostra dignità.

Un mondo di precari. Un mondo che non deve essere questo sintetizzato da una relazione che però è realtà, dove cassintegrati e disoccupati si avvicinano a sfondare il 10% della forza lavoro, dove un milione e settecentomila persone sono senza nessuna rete di protezione. Un insieme di persone che raggiunge l’11,6% della popolazione attiva, occupati per tre quarti nei servizi. Allora, su la testa. Sarebbe così utopia, alla luce di quanto successo, delle storture di questa economia auspicare una banca unica? Una banca che presti denaro alle fasce piu’ deboli, senza lavorare “coi soldi degli altri”? Basta con l’economia finanziaria che ha creato tanti guasti. Basta con tutti questi contratti che non creano “comunità”. E’ vero, forse per piu’ di un secolo, la classe più debole, quella operaia, ha percepito, perché lo viveva, un certo svantaggio sociale tale da indurla a “sentirsi comunità” e cercare nell’organizzazione politica una sorta di ribaltamento nei confronti del capitale. Oggi, forse, la paura, ingrediente fondamentale della destra, ha allontanato la classe operaia da concetti come solidarietà, internazionalismo. Ma nulla ci impedisce di riappriopriarci dei nostri valori e di continuare ad esistere. Infine, per rimanere al tema, Liberazione di ieri, in prima pagina titolava, “Paese reale”. “Draghi riporta la discussione sulla terra. Cioè sulla crisi”. Il riferimento è al Pil, con il suo crollo, degli investimenti, crollati, e della disoccupazione, anch’essa in caduta libera. Insomma, chi ha sognato per un mese, ha potuto farlo a pancia piena, anche se il risveglio è stato amaro. Ma per coloro che quotidianamente affrontano l’amara realtà sognare è impossibile (“Susan Boyle eccezion fatta“), perché dormire lo è ancor più.

E tra di noi ci divideremo

lavoro, amore, libertà.

E insieme ci riprenderemo

la parola e la verità.

Guarda in viso, tienili a memoria

chi ci uccise, chi mentì.

Compagno, porta la tua storia

alla certezza che ci unì.

(Franco Fortini)

Il 4 aprile non deve “evaporare”

Questa mattina ho deciso di andare a trovare amici e colleghi, ritrovati nella grandiosa manifestazione di Roma, e non più rivisti o sentiti, anche per via del tragico evento accaduto in Abruzzo (nel più totale rispetto del lutto che ha colpito la popolazione abruzzese). Una foto dei giorni scorsi, apparsa sui quotidiani mi ha colpito immensamente: un signore sorridente, al centro della fotografia, con “due signori, grandi e potenti”: un signore americano ed uno russo. Pollice alzato, e ok, tutto a posto. “Ho messo a posto tutto io”. Tutti a guardare, la grandezza di quel signore, capace di dispensare carezze e consigli. “Cose mirabolanti”. Come dice un mio amico, la potenza dell’immagine, ha sortito un grande effetto. Un’immagine studiata? Però di colpo ho pensato ad altre immagini, questa volta televisive: ascoltatori, pubblicità da mandare in onda, e “risponda subito”, quasi a pregare e a dire, “prego, riponga il dolore o il suo lavoro per un momento”; è il mercato bellezza! E così, di pensiero in pensiero, da immagine a immagine, stavo pensando, sempre nel rispetto del dolore, del lutto di quanti hanno perso parenti, cari, amici, che una grande fetta del “patrimonio di tanti lavoratori che hanno partecipato sabato 4 aprile stesse evaporando”.
giornalino-borrelli-in-bacheca-cgilChe fine hanno fatto i compagni di viaggio?
E così sono andato , a trovarli, oggi, presso le loro abitazioni. Poirino, Chieri, Riva di Chieri, Villar Perosa. A Riva, dove c’è una grande azienda ho incontrato un paio di amici, che questa settimana hanno lavorato. (le altre erano in cig). Mi hanno raccontato delle difficoltà ad andare avanti con pochi soldi a fine mese. Insieme abbiamo deciso di acquistare una copia del Corriere di Chieri, e lì mi hanno indicato l’articolo che li riguardava. “Embraco: accordo sui tagli d’orario. Contratti di solidarietà per tutti gli operai fino al novembre 2010”. Mi dicevano che i contratti di solidarietà avranno una durata di un anno e e mezzo, circa 463 i dipendenti che li utilizzeranno, con una riduzione d’orario lavorativo inferiore al 40%. Entrambi mi chiedono: “E poi, che ne sarà di noi”? Uno paga 450 euro di affitto abita con il fratello e spesso si fa aiutare dai genitori. “Datevi da fare”, avrebbe sicuramente risposto qualcuno. Dopo Riva mi sposto a Poirino:qui incontro altri due vecchi colleghi. Uno di questi, A. (nome puntato in quanto non vuole farsi riconoscere) con tante settimane di cassa integrazione, mi chiede di informarmi su un fatto che lo riversa in condizioni disperate: “Spesso sono in cassa integrazione, da settembre”, puntualizza. Nei scorsi mesi, pur essendo in cassa integrazione “ho coperto la cig con permessi vari e ferie: è possibile?”.
Poi, mi racconta:”in questo periodo, pur essendo in cassa integrazione, in seguito ad una causa persa, mi viene decurtato quanto prendo, direttamente dalla busta paga”. Mi chiede ancora.”E’ possibile”?.  Questo punto interviene anche l’altro amico, e con molta vergogna mi dice “Anche a me, non per una identica situazione, capita che mi venga decurtato lo stipendio”. Anche loro, all’incontro sono venuti con una copia del giornale e mi indicano l’articolo che riguarda la loro azienda:”Poirino, scontro alla Denso sulla “cassa. La Fiom annuncia i ricorsi, l’azienda risponde con la mobilità per 90 dipendenti”. (articolo di Federico Gottardo, venerdì 10 aprile 2009). I sindacati si incontreranno in settimana per discutere del problema. Un’azienda, continua il giornale “che a Poirino conta 1354 dipendenti”. L’altro ragazzo mi racconta situazioni incredibili, con paura e ansia, che spesso toglie il sonno. Paura che la mobilità potrebbe toccare a loro. “Differenze inventariali della quarta settimana”: forse, quasi un anno fa, questo termine poteva tenere banco nelle discussioni. Ora non più. Siamo fermi, forse alla seconda settimana. Parliamo insieme dei problemi dei pensionati, che spesso, anche loro, “stanno peggio di noi”, oppure  degli impiegati Fiat che “intravedono ancora la cassa integrazione”. Questi due compagni, sono i più disperati: entrambi avevano fatto progetti: chi una casa, chi un progetto di vita, una compagna, magari un bimbo. Approfittando di un periodo in cui l’azienda andava.
Non so cosa dire, solo ascoltare. Ci salutiamo.
Uno di questi mi ringrazia per la mia presenza, anche in suo nome, a Roma. Colgo l’occasione per fargli vedere le fotografie. Lui che a Roma, non ci è mai stato, e forse, per ancora chissà quanto, non ci andrà. Cambio zona e vado a trovare altri lavoratori, quelli della Indesit. Mi raccontano di uno stabilimento forse salvo, ma, mi dicono “con quanti lavoratori, non lo sappiamo”. Raccontano di alcuni appuntamenti, il primo a Roma per il 17, il secondo a Torino per il 24.  Anche qui, disperazione. Si parla soltanto di come alcuni si siano arricchiti dei più poveri, “dei manager assediati”, delle storture del capitalismo.

Ancora qualche giro e nel tardo pomeriggio mi reco presso la Cgil, quasi a concludere un giro iniziato esattamente una settimana fa. Trovo gli amici con cui avrei dovuto fare il viaggio verso Roma, ma che non ho fatto con loro per via del treno. Saluto Stefano e i suoi tre colleghi, che come sempre mi hanno ospitato con grande entusiasmo. Dono a loro, da tenere in quell’ufficio la maglietta della ricorrenza “Io c’ero” acquistata in treno durante “la trasferta”. Parliamo di ciò che è stata la manifestazione e di ciò che ci attende. Ricompattiamoci. Ritroviamoci. Riappriopriamoci della politica e non facciamola più essere lo zerbino dell’economia.

In Cgil ho colto l’occasione, ancora una volta per ringraziare Roberta a nome di tutti coloro che hanno scritto (anche per quelli che hanno utilizzato questo blog come fosse un erogatore di servizi: prendere, e non tornare più) problematiche inerenti la disoccupazione: quesiti spesso non facili, anche perché non è il mio lavoro. Colgo l’occasione per ribadire a tutti di informarsi sempre presso l’Inca Cgil. Avrete sempre informazioni utili.

Il rilancio della migliore tradizione operaia

sede-rifondazione-comunista-torinoFinalmente ho avuto il piacere di leggere che la Fiom ha ideato, ma direi, rilanciato il “paniere”: un insieme di cibi freschi a prezzi contenuti, secondo i criteri delle società di mutuo soccorso, come è la tradizione del movimento operaio. Avevo accennato agli “spacci alimentari” degli anni ’70, dove, il volontariato degli anni ’70, che vedeva operai, sindacalisti e studenti, dietro i banconi, permetteva di contenere i costi di molti prodotti. Spesso mi raccontava questa esperienza l’amico Sergio Dalmasso, che negli anni ’70 ha sperimentato questa forma di vendita in provincia di Cuneo. Il passare degli anni, e il forte consumismo, hanno sbiadito pratiche un tempo davvero molto presenti. Nel comunicato della Fiom si legge: “L’iniziativa, promossa dalla Fiom, è una prima risposta alle difficoltà dei lavoratori di arrivare alla quarta settimana e vuole essere un modo per sollecitare la riscoperta della solidarietà negli acquisti“. Gli aderenti a questa modalità risultano essere già un centinaio e nel paniere, al cui interno sono presenti solo prodotti “locali”, comprende “tre tipi di carne, latte, stracchino, parmigiano, gorgonzola, uova e mozzarelle”, come si poteva leggere su Liberazione di ieri. Insieme a questa attività che verrà estesa ad altre realtà di fabbriche si continua anche la raccolta delle firme per adeguare l’indennità di cassa integrazione all’80% dell’ultima retribuzione.  Come si può leggere, e non soltanto su Liberazione, “Fiat, contro la quarta settimana partono i gruppi di acquisto” (Fabrizio Salvatori, pag. 7 di venerdì 20 febbraio) ,  ma anche  su La Stampa, (cronaca di Torino,  con un articolo di Marina Cassi , anche questo articolo di ieri) con “Il paniere della Fiom per la quarta settimana“, o ancora su Il Manifesto di oggi, a pag. 18 “Contro la crisi, alle Presse di Mirafiori arrivano i Gruppi di acquisto“, di Mauro Ravarino. La Fiom sa sempre da che parte stare: con gli ultimi, senza se e senza ma. Per questo motivo, spesso, affermo: “Io Fiom”.

Probabilmente, una notizia come questa che riafferma, se ancora ve ne fosse il bisogno, esperienze di solidarietà e vicinanza agli operai, potrebbe fare il paio, almeno per ora, con un’altra: dopo un giro di telefonate ad alcuni ex colleghi, parrebbe che questa settimana, la cig sia diminuita. Speriamo. In ogni caso, la notizia sopra descritta mi porta ad esprimere ancora un saluto a tutti i miei ex compagni di viaggio a Roma, molti dei quali, come quelli della Indesit, ancora coinvolti in forme di protesta per la loro drammatica situazione. Senza dimenticare quelli della Bertone, quasi mille e duecento dipendenti con molti interrogativi. Forse per alcuni di questi sono attivi gli unici ammortizzatori sociali veri, quelli cioè “genitoriali”, ma per molti, e non soltanto appartenenti alla Bertone, continua il classico gioco alla Tarzan, dove continuamente ci si deve aggrappare a qualche liana, e dove spesso, a noi, è attaccato qualcun altro.

Un saluto ancora a Barbara e alle tante Barbara presenti in fabbrica, che svolgono un lavoro così prezioso e difficile, coniugando casa, lavoro e sindacato.

Il pensiero ad alcuni operai di Indesit e Bertone che conosco perchè lavoratori della mia circoscrizione, la numero 7 di Torino, mi porta a pensare ad un episodio accaduto l’altra sera sotto la sede di Rifondazione, dove alcuni compagni durante il loro lavoro hanno sentito “rumoreggiare”: come ha descritto il Vice Presidente di Circoscrizione Giuliano Ramazzotti, erano le prime ronde, una quindicina  personaggi di destra, prima dell’entrata in vigore del decreto legge, in un quartiere alquanto degradato, probabilmente per non degradarne un altro.

Era la nostra circoscrizione, un tempo, così bella e piena di negozi.

Alberto
Alberto

Un personaggio su tutti merita di essere menzionato, grazie al quale molti residenti in quella circoscrizione riescono a trarre informazioni con l’acquisto di quotidiani: il giornalaio Alberto, punto di ritrovo e a volte, luogo di fitti scambi politici. Un giornalaio che forse la vede un po’ diversamente dalle ronde.

Nel frattempo colgo l’occasione di salutare, dal momento che ancora non lo avevo fatto, tutti coloro che giornalmente seguono questa sorta di diario; tutti gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Infine, un grazie particolare all’amico ed ex collega  ing. Domenico Capano, che mi consigliava spesso “un blog”; inoltre,  un “complimenti!” per il suo libro che inizio a vedere in giro per  le librerie di Torino “Sistemi combinatori e Mappe di Karnaugh”. Un senso di felicità vederlo esposto nella libreria di via Pietro Micca, La Torre di Abele, a Torino.

Una cioccolata “amara”

simone-serena-rossi2La crisi economica che si abbatte nell’ultimo periodo ha degli effetti davvero dirompenti. Oggi si ha la notizia che anche nel settore alimentare, in particolare quello riferito alla produzione della cioccolata, si è in crisi. Nella zona del Pinerolese, una nota fabbrica di cioccolata, provvederà a collocare circa 150 lavoratori in cassa integrazione: “la cassa sarà a rotazione in tre turni da 50 operai alla volta per due settimane” (notizia La Stampa). Oltre alla crisi alimentare, un’altra crisi, sempre nella zona piemontese, è quella dell’Indesit, con possibile chiusura della stabilimento. Alla Fiat circa 5 mila “colletti bianchi” corrono lo stesso pericolo di una collocazione in cassa integrazione. Mentre moltissimi altri, erano in coda, davanti al Palazzetto dello sport di Parco Ruffini, ma non per assistere ad una partita di basket o di pallavolo, ma per poter “partecipare alla partita della propria vita: la loro sopravvivenza”. Infatti, la coda si era formata per firmare la delega per ricevere i 600 euro, (sì, seicento euro) di cassa integrazione anticipati dal Comune di Torino. Che dire? Che fare? devastanti gli ultimi 25 anni, di liberismo sfrenato, dove i Paesi che proponevano e guidavano una “finanziarizzazione dell’economia” ora si trovano, in America, a “consigliare”ai tecnici stranieri della Microsoft, di accomodarsi gentilmente, e nel Regno Unito, “viene invece consigliato di assumere solo laureati britannici”. Strano tutto cio, non è vero? O erano strani tutti coloro che si opponevano al forte distacco che si stava crando tra l’economia reale e l’economia finanziaria? Strano, che mentre si gonfiavano profitti e stipendi ora finalmente si accenni al fatto che non è poi così morale, mentre avrebbe dovuto essere evidente ben prima “la sclerotizzazione” di qesto sistema, che vedeva, ad esempio negli Stati Uniti milioni di bambini senza compertura assicurativa. Ed in Italia? Certo il problema sarà ancora più serio fra qualche anno, dato che dall’Università stanno fuggendo moltissime matricole, con “cervelli” che verranno a mancare prossimamente. E localmente?Bhe ci sono i super fortunati che possono conoscere una qualche forma di ammortizzatore e sociale e altri mento fortunati. E, mentre tutti quei soggetti, “fortunati” , a detta di alcuni, hanno una sorta di copertura in questo “gelido inverno economico” italiano molti altri, soprattutto nel settore della scuola, stanno facendo mestamente ritorno a casa. Per molti, infatti, la pubblicazione delle “graduatorie” di “fasce” potrebbe voler dire, e per molti “vuol dire”, lasciare il posto “occupato” da settembre con l’art. 40, fino a nomina dell’avente diritto. Si assiste così ad un cambio di personale in un batter di ciglio; chi occupava un posto da tecnico, da amministrativo, o collaboratore scolastico, è licenziato o potrebbe essere licenziato, sol perché troppo poco precario, nonostante gli anni lavorati o la professionalità posseduta. Vorrei parlare di un amico, ad esempio, ma mi piacerebbe che certe storie, fossero “indagate”, “inchiestate”, dai diretti interessati, e dar loro la possibilità di parlare, di raccontarsi, di cosa può voler dire affittare una casa, con i soldi dati in anticipo, e poi, dover dire, in questa settimana: “mi dispiace, non posso più pagare l’affitto, perché non lavoro più, e non so se lavorerò”: “forse ho lavorato poco come precario, dovrò esserlo di più per poter diventare di ruolo”. Per non parlare, di quelle scuole dove (alla faccia di chi dice che i “dipendenti sono più numerosi dei carabinieri” ) alcune figure lavorative, potrebbero essere in numero inferiore rispetto alle esigenze di personale reali, perché alcuni dipendenti, essendo a contratto a tempo indeterminato potrebbero (legittimamente) andare a svolgere mansioni superiori alla loro qualifica, (in altre scuole), se inseriti in apposite graduatorie e ritornare al posto occupato in precedenza. Ovviamente, sostituire il personale mancante “risulta così difficile”….tanto che si deve lavorare anche per coloro che non ci sono……..per mesi e mesi………. e, mesi. Sono in tanti a pensare che l’autonomia scolastica, assieme alla fame di un posto di lavoro che possa “garantire” un minimo di reddito, abbia generato migliaia e migliaia di micro-stati o pseudo caserme in cui ogni “capo di questi stati” od ogni “colonnello” si fa le “proprie leggi” interpretando le norme generali in base all’umore quotidiano od in base al livello d’inchino dell’interlocutore. E, da lì “tenere in scacco matto” tanti e tanti subalterni. Penso che, bisognerebbe raccontare, incontrare persone, storie, per capire realmente la complessità di un fenomeno così intricato come lo è l’intreccio fra globalizzazione, capitalismi locali e amministrazioni “semi-pubbliche” locali. Come, anche, mi piacerebbe tanto andare ad “inchiestare” sul lavoro “associazione in partecipazione”……soci? Dipendenti? Un po’ e un po’?….Sì, mi piacerebbe saperne di più….

13 Febbraio 2009: Tutti a Roma, Piazza San Giovanni.

Oggi avevo deciso di fare un giro per Cuneo e provincia. Prima, però, dovevo incontrare alcuni ex colleghi di lavoro, amici, compagni. Alcuni di loro sono arrivati all’incontro a piedi, ed erano “s-Fiat-ati“; altri con una macchina, che spesso negli ultimi quattro mesi, va “controsterzo”. Mi hanno raccontato dei primi giorni di lavoro al rientro dalle vacanze forzate, con poche prospettive e pochi soldi in tasca. Mi hanno raccontato che i problemi sono tantissimi, mi hanno chiesto più volte se fosse vero che la cassa integrazione copre l’80% dello stipendio, e così, per dare una risposta esauriente abbiamo letto insieme “il Manifesto” del 27 gennaio a pag 5, che così diceva:” L’indennità è per un terzo livello al 63%, per un quarto al 61% e per un quinto al 57%; in un trimestre la perdita netta in busta paga può superare i 2700 euro.” Per quanto mi riguarda, ho detto loro quanto in mia conoscenza: “curva a U” o “curva ad L”, sempre di stagnazione si parla: sono i tempi della timida ripresa che non sono chiari e, paiono allontanarsi ogni giorno di più a giudicare dai dati diffusi. Ma, nel frattempo tantissimi hanno già perso il posto di lavoro, quelli a cui non è stato possibile rinnnovare il contratto a tempo determinato; “game over” cantava Elvis! In più, ieri si parlava del settore auto con 60 mila posti a rischio. A questi ci aggiungiamo i molti del pubblico impiego, qualcuno direbbe centomila posti di lavoro in scadenza a giugno e forse, qualcuno dice, non rinnovabili. A tutto ciò aggiungiamo il clima di divisione che qualcuno sta operando da tempo; fortunatamente in fabbrica nessuno ascolta le voci di chi indica nei lavoratori del pubblico impiego dei “perfetti grattatori di pancia”; anzi, fabbrica e pubblico impiego cominciano a stringersi le mani, ad abbracciarsi ed unirsi, idealmente, accerchiando la leva del potere: l’appuntamento è il 13 febbraio, a Piazza San Giovanni, in Roma.
Per quanto mi riguarda l’accordo firmato da cisl e uil non è accettabile. Qualcuno mi ha chiesto qualcosa? Questa è democrazia? Ricordo per quanto riguarda il punto relativo allo sciopero, che questo è un diritto individuale esercitato in maniera collettiva. Se non ricordo male, dovrebbe essere tutelato dalla costituzione. Forse che questa è cambiata nel giro di poche ore e qualcuno si è dimenticato di dirmelo? Eppure dal Parlamento non mi pare sia uscito nulla a riguardo. Democrazia, partecipazione…sono anni che continuano a decidere sulla nostra pelle: quando capiranno? Non aggiungo altro, penso che qualcuno prima di firmare dovrebbe tornare tra i lavoratori e sottoporre a verifica, chiedere se si è d’accordo oppure no; in altre parole: Referendum.
Non voglio far perdere tempo, voglio solo che si rispettino le procedure, i passaggi. Ma dico, possibile che siano sempre contenti di pagare la tessera senza “porli in discussione”? Sfiduciamoli.
Dopo aver discusso, parlato, incoraggiato ed infuso speranze nei miei colleghi, prendo il treno e mi dirigo in provincia di Cuneo. Amico Dalmasso, hai ragione: Cuneo è bellissima, e la sua provincia idem. Paperino si è sbagliato! Sergio, grazie per avermi fatto conoscere una realtà bellissima, ricca di luoghi di grande interesse turistico come Mondovì, Saluzzo, Bra….

Classe operaia, classe del futuro

Questa mattina, dopo tante insistenze da parte di alcuni ex colleghi di lavoro, tesserati Fiom, ma appartenenti a Lotta Comunista, ho deciso di andare ad un loro incontro; mi era stato detto che in quella sede avrebbero parlato alcuni sindacalisti Fiom, e tra questi, uno davvero bravissimo di Genova. Confesso di conoscerlo poco, ma i suoi interventi, per me, sono stati davvero illuminanti.
Il primo intervento che mi ha colpito è stato quello riguardante la cassa integrazione, che non è pagata con la fiscalità generale ma con i contributi versati da lavoratori e aziende con quote diverse: 0,3% e 2%. Si stoppano così quanti dicono che: “son soldi di tutti versati a quanti non fanno niente”. I conti tra l’altro dicono, che la differenza tra “quanto entra e quanto esce” per questa voce lascia comunque in attivo le casse: quindi, i soldi ci sono, si tratta solo di capire dove sono stati messi. Quindi è vero non soltanto che i soldi esistono, ma che potrebbero andare ad incrementare quella percentuale, davvero irrisoria, che è versata ai lavoratori in cassa o a quanti non possono essere collocati per altri motivi che non prendo in considerazione.
In ogni caso, la crisi, non la “pagheranno le generazione future” come sostiene qualcuno, ma moltissimi. I lavoratori, la classe operaia, la stan già pagando ora. Classe operaia che rimane e resterà “la classe del futuro”. operaio
Dopo aver ascoltato un paio di interventi esco, e sul bus provo a rileggermi l’articolo dell’amico di partito Marco Albeltaro, e mi dico, “Bravo Marco, hai ragione; abbiamo perso tanti congressi, ma a nessuno di noi era venuto mai in mente di lasciare il partito”. Leggendo quell’articolo ho ripensato a quanto “combattuti” fossero i due congressi a cui ho partecipato; nel pensarvi, l’ascensore della memoria correva ad un grande amico che ora non c’è più: Mario Contu.