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“www.poesia.torino.it”: sotto il cielo di Torino davvero ci si infinita!

Torino 26 novembre 2014. Piazza Castello, Foto, Romano BorrelliL’immagine di una poesia impressa sulla lavagna, prima, e poi nei cuori, (dopo averla letta e copiata)  è una di quelle che dovrebbe rientrare nei “pof“, carta di identità di una scuola. Sarebbe bello, nelle giornate dedicate all’orientamento, sentir dire un Dirigente Scolastico a potenziali iscritti: “Nella mia scuola sono state scritte (ma anche copiate e commentate, va bene ugualmente) 365 poesie, una al giorno. Anche quando la scuola era chiusa”.

Davanti alla lavagna. Penso, “forse davvero chi vuole si infinita, davanti a tale bellezza”. Mani che scrivono e mani che fanno innamorare. Quante volte ci siamo innamorati con la poesia? Osservo il gesso, quello da poco sbriciolato, caduto per terra, e quello divenuto “corsivo” o “stampatello” (resiste, resiste, come le puntine di classe!)  impresso alla lavagna, divenuto cuore di poesia. Entrambi, figli dello stesso “pezzo” che avranno in comune “la strada”. Non una, quella di Jack Kerouac (16 mila parole scritte, 18 pagine, e un letterone definito poi un gran pezzo di letteratura che contribuirono alla “vita” del libro) ma tante, diverse, una per ciascuno student*. La prima volta che ne sentì parlare ero in attesa di un treno. Pochi km per una lunga attesa. Il rumore della ferrovia non mi lasciava percepire la bellezza di tanta” strada” percorsa e di tanta avventura.  Voci che  si mischiavano e si sovrapponevano. Parole e discorsi inflazionati, mai al netto.  Voci che non avevano nulla a che fare con quella poesia, che volevo ascoltare. Un frastuono che di tanto in tanto si impone, o si frappone, sulla strada. “Nei tuoi occhi c’era tutto e lo vedevo. Tanta strada percorsa e molto gesso addosso che ti cullava in ogni dove. Non scrivevi poesie. Sei la poesia”.

Torino 26 novembre 2014, Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli.La strada, o sulla strada. Gesso che sporca, le mani, si mischia, aderisce ai nostri vestiti, ai nostri corpi, si incolla, sotto i piedi, portato poi in giro per la città, per le città,  per una vita intera, da una vita intera. E la vita che si porta in giro sono davvero molte. Penso ai ragazz*, terminate le lezioni, su quale via faranno scivolare lentamente quella dolcezza. La piazza tradizionale o la piazza virtuale. Chissà. Il cielo della nostra città ci suggerisce, tramite Luci d’Artista, che una delle vie più battute per immettere dolcezza potrebbe essere  ( talvolta lo e’) www………..Non importa.  (A proposito, con questa idea, www, Luci d’Artista, ci metto il…”brevetto”). Quale strada si decida di scegliere, l’importante è che si metta in circolo un bel po’ di dolcezza e d’amore. Il cielo di Torino è bello questa sera…Uno spicchio di centro, via Santa Teresa, via Alfieri, lasciata alle spalle  via Pietro Micca. Basta alzare gli occhi al cielo…fermare per un attimo i nostri corpi, un momento di silenzio e la dolcezza di una poesia ci avvolge e si lascia avvolgere…. Provo a cliccare enter, , dopo aver digitato una dietro l’ altra le parole amore, viaggio, strada….il cielo e’ mare, la steada una spiaggia, il cammino, un viaggio, ed eccolo, uno dei tanti poeti del viaggiare…“eppure l’amore che volevi io l’avevo da darti, l’amore che volevo – me l’hanno detto i tuoi occhi stanchi e ambigui – tu l’avevi da darmi. I nostri corpi si avvertirono e si cercarono, il sangue e la pelle intuirono. Ma noi, turbati, ci eclissammo…” (Costantino Kavafis).

 

 

Buonanotte Torino.

Andare è bello, ma tornare, a volte, ancor più

Ora scriverò solo qualche pensiero, il tempo è tiranno, anche per me. Il titolo sintetizza un posto, una scuola, in cui ho rimesso piede questa mattina, e che solo alcuni mesi fa, pensavo di non rivedere mai più. L’aria era gelida, appena sceso dal treno; ma, quel che più conta è che fino a quel momento ero privo d’emozioni. Segno che quel posto nell’eporediese non mi aveva lasciato nulla di buono. Tranne il solito rituale buon caffè dei tempi passati preso al bar “Il Chicco” di Tiziana, che mi ha visto in altre fredde e gelide mattine insieme all’amico Domenico; e, via, verso quel luogo, simile ad una scatola, di color rosso e bianco.

Poi, la cosa più bella, una volta arrivato, è l’aver rincontrato visi  noti ma cambiati, con coscienze mutate, e tanti ricordi, tanti saluti, tante manifestazioni di stima e di affetto mi hanno fatto recepire qualcosa di bello: un segno quì è stato lasciato.

E’ stata una bella soddisfazione, sapere che in mezzo a tanta crisi, tanta mancanza di coscienza sociale, esistono persone riconoscenti, che hanno saputo individuare del bene, ascoltare e mettersi in discussione. In mezzo a tanta aridità, dove anche i sentimenti nelle relazioni non fioriscono, perchè il metro di riferimento è quello televisivo, dove le aspettative disattese portano a rompere anche una relazione, perchè  non si ha voglia di lottare, di combattere, di ascoltare, ecco, oggi, una ventata di ottimismo, di speranza, mi ha ricoperto di fiducia.

Quella coppietta così giovane, pronta a salutarmi, a chiedermi, “come stai, ora, dentro“?  Una domanda di quindicenni che mai ti aspetteresti è stata come un fulmine a ciel sereno. A loro,  Primo e la sua ragazza dedico la bella fotografia-cartone posta nel mio blog. Una coppietta così solare che ha fiducia e progettualità merita tutta la nostra attenzione.

Certo, gli altri problemi persistono e insistono nelle nostre vite, soprattutto in economia, o anche a scuola, all’Università, dove a fronte di un diritto allo studio garantito a tutti, almeno formalmente, nella mia città, ad esempio, con 30.000 studenti fuori sede, vengono garantiti solo 1.500 posti letto, naturalmente vincolati a certe condizioni (reddito, profitto…).

Forse, come commentava il quotidiano La Stampa, gli anziani, ancora una volta loro, quelli che superano i 67 anni di età e che sono 70.000 circa, potranno rispondere a questa chiamata di aiuto, un aiuto che è una collaborazione fra generazioni differenti.

Però, a fronte di un “fosco orizzonte”, questa mattina, sopra il cielo di Torino, e soprattutto nel mio cuore, c’era un  “raggio di luce spettacolare”.