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Mare 2: “un amore così grande, 2014”

Torre Lapillo, Porto Cesareo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Lecce. Salento. Estate 2014. Foto, Romano BorrelliDopo  le spine,Porto Cesareo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli una prima fila. Un abbonato ad un qualcosa ha sempre un posto in prima fila (e non era cosi anche una pubblicita’?) e qui davanti questo mare, tramonto, sabbia, lo spettacolo e’ davvero assicurato. Per un lettore forte poi, un mix super. La lettura e la possibilita’ di vivere altre vite, con l’immaginazone contaminata dal circostante. Alle spalle, un tempo, sterminate file di pomodori, speculari a queste file di lmbrelloni fronte mare e grande bellezza. Oggi, solo  qualche anziana contadina avvolta in grembiuli colorati, piegati da qualche alito di vento, contadine dai volti rigati da qualche ruga su viso bruciato dal sole e dal tempo ma mai dome,  intente, a sistemare qualche cassetta, da frutta, di ortaggi, in prossimita’ della propria casetta. Il libro? Dopo il  taccuino! Un “lavoro” di cinque capitoli, avvolti tra ideologia, incontro, trauma, lavoro e, appunto, diario. Di tanto in tanto, qualche “orecchietta” ne segna i passi fondamentali. Una cornice in un percorso che ora e’ solo, di carta, ma, a sera, l’orecchietta diviene la regina nella ceramica. O comunque, nel piatto. Un percorso “nel gusto” a soddisfare sensi e palato che si esaurisce troppo presto. Troppa bontà. Condita col pomodoro fresco o con la ricotta.

A proposito, oggi e domani a Grottaglie ci sara’ il “concerto” delle “orechiette nelle ‘nchiosce”. ‘Nchiosce, dette a Lecce corti, scorci di pietra antica, con angoli e balconcini odorosi. E poi, il classico dolce, così, tanto per chiudere la cena.Pasticciotto, Porto Cesareo. Foto, Romano Borrelli

Sarebbe bello poter vedere il, concerto dal balconcino in queste terre salentine, magari a Lecce.

Leggere il libro e pensare che di un mare e di un tramonto così ci puo’ davvero solo innamorare. A prima vista. Impossibile essere affetti di otite emozionale davanti ad un simile panorama oppure da cecita’ sociale.  I castelli sulla sabbia, ormai non si contano. Penso a quello di Kafka. La luce della meraviglia fa vedere ogni cosa iluminata. Oltre ai giochi sulla sabbia, tra castelli e delfini che “sguazzano” immobilizzati, pressati da una formina, anche un canguro parlamentare. E  tra un “parlamentare” e l’altro, il tema dominante e’ il trasferimento, per chi lo ha chiesto, da una scuola ad un’altra, da una provincia ad altra.

Sul far del tramonto, gruppi sparpagliati, in cerca di una decisione tra le tante offerte che questo pezzo di tacco ci riserva. La festa della birra, dove se ne possono incontrare più di cento, tra bionde, scure e rosse, di tipe. Ovviamente, di birre. Festa della birra a Leverano. Oppure si può optare verso San Donaci, dove fervono i festeggiamenti per la Madonna del cinque di agosto. Ma ogni paese ha una sua tradizione e un suo motivo per farsi visitare. Non resta che l’imbarazzo della scelta. Nel frattempo, meglio godersi  il sole che si cala in questa bellissima tavola azzurra. Un mare da amare, emulare i bimbi e cominciare a scrivere e incidere nella sabbia alcuni versi di Montale: “Ripenso il tuo sorriso, ed e’ per me un acqua limpida…”…e’ quasi ora di voltar le spalle e andare. A casa.  Come ormai cominciamo a fare, in molti. Come già detto, il bianco è davvero di moda, e chissà che non sia un anticipo o una prova della cena in bianco, sulla sabbia. Torre Lapillo, Porto Cesareo. Lecce. Foto, Romano BorrelliVoltarsi per un attimo e pensare come sarebbe bello poter avere come casa queste migliaia di conchiglie sparse su questa immensa sabbia. In fondo, casa, e’ un po’ dove si lascia il cuore.Torre Lapillo. Salento. Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli

Il dopo-cena in bianco

Torino, piazzetta reale. Foto, Romano BorrelliArchiviata la cena in bianco,  tutto e ognuno sono ritornati a propri   posti, a Torino. Anzitutto.  Uno, nessuno, centomila. E…anche gli 11 mia autoconvocati. Tutto pedala come di consueto. Lavoro, studio, esami. In tantissimi ne parlavano, ne discutevano, questa mattina. Della cena di ieri. In positivo e chi con sufficienza. In ufficio e a scuola, tra una tesina e l’altra, la cena in bianco era l’argomento ricorrente e più richiesto. Tra i ragazzi. Film, musica e colonna sonora erano identici. All’interno dell’aula, film e protagonisti mutavano trama e narrazione. Il film della maturità continua coi suoi…tempi.

Dopo le feste dei vicini, la festa in bianco. Occasione per tornare in piazza. Le notti, bianche, c‘erano già state. Già con Dostoevskij e poi in periodi Olimpici. Ora, per la par condicio, con gli eventi sportivi, qualcosa di bianco, ha vestito la nostra città in tempo mondiale.  Da poco, infatti, si sono attivate le cene. Forse è  stata un’occasione, un’iniziativa di tipo culturale  per ricostruire qualcosa. Riconnettere un sentimento. Penso sia una buona iniziativa. Osservare alcuni gesti come lo spezzare il pane, dividerlo, condividerlo e accompagnarlo con formaggi, salami, prosciutti penso sia stato un condimento di semplicità. Perché no allo scambiarsi delle ricette? Perché no gustare dei cibi ricchi di sapere dei quali non ne conoscevamo neanche l’esistenza? Perchè non trovarsi o ritrovarsi? Perché vestiti di bianco? Va bene, proviamo a cambiare colore. L’anno prossimo andiamo vestiti come ci pare, senza autoinvitarci. Lasciamoci libertà, ma torniamo a parlarci, a scambiare opinioni, idee.  Magari su più piazze. Torniamoci, comunque, in piazza. Rendiamoci protagonisti. Non puo’ che essere un bene, dopo anni di isolamento davanti la tv, dove il potere è stato nel telecomando. E indietro tutta già ci diceva come sarebbe andata. A terminare.  Andiamo avanti. La maturità sforna giorno dopo giorno quasi maturi.  Una volta usciti dall’aula, chi conta, crediti su crediti, chi pensa all’Università e chi pensa alle vacanze. Altri, solo a dormire. Maturità è…quando la sedia si esalta per aver sentito Quasimodo, Pascoli, Ungaretti, Verga, esposti bene, benissimo. Vero, verissimo. Verismo. Ma maturità è anche quando la sedia, cade dalla sedia per aver collocato Stalin prima di Lenin. Decadente, decadentismo. La caduta. E dopo esser caduta, protagonista la sedia,  insieme ai punti dei consumi, dell’inflazione, dei posti di lavoro, sentirla dire, con un impeto di ribellione: “Non Pos-sumus”. Gia’. il pos per i pagamenti. “Dazio” lo paghera’poi. Il povero ragazzo non aveva il bancomat con se’.   Magari all’universita’, Candeloro di storia alla mano. Sedia, povere. Povera sedia. Vorrei alzarla, incoraggiarla, provarle a dire che in fondo, era solo emozione. “Son ragazzi. Il resto è andato tutto bene”. E poi, male che vada, esiste, come in tutte le scuole, “un luogo sicuro” dove si depositano gli oggetti smarriti. E questo andrà a finire li dentro. E così le cadute. Lo sgabuzzino, esiste, e forse il deposito che raccoglie per nove mesi oggetti perduti, anche. Parrebbe, dopo la lettura di un bellissimo libro, che quel posto esista davvero,  situato a Parigi. Ma, ripeto, idealmente, è presente anche nelle nostre città. E di sentimenti, ne è davvero pieno. Nessuno se ne accorge. Dei demoni altrui, nessuno ne vede.  Lasciati incustoditi, poi, fanno sempre una brutta fine.  Qualcuno pero’, di tanto in tanto se ne ricorda e passa a riprenderseli. I ricordi. Come nulla fosse stato. E forse poteva essere tutta un’altra storia.

Torino: Piazza San Carlo a tavola. In bianco

Torino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto, Borrelli RomanoTorino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto di Borrelli RomanoTorino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto, Romano BorrelliSe ne aspettano 11.000, tutti, rigorosamente vestiti di bianco. Per cena. Autoconvocati. Bastava una semplice mail per prenotarsi e aggiudicarsi un posto, sedia alla mano, nel salotto buono torinese. “Aggiungi un posto a tavola”, ma, in bianco. Il colore che per qualche ora “vestirà” Piazza San Carlo. Una cena esagerata, per i numeri. Giunta alla terza edizione torinese, organizzata da Antonella Bentivoglio d’Afflitto. Il  Comune ne ha concesso il patrocinio, per una manifestazione ritenuta turistica.Torino 29 giugno 2014. Via Roma. In arrivo per tavola in...bianco. Foto Romano BorrelliSui tram cittadini che avvicinano a  questa piazza, in molti salivano, sedie alla mano, borse frigo e scatole nuove di zecca contente posate. In molti che osservavano enormi punti interrogativi si intravedevano dalle loro pupille. Per un attimo il tutto faceva pensare ad una serata stile mare, di quelle che ricordano il ferragosto o San Lorenzo, dove la gente, canta, balla, mangia, in un tripudio di cibo, profumi di cibo provenienti da ogni luogo. Verso il Duomo si poteva incontrare una coppia, poi un’altra, un’altra ancora.Torino 29 giugno 2014. Duomo. Verso Piazza San Carlo, per la tavola in...bianco. Foto, Romano Borrelli Il luogo induceva a pensare ad un…matrimonio di…massa all’interno di una messa comune. In piazza Castello il bianco diventava ancora più insistente fino a caratterizzarsi verso metà di via Roma. Torino 29 giugno 2014. Via Roma. Verso tavola in...bianco...Foto Romano BorrelliTorino 29 giugno 2014. Piazza Castello. Verso Piazza San Carlo, tavola in ...bianco. Foto, Romano BorrelliA Piazza San Carlo poi, il tripudio.  Fazzoletti alla mano un saluto in…comune. Lentamente le tavole, le sedie, componevano questa enorme sala da…pranzo. Il bianco mozzarella, domina ormai in ogni punto. Lo sfondo del colore, ormai, lo abbiamo detto. Quello musicale è un tripudio di mascelle impegnate a gustare ogni ben di Dio. Allora, Buon appetito.

Torino 29 giugno 2014. Piazza San Carlo. Tavola in...bianco. Foto Romano Borrelli