Archivi tag: cedole

Portici di carta

20191004_185047Portici di carta, la libreria più lunga d’Italia, senza porte e finestre, perché posta lungo i portici di via Roma, circuito di 2 km, a Torino, e manifestazione annuale “ottobrina”, si è  appena coclusa.  Anche  quest’anno, ho garantito la mia presenza e portato a casa un bel libro. Certo, ne avrei presi di piu ma…per ora, va bene così. Mi spiace sia stato tolto il dizionario gigante da via Garibaldi: un totem, una cabina, per far rivivere, o “rianimare” parole che rischiano l’estinzione. E speriamo di no. È  stata, la sua presenza, un punto di riferimento e aggregazione, forse un gioco e catalizzatore di interessi. È  stato molto interessante vedere varie generazioni darsi appuntamento li sotto e “sfogliare” parole. In attesa, i più anziani ricordavano il loro primo giorno di scuola, i primi di ottobre, e San Francesco, festa sentita a partecipata, e le “cedole” distribuite da una figura mitica,  il segretario della scuola. Con quei fogli di carta, appena usciti da scuola, ci si imbatteva dal primo giornalaio per ritirare gratuitamente i libri di testo. Altri tempi….

Torino di una volta

DSC00081Talvolta, la domenica mattina, Torino ti e si risveglia. Nel passato. E si e ti nutre di passato. Basta fare quattro passi in Corso Francia, uno dei corsi più lunghi della nostra città e più alberato,  per scoprire che lì, su quel tragitto, vi era una stazione-filovia Torino Rivoli. Facile immaginare che dall’altro lato del capolinea, a Rivoli, vi era la stazione in corrispondenza del ritorno, Rivoli-Torino. Oggi, non si trova il  bus numero 36, autosnodato,  e neppure il 38. Solo un bar e nelle vicinanze una edicola.  E sul corso non transita neppure il caro e vecchio glorioso carrozzone tram 1, sostituito dalla metro automatica sotterranea. Una vecchia cabina per  foto-tessera, di quelle anni ’70-’80, buone per scattarsi una fotografia per la gloriosa carta bianca, o, negli anni, immortalarsi  in  qualche fotografia con la ragazza del tempo. Ora, insieme a quella e quelli,  gli uffici Gtt. Poi, col tempo, sono spariti i fili, poi il deposito bus Paradiso,  i bus arancioni e con essi anche Giulia,  con i suoi occhi azzurri in altri occhi, la voglia di ascoltare e di condividere, la sua borsetta e i libri di sociologia ed economia,  le ore passate a studiare a Rivoli e le passeggiate in via Piol, alla ricerca di qualche pasticceria. Su quel bus si consumavano  interminabili chiacchierate su Gorbaciov, imminente a Torino, e del Concord, passato sopra i nostri cieli, e atterrato a Caselle, qualche anno prima, nel mese di ottobre, un mese, in quell’anno, piuttosto mite. E di quei libri, si sapeva già prima. Delle lezioni universitarie. Perché ci si teneva. A lei. Non a Spencer o Keynes.  Ora, col suo trolley, si ritrova in qualche città europea. Insieme a tantissimi altri, quei laureati che partono e che creano. E oggi, sotto corso Francia, in metro, di cosa si parla? Di amori? Quali amori? Amore chi? Parafrasando un politico, dimettendosene un altro. E forse oggi, si dovrebbero dimettere altri, alla domanda, amore chi? o amore cosa? Oggi si mischia tutto, poesie di Francesco e canzoni di Battiato, musica di Matteo e sistema gratuito per mandare messaggi telefonici, poi, si gira il tutto, si mescola, e, oplà, un gran minestrone.  Poi, basta spostarsi verso la cara scuola, con un  Cuore, De Amicis e si scopre come l’entrata era per classi: Maschili e femminili. Il direttore, all’entrata, l’appello, con un megafono. L’infermeria, la bidelleria, gli stampini, ogni settimana stampati sul quaderno: A, a, come amore; B, b come bene; C, c, come cuore.. . La matita, da usare per tutta la classe prima su banchi ancora provvisti di un foro, per il calamaio. Per la penna, avevamo tempo. Quattro anni.  L’abbecedario gigante, il busto di De Amicis. Le cedole per il ritiro dei libri, dal giornalaio, il giorno successivo, il sussidiario, il libro di lettura. Il segretario che le porta, in classe. Cognome, nome, residenza. Tutti in piedi. Oggi, cosa è rimasto di classe?  E della scuola? E nella scuola?Conflitto di classe? Rapporti di classe? Classe subalterna?  In classe con classe o classe senza classe? Probabilmente Ingessati, fuori classe. A scuola.

DSC00080