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Luce dal…piattino

Foto Borrelli Romano.TorinoDa Caronte a Circe. Afa, acqua, tregua…almeno fino a….lunedi in una buona fetta d‘Italia alle prese con le partenze. E qui? Qui, da noi, Torino, tra Valdocco e …La pioggia ha alzato il calore mentre lo scritto (del blog, di ieri, del piattino) ha sollevato curiosità in molti che a loro volta vorrebbero alzare il “velo” e scoprire se i capelli della giovane sacrista torinese (nascosti da un velo grigio), sono a coda di cavallo, raccolti a chignon o raccolti a treccia o se nulla di tutto cio’ perché frutto solo di una fantasia. Molto probabile che sia così. Insomma, vorrebbero metterci il naso, nella storia, ficcanasi come sono. Come che sia ha acceso in piu’ di qualcuno una lampadina: quella della curiosita’ spicciola e della voglia mai soddisfatta di guardare dal buco della serratura. Curiosita’: accendere le lampadine a zona a seconda degli argomenti o della “funzione” non è un lavoro anche da sacrista? Ma allora e’ o non e’? Immaginiamo il momento esatto in cui dopo aver provato ad immaginare la “funzione” del piattino la giovane sacrista si dedichi ad altro, altra funzione  avvicinandosi sempre con le stesse movenze gentili al tabellone luci della chiesa: “clic” , un gesto e con  questo semplice e umile clic dia forma, da questa “macchina della luce” ad altra luce. Le luci della Chiesa trasformate  in un enorme riflettore da stadio al pari di un microfono generatore di voce per gli ultimi e dal fondo (ovviamente non poteva che essere cosi) dove e’ presente una sola persona comincia a parlare inanellando parole in una sorta di comizio: “Imperiali Gasparri”. Questa e’ una storia di sfruttamento, di emarginazione e di lotta per ottenere un mondo diverso….dove un mondo diverso e’ possibile”. …La funzione ha inizio…..Si parla di una citta’, Torino, ovviamente,  di una via, Varano, di manutenzione, di lavoro, lavori, lavoratori….

Luce, che trasforma tutto.

Ps.Non posso sapere come sono raccolti i capelli sotto il velo così come non posso dire se sia fantasia o realta’

Un “cappello” sulla… tesi

Torino 9 7 2015.foto Borrelli RomanoUna citta’,  Torino,  che segnala record,  ora con l’afa,  ora con  l’umidita’,  ora col… “mercurio” del termometro. Fontane prese d’assalto da infradito ai piedi e “a teste” basse,  anziani alla ricerca di parchi cittadini e supermercati,  non luoghi dove poter passare qualche “lancetta” di orologio e “scroccare” un po’ di refrigerio come capita a molti. Caronte sta passando e i suoi effetti li portiamo addosso. Affaticati  sudaticci muniti di bottiglietta tra le mani, un ghiacciolo da addentare in attesa di “hot storm” (violenta tempesta di temporali) e sulla popolazione “saggia” quel perenne fazzoletto bianco intorno al collo a frenarne le goccioline di sudore che ricamano il viso insieme a qualche ruga che ne rendono piu gentile il viso e se consideri tutto cio’ sempre pronti all’umorismo e alla contabilita’: “questo caldo potrebbe essere opera di chi vuole mettere a posto i conti sulla nostra pelle. Ma la nostra e’ dura e la venderemo cara”. Scambiamo qualche parola,  mi interesso a quali sono i luoghi in cui trascorrono le loro giornate: bocciofile,  sale da ballo,  circoli,  circoscrizioni,  oratori… me ne snocciolano parecchi,  di luoghi da loro frequentati, e fra i molti,  indicano anche ospedali,  provvisti di macchinette per bevande,   h 24. Le stazioni,  no. “Le sale d’attesa sono calde”. Talvolta l’oratorio….Torino Valdocco.foto Borrelli RomanoTorino Valdocco.Foto Borrelli Romano. continuano,  li lascio parlare e raccontare volentieri….Hanno “La Stampa” tra le mani,  ma “sa,  se capita l’occasione di fare quslche bella conoscenza,  bhe’… lei capisce,  no? “Mi salutano,  con quel modo educato,  gentile,  posando la mano sul cappello e sollevandolo appena,  come per un saluto di una volta. Poi lo riaccompanano sulla testa,  calcandolo appena.  Si siedono,  attendono.  Ci congediamo. Penso che mi piacerebbe molto averne uno. Chissa’.

Al termine della nostra conversazione provo ad affacciarmi” sul centro cittadino. Una libreria,  alla ricerca di un dottor Zivago quasi introvabile e provare a capire quanti la “bazzicano” in questo pomeriggio torrido. “Quali libri avete venduto oggi? ”  Giro,  rigiro. Vedo della carta da pacchi e ripenso quando con L. giravsmo e rigiravamo insieme pagine pagine e libri e tempi e modi. Con il mare ad una manciata di passi da noi. Terminato ogni giro,  di ricorfi,  fantasia e pagine mi congedo da tanta meraviglia. Quindi,  poi, poi,  una gelateria,  super affollata e…. un negozio. Compero un…. “cappello”. Da metterlo sulla… tesi nuova di zecca. Non ho detto… zucca! Mentre rientro,  una pioggerellina  si “affaccia” sulla citta’.  Solo il tempo di lasciare il segno sull’asfalto.

Mi piace leggerla e rileggerla. Mi piace la storia che essa contiene.

Tra cattedre e banchi

Torino.foto Romano BorrelliLa scorsa notte,  il cuscino era madido di sudore. Mi ero gia’ svegliato, una, due, tre volte, senza dormire granche’,  a dire il, vero. E’ il luglio piu’ caldo degli ultimi 150 anni,  dicono. Penso sia cosi. I consigli dei medici,  li ho seguiti alla lettera… acqua,  acqua,  acqua,  fino a due tre litri,  frutta e verdura,  eppure… Dalla finestra non fili di aria ma parole incomprensibili provenienti dalla strada dal sapore di birra o vino, o…giu’ di li’. A meta’ fra la seconda e la terza sveglia priva di quel rumore classico e assordante pari ad un “driiiiinnnnnnn” ma colma e colmo io di arsura, un sogno mi “intrappolava” e mi allontanava allo stesso tempo dalla seduta alla seduta. La prima, di fatto, gia’ registrata e passata alla storia, la seconda, di diritto. In pochi secondi, mentre il sogno si animava e mi animava, ho incontrato classi e studenti di annate diverse, tutte e tutti nel medesimo ambiente: la scuola. Come li ho incontrati in un colpo solo? Foto Borrelli Romano...TorinoSpostando banchi e sedie e cattedre e qui c’era seduto caio e li tizio e lui ama ancora lei ma lei non ama piu lui, e lui fa e lei no” e giorni e date e anni e nomi su nomi su nomi , inizi, termine, e succhi gastrici “cristallizzati” in un chewingum appositamente incollato sotto banchi e sedie. E centinaia di “programmate” e calendari infiniti inframmezzati da vacanze, di Natale, Pasqua, Carnevale. Recuperi, San Valentino, anniversari a chili, e “non ci lasceremo mai” proprio come una canzone andata e ancora “lei o lui fa le corna e lei o lui non lo sa” e allora lo fanno sapere sulla bacheca di un banco “nonna-nonno” di quella di facebook.  E io spostavo, da un’aula all’altra banchi e studen* negli anni e nei tempi, passato e futuro, e storie a quintali, e allo stesso tempo la cattedra scivolava in avanti senza averne la presa o  riuscire a raggiungerla e sedermici sopra. E mentre nel sogno “sudaticcio” spostavo e rispostavo suppellettili e persone e tempi in spazi e luoghi a me sconosciuti, anche i colleghi ( ormai ex colleghi) di universita’ (ma loro si, ancora interni ad essa) si “spostavano” nello spazio, avendo iniziato le loro vacanze gia’ da un pezzo: “Ciao Romano, sono  in attesa all’aereoporto in partenza per le vacanze”dice A. “Tu che fai?” Sposto banchi e cattedre per voi. Le telefonate continuano di chi al mare, montagna ecc….e io sposto e sposto…Quanto sono ingiusti certi sogni, ma anche certe realta’. Nel mio sognare il mio spostare e non raggiungere e il loro spostarsi avendo la ( o avendola, il che e’ lo stesso) presa. Mi sveglio, una quarta e una quinta volta. Mi alzo, bevo, calmo l’arsura. Che strana sensazione: le braccia, la schiena, sono intorpidite, come se avessi spostato banchi, cattedre, storie, tempi, passati, presenti, imperfetti. Raggiungo velocemente il letto. Mi stendo. Il sogno riprende, sembra reale o realta’. Gli altri girano e io che faccio girare…banchi, cattedre, storie. Mi sveglio e penso e mi dico: “era solo un sogno. Le spersnze sei ragazzi e i riscatti loro, no… ” e ancora… “pero’….anche fosse realta’, non importa. Ho scritto una pagina di storia bellissima e importantissima e spostato cattedre dove altri si siederanno. Come, non importa. Importa invece come lo faro’io”.

ora vorrei il mare,  ina rotonda,  un ballo,  bello,  come la storia appena scritta. E poi….. mare sud Salento…..sole e “bentornato a questo sole nelle camere di tutto il mondo”…  il resto verra’ da se’… “quando allaga i letti e i cuor,  che si girano per un secondo”.

Caronte

DSCN3207Oggi la giornata piu’ calda, almeno fino ad ora, in questo primo mese d’estate 2013. Temperature alte, ancor piu’ quelle percepite causa l’umidità. In città penalizzati gli anziani, alla ricerca di qualche parco con qualche panchina.

Code nei pressi delle gelaterie e delle fontane. Anche i cani boccheggiano. Sul ponte che unisce la Gran Madre a piazza Vittorio, oltre all’effetto frescura causato dal fiume, a stare immobili si  percepisce “l’effetto conchiglia”,   voci, sussurri, sospiri, tenerezze e dolci parole sussurrate appena in altre stagioni.  Le stagioni del cuore.

Dalla parte opposta dei Murazzi, qualcuno prova a telefonare alle fate dei giochi.  Anche con giusti suggerimenti, difficile giocare a biglie o qualcosa d’altro in una spiaggetta artificiale. Di tanto in tanto lo sferragliare  del tram riporta alla realtà: il mare è altrove. E in tema di mare e di spiaggia difficile non immaginare quei tre milioni che sventolano bandiere anticipandone l’effetto mondiale. Osservo il sole e penso ad una poesia, di Pascoli: “Qualcosa di nuovo, oggi, nel sole”.

“Voglio andare a…..Venezia. Trovare l’hotel ideale…” O forse un luogo semplice. Che aiuti a staccare. Forse chiedo troppo? No, non è una pubblicità, ma la giusta mercede dopo un anno tirato davvero alla grande. Un salto in….Salento.

Speriamo, come sostengono in molti, che tra domani e martedì le temperature possano scendere.

A Torino, un caldo davvero insopportabile.