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Un libro oltre

torino-24-2-2017-foto-romano-borrelli-via-montebLa fine del mese di febbraio ha sempre un odore particolare: annuncia primavera strizzando l’occhio al passato-presente che e’ ancora inverno. Quell’odore da esame di diritto penale che nonostante gli anni ti resta nelle narici,  attaccato sulla pelle che non si scrolla mai di dosso,  in questo periodo. Esame tostissimo. Al tatto,  sui polpastrelli,  par di  sentire ancora le pagine di quel manuale oramai consumato,  (consunto,  arato,  da piu grafite, sottolineato,  evidenziato), e del codice che era appaiato.  Era un pomeriggio di fine febbraio,  la data,  l’esame,  il voto, la firma del  prifessore.  Avevo incassato uno dei piu difficili esami di Scienze Politiche.  Il pomeriggio vedeva sera e questa ben presto si sarebbe trasformata in una lunghissima notte ventosa  di viaggio. Le giornate,  pero’, oggi,   si sono allungate e  verso Est il barometro segnala  bel tempo, mentre   a Ovest incalzano danzanti  le nuvole. Sara’ pioggia o un’ultimissima coda di fiocchi? Per ora sulle strade si registrano solo quelli colorati,  che fanno tanto Carnevale,  grasso,  prima della Quaresima. In ogni fazzoletto del mio quartiere spuntano resti di un recente passato industriale e glorioso. Via Saint Bon: chi la ricordava piu?  torno-24-2-2017-foto-borrelli-romanoIl trinceronetorino-24-2-2017-foto-romano-borrelli di un treno che non passa piu,  lontano dal centro,  dove il Re sul corso Vittorio,  scruta ridendosela sotto i suoi baffi verso Roma canticchiando “sognando California” e così io,   insieme a lui, a cavallo tra passato e presente. La storia,  sognando California e gli anni ’70,  il palazzetto dello Sport di Bologna e DP,  ovvero,  la scissione nel PD. Ma questo è  un capitolo poco interessante.   Sempre al confine, meglio,  oltre il confine,  un libro aperto sulla staccionata,  letto nel pensiero  da una ragazza piena dei suoi  che volano alti,  oltre,  verso il trentesimo salone del libro,  ricordando Toto’,  don Milani,  Primo Levi.  A proposito di Primo Levi,  di “Se questo è un uomo”,  de ” I Sommersi e i salvati” la Stampa di oggi racconta cosa è  il treno della memoria.  Sfoglio l’articolo che crea in me l’occasione per rivisitare i sei giorni trascorsi col mio Istituto all’interno del nostro treno della memoria.

Gia’,  mi ero dimenticato: quali libri “oltre”?  Una storia di Costantino (Alessandro Barbero) e “La mite” di Dost

A Torino

A Torino oggi non c’e’ il sole di ieri e il tepore gioca a nascondino. Non importa: sempre meglio del freddo polacco. Manciate di coriandoli sparsi lungo le vie torinesi, sono  indice di Carnevale alle porte di qualcuno,  anche nostro.  Cento,  Venezia,  Viareggio, Fano e Senigallia non sono poi così distanti da Gianduja. Tempo speso al “recupero” delle notizie durante il tempo “polacco”. I giornali,  in una settimana,  mi sono davvero mancati e cosi i tg. A proposito: l’escursione termica tra i meno 8 gradi di Cracovia e i nostri “piu'” torinesi fanno sembrare questo clima l’inizio di primavera. Anche se non è  così. Lavati,  stesi,  asciugati,  stirati maglioni e “compagnia”;  idem per  zaino uno e zaino due,  lavati e appesi al chiodo. Ora,  ” viaggero’ da solo,  come scriveva la Perosino. Che dire? La scuola è  ripresa normalmente venerdì,  anche se in realtà  sono io che ho ripreso dato che le attività  didattiche han sempre funzionato regolarmente. La politica rimanda le discussioni interne al PD,  Renzi,  maggioranza,  Bersani,  minoranza,  D’Alema e compagnia,  la sinistra che si aggrega, dopo lo scioglimento di Sel,  intorno ad un nuovo soggetto politico;    Baggio,  divin codino,  festeggia i 50 anni nelle zone terremotate,  esprimendo così la sua solidarieta’ verso quelle popolazioni private di molto,  il Festival di Sanremo ha espresso il suo trionfatore e “partorito” come sempre le sue polemiche sulle esclusioni dei Big. Ci sarebbe molto altro da raccontare osservando lo zaino da poco relegato in soffitta,  ma preferisco avanzare nuove argomentazioni piuttosto che avvitarmi su quelle vecchie. Sfioro lentamente la dolcevita e gia’ mi entusiasmo per non avere addosso altri due maglioni. Va bene così. È  sufficiente. Osservo un’altra volta lo zaino: una buona impresa all’insegna del “siate realisti: chiedete l’impossibile” (Camus).

Museo della frutta

Torino 2 2 2016 museo della frutta.Borrelli RomanoUn leggero venticello alza foglie e polvere e i ricordi ritornano all’antico splendore. Bellissimi lineamenti un po’offuscati si incrociano tra scale che scendono e scale che salgono. Incontri metropolitani con la “storia” in un viaggio di 7 fermate che diventa ancora piu’ compresso quando e’ piacevole. Un po’ come l’amore, quando chiudi la porta e il mondo fuori. “Esageruma nen” direbbe qualcuno. Pero’ a me onestamente fa piacere incontrare (casualmente) il sapere nella persona di un docente universitario (prof. Carpinelli). Mi piace il modo di indurre alla riflessione. Gia’: quando e’ nata l’adolescenza? E nei quadri, gli adolescenti come erano raffigurati, ammesso lo fossero…Giornate intense. Dal museo della frutta nella sua concezione sociale. E poi, se tutto e’ “per colpa di una mela”, al tempo delle mele cambiano i volti ma i ragazzi restano sempre appartenenti al” tempo dell’amore”. L’amore, questo grande tema. Gia’, su questo tema non si pettinano mica bambole. Il museo della frutta vale la pena essere visto, per le qualita’ e tipi di frutta in esso presenti e catalogati. E poi, con una buona dose di fortuna, entrando da altro corridoio dello stabile, dopo aver attraversato un cortile e aver preso l’ascensore fino al primo piano, notare una lei in coda ad altre, libri e libretto in mano, profumo dolcissimo, capelli neri e lunghi, occhioni scuri un po’arrossati e stiracchiati, segno di notti all’insegna di caffe’, tratti delicati, labbra che picchettano tra loro nomi e date, come una lenta litania, ultimo esame universitario, l’ansia a farla da padrona, su e giu’ per il corridoio, il tutto pochi istanti dopo aver aperto una porta nel mentre del suo su, e ci scontriamo-incontriamo, un attimo, i fogli sparsi, libri a terra e cosi il libretto e i suoi 30. Ci accovacciamo contemporaneamente. I corpi si raccolgono e raccattano l’ordine, meglio, disordine sparso, i pensieri sono agli studenti,  raccolti in altro corridoio (con insegnante!) per uno, all’esame imminente per l’altra, gli occhi invece no….Sempre tutta colpa di una mela.  Dall’aula universitaria rimbomba un nome ed un cognome…”Scusa, devo andare”, mentre le mani si sfiorano. Museo della frutta, dicevo. Lungo i corridoi del museo, in bella vista una macchina da scrivere, old style. Ripenso alla “L28”. Respiro. Inspiro. Vado. Torino 2 2 2016.museo della frutta.Borrelli.Romano, a due passi da scuola, al giardino, al tema del lavoro sul tappeto, meglio, sul blocchetto, la comunita’ scuola a lavoro e al lavoro (visione oggettiva, soggettiva, nella narrazionere-relazionale) lavoro oggettivo, soggettivo, da enciclica, istat, quotidiana. Le donne, nella storia; il Serming, nel presente, il Carnevale, le maschere, il levare qualcosa, il sovvertimento dei rapporti sociali…Il giovin signore, Parini, Campana e Marradi e l’energia elettrica, “l’alternanza scuola-lavoro, troppa, troppa poca, dipende, inutile, chissa’….”. Va ora in onda, “la scuola al lavoro” nella sua alternanza scuola-lavoro. E non solo.

 

Bugie a portata di mano

Foto Borrelli Romano. Preparazione bugie“Una volta, al mondo, non c’era il fuoco. Gli uomini avevano freddo e andarono da Sant’Antonio…” Sul tavolo, in ordine sparso, farina, zucchero, marmellata, latte, ricette, fiabe di Calvino e bugie in divenire. Foto Borrelli Romano preparazione bugieTutto mischiato, nel tempo. Mani impastate nei miei ieri e nei miei oggi. Bugie passate e presenti. Polvere di farina sparpagliata come d’estate,  spighe al vento, capelli biondi appena mossi…impasto, pulisco e…assaggio. Buone. Un velo ancora, necessario per addolcire e passare oltre. Zucchero a velo come neve. L’ambiente e’ caldo e io accaldato da tutto questo impasto. La luna in cielo e’ un forte richiamo. “Quasi quasi esco” . Dalle parti della Gran Madre, lei, luna,  si specchia nel fiume come una bella donna mentre il traffico impazzisce e mi stordisce. Ha un bel viso acceso. Luci dei fari che abbagliano gli occhi e occhi abbagliati da occhi troppo luccicanti e cuore infiammato e luci tremolanti simili a luci di candele accese all’interno di una Chiesa. Un tempo da queste parti, i Muri, si era soliti alzare bicchieri e calici alla mano per brindare a baci e bugie mai troppo dolci. “Sei la mia passione piu’ grande” recita una scritta sul muro, tra strada, Muri e fiume. Mi passa affianco una coppia stretta stretta o forse era solo il tempo, che passa. Passo, passa, passava, passavano, passano, i passi di tutti.  Marciapiedi slabbrati. Ricordi frammentati e parecchio appuntiti. Bello da quaggiu’, il fiume ed il suo scorrere con la vita. Altro giro altra ruota. “Venghino signori, venghino” risuona ancora piazza Vittorio, quando il Carnevale passava e si fermava qui: baracconi e profumi di cioccolata e zucchero filato e filarini dietro ragazzine.  Cioccolata, Parini e il giovin signore, carrozze, cavalli e signorine. Tutto scorre e tutti corrono. Almeno per un …Po. Mi specchio sulle acque del fiume affacciandomi appena appena, stando attento a non scivolare nel pantano dei ricordi, prima di Roma e prima di che…L’affaccio sul mondo, ieri, oggi e domani, civilta’ globale.  Lo fa anche una ragazza con due trecce bellissime e due orecchini la fine del mondo. Sorride.  La osservo mentre lei scruta  il suo viso riflesso nell’acqua: le trecce paiono due corde sul pozzo, il viso solcato dal fiume disegna rughe bugiarde, lei muove il dito, quasi a volersi ridisegnare. Forse non si piace. E’ carina, nei suoi riflessi rossicci. Non avrebbe bisogno di “truccarsi” col dito…nell’acqua. E’ la ragazza con l’orecchino di perle. Lungo il marciapiede accarezzato dall’acqua “vaporosa” siamo in tanti, a truccarci, o mascherarci. Maschere Di Varnevale. Tutti allo stesso istante. E’ Carnevale. “Puff”. Mi e’ passata la voglia di stare fuori. Corro a casa. Bugie a portata di mano…bugie a/tradimento….il che e’ la stessa cosa. Sul tavolo, un libro ancora aperto. Un ricordo, una filastrocca piemontese: “cesa  granda campanun ca fa dun dun…” c’e’ posto ancora per una bugia. “Venghino, venghino…”

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538

Volano gli stracci 2

DSC00283DSC00376Ieri, in ogni dove si parlava e si predicava di pettegolezzi, reali e sui social, di calunnie  e tradimento…dai giornali, alla televisione, in Chiesa….e dalla balconata “della Chiesa” … e anche la la bilancia  faceva per benino la sua “bella figura” e poco magra, di traditrice allo sbaraglio.  E bella figura, diciamoci la verità, la fa sempre. Soprattutto quando “arrotonda” cifre e forme. E lo sa fare, con classe………..Una bilancia bugiarda, che riesce a “regalare” la bellezza di una decina di kilogrammi in più ad uno che nemmanco si pesa……così, solo a guardarla, si era già “mangiata” la fiducia  di quasi dieci chili e la “ripagava” anche male. Ma si, sa, è Carnevale, e siamo in tempo di “bugie” o “chiacchiere”, il che va bene ugualmente. Se sono dolci, la bilancia poi, ha le sue ragione nel “vendercele”. Le bugie. Va bene che e’ un tipo di quelle  gratuite, la bilancia, tipo Asl, bilance ospedaliere o da medico di famiglia ( o della mutua) dove non esiste la fessura per i dieci centesimi…pero’…….Così, dal messaggio telefonico, poco “smart”, per nulla phone,  del tipo “siamo con te”,  apprendiamo che si è certificata una ennesima forma di tradimento al Presidente. Ad uno, non quello del Colle. Tre dimissioni per due. In pochissimo tempo. Una “pesca” che non avremmo pensato e un giro di consultazioni che avremmo voluto diverso. Di gruppo, anzi, di gruppi, parlamentari. Forse avremmo evitato di vedere il peggio. Lavoro. “Notevole”.  Pero’ effettivamente, notevole, il suo lavoro, del governo uscente, non è poi stato mica tanto. Notevole. E quindi, il correntino, ne aveva ragione, a chiederne la cancellazione di quel termine dal documento presentato in direzione. Del partito. Il correntone, invece, è riuscito a riportare indietro il tempo e riabilitare chi era uscito di scena. Colpo di scena. Anzi, solo un colpo. Per noi elettori. In tempo di Carnevale, vale tutto. O quasi. Staremo a vedere.

Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto cosa vedevo in quell’opera “d’arte” esposta su di un albero. Domandare e’lecito, la risposta doverosa. Cosa ci vedo? Da quando la vedo? Non so, esattamente. Volano gli stracci. Un retropensiero politico? Considerato che a Torino abbiamo avuto grandine nel mese di luglio, forse, non sarà da molto che l’opera d’arte è “permanente” sull’albero. Mi chiedono cosa ci vedo…Alcune cose che si possono vedere………La bilancia, ad esempio, mi porta a vedere dritto al cuore delle persone, di alcune persone, di alcune sofferenze, patologie. Che non si vedono ma si sentono, in chi si riveste di quei panni, quei vestiti. E quei panni, mi portano a vedere cose più in profondità…”volano gli stracci”, quando le tensioni sono forti e diventa difficile ricomporle, in un quartiere come questo che conosce tensioni, da un po’ di tempo. Ma volano, quegli indumenti,  come volano le parole, e, dato l’insediamento della scuola Holden, qualcuno potrebbe aver pensato di fissarle meglio, su carta, su cellulosa, sugli alberi, per un giusto “ritorno” a casa. La casa sull’albero. Ma i rami di quell’albero, tesi, son simili a tante braccia, mani, che restituiscono qualcosa, che forse non ci appartiene. Il senso della “restituzione” coltivato, sviluppato, amplificato dal Serming, e non solo,  e infine, la restituzione  di molto, da parte del fiume Dora, così specchio, talvolta terrificante, ogni volta trasformiamo quel fiume in una discarica. Chissà perché, ogni volta che mi trovo a passare da qui, penso ad un passo di Genesi. Sarà stata per via dell’ora di inaugurazione della scuola  Holden? O forse qualcosa di più profondo? Di certo questo, resterà nell’alveo personale.

In ogni caso, per coloro che hanno chiesto, questi sono solo miei pensieri…Potrebbe essere così, o forse no.

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Il ritorno di Piazza Sassari

DSC00141A ben osservare la vita dei Quartieri, Piazza Sassari, nella Circoscrizione 7, quella vicino il “Pere Lachaise” torinese, san Pietro in Vincoli, è stata riconsegnata ai cittadini. Liberata. Incastonata fra una via, Sassari, e un corso, Ciriè, chiusa da una via, Cigna, a traffico sostenuto, da sempre è stato un piccolo polmone per i residenti della zona denominata Valdocco. Per intenderci, alle spalle della Basilica di Maria Ausiliatrice, o, davanti il teatro don Bosco.  Per festeggiare il ritorno al pieno possesso e la fruibilità di spazio pubblico da parte dei  cittadini, sarebbe valsa la pena farvi un giro, una visita, con “riciclo“, una bici in bella esposizione in centro, a Torino. Fabbricata con materiale da recupero.  Una bici bianca, in piazza Castello.   Davvero carina. Una cartolina. Anzi, due. Perché anche Piazza Sassari truccata a nuovo, ora, non è male. Certo, in Via Cigna non transita la metro, pero’, anche il bus dieci, con un po’ di immaginazione…riuscirebbe nella trasformazione. Non era una chitarra che nei sogni di bambino diventava una spada?

DSC00144Un pezzo di verde che torna ai cittadini. Finalmente. Tra poco, con le giornate che si allungano, torneremo a vedere biciclette, di quelle vere, pero’,  e palloni. Tempi lunghi e spazi dilatati. Talvolta “spuntano” anche quaderni e libri con nonni improvvisati maestri intenti al doposcuola. Nonni multitasking, a dire il vero.  Con un po’ di immaginazione, la “pianta”  della piazza potrebbe rassomigliare ad una conchiglia. Tendendo l’orecchio,  si potrebbe provare a sentire il mare e vociare di bambini e gabbiani in lontananza. A dire il vero, anche senza ricorrere al pensiero del mare, le grida dei bambini  e dei gabbiani, si sentono ugualmente. Piuttosto, la memoria, potrebbe aiutare nel recupero di quanto e come in questa piazza, complessi da oratorio hanno allietato le feste di Carnevale. Sembra di sentire ancora Fulvio intento a cantare qualche canzone di Zucchero. Tempo di Carnevale, un po’ come oggi. Coriandoli e bugie. In gran quantità. Dolci, a volte meno. Zuccherose, a velo o con granuli. Talvolta amare. Difficili da digerire e da scordare, in certi frangenti della vita poco carnevaleschi. Coriandoli a pioggia. Piazza Sassari. Luogo di parcheggio dell’auto. Punto di ritrovo per le gite di Oreste, Davide, verso Sud, direzione lavoro. E che dire delle lezioni ripassate, strada facendo, direzione fermata dieci e poi scuola, con la compagna di banco?  Giacchetta e vestitino buono, per l’interrogazione. Poesie mandate a memoria mentre la “fusione” poteva attendere.  Tempo che va, tempo che viene.

Cartolina di Carnevale da Torino

Immag005DSCN2841Due cartoline da Torino, in una giornata particolarmente fredda. Neve in prospettiva. Così sostengono in molti, per lunedì. Sette anni dopo Neve, Gliz e le Olimpiadi invernali. Scuole, per la gran parte, chiuse, in queste vacanze di Carnevale. Concorsone a cattedre rinviato, causa tempo. Naso all’insu’, direzione Mole, dopo aver osservato piacevolmente alcuni volumi freschi di stampa di prossimi laureandi.

Una occhiata con prospettiva diversa per il monumento torinese, prima che venga ripulito del suo “gioiello”, del suo collare.  Scrutarla mi  rimanda al fatto, positivo, che al suo interno,  Museo del Cinema, alcuni lavoratori son riusciti a spuntare, dopo molte fatiche, l’agognata l’assunzione. Tempo determinato. Altri, giu’, al Sud, dopo un periodo di “ristrettezze economiche” e riammessi “di diritto”  a tornare al proprio posto,  hanno creato una cassa di resistenza con la differenza tra quanto percepivano prima, in cassaintegrazione e quanto percepito ora, con il reintegro, chiamata “eccedenza” da destinare ai bisogni altrui.  Forse solo una tradizione operaia, “radicale”, riesce a creare circuiti di solidarietà. Si potrebbero creare tante casse di resistenza, “eccedenze”, in altre posizioni lavorative. Fiom insegna.  Battiamoci per un recupero dell’articolo 18. Per quanto riguarda il nostro contratto, o la nostra stabilizzazione, siamo ancora in mezzo ad una strada. Privati della nostra dignità.  Sulla strada, che pare il titolo di un libro, del ritorno, pensando un po’ a Ulisse, rammento il senso del viaggio. Una bicicletta, (e il suo scampanellare) non la mia, ormai sulla strada del mare, “persa” nella nebbia ingoiata insieme ad altro, mi ridesta: “occupazione” di pista ciclabile. Piu’ avanti, osservo il Bicerin. Non mescolare…Tre strati, da gustare, dolcemente con le sue differenze. Su di un biglietto, una frase di Kant:  “Rispetta sempre l’umanità in te e negli altri come un fine e non usarla mai come un mezzo”…in un mondo che conosce grandi quantità di “geni”….Penso al carnevale, con le sue giostre, sempre in movimento. E le maschere che in questi giorni si confondono meglio. Piatti enormi di bugie con spolverata di zucchero a velo. Dolce che nasconde l’amaro. “Non mescolare”, mi ripete e mi ridesta ancora dall’altra parte del bancone la signora.

Contrasti

Ieri, giovedì 11 febbraio, tempo meterologico “impazzito”. Città sotto la neve. Col treno, i soliti ritardi. Non solo all’andata, ma anche al ritorno. Linea ferroviaria in questione, Aosta-Ivrea-Torino. Alla stazione di Torino Porta Susa, il treno delle 16.35, partito da Ivrea, ( e proveniente da Aosta) arrivava con 15 minuti di ritardo. Lungo il tragitto,ho colto l’occasione per dare un’occhiata ai giornali. “Famiglie piu’ povere”; su questa notizia ho focalizzato maggiormente la mia attenzione. Una famiglia su cinque vive con meno di 1282 euro; una su tre ha un debito alle spalle. Situazione drammatica. Sempre sullo stesso treno, alcune ragazze discettavano di un colloquio di lavoro. “Quanto dovrebbe essere lo stipendio, per quel tipo di impiego?” chiedeva un’amica all’altra. Risposta: “Con un anno di esperienza almeno 1800 euro”. Che contrasto con la situazione reale. Beate loro! Normalmente ad una domanda del genere si dovrebbe rispondere: in questo modo: “minimo sindacale”. Contrasti. Proprio in una cittadina che si appresta a vivere la gioia di uno storico carnevale. Ci si tirerà delle arance. Alcuni pagheranno, per tirarle. Profumatamente. Non saranno i soli. Altri hanno già pagato, per raccoglierle. In molti sensi. Altri ancora, invece, proveranno a venderle, per spirito di solidarietà, “metalmeccanica”, nei confronti di operai, lasciati a casa. Senza un posto di lavoro. Contrasti.

Per la cronaca, questa mattina, il treno Torino-Ivrea-Aosta, delle 7.33, ci ha fatto subire circa venti minuti di ritardo. Ad Ivrea. Ancora qualche giorno inoltre per poter usufruire della modesta cifra di rimborso sull’abbonamento mensile. Pochi euro per tanti disagi. Che vergogna!