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Da Torino a Roma

 

Mose' di Michelangelo.foto Borrelli Romano.RomaUn sorriso, un viaggio, lunghi entrambi, quanto basta e non importa il  quanto ma quanto intensi. Roma 7 6 2016.foto Borrelli RomanoNon importa la meta ma il viaggio stesso. Siamo arrivati a Roma, quasi una classe. Di classe. Si e’ scelto come trascorrere le vacanze, due giorni che attaccati al sabato e domenica fanno 4.  Le nostre vacanze di Carnevale un pochino anche con gli ultimi. Coriandoli e stelle filanti pet noi e il nostro coraggio. “Mi riguarda”.   Partenze con mezzi e orari differenti ma un unico obiettivo: conoscere e capire di  piu’ di quel che sappiamo e siamo. Un pomeriggio, una sera, una notte e Roma e’ nostra. Non e’ un “sacco” ne vogliamo saccheggiarla, Roma, ma riempire solo e soltanto il nostro, di sacco. Di conoscenze. Ritrovarsi sulla spiaggia verso le 14 dopo aver dato una mano per come potevamo e per come sapevamo,  “per ultimi insieme agli ultimi” e’ stato bello, empatico, formativo. Chi ha e chi no. Il mondo diviso. Molti di noi non vedevano il mare da un po’, praticamente dall’anno scorso. Ostia.6 2 2016.foto Borrelli RomanoOstia. Foto Borrelli Romano.6 2 2016Non e’ dei migliori ma il mare e’ sempre il mare. Calmo, come noi, ora. Viaggio come spostamento e interiore. Surf in mare e spiaggia compatta, scura. Devo dure che alcun* sono stati grandi: dopo un viaggio lunghissimo con Megabus, dodici ore circa, da Torino, per fare del volontariato bella capitale. Un impegno che  sottolinea certamente una gran voglia di fare meglio, per un altro mondo possibile. Una scena da film vedere i ragazz* correre e lasciarli li, nei loro spazi e vita. Poi, un ciao e un arrivederci al servizio serale. Gli ultimi saranno i primi e noi affianco a loro. Io intanto ne approfitto e vado a fare incetta di cultura. Parto dal Mose’

Roma 6 2 2016.foto Borrelli Romano
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di Michelangelo e molto altro. Per il “flipagram” …quelli di prima devono fare i compiti.

Intanto assaggio qualche cosa di buono da mangiare condivisa da alcun*….compagni….Roma 7 2 2016 foto Borrelli RomanoCompagni che significa condividere il pane. Giro e rigiro alcune zone di Roma, per arte e cultura. Incrocio sacche di poverta’ a me sconosciute. Un fuoco per scaldarsi, tende come riparo e casa e cartoni per dormire. Nascosti, a due passi dal via vai frenetico.

Poi, a sera, Roma by night.Roma 6 2 2016 foto Romano Borrelli20160206_184521

 

Ciao ciao Roma

9 12 2015 Roma,foto Borrelli RomanoCiao ciao Roma. Presumibilmente, per un po’ non ci vedremo. Ho gia’ dato. Delle tue bellezze (ma anche no) ne ho fatto la scorta. Capita. Caspita. Riesci sempre a far si che certe storie finiscano proprio qui, da te, nel tuo seno. E a questo termine aggiungo una riflessione. Chissa’ perche’ ma continuo a pensarti e a pensare alla Pieta’ di Michelangelo: Gesu’, un corpo di ragazzo, Maria, giovane e bellissima, con poca sofferenza, che accoglie un corpo, morto, dilaniato dalle sofferenze nel mentre lo offre in dono.  A noi. Maria sempre giovane. Ho rivolto a quell’opera un lungo periodo di attenzioni e meditazione,  e di tempo come non avevo mai fatto prima. Storie che terminano, a Roma, sostenevo. Vero, e altre cominciano pure. Mentre attendo “un sorriso” lungo il viaggio (e ti assicuro che ne avrei bisogno!) osservo il tabellone, treni in arrivo e partenza. Niccolo’ Fabi canta “lasciarsi un giorno a Roma”. Un treno in arrivo da Grosseto scarica pendolari e studenti. Per uno scherzo del destino il tabellone, “in un momento” segna 1997. Quel treno “vomita”  passeggeri come fossero un fiume, come certi ricordi che si attaccano e si “incrostano” sulla pelle, nel cervello che come spugna restituisce quando non vorresti e non vuoi,  non terminano mai e “ingolfano” il presente caricandolo di passato .”Via, via, gridi tu, ” il pizzardone del momento avendo solo voglia di riportarti e rapportarti alla realta’. Torno sui miei passi, al presente la’ dove il treno e’ arrivato e scarica passeggeri. Ne osservo un paio per l’esercizio che svolgo da un po’ di tempo a questa parte. Una ragazza mi pare americana. Avra’ una trentina d’anni. Mi piace il cappotto, color cammello, aperto, pantaloni scuri, a sigaretta,  la camicia a fiori, i capelli legati, castano chiaro e viso roseo. Nessuna riga sul suo viso. Gli occhi, nocciola, non sono smarriti, anzi. Due perline gentili sui lobi delle orecchie, una borsa, lucida, rossiccia, di quelle femminili e un piccolo trolley. L’altra ragazza ha fattezze orientali e un sacco colorato, peruviano al cui interno un sacco di cose da raccontare. Mi incuriosisce. Non ne indovino la sua eta’, ma e’ cosi per tutti i visi da orientali. Mi incuriosiscono entrambe. Intanto il tabellone segnala il mio treno, binario e ora. Il treno si avvia al rientro, alla quotidianita’. Prima pero’, ancora un sorriso. Per favore.

9 12 2015 Roma,foto Borrelli Romano
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Roma 9 12 2015 foto Borrelli RomanoHo scrutato talmente tanti volti che mi e’ venuta voglia di ripetere gli esercizi per…scriverci un racconto. E’ bello vedere l’alba distendersi e avere voglia ancora di “ubriacarsi” di poesia e virtu’ e altro ancora. Dimenticavo: quando scorrono i titoli di coda ci sono sempre i ringraziamenti da fare. Anche se sono stati giorni di “lavoro” (sere, in realta’, meglio, frazioni di sere, dedicate al prossimo) i ringraziamenti sono dovuti. Ero, eravamo, siamo stati ospiti e quando si e’ in questa condizione bisogna sempre rispettarne le regole che la comunita’ si e’ data. La Caritas di Roma che ha permesso il “progetto” (pilota. Per quanto mi riguarda, ora mi tiro fuori.La scuola se vorra’ , se riterra’ opportuno, organizzera’. La Caritas mette a disposizione una foresteria per chiviene da fuori) nel seguire, coordinare e vigilare un paio di studenti nel servizio di volontariato presso la mensa di via Casilina e i Salesiani di Torino Maria Ausiliatrice e Roma che mi hanno incoraggiato nel portare a termine questo compito.  Provare ad uscire dall’autoreferenzialita’ era l’obiettivo. La tendenza e’ lasciarsi avviluppare da un individualismo troppo esasperante, dimenticandoci presto dei bisogni. Spero che gli appunti di viaggio, di tutto questo viaggio, possano essere raccolti nella Rivista di Maria Ausiliatrice  di Torino. Prima di tornare a scuola (alle 12:17 avro’ lezione), un sorriso, per favore. Almeno lungo un viaggio.

Alle 11: 40 il viaggio e’ tetminato.Mi infilo nel sottosuolo alla ricerca della metro, direzione Lingotto.Alle 12: 17 avro’ lezione. Fino a questa sera. Cosi avviene tutti i mercoledi. Ho un sacco di materiale, foto, libri e opuscoli e devo ammettere di aver camminato tanto quanto ho visitato, studiato, letto e lavorato. Ma tutto questo e’ avvenuto con un sorriso. Lungo un viaggio.9 12 2015 Roma foto Borrelli Romano

Da Roma

20151206_103719Piove, qui a Roma. Anzi no. Piovono ricordi. Ieri e’ stata una giornata intensa. Dopo aver “letto” dal vivo un po’ di Arte Cristiana, tra “porte” mosaici, edifici, Basiliche e dopo aver preso confidenza con il “nuovo alloggio” ma vecchio e gonfio di ricordi, l’appuntamento era alla Caritas, per un po’ di volontariato. Solo una fermata di metromappa, la A, direzione Anagnina, dalla fermata Colli Albani, per approdare ad20151206_103926Arco di Travertino.  E proprio a Colli Albani piovono ricordi e si riaprono vecchie ferite. Roma da, Roma leva. Ma a volte e’ necessario esibirle, le ferite. Per ricordarle e ricordare e allo stesso tempo,  avvertire che non erano e non sono mortali. Quanto sei bella Roma, col tuo tranonto, per ogni stagione e con due occhi a mandorla che ti scrurano e scrutavano ancora dentro. Arco di Travertino. Roma Arco di Travertino Foto Borrelli RomanoQui staziona in bella evidenza un bus, il 409. Pare stia aspettando. “Wrooom, wrooom”….Mi lascio alle spalle la fermata, un garage e attraverso il corso. Sento vicinissimo  il rombo del bus. “Wroooom…..”. E’avviato e probabilmente in procinto di partire. Non e’ l’inizio del concerto di Madonna ma sono caldo pure io e la temperatura pute, difatti  e’ primaverile. Uno scatto felino, dopo aver attraversato lo stradone e ci “monto” su, direzione Tor Pignattara. Mi segno i nomi delle fermate che fara’ questo autosnodato:20151207_173026 Travertino, Porta Furba Tuscolana, Porta Furba, Porta Furba/ Angeli, Pignattara Ciro da Urbino, Marranella, via Casilina. Ad una fermata noto una Congregazione intera di suore, anzi, uno sciame: ci sara’ qualche loro casa, da queste parti. Intanto il bus “ingoia” e “vomita” gente fermata dopo fermata” . In molti individuo nelle loro mani smartphone e “app” nell’eventualita’ che qualche problemino possa palesarsi dietro l'”angolo” . A Tor Pignattara Foto Borrelli Romano.Romascendo dal bus 409 e individuo la fermata del trenino cosi vagheggiato e caro a molti. 20151205_205416Roma foto Borrelli Romano.Casilna Con quello mi dirigo  fino a Casilina, direzione Laziali,  passando dalle fermate Filarete, Alessi, Villini, S.Elena e Ponte Casilino. Appena si scende dal trenino giallo noto che una quantita’ di binari di treno ci costeggiano: e’ la ferrovia. Una scala in ferro fa da ponte per l’uscita (ma anche entrata).Roma Casilina foto Borrelli Romano Attraverso il corso, destra, sinistra e la Caritas e’ pronta ad accogliere. Qui da un po’ di tempo si trova la Caritas, almeno per un po’, fino a quando non avranno termine i lavori in corso in via Marsala. Una signorina insieme a molte altre ci accoglie nello stesso identico luogo dove avvolgono, faldoni e documenti alla mano, gli assistiti. I volontari sono davvero tantissimi. Studentesse e studenti che servono, accolgono e rivolgono parole: le distribuiscono come fossero coriandoli, stampando sorrisi in grandissima quantita’. Il tempo di indossare anche io una pettorina bianca e mi fiondo all’interno di una sala nella vana ricerca di rendermi utile, nel servire pasti o nell’elargire sorrisi e parole. Non e’ necessaria una grande esperienza, penso. E cosi comincio. Ho voluto immergermi in questa attivita’ con generosita’ e impegno dove a farla da padrone sono persone e  un mare di storie tanto delicate e personali da far accaponare la pelle. 4 ore ben “distese” fra brocche d’acqua da riempire, versare, e cose che mancavano e che necessitavano. Poi, verso il termine della serata mi prendo il vassoio, un piatto di pasta e mi siedo con loro, pronto a raccogliere ancora qualche parola durante la cena. Quanto tempo dal mio primo “Giubileo”, di Giovanni Paolo II e del sindaco Rutelli. Quanti volontari, allora. Chissa’ tutta quella gente che fine avra’ fatto. Per restare all’oggi, tantissimi vissuti serviti al tavolo di gente che insieme al pane necessitava della parola. L’ascolto, il narrare, l’esistenza. Poi, dopo, e’ stata la volta delle gambe, “distese”. Roma e’ bellissima, anche sotto la coperta dei ricordi. Roma e’ bella perche’ anche quando hai perso tutto lo hai sempre ritrovato, magari altrove. E allora guardo dal ponte e me la scruto. Questo volevo: un ponte. Roma Casilna foto Borrelli RomanoE allora, prima che le gambe abbiano avuto il loro meritatato riposo ancora, trenino dalla Casilina, direzione Giardinetti, Ponte Casilino, S.Elena, Villini, Alessi, Filarete e poi 409 a Tor Pignatara: Via Casilina, Maranella, Pignattara Ciro da Urbino, Porta Furba/Angeli, Porta Furba, Porta Furba Tuscolana, Travertino. E ancora a metro fino a Colli Albani. Ecco finalmente il momento per “gambe lunghe e ben distese”.

Porta Nuova, musica, danza e “Il dubbio”

20151120_115144Sotto le arcate di Porta Nuova, quasi restituite al loro splendore, un uomo danza, al ritmo delle note di un pianoforte. La scala mobile posizionata al centro della pancia e’ inaccessibile, fino a fine novembre. Porta. Porta Nuova. Porta del Giubileo da spiegare. Roma.S.M.Maggiore.Porta Santa.Borrelli RomanoPorta Santa. S.M.Maggiore Roma.Borrelli RomanoAi ragazzi. Insieme al volontariato. Possibilita’.  Alla mensa Caritas, in via Marsala.20151123_190232 L’uomo danzante allarga le braccia e pare trattenere con se il mondo intero. Alza una gamba ora l’altra. E’ in pace. E’ un palcoscenico, Porta Nuova, e lui una gru, figura immobile per pochi istanti,  al coperto, da eventuali critiche di perfetti ballerini tra un popolo di allenatori della nazionale di calcio. Altri lo osservano con espressione garbatamente severa e tratti malinconici. Io, osservo le dita di un musicista occasionale seduto sullo sgabello mentre offre note di dolcezza. Lo osservo passare le sue dita dolcemente sui tasti come fossero biscotti da infornare, per impastare musica, per noi, affamati da chissa’ quanto, di dolcezza. Quell’andare e venire delle dita mi inducono a pensare alle onde del mare, pigre, venute da chissa’ dove. Un’ombra, una donna, dietro  me. “Il dubbio”: tutto insieme, gli ultimi spiccioli dei suoi venti anni. Sento il rumore del mare. No. Mi e’ parso. “Il dubbio” . Ero venuto qui con il libro di Modiano e la sua “Dora”, il suo segreto. Pensavo di rileggerlo.  O di vederlo. “Il dubbio”.  Mentre mi godo questa dolcezza e questo dubbio altri strusciano tra le delizie di “CioccolaTo'”.20151124_085555Dora e il suo segreto. Un’ombra…ultimi spiccioli di venti che per alcuni sono stati un po’ i miei.

Verso Roma

Torino Porta Susa.Ore 8.00. Il tabellone elettronico e la voce metallica, in “questo intestino” lungo quanto la nostra citta’, si affrettano ad annunciare agli avventori di questi “non luoghi” che di qui a poco sara’ pronta la Freccia Rossa per Napoli sul binario 2.  Ma non e’ ancora la mia freccia. Dovro’ attendere una manciata di minuti, quando sulla stessa “platform” transitera’ quella per Roma Termini delle ore 8. 22. 3 10 2015 foto Borrelli RomanoArriva, le sue luci paiono due occhi  che  ammiccano. Ci salgo, individuo  il posto stampigliato sullo smartphone. Mi accomodo. Il tempo di sbirciare fuori dal finestrino per vedere e sentire “fuori come va” e capisco di essere giunto nei pressi di Novara…Il bar e’ piu’ avanti e il conta km della freccia segnala 300: le macchine restano indietro sull’autostrada e cosi San Gaudenzio…indietro e sotto la pioggia…20151003_083708Qualcuno comincia ad alzarsi e vestirsi.Ombrelli alla mano. Capisco che Milano e’ vicina….”Non dimenticare nulla…” e’ il mantra di tutti.

I cartelli posizionati all’interno ed esterno del treno ci dicono che siamo giunti a Rho Fiera Milano. 20151003_090323Mi affaccio appena fuori dalla porta del treno insieme ad altri. Lo sciamare e’ impressionante. Nonostante la pioggia insistente. Expo e’ impressionante. Un fischio e si torna nuovamente tutti  in treno: si riparte.Con 5 minuti di ritardo. I tram meneghini sferragliano, dalla periferia verso la metropoli…Chissa’ chi trasporteranno, mi domando, in un sabato uggioso. Milano Garibaldi e’ alle spalle da pochi minuti e sulla destra si vede la Centrale; provo ad immaginarne  il via vai continuo e frenetico.

La Pianura Padana si allarga, qualcuna e’ scesa dai tacchi e altri si dirigono…al bar. Che faccio? Ci vado? Si. Ci vado….il tempo di consumare velocemente colazione e mi ritrovo  a Reggio Emilia. Alle 10.35 il treno si inabissa nelle “viscere” bolognesi. La voce metallica ricorda che “nella stazione di  Bologna Centrale A.V. e’ vietato fumare”. Non la vedo ma la immagino, con le sue scale e piani e frammenti di ricordi…Lento lento entra in stazione A.V… Il mare non si vede, e’ lontano, ma ne avverto gli odori e i suoi umori.Chissa’ se …

Ore 11.35.Firenze S.M. Il psesaggio della Toscana e” bello, anche visto da questa “linea” A.V. Ormai siamo nel Lazio da un po’.Settebagni risveglia ricordi.Roma e’ alle porte  e si presenta come la citta’ che da’ e toglie. Passa Nomentana stazione…Tiburtina e’ l’anticipo di Termini. Qui era l’approdo per le tante manifestazioni, cortei e scioperi: la Fiom, Cgil, la militanza, il partito. Oltre le porte del treno la gente indossa t-shirt ed io con il mio ombrello mi sento fuori luogo.Se consideri lo stato influenzale poi….Una ragazza nota l’ ombrello e sorride. Lei ha una corona di fiori bianchi in testa: ormai “la coda” e’ finita in soffita di quella che e’ stata una estate! E quale!  Giubbotto e fazzoletti di carta contro corona di fiori in testa: la porta del treno che ci separava ora ci divide del tutto. Sorride, sorrido. Pero’ quella ragazza ha avuto  il potere di farmi vergognare: indosso anche il giubbotto manco venissi da….pero’ il naso che smoccola in continuazione dovrebbe dirla tutta,” chesso'”, giustificarmi. Ma ormai, che importa?  Il treno riparte: Termini e’ la meta. Eccola, con la sua torre e l’hotel de…la grande bellezza. Guardo il terrazzo e penso alla versione dance di “A, a, a, a far l’amore comincia tu…”.  Pochi istanti, quelli necessari per riconoscere il passato, e siamo in uno dei tantissimi binari di una stazione che si e’ rifatta il trucco.  La stazione e’ simile all’aereoporto: varchi e controlli. Sono rapito, come sempre capita ogni qualvolta approdo qua, dal tabellone delle partenze e degli arrivi: qui si rappresenta l’Italia Intera. Per Pescara, per Ancona, Nettuno, Lecce. Qui la geografia incontra la storia e il tempo declinato in ogni sua forma.Una sbirciatina alla lampada Osram a vedere se…e invece…E chi trovo e cosa non trovo? Paolini che….e i taxi che mancano….via Marsala, la Caritas, piazza dei 500…3 10 2015 Roma.foto Borrelli Romano3 10 2015 .foto Borrelli Romano20151003_1311173 10 2015 foto Borrelli Romano.Verso Roma

Buongiorno, Roma

20140827_075131Buongiorno Roma! Mi piace l’idea che dai, di avere il mondo addosso stando fermi, le voci di mondi e realta’ lontanissime che ti entrano continuamente dalla finestra, comprese le rotelle dei trolley che girano e rigirano e consumano il manto stradale che pare il corridoio ed entrano fino in camera ad interrompere il  sonno della notte, se mai questa vi e’ stata. Voci che in continuazione chiedono “dove e’via Vicenza“? Buongiorno Roma, sei acqua fresca che lava. Acqua dei tuoi ‘nasoni’ 20140827_083531instancabili. E ne dai a quanti instancabilmente chiedono acqua, in coda, come sestessero andando a prendere la Santa Comunione. Acqua rappresentata, disegnata, dipinta  in ogni modo e che di tanto in tanto si materializza in  qualche goccia, come capita durante la visita alle catacombe.  Acqua ricercata come fonte dove dissetarsi, come i cervi, rappresentati a San Giovanni in Laterano. Due cervi che cercano l’acqua. Il mosaico nel catino dell’abside  della Basilica fatto rifare da Innocenzo III che ne illustra il versetto 42 del Salmo: “come il cervo desidera le fonti d’acqua  così l’anima mia desidera Te, o Dio”)Roma 27 agosto 2014. San Giovanni in Laterano. Particolare cervi verso fonte d'acqua. Foto, Romano Borrelli . Ma di questa Basilica ci sarà modo di vederla e parlarne.  Mi muovo percorrendo a piedi via Marsala,Roma 27 agosto 2014. Via Marsala. Foto, Romano Borrelli fino al suo termine, costeggiando la Caritas (quanto e quale lavoro, qui, i volontari e quanta dedizione e attenzione al prossimo). Roma 27 agosto 2014. Via Marsala, Caritas. Foto, Romano Borrelli Tutta via Marsala, senza dimenticare che sulla stessa via passo’piu’ di cento anni fa don Bosco20140827_080823La Chiesa è intitolata al Sacro Cuore. Al suo interno, tra i tanti, un altare di Maria Ausiliatrice.Roma, Salesiani via Marsala. Altare di Via Maria Ausiliatrice. Foto, Romano Borrelli..  Roma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliProseguo a piedi tutta la via, Marsala. Un tunnel, sotto  i binari della stazione Termini e sono dall’altra parte. Un gruppo mi precede. E’ alla ricerca di Via Giolitti, dove si trovano alberghi non cari, a loro dire. Qualche albergo, hotel, BB,  gente in attesa di avventurarsi per Roma e  approdo  alle porte del quartiere  di San Lorenzo,  da dove si vede svettare il torrino di Roma Termini.Roma, 27 agosto 2014. Nei pressi di San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Una rapida occhiata, per immergermi mentalmente tra le pagine di una mia lettura preferita: “La Storia” di Elsa Morante. Mi immergo appena nel quartiere, così, per avere l’impressione di sentire le voci dei personaggi del romanzo.Roma 27 agosto 2014. Porta San Lorenzo. Foto, Romano Borrelli Roma, Quartiere San Lorenzo. Foto, Romano BorrelliIl romanzo che mi ha dato e continua a darmi ancora tantissimo.  Un capolavoro letterario.La storia Ida e di Useppe, suo figlio, frutto di uno stupro.Ida e la sua dignita’gonfiano il cuore di emozioni.Una storiav dove Elsa Morante ha alternato poesia e dramma.Un libro d’amore. Una rapida occhiata verso questo quartiere, lo scalo, San Lorenzo e il rimando a memoria  di una frase di Elsa Morante:”Con te per sempre finch’io viva e pi’in la’”. Da qui mi dirigo verso Porta Maggiore Roma, 27 agosto 2014. Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelliper prendere un tram, il treRoma 27 agosto 2014. Fermata tram. Porta Maggiore. Foto, Romano Borrelli, e dirigermi verso Piazza San Giovanni56Nel giro di qualche fermata di tram (il tre) ma leggo alcuni numeri a me famigliari, il 14, Viale Palmiro Togliatti, il 19…ricordo il Prenestino, Cinecittà, quasi un’ora di tram da Termini…)Roma 27 agosto 2014, tram in Piazza di Porta Maggiore. Foto, Romano Borrellisono a Piazza San Giovanni. Il capolinea del 218 è qui.Roma. 27 agosto 2014. Da Piazza San Giovanni verso le Catacombe. Il bus 218. Foto, Romano Borrelli Mi accomodo e nel giro di 15 minuti sono alle Catacombe, nei pressi delle Fosse Ardeatine. Dalla fermata del bus, un dieci minuti a piedi. Sulla destra, le Catacombe di San Callisto e i Salesiani. San Tarcisio. Costeggio la mia sinistra fino ad arrivare alle Catacombe di Domitilla.Roma. 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli.Roma 27 agosto 2014. Orari Catacombe Domitilla. Foto, Romano BorrelliFortunatamente oggi è possibile la visita. 7Le altre, sono chiuse per giorno di riposo.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (2)Qui, eravamo tre gruppi: americani, orientali e un gruppo, davvero esiguo di italiani. I primi sembravano fossero tutti sotto le catacombe, a milioni. Non terminavano mai. Noi italiani invece  sembrava avessimo il “tutor” personale, una guida tutta per noi, dato che eravamo in otto a seguire la spiegazione. Eevidentemente siamo sazi di tanta superficialita’. La guida e’stata davvero paziente nel rispondere a curiosita’ davvero….Quanti gradi vi sono qui sotto qui sotto?quanta umidita’? Quanto sono lunghi i cunicoli? Quante catacombe ci sono, sparse, a Roma? E’ vero come dice il film Quo Vadis….?  Le Catacombe sono quelle di Domitilla, in via delle sette Chiese. La Chiesa è davvero Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrellibella. Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano BorrelliFa freddo, qui sotto.Roma, 27 agosto 2014. Le Catacombe di Domitilla. Foto, Romano Borrelli (3) Roma, 27 agosto 2014. Catacombe. Foto, Romano BorrelliUna visita guidata, un’ora circa. Ora si sa di più  sul tufo, sul refrigerium, fossores,  e su quante sono a Roma le catacombe, anche se, queste sono le Catacombe. In questa zona. Quelle di San Callisto,Roma, 27 agosto 2014. Catacombe di San Callisto. Foto, Romano Borrelli. oggi, come detto, sono chiuse.Roma, 27 agosto, foto Romano Borrelli Terminata la visita faccio ritorno, verso San Giovanni. Percorro un viale, da porta a porta.  Ne approfitto  per fare due passi , una zona a me tanto cara e carica. Un viale, lunghissimo.  Roma, da qui è ancora più bella. Chiudo gli occhi un attimo. Mi pare di vedere le luci che salutano l’arrivo del nuovo anno.Roma, 27 maggio 2014. Salesiani, San Tarcisio, Foto, Romano BorrelliLa terrazza di questo istituto internazionale dei SalesianiRoma, 27 agosto 2014. Salesiani San Callisto. Foto, Romano Borrelli e il Cupolone e sullo sfondo. Roma, Sei bella anche da quassu’, da questa terrazza. Il tempo trascorso ti rende ancora piu’ bella e affascinante.  Quanto sei bella, Roma. Non solo una canzone di Venditti. Non ti preoccupare, L’acqua lava tutto.20140827_083531Mi piace l’idea di passare dopo anni da piazza San Giovanni e ricordare nomi e visi incontrati e conosciuti per  vie di citta’ adriatiche. Mi piace questo odore, Roma, che hai addosso e che si attacca come un vestito. Mi piace questa idea di padronananza che ho di te, nonostante il tempo trascorso, tra una visita e l’altra e qualche cicatrice di cadute che ancora porto addosso e che grazie a quelle ora mi muovo liberamente, saltellando di qua e di là,  privo di cartina tra le mani, confondendomi tra i tuoi tanti abitanti. Sei bella, ma sempre capace di renderti nuova ad ogni incontro e spiazzarmi. E forse per questo, mi piaci, cosi come mi e’ piaciuta la mostra di Frida Kahlo (artista messicana, 1907-1954, simbolo dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza della cultura messicana del ‘900. La mostra romana, aperta dal 20 marzo presso le scuderie del Quirinale e in prossimità di chiusura, il 31 agosto. Costo del biglietto, 12 euro) , tanto bella e appasionante la sua vita da volerla rivedere ancora e ancora. Una donna che porta impresso l’amato, in ogni suo autoritratto, ora sotto la fronte, ora tra le sopracciglie, ora nel cuore. Una donna capace di amare fino all’ ossessione, una lampada osram mai mancata, per il suo Diego Ravera. L’abbraccio dell’universo, un’opera spettacolare. Almeno lei, c’era sempre. Davvero qui passa il mondo intero, in continuazione. Per rinfrescare la memoria occorre prendere i tram e la metro.20140827_145152Le cicale cantano, il sole spacca le pietre e …20140827_13333320140827_150554Roma, 27 agosto 2014, Foto, Romano BorrelliRoma, 27 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliIn questo momento mi trovo presso la Basilica di San Clemente.Roma. 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli Qualcosa di molto simile, quasi identico a Ravenna, Sant’Apollinare in Classe per quanto mi riguarda, almeno per  i mosaici. La primitiva chiesa fu edificata nel tardo IV secolo nei pressi del Colosseo e delle caserme dei gladiatori ai margini dell’area monumentale su preesistente edificio del II secolo d.C.: si trattava verosimilmente della domus ecclesiae di Clemente, un liberto martirizzato sotto Diocleziano. “Domus Ecclesiae” erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo, generalmente identificabili con ambienti di abitazioni private adatte allo scopo. A due passi dal Colosseo su via di San Giovanni in Laterano.Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli20140827_15574020140827_15580420140827_160216Roma, 27 agosto 2014. Basilica di San Clemente. Foto, Romano Borrelli (2)Da qui, un salto ai Fori 20140827_161706e sulla via dei Fori Imperiali. E poi, Colosseo e poi…Roma 27 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Trovo un posto sul palco e “mi accomodo”.20140827_161924Quando la stanchezza prende il sopravvento decido di lavarla via. Un salto a Termini, per togliermi la curiossta’di vedere se la ragazza cantata da Claudio Baglioni stara’ancora aspettando per poterle dire che lui le piace tanto.20140827_173503 Qui, penso, l’amore continua a perdersi, l’amore continua a trovarsi, oggi come ieri. A Roma Termini, molto è cambiato negli ultimi anni, tranne il via vai. Gente che arriva, gente che parte. Roma Termini, un porto di mare, si potrebbe dire. E poi, in quale posto meglio di altri si potrebbe cantare “lasciarsi un giorno a Roma?” (Niccolò Fabi). E poi dimenticarsi, ovviamente.

Ora, che dire……………ancora un salto, da Frida. Certe cose sfuggono e prima che chiudano le Scuderie del Quirinale,Roma. Il Quirinale. Foto, Romano Borrelli meglio muoversi.

Bhe, buonanotte Roma.Roma. Il Cupolone dal Quirinale. Foto, Romano Borrelli

Storie di vita

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Torino, una domenica come tante. O diversa da altre. Torino così simile a RomaParigi, con qualcosa di Ginevra. O come Roccacannuccia o Carapipa. Poco cambia. Famiglie,  fidanzati, single, anziani, chi cammina, chi corre, così diverso da chi a Roma continuamente corre dietro la recessione con manovre contenitive che “dissanguano”, chi fotografa e posta, ai tempi di internet e clicca “mi piace”. Cosa? Una nuvola? Una canzone? Una coppia scoppia. “Non mi piace”, forse perchè “piace troppo” e tutto corre, velocemente, come alberi fuori dal finestrino. Così come i ricordi. Chissà perchè diventano sempre piu’ sfocati, opachi. E non si apprezza. Cielo apparentemente sereno. Qualche nuvola. Che corre lentamente, come alcuni “maratoneti” lungo gli argini del fiume. Sudore, respiri, fumo che esce dalla bocca. Alcuni al trotto, altri fermi, ad ascoltare il rumore del proprio respiro.  Anziani si sporgono, appena, dal muretto che separa il fiume dai “Muri” (orfani di qualcosa, i Muri…chioschetti andati), ad osservare il lento corso di questo fiume. Dopo aver ripiegato meticolosamente le pagine di un giornale, quantunque datato,  li sento parlare e domandarsi se avranno diritto  anche loro alla social card di 400 euro annuali. “Forse”. Risponde uno dei due. L’importante è non superare i sei mila euro annui. Meno di 40 euro al mese. Al giorno? Mha’.   Come si farà ancora a parlare di “social card?” e non provare a trovare politiche differenti. “Povertà relativa: mille euro, in due“. Povertà assoluta: “785″ euro . Sottratto il costo dell’affitto e del riscaldamento? L’importante è non incappare in qualche evento negativo, anche solo una influenza con febbre e dover conseguentemente ricorrere ai medicinali.  Riflessi di vita. Persone. Piene di ricordi, vuote di prospettive.  E chi non rientra neanche nella povertà relativa come Pietro e Michele trova solidarietà e attenzione da un don: il passo del Vangelo con cui si hanno sempre i poveri fra di noi e 2 euro e 50 centesimi al giorno per fare colazione e un posto caldo dove passare la notte. Quando il “buon senso” vale molto di piu’ di una politica errata. E quando il buon senso è riconosciuto e mai ingannato. L’amore ai tempi della Caritas, diverso dall’amore ai tempi di Internet. Stefania e Mauro, si incontrano, pranzano insieme. Alla Caritas.   Quanti “passanti”. Hanno poco. Buon appetito”, dice Mauro. “A me?”, risponde Stefania, disabituata a tanta attenzione. Storie che si fondono con poco. “Silver linings”, quando il lato positivo delle cose prende piega. Altre non si fondono neanche con il tutto. E resta il vuoto pieni di ricordi. Matasse di ricordi ingarbugliati. Bambini che giocano a palla, a chi la tira piu’ in alto. Altri giocano a “facciamo che io sono e tu sei“, e comprendi che le nubi lentamente si orlano di luce.  Torna il sereno. E’ vita. Come quei bimbi immersi nei loro giochi, lontani dal mondo dei grandi, che spesso perdono le chiavi per aprire le porte della propria interiorità. Basta poco. Come insegna Mauro. Una delicatezza. Basta poco, come insegna Stefania rendendo esplicito il suo pensiero, la sua preghiera rivolta a tutti: “Non si puo’ smettere di credere alla vita”. Mauro e Stefania han deciso di crederci. Lottando, insieme. Età differenti, piu’ giovane lei, adulto lui. Tante candele spente rispetto a quelle che restano ancora accese.  Differenze appianate dall’ascolto reciproco, dall’attenzione e dalla delicatezza riposta dall’una verso l’altro, e viceversa. Storie che riescono a fondersi. Con poco. Con niente. Nel rispetto e nel progetto e voglia di ricominciare. Accendendo una candela. Sposandosi.

Dove è la politica

Il testo scritto da Simone Ciabattoni pone implicitamente una domanda: dove è la politica a fronte di dati afferenti persone “in carne ed ossa” che non riescono a trovare collocazione (e non solo “posto a tavola”) ma solo e semplicemente, visibilità? Simone ha un’età compresa tra i 15 ed i 24 anni, fascia di età piagata e piegata dalla disoccupazione pari al 29%, percentuale in aumento se confrontata con il dicembre del 2009. E dato che Simone nel suo articolo ci descrive anche una condizione femminile, è utile ricordare le statistiche che ci indicano come il tasso di occupazione femminile è pari al 46,5%, in rialzo si, ma pur sempre basso.

Occupazione precaria, flessibile. Occorre un serio piano per il lavoro dinanzi ad una situazione così drammatica, e invece, dove è la politica? Una carenza di politica, ma anche, a mio modo di vedere una carenza nel fare politica, poco rispettosa della prassi costituzionale. Utile ricordare le parole del Presidente della Repubblica: “irricevibile”. Governanti poco abitutati a maneggiare la Costituzione. Si, questo è un Paese politicamente alla deriva, capace solo di offrire, grazie alle immagini televisive che inondano le nostre case, (a tutte le ore), un’opulenza ostentata, mentre la realtà è altra. Altrove. Nelle fabbriche, quelle aperte, nelle scuole strapiene di precari, nelle mense, alla Caritas, per le strade. Altrove. Dove non si ha voglia di guardare. Dove? Nei portafogli degli italiani, con i redditi in calo (le statistiche nei giorni scorsi ci descrivevano un calo nel periodo 2006-2009 pari al 2,7%). Come ci ricorda Marco Revelli,la povertà non è solo un dato numerico, è anche questione di mediatori e mediazioni culturali. Attiene la testa ben fatta non solo quella ben piena”. Televisione, immagini, ipnosi collettiva”. Già, finché la barca andava, finché la ruota girava…e tutti eravamo presi nel e dal meccanismo inclusivo del consumo, in quanto consumatori, la realtà, o/e, la “voce del padrone” stentavamo ad ascoltarla ed a riconoscerla. Ora, dopo anni di delocalizzazione selvaggia, di shopping dei diritti, (dove i processi di delocalizzazione si son fatti sentire? proprio dove viene meno il rapporto tra Stato, sovranità, territorio e cittadinanza) eccoci ora sentire voci imponenti, camuffate da referendum, “dammi tutto in cambio di nulla”, “votate o altrimenti chiudo”. Stracci di contratto si, grazie alla generosità abbondante di “gazzettieri con penna sempre a portata di mano. ”Affermazioni e richieste, quelle, (dammi tutto in cambio di niente) che si perdono fin dalla notte dei tempi come la sproporzione esistente fra il reddito dei manager e di chi lavora e produce. Dove è la politica quando si chiedono riduzioni di pause, aumenti di produttività intesa come intensità del lavoro, straordinario non contrattato, limitazione del diritto alla malattia? Dove è questo Governo che permette “omogeneizzazioni” al ribasso? Ma il problema non riguarda il solo settore privato. Simone ha sollevato, da studente il problema che esiste anche in chi lavora nella scuola. Se nel privato, know-how, condivisione degli obiettivi e dei processi di tutti i lavoratori, consenso, pari opportunità sono elementi di economicità di un’azienda (partecipazione e democrazia!!!) ma solo per alcuni, anzi, per pochi, (così dovrebbe essere) anche nell’ambito scuola, dove regna la presenza costante, anno dopo anno, del 50% dei precari, le condizioni di lavoro a mio modo di vedere non sono poi tanto differenti. Perchè i precari devono essere esclusi dalla partecipazione di momenti così fondamentali all’interno di quella che è la comunità scuola? Comunità formata da: insegnanti, insegnanti di sostegno, educatori, ata di tutte le forme, imprese di pulizie: con contratto a tempo indeterminato, determinato, di fatto, di diritto…vogliamo continuare? (e’ un Paese civile, questo? che non permette di provare a immaginare il suo futuro perchè la cosa grave è che questi Governanti, così facendo, così operando, lo cancellano il futuro. Perché, mi viene in mente un esempio che mi tocca da vicino, i precari Ata, nelle scuole sono destinati, ogni anno, a cambiare scuola, nonostante siano necessari, utili,soprattutto se inseriti in un certo percorso formativo educativo? perché non stabilizzarli? Perché, pur essendo privi di formazione specifica, nelle scuole dove sono iscritti e frequentano ragazzi sfortunati, diversamente abili, gli Ata, non possono “aprire una trattativa” con il dirigente scolastico, per quanto riguarda il cammino ed il percorso di quei ragazzi ? Coinvolgere gli Ata, ad esempio nella commissione hc; coinvolgerli a partecipare a colloqui con i genitori e incontri anche con i fisioterapisti, se necessario. Coinvolgere i lavoratori nella crescita e nella formazione. Quello che non si capisce è che se non si investe nella scuola questo Paese è destinato ad un continuo decadimento. “Non esiste cultura politica (ricordava la sociologa Chiara Saraceno) all’altezza e abbiamo una cultura imprenditoriale che usa la flessibilità senza investire nel capitale umano”. Identico modo di operare nella scuola. Qualcuno investe sui precari? L’argomento sarebbe da approfondire perché nelle scuole quale crescita ci potrà essere senza partecipazione?

Un’ultima notazione: le diseguaglianza sociale e territoriale, crescono. Questo Governo continua a sostenere come un mantra che la disoccupazione in Italia, grazie agli ammortizzatori sociale, è ferma all’8,6%. Gli ammortizzatori, prima o poi, sono destinati a terminare ed è utile ribadire che sono utilizzabili solo da coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato. I giovani, come Simone, non ne avranno diritto. Dove è la politica se non ha approfittato di questa grave crisi economica per produrre vera politica e non “nani e ballerine”?

 

Sciopero: salviamo l’Italia

La pioggia insistente di questi giorni ricorda quella di alcuni anni fa, insistente che cadde alcuni anni orsono sulla nostra città, a Torino, in Piemonte. Erano gli anni 1994 e 2000. Che stagioni “politiche”. Almeno nel 1994 cadde il governo Berlusconi. La pioggia di oggi cade copiosamente. Le foglie, bagnate, marciscono e si stropicciano ulteriormente al nostro passaggio. La corrente del fiume è veloce; trascina con se di tutto: rami, bottiglie di plastica, ogni genere di masserizia, ricordi personali. Osservo oltre la ringhiera che separa la strada dal fiume. Un ombrello, aperto, è rimasto impigliato sui rami di un albero “sdraiato” sulle sponde del fiume. Un ombrello, un paracadute. Come sempre, anche in questo caso, il “paracadute” non è per tutti. Come gli “ammortizzatori sociali”. Mi soffermo a pensare e mi balenano numerose contraddizioni. “Al di là dell’Atlantico”, ricordava un editoriale del giornale subalpino, c’è una società aggressiva, vitale; da noi, una società ripiegata su se stessa, egoista. Al di là dell’Atlantico si comprano titoli del debito a lungo termine, con lo scopo di mantenere bassi i tassi di interesse e avere così corposi vantaggi: aziende che si ingrandiscono e che creano posti di lavoro con capacità di rifinanziare mutui a tassi convenienti, e tanta, tanta disponibilità di spendere per i consumatori. Tanti dollari, tantissimi dollari. Dollari che prenderanno la strada, nuovamente, della speculazione: dollari per comprare azioni di una stessa azienda in modo tale da aumentarne il suo valore. E le bolle si gonfieranno. Eppure quando si studiava economia ci veniva sempre detto che “non si stampa moneta”, si agisce come “carta assorbente” per limitare il circolante. E da noi, popolo di santi e navigatori? Al di qua dell’Atlantico qualcuno si bea che siamo il Paese con piu’ telefonini, (in realtà sarebbero piu’ sim). Lo steso signore si bea affermando che siamo il Paese con una percentuale altissima di proprietari di case. Ma siamo anche il Paese, e non si spiega la contraddizione, con il 40% di precari. Come stanno insieme le due cose? Abbiamo un salva-precari che conferisce posti di lavoro, a chi lo aveva negli anni passati, un incarico che parte solo ora, a novembre e per pochi mesi. Siamo il Paese in cui lo Stato ti legalizza la precarietà per otto, nove, dieci anni e dove le buonuscite per chi ha occupato posti di rilievo in qualche nota banca fanno inorridire mentre ai precari è precluso, magari dalla stessa banca, qualsiasi prestito. Siamo il Paese in cui la bellezza delle relazioni e dell’accoglienza fra generazioni si rafforza perchè la situazione, di noi precari, di noi di questa generazione, è sostentua dalla solidarietà dei genitori, degli anziani, dei saggi, formatisi alla scuola del conflitto di classe che ora si è assopito solo perchè qualcuno lo fa credere un arnese vecchio per gonfiare ulteriormente la propria borsa; la generazione, quella dei saggi, del sapere tramandato del movimento operaio e non dal sapere del grande fratello, di amici o dei tronisti, proprio queI saggi che con le loro lotte e il loro sudore hanno fatto si che i salari potessero incrementare così come accadeva per l’aumento della produttività, senza intaccare i profitti. Lavoratori, quelli, che chiedevano come il pane il sapere, quello vero, quello autentico, frequentando le 150 ore dopo otto ore di fabbrica; quelle 150 ore che hanno insegnato la lettura di una busta paga per “non farsi fregare dal padrone”. Dove è andata a finire la voglia di prendere coscienza? Noi, studiamo, otteniamo una laurea e ben che vada entriamo a far pare di un call-center, o reclutati per qualche mese da una agenzia interinale, o, se va ancora meglio, in qualche profilo basso nell’istruzione, quell’istruzione che ricorda il disastro di Pompei. Conosciamo due o tre lingue, amiamo viaggiare, ma gli Eurostar e tutto il low-cos lo vediamo solo sfrecciare, perchè a noi, non è dato nessun “ombrello”, nessuna protezione. Siamo un problema, noi giovani, ma, “siamo il Paese con il piu’ alto tasso di proprietari di case”, e così, questa frase assume un ritmo ad consesso internazionale” in cui parla il premier. Siamo il Paese in cui una famiglia media di quattro persone spende, in media, 113 euro al mese di spese sanitarie e di questi 37 euro per farmaci. Siamo a Torino, la città in cui si sperimenta l’S.o.s, spesa ortofrutticola solidale, che raccoglie la frutta avanzata nei mercati per darla a chi ne ha bisogno. Siamo il Paese in cui 37 sono i metri quadrati che spetterebbero come spazio vitale a ciascuno di noi, magari a 500 euro al mese. Poco importa se siano 7.800.000 come sostiene l’Istat o 8.370.000 come sostiene la Caritas i poveri, gli invisibili, i nascosti, costretti a “vivere nei 37 metri quadrati” mentre, d’altro canto siamo il Paese in cui il Presidente del consiglio possiede e vive in ville e villette dove potersi rilassare dalle sue fatiche. “Al sindacato spetta negoziare le condizioni di lavoro e la spartizione dei frutti; alla politica far funzionare meglio il sistema produttivo e rendere la torta piu’ grande possibile e che nessuno ne sia escluso”. Questo sosteneva alcuni giorni fa un giuslavorista. Peccato che in trent’anni le disuguaglianze siano aumentate e chi era ricco lo è ancor piu’ e chi era povero lo è ancor piu’. La busta paga è sempre piu’ misera e welfare e fiscalità non hanno piu’ la capacità di essere forze capaci di attenuare le disuguaglianze. E la torta l’han mangiata sempre i soliti noti. E così, neanche la scuola, l’università, riescono a garantire inclusione e ascesa sociale, inoltre, il dodicesimo rapporto annuale “Gli italiani e lo stato” del 2009 (Ilvo Diamanti, consultabile su http://www.demos.it) ci dice quando sia basso il grado di fiducia nelle istituzioni dello stato repubblicano. Cerco di limitare la “mia povertà” con ottime letture: da Dostoevskij a Veronica Tomassini, Lia Tirabeni, Elvira Tonelli, ma nulla sembra cambiare. “Annus Horribilis” direbbe come dice nel suo libro Giorgio Bocca.Ma ogni consesso ha il suo arbitro Moreno che alza il cartellino rosso. Signor Berlusconi, cartellino rosso. Il suo film, venuto davvero male, è terminato. Il tempo delle barzellette è davvero terminato.

Spero in una forte e massiccia partecipazione. Non c’è silenzio che non abbia fine.

L’associazionismo, un raggio di sole in giornate nebbiose

Una sera mentre percorrevo la strada, in treno per recarmi a Bra, ripensavo agli studi effettuati su questa meravigliosa cittadina, il suo territorio, la sua economia, la sua popolazione, tra l’800 ed il ‘900. Un aspetto particolare mi aveva particolarmente colpito: il dinamismo di una gran fetta dei suoi abitanti, così pronti, veloci, in ogni momento, e in particolare nei periodi di crisi, a costituire associazioni.

Leggendo un bellissimo manuale sull’associazionismo operaio in Italia (L’associazionismo operaio in Italia, 1870-1900), ho potuto constatare quante e quali erano le associazioni presenti  in Bra. Durante la presentazione della rivista “Bra, o della felicità”(forse non ho mai accennato, ma il titolo è tratto da un’opera di Gina Lagorio), il 22 dicembre , e in particolare  durante la presentazione di alcuni argomenti relativi all’ultimo numero, della rivista stessa, ripensavo a come momenti forti di solidarietà, di coscienza sociale possano essere d’aiuto a molte persone che in tempi di crisi economica, un po’ come quella che sta attraversando le vite di ciascuno di noi. L’associazionismo (ho notato qualche cosa di analogo alla condizione operaia di Terni, della solidarietà esistente non solo in quella fabbrica, ovvero quella descritta nel libro “Acciai speciali”, di Alessandro Portelli, ma anche nel contesto urbano, cittadino) mi ha portato a riflettere su alcuni dati dell’Istat presentati sui giornali nei giorni scorsi: “Istat, allarme povertà”, (la Stampa del 23 dicembre), “Allarme Istat: un milione di famiglie non ha i soldi per il cibo”, (La repubblica del 23 dicembre), “Un Natale da poveri” (il Manifesto). Potrei continuare nella rassegna stampa di qualche giorno fa, ma il dato che più mi fa riflettere è che potremmo pensare ad una città della grandezza di Torino, un milione di abitanti priva dei soldi per comprare il cibo. E il dato si aggiunge ad un altro, quello che il 15% della popolazione italiana arriva con difficoltà alla fine del mese, cioè quindici famiglie su cento faticano a giungere alla fine del mese. Qualche mese fa si parlava di crisi della terza settimana, ovviamente per i percettori di reddito fisso, mentre per altri si parlava di utili da ripartire, e tuttora per molti gli utili continuano ad essere buoni, tanto che alcuni bilanci si chiudono in attivo, è solo che per molti i bilanci famigliari si chiudono nuovamente in rosso. La questione importante è che i dati tengono conto anche di famiglie medie, ma quanti e quante sono le famiglie che non vengono “inchiestate” per così dire su quanti capi di abbigliamento, un maglione ad esempio, hanno in casa?  Infatti, altro dato che mi ha fatto impressione è che il 16, 8% non ha avuto i soldi necessari per i vestiti necessari, o che il 10,4% non ha avuto i soldi necessari per le spese mediche. Nel 2006 erano quattro le famiglie su cento che non riuscivano a sfamarsi; nel 2007 sono diventate  cinque, quindi un milione  di famiglie, e come dicevo prima, una città come Torino. I dati presentano una media come reddito disponibile pari a 28.552 euro al netto del prelievo tributario, ma peccato che nel conteggio ci siano i sig Rossi con un signore ricchissimo. Non oso pensare ai dati dell’anno prossimo. Un altro dato che rumoreggia è che in media per i regali di Natale si siano spesi circa 200 euro. Incredibile: personalmente ho visto delle vie della mia città piene di gente, ma  con le mani in tasca, e non a reggere alcun sacchetto. Anche in alcuni supermercati, un paio di giorni prima della vigilia di Natale ho visto poca gente a ridosso delle casse. Pare che l’unico settore che non abbia conosciuto crisi sia stato Slow Food, forse dovuto anche al fatto che i prodotti non sono molti, e la gente comunque si sta orientando su questo settore come idea di regalo natalizio. In ogni caso pare che si sia registrato un meno 25% sugli acquisti per gli addobbi della casa, un meno 23 % per i vestiti e le scarpe, ed un meno 10% per i profumi ed i mobili, oltre un meno 5% dell’elettronica e della casa. Un altro dato importante è che sì, è certamente difficile ipotizzare l’andamento economico futuro, ma molti hanno difficoltà a leggere anche il presente, con una voce fuori dal coro inaspettata, e che certo fa piacere, il vescovo di Milano, ha deciso di istituire un fondo per i cittadini in difficoltà, un fondo proveniente dall’8 per mille, gestito dalle Acli e dalla Caritas. Certo non si pensa di risolvere il problema, ma il modello pare verrà adottato anche dal vescovo di Torino. E altri? Si sta parlando tanto di “settimana corta”, ma forse, come afferma Loris Campetti, potrebbe esserci anche un “salario corto”; spalmare infatti la minor produzione su molti riducendo il salario, non mi pare una buona soluzione.  Se già lo stipendio medio di un operaio di terzo livello, si aggira sui mille euro, quando lavora, e non è in cig, con la settimana corta, come potrà essere? E poi, i precari? quelli che dal primo gennaio lasceranno il posto di lavoro che nel pubblico impiego potrebbero essere in molti? L’associazionismo dicevo, forse potrebbe essere un rimedio, ma prima dobbiamo eliminare molto egoismo. Alcuni giorni fa, leggevo da qualche parte che quest’anno chi consuma circa 2000 litri di carburante avrà un risparmio di 800 euro circa; chi ha un mutuo, sugli interessi, circa 4500 euro; poi luce e gas faranno altri 50 euro. Ma, mi domando, risparmio rispetto a cosa? Quale è il parametro di riferimento? Ai prezzi che avrebbero dovuto essere e sono alle stelle o a quelli che avrebbero realmente dovuto essere? E poi, onestamente, quanti euro si sono persi i lavoratori dipendenti considerando l’inflazione programmata rispetto a quella reale nel momento del rinnovo contrattuale? Un’ultima cosa, mi domando perchè devono esserci delle differenze sui rinnovi contrattuali tra impiegati pubblici, con 60 euro in più, ad altri dipendenti 600 euro in più a patto di avere due ore lavorative in più, o al altri ancora, una cifra totalmente differente? No Dramma, ci viene consigliato d’oltreoceano, pero’ a me pare che a “pagare” siano sempre gli stessi. Eppure, una notizia , anzi due belle c’erano state: un regalo di una panda da Pechino a Taiwan, ed il Manifesto che riuscirà a mangiare il panettone, grazie a tantissimi giornali venduti a 50 euro e a molti lettori che davvero conoscono il senso della solidarietà e dell’associazionismo Forse si è data troppa importanza al fisico di alcuni premier o presidenti, asciutti, magri, grassi, quello con addominali, fisico statuario, che “fa pensare ad una politica di forze”, notizie viste “dal buco della serratura, capaci solo di rafforzare, in molti che l’apparire forse è meglio che l’essere, ecco perchè la concretezza di Bra scoperta nella sua storia mi ha insegnato davvero tanto. Forse, ci vorrebbe una presentazione della rivista per ciascun mese dell’anno, tanta fiducia, tanta storia riscoperta e da attualizzare, e, perchè no, uno sguardo a quella “Zizzola”, capace di far innamorare e battere il cuore…. almeno una volta al mese.

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