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2 Agosto (1980)

20200802_091023Manca poco alle 10.25. Obbligo e doveroso ricordare le vittime e (famigliari) della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Qualche giorno fa il quotidiano Avvenire ci ha proposto la storia delicata di una ragazza, “Flavia Casadei e la sua voglia di vivere fermata a 18 anni”, aiutandoci a riannodare i fili della memoria, di un sabato estivo, lontano e vicino, di una Italia diversa, e per molti versi uguale, chiusa per ferie, in viaggio, e altri in attesa, alla stazione di Bologna. Il bus 37, rosso, utilizzato per trasportare i feriti come ambulanza. La gente comune che si adoperava per aiutare in ogni modo, anche a mani nude. Quaranta anni. Sembra ieri. Deposito la mazzetta dei quotidiani sul tavolino estivo, imperniato di mare e di sughero, e articoli,parole, ricordi, commenti degli anni. A cornice, un libro su Raffaello e un manuale di diritto del lavoro, per non farci mancare nulla.

Riannodati i fili della memoria ecco che si presenta a noi agosto, gia qui sul palcoscenico col suo canovaccio dei vari anticicloni  da più  di 24 ore,   a commediare tra afa e umidità,  madido di sudore tra un gran cicaleggio di  polemiche (e probabilmente anche con una certa mancanza di collegialità negli interventi estemporanei) in chi avrebbe voluto farci viaggiare  in Freccia Rossa con “posti completi”” e senza piu il distanziamento tra un posto e l’altro, in barba a quanti avevano già  a disposizione un biglietto per il rientro dalle vacanze e un’ assicurazione verbale che le disposiziini non sarebbero state modificate. Altrimenti, saremmo partiti?  Dubito. Mai provare a modificare le regole a gioco già  iniziato: inevitabili le polemiche. E non sono le uniche, conseguenti non solo a codici comunicativi diffetenti. Suggerirei un bel ripasso di un volume qualsiasi di diritto costituzionale. Il Martines, ai tempi andati, era un bel volume. A proposito di scuola….No, meglio godersi le vacanze.

Bologna 2 agosto. 10. 26

2 agosto. Il treno corre,  i momenti di spensieratezza alle spalle e tra poco identica sorte tocchera’ al  mar Adriatico: lasciata Rimini,  sulla destra,  direzione Nord, mentre si allontana sempre più, col suo porticciolo,  il ponte,  l’arco,  e   mentre l’intercity Pescara Milano accelera la sua corsa e rende sempre più  distante ogni cosa. È  sempre triste lasciarsi cosi,  ma è  la vita,  il suo corso,  e la corsa  di questo treno. Poi,  molto sfuma,  “vola” via: alberi,  case,  trattori,  terra appena lavorata. Frutta,  alberi da frutta,  chi la raccoglie,  chi no,  cassette piene e vuote,  lavoro, uno stadio,  sulla sinistra: e’ Cesena,  che “mi ritorna in mente” quando era in serie A,  con un grande giocatore,  passato poi al Torino. E’ Cesena,  che il “notturno”un tempo rasentava la cittadina alle 0.1. 50,  e in tanti a correre al finestrino,  quando l’aria condizionata ancora non c’era e piaceva godersi la notte a molti. Ed erano sicuramente certe notti. E piaceva guardare davanti,  che indietro c’era rimasta la fabbrica e le sue porte e finalmente si era in ferie! E pace alle zanzare e a quel caldo appiccicoso. La tredicesima rendeva un pochino piu ricchi,  e  con quella e lo stato di famiglia si faceva il biglietto per tutti e il Sud era a portata di mano.   Ah, si intende: posti in treno rigorosamente a sedere;  per  le cuccette non sarebbero bastati i soldi di quel premio produzione. Poi,  e’ la volta di Faenza,  con un giro che non so se “di do” ma di memoria “si”, e spunta con il ricordo del treno delle 7. 30,  un cuore di metallo senza l’anima, e  Marco che chissà dove è,   ora,  e se ogni tanto ci pensa ancora,  a Laura.  Laura che nel frattempo e’ cresciuta e divenuta famosa. Quello era il tempo della Laura piccolina,  studentessa  e al Festival,  così che ogni volta che ci passi,  da questa cittadina, ripensi a quel periodo e alle sue nebbia (cittadine)e al suo buon cibo. E a quelle sue canzoni che fecero amare,  innamorare e piangere. Strani amori. Il cibo peto’,  quello si che rende allegri! E poi,  le vacanze di Natale,  il freddo pungente,  le belle ragazze… poi lentamente arrivi a Bologna. La locomotiva tossisce,  rallenta,  non riesce ad espettorare,  neanche dando un colpo con la mano. Un paio di gocce scivolano sul finestrino. Umore acqueo della locomotiva. Sono passate da poco le 10 di mattina. È  il  2 di agosto.  “Io non dimentico”. C’è  il bus 37 in piazza,  oggi,  come nel 1980, che da bus cittadino divenne ben presto una sorta di ambulanza dopo lo scoppio di  quella bomba lanciata propria nella stazione di Bologna. Io non dimentico.  Sono le 10. 26. A Bologna.