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Dalla lavanderia

1 9 2015.foto Borrelli RomanoUn caffe’, veloce. Un espresso e “faccio la valigia”. Ma in vacanza non mi reco io ma alcuni capi d’abbigliamento. Un giro veloce “centrifugato” o forse 10 o forse 400. In lavatrice. Fino a questa mattina non avevo ancora pensato alle lavanderie come luoghi in cui, parlando o no,  si depositano e si raccolgono storie. Si condensano, tutte ammucchiate, ancora una volta, forse l’ultima, insieme, e poi si scioglieranno. Storie. Strampalate o meno. Ci si svuota, posando sul bancone, di cose utili, inutili, intime, importanti, meno. Ricordi di una estate: “Impasto umano”. Riprese dal borsone, ripiegate o meno, in ordine, come giorni del calendario. Cosa non esce dalle tasche dei capi d’abbigliamento  quando ci frughi ancora una volta: uno scontrino che di colpo si anima e diviene un bar  diviene bar (il Lido.Belvedere, la stazione di Lecce, un ristorante ad Otranto, un biglietto per Melpignano, un aperitivo a Gallipoli…), aperitivo, negozi, alimentari, incontri, notizie. “L’estate addosso”, tormentone estivo, e’ tutta li sopra. E’ uno dei pochi casi in cui ci si spoglia e l’altra non vede). E’ lo sfogliare l’album dei ricordi. Poi ci saranno un getto d’acqua, uno di vapore, e si puliscono e ci ripuliscono e ci rinnovano. Un capo abbinato ad un numero, emozioni abbinate,  questo e quella poi…Una puntina, una pinzata, i vapori che vengono da dietro. Gocce, umido e vai a capire cosa e quali emozioni e sentimenti in questo momento disegnano la storia, di un giorno, una settimana, un viaggio, uno sguardo, un amore. Li per li osservi e pensi: “Ecco, e’ come un tergicristallo che espande le gocce mischiate al pulviscolo fino a farle sparire, ripulendo il vetro”. Poi, alcuni giorni dopo ritorni, ritiri i capi Torino, foto, Romano Borrellili indossi e cosi inizia il gioco del “reinterpretare” quelle emozioni, quei ricordi, magari addomesticandoli, per farci compagnia. Foto,Borrelli RomanoPer quando si accorceranno le giornate.E i ricordi. Anche se talune e taluni sono ben fissi nel cuore di ognuno e gli altri non li vedranno mai.

Ps.In attesa che altri riversassero le loro storie sul bancone ascoltavo i discorsi sulle stabilizzazioni degli insegnanti e sulla foto del bimbo siriano morto annegato, trasportato dal mare sulla spiaggia. Cercava liberta’ e ha trovato morte, insieme al fratellino. Un soldato turco lo tiene tra le sue braccia: una pieta’ maschile.

Davanti la lavagna…studiate, istruitevi…disegnate

20150220_150751Chissa’ “cosa sara’ degli oltre 130 mila precari nella scuola, visibili nelle intenzioni, buone chissa’quanto e come, della “scuola buona” o ” della buona scuola”,  chissa’ se a, b, c, d integreranno o lentamente sostituiranno pezzi di storia come le pagelle…chissa’…di pensiero in pensiero gli occhi si levano poco oltre la lavagna….”istruitevi, studiate….”.La leggi, la rileggi. Poi, rimetti tutto a posto, per domani. Le matite, smozzicate, i fogli lasciati sui banchi, racconti di storie e di storia, raccolti come documenti. Gli schiamazzi sono oltre, dispersi per poche ore lungo le loro strade, fino a domani, quando si raccoglieranno ancora e ancora in forme ricomposte, con orari appena modificati. “Il consiglio di Istituto ha deciso e modificato….”. La lavagna, pulita, i gessi, le lettere ed il loro studio, un po’ di solitudine e tanta voglia di….disegnare. Sono li, a portata di mano. “Ma che ti piacerebbe fare, o, che ti sarebbe piaciuto fare, ora che sai come sono andate le cose?”” Studiare lettere”.” E tu?”Mi domandava prima di ritornare sulla via del rientro con un treno a due passi da noi. Silenzio e  penna in mano, qualche foglio sdraiato sul tavolino di un bar dopo una fugace colazione. Un attimo di silenzio e poi, nell’atto di prendere penna e foglio, servivo la mia risposta: “disegnarti gli occhi, ogni giorno, cosi belli, intensi, scuri, cosi sempre addosso.Cosi belli, cosi tuoi. Cosi un po’ miei”.

Genova e i suoi angeli

Una delle tante foto condivisa dalla rete. Una delle poche foto non mia. Meritano davvero un plauso quest* ragazz*  che spalano, spazzano, strizzano stracci e spostano in continuazione secchi ricolmi d’acqua.  Svuotano tombini, fango alle caviglie, pala in mano o mani nude, e piu’ ne levano piu’ ve ne ‘, di fango, senza mai arrendersi, sotto un cielo cupo. La foce del Bisagno, via XX Settembre, interi pezzi di citta’. Genova ricolma di giovani, pala in mano, stivali ai piedi. Senza pensarci su. Studenti delle scuole medie superiori, universitari. Ripulire strade ricoperte di fango e farci riscoprire un valore un po’ sbiadito, quello della solidarieta’ verso chi ha poco, verso chi ha perso molto. Le immagini televisive mostravano ragazz* intenti a spostare fango, anche  con le mani nude ed una ragazza munita di soli bicchierini per prosciugare il manto stradale: “in mancanza d’altro” ! Grandissima quella ragazza: instancabile, infaticabile e col sorriso e la voglia di fare, di darsi da fare, di essere utile per rifare bella Genova. Un esempio.  Li, dove ve ne era bisogno. Senza perdere tempo, li immagino dirigersi verso la stazione di Brignole, a rendersi disponibili in una citta’ ferita. Un plauso a quest* ragazz* che si stanno adoperando per renderci Genova come ogni giorno, con la sua collina, il suo mare, il suo centro storico, i suoi profumi, i ricordi sempre vivi di una “Genova per noi”, sempre. Resistente. Ricordiamoli (se ne ricordi l’estensore della scuola buona) poi quando saranno nelle scuole, quando torneranno nelle aule (qualcuno ha anche scritto, senza porte) tra i banchi, nei loro, nostri edifici. Ricordiamoli quando alla richiesta di qualche fotocopia “timbriamo”il nostro no perche’ “la scuola non ha soldi” e risposte simili  per altre richieste. Ricordiamoli soprattutto quando ci rispondono  che ne hanno bisogno, delle fotocopie, perche’ non hanno libri  con loro e ti dicono il perche’: “come faccio, i miei genitori non possono permettersi di comprarmeli”. Ricordiamocene…

Intanto, il messaggio che ci mandano e’ che “un altro mondo e’ davvero possibile“.” Non c’ e’ fango che tenga”.  Dalla citta’ della lanterna un messaggio forte di questi ragazzi che sono luce nella luce. Grazie.

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Salento, dolce. Dolce, Salento

1409855114807Ditemi, cosa mai ci potro’ fare se gia dalle prime luci dell’alba voci materne si prolungano e perdono per strada  prendendo il portoncino, insinuandosi lungo le scale a fare la parte del “chicchirichi” per aprirmi definitivamente gli occhi. “Laura hai preso le maglie?” Madri dal fare protettivo che accompagnano con le loro grida, figlie dirette verso i recuperi scolastici, con le ultime raccomandazioni strillate dal balcone. Maglie. Qui, su al nord hanno un altro significato. Giu, al sud, un altro sapore. Maglie1409857574259. Immediata la voglia di dolce e crema, di uno dei tanti pasticciottini di Gallipoli o comunque “di  giu'”. E se poi sono preparati dal maestro Antonio Campeggio, ancora meglio. E pazienza se tutta quella bonta’ ha contribuito a mettere qualche etto di ciccia. Questa e’ l’ unica ciccia che riesco a pensare, altro che…”arte”…E come se si mangia bene…”.1409859048802 Qui, al nord, si cambia composizione e contenuto all’armadio, io sentendo quella parola ho in mente solo e soltanto “composizione treno:s i cambia a Maglie, si cambia a Zollino”.1409857041330 Gli unici cambi che ho ancora in testa. Insieme alla scuola. Che cosa ci posso fare se dalla tv e dalle pagine dei giornali qualcuno, a proposito della scuola, documento di 136 pagine tra le sue mani chiede una mano e i miei ricordi vanno a Lecce e sposini con la mano di lei che sorregge lui. Lecce. Sposi sulla villa. Foto, Romano Borrelli“Il Salento ti da una mano”.. 1409948916191M1409859149621aglie, vestiti, scuola, libri, da leggere e vestirsi di libri (un plauso ai ragazzi della scuola Romolo Zerboni di Torino per questa bella opera d’arte, e questa si, lo e’, posta nell’atriomdella biblioteca civica di Torino). E’ancora estate, almeno sul calendario, e basterebbe vestirsi di libri pensando a Maglie. L’unica composizione, quel trenino e tanto Sud Est….Salento dolce, dolce Salento….