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Un primo risultato importante per il Blog

In un “tempo piccolo” (influenza dei Tiromancino ascoltata stamane) il blog Romano Borrelli ha ottenuto un primo risultato importante nel “suo piccolo”: nella giornata del 15 gennaio 2009, dopo poco più di un mese dalla sua nascita ha raggiunto il primo record di visite 137. Mi rendo conto di affrontare argomenti non sempre leggeri; per cui maggiormente è un segnale di speranza che intendo sottolineare e nel contempo ringraziare i Visitatori.

Statistiche Romano Borrelli Blog
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Sciopero generale 12 Dicembre 2008.

12 Dicembre 2008. Così, il grande giorno, come risposta ad un insieme di problemi, è arrivato. Prima di recarmi in Piazza Vittorio, a Torino, dove era previsto il concentramento dei manifestanti, mi soffermo in edicola e acquisto dei giornali. Il manifesto, Liberazione, Repubblica, La Stampa. Strada facendo, per come posso, dato che il traffico impazza nella mia città, Torino, fisso l’occhio sull’editoriale di Gabriele Polo sul Manifesto: “Sciopero unico”. Ma non è tanto il riferimento allo sciopero che mi colpisce, quanto, fin dalla prima riga, si legge: “Ieri un operaio è morto all’Ilva di Taranto. Sono quarantaquattro in quindici anni gli uccisi dal lavoro nelle fabbrica italiana della morte. Il morto è un operaio manutentore Jan Zygmuntjan Paurowicz, di 54 anni. Anche Liberazione,ricorda il morto di ieri e sotto il grande titolo Sciopero Generale, ne ricorda un altro, mort nello stesso posto,poco tempo fa: “Sono morto così, all’Ilva, pensando a Francesca”. La lettera di Francesca Caliolo che racconta la storia di suo marito che lavorava all’Ilva, morto sul posto di lavoro.
Repubblica, a pagina 24 titolaTragedia all’Ilva, muore un operaio. Taranto, il lavoratore travolto da una gru. E’ la terza vittima nel 2008. Quello che mi colpisce di più è il box a destra del giornale in cui si indicano i numeri, sempre così freddi delle vittime sul lavoro: 1376 la media di questi anni; 1546 il picco nel 2001; 1260 quelli del 2007. Il mio pensiero chiaramente ritorna a sabato mattina: è possibile che di fronte a queste tragedie sabato mattina ci sia stata quella poca partecipazione? E così, la grande voglia di partecipazione alla manifestazione e la volontà di gridare “la vostra crisi non la paghiamo” è stata stoppata da questa grande amarezza. Appena giunto a Piazza Vittorio, vedo tra il gruppo di Sinistra Critica l’amico Franco Turigliatto, poi altri amici conosciuti in manifestazioni varie. La sinistra era collocata al fondo, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Sinistra Critica; prima ho visto i giovani dell’Università e quelli della scuola in genere. I metalmeccanici della fiom, e vecchi colleghi di lavoro, preoccupatissimi della lunghissima cassa integrazione che dovranno affrontare. Proprio aspettando di metterci in cammino dò nuovamente un’occhiata ai giornali e scopro che un’altra fabbrica, a Torino, si fermerà per undici settimane:Sciopero Cgil, ma la crisi si aggrava. Si ferma per undici settimane la fabbrica dei trattori: 700 in cassa“, titolava in prima pagina dell’edizione di Torino la Repubblica.
La Stampa, sempre nella cronaca cittadina, con le parole della giornalista Marina Cassi, indica in “sessantamila metalmeccanici in cassa integrazione nell’anno di cui 51943 a partire da ottobre.
E poi 3 mila lavoratori chimici, almeno 500 delle telecomunicazioni e centinaia di altri settori, dalle imprese di pulizia al commercio all’artigianato”. Numeri pesanti che fanno capire il perchè delle motivazioni dello sciopero.
Tra le tante notizie di questo tenore una mi ridà qualche spiraglio di speranza: il Manifesto, racconta che “La Gelmini è costretta a fare dietrofront. Una prima vittoria dell’Onda…. Speriamo.
Per ritornare al racconto della giornata di oggi, dopo aver aspettato la partenza del nostro gruppo, scambio qualche chiacchiera con il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Armando Petrini. Ovviamente dopo aver fatto un po’ di analisi sulla situazione attuale guardiamo altri striscioni, quello dei Comunisti Italiani, quello di Sinistra Critica, le bandiere del Partito dei lavoratori di Ferrando. In quei gruppi ognuno di noi ritrova amici, compagni di lavoro, di circolo, e ricordi che ci raccontano dibattiti e lunghe serate a discutere su un documento o un volantino, a volte su una parola da citare o da omettere. La chiacchierata si fa lunga, si profila un “come potrebbe essere”, un raffronto con la situazione francese della sinistra, e mentre parliamo, si alza uno striscione conCiao Rocco“, compagno di Rifondazione deceduto pochi giorni fa.

ciao-rocco-web

A me, ovviamente, viene in mente anche un altro compagno che fisicamente non c’è più, ma continua ad essere tra noi: “Mario Contu“. Il suo pensiero si fa più forte quando vedo gli studenti, lui, sempre presente in mezzo a loro con la capacità di capirne le loro aspettative, le loro esigenze, i loro bisogni, e a tutto ciò saper dare una risposta immediata, concreta grazie al suo impegno. Sempre in prima fila: sia fra gli studenti sia fra i metalmeccanici. Dopo questi brevi frammenti di ricordi, finalmente si parte. Vedo i ragazzi, i precari della scuola, a sinistra di via Po, vedo alcuni che cercano di “murare” simbolicamente una banca. In piazza Castello mi “sgancio” perchè ho voglia di condividere qualche pensiero e qualche riflessione con alcuni ex colleghi di lavoro, star loro vicino in un momento così difficile, pieno di incognite, e con poche alternative. Insieme decidiamo di “scalare” posizioni, e vediamo quasi tutti i gruppi. Arriviamo in una piazza San Carlo, solo noi, vecchi colleghi e decidiamo di vedere chi arriva davanti all’Unione Industriale. I primi, quelli dei Cobas.
Salutiamo ancora qualcuno, e…..decidiamo di rincasare.

Un anno dopo la tragedia della Thyssen, a Torino

Sabato, 6 dicembre 2008: un anno dopo la tragedia della Thyssen, a Torino.
Ore 10: corso Regina Margherita, Torino.
Immerso nel freddo torinese, con un sole che non scalda, insieme ad altre persone, per la verità non molte, mi domando come mai la città, la gente, i lavoratori non abbiano risposto in maniera massiccia ad un appuntamento, ad un ricordo, per non dimenticare le vittime del rogo.
Durante la marcia, chiuso nel mio silenzio, cerco di ricordare quelle persone, mai conosciute, ed i loro famigliari. Cerco di ricordarle, di commemorarle: “erano uscite di casa per andare a lavorare, non per andare in guerra!”.
Penso a come sia cambiato il mondo del lavoro negli ultimi venti anni e come lo era una volta. Penso a come quegli operai abbiano cercato fino in fondo di difendere quel posto di lavoro che di lì a poco non ci sarebbe più stato. Penso a tante cose, nel mio silenzio, fino all’arrivo, davanti al Palazzo di Giustizia di Torino.

Sono circa le 13,00.

L’indomani, domenica, compro alcuni giornali e scopro quanti pochi effettivamente eravamo:

la Repubblica: “a Torino solo cinquemila sfilano per le vittime“;

La Stampa:  “Ministri assenti alla manifestazione di Torino“.

Il Manifesto: “in cinquemila per non dimenticare le sette vittime del rogo ma, nessuno del governo e delle associazioni industriali ”.

Liberazione: “Governo, sindacati e sinistra: sulla Thyssen siete stati pessimi”.

Eppure, su La stampa dello stesso giorno – in un box, – un altro articolo, poneva in risalto che: “altri mille morti dopo quella notte all’acciaieria”.
Perchè, allora, questa distanza da eventi che si ripetono in continuazione?

Romano Borrelli