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Domenica 10 aprile

Torino 27 9 2015. Univ.foto Borrelli RomanoA Torino oggi c’era il sole. Una bellissima giornata con gran folla in centro. Sold out. Prima di chiudermi alle spalle la porta di casa, scorrevano ancora i titoli di coda : “noi i ragazzi dello zoo di Berlino”,  “smetto quando voglio” e …”come tu mi vuoi”. …”Amoris Laetitia”…evviva. L’Universita’ e’ chiusa, oggi, giorno di festa e noi ci ricordiamo di santificarla; sul ponte che unisce le due sponde del fiume Dora,  chi va e chi torna e chi  si e’ perso in altri destini, complice la nebbia, copiosa e abbondante da  queste parti (ma non oggi) in particolar modo nelle giornate invernali;  e poi questo era il Borgo del fumo. Il  ponte dulla Dora disperde e ne unisce, anche,  i destini.  Forse “non si guarisce mai da cio’ che ci manca. Al massimo ci si adatta”(M.Mazzantini). Il “Ponte sulla Dora”, unisce e cuce molto, tra le pagine dei libri.  Le “vele” sembrano due navi appena approdate, in attesa di…La collina e’lassu’, come sempre,  al suo solito posto. Ripercorro i momenti di un breve intervallo, tra una lezione e l’altra, quando la politica era una scienza e una facolta’: dal terrazzo della palazzina osservavo la collina e il lento fluire del fiume, chi fumava una sigaretta, chi parlava, chi ripeteva, chi socializzava, chi stringeva tra le mani un bicchierino di caffe’ di macchinetta e chi stava zitto, perche’ si sa, le parole migliori sono sempre  quelle non dette.  Universita’ e cronaca. “Torino e’ sul podio. Torino e’argento. Torino dopo Amsterdam e prima di Parigi e di Milano.Torino e’ innovazione.”20150925_184836Mi fermo coi ricordi e con la cronaca e oggi mi introduco  nel recinto del giardino: sulla panchina va in onda la storia dell’Unione, dell’Arcobaleno, la Rosa nel Pugno e l’Italia dei valori. Un’altra storia, un’altra politica.Insomma tutta un’altra storia. Alla ricerca delle parole. Quelle piu’ adatte.

Da non dire.

Fine d’agosto, ferie d’agosto

DSCN3339DSCN3344Esodo, controesodo, arrivi, partenze. Il modo migliore per dire arrivederci, per chi è tornato alla normalità, avvitato nella sindrome di Ulisse, (cosa preoccupa di piu’ gli italiani dal rientro delle vacanze? lavoro e politica)  è ripescare queste fotografie, dalla serie “estate 2013“.  Un gesto, un saluto, un paio di  fotografie, il mare, la spiaggia, il sud, il Salento, Torre Lapillo e Porto Cesareo, il tramonto, una bottiglia, portata da chissà chi, da chissà dove (è la sconfitta della natura? o un modo che rasenta un certo romanticismo? Se una sconfitta della natura, allora fa il paio con un’altra sconfitta, di chi pretende, affacciandosi alla finestra di una televisione di avere “più diritti di altri) una stretta di mano. a tutta questa natura (massì, bottiglia compresa, dopo averla raccolta, osservata, letta, e riposta nell’apposito contenitore). Passando da Porta Palazzo, (il mercato torinese, più vasto, variopinto, nei colori e nella gente, dove davvero si può trovare di tuto, Circoscrizione 7, Torino) per un momento, i colori e gli odori della frutta e degli ortaggi, che si infilano lentamente nelle narici e risaltano agli occhi, hanno un effetto dirompente, nel  creare quella breve illusione di essere ancora nel Sud, a disegnare e stampare storie di vita su una spiaggia delicata, friabile, unica. Uomini, donne, movimenti, rumori, al mercato. Bus e tram carichi di gente e gente carica di borse e carrellini: pomodori per la salsa, come una volta, ortaggi e frutta di ogni tipo e di ogni provenienza. Provo a gettare l’occhio in alcune di quelle buste,  il ricordo affonda in altro sacchetto, compagno di viaggio di un lavoratore intento a seguire le raccolte e il lavoro, spremuto come i pomodori e la salsa che ne verrà fuori. Un breve viaggio, racchiuso all’interno di questa lamiera che si chiama bus: seduto, a scuola di percezione, di come i sensi afferrano quel mondo e quelle provenienze. Percezione. Ah, lavoratori spremuti e fabbriche che chiudono. Porta Palazzo. Mani che lavorano, mani che salutano, mani che giocano e gesticolano. Chi fuma, chi bene, chi mangia. A sinistra, dalle “vele” dell’Università dove si è concluso da poco il convegno dei sociologi (cambiamenti, crisi, aumenti delle disuguaglianza in maniera incredibile, esponenziale), dal borgo “del fumo”, ex Italgas, via Santa Giulia, via Guastalla, per via delle fabbriche di un tempo) si può ammirare Superga, e immaginare la cremagliera che da Sassi si dirige lentamente verso i piedi della Basilica, e poi, da lì, immaginare di afferrare con le mani, la città intera; ricordare e rimandare a memoria l’assedio, il voto, i presupposti storici per la costruzione della Basilica, il livellamento della collina, i materiali a Sassi, ecc. ecc.;  destra la Mole Antonelliana. Anche qui, mandare a memoria l’Antonelli, le sue opere, l’ Angelo al posto della stella, l’uragano, ecc. ecc. Ricordi. Altre istantanee di vita. Alla fermata “Università” alcuni ragazzi, libri in mano, preparano con diligenza e cura argomenti oggetto di test d’ingresso per alcune facoltà. Manca il mare, manca quel sole, mancano quelle voci, di libertà. Un’illusione, questi colori.  Alfabeto del mondo. Certo, non sono il bianco e il nero della nostalgia, di quella che ci prenderà quando il grigio della nebbia e il fumo fuoriuscito dai polmoni ci attanaglierà nei giorni a venire; questi  sono colori, che donano entusiasmo,  prospettive, gioia. Restare ancorati a quei colori che solo l’estate sa donare, questo l’obiettivo. Se poi, stappando la bottiglia, troveremo nuove prospettive, ancora meglio.