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Neve

Un accenno di affaccio sul balcone, di primo mattino, e scopro che folate di neve attecchiscono sull’asfalto e sui tetti della nostra citta’, Torino, come in ogni dove.  Sull’asfalto si sentono geattare gli spalaneve e le grida felici di bimbi non piu sotto sequestro famigliare: e’ in corso l’Olimpiade delle “palle” di…neve. Su Internet “fioriscono” foto torinesi della Pellerina e Superga, come di San Luca a Bologna, come Urbino e Arezzo. L’inverno proprio non vuole lasciare il passo, tanto oramai siamo tutti informati e preparati  su perturbazioni, scaldiglie, deviatoi, scambi, treni e cosi via. Solo nel pomeriggio, la sospensione e strade, per la cronaca, pulite. In attesa di capire, cosa succede e succedera’ in citta’, a partire da questa notte. Una notte di silenzio, prima del voto. Di domani.

Un libro oltre

torino-24-2-2017-foto-romano-borrelli-via-montebLa fine del mese di febbraio ha sempre un odore particolare: annuncia primavera strizzando l’occhio al passato-presente che e’ ancora inverno. Quell’odore da esame di diritto penale che nonostante gli anni ti resta nelle narici,  attaccato sulla pelle che non si scrolla mai di dosso,  in questo periodo. Esame tostissimo. Al tatto,  sui polpastrelli,  par di  sentire ancora le pagine di quel manuale oramai consumato,  (consunto,  arato,  da piu grafite, sottolineato,  evidenziato), e del codice che era appaiato.  Era un pomeriggio di fine febbraio,  la data,  l’esame,  il voto, la firma del  prifessore.  Avevo incassato uno dei piu difficili esami di Scienze Politiche.  Il pomeriggio vedeva sera e questa ben presto si sarebbe trasformata in una lunghissima notte ventosa  di viaggio. Le giornate,  pero’, oggi,   si sono allungate e  verso Est il barometro segnala  bel tempo, mentre   a Ovest incalzano danzanti  le nuvole. Sara’ pioggia o un’ultimissima coda di fiocchi? Per ora sulle strade si registrano solo quelli colorati,  che fanno tanto Carnevale,  grasso,  prima della Quaresima. In ogni fazzoletto del mio quartiere spuntano resti di un recente passato industriale e glorioso. Via Saint Bon: chi la ricordava piu?  torno-24-2-2017-foto-borrelli-romanoIl trinceronetorino-24-2-2017-foto-romano-borrelli di un treno che non passa piu,  lontano dal centro,  dove il Re sul corso Vittorio,  scruta ridendosela sotto i suoi baffi verso Roma canticchiando “sognando California” e così io,   insieme a lui, a cavallo tra passato e presente. La storia,  sognando California e gli anni ’70,  il palazzetto dello Sport di Bologna e DP,  ovvero,  la scissione nel PD. Ma questo è  un capitolo poco interessante.   Sempre al confine, meglio,  oltre il confine,  un libro aperto sulla staccionata,  letto nel pensiero  da una ragazza piena dei suoi  che volano alti,  oltre,  verso il trentesimo salone del libro,  ricordando Toto’,  don Milani,  Primo Levi.  A proposito di Primo Levi,  di “Se questo è un uomo”,  de ” I Sommersi e i salvati” la Stampa di oggi racconta cosa è  il treno della memoria.  Sfoglio l’articolo che crea in me l’occasione per rivisitare i sei giorni trascorsi col mio Istituto all’interno del nostro treno della memoria.

Gia’,  mi ero dimenticato: quali libri “oltre”?  Una storia di Costantino (Alessandro Barbero) e “La mite” di Dost

Firenze-Faenza -Bologna

firenze-foto-borrelli-romanoLasciata Firenze,  le sue meraviglie e bellezze,  la destinazione e’ Faenza. 100 km di strada ferrata e “quasi mare di colline” e oceano di alberi spogliati e senza parrucca bianca,  separano il capoluogo fiorentino con la citta’ romagnola,  adagiata  quasi al confine con la Toscana. A meta’ strada,  un saluto al luogo natio di Dino, (Campana)  a quello dell’amore sui con Sibilla,  alle rose e al loro “viaggio chiamavano amore”.  E uno sguardo quindi al contenitore di tutto cio’: Marradi,  terra di sagre e di castagne (tutte le domeniche di ottobre).  Un’ultima occhiata a qualche documento,  la’ dove studio’ il grande Dino Campana (presso i Salesiani),  Istituto non piu’ dei Salesiani e un altro a quel che resta dell’edificio  in via di ristrutturazione.  faenza-3-1-2017-sales-d-bosco-foto-borrelli-romanoSuperato il portone di un antico e nobile palazzo,  l’atrio,  ecco a sinistra una “manica” dove sono collocate  aule,  forse luighi per corsi universitari,  forse logopedia.  Numerose targhe ne ricordano il direttore e i benefattori e ovviamente,  il passaggio di Dino Campanafaenza-3-1-2017-foto-borrelli-romano. All’interno del palazzo si apre uno di quei cortili cosi tanto simili ai  quelli salesiani,  fondamentali nella pedagogia di don Bosco20170102_171259 20170103_211935. A chiedere che ne è  stato di tutto cio’ alcuni ne sanno davvero ben poco.  Un gruppo di ragazzi si ritrova tutte le sere,  nel cortile,  un ritrovo, forse ignari di chi era don Bosco. Faenza e’ una bellissima cittadina dotata di  una stupenda piazza,  “Del Popolo”,  colorata al suono di una musica;  un loggiato,  un Duomo,  Cattedrale,  20170102_171259del 1400 (iniziata nel 1474 e terminata nel 1515)circa,  il cui vescovo è  Monsignor Mario Toso.  faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliUna scalinata,  una fontana ed un albero di Natale separano quello della piazza.   faenza-3-1-2017-foto-borrelli-romanofaenza-3-1-2017-foto-romano-borrellifaenza-3-genn-2017-foto-borrelli-romanoUna staffa di cavallo con due porticati e tanti localini uno piu bello dell’altro. Il freddo e’ pungente e nella nebbia ci si perde. Nebbia fitta e luci e dolci melodie si spandono nel centro cittadino. Su molti scalini che dividono porticato e loggiato sostano elfi e babbi natale. A sera la piazza del mercato e’ un posteggio con macchine in sosta per chi ha deciso di consumare la serata in citta’,  in centro,  scegliendo tra uno dei molti  locali aperti.  Al mattino,  prima di riprendere la strada verso Bologna,  non mi faccio mancare una buonissima colazione presso il bar Rossini,  gia’ testato in precedenza. Le ragazze del bar  sono affabili e professionali. Il locale e’ animato,  pur essendo passate da poco le 7 del mattino. Sul bancone fanno sfoggio paste che si presentano davvero buone. 20170103_081830Il cappuccino è  servito in un tazzone enorme che andrebbe bene per due clienti.  Sui tavolini,  ogni tipo di quotidiano aspetta per diffondere a moltitudini di mani le voci del giorno ptima. La Voce e’ uno di questi. Due chioschi di giornali distribuiscono alcune copie di quotidiani a clienti appena arrivati li in bici. Dopo aver pagato e scambiato qualche parola con i giornalai, le bici si perdono,  tra le stradine di questa graziosa cittadina. Ma per perdersi,  qui, basta davvero poco. Nebbia. faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliTutto è  famigliare e i rapporti cordiali;  animano il centro rare persone a piedi che recuperano il centro della piazza per buttare l’occhio a terra dove luci di ogni colore disegnano chissà  cosa di speciale,  per poi sparire alla mia vista, verso la lunga via Mazzini,  la direttrice che avvicina alla stazione.faenzs-2-1-2017-borrelli-romano-foto20170102_170711 La stazione e’ al fondo del viale,  subito dopo l’Istituto di ceramica. Il mio treno e’ annunciato. Bologna e’ li che aspetta,  come sempre. Faenza e’ bellissima. Ci tornero’. Peccato che l’Istituto Salesiano non esista piu’ dal 1999… Faenza,  anni fa la abbinavo ad un treno,  una canzone,  un viso di una cantante timida,  giovsne,  una maturanda,  degli anni ’90,  la Pausini. Ora so che Faenza e’ davvero tantissimo. Molto. Faenza e’.. 20170104_084128bologna-4-1-2017-foto-romano-borrelli

Bologna 2 agosto 2016: h. 10:25

Bologna 2 AGOSTO 2016,  stazione: 10:25Bologna 2 8 2016, foto Borrelli RomanoBologna 2 8 2016 foto Borrelli Romano

Forse questo non è  il momento più  adatto a raccontare storie o impastare fatti veri con storie. Ma la verita’ e’ che tutti noi abbiamo avuto un genitore,  un parente,  un amico che transitava da qui per le sue vacanze,  ferie, nel lontano 2 agosto 1980, per ricongiungersi con i propri cari dopo un anno di fatiche,  lavoro,  freddo. Chi in Italia chi in Europa. Un padre,  una madre,  Torino,  la Fiat,  che aveva appena chiuso i cancelli il giorno prima ed erano cosi cominciate le ferie,  sospirate,  che non goungevano mai. Bologna,  nodo ferroviario piu’ importante d’Italia. Bologna fetita a morte e cosi l’Italia. Non c’erano trolley né  zaini ma cartoni,  spago,  (ancora,  si) e valige in pelle. Una valigia in pelle,  le poche cose,  il ricambio per un mese e tanta voglia di tornare. Macerie. Bus trasformati in ambulanze.  Guardo i binari,  i cartelli blu notte: Bologna. Nel mio viaggiare quando sono qui passo sempre a leggere i nomi dei caduti del 2 AGOSTO 1980. Anche quando terminavano amori nati da queste parti tutto si sospendeva per venire qui a ricordare quei morti anche un po’ nostri, come fossero parenti. Morti sotto una bomba posata da mani vigliacche e nere.   Ora questa stazione e’ cambiata. E’ giovane,  sdoppiata. Si corre. Alta e bassa. Sotto passo,  allungo,  qualche recinzione,  il palco per le autorità : per non dimenticare20160802_093537. Ci tenevo ad essere qui,  36 anni dopo. Poi,  potrò  riprendere a scarpinare. Il mio interrail anni dopo,  mai fatto. Ma ora no. Bologna; 10. 25. Per non dimenticare. Silenzio.

Il viaggio: Tra Chieuti e Termoli e oltre

  • 20160628_142442Se il volto e’ sorridente allora vuol dire che hai appena viaggiato con le frecce. Ma spesso nello scagliarle,  le frecce, qualcuno ci mette sempre la coda, lo zampino o…e cosi, nel bel mezzo di due cittadine capita che si verifichi un incendio 28 6 2016.foto Borrelli Romano28 6 2016.foto Borrelli Romano.e cosi tutti i treni in circolo su questa tratta si fermino. Sapremo scendere  dal treno felici e contenti? Chissa’ molto dipendera’ dal ritardo…che al momento e’ di trenta minuti. L’incendio appena scorto e’ in localita’ vicino Campomarino. Il viaggio e’ ripreso e il convoglio viaggia ancora con circa 30 minuti di ritardo. Non la meta ma il viaggio stesso offre spunti per la riflessione: che sia una scritta “Noi siamo infinito”, che sia un qualche viaggiatore particolare con i suoi tic, giocare e compulsare sul cellulare, che siano ricordi, la vecchia stazione di Pescara, o un amore consumato ad Atri Pineto o Roseto non importa. Di la’ la strada verso Roma, di qua Roseto e Italia fra tante pensioni, piu’ su Ancona. Mi accartoccio e mi lascio cullare fa questa nenia: tempo e spazio sono in abbondanza. Ecstra, come scrivono a qualche km da qui.
  • Civitanova Marche mi fa pensare alle scarpe. Di tutti i tipi. La collina e’ stupenda e fronteggia il mare. In mezzo centinaia di persone che si raccontano chiuse in questa scatola di latta. Io, col mio libro in una sorta di apri e chiudi. Porto Recanati e’ un tripudio di case colorate e aquiloni nel cielo. La casetta di Leopardi a due passi.
  • Loreto con la sua Chiesa e’ maestosa: l’una e l’altra.
  • E Porto Recanati con le dur case colorate e la sua torre? Oh come adoro Porto Recanati!E Recanati che stara’ preparando il compleanno di Giacomo Leopardi?Ovviamente se…
  • Ascoli nel mio immagginario e’ una bellissima piazza e buonissime olive ascolane di fine settembre. Uno stadio, il Conero e l’autostrada dall’alto dei suoi metri e viadotti osserva il mare. I girasoli non si fanno mancare.
  • Ancona e’ ormai vicina. Con 35 minuti di ritardo arriviamo ad Ancona. La collina, il porto, la sala d’attesa, il binario uno, carta, penna, biglietti e tachipirina per chi ha la tosse, Moretti che corre e Irene nella “stanza del figlio”che gioca a Osimo perche’ “quel campo e’ migliore e fa un suono…” e si porta un dito in bocca. Il resto e’ rimandato a memoria. Giunge l’acqua per rinfrescare visi sudati e tamponati da fazzoletti bianchi sempre a portata di mano: l’aria condizionata non funziona. Bottigliette d’acqua posate a terra, sul corridoio del treno. Ancona. Forte: chi e’ forte? Colui che resiste o desiste sapendo che certe cose non si possono imbrigliare, impedire.  Il mare oramai non e’ piu’ limpido,azzurro, trasparente. Il mare non brilla piu’ di luce chiara ma voglio scrutarlo ugualmente. Il viaggio via via continua; Rimini, Bologna, Piacenza e l’arrivo finalmente a Torino con 60 minuti di ritardo sulla tabella prevista. In tempi di maturita’ e di orali sarebbe utile rispolverare “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris.28 6 2016 Ancona. Borrelli Romano foto.Ancona.28 6 2016.foto Romano Borrelli.28 6 2016.Ancona Torrette.foto Borrelli Romano20160628_224251

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Je suis “en terrasse”

20151121_074156Torino, 21 novembre 2015.Ore 7.00. La citta’ ancora assonnata si stropiccia gli occhi, un po’ annebbiati come a tutte le sue ore, del giorno e della notte. Il cielo  di Torino “piange” lentamente e il freddo e’ pungente. Dal soffitto lattiginoso il cielo  piange di dolore. Sono stretto nel mio cappotto: e’ di qualche anno. S. ci lascio’ le sue impronte e il suo odore e un po’ di quell’azzurro-verde dei suoi occhi, uno piu’ verde dell’altro, mi diceva, fino a quando pensai fosse giunta l’ora di vederli da vicino. Trmendamente belli e profondi. E cosi mi avvicinai sempre piu’, a lei, fino a quando, lei, si allontano’. “Si dice che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati. Impronta: segno incavato o in rilievo” (Dora Bruder, Patrick Modiano). Mi stringo nel suo interno (del cappotto) per patire meno il freddo, una borsa arancione con libri e giornali mi accompagna, direzione  Porta Susa. Diciamoci la verita’: ho voglia di poter dire “je suis en terrasse” e godermi la liberta’, per e di questo viaggio. Voglio staccarmi da pagine quotidiane di giornali e tg e vedere un po’ cosa capita al fine di poter rispondere alle numerose domande dei ragazzi,a scuola, (terrorizzati) relativamente a quanto accaduto a Parigi e ilsuo riflesso. Scale mobili, biglietteria. Allungo 109 euro per un biglietto di prima classe a Roma. E il ritorno, a parte. Sono le 8.00 e la freccia 9615 per Roma Termini spunta ed e’ pronta. Semaforo verde. Pronti, via, sfreccia. Arrivo previsto: 11.55. Qualche sedile piu’ avanti una giovane donna estrae libri da una borsa in tela con tante scritte: “Paris”.  Mi piace, l’idea. La osservo e lei si sente osservata nella sua borsa. Mi sorride. Ha uno sguardo alla Laura Morante, “una donna”. Mi piace. Avrei voluto porgerle delle rose. “In un momento”. “Giornali?” la domanda di una signorina  trenitalia che spunta dal fondo del corridoio. E si posiziona col carrello aggiungendo   un “dolce o salato?” Poi lentamente dopo tanta fretta della durata di 45  minuti “infiliamo” sotto le volte di Milano Centrale, poi,  e’ la volta del passaggio veloce da Bologna sotterranea, e Firenze con la sua pioggia obliqua che si stampa sui finestrini. Il finestrino e’ un foglio le gocce una scrittura. 15 minuti di ritardo e…sono a Roma Termini. Scendo dal treno. In  molti attendono oltre i varchi. Sotto le volte di Termini. Militari “corredati” di fucile e forze dell’ordine, pure, posizionati ora qua ora la. Compro due biglietti metro e mi infilo nella pancia direzione Battistini. Ad Ottaviano scendo dalla metro. Avrei voluto fotografare la scritta “Ottaviano” e altro ancora ma alcuni militari mi avvicinano e mi intimano  di mostrare il cellulare dicendomi che “e’ vietato fotografare: “ordinanza”! Mi chiedono di cancellare se ne ho gia’ fatte altre, di foto. Mostro lo smartphone. Ok. Penso: “Divieto di filmare e fotografare. Zona militare”. Un passo cosi identico a quello di pag. 123 del libro “Dora Bruder”. Cosi identico ancora a quello di  pag.128 Dall’alto  della metro stavo osservando le arcate di quella e gente in attesa, coi loro segreti, di perdersi verso i 4 punti cardinali. “Ora posso andare”. Esco su viale Giulio Cesare: due o tre camionette sono disposte lungo l’accesso alla metro. “Divieto di filmare o fotografare”. Piove. Allungo verso la Feltrinelli. Da qui torno indietro e mi dirigo verso San Pietro. Militari e gruppi di fedeli. Piove insistentemente e  la gente fuori mi pare in numero inferiore rispetto al solito. La gente comunque e’ fuori ugualmente. Fossimo a Parigi diremmo “En terrasse”. Velocemente raggiungo Santa Maria Maggiore e forse qui e’come sempre. Un paio di militari che c’erano anche altre volte. Il tempo stringe. 20151121_164102Il tempo e’ brutto. Il tempo e’ poco. Fuori piove e piovono ricordi mentre passano tram: “Marta di qua, Marta di la, questo non si dice e quello non si fa. Marta, Marta..”Il 5 ne  copre le voci e i ricordi. “Si dice  che se non altro i luoghi serbano una lieve impronta delle persone che li hanno abitati.Impronta: segno incavato o in rilievo” (Patrick Modiano, Dora Bruder).20151121_164013Raggiungo Termini, i varchi di accesso ai binari: incontro alcuni compagni della Fiom di ritorno dalla manifestazione. Sono le 17. Il treno parte. Ho raccolto materiale a sufficienza da raccontare ai ragazzi lunedi a scuola: alla quinta e alla quarta. Mi son fatto una idea.Tutta e solo mia.

Verso Roma

Torino Porta Susa.Ore 8.00. Il tabellone elettronico e la voce metallica, in “questo intestino” lungo quanto la nostra citta’, si affrettano ad annunciare agli avventori di questi “non luoghi” che di qui a poco sara’ pronta la Freccia Rossa per Napoli sul binario 2.  Ma non e’ ancora la mia freccia. Dovro’ attendere una manciata di minuti, quando sulla stessa “platform” transitera’ quella per Roma Termini delle ore 8. 22. 3 10 2015 foto Borrelli RomanoArriva, le sue luci paiono due occhi  che  ammiccano. Ci salgo, individuo  il posto stampigliato sullo smartphone. Mi accomodo. Il tempo di sbirciare fuori dal finestrino per vedere e sentire “fuori come va” e capisco di essere giunto nei pressi di Novara…Il bar e’ piu’ avanti e il conta km della freccia segnala 300: le macchine restano indietro sull’autostrada e cosi San Gaudenzio…indietro e sotto la pioggia…20151003_083708Qualcuno comincia ad alzarsi e vestirsi.Ombrelli alla mano. Capisco che Milano e’ vicina….”Non dimenticare nulla…” e’ il mantra di tutti.

I cartelli posizionati all’interno ed esterno del treno ci dicono che siamo giunti a Rho Fiera Milano. 20151003_090323Mi affaccio appena fuori dalla porta del treno insieme ad altri. Lo sciamare e’ impressionante. Nonostante la pioggia insistente. Expo e’ impressionante. Un fischio e si torna nuovamente tutti  in treno: si riparte.Con 5 minuti di ritardo. I tram meneghini sferragliano, dalla periferia verso la metropoli…Chissa’ chi trasporteranno, mi domando, in un sabato uggioso. Milano Garibaldi e’ alle spalle da pochi minuti e sulla destra si vede la Centrale; provo ad immaginarne  il via vai continuo e frenetico.

La Pianura Padana si allarga, qualcuna e’ scesa dai tacchi e altri si dirigono…al bar. Che faccio? Ci vado? Si. Ci vado….il tempo di consumare velocemente colazione e mi ritrovo  a Reggio Emilia. Alle 10.35 il treno si inabissa nelle “viscere” bolognesi. La voce metallica ricorda che “nella stazione di  Bologna Centrale A.V. e’ vietato fumare”. Non la vedo ma la immagino, con le sue scale e piani e frammenti di ricordi…Lento lento entra in stazione A.V… Il mare non si vede, e’ lontano, ma ne avverto gli odori e i suoi umori.Chissa’ se …

Ore 11.35.Firenze S.M. Il psesaggio della Toscana e” bello, anche visto da questa “linea” A.V. Ormai siamo nel Lazio da un po’.Settebagni risveglia ricordi.Roma e’ alle porte  e si presenta come la citta’ che da’ e toglie. Passa Nomentana stazione…Tiburtina e’ l’anticipo di Termini. Qui era l’approdo per le tante manifestazioni, cortei e scioperi: la Fiom, Cgil, la militanza, il partito. Oltre le porte del treno la gente indossa t-shirt ed io con il mio ombrello mi sento fuori luogo.Se consideri lo stato influenzale poi….Una ragazza nota l’ ombrello e sorride. Lei ha una corona di fiori bianchi in testa: ormai “la coda” e’ finita in soffita di quella che e’ stata una estate! E quale!  Giubbotto e fazzoletti di carta contro corona di fiori in testa: la porta del treno che ci separava ora ci divide del tutto. Sorride, sorrido. Pero’ quella ragazza ha avuto  il potere di farmi vergognare: indosso anche il giubbotto manco venissi da….pero’ il naso che smoccola in continuazione dovrebbe dirla tutta,” chesso'”, giustificarmi. Ma ormai, che importa?  Il treno riparte: Termini e’ la meta. Eccola, con la sua torre e l’hotel de…la grande bellezza. Guardo il terrazzo e penso alla versione dance di “A, a, a, a far l’amore comincia tu…”.  Pochi istanti, quelli necessari per riconoscere il passato, e siamo in uno dei tantissimi binari di una stazione che si e’ rifatta il trucco.  La stazione e’ simile all’aereoporto: varchi e controlli. Sono rapito, come sempre capita ogni qualvolta approdo qua, dal tabellone delle partenze e degli arrivi: qui si rappresenta l’Italia Intera. Per Pescara, per Ancona, Nettuno, Lecce. Qui la geografia incontra la storia e il tempo declinato in ogni sua forma.Una sbirciatina alla lampada Osram a vedere se…e invece…E chi trovo e cosa non trovo? Paolini che….e i taxi che mancano….via Marsala, la Caritas, piazza dei 500…3 10 2015 Roma.foto Borrelli Romano3 10 2015 .foto Borrelli Romano20151003_1311173 10 2015 foto Borrelli Romano.Verso Roma

Tra Rimini e Bologna

Rimini. Basilica-Tempio Malatestiano. Foto, Romano Borrelli (3)Quattro “passi” tra Rimini e Bologna, prima di andare a rimettere il treno in “garage”. In treno. Col treno, “uno dei modi di tornare a casa”. Ingannare il tempo osservando la vegetazione che muta, bicchiere alla mano, e tovaglioli che in un breve volger di tempo diventano barche e aerei. Quando non siamo distratti dal rumore dei lettori sparati a tutto volume nelle orecchie di qualche vicino. Modi di tornare a casa, mettendo nel piatto qualcosa di personale in uno spazio più ampio. senza essere gli “indifferenti”. Agli altri, al circostante.  In “una giornata particolare“, anche quando ci si sente “L’ultima ruota del carro” . Storie, tante storie nella Storia. E quante se ne sentono nella pancia di un treno.

Modo di tornare a casa pensando al ritorno, pensando al padre, leggendo un libro, ripetendo mentalmente: “Grazie per questo nome che porto. Grazie per questa vita che stringo” (“Questa storia, di Baricco”).

Rimini si presenta come sempre “piena” di turisti. Interessante il Tempio Malatestiano.  Poi, in centro. La torre con l’orologio e il calendario, una meraviglia. A Bologna un salto in centro e verso l’Università…penso che non abbia bisogno di alcuna presentazione.

Poi, il treno…….zaini, che indicano il ritorno, di molti. Partenze. Viaggiatori, camminatori. Cervelli di ritorno e chissà quanti fra i cinquemila che lasciano l’Italia.  La grande crisi. Il mio, zaino. “E come tutti i grandi camminatori  mi sono armato di pazienza e ho riempito un grande zaino -uno zaino che tutti abbiamo -di esperienze, letture, incontri. E’ normale, poi,  ch’io sia un po’ stanco”. (tratto da “Il taccuino” di Simone Weil, di Guia Risari.  RueBallu, Jeunesse ottopiù).

Rimini. Basilica-Tempio Malatestiano. Foto, Romano Borrelli

Rimini. Basilica. Tempio Malatestiano. Foto, Romano BorrelliRimini. Basilica-Tempio Malatestiano. Foto, Romano Borrelli (2)Rimini. Basilica-Tempio Malatestiano. Foto, Romano Borrelli (4)Rimini. La torre, l'orologio, calendario. Foto, Romano Borrelli

Bologna. Foto, Romano BorrelliBologna. La torre degli Asinelli. Foto, Romano BorrelliBologna. PIazza Maggiore. Foto, Romano BorrelliFoto Romano Borrelli (3)

Ritornare in treno a Ravenna

 

Torino Porta Susa. foto, Romano Borrelli

 

 

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Riprendere il viaggio…fiondarsi nella stazione vetro-acciaio di Torino Porta Susa; incontrare lungo il cammino che separa casa dalla stazione solo poche anime. Anime “vagabonde”, in giro per la nostra città, al mattino presto, quando la metropoli dorme ancora e l’estate non vuole ancora bussare alle porte torinesi. Direzione stazione, per poter salire su di  uno dei primi treni mattutini e dirigersi verso Sud. Al mare. Pensare di potersi dedicare a buone letture e sorbirsi invece gli influssi e gli effetti della nuova tecnologia e cellulari ultimo grido con  cartoni animati incorporati per distrarre i bebè al seguito. Scoprire  così che in un’epoca in cui il lavoro scarseggia  per molti il treno diviene  un’appendice dell’ufficio, trasformando il ripiano posto davanti al sedile in una scrivania tipo Presidente del Consiglio (evidenziatori, penne e blocchi in ogni dove, con tablet e cellulari ultima generazione) e parlare ore e ore di finanza, condomini, polizze assicurative incuranti se tutto questo parlare ad alta voce con persone dall’altro capo del telefono possa dare o meno fastidio al vicino. Una voce di Trenitalia chiede gentilmente di abbassare la suoneria del cellulare ma in realtà, a mio modo di vedere, dovrebbe invitare molti  viaggiatori a frequentare corsi di buona educazione, di bon ton. E un mio suggerimento potrebbe essere quello di suddividere questo eccesso di lavoro con chi ancora non lo ha.  Un nonno anziano fa la spola, dal sud al nord per accompagnare i nipoti al mare.  Da anni in pensione conosce a memoria gallerie, scambi, stazioni, fermate, coincidenze. Vedo passare velocemente Reggio Emilia,  Bologna tante cittadine a me amiche. Faenza, Imola, Rimini, Cattolica, abbinando a quest’ultima  un ritardo di fine estate con continuazione del viaggio in macchina, lungo l’autostrada per uno di quei viaggi che non si dimenticano, direzione Sud, verso Ascoli. E poi ancora  Pesaro! Rimini, Ancona, la sala d’aspetto, prima, dopo, durante, persone silenziose e meno, manovratori, uomini di fatica e guastatori. Lettere scritte, consegnate e consegnate al volo su di un treno in partenza. Un giro del mare per arrivare  a Ravenna. Il pensionato ferroviere comincia il suo  racconto di una Italia che fu coinvolgendo quante più persone: di quando c’era il vagone postale  incorporato  nel treno e dentro si lavorava (conoscendo esattamente la composizione di ogni treno, classi, cuccette, vagone lette, postale) eccome se si lavora. Delle “balille”  ( brutto nome, ma le chiama così, contenitori in ferro) in attesa alle stazioni, lungo le banchine, suddivise in posta in arrivo e posta in partenza. Il suo racconto ci ricorda che il ferroviere, quello posto nel vagone “buttava” giù  i sacchi e un altro ferroviere, sotto, lungo la banchina, “tirava” su, e poi, su, quando il treno ripartiva, si smistava.  Una catena di montaggio. Solo che a muoversi era il treno. E il pensiero correva a tutti quei pacchi, e non tanto al contenuto, che non si saprà mai, quanto elle emozioni che potevano contenere tutti quei contenitori che emanavano profumi, di montagna e di mare, di pizza e di torta, e di mille altre cose. Le attese, le speranze, l’arrivo. E poi scartarlo. Il pacco.   Chiedere al telefono se era arrivato o meno, se si faceva in tempo a prenderlo o no, prima che la posta chiudesse. E le emozioni all’atto dell’apertura di quell’oggetto che avrebbe sostituito così una relazione non a distanza. Tutto questo fino a quando non arrivo’ il pacco celere a rovinare tutto quel piccolo mondo antico…insieme ai cellulari, ovviamente. “Ci sarebbe da distruggerli sotto i piedi”. E difatti, qualcuno lo fa, o lo ha fatto. Racconta, racconta, racconta…..quanta gente ha visto viaggiare e attendere l’alba per il primo treno.  E’ un “Pozzo orario” vivente questo signore.  E’ coinvolgente, e con lui si riesce ad essere pazienti. Tutti. Racconta di quando il personale era in abbondanza e “i ferrovieri erano ferrovieri” , quando formavano una classe, fino a quando…Il mercato non impose i suoi tagli e un modo nuovo di viaggiare. “Ma chi è il mercato, domanda?” Pero’ conosce il periodo delle lenzuola d’oro e degli scandali.  Poi passa una signorina, giovane, carina, capelli ricci e rossiccia, efelidi sul viso, a controllare i biglietti, pinzarli e augurare buon viaggio a tutti. Lui le mostra la sua tessera da ex ferroviere e quindi, viaggio gratuito ma meritato. E’ raggiante. Si dichiara suo collega, nonostante abbia 80 anni. Le ricorda di come si era assunti una volta, mentre ora le signorine  sembrano tutte assunte,  appena terminato il concorso Miss Italia, direttamente da Salsomaggiore.  “Sa, signorina, lei è proprio bella, come le sue colleghe”, le dice.  Attira simpatia e pazienza e, pazienza se ripete le stesse cose. Non fa nulla. Addirittura riesce a strappare un applauso. Per aver fatto un pezzo. In questo Paese. Un pezzo importante sui binari della vita. Al riparo da massicciate. Il suo racconto per un po’ di tempo mi aveva indotto a dimenticare per quale motivo stessi tornando a Ravenna…C’era una cassettiera e una scultura che….Foto Romano Borrelli (2)

Foto Romano BorrelliRavenna. Foto, Romano Borrelli (2)Ravenna. Foto, Romano BorrelliRavenna. Foto, Romano Borrelli (3)Ravenna. Strele di  defunto Caio Cassio Seneca, in vita centurione già congedato. Foto, Romano BorrelliRavenna. Foto, Romano Borrelli (2)Ravenna, biglietti. Foto, Romano Borrelli

Ripartenze

DSCN3425DSCN3411Giornate di sole, mare, spiaggia, cibo. Giornate in cui si è oziosamente attivi, a sognare ad occhi chiusi al mattino, sotto un ombrellone intenti a recuperare qualche ora di sonno rubata alla notte, e ad occhi aperti durante il resto della giornata. Serate di luna piena, le ultime, che hanno reso meno amaro l’approssimarsi del distacco da un periodo sereno. Sotto un albero di fico, al fresco notturno, lontani dalle luci stradali, arrivano i rumori di sandali e ciabatte estive, voci smaniose  di racconti e di sogni, dolci amari o infranti. Racconti di vita vissuta: dalle corse in bicicletta alla partita di pallone di poche ore prima, ai primi amori sbocciati a quelli terminati, a quelli che si vorrebbero, che si pensano senza il coraggio di dirlo, al contratto di lavoro, se verrà, alla posizione in graduatoria e alla cassa in deroga.  Intanto la luna, lassù, rende meno problematico il pensiero di : “cosa sarà da domani?”. Come ogni periodo che si rispetti anche questo volge al termine. Il treno frecciabianca Lecce-Torino è pronto a sfrecciare lungo la dorsale adriatica  e quasi tutto è pronto per le ripartenze. Come prima. Ripartirà tutto con il piede giusto? Le scuole? Le fabbriche? Il lavoro? Quante porte di Mirafiori si apriranno e quante, invece, resteranno chiuse? Quale giornalista ci proporrà il servizio sul terzo “Mirafiori riapre” alle sei del mattino, primo turno? Sistemare lo zaino, appendice di quel mondo quotidiano che ci segue, perchè così vogliamo, ovunque noi andiamo, verificare, biglietto alla mano, il numero di posto evidenziato, se lato corridoio o lato finestrino, un veloce saluto a chi condividerà questo viaggio, e, accomodarsi nell’attesa dell’annuncio.  L’altro contenitore, quello ideale, composto da emozioni e sentimenti raccolti in un mese, immersi nelle radici, lo serbiamo con noi, gelosamente, a tratti, e con cura;  di tanto in tanto si sovrappone ad una musica portata da chissà quali onde per mezzo di un mp3. Il Quotidiano, il Messaggero e La Stampa a farci compagnia, dopo, però. Dopo che il senso di nostalgia allenta la presa e le campagne, e gli alberi di ulivi, e i pannelli solari si saranno diradati e il circostante diverrà meno famigliare e meno coinvolgente. Un viaggiatore diretto a Foggia mi chiede “se va bene questo treno”. Osservo: biglietto a prezzo intero. La sua meta? Direzione, le campagne di pomodori, il suo futuro posto di lavoro. Dal suo sedile, munito di un cellulare, chiama, richiama, chiede e implora lavoro. Come fosse pane.  Da queste parti il lavoro di raccolta è terminato. Bisogna spostarsi. Mi racconta della sua pregressa esperienza di fabbrica, nel Nord Est. Dopo cinque anni di lavoro, azienda metalmeccanica, ora si ritrova disoccupato, costretto a riciclarsi nelle raccolte dei campi ad inseguire i vari raccolti in giro per l’Italia: pomodori, olive, arance. Il suo racconto e quel termine “raccolta” mi rimanda ai numerosi “raccoglitori” che si ritrovano alla fine del mercato, a Porta Palazzo, uno dei più grandi mercati d’Europa, a Torino. Gente sotto la soglia di povertà che stenta, a mettere qualcosa sotto i denti. Osservo  il suo bagaglio. Un sacchetto di plastica, così diverso dai tanti zaini, trolley e altro della nostra modernità, così diversi da quei pacchi legati con lo spago, in bella evidenza negli anni ’60-’70. e facciamo anche ’80.  All’interno di quel sacchetto, una bottiglia d’acqua, crackers, un panino, vuoto. Guardo la mia borsa, il suo contenuto. Ripieno di alimenti caserecci, tanto per rendere meno nostalgico il rientro, questa sera, domani e dopodomani. A volte provo vergogna, nelle tre ore di viaggio che ci accomunano. Mentre il treno corre e sfrecciando ci lasciamo alle spalle questa terra rossa, mai avara scruto  quel lavoratore che osserva la campagna come se stesse partecipando ad una Messa. Conta le cassette, le schiene ripiegate, i trattori pronti a raccogliere quei contenitori carichi da trasportare verso i tir. “Sette euro un cassone di pomodori, quattro se piccoli”. Mi indica le dimensioni del cassone. “Quando terminerà la raccolta dei pomodori, riprenderà il treno e cercherà le campagne con le olive. Trentacinque euro al giorno. Dormire? Talvolta il padrone (lo chiama proprio così ed evidenzio una sorta di “collante” fra gli operai e i lavoratori della terra) ci appronta una “rimessa”, un giaciglio, alla buona. Un posto coperto, buono per un mese. Poi, finito il lavoro, via”. La chiusura della fabbrica oltre che portarsi via un pezzo di dignità ha avuto la valenza simbolica di un passaggio a livello, chiuso, per il ricongiungimento della sua famiglia. Impossibile. Sul suo viso scendono alcune lacrime. Altre lacrime hanno solcato visi, rugosi, avvizziti  e non,  sulla banchina della stazione di Lecce. Un caffè in un bicchierino di plastica, con su scritto “caffè stazione” rende meno amaro il distacco. Persone anziane, a loro volta ex viaggiatori, raccontano i loro, di viaggi,  verso Milano, Torino, quando la denominazione del  treno, un infinito treno, era “Lecce-Torino-Monaco”, quando un troncone di questo terminava momentaneamente la corsa nel cuore della notte, a Bologna, per ricongiungersi con altro treno, via Brennero, direzione,  Germania….quando questi treni, viaggiavano fino a Bari con una motrice a cherosene: quasi tre ore per 120k…e i loro racconti si dipanano e si perdono nella notte dei tempi, di un’Italia in costruzione, e non in via di smantellamento, come oggi succede.  Viaggiatori, ex lavoratori, ora pensionati. Oggi ci sono i loro figli, nipoti, lavoratori di call-center, stagisti, a termine nella pubblica amministrazione, in quel che rimane di qualche fabbrica “su al Nord”. In treno, una volta più democratico, oggi forse meno. Ci si sente sempre più ultimo vagone, e non solo in Europa.  Le vertenze delle aziende in crisi aumentano. Migliaia di lavoratori con il fiato sospeso. Centinaia di migliaia di lavoratori rischiano di perdere molto, tutto. Come questo lavoratore. Ha perso molto, ma non la speranza.