Archivi tag: Bicerin

Primo settembre

12 8 2015 Ferrovie Sud Est foto Romano BorrelliAppena terminata la lettura di un libro, una bella storia d’amore “a distanza” tra Marta Cordero e Michele Torre. Una storia che scorre lungo due binari parralleli. Osservando il mondo che”scorre”. Scritta da Margherita Oggero, ed.Mondadori.

Penso ai binari appena lasciati alle spalle, quelli della Sud Est e della strada, fatta e che faro’. Binari: loro ci sono sempre come i ponti che congiungono due citta’ e due storie diverse. Una bella storia “a distanza”, spaziale e non “social”. Mi piace molto, pare un bel vestito che potrei indossare. Tra le tante riflessioni, quella sul tempo e su come trasforma o non trasforma le persone.

Ma esiste davvero questo fildiferro magari contorto, ripiegato che tiene insieme il nostro crescere e mutare oppure si cresce a sbalzi e rotture? Si penso che esista il primo come il secondo anche se il primo e’ quello che sento mio.  Il pensiero di mio nonno, con quel suo fildiferro curvato all’estremità, contorto per raccogliere fichi all’estremità dell’albero….il suo cappello di paglia, il nostro stare insieme sotto l’albero…poi lo passava a me e lo imitavo per i rami più bassi…piedi immersi nella terra rossa. Un caffè, un’occhiata di fronte, le ultime pagine di un bellissimo libro conservate per il primo giorno, di scuola, di lavoro, di una storia, che continua come un fildiferro magari contorto e ripiegato ma che tiene insieme la stessa storia. Mi porto con me i personaggi della storia appena letta (“che bella la ragazza di fronte”!)…quella di Margherita Oggero.

Primo settembre. Si comincia. Si ricomincia.Meglio. Lasciati alle spalle esperienze di anni  e di nomi di paesi e cittadine della provincia di Torino, imbriglio, l’esperienza e cerco di plasmarla, in qualche modo, insieme al titolo, recentemente ottenuto, in qualche forma, unitaria, organica, da prestare ai “vari incontri” classe dopo classe. E cosi, dopo aver firmato i vari fogli, nella scuola che mi accoglie, la segretaria amministrativa, collaudata da anni nel suo agire e protocollare, “timbra” il mio arrivo, mi rivolge il benvenuto e mi indica la strada per l’aula magna: “Professore, il collegio docenti e’ sotto. E’appena cominciato. “.Un brivido mi corre lungo la schiena, nel momento in cui mi chiama con il titolo.  Un pensiero mi invade: “ho cambiato professione: devo rifare la carta di identita’?” Ma poi la felicita’ prende il largo. E’ la gioia piu grande che chiede di manifestarsi. Piu’ grande del giorno della laurea.

Finalmente a casa.Tra i miei libri riviste e quodiani e pagine. Rimuginavo sui personaggi del libro appena terminato. Da qualche ora: “La ragazza di fronte” di Margherita Oggero.

Michele e Marta. Si guardavano, da piccoli. Si osservano in modo divetso e speciale da grandi. Come? Non lo rivelero’. Michele e Marta si danno il tempo. Crescono e vivono, si allontano, per caso, e questo da grandi li avvicina riservando loro un grande….Michele e’ il riscatto, l’orgoglio del Sud che arriva a fare quello che gli piace con grandi rinunce, compresa la fam. “Adottato ” dal nonno, il maschio che avrebbe voluto e che invece aveva una femmina. Michele e il nonno Peppino, barbiere, sempre attento e presente. 25 8 2015.barbiere S.Donaci Br.Borrelli Romano fotOttenuta la laurea percorre, alla guida della sua “gazzella” (frecciarossa) l’Italia in lungo e largoFoto Borrelli Romano.26 8 2015.freccia.... E’ una freccia. In tutti i sensi. Attraversa storie che aspettano sulle banchine . Storie di chi staziona in attesa di tutto. Mi sono ritrovato in partenza in attesa a sognare…mare estate addosso…Marta e’ una archivista e anche lei “fruga” nelle storie degli altri. Marta mi piace. E parecchio. Lara la pasticcera e’ una “cerniera” che cuce due storie che si erano disperse nel tempo…insomma, ci mette una pezza. Dolce. In una dolce Torino. Ora ci vorrrbbe un bicerin.Per festeggiare la mia. Ora, sotto il cappello, una cattedra. Mia.

Portici di carta

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici di carta. Due km di lettura. Da sfogliare. Con gli “occhi interni” della riflessione, dell’analisi, della fantasia e quelli esterni, con l’ausilio degli altri sensi, del tatto, dell’odorato, come si faceva una volta, e come capita ancora. Libri, un posto dove mettere il naso. Libro, un idea a breve  E lungo termine. Libro, storia di un viaggio. Personale. Come ogni anno, ad ottobre ritornano. I libri, grandi protagonisti in una Torino trasformata nella piu’ grande libreria all’ aperto, nella sua ottava edizione. Portici di carta, che a volerli davvero trasformare riuscirebbe bene anche bagnarci. I libri, si sa, riparano molto, riparano tutto e tutti. “Piovono libri“, scrissi qui sopra tempo fa. Ah! La citta’ di Torino, quando si mette, fa cose davvero grandi, in fatto di libri, musica e cultura. E insieme, vengono fuori questi eventi qui, capaci di conferire un fascino parigino, nel suo piccolo, voglio dire. Vetrina all’ aperto ebouquinistes che si aggirano sogliando, porgendo, consigliando. Molto da vedere, da sentire e da sfogliare. Un week end dove i libri venduti possono essere anche 50 mila. E poi, diciamoci la verita’: e’ davvero bello vedere gente gironzolare, con calma, libro in mano, sotto il braccio, in un sacchetto. Uno che legge, vale il doppio.

Per un week-end, sotto la Mole, sotto i portici. Da piazza a piazza. Torino 4 ottobre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano BorrelliSotto l’occhio vigile di Dino Campana.  Cento anni dopo i suoi “Canti Orifici“. Pochi dalle nostre rose, le coglievamo insieme, le rose.  E vergavamo carta e fogli di carta e di pc e”carta cantava” con la macchina stile L22 (L28)Olivetti. Una Olivetti in cartone che legge libri.  “Anche tu, li leggi e li rileggi ancora? E poi, lo ricordi, quanto ti piaceva passare da qui e arrivare al RomaTorino 5 ottobre 2014. Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli con un suo libro tra le mani? Eri emozionata nel varcare  la portaTorino, Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli e arrivando davanti al suo scrittoio. Era la prima cosa che domandavi, di portartici, appena messo piede nella citta’ sabauda, dolce come un gianduiotto, proprio tu, poi, che non hai voluto sorseggiare il bicerin. E la sera poi, al tramonto, come fosse vestita di abiti leggeri, la fontana, la lettura di alcuni passi”. I  viaggi, i grandi viaggi, cominciano sempre con  libro e come questo, continuano. Una piazza da abbracciare,Piazza Castello. Abbracci in piazza. Foto, Romano Borrelli anche senza musica. Una piazza dove si offrono ai passanti, anzi, ai lettori, abbracci, libri e mesaggi d’ amore e dove i passanti, e i lettori, li rigirano a destinazione via social. “Questo ti piace? Quanto ti piace? Tanto? Poco? E poi, con quel tuo sorriso, in una delle rare volte in cui si incrociava in altro viso, parlavi di sicurezze. Un viso cosi bello, appena sfiorato dal freddo torinese…”Torino, 4 ottobre 2014. Piazza Castello.Foto, Romano BorrelliGli strumenti ci sono.Strumenti in piazza Castello. Torino, 4 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliE’ sufficiente prenderseli per un attimo e lasciarli al prossimo. La musica è buona. Il ritmo anche. E quando poi si parla di colpo di…nella piazza e’ tornato afrsi rivedere zorro. La focacceria ligure trabocca, di ricordi, di gente e profumi di mare. Profumo di pioggia. Tutto si mischia. L’odore del mare e dell’estate appena trascorsa si presenta tra i libri. Presso la “filiale” sotto portego, Libreria sulla Dora”, di via Pisa 46, a Torino. Torino, 5 ottobre 2014. Portici di carta. Foto, Romano BorrelliQuella di Rocco Pinto, per intenderci. Il libro che ho appena comprato l’ho scelto perché mi riporta alla fabbrica dei colori, perché ne sento il desiderio, di rivederla, con quei colori cangianti. Vita e desiderio. Vita e destino. Il libro è intitolato “Salento, fuoco e fumo” di Nandu Popu. Lo compero. La vita è misteriosa. In una delle prime pagine, frasi vergate in dialetto salentino. Mi piace. Mi piace il ricordo. Mi piace ricordare come capita nelle fiabe, quando alla fine, ti si chiede: “raccontamene un’altra. Raccontamela ancora. In dialetto. Come capita in alcuni racconti. Raccontami l’amore. In dialetto“. Sotto i portici, sfoglio. Una cartina, il Salento, una ballata. Poco distante da qui. Forse in altra piazza. Forse da un negozio contiguo, musica estiva. “No, e’ musica dentro. Sono in un bus e tutto fuori corre velocemente mentre io sono fermo. In attesa. Di qualcosa che si muova. Fosse anche un trillo. Ci sentiamo fra un po’. Meglio un pochino di distacco’”.  Due righe di un libro sfogliato velocemente mischiato ad altri libri e ad altri odori. E’ ancora estate.Poco piu’ avanti, La Torre. Anche se e’ la “filiale”di una libreria mi “ritorni in mente bella come sei…”, la Torre salentina, ovviamente. Il commesso mi domanda se poi “Il taccuino di Simone Weil” di Guia Risari ho poi terminato di leggerlo. Certamente, gli rispondo. Insieme a tutta la Mole degli altri libri.  Per alcuni, in galleria San Federico  è quasi l’ora dell’aperitivo in  clima davvero fiabesco. Pochi metri dal corner gusto infatti, i laboratori per i bimbi con lo spazio a loro dedicato.Le ombre della sera ormai si allungano. E anche quella di “giraffa”, come il libro di Alessandra Comazzi, presentato, in “tandem”con Bruno Gambarotta. Ma si sa, Gambarotta, ai giri di bici, e di piazza, ci e’ avvezzo…Torino, 4 ottobre 2014. Galleria. Foto, Romano Borrelli

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma, foto, Romano Borrelli

Ottobre

Torino, mercato di Corso Palestro. Foto, Romano BorrelliMi piace molto attraversare un pezzo di umanità percorrendo uno dei mercati di Torino, prima di recarmi al lavoro. Saranno pochi, tanti, giusti, settimanali, banchi quotidiani, pomeridiani, per un giorno, chi lo sa. Se ne parla, se ne discute e nel mercato si discute.  In comune,Comune di Torino, foto, Romano Borrelli spesso non di comune accordo. Soprattutto di “mercato”.  “Grida” appena sussurrate e raggi di sole mattutini che incendiano focolari domestici gia’ scaldati da un caffè o una scodella di latte. Quanto è diverso questo mercato da quell’altro. Di un ottobre fa.

Calpestare foglie gialle che cadono ormai da un pezzo. Secche, umide, venate, istoriate. Foglie. Povere foglie gialleFoglie gialle a Torino, in corso Valdocco. Foto, Romano Borrelli, così simili a quelle di Urbino, di un ottobre fa. Profumo di caffè, un po’ amaro, di quell’ottobre fa. Un tempo si andava a scuola, ad ottobre. A ridosso del patrono, San Francesco. Era tempo di stanghette, puntini e stampini. Era il tempo di una lunghissima estate. Poi, tutto terminò.  Come in un attimo.  E’ tutto un attimo. Caos, prima della forma.  Il libro di filosofia prese il posto dell’abbecedario. Farsi largo nel vialetto di passaggio (la domenica di passeggio) ed incontrare, meglio, intercettare storie di vita diverse, sfiorandosi appena. E’ l’autogrill del corso. L’autostrada di fantasia è oltre il vialetto. Strade opposte. Inizio di ottobre. Ottobre, si sa, è il mese della Rivoluzione. E delle Rivoluzioni.

La ricerca di un posto è ardua. Fa pensare ai posti di mare, ad una certa ora. Una macchina si è appena posteggiata. Una lei scende dall’auto, tirandosi  sul capo, oltre la frangettina nera, occhiali da sole. Si ferma, per   godersi questi ultimi scampoli di sole. E forse di libertà. Una scena ripetuta, chissà quante volte. Università, treno, macchina, casa. I corsi, universitari, stanno per cominciare. Il lavoro è terminato, i soldi risparmiati, messi via centellinando ogni spesa. La prima rata dell’università è alle porte. Porta le sue  mani sul viso e pensieri  colano come lacrime che portano distanti, chi li pensa e chi la osserva. Come tanti occhi che si incrociano, al mercato. A che serve se tanto ognuno se ne va per la propria strada?

Castagne in caduta libera segnalato da un cartello stradale. Come i pensieri, nei pressi della macchina. La natura si ripete. Dove e’l’estate che doveva arrivare cavalcando? Non e’cosa nuova che non possa esser vecchia e non e’ cosa vecchia che non sii stata nova….. Incrocio un gruppo. Mi domanda la strada più breve per la Mole Antonelliana, il museo del Cinema. Le risposte sono sicure e precise. Ne approfittano e continuano a pormi domande come un distributore di bevande. Il Bicerin, la gelateria Talmone, piazza Castello. 20140911_092054Quando le domande sembravano terminate, ancora una richiesta: l’hotel Roma.20140822_194815 La stanza di Pavese…Nei miei pensieri si fa largo un ricordo…Vieni estate, cavalcando…L’estate ci vendemmia…

Consolata

DSC00641
Torino. Basilica della Consolata vista da via della Consolata, angolo via Giulio.

Alcuni lettori del blog, residenti fuori Torino, hanno fatto pervenire la richiesta se era possibile pubblicare alcune fotografie della Consolata, Chiesa situata in centro a Torino.

 

Interessati alle “storie di vita”, agli ex voto,(spesso menzionati nel blog), cosa di cui è ricca la Consolata, han finito per interessarsi anche “degli interni” della Chiesa. Spero possano bastare queste poche fotografie. Una Chiesa nel cuore di Torino a due passi da Maria Ausiliatrice, dal Cottolengo e da Porta Palazzo.

DSC00631
Torino. Basilica della Consolata. Interno. Navata centrale.

Davanti si trova il famoso Bicerin… il locale dove appunto si puo’ gustare questa buonissima bevanda al gusto di cioccolata. Affacciata, davanti la Chiesa, un “ben tornata”, sempre in attesa…

 

DSC00630
Torino. Basilica della Consolata. Interno. Navata laterale. Statua della Consolata. Candele accese dai fedeli.

“Lettera 28”

DSC00627
Il Bicerin di Torino. Davanti alla Basilica della Consolata
DSC00505
Piazza Castello. Torino. Una sera d’inverno

Non so se sia la vicinanza della Holden e dell’aria che emana e che sei indotto a respirare a trasformare ogni pensiero in una narrazione o se davvero ogni cosa possa essere come una lampada, grattarla, e oplà…storie, personaggi e persone.  In una carta d’alluminio, conservo il cibo serale. Una semplice patata. Un tubero. Allo scartare, profumo di mare. E più la scarti, come le caramelle, più ti accorgi di quanto sono dolci. E più le scarti, più rimbalzano storie.  A guardarla, questa piazza… Seduto su questa panchina la osservo, la piazza, con cura, con attenzione. Ripenso a quelle mani intrecciate, che insieme attraversano la piazza e il corso della vita.  La Mole, a due passi, occhieggia. La stella, in cima, indica la traiettoria. E’ bussola per il cammino. Ai suoi piedi, lettere smarrite e ritrovate, e personaggi “evaporati” e dissolti nelle nebbie. Lettere di Natale, e Natale di letterine, dissolte anche queste, “ricercate” da qualcuno. E lettera 28, di prossima pubblicazione.  Ogni cubetto di porfido posto sotto i miei piedi pare un tasto, una lettera. A, S, D, F… Una enorme macchina da scrivere. Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliDi quelle nere. Bellissime. Lo zio Vito ne possedeva una, sulla  sua scrivania. Un po’ come La Stampa per un torinese, una L 28 è per un eporediese. Lui, così ligio al suo dovere, chissà quante pagelle avrà compilato con quella bellissima L 28. Una lettera 28, di Ivrea. E Ivrea significava Olivetti.  La spolverava e ammirava ogni giorno. Quasi come fosse una bella ragazza. E una bella, lo è per davvero. La professoressa T. pone un foglio, bianco, sopra la tastiera, affinché gli studenti non vedano dove sono posizionati i tasti. Ci si avvia, così, lentamente, a scrivere, una pagina di storia. Forse un libro, in capo al biennio di corso.   A, s, d, f, moltiplicato tre righe. Michela e Paola, sono le più brave. A ruota, seguono Riccardo e Danilo. Io, faccio come posso. A pigiarli, tutti quei tasti, sull’ immenso foglio, che si chiama piazza Castello, l'”inchiostro immaginario” comincia lentamente a colare, colorare e  riempirla, la piazza,  di contenuti, persone, storie, città, anni. Lentamente, lo svolgimento, del tema, prende “corpo”. Una pergamena, con qualche “bruciatura“, ma ricca di contenuti. Un bel tema. Lentamente, la srotolo e la leggo. Una storia, nella storia. Che continua a fare storia.

 

“Il Bicerin era pronto davanti a me, sul bancone di quel caffè storico, della città più affascinante che io abbia mai visitato. Certo erano diversi fattori a produrre quell’eco, quel richiamo, arrivato fino al mare. La promessa di una vita più solleticante. Un senso di ordine, l’assenza di frenesia, una certa eleganza. Il romanticismo. E l’accoglienza della casa di lui, di lui indaffarato a preparare un piatto di pasta di rara bontà. Sapori del Sud, genuini. E la cura. Delle sue mani guantate avvolgenti le mie, nude, per impedire al freddo di penetrare nel cuore di quell’intreccio. Della sua voce, la sera, che leggeva i passi di un libro a ripercorrere gli stessi posti di qualche ora prima. Forse voleva fissare nei miei ricordi quelle immagini, ma non sapeva che le stesse immagini non solo si erano fissate ma si erano fatte emozione, sogno, speranza, tanto da concedere alla mia mente stanca un repentino abbandono al sonno. Come una bambina avevo bisogno di essere rassicurata per dormire. Ma ancora non sapevo di quella ninnananna, davanti a quel bicerin. Faceva venire l’acquolina in bocca, un triplo strato di cioccolata, caffè e fiordilatte, perchè, si sa, la vista e il gusto vanno a braccetto. E vanno a braccetto anche con le emozioni, i sentimenti, i ricordi, piacevoli o dolorosi. Il cibo è soprattutto cibo dell’anima. Sarà per questo che quel ghiacciolo era così succoso a Superga. Incomparabilmente più squisito di qualsiasi altro ghiacciolo al limone. E sarà per questo che a volte, pur volendo ed essendo sul punto di gustare qualcosa, ci tratteniamo dal farlo. Perchè vivere, nutrirsi, amare, decidere, crescere potrebbero evocare fantasmi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconti una favola. O una storia vera, magari piccola piccola ma pregna di grande valore. Lui ha continuato a raccontarmele le favole, da lontano, con un blog. Un appuntamento quotidiano con numerose e variegate storie che solo i suoi occhi potevano cogliere e anticipare. Proseguì quel giorno la passeggiata, mano nella mano, fiumi di parole che non ci eravamo forse detti, ma anche momenti di silenzioso ascolto, delle cose nuove che la città sembrava promettere a entrambi.”

La lettera di una sconosciuta è stata riposta nella biblioteca di famiglia. Questa, è la lettera di Marina. Scritta da una formidabile …L 28.

Tornata. Nel pomeriggio

DSC00166Finalmente,  a Torino, la neve annunciata, è arrivata. Nel primo pomeriggio, verso le 15, puntuale come un treno, è arrivata. Anzi, “tornata”. E puntuale mi sono precipitato, sul far della sera, sotto quel balcone. All’ultimo piano, persiane aperte, messaggio “in bottiglia” per qualcuna, sul muro ingiallito: tornata. Nel centro di Torino.   

Immaginando, chissà, qualcuno che, materializzandosi,  provasse una serenata. Perché, tornata. Perché “sfrecciata” sotto le luci, i riflettori,  il “palco” della ribalta  della nostra città. Tornata. Ad offrire pubblicamente quel ritrovo, dopo un incontro mancato, un distacco, un allontanamento, o molto più semplicemente, una breve pausa di riflessione.  Penso. Immagino. Tornata a “ricucire” un cuore, offerto, e s-offerto, donato, su basi di carta, ben presto accartocciata. Pensieri giustapposti, spazzati via, troppo presto, da un vento autunnale, poesia inconsistente, e musica stonata di qualche violino, incapaci di serenate. L’arrivo e la partenza di un treno, arrivato e ripartito troppo presto. Il vuoto di un tavolino dove fino a pochi minuti prima…e la solitudine, che da qualche fiocco diviene valanga, dolorosa, pesante e pressante, inimmaginabile; e fuori dalla stazione, chissà, un non mai detto, una “mole” di pensieri; sarà la neve, sarà la giornata, sarà chissà che il pensiero di quella scritta, sotto una finestra torinese,  va a frugare tra le righe di un passo di  Dostoevskij, la mite: “mi diressi immediatamente verso di lei e le sedetti accanto…Parliamo…sai…dì una cosa qualsiasi…e così vuoi ancora amore? amore?“. Severa meraviglia… Tornata, perché…Il pensiero,  riavvolto è andato alla storia di Diego e  Marilisa. Ho pensato fosse lei, tornata, per Diego. La speranza di vederla alla finestra, e sotto la via, in attesa,  Diego. La speranza che fosse Marilisa, con un unico bagaglio: la consapevolezza e la voglia più concreta di amare. Di raccontare. Di esporre il suo punto di vista, sulla “tesi” offerta. E invece…silenzio. Incomprensione.  E tanto rumore nel fare filosofia, di vita, con poesie, d’amore. Comprensione. Ancora.  Le luci della città, della via, illuminano quei fiocchi danzanti, che lentamente si appiccicano addosso.  Un’infinità di punti, di sospensione. Come tante virgole. “Punti” di vista  sul panorama della vita diversi, diverse, dai punti e virgola, spesso insignificanti.  Fiocchi.  Che imbiancano, come polvere di zucchero sul pandoro. Punti. Che lasciano interrotto un discorso, per poi riprenderlo.  Alla prossima “tornata”, perché, nella vita, spesso, i tornanti ti sorprendono, uno dietro l’altro, e ti avvolgono. Fiocchi che scendono, come gocce di latte, zucchero a velo. Un abbraccio, un’accoglienza. Il sentirsi protetto. Da qui sotto, una sensazione stupenda. Un bicerin e quel gusto di cioccolata che ti rimane dentro. Una cioccolata amara, molto densa. Che ti coglie al centro del Cuore di Torino. Come certe storie vissute. Imbevute di vita. Con tanto romanticismo di  città. Son sicuro che passata la nottata, anzi, la nevicata, Marilisa aprirà quella finestra.DSC00170

Cartolina di Carnevale da Torino

Immag005DSCN2841Due cartoline da Torino, in una giornata particolarmente fredda. Neve in prospettiva. Così sostengono in molti, per lunedì. Sette anni dopo Neve, Gliz e le Olimpiadi invernali. Scuole, per la gran parte, chiuse, in queste vacanze di Carnevale. Concorsone a cattedre rinviato, causa tempo. Naso all’insu’, direzione Mole, dopo aver osservato piacevolmente alcuni volumi freschi di stampa di prossimi laureandi.

Una occhiata con prospettiva diversa per il monumento torinese, prima che venga ripulito del suo “gioiello”, del suo collare.  Scrutarla mi  rimanda al fatto, positivo, che al suo interno,  Museo del Cinema, alcuni lavoratori son riusciti a spuntare, dopo molte fatiche, l’agognata l’assunzione. Tempo determinato. Altri, giu’, al Sud, dopo un periodo di “ristrettezze economiche” e riammessi “di diritto”  a tornare al proprio posto,  hanno creato una cassa di resistenza con la differenza tra quanto percepivano prima, in cassaintegrazione e quanto percepito ora, con il reintegro, chiamata “eccedenza” da destinare ai bisogni altrui.  Forse solo una tradizione operaia, “radicale”, riesce a creare circuiti di solidarietà. Si potrebbero creare tante casse di resistenza, “eccedenze”, in altre posizioni lavorative. Fiom insegna.  Battiamoci per un recupero dell’articolo 18. Per quanto riguarda il nostro contratto, o la nostra stabilizzazione, siamo ancora in mezzo ad una strada. Privati della nostra dignità.  Sulla strada, che pare il titolo di un libro, del ritorno, pensando un po’ a Ulisse, rammento il senso del viaggio. Una bicicletta, (e il suo scampanellare) non la mia, ormai sulla strada del mare, “persa” nella nebbia ingoiata insieme ad altro, mi ridesta: “occupazione” di pista ciclabile. Piu’ avanti, osservo il Bicerin. Non mescolare…Tre strati, da gustare, dolcemente con le sue differenze. Su di un biglietto, una frase di Kant:  “Rispetta sempre l’umanità in te e negli altri come un fine e non usarla mai come un mezzo”…in un mondo che conosce grandi quantità di “geni”….Penso al carnevale, con le sue giostre, sempre in movimento. E le maschere che in questi giorni si confondono meglio. Piatti enormi di bugie con spolverata di zucchero a velo. Dolce che nasconde l’amaro. “Non mescolare”, mi ripete e mi ridesta ancora dall’altra parte del bancone la signora.