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Salento, dolce. Dolce, Salento

1409855114807Ditemi, cosa mai ci potro’ fare se gia dalle prime luci dell’alba voci materne si prolungano e perdono per strada  prendendo il portoncino, insinuandosi lungo le scale a fare la parte del “chicchirichi” per aprirmi definitivamente gli occhi. “Laura hai preso le maglie?” Madri dal fare protettivo che accompagnano con le loro grida, figlie dirette verso i recuperi scolastici, con le ultime raccomandazioni strillate dal balcone. Maglie. Qui, su al nord hanno un altro significato. Giu, al sud, un altro sapore. Maglie1409857574259. Immediata la voglia di dolce e crema, di uno dei tanti pasticciottini di Gallipoli o comunque “di  giu'”. E se poi sono preparati dal maestro Antonio Campeggio, ancora meglio. E pazienza se tutta quella bonta’ ha contribuito a mettere qualche etto di ciccia. Questa e’ l’ unica ciccia che riesco a pensare, altro che…”arte”…E come se si mangia bene…”.1409859048802 Qui, al nord, si cambia composizione e contenuto all’armadio, io sentendo quella parola ho in mente solo e soltanto “composizione treno:s i cambia a Maglie, si cambia a Zollino”.1409857041330 Gli unici cambi che ho ancora in testa. Insieme alla scuola. Che cosa ci posso fare se dalla tv e dalle pagine dei giornali qualcuno, a proposito della scuola, documento di 136 pagine tra le sue mani chiede una mano e i miei ricordi vanno a Lecce e sposini con la mano di lei che sorregge lui. Lecce. Sposi sulla villa. Foto, Romano Borrelli“Il Salento ti da una mano”.. 1409948916191M1409859149621aglie, vestiti, scuola, libri, da leggere e vestirsi di libri (un plauso ai ragazzi della scuola Romolo Zerboni di Torino per questa bella opera d’arte, e questa si, lo e’, posta nell’atriomdella biblioteca civica di Torino). E’ancora estate, almeno sul calendario, e basterebbe vestirsi di libri pensando a Maglie. L’unica composizione, quel trenino e tanto Sud Est….Salento dolce, dolce Salento….

“Quelli veri fioriranno qui a primavera”

???????????????????????????????Piove da parecchie ore, oramai, su Torino. Insistentemente.  Ascolto e vedo la pioggia, (da dietro la finestra) scendere dal cielo ed emettere suoni, in continuazione. Suoni disparati, a seconda di dove si va a raccogliere l’acqua. Piovana. I notiziari dicono che la temperatura sia scesa. Parecchio. Freddo fuori e “raffreddato” dentro.

Riposti Viola, Carlo, Luce, in un angolino della stanza,  e richiusi all’interno delle loro pagine, ora si guarda oltre.  I personaggi  menzionati sono solo alcuni del libro “Un uso qualunque di te”, di Sara Rattaro (Giunti Editore).  Personaggi “pronti” per essere ripresi, al momento giusto per un’occasione altrettanto giusta. Ognuno di quelli, per un motivo o per l’altro, non si sono  soltanto “appoggiati”, sulle, dita delle mani, sulle pupille, nei pensieri del lettore. Piuttosto e semplicemente “sprofondano“, nel cuore del lettore. E ci restano. Pagina dopo pagina.  Qualcuno ci è rimasto e sicuramente ci resterà più di altri. E lascerà qualcosa. Un alternarsi di tempi nei capitoli. Presente, passato, presente, passato. Un ultimo, il futuro, la speranza. La velocità, aerea. Del vento. Di un aereo. Pronto al decollo. Verso il futuro. Ma con “radici” ben solide nel corpo della Luce.  Luce, uno sguardo nel futuro e sul futuro. Grazie all’amore materno.  E il cuore, quel cuore disegnato sulla copertina del libro e’ un cuore grande riposto all’interno del libro, nel cuore del libro, nel cuore dei protagonisti. E il cuore è il filo conduttore dei capitoli. Ognuno ne mette un pezzo del suo. O forse, tutto.  Perché quando ci si butta a capofitto in una passione, non la si vive risparmiandosi. Così in amore. “Ogni donna spera che sia l’ultima storia; ogni uomo spera che sia lui, ad essere ascoltato, per la prima volta”. Un cuore rosso vivo. Che arde. Brucia. Che fa male. Ma fa male e “uccide” per una ragione: continuare a vivere. Ora, al termine della lettura, è chiara anche la copertina. Una “comunicazione” efficace. Senza cuore, l’uomo non puo’ nulla. Un bellissimo cuore  in evidenza, sullo scamiciato di una ragazza;  tantissimi fili, al posto dei capelli. Fili che sono pensieri, incrociati, interrotti, disegnati in modo tale da dare l’idea di un  “sezionare”  in due la testa della ragazza. Fili come linee di matita. Per  provare a “disegnare” la storia. Diversamente da come era iniziata. E probabilmente per  sezionarla  in due, la trama, la sezionano davvero. I fili.  Come i tempi.  E i fili, servono per tessere. Per tesserla. Tessere di una storia, da collocare e rimettere al proprio posto, come un puzzle. Provare e riprovare, con pazienza,ostinazione, calma, quando una tessera sembra non andare al posto giusto. Come la calma di Carlo. Anche il cuore, sembra avere un filo, “tirato”, da qualcuno, fuoriuscito dallo scamiciato e dalla giacca. E si viene a trovare in una zona chiara-Luce, bianca. Una percentuale di pagina da scrivere, come quando una nuova vita comincia.  Dall’altra parte del capo due piccolissime ali. Di farfalla? Già. Farfalla. E prima di diventare farfalla? Due ali che sembrano una “v” di vita. Appunto. Nuova, pur essendo identica a prima. Con qualcosa di meno e tutto di più.  All’altra estremità la “v” è capovolta, è il tratto terminale del cuore. Sotto il cuore. La radice del cuore di tutta la narrazione.  Una v che unisce.  Come la vita, come le vite. Le mani della ragazza, nel disegno, cambiano colore e sono in netto contrasto con il viso, bianco, bellissimo. Una maschera. Forse, quele che spesso indossiamo, per paura. Non per mancato amore.  (interpretazione personale e libera della copertina del libro, quindi, le mie scuse).

Il resto, copertina e contenuto, conviene scoprirlo da sé.

Una parvenza di primavera da un po’ di giorni, la segnalano alcuni fiori, composti di carta,  un luogo dove con la carta si costruiscono castelli e tanta buona cultura. “Quelli veri”, annuncia il cartello, arriveranno poi in primavera. I fiori. Intanto, da queste parti, fioriscono, ogni giorno dell’anno: belle parole, belle lettere, bei libri. Storie interessanti e storia da amare e raccontare. Storie di cuore. Grande. Come “Un uso qualunque di te”. Al termine, è solo il tepore della stanza e il chiuso dell’appartamento che non portano a confondere le gocce d’acqua, con una, meglio identificata come umor acqueo.

Il progetto dei fiori, volto al recupero di un ‘francobollo’ di terra, posto davanti alla biblioteca centrale di Torino, merita davvero un plauso ed un ulteriore riflettore, magari uno ‘spazio cartaceo’ sul nostro caro giornale cittadino. Un plauso diretto a tutti quei volontari senoir che con dedizione si dedicano ad attivita’ di grande rilievo oltre che di recupero di pezzi importanti della nostra citta’. Una idea, un progetto che  prevedeva un momento ufficiale, solo momentanamente slittato cosi come una possibile inaugurazione legata allo ‘sbocciare’ dei fiori. Un progetto che nasce con l’ impegno dei Volontari Progetto Senior Civico e della citta’ di Torino. Ancora un grazie e un bravi a tutti coloro che hanno partecipato nel rendere piu’ bello questo angolo della nostra citta’.

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Chi viaggia, come

DSCN3216DSCN3218“Pronti a tutte le partenze”: no, non è piu’ la rilettura di un bel libro. Questa volta si fa sul serio. Un titolo che non è soltanto il richiamo ad uno o piu’ libri che hanno bisogno di noi  e che fedelmente ci accompagnano  e ci fanno  o faranno compagnia in questo esodo estivo targato 2013.  Uno di quei libri in cui ci si ritrova con i soliti temi: precarietà su tutti i fronti, difficoltà ad arrivare a fine mese, amori in corso. In ogni caso. Pronti? Partenza? Via. L’atrio della Stazione di Porta Nuova pullula, sciama. Visto dall’alto un insieme di tante formiche, che vagano, freneticamente. Smaniosi, anche solo di avere una giornata per sé, vuota, di silenzio, tolta all’abbraccio di chi sa soltanto chiedere. (il riferimento è ai governanti, capaci di farci nuotare nel fango di chi lo produce. Ancora non ho ben compreso di chi siano le responsabilità di una mancata stabilizzazione che ci doveva essere, in barba a tutto quello che afferma l’Europa sui precari da piu’ di tre anni. Perché quando fa comodo rispettare il patto di stabilità, allora “si deve”, “lo chiedono”, quando è ora di dare il dovuto non si comprende di chi siano le responsabilità: Mef? Ministero? Tesoro? Di chi? Ministro Carrozza, gentilmente, ci dia una risposta. Da decreto legge: “URGENTE E NECESSARIA”.  E con le parole del grande Dostoevskij scrivo: “ci sputo sopra”. Tornando alla cronaca e all’oggetto, proprio all’ultimo esame di Stato,  maturità 2013, una traccia era dedicata tema “L’infinito viaggiare di Claudio  Magris. Come declinarlo? Tornando a noi, davvero  abbiamo smesso di leggere? Davvero sono in calo tutti i generi di lettori, compresi quelli definiti “forti”? E  le iniziative “letti di notte”? O notte di letti? Qualcosa di positivo l’avranno pur portato. Ora, le comodità della modernità ci piovono dritte a casa. Da alcuni mesi, a Torino, ad esempio, una password, un username, ci conferiscono la possibilità di navigare all’interno delle biblioteche, e, scegliere, comodamente, da casa, seduti sul divano, un libro di nostro gradimento. Prenotarlo e…Una telefonata nel giro di poche ore ci avverte in quale biblioteca è disponibile, sollevandoci da ogni coda o perdita di tempo.  Provo, nel secondo giorno di libertà, a fare un semplice test. Un treno qualsiasi. Una freccia. Un vagone. 38 persone. Di tutte le età. Oltre ai bagagli, quanti libri e quante riviste sui sedili? Sei libri, fra questi, Lessico Famigliare e l’Idiota, Se ti abbraccio non aver paura e Aristotele e i veleni di Atene. Molte riviste. Tante quelle che aprono la mente, ossia, la settimana enigmistica. Qualche La Stampa, giornale torinese, e 4 pc portatili, uno fermo sul solitario e due proiettavano film. L’ultimo, lettura on line. Per il resto, molti nativi digitali. Tantissimi smart phone, e suonerie le piu’ disparate possibili. E’ ancora possibile la riservatezza, un po’ di concentrazione e discrezione nelle conversazioni? Quasi un cellulare  per sedile. Tanti lettori mp3, contenenti centinaia e centinaia di canzoni, e pochissima conversazione. Si scrive poco perché si pensa poco e male e forse perché si legge pochissimo. Sarebbe stato utile “saggiare” il resto del treno. Nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova, una bellissima libreria è già aperta dal mattino presto.  Come i caffè. In treno viaggi la modernità. Biglietti stampati da casa o numeri impressi sul cellulare e offerti in visione  al capotreno. Intanto i treni, di qualsiasi tipo continuano il loro sferragliare accumulando ritardi. Con rimpianti verso i mitici espressi notturni.

In compenso buona presenza dell’amico dell’uomo che quasi pareggia il conto con i pc: tre cagnolini, tra questi un dalmata.

Ultima annotazione nel via vai del vagone. A differenza di quanto succedeva nei treni espressi, con i loro quadretti sopra ogni sedile, che proponevano città d’Italia e “all inclusive viaggi nel viaggio”, con la famosa cartina d’Italia esposta ad inizio corridoio, si notava la mancanza di odori casarecci sprigionati non appena tolto l’involucro della  carta stagnola contenente  frittata e mortadella. Altri tempi. Ma che dire, se, “gli altri tempi” bilanciassero un pochino i tempi moderni? Intendo in questo senso: nel periodo estivo, anzicchè vedere carrellini vendere prodotti vari, sarebbe auspicabile vedere carrellini prestare libri nell’intero percorso del viaggio. Una sorta di biblioteca  viaggiante. Forse ci sarebbe spazio per recuperare qualcosa. I libri hanno bisogno di noi. E noi di loro.

Il prossimo test, su di un vagone,  mi piacerebbe condurlo sui neo “maturi”. Ragazzi, forse non lo conoscevate prima, “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, ma, in tempo di vacanze e viaggi, anche solo virtuali, avete provato a colmare la lacuna?

Nella foto, atrio stazione ferroviaria Torino Porta Nuova.