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Rai, Berlusconi e Minzolini indagati per concussione

Così Berlusconi ordinò; “chiudete Annozero”: parte da qui, dal titolo de Il Fatto , l’ennesima vicenda giudiziaria riguardante il premier, da ieri indagato dalla Procura di Trani con l’accusa di concussione, insieme al direttore del Tg1 Augusto Minzolini e al membro dell’AgCom Giancarlo Innocenzi. Secondo quanto riportato dal quotidiano i pm, nell’ambito di un’inchiesta parallela, sarebbero incappati in delle intercettazioni telefoniche fra Berlusconi e Innocenzi, con il primo che si sarebbe lamentato con il secondo di molte trasmissioni del servizio pubblico, da Anno Zero di Santoro (vedi: caso Spatuzza) a Ballarò , a Parla con me di Serena Dandini per l’ospitata del direttore di Repubblica Ezio Mauro. Critiche che si sarebbero trasformate in vere e proprie richieste di chiudere tali trasmissioni. Il premier avrebbe trovato sia in Innocenzi (che avrebbe riferito le volontà del capo al dg Rai Masi) sia nel «direttorissimo» Minzolini, due alleati molto più che bendisposti. Adesso l’opposizione chiede le dimissioni del direttore del Tg1 e il ripristino dei talk show politici vista la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato il regolamento che li ha vietati finora. servizi a pagina 4 e 5 13/03/2010

Fonte Liberazione.it

Quanti ricordi a Bonn

Fino a poche ore fa, quando sentivo parlare di Bonn, riaffioravano  in me moltissimi ricordi. Del passato e del recente passato. Il mio. Ora a Bonn assocerò un altro ricordo. Da quella cittadina tedesca, conosciuta come capitale (ora ex) e luogo di numerose manifestazioni durante la Guerra Fredda, sono stati sferrati attacchi volgari e violenti alla Costituzione e quanto da essa previsto. Pericoloso “monarca”; pericoloso “cesare”. E proprio contro il “monarca” si è conclusa una giornata di sciopero. Indetto dalla Cgil. Dopo una precedente il NO B-DAY. Non importa quanti eravamo. Esiste una buona fetta di cittadini che si pone domande, che ha voglia di predisporre una risposta proporzionata ai continui attacchi. Provenienti dal monarca e dalla sua corte. “Resistere per esistere”. Con lo sciopero odierno, un’altra fetta dello stipendio è rimasta nelle casse, ma dignità, coerenza, solidarietà per l’oggi e per il domani, resistono e resisteranno. Per l’oggi, per il domani. Anche noi abbiamo “le palle” per resisterti. Resistere a te, e alla tua corte, che fa “guerre per il Crocefisso“, un simbolo che svuotate di contenuti, se questi ultimi si chiamano poveri, disoccupati, immigrati. Spero che in tanti,  a conclusione di questa giornata, comincino a porsi delle domande. Spengano per un po’ la televisione di regime e accendano il cervello.

Oggi, è stata una bella giornata.

“Bei tempi andati, bei tempi che verranno”; ieri, a Roma

Lentamente il treno ha raggiunto la sua destinazione. Così come i bus. Ognuno rientra nelle proprie case. Il viaggio è terminato. La manifestazione, anche. Tanto rosso, ancora, anche se in Tv si mostra soltanto il viola. Non solo a Roma. In ogni città, una piccola rappresentanza ha organizzato una mobilitazione contro. A Parigi, Londra, Berlino. Italia: Torino e molte altre città contro questo governo di destra. Un’onda, un solo grido: “Berlusconi dimettiti”. Nel treno di Torino, circa trecento persone. Molti altri, in bus. Altri ancora, con mezzi propri. Una nuova generazione, entra in politica. Si affianca ad una più “saggia”. Una generazione, giovane, che speriamo sia bella, “che verrà”. Ma, nelle piazze, vi era anche la generazione dei “bei tempi andati”: operai desiderosi di esserci, che si fiondano, alla fine del proprio turno, sul treno, alla ricerca di un posto; militanti incalliti, pensionati e quelli “da tutte le manifestazioni”. Entrambe le generazioni esprimono con una voce unica lo loro rabbia. Speriamo che questo gruppo possa davvero finalmente cristallizzarsi, dopo un lungo silenzio. Una voce unica. Speriamo che abbiano preso coscienza. Quella sociale, prima, e politica poi. Rabbia, quella espressa in questo come in tanti altri blog. Rabbia dei pendolari, che vedono tirata in grande stile la stazione di Torino, per la partenza di Freccia Rossa, direzione Milano proprio nel giorno del NO B DAY. Con una comparsata, di un Presidente non più amato come i suoi sondaggi affermano. “Piu’ carote meno carotaggi”. Questo lo slogan di molti che dice no alla TAV. Si faccia un giro sui treni della vergogna che i pendolari prendono ogni giorno. Quello e quelli descritti qui sopra, con i loro ritardi, le loro sporcizie. Noi, le sue barzellette , signor presidente non le vogliamo! Ma quale politica del fare! Ma per favore! Contestazione in questo frangente del gruppo No Tav, divenuti No Cav. Per quanto riguarda le novità, della giornata la nascita della Federazione, “un nuovo spazio pubblico per la sinistra diffusa”. Questo e molto altro ancora, si è consumato ieri. La grande sfida è da oggi. Un’Italia, come affermava il Censis nel suo rapporto, è un Paese in apnea, un Paese che non cambia mai. Un Paese in cui il lavoro atipico è stato un danno immediato per i giovani e per la società. L’occupazione diminuisce rispetto allo scorso anno (-1,6%); la disoccupazione aumenta (+1,2%) e le persone in cerca di lavoro aumentano dell’8,1%. Nei casi di necessità sono incrementate le famiglie che hanno fatto ricorso ai risparmi; quelli che chiedono prestiti a famigliari e finanziarie e chi compera utilizzando le carte di credito. “E’ l’Italia che va”. E molte aziende che non chiederanno la cig. Perché terminato il periodo. I laureati non sono menzionati, tanto “come affermava qualcuno alcuni giorni fa, stanno meglio di altri ed il loro stipendio è largamente superiore…..”. Ma per favore.

Un ricordo, oggi, ai morti sul lavoro di due anni fa alla ThyssenKrupp di Torino.

Federazione della Sinistra (Ferrero-Diliberto-Salvi-Patta): Berlusconi si dimetta, si vada subito ad elezioni anticipate

Comunicato stampa.

Dichiarazione della Federazione della Sinistra (Prc-Pdci-Socialismo 2000) , resa a nome di Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi.

Adesso Berlusconi, il corruttore dell’avvocato Mills, si dimetta e si vada subito a nuove elezioni anticipate. Rispetto alle quali proponiamo a tutte le forze democratiche di dare vita a una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che approvi la legge sul conflitto d’interessi, cancelli le misure sulla giustizia approvate dal governo Berlusconi e vari una legge elettorale proporzionale che superi l’attuale “legge truffa”, legge che regala a un Berlusconi e a un centrodestra minoritari nel Paese la maggioranza dei parlamentari.

7 Ottobre 2009

Fonte: http://www.paoloferrero.it

Videocrazia

«Videocracy» Ci sono voluti trentanni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casalinghe disperate e quiz milionari, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un lavoro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E la tesi di Videocracy , il documentario che promette di rendere davvero speciale l’evento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Internazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che hanno scelto di concerto il film, rifiutato dalle sezioni ufficiali. Ot­tanta minuti di reportage spietato sull’Italia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gandini, regista quarantenne originario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia. «In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine – sostiene il cineasta – . In Italia solo un uomo ha dominato le immagini per tre decenni.

Prima ma­gnate della tv, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale nel Paese. I suoi canali televisivi, noti per l’eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità». I recenti fatti di cronaca a luci rosse confermano.

In ogni ca­so Videocracy (prodotto dalla svedese Atmo con la danese Zentropa e poi distribuito dalla Fandango) non passerà inden­ne sugli schermi del Festival ve­neziano. «E’ un film destinato a far discutere», assicura France­sco Di Pace, direttore della SCI, ben contento di essersi assicu­rato, in sintonia con il Festival di Toronto che lo proietterà do­po l’anteprima mondiale vene­ziana, la patata bollente che nessuno voleva. «Era stato pro­posto prima a Orizzonti, una delle sezioni ufficiali della Mo­stra, ma è stato scartato da Mar­co Müller e i suoi selezionatori – racconta Di Pace – . Così l’ab­biamo acchiappato noi. Comun­que la sia pensi è un film che andava mostrato. Perché de­nuncia il potere che la tv ha sul­la nostra società e sulla nostra cultura. Quel che produce nella gente, come ne condiziona i comportamenti». Un panora­ma inedito, per molti inspiegabi­le, che Gandini os­serva con lo sguar­do lontano ma partecipe dell’ ita­liano all’estero. «Non è un film su Berlusconi ma sul­l’Italia berlusco­niana », ribadisce lui, già autore di un documentario su Guantanamo.

In Videocracy il punto di osser­vazione è un altro: il back stage di un’Italia ossessionata dall’esibizionismo sessuale e senza più freni morali. L’Italia dei Lele Mora, dei Briatore, Corona, Ventura. Che compaiono in scena insieme con i reduci dei Grandi Fratelli, le veline e i tronisti, la tribù Costa Smeralda, smaniosa solo di apparire, pronta a tutto per riuscirci. La tesi sostenuta da Moretti ne Il Caimano : «Berlusconi ha già vinto, ci ha cambiato la testa trentanni fa».

di aieiesbrazorf

“Mirafiori si ribella”, i lavoratori Antibioticos in lotta

Mentre i lavoratori Fiat Mirafiori si ribellano, e “vogliono più salario” (vedi articolo de il Manifesto, di Mauro Ravarino, pag. 7 di mercoledì 15 luglio), i compagni di lavoro Antibioticos di Settimo Torinese lottano e chiedono solidarietà in un momento particolarmente delicato. Di loro e delle loro lotte si è occupato anche il Manifesto di oggi, pagina 7, con un articolo “La recessione in Piemonte”. Il testo dell’articolo: “Scuola e Antibiotico, esuberi” a centinaia. Un articolo che si occupa anche della “porta girevole riservata agli ata”.

Continua il quotidiano: “Un’altra storica industria della cintura torinese-Antibioticos, ex Farmitalia di Settimo Torinese, mette fuori 95 persone su poco più di 250. La loro prospettiva? Due anni di Cigs e, al termine, la mobilità. A questi si aggiungono i dipendenti dei servizi collegati tramite alcune società (spesso cooperative senza diritto agli ammortizzatori sociali). Ieri è iniziato lo sciopero del personale turnista (8 ore) e oggi si replica con tutti gli altri; previsto un presidio davanti alla fabbrica. Tempi pessimi, in Piemonte, anche per il pubblico impiego. I tagli voluti dal ministro Gelmini (insomma, da Tremonti e Berlusconi…) comportano la perdita di 960 post i di lavoro nella scuola, soltanto tra gli Ata (personale tecnico-amministrativo). In un primo momento era sembrato che fossero “soltanto” 914; poi un’analisi più attenta ha aumentato il numero dei licenziandi (173 segretari, 106 tecnici, e 673 bidelli, più un direttore dei servizi generali e amministrativi”.

Un grazie a chi si occupa di lavoro e questioni sindacali presso il Manifesto. Un grazie a nome dei compagni della Antibioticos che continuano la loro lotta; un grazie a nome degli Ata: finalmente, insieme ai compagni di Rifondazione Comunista in consiglio regionale, con Bossuto,  anche altri cominciano ad occuparsi di questa faccenda.

Oggi tutto il gruppo di Rifondazione ha continuamente cercato di esprimere in ogni modo e mezzo la propria solidarietà.

Anche il quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione si è interessata al loro caso.

Tutti i compagni della Fiom esprimono solidarietà.

Elezioni e impegno. 4.

I risultati elettorali sono stati una “doccia gelata”. Doppia. Delusione nella notte, con i risultati delle europee. Delusione nel pomeriggio, con i risultati delle amministrative. A fronte di un grande impegno, nell’ascoltare e nell’agire, solo tanta amarezza e tristezza. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante ingiustizie, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare, a essere chiari. Nella vita come sui e  nei posti di lavoro. Essere chiari in quello che è la nostra politica e quelle che sono le nostre politiche. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante  ingiustizie, evidenziarle e chiederci perché esse esistano, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare. Deficienza di comunicazione ma anche tanto egoismo da parte di altri nella voglia  di seguire strade più semplici, solcate da slogan gridati sempre più forte. Già nelle notte i risultati usciti dalle urne, nelle sezioni da me visionate, non pagavano dell’impegno svolto. I giornali in mattinata titolavano: “Sinistrati”, il Manifesto; “Stop a Berlusconi, arretra il Pd”; “In Europa crollano le sinistre. Tiene Sarkozy, la Merkel cede 6 punti ma allunga sulla Spd. Disastro Brown, sorpasso Ppe su Zapatero”. Ancora, Il premier: ” E un brutto risultato”. Vince la Lega, Di Pietro raddoppia e sale l’Udc”, La Stampa.  La Repubblica invece titola “Berlusconi non sfonda, cala il Pd”. Ancora: “Secondo le prime proiezioni il Pdl arretra rispetto alle politiche, l’Udc oltre il 6%. A sinistra nessuno supera il quorum del 4%”. “Boom della Lega e di Di Pietro. Astensione record, tutta l’Europa va a destra”.

Già durante la notte avevo intravisto un buon risultato a favore di Di Pietro e della Lega; per la Lega, il risultato era prevedibile. Il caso “Moschea si, Moschea no”, sicurezza reclamata a gran voce da tantissimi abitanti del quartiere Aurora Valdocco, voglia di “pulizia” sbandierata nelle ultime manifestazioni; le prime ronde; la voglia di disfarsi della “filiale del tossik park” relegato su Corso Principe Oddone e vie laterali avevano inoltre offerto “la sponda”, alla Lega,  per cavalcare quei temi. Un quartiere schierato a sinistra ha visto  quest’ultima ridurre visibilmente i propri consensi. Consensi in calo anche nel momento in cui si sono aperte le urne delle provinciali. In quattro sezioni ho visto immediatamente ridursi della metà i consensi di Rifondazione. E non è che quei voti siano andati a Sinistra Critica o al Partito dei Lavoratori (che hanno preso davvero pochissimi consensi). “9, 13, 12, 12″…questi erano i consensi…..e potrei continuare con altre sezioni. Dove sono andati a finire quei voti? (Il mondo operaio del Nord ha tradito i Comunisti, non il contrario adesso che c’è Ferrero come guida ottima del Prc?) Non penso che siano rimasti nelle matite degli astensionisti. Penso che molti abbiano preferito girare le spalle, votare proprio Lega o Di Pietro. Anzi. Molti conoscenti so per certo che vedevano di buon occhio proprio Di Pietro. Ma la sovranità dell’elettore è sovrana. E mentre la delusione si fa grande, all’uscita dai seggi incontro persone con cui discutiamo e analizziamo i risultati. E proviamo a ragionare. Futuro? Per qualcuno un “gruppetto” che diventa sempre piu’ extra-parlamentare, termine che fa tornare in mente gli anni ’70. Per altri, è urgente provare a creare un soggetto, di sinistra, sullo stile tedesco: un soggetto costruito negli anni, capace di raggiungere il 6%, 7%. Per altri ancora forse sarebbe meglio abbandonare il simbolo…..insomma, tante chiacchiere in libertà. Purtroppo non è un brutto sogno. E’ la realtà. A me dispiace molto vedere questa nostra città, Torino, che vede Rifondazione con un  esito elettorale pari a 3,79%, ovvero 14.033 voti.Davvero poco.  Una tristezza. Ma dobbiamo ripartire, da subito. Tra la gente. E mentre penso ciò, spero che almeno gli amici di Poirino, Palazzo Claudio e Michelina Cardamone siano riusciti ad ottenere molti consensi nelle elezioni comunali. A Poirino.

Ferrero, Prc: Berlusconi si deve dimettere. Raccolta firme e presidio del Prc domani a Montecitorio

FERRERO, PRC: CASO MILLS, BERLUSCONI SI DEVE DIMETTERE. RACCOLTA FIRME E PRESIDIO DEL PRC DOMANI A MONTECITORIO.

20 Maggio 2009

berlusconi-dimettiti

Dopo la sentenza sul caso Mills, Berlusconi ha un’unica strada davanti a sé, quella delle dimissioni perché ritenuto corruttore dai giudici di Milano, non ha più l’autorità morale per fare il presidente del Consiglio. Per quanto riguarda il lodo Alfano, che oggi protegge Berlusconi da qualsiasi processo, deciderà il referendum popolare per il quale sono state raccolte, anche grazie all’opera di Rifondazione comunista, oltre un milione di firme. Ma al di là dello scudo offerto dal lodo Alfano al premier, è Berlusconi stesso che deve lasciare l’incarico istituzionale perché manca dei requisiti morali.

Rifondazione comunista partirà, sin da oggi, con una raccolta di firme popolare affinché Berlusconi si dimetta e domani organizzerà un presidio in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 12, per chiedere a Berlusconi una sola cosa: dimettersi.

Fonte: Il Blog di Paolo Ferrero

Politica e contraddizioni

Pubblichiamo di seguito l’articolo del segretario regionale piemontese del Prc Armando Petrini, e nostro commentatore nel Blog, apparso su Liberazione del 19 maggio 2009:

*Politica e contraddizioni *
di Armando Petrini

su “Liberazione”, 19 maggio 2009

Le bugie, in politica, hanno ancora le gambe corte? Ogni tanto vien da dubitarne. In questa difficile ma decisiva campagna elettorale sembra proprio che ciascuno possa dire tutto e il contrario di tutto. Senza – e questo è il dato più preoccupante – che la cosa riesca ad apparire davvero degna di nota.
L’insidioso processo che tende a rendere la politica uno spettacolo fra gli spettacoli dispiegati sotto i nostri occhi ha colpito anche qui. E ha contribuito a rendere sempre meno limpido il rapporto instaurato, in alcuni partiti, fra la collocazione politica dichiarata e le proposte concretamente avanzate.
In fondo la cosa nasce – o comunque trova una prima compiuta declinazione – nel Berlusconi leader di una destra proto-fascista che, allo stesso tempo, si definisce “Presidente *operaio*”. O nei vari Brunetta e Sacconi che si autoproclamano “di sinistra” mettendo in atto politiche la cui collocazione è, con ogni evidenza, sull’esatto fronte opposto.
Ma tutto ciò non risparmia le altre forze politiche. A cominiciare dal Partito Democratico, che in queste ultime settimane di campagna elettorale afferma, con Franceschini, di voler contrastare Berlusconi, laddove non solo non lo fa nel Parlamento italiano, ma ancora meno lo farà nel Parlamento Europeo, dove gli eletti del PD approveranno tranquillamente, come hanno fatto finora, gli stessi provvedimenti che approveranno i parlamentari berlusconiani.
Del tutto simile il caso dell’Italia dei valori di Di Pietro. Un partito che, anche grazie alla profonda debolezza politica del PD, riesce a presentarsi presso una parte purtroppo ampia dell’elettorato come una forza credibile di opposizione.

E tutto questo avviene mentre in realtà gli atti concreti che ha fatto e che farà l’Italia dei valori vanno nella direzione esattamente opposta. Non solo Di Pietro è colui che ha contribuito ad affossare la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova del 2001. Non solo il Di Pietro che oggi dice di essere contrario al ponte sullo stretto di Messina è quello stesso Di Pietro che, contravvenendo al programma dell’Unione, ha votato da Ministro a favore del mantenimento della Società dello Stretto. Non solo Di Pietro ha sostenuto da poco in Parlamento lo sciagurato provvedimento sul federalismo proposto dal governo Berlusconi.
Ma, per di più, i parlamentari eletti per l’Italia dei valori siederanno a Strasburgo nel gruppo dei liberali, e cioè nel gruppo che ha votato e voterà insieme ai parlamentari eletti nelle file del Popolo delle libertà la stragrande maggioranza dei provvedimenti assunti dal parlamento europeo (l’80%). A partire dalla direttiva Bolkestein sull’innalzamento dell’orario di lavoro.
Ma anche Sinistra e libertà non è messa molto bene. Nel tentativo di aggregare alcuni generali senza esercito qualcosa deve essere sfuggito di mano. Qualche giorno fa, nella campagna elettorale che si sta svolgendo nel collegio Nord-Ovest, ne abbiamo avuto una riprova piuttosto chiara. Mi è capito di partecipare a un dibattito televisivo organizzato da una
importante emittente regionale. Interviene l’esponente di Sinistra e libertà, Beppe Garesio, il quale, candido candido, dice due cose di un certo peso. Primo: Chiamparino ha ragione quando difende i provvedimenti di Maroni sui “respingimenti”. Secondo: la TAV va fatta, poche storie, e anzi siamo già in ritardo. Resto sbalordito. Sottolineo non solo la diversità delle
nostre posizioni ma anche l’incongruenza di quelle espresse da Sinistra e libertà. Niente da fare: Garesio conferma, nessuno in studio aveva frainteso o sentito male. E’ proprio così: i “respingimenti” vanno sostenuti (ed è anzi ora di “de-ideologizzare” la discussione su questa materia), così come va fatta l’alta velocità in Val di Susa.
Che dire? Certo, per un verso questo episodio dimostra la profonda eterogenità delle liste di “Sinistra e libertà”, che comprendono anche molti esponenti di provenienza socialista craxiana. E questo è già un elemento sul quale varrebbe la pena riflettere. Per un altro credo però confermi una confusione politico-strategica molto pesante.

Simbolo-Elettorale-Rifondazione-ComunistaIn questo senso acquista ancora più importanza e valore, specularmente, la nostra scelta. La scelta cioè di costruire, attorno a un simbolo chiaro, il profilo politico altrettanto chiaro di una lista comunista e anticapitalista. Un progetto forte, riconoscibile, coerente: i nostri eletti siederanno nel gruppo parlamentare del GUE, e contrasteranno con forza e senza tentennamenti le politiche neoliberiste attuate dagli altri gruppi. Per ciò che ci riguarda, niente “respingimenti” e niente TAV all’orizzonte.

Referendum, Franceschini vuole regalare l’Italia a Berlusconi per i prossimi 30 anni

REFERENDUM, FRANCESCHINI VUOLE REGALARE L’ITALIA A BERLUSCONI PER I PROSSIMI 30 ANNI.

21 Aprile 2009

La scelta di Franceschini e del Pd di votare sì a un referendum elettorale come quello proposto dai referendari Segni e Guzzetta che introdurrebbe in Italia un bipartitismo coatto e ridurrebbe la legge elettorale italiana a una legge peggiore della legge truffa del ‘53 e molto simile alla legge fascista e liberticida Acerbo del ‘24 indica semplicemente che la connivenza del Pd con Berlusconi è totale. Ma indica anche il masochismo dell’attuale centrosinistra. Con una legge elettorale come quella proposta dai referendari, infatti, Berlusconi e il centrodestra vincerebbero le elezioni per i prossimi trent’anni. Risulta sempre più evidente, quindi, che l’unico obiettivo di Franceschini e del Pd non è battere Berlusconi e strappare il Paese al governo delle destre ma cercare di distruggere tutto quello che si muove a sinistra, imponendo agli italiani un bipartitismo coatto, illogico e contrario allo spirito della Costituzione. Contro il referendum ci batteremo in ogni sede, a prescindere da quando verrà deciso che la consultazione debba svolgersi.

Fonte: Paolo Ferrero