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Villa Farnesina

Ogni qual volta mi reco a Roma è  come fosse la prima.  Ed è  come sognare un pochino a occhi chiusi o  aperti. In realtà,  in questa settimana Santa, le cose fatte e viste sono davvero uniche e originali. La cosa che segnalo Però è  la difficoltà negli spostamenti in  metro A con le  rispettive fermate, Repubblica, Barberini e Spagna chiuse. Sopra, la metro, il traffico e’ quello si sempre, con qualche accelerazione di troppo. In questa occasione ho cercato di “ripassare” il libro “Rinascimento Privato”  della scrittrice Bellonci.Mi interessavano le bellezze di Raffaello (e non solo) esposte presso la Villa Farnesina, commissionate dal banchiere Senese Chigi. Grandi bellezze, davvero. Tutta la storia descritta in quelle pagine sembra dipanarsi in queste stanze. Gli amori, i Lanzichenecchi, Lutero, Leone X, il padrone di casa e le sue riunioni, Michelangelo che lascia un cartone e Raffaello, “testa giovane”, ammira e rispetta l’altro genio. Difficile descrivere l’alternarsi delle emozioni che si provano qui dentro.

Meglio sarebbe “armarsi” e partire e seguire  tutte le vicende del grande artista, del grande banchiere, della grande scrittrice, da qui, passando poi a Santa Maria della Pace per ammirare altri capolavori del grande maestro urinate, commissionate sempre dal grande banchiere Senese.

Roma: alla scuola di Atene

Roma.24 6 2017 foto Romano BorrelliRoma e’ Roma. Fa caldo,  parecchio. A Termini il “tran tran ” e’ il solito: trolley,  vite,  esistenze che vanno,  vengono,  si disperdono,  tornano,  cercano,  ognuno qualcosa. Non perdo un attimo. Mi organizzo la giornata: qualcosa da vedere,  studiare,  riempire il mio “trolley di competenze”.  E tantissima acqua. Opto per il Vaticano: i musei vaticani. Linea metro A,  direzione Ottaviano,  e via. Mi piace ritornare a contemplare  “La scuola di Atene”,  a Roma,  nella stanza della Segnatura. La Scuola di Atene è  un affresco di Raffaello,  databile tra il il 1509 ed il 1511. Mi dirigo velocemente,  sala dopo sala,  prima da Raffaello e poi alla Sistina, perché,  “mi interessano”, mi interessa capire quanto conosco in piu’ rispetto alla volta precedente. Immagino Giulio II che conferisce l’incarico a Raffaello,  le impalcature,  il suo mal “di schiena” o la probabile “cervicale” a furia di stare ore ore con il viso in su,  sull’impalcatura. La “Fornarina” che lo cerca e forse “Pippi” (Giulio Romano) che cerca lei.  La tristezza di Raffaello nel non voler “distruggere” altri capolavori,  (per dar luce ai suoi) quali quelli di Piero  della Francesca,  affrescato in precedenza.  Risuonano le sue parole,  movimenti e di tutti quelli della sua scuola,  perché,  lui,  Non realizzava il tutto mica da solo. Risuonano inoltre le parole del mio prof di filosofia,  e di chi commentava la bellezza e la grandezza della filosofia,  nei sabati pomeriggi a prendere appunti. Gioco a riconoscere Michelangelo,  Leonardo da Vinci, Bramante e il Sodoma,  vicino a Raffaello,  col suo cappellino. Ma nel gioco si è  aggiunto anche Federico Gonzaga. Mentalmente sfoglio le pagine del libro della Bellonci,  e il merito va a chi lo ha consigliato. Ripasso mentalmente Isabella d’Este, quando nelle sue pagine descriveva un bimbo che osserva attentamente l’osservatore,  coi capelli biondi;  Lucrezia Borgia e così via,  con tutte le sfilate dei vari Papi. E poi,  il confronto fra le “resurrezione dei corpi” queste di Michelangelo,  qui,  alla Sistina e quelli del  Signorelli, nella Cappella di San Brizio,  a Orvieto.