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Epifania, tutte le feste si porta via

“L’Epifania, tutte le feste si porta via”, così esordiva mio nonno, al mattino presto del 6 gennaio,  senza dimenticarsi  di noi nipoti,nel  porgerci una calza, corredata al suo interno da qualche mandarino, frutta secca, caramelle, quelle classiche monete al cioccolato, sigarette, rigorosamente di cioccolata e…lire, che ora come ora, non saprei ricordare e quantificare. E insieme alla calza, si ergeva a storico della domenica, inanellando “conditi” racconti privati all’interno della storia pubblica, spaziando da “tessere per lavorare”, orgogliosanente da lui, mai richieste, e anni nella resistenza, sua e dei suoi fratelli. E anni, suoi, di come era la Befana….Ricordo ancora il suo viso, invecchiato precocemente come potevano esserlo quelli di tutte le persone che hanno conosciuto la guerra, gli stenti e le sofferenze imposte dalla ricostruzione di un Paese che usciva da molto, con le “ossa rotte”. Poi era la volta del “manifestarsi” in cucina  di mio padre: “con la festa dell’Epifania, da domani, chi a scuola e chi al lavoro”, forse. “Ma se la fortuna dovesse mai  bussare da queste parti…” nell’atto di mimare che probabilmente non ci sarebbe piu’ andato,  sventolava come una bandiera  i biglietti della Lotteria Italia, abbinati a qualche programma televisivo. Come se la fortuna davvero avesse avuto il compito di bussare da quelle parti. Ma questo, era enunciato con solennita’ più forte  solo dopo il classico dolce, la focaccia del dopo pranzo che aveva oramai  sfrattato e dichiarato chiuse le maratone di pandoro e panettoni. In fondo, a ricordare bene, era proprio l’estrazione finale, la lotteria italia, l’atto conclusivo delle vacanze natalizie, piu’ che della focaccia e la sua fava. A sera, poi, tutti davanti la tv, a sentire il nome di citta’, e serie e numero dei biglietti estratti. A ricordare ancora bene, c’era poi sempre qualcuno che aveva parenti residenti in altre grandi e piccole  citta’, e/o piu’ spesso paesini, che richiedeva un paio di biglietti come regalo natalizio. E nello “scendere” per lo stivale, con il treno, là dove questo sostava un pochino, giu’ di corsa, fiondandosi, con il rischio di perderlo, lasciando famiglia e  bagagli, a fare incetta di biglietti nel giornalaio -edicola “stazione”. A sera poi, nel caldo della cucina, dopo che  qualche foglio, era stato sfrattato dal quaderno, lapis (come amava chiamate le matite il nonno)gomma a corredp e tutti in religioso silenzio. E ovviamente, le trascrizioni dei numeri e serie  e l’immagine di citta’ e potenziali vincitori. In ultimo, tornando al racconto mattutino, l’apparizione piu’ dolce, del 6 gennaio, era quella di mia madre, che ne ricordava, redarguendoci,  il senso religioso, della manifestazione di Gesu’ al mondo.  “Oggi Gesu’ appare ai Re Magi. Ricordate. I re che seguono la stella per rendere omaggio al Re dell’umanita’ fattosi povero”. E difatti, nel Presepe della Basilica di Maria Ausiliatrice, facevano la loro comparsa i Re Magi, amorevolmente posizionati dal sacrista Torre in una stanza della Basilica composta  da giochi di specchi. Quindi, a seguire, messa, oratorio e il “cate” (figura del catechista appartenente al mondo salesiano) che bombardava noi ragazzini, appena usciti da messa, sulla predica del prete,  sul senso della festa, dell’Epifania, il suo significato mentre  tutti noi scalpitavamo per una partita a pallone o calciobalilla. Poi fu il tempo delle “ragazze”fidanzatine, biondine o morette, guarda caso,   “animatrici”, che chiudevano il ciclo delle feste dell’oratorio, vestite, o mascherate, rigorosamente da Befane e che quindi ti  inchiodavano tutto il giorno a diventare spettatore di quello spettacolo senza nemmanco riconoscere la tua  lei. Ovviamente,  per la focaccia e la fava, la dea bendata, aveva deciso diversamente.Poi…e poi…a piazza Navona così come in quelle torinesi le Befane si fanno largo tra ingorghi stradali e code kilometriche direzione saldi e outlet. La gente pare impazzita. Qualcuno ha in mano foglietti di carta, con i prezzi dell’altro giorno, ante saldi e quelli di oggi, “saldati”. Manco fossimo nel 2002, anno dell’entrata in circolazione dell’euro, cartellini esposti, 4: lira prima, lira dopo, euro prima, euro poi. Commercialisti e ragionieri si aggirano per lo “Stivale”.

L’Epifania tutte le feste, con i soldi, si porta via…

Giulia, la sua calza e Giuseppe il veneziano

  • torino-6-1-2017-foto-borrelli-romanoNella calza della Befana,  Torino ha trovato numeri in grande,  e cosi, tutti in coda,  alla grande,  chi a guardare,  chi a comprare,  chi a sognare: 50-70 per cento. I saldi son tornati. I soldi,  mica tanto.  Quelli spesi (chi li aveva faticosamente  risparmiati e negli anni attinto) e quelli no,  perche’ semplicemente mai entrati. Spesso i conti non tornano. Numeri da tombola. Quanto sarà la spesa media per ciascun torinese? 100-200 euro, ma molto… dipende. Dal gelo,  che picchia l’economia ed è  pungente da un po’ su quasi tutto il territorio nazionale.  Imperversano freddo, neve e ghiaccio e i soldi non sono molti. L’ultimo giorno di vacanza ha conosciuto il suo dolce e qualche fortunato avra’ avuto il giusto premio con la sua fava. Calza dolce e dolce far niente   “consumato” comodamente nella lettura del libro “Canto di Natale”,  scritto da Charles Dickens,  in previsione del “rientro”. Fantasma,  spettri,  Natale del passato,  del presente e del futuro. Un viaggio,  librati sulle miserie umane,  dove le lontananze dall’ascolto, dall’ empatia,  dalla simpatia umana, solidarieta’,  sincerita’,  generosita’ appaiono ancora piu evidenti e gli uomini distanti. Concentrati su di se’ fino alla possibile redenzione. Un bellissimo libro,  di condanna e di speranza. Di condanna all’egoismo,  avarizia,  individualismo. Speranza di un cambiamento. Di redenzione. Di viaggio. Di meraviglia che poi è  il saper rinascere ogni giorno davanti ad ogni bellezza.  Un mondo diverso è  possibile,  insomma. Quattro passi fino alla fermata metro Principi D’Acaja,  dove una Giulia ha affisso un biglietto indirizzato ad un tal Giuseppe di Venezia.  Il biglietto ha inoltre un disegno,  una gondola,  che “trasporta la richiesta” di un incontro. Possibile. Anche Giulia sulla gondola dei sentimenti lancia e rilancia  un Sos:tutti i mesi in un quel giorno sara’ in tal posto. È  una nuova riedizione della storia di Diego e Marilisa? Allora porgo un assist al quotidiano torinese chiedendo di occuparsi della storia: chissà  se questo incontro andrà  in porto. Anche Giulia nella sua calza torinese vorrebbe trovare un veneziano: Giuseppe. Nuovi “canti di Natale”,  presenti e futuri,  viaggiano in metro.

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538

Befana a Milano per…l’ Ultima Cena

Milano 6 gennaio 2015, il Duomo. Foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, Duomo. Foto, Romano BorrelliMa chi l’ ha detto che la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte? Voi non ci crederete ma io l’ ho vista, dalle parti di Porta Susa, anzi, dentro Porta Susa, alle macchinette. Probabilmente avrà terminato le scorte per i più piccini, da racchiudere nella calza, insieme a cioccolatini, caramelle ed ogni altra prelibatezza,  ed essendo chiusi i negozi non si e’ certo fatta mancare una buona idea, quella cioè di fare “rifornimento” in stazione,  certo, non prima di essersi data una aggiustatina, specchiandosi, insieme alla luna, davanti al grattacielo della RaiTorino 5 gennaio 2015, grattacielo Rai, foto, Romano Borrelli, posato proprio ai piedi della stazione  d’acciaio e vetro e  questa,  porta, non solo Susa, ma  d’accesso, e non solo metropolitana per Expo 2015. Milano. Calze e calzette, in quasi tutte le case italiane. Cosa accolgano nel loro interno, non è dato saperlo, ma, avendo fatto ieri un giro per mercati, pare che i mandarini fossero i prodotti più venduti e più richiesti. Un ritorno alle origini, ai racconti dei nonni. Ho deciso di affacciarmi, ma prima nel mondo reale. Per quanti non ancora verticalizzati lo spettacolo e’ davvero bello. E non sto parlando di befana e dolciumi, di calze e di mezze calzette. No, della luna, capace di illuminare una catena montuosaTorino 6 gennaio 2015, dal treno. Foto, Romano Borrelli, un collare, una catena d’argento, posta  ai piedi di una citta’. Una bella e giovane ragazza, con un piccolo neo, quello della cultura, il suo polo d’attrazione e che vezzeggia dando un po’ di confidenza a quanti sanno conquistarla, fino in fondo. Ma solo in  pochi, ne hanno a dire il vero il privilegio, in molti, invece, incapaci di ascoltarla e coglierla. A questi ultimi  non rimarrà ‘ che un piccolissimo souvenir da ammirare di tanto in tanto e ripassarlo così  come si usa  fare per una poesia particolare. Di tanto in tanto la si ricorda. Una bella ragazza, ora bruna, avvolta nelle sue nebbie pensierose ora rossa, talvolta un po’ sbiadita ma  che per nulla intimidita riflette e fa riflettere. Dall’altra parte del finestrino, Superga, tra due grattacieli, porte di accesso verso la Barriera, di Milano. Il resto corre velocemente. La luna si nasconde, solo un attimo, per illuminare quella e quelli. Corre corre corre  sorvola, vola a 300 all’ora e fa volare, foglie e sfoglia, spettina al suo passare, alberi e campi  che sembrano pagine scritte dal lavoro incessante, quotidiano dell’uomo.

 23 minuti  di metropolitana d’Italia e sei a Fiera, Rho, dopo aver ammirato un’alta bellezza dell’Antonelli, fuori dal finestrino, sulla destra. Novara.  Un attimo e sei a Milano Garibaldi prima, CentraleMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. foto, Romano Borrelli poi, in mezzo, un paio di fermate della metropolitana. Milano 6 gennaio 2015, metropolitana  linea verde. Foto, Romano BorrelliDa una all’altra, è la musica che ti conduce la città che ti concede. Un pianobar, direi, per intrattenere viaggiatori.Milano Centrale, 6 gennaio 2015. PIanoforte. Foto, Borrelli Romano

Voi non ci crederete ma voglio correre il rischio di perdere il treno. Penso che davanti ad un pianoforteMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. Foto, Romano Borrelli (2) e della bella musica non vi sia orologio che tenga. In Centrale, un pianoforte, lasciato lì per chi ne abbia voglia di suonarlo e di deliziare quanti partono, quanti arrivano e quanti transitano da lì, per un biglietto da lasciare in cauzione all’alberone. Milano Centrale. Albero di Natale. 6 gennaio 2015. Foto, Romano BorrelliGià, anche Milano ha il suo alberone. E che alberone. E ovviamente anche io ho lasciato il mio segno. Nel tempo della mia attesa, permanenza, ho la fortuna di ascoltarne un paio, che si danno il cambio. Allietano molti. Alcuni ballano, girano intorno a sé stessi, lasciando bagagli a qualche amico, come sorvegliati speciali.Milano, stazione Centrale. 6 gennaio 2015.  Foto, Romano Borrelli Alcuni sono clochard  e chi suona, in questo momento, lo fa per loro, e allora si capisce che in quelle valige custodite con attenzione, ci si trova un mondo, una casa mobile, tutto. Passato, presente, futuro. Chi suona regala loro, anzi, a tutti, momenti di spensieratezza. Chi passa, biglietto in mano, si accomoda. Batte le mani, ringrazia (il primo artista è Dario Saoner).  E’ una bella idea, una bella iniziativa. Tra alcune cose che mi hanno mosso a passare da una Porta all’altra e oltrepassare la porta, questa è una di quelle. Già menzionato nel blog avevo davvero voglia di ascoltarla da vicino questa idea, che, probabilmente, si prolungherà per tutta la durata dell’Expo 2015. Ovviamente un pensiero è andato a Pino Daniele, il grande musicista spentosi a soli 59 anni. Di tanto in tanto, i musicisti si danno il cambio. E’ piacevole, anche per chi, come me, non ne sa molto, di musica.

Ora, dopo aver ammirato l’albero, scritto la “brava”e “bella” letterina, ascoltato la buona musica, scambiato qualche parola con i profughi e i volontari, della stazione Centrale,  non resta che mettermi in marcia “aspettando” le code museali, non prima di aver dato un colpo d’occhio, veloce alla galleria ed il suo albero. 20150106_102319Milano 6 genn 2015, foto Romano BorrelliMilano 6 genn 2015; foto Romano BorrelliL’interno del duomo ed altro ancora.Milano, 6 gennaio 2015, stazione centrale. Pianoforte. Foto, Romano BorrelliMILANO 6.1.2015 foto Romano Borrelli20150106_083120Torino 6-01-2015 foto Borrelli RomanoTorino 6 gen 2015, foto Borrelli Romano20150106_083243Milano, 6.01.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, foto Romano Borrelli.Milano, 6.1.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6.1.2015. Foto Romano Borrelli

Per terminare, prima di tornare a casa, un salto a Sant’Ambrogio.Milano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto Romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio. foto, romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto, Romano BorrelliMilano 6.1.2015, foto Borrelli Romano.Prima della partenza un pochino di coda, meglio, attesa…Milano e’ bella anche con uno sguardo dal finetrino di un tram. Una realta’  in movimento anche quando e’ il tram a muoverci. Mi, 6.1.2015 foto Romano BorrelliHo pensato spesso ai libri della Perosino, ai suoi viaggi, tra le due citta’ e all’interno di esse.Milano 5.1.2015, foto romano borrelliQuando il rientro si avvicina riconosco i gradini, tra la metro e la stazione. Quei gradini fatti tutti insieme, a tre alla volta, pur di non perdere l’ultimo treno utile per Torino, quello delle 0.25. Erano “certe notti” che puntualmente quel treno lo perdevi e spesso volevi andasse cosi, pur di godere fino alla fine uno spettacolo grandiso e una grande “alba chiara”. Sul cielo di Milano.

In attesa della Befana

Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Romano BorrelliTorino 5 gennaio 2015, via Garibaldi, foto, Borrelli RomanoTemperature miti. E così anche a Torino, dove cortili e giardini sono presi d’assalto (anche le gelaterie “ri-conoscono” la coda). Gruppi di ragazzi provenienti da Bergamo e provincia (Berzo, Borgo,  Grone, Luzzana, Vigano),  li si poteva incontrare, gioiosi, giocosi, sorridenti, in visita tra Valdocco e il Serming, dove “fioriscono” attività in ogni stagione. Un bel gruppone, una quarantina, all’insegna del gioco e della riflessione, “all’ombra” dei 20 gradi torinesi, temperatura che ha contribuito a far  volare via, velocemente,  un paio di pagine del calendario,  (merito del foehn)oltre che giacconi, cappotti, maglioni, piumini. Via, liberi e belli.Vie poco libere e molto affollate, in alcuni tratti, sarebbe stato utile avere una corsia di emergenza. Vie si corsa.

E così, in poche ore ci siamo ritrovati a Pasquetta, per una gita fuori porta. Mica male accorciare, così “di botta” il calendario, anche scolastico. Miracolo a Torino, “immortalato”  sui social, postato e condiviso. Mancano solo le foglie sull’albero, poi, il” riquadro”  del mese con le 31 caselle sarebbe al completo. Il blu è in cielo, il verde nei prati, il rosso nell’amore. Il calendario pero’, quello reale, mica quello ideale, ad osservarlo, ci rammenta che è 5 gennaio. Però,  basta sapersi accontentare. Fare finta che, tutto va be e provarsela a cantare.   Torino che sopporta pazientemente le code in una offerta culturale “open” a tutti per la prima domenica del mese gratuita. Torino è davvero bella, anche di sera. Si sta bene. In via Garibaldi, lato piazza Castello, giochi di luci inducono a pensare a  passanti intenti a giocare  con le bolle di sapone, più probabilmente, a creare “fumetti”, sopra le proprie teste, ognuna “fabbrica”  di pensiero. Forse uno andra’ alla Befana, che nel giro di qualche ora, svuoterà il suo sacco e dirà che è venuta a riprenderci rendendoci un pochino più malinconici.  Torino è magica, dalle parti di Piazza Statuto. Magica in tutti i sensi, non solo per “l’incrocio” e un po’ di geografia che proprio da queste parti ne segnala la “posizione”. E mica, per esempio, a  9 e 3 /4 come si legge su di un libro, a proposito di binari ferrati. No, no, magica proprio tutta intera.Torino 5 gennaio 2015, Piazza Statuto, foto, Borrelli RomanoPero’, come per ogni regola che si rispetti, esistono anche le eccezioni. E il quadro della magia è per 9 e 3/4, mica completo. La  fermata del bus, un uomo, Costantino (così sostiene di chiamarsi), la ha eletta sua dimora. La palina de bus e “le notti al grand hotel la palina  di Porta Susa”. E qui non siamo all’ombra e lui non e’ “uomo ombra” uno dei molti persi nel mare della disperazione. Lui si e’ messo in vetrina. Una dimora al riparo, per 3/4. Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata bus. Foto, Borrelli Romano Ha un materasso, o una sua specie, un sacco a pelo, una valigia o un borsone, un berretto ben calato in testa  e sostiene di esser li da un po’ di tempo. E questa è la sua camera da letto.Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata del bus, Costantino. Foto, Borrelli RomanoLì, da un po’. In termini di giorni, ovviamente. Provo a chiedergli la provenienza, mi dice da Milano. Fine lavoro e fine di molto altro. Ecco, si prepara per l’ennesima notte e intanto la fermata della metro e il ventre della stazione continuano ad “ingoiare” passanti, con la frenesia di una giornata lavorativa. I saldi non conoscono soste.  Costantino non e’ un “invisibile” cme capita per altri. Un uomo si avvicina e mi conferma che e’ qui da un po’ di tempo, anche durante il giorno. Il vento di ieri tagliava in due l’aria e almeno questo, oggi, ha allentato la sua presa, anche se, a ben ricordare, era di tipo caldo.

Speriamo che da quelle parti si fermi qualcuno di buona volontà, in grado di  dare indicazioni giuste, per una dimora certamente più decente. Uno di quegli angeli, insomma, della notte.

Speriamo che da queste parti, qualcuno si soffermi a leggere. Se poi non fosse un angelo ma  al Befana, ad esempio, prima di iniziare il suo valzer, tra cielo e case, andrà bene comunque. Da lassù, la visuale dovrebbe essere migliore, la luna è splendente e piena, e, almeno per questa notte, qualche piccolo spazio per i tanti Costantino potrebbe davvero adocchiarlo e fare davvero un bel lavoro.Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Borrelli Romano

Tra saldi e libri

3 gennaio 2015 foto Borrelli Romano3 gennaio 2015, Torino, foto Borrelli RomanoTorino 3 gennaio 2015, Palazzo Madama, foto, Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015, foto Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliTorino 3 gennaio 2015. Foto Borrelli RomanoPenso abbia ragione Massimo, “pizzardone” della libreria Giunti, grande conoscitore di libri, (oserei dire che e’ esso stesso una vasta biblioteca mobile) teso   a smistare  fin dal pomeriggio “flussi” interminabili di gente, meglio, di lettori, “poco meccanici”  e molto segnalibri di se stessi. Lettrici e lettori sconosciuti ma che condividono uno spazio democratico, si ritrovano in libreria, tesi al recupero non solo della socialita’ ma di tutto quell’essere che altrimenti resterebbe inespresso.  Una sorta di partecipazione ad un rito, la  condivisione di un amore.  Si afferra un libro, con cura, delicatezza, se ne legge una riga e quell’oggetto poco misterioso, capace di modificarsi a seconda di chi lo legge, un po’ come avviene per le citta’ , (diversamente belle da ciascuno di noi, anzi, per ciascuno) termina per passare di mano in mano. Un po’ come quando hai tra le braccia un bambino. Ogni libro e’ un’opera d’arte, e l’occhio posato  su uno di quelli e’ un lungo corteggiamento. E’ la forza del libro che contribuisce a costruire ponti, tra persone, epoche, soggetti. Fuori da qui, dalla libreria,  la città è in delirio, un continuo sciamare per le vie, pronti al via, a “fare zapping” tra vetrine e negozi alla ricerca dell’offerta migliore. La caccia e’ partita. Offerte e prezzi vari  tra sconti declinati in vari modi. Poi, se saranno 300 euro a famiglia, 100 individualmente, la spesa dedicata ai saldi, lo sapremo ben presto. Torino 3 gennaio 2015, foto Romano Borrelli. Fuori lo sturuscio impazza fra saldi di Natale e qualche “calza” 3 genn 2015, foto Borrelli Romanoche anticipa il di qualche giorno il pre-pensionamento di Babbo Natale, almeno quello del 2014, ormai defilatosi dietro l’angolo. Un prepensionamento contro un anticipo al lavoro  di una Befana vista da sempre come contentino, con le sue caramelle, cioccolatini (per i buoni) e carbone, per i cattivi. Un anticipo probabilmente recuperata, come festa, negli ultimi anni. Una festa non più e non solo per bambini. Non più e non solo, una volta svuotata la calza, riempita di ricordi che chiudono una lunghissima maratona di cibo e non solo. Ma l’anno dedicato al cibo è solo agli inizi e Torino si appresta, nel suo “un po’ più piccola” ad essere porta o cancello d’accesso, ulteriori,  dell’Expo 2015. In fondo, bastano solo una trentina di minuti per essere a Fiera-Rho. Il tram storico sferraglia e congiunge diversi punti della citta’, un ponte, un po’ come capita per il libro. Massimo racconta come in libreria si  dona, si restituisce….E forse davvero nell’anno del “noi” come libro e come costruzione, allargamento o recupero di quelle comunità definite di ripiego, la libreria, come la biblioteca, possono essere dei luoghi di rilancio, di collaborazione, di scambio, di mutualità. Un anno del noi, di noi, della fiducia, in sé stessi, negli altri. Guardando avanti.Torino via Garibaldi, dic. 2014, foto, Romano Borrelli

Ps. L’occhio cade su di un libro …(Professione angelo custode, di Arto Paasilinna, Iperborea, storia di Aaro Korhonen, con in testa una idea particolare, una impresa di un caffe’libreria e una donna piu’ giovane di lui, Viivi, e, ovviamente, “sulla spalla”il riferimento di un angelo. Come andra’ a terminare la storia?). L’occhio cade su una bella storia d’ amore che si dipana si avvita in altre situazioni. Il riferimento e’  ai tanti angeli custodi che quest’ anno, in piu’ occasioni, con il loro volontariato si sono resi utili a molti, dedicando risorse e tempo preziosi in situazioni davvero estreme. In seconda battuta penso all’ angelo riferito da Natale, che gli ha dato modo di evitare, a suo dire, situazioni davvero pericolose e al limite.Guardare avanti coltivando fiducia in situazioni, persone, se stessi.Viaggiando, camminando. Camminando, si apre cammino.

Ps.2.  Per Massimo cosi affezionato a Gianni Rodari, nella sua libreria, dove tra un libro e l’altro dirige il traffico dei libri e il passaggio di mano in mano:”Chi e’ piu forte di Massimo Trombi che ferma i tram con una mano. Con un dito calmo e sereno, tiene dietro un autotreno…”.

Incontri a Torino

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Davvero una Torino un po’ insolita e particolarmente bella, romantica e…”musicata”. In centro, in via Barbaroux, due Babbo Natale e due Befane, “risvegliatisi” dopo un buon brindisi, e abbondante,  a loro dire, provano a sondare come si è risvegliata la città dopo il Natale. Ovviamente loro immaginano sia il 26 dicembre. E mi sa che sono in buona compagnia. Entrambi i Babbo Natale, a dire il vero, un po’ asciutti. Di epa. Il sonno prolungato, dopo la sana e robusta bevuta, ne ha assottigliato le rispettive pance. Per le befane, nulla da dire. Simpatiche. Anzi, a loro il letargo ha concesso l’effetto “ringiovanimento”.  A parte tutto, complimenti, perché nella realtà sono uno studente di archeologia, uno di psicologia e due di architettura. Hanno la forza di sorridere e scherzare anche in periodi di crisi come questo. La nostra città ne ha davvero bisogno. Dopo la scuola, fortunatamente ci si imbatte in chi ha voglia di sorridere di gusto, anche quando il calendario ci dice che Natale è passato da qualche mese, il giornale La Stampa “ci riproviamo” è stato tolto dalla sommità dell’albero di Natale della stazione Porta Nuova e le letterine dei viaggiatori sono sotto la lente d’ingrandimento di due ricercatori, a Roma. Insieme a tanti buoni propositi. Pensare a tutti quei viaggiatori e quei viaggi…In fondo, un viaggio è “educazione sentimentale”.  E buon per loro quelle lettere sono state recapitate in tempo utile. E ancora, il nostro gruppo, non sa  che di Diego e Marilisa si sono perse le tracce e gli scritti. Che la rosa si è appassita con tutti i sui petali e ora riposa in qualche buon libro e così anche, probabilmente per un cuore,  quello di Diego, forse un pochino straziato, in attesa di un qualcosa di inatteso. Che continua a non arrivare. Ma non era “ben tornata”?  Ma si sa, i gesti di generosità si contano davvero sulle dita di una mano. Solo a scuola, in classe, se ne continua a parlare, di Diego e Marilisa,  sotto forma di “saggio breve” grazie alla pazienza e alla saggezza di un’insegnante di italiano.  Una storia di classe che ha fatto classe. Una storia riletta in classe e riproposta con classe a sottolinearne la grandezza del cuore e l’immortalità dell’anima. Un ritorno a Platone in mezzo a questo “campione” di “classe” (ancora!) torinese racchiuso in una cifra di circa 40 mila studenti torinese tra i 14 e i 18 anni. Sapere che ancora una classe ne parla, di amore e sentimenti, non puo’ che far del bene. Alla classe. Per i Babbo Natale e le Befane, in ogni caso, un grazie alla loro simpatia. Nel corso della via, il loro sorriso ed il loro entusiasmo ha coinvolto molti passanti.  In via Roma, il cantante già menzionato in questo blog, oggi era in “coppia” con un bravissimo “strumentista”. Difficilissimo comporre musica con due secchi di plastica. Difficile dare il tempo. Bravissimi anche loro. Per loro, un folto pubblico. Poi, un salto in libreria…dove piovono sempre consigli.

Se i babbo Natale e le Befane avessero voglia di scriverci nel qual caso si riconoscessero….

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Lavoratori Agile Eutelia: nelle mani di pochi, oggi, finalmente, tra le braccia di molti.

Torino 6 gennaio 2010. Piazza Castello. Nella giornata di oggi, fino a pomeriggio inoltrato, un gruppo di dipendenti Agile ex Eutelia, da 4 mesi senza stipedio, si sono ritrovati per raccogliere qualche fondo con la vendita di arance; a dire il vero, terminate nel volgere di pochissimo tempo. Ma, non per questo, l’attenzione nei loro confronti si è sopita con la le arance vendute. Anzi.

“2160 lavoratrici e lavoratori consegnati da Eutelia nella mani di Rottamatori d’azienda”. Questo era uno dei tanti fogliettini rilasciati dai lavoratori insieme ad una ricevuta attestante il versamento o la sottoscrizione in loro favore. Un versamento libero. Nelle mani di pochi, ma nelle braccia di tanti, oggi, questi lavoratori finalmente coccolati da gente comune, lavoratori, pensionati, passanti e Rifondazione Comunista, con le sue bandiere, il suo segretario Renato Patrito e molti altri.

Banchetto sottoscrizioni

Nonostante la piazza fosse divisa, da una parte, molti, a seguire il “mangiafuoco”, altri, a continuare il loro passaggio e passeggio, lungo le vie Roma e Garibaldi, in cerca di saldi, e forse, con pochi soldi, tantissimi hanno seguito anche un divertente spettacolo con tanta ironia politica. Politici “pizzicati”, D’Alema, Fassino, Bertinotti, Mastella. “Tanti sassolini” nella scarpa, era il motivo dominante di una canzone davvero allegra.

La serata è andata avanti fino a tardo pomeriggio, con un’attenzione davvero grande verso lavoratori la cui situazione economica esistenziale è davvero drammatica, senza ammortizzatori sociali, né sussidi, né anticipi. No, “le crisi economiche e finanziare non possono essere la collissione di due meteoriti” ha sostenuto un noto economista. Si possono prevenire. Oggi, finalmente, un pizzico di società, a Torino, ha dimostrato di avere Cuore. Viva i Lavoratori, viva le persone e le organizzazioni che hanno sostenuto altri lavoratori in difficoltà.