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Buon Natale

Natale 2018. Basilica stracolma. Presepe a sinistra, in quel che è  l’altare di San Giuseppe, nuova ubicazione rispetto al tradizionale posto; a destra, quello di don bosco, padre e maestro dei giovani. Il coro posto sopra la navata sinistra della Basilica di Maria Ausiliatrice attacca “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo…” e nel medesimo istante, da uno dei TANTISSIMI banchi di legno, lucidi, profumati di un simil Sidol, (panche ove stazioni,  in religioso silenzio, partecipando ad una “delle  sante messe del Santo Natale ) “parte il nastro dei ricordi, di uno dei tanti Natale della mia infanzia, relegato in un angolo della memoria, depositati per chissà  quanti anni nella memoria locale e lungo le strade di Roma, tra la stazione di Trastevere e la Magliana, dopo una lunghissima  notte insonne, in piedi, ovviamente, “incapsulati” in uno dei treni notturni, “espressi” verso la dorsale tirrenica; correva l’anno…al mattino, viso stropicciato, occhi semi chiusi, stanchezza nelle gambe, ci attendeva  una lunga corsa in bus, di quelli rossi, “biglietto a bordo”, una corsa 100 lire, una salita mitigata dalla mano “possente” di mio padre che conteneva la mia e le parole di quella canzone che lentamente mi faceva ripetere, insistendo nel ripetere, parola dopo parola,   e in affanno,  per insegnarmela, tutta.  Pare leggere un fumetto di Topolino,”puff-puff-pant-pan”,salita.  Canto, ricordo, past-present: “Tu scendi dalle stelle…”per lunghi istanti ho avuto la sensazione di averlo vicino, come guida di quel ieri e di oggi , pronto nello stendere e stirare i suoi, di ricordi, depositati in quella Roma che forse non era piu la sua, di pasoliniana memoria: dito che fende l’aria, come a disegnare e stendere una mappa geografica: “Li il ministero dell’istruzione, dall’altra parte Porta Portese, il Ferrobedo’ (?, ma,ricordo bene?), ecc.ecc. Come che sia, la messa chiude e apre memoria, ed estende i miei migliori auguri di buon Natale a tutti voi.

Gherardi Natale

Gherardi Natale, foto, Borrelli Romano
Natale Gherardi.

Cerchero’ di essere sintetico. La storia che ho approfondito magari prenderà la strada della carta.

La storia.

Gherardi Natale è nato a Torino il 24 dicembre 1921. Quindi, un uomo di 93 anni. Nel suo nome è inscritta una storia. Di Avvento e dopo Avvento. La data di nascita ne dice il perché.  (Natale sposerà Giulia  il 26 dicembre del 1945).  Ci incontriamo, nel suo appartamento. Il tempo di un caffè e diviene un “fiume” in piena. Di parole. Di ricordi. La sua attività, “cartonificio” così si diceva un tempo era situata là dove era ubicata una “fabbrica” (boita) di automobili, la Temporini, (Natale ha una memoria di ferro, però, mi chiede di verificare, magari per una vocale di troppo, o in meno).

Quante auto sarebbero “uscite” da via Ravenna, via e luogo, al numero uno, di quei locali  in cui la famiglia Gherardi, in seguito (la “boita” Temporini in via Ravenna)  hanno costruito un pezzo di storia torinese e in special modo di Valdocco?

“Probabilmente, da quei locali, poi nostri, uscì una automobile  soltanto. Difatti, mio padre rilevo’ i locali proprio perché i vecchi affittuari subirono uno sfratto per via del rumore che la fabbrichetta, con i suoi battilastrsa, “produceva” disturbandone  il vicinato. Era il luglio del 1931″.
Così Gherardi risponde alla mia domanda, di oggi e di ieri, davanti al Lingotto.

Le origini e le origini qui a Valdocco.

Natale mi racconta le origini dei suoi genitori, emiliani. Di come era Torino, nel quartiere, di quando in via San Pietro in Vincoli, la presenza di due torrenti, vicino la Dora ne “rigavano”  il terreno e loro  due, si che contribuivano a creare la storia, delle persone, del loro lavoro. I mulini, le officine. E mentre rigavano il terreno il territorio, con il lavoro dell’uomo, si modificava.

“C’era il passaggio pedonale, una passerella piccola, in via Salerno e il ponte in via Cigna, dove c’era la conceria Durio. I Durio, che signori. Avevano una carrozza con due cavalli!  Avevano contribuito a costruire il Fortino con il gioco da bocce, il gioco con la palla” e lì dove ora esiste la torre c’era un grande birreria poi divenuto locale cinematografico.

(Mi ricorda che qualcuno gli ha indicato che del Fortino ne ho scritto  sul blog). Mi ricorda il rapporto della città con l’acqua e l’economia di questo quartiere, zona. Ricorda un altro rio, in via San Donato, che “andava a finire” sotto piazza Statuto.

Mi ricorda le sue scuole, alla Boncompagni, Scuola Boncompagni Torino, foto Borrelli RomanoScuola Boncompagni, foto Borrelli Romanoi suoi trascorsi all’oratorio Valdocco, tra i Salesiani, il premio, in qualità di  “ragazzo più buono, di Valdocco, nel 1938” (divenendo Cooperatore Salesiano  proprio in quell’anno), fatto testimoniato da una copia del Vangelo datogli in dono dal Rettor Maggiore, quarto successore di don Bosco, don Ricaldone, in occasione del giovedì Santo e della rispettiva  funzione avvenuta  nella  Basilica di  Maria Ausiliatrice.Torino 2 gennaio 2015, casa di Natale Gherardi, foto di un Vangelo regalato da don Ricaldone, quarto successore di don Bosco, insieme al regolamento dei Cooperatori Salesiani. 4 Rettor Maggiore. Foto, Romano Borrelli.

Scuola e militare.

Dopo la quinta elementare, c’era l’avviamento o altre scuole, con corso sussidiario. Natale frequentò l’avviamento e intanto dava una mano, nello scatolificio di famiglia.

Gli anni passano velocemente. Natale diviene grande e  si ritrova soldato nella “Lancieri di Milano Civitavecchia”.

“Io avevo fatto il pre militare in cavalleria ma la destinazione sarebbe stata Lanceri di Milano Civitavecchia. In sede di commissione ho avuto la forza, e non so come (anche se, in cuor mio, attribuisco ciò a…” e guarda in cielo mentre afferma  questo) di domandare, “guardate, io ho fatto il pre militare al Nizza Cavalleria, se per caso vi è la possibilità di…”.

La commissione guarda e scopre che c’era solo più un posto.  “Nizza Cavalleria, primo squadrone”. Natale venne accontentato, difatti, Nizza cavalleria era a Torino.

“Natale, fu graziato, durante il soldato, ancora un paio di volte. Una prima, grazie alla portinaia della sua abitazione, che ne conosceva il Colonnello e una buona “parolina” non venne dimenticata nel momento più…”idoneo”. Una seconda volta, “dopo l’8 settembre del 1943, e l’armistizio”.

“Il nove settembre, i tedeschi cambiarono idea rispetto a noi militari, portandoci via, tutti. Puoi immaginare dove.” E qui Natale ci introduce nel racconto della “grazia” ulteriore.

“Durante il tragitto, l’11 settembre del 1943, da Corso Stupinigi (così si chiamava il corso ove era ubicata la caserma) a Porta Nuova (la stazione, dove il treno ci avrebbe condotto in Germania),  c’era il magazzino della Cooperativa Torinese. Alcuni operai, lì nei pressi ci incitarono a scappare e così fecero alcuni soldati. I soldati tedeschi cominciarono a sparare e cavalli senza cavalieri si ritrovarono allo sbando più totale. Anche il mio, fece le bizze fino a quando  mi scaraventò a terra e restandone schiacciato dal fuggi-fuggi di soldati e cavalli. Una ragazza che non avevo mai visto e conosciuta mi sollevò e mi prestò le prime cure all’interno di un  portone.  Lì aspettò, aspettammo,  che passasse la buriana e poi insieme ad altri mi portarono in ospedale. Fui spogliato dei vestiti da soldato e lì rimasi fino a guarigione. Per una novantina di giorni, al Mauriziano. Poi, fra convalescenze, casa, riposi vari, la mia esperienza si concluse praticamente li. Da quell’esperienza, qualcosa di buono ne uscì, almeno in quel frangente: i cavalli morti divennero ben presto cibo per molti, in un tempo dove la fame era sovrana.”

“Lì, capii che a salvarmi la vita era stato probabilmente un angelo.”

L’azienda e il territorio.

L’azienda Gherardi, intorno al 37-38 aveva un 17 -18 ragazze. Le scatole che ne uscivano dalla fabbrica erano di tutti i tipi e per molte aziende.

Per chi lavoravate?

“C’erano diverse industrie: maglie, calze, dolciarie. L’industria Giordano, il magazzino in via San Domenico e il negozio in via Garibaldi, caramelle Gioberge, fabbrica di caramelle che ora non esiste più. E c’era anche De Coster, “Fabbrica cioccolato, caramelle, pastigliaggi, confetti” che era una fabbrica situata da queste parti, poco distante da via Maria Ausiliatrice.  Ah, quanto sei dolce, Torino. C’era  anche una grande fabbrica di wafer, gallette “mignin e mignon”che con gli anni poi, ma siamo negli anni a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ha via via chiuso i battenti (mignin e mignon: gallette le prime e wafer i secondi, probabilmente 4 soldo il costo).  All’angolo di via Cigna, era situato un calzaturificio, bruciato anch’esso,  in seguito agli “spezzoni”.

E qui si apre un capitolo all’interno di un altro capitolo. Dalla storia alla Storia.

“Doveva essere fine 1942, con quei brutti bombardamenti su Torino”. In questo momento si riaprono pagine di storia, di libri, gli anni dell’Università, l’Istoreto, ripercorrole pagine di  Primo Levi,segni sul marciapiede” e le “lastre che conservano le tracce  delle incursioni aeree” (spezzoni incendiari) e ancora, Diego Novelli (“Le bombe di cartapesta“). Torino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino e Romano Borrelli. Foto, Borrelli RomanoDove ho parcheggiato la macchina, “al fondo di via Ravenna, a destra, prima di arrivare in via Salerno, esiste “un’impronta”, di quegli spezzoni”. Uscito da Natale, corro a verificare.Torino, via Ravenna nel racconto di Gherardi Natale Foto, Romano Borrelli, così mi ha raccontato Natale e pur credendogli cerco quel luogo, così “calpestato” da me chissà quante volte.

Continua il suo racconto. “Qui bruciava molto, in seguito alla guerra. Spezzoni al fosforo, con una base di ghisa, pesante ; avevano un innesto, posato sopra un tubo, 60 o 70 centimetri, pieno di quel materiale incendiario che quando cadeva giù, con il contatto, generava  fuoco e incendiava il circostante. Ora, è rimasta la cicatrice, su quella lastra”. In via Ravenna, come ho appena scritto. Poi, Natale mi chiede di uscire un attimo, sul balcone. Mi indica sotto, dove ora si trova un caseggiato. “Vedi, prima c’era una falegnameria, bruciata anch’essa, con la guerra”.

Poi ripercorre gli anni felici di Torino, di un’economia diversa da quella attuale.

“Uno dei miei più grandi clienti, il maglificio Poletti, di Torino,  impiegava più di 700 operai prima di fallire. Ubicata  in via Sant’Ottavio, ci forniva commesse per la produzione di oltre mille scatole al giorno”.

Poi venne il periodo dei cuscinetti a sfera e la concorrenza svedese, insieme alla plastica che aveva il pregio e convenienza per loro, di avvolgere un quantitativo maggiore di cuscinetti. Gherardi e la sua fabbrica utilizzavano una procedura di confezionamento tradizionale, ad uno ad uno e cosi la plastica finì per mangiarsi il cartone. “Abbiamo dovuto reinventarci ancora una volta. Gli operai si ridussero a 11 e ancora a 6. Poi l’innovazione, e le macchine che fustellavano, verso gli anni ’80 fecero il resto. La scatola tradizionale lentamente sparì. Ora sono tutte stampate. Un tempo, era tutto artigianale. Oggi, questo lavoro qui, lo si trova digitando “litografie”.  Ah, quando penso alle scatole da scarpe……..la carta interna…ecc. ecc. Quanto lavoro e quanti operai.”

Gherardi cede lo scatolificio nel 2006 (guarda un po’, la scritta fotografata Lingotto 2006) con due ragazze addette al lavoro. In seguito, lo  “scatolificio” si è trasferito  dalle parti di corso Vigevano. 

Torino 2 gennaio 2015, Sig. Natale Gherardi, cooperatore salesiano con Romano Borrelli. Foto, Romano Borrelli.
Gerardi e Borrelli

La mattinata è stata lunga e dispendiosa, per Natale. Racconti pubblici e privati. Ma ci siamo dati ancora appuntamento, qui, dalle parti di via Ravenna, su questo spicchio di terra dove “insistono” persone che davvero hanno scritto un pezzo di storia.

Ora, Gherardi Natale non ha più il suo grembiule da lavoro, nero, ma allarga continuamente a tutti sorrisi  esattamente come un tempo. In basso foto di Natale Gherardi al tempo del militare in compagnia del padre a Torino e nella foto piccola, Giulia da ragazza.

Gherardi Natale.Foto, Borrelli Romano

Gherardi Natale. Foto, Borrelli Romano20150102_114623

diego-novelli

Paginette di Primo Levi Segni sulla Pietra
Diego Novelli, Le Bombe di CartapestaTorino, gennaio 2015. Diego Novelli, ex sindaco Torino. Foto, Borrelli Romano

La mia Torino 24/05

Torino 24 maggio 2014. Cortile Basilica Maria Ausiliatrice. Rettor Maggiore. Foto Romano Borrelli Torino 24 maggio 2014. Cortile Basilica Maria Ausiliatrice. Rettor Maggiore. Foto Romano Borrelli (2)Torino 24 maggio.  Ancora un salto nei cortili di Valdocco, e provare a scrivere, descrivere, raccontare, fotografare. Trovo nei cortili anche La Stampa. Fortunatamente intercetto il Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, appena sceso dalla sala infermeria dei Salesiani.  Il nuovo Rettor Maggiore dei Salesiani e’ giovane, loquace, affabile e concede una parola e un selfie a tutti. Con un linguaggio diretto e giovane si rivolge anche lui, come poco prima l’ Arcivescovo ai giovani nell’ omelia, in Basilica.Interno Basilica Maria Ausiliatrice. Ore 9.15. Foto Romano Borrelli “Non rassegnamoci“. E cosi, non si rassegna neanche il nostro giovane Rettor Maggiore, in tutti i sensi, incitando ogni gruppo di giovani, ragazze e ragazzi. Foto, incoraggiamenti e parole di speranza per tutte, tutti. Insieme ad una intervista rilasciata ad una cronista  de La Stampa. Il Rettor Maggiore ha appena portato un saluto agli anziani  e agli ammalati che li risiedono. Un saluto a Torre Giuseppe, il sacrista quasi centenario da questo blog ampiamente ricordato per la sua storia e il suo lavoro, ampiamente ricordati. A suo tempo anche la Stampa contribui’ ad evidenziare lo spessore del sacrista in seguito in seguito agli auguri fatti pervenire ,  dal sindaco della città. Alzo gli occhi verso il terzo piano di questo edificio e pare ci guardi come fece esattamente piu di tre mesi fa. In poco tempo i cortili di questa cittadella si riempiono. La messa presieduta dall’arcivescovo Cesare Nosiglia volge al termine.  Si deve lasciar posto alla prossima. Il tempo di un caffè e il ritorno a casa.   Basilica Maria Ausiliatrice. Messa presieduta da Arcivescovo Nosiglia. Torino 24 maggio 2014. Foto Romano BorrelliTorino 24 maggio 2014. Cortile Maria Ausiliatrice. Il Rettor Maggiore mentre rilascia un'intervista a La Stampa di Torino

La mia Torino. A Valdocco, la notte prima della processione di Maria Ausiliatrice

Torino 23 maggio 2014. Ore 22.30 circa. Momento di forte devozione. Interno Maria Ausiliatrice.Torino 23 maggio 2014. Interno secondo cortile Maria Ausiliatrice. Bus in arrivoAlcuni lettori del blog, incuriositi da quanto descritto in precedenza e impossibilitati a muoversi hanno richiesto di poter documentare alcuni tratti di devozione della nostra città, della nostra circoscrizione, di fedeli in genere alla Madonna. All’ Ausiliatrice, cosi’ cara a don Bosco tanto che per lei eresse, su sua indicazione, eresse tutto cio’.

La sera è oramai scesa sulla città. La notte sta per calare. Sul territorio di Valdocco.  Qui intorno, quasi tutto è illuminato a giorno.  O così pare. Bus in continuo arrivo, carichi e stracarichi di fedeli. Ognuno di loro, portatore o portatrice di una storia diversa, provenienti da paesi diversi con  lavori altrettanto diversi. Targhe di provenienza:  Borgomanero, Novara, Domodossola, Milano, Alessandria. Sud. Difficile contare i bus immessi e costretti nel cortile. Ogni anno sempre più difficile capire come facciano ad entrare lì dentro.  Una solidarietà di classe degli autisti che pur di ricavare un prezioso centimetro sarebbero capaci di chissà cosa. Anche di tenere una ciambella” in mano per ore. Pur di arrivare all’obiettivo principale. Non lasciare nessun bus, nessun collega fuori da questa cittadella. Solidarietà di classe che si esprime e si applica. Talvolta è nella classe che non si applica. Oggi, in molti luoghi, o no luoghi, lasciare qualcuno indietro, o non ricordarselo affatto pare essere lo, sport preferito. E ci si consuma e lacera anche quando nel ragionamento si apportano temi di indubbia comprensione.   E su questo punto,  almeno in questo cortile, quanto capita, rende davvero tutto questo un altro mondo.  Raggiungo una scala. Salgo, per osservare meglio i bus in arrivo. Ascolto i consigli degli autisti arrivati in precedenza. Consigli millimetrici per “fare posto”. A quanti   si apprestano ad entrare nel cortile per “ricoverare” questi “bestioni” da strada carichi di umanità. Provo a contarli, i bus. Dieci, venti, trenta. Mi fermo. Impossibile. Noto solo che alcuni, all’interno, cominciano ad alzarsi, smaniosi di scendere, dopo un lungo viaggio e carichi a loro volta di fatica. Nel loro ridiscendere, qualcuno ha mani occupate da qualcosa. Chi un rosario, chi una bottiglietta d’acqua chi un seggiolino pieghevole di quelli buoni per l’estate, durante l’esodo estivo, degli anni duemila e “tot”.  Ridiscendo. Lungo il colonnato qualcuno  ha già aperto il suo seggiolino e ne approfitta per mangiare un panino, una pizza, un piatto di qualcosa portato da casa o avanzato dal lavoro.  Prima che scendano tutti gli altri compagni di viaggio. E’ gente che passerà la notte qui.Torino. 24 maggio 2014. Basilica di Maria Ausiliatrice aperta con funzioni quasi ad ogni ora. Pensionati, ragazzi, lavoratori.  Altri, giornale aperto su “sedili in pietra” ne approfittano per dare un’occhiata alle notizie politiche. Domani è un’altra vigilia. Di votazioni. Mi sposto nell’altro cortile. Coda ai servizi igienici stile stadio o concerto. Bar affollati. Gente in coda e volontari improvvisati baristi alle prese con panini e indicazioni ben “farcite”. Dove c’era il negozio dei ricordini a grappoli si raccolgono donne addette alla vendita. Su un cartello, posizionato all’estremità,  vi è scritto, Cooperatori Salesiani. All’interno della Basilica centinaia e centinaia di mani passano oggetti di ogni tipo, affinché vengano posati per pochi istanti sulla statua della Madonna. Meglio, a contatto con la Madonnina. Alcuni volontari, avranno questo compito, per tutta la notte.Momento di meditazione e riflessione. Interno Basilica Maria Ausiliatrice. 23 maggio. Ore 19 circa. Foto, Romano Borrelli Ogni oggetto un ricordo, una speranza, una preghiera. Lacrime rigano il viso. Immagino dietro quei visi, storie personali, di sofferenze. Difficile accedere su questo lato. Meraviglia. Una improvvisa sorpresa dell’ anima. E davvero in questo caso, ci sta. Senza fare ricorso a Cartesio. Osservo l’orologio. Lentamente ci si avvicina alla mezzanotte. E la gente continua ad arrivare. Qui, a Valdocco, nella vigilia della festa di M.A. Decido di Torino 23 maggio 2014. Ore 23 circa. Ragazze e ragazzi nel cortile Basilica Maria Ausiliatrice.uscire e recarmi in uno dei due bar. La coda alle macchinette è davvero impossibile sostenerla. Forse una ventina di persone che attendono in religioso silenzio all’interno di una giornata religiosa e di festa. Decido per il bar. Scambio qualche parola con un gruppo. Solite cose. Provenienza, lavoro, professione, studi. Alcuni sono molto giovani. Il tempo passa, così, da un cortile all’altro, da un tavolo all’altro. Ex allieve, anche se quell’ex denoterebbe una certa saggezza, in realtà non lo sono. Maturate, solo da qualche anno.Torino 24 maggio 2014. Cortile Maria Ausiliatrice. Coppia di fedeli. Foto Romano Borrelli Studentesse, laureande, specializzande. Studenti. Un pochino in disparte un paio di ragazzi si fanno compagnia con un libro. Leggono, ripetono, si interrogano a vicenda.Uno catechizza l’ altro. E mi rendo conto di come il linguaggio abbia preso a prestito molto da queste realta’. Il mio pc, ad esempio, salvera’ con nome questo file. Salvera’ con nome, mentre i fedeli, i credenti vorrebbero essere salvati nel nome, mentre il piu delle volte, noi, esseri mortali, sappiamo solo la via per cestinarci.  Provo ad avvicinarli. Quei ragazzi. Per un attimo mi pare di non essere mai uscito da scuola. Mi informo. Lunedì avranno l’interrogazione e tenuto conto che, questa notte non chiuderanno occhio, all’alba andranno in giro, così, da un cortile all’altro, al massimo,  si affacceranno per Torino, almeno un pochino e poi, dopo la Processione, il viaggio del ritorno, domenica praticamente non studieranno. Liberi portati in “processione”. Ricordi personali, si  dischiudono. Quei ragazzi sembrano alcuni studenti che durante la gita si accompagnano sempre con il libro per il giorno dopo. Una sorta di reperto archeologico, qualcosa di fuori moda. Ma lì, era un’altra storia. Prima di fare ritorno a casa, riprovo ad entrare. Ai piedi della Statua, pare di essere in una delle rappresentazioni al Calvario. Ancora un pensiero e rientro. A casa. Comincia a farsi alba. I devoti continuano ad arrivare. Senza ricambio. Senza “sliding doors”. Si entra solo. Ci sarà posto per tutti. Nessuna escluso. Fuori si vendono ancora candele. Serviranno per il resto delle prossime ore. Ad illuminare questo pezzo di notte che slava e  anche per accendere una speranza.

Torino 23 maggio 2014. Ore 22.30 circa. Interno cortile Maria Ausiliatrice. Foto Romano Borrelli

La mia Torino 5

La mia Torino 5. Tra storia locale e devozione.

Maria Ausiliatrice, dipinto su muro di casa di ringhiera, Torino. Foto, Romano

Un dipinto, di Maria Ausiliatrice,  realizzato da una mano ingenua, ma non priva di fantasia.  Una casa di ringhiera. Ballatoio. In un grande corso di Torino. La Basilica dall’altra parte del corso. La Consolata a cinque minuti e poco distante, il Cottolengo. Da queste parti, tutto, dalla farmacia, alla trattoria, alla gastronomia e persino le paline dei bus, ricordano l’Ausiliatrice, e don Bosco. Il dipinto. Da notare la sfera del mondo, con la sola Italia. E sull’Italia, e sul mondo, una Croce. Raggi, colorati, anzi, multicolorati,  e l’incorniciatura, con colonne, attorciliate da una pianta rampicante. Immagino, il pittore, il residente in questa casa, circa trenta anni fa, nel mentre disegnava questa bellezza in una costruzione, a guardare dalle buche delle lettere, che parla dialetti, Sud,  meridionali, lavoro, fabbrica e terra, lasciata, giù, “Sud”. Forse pensava al calore del suo paese, quello umano, e quello del Sole, “costretto” qui, nelle nebbie, a tracciare qualche raggio. Il signore che ha dato corpo a questa bellezza, era originario della Puglia, delle Murge.  Esattamente, Minervino Murge. Un tal Savino, dicono. Perché impossibile rintracciare oltre della sua identità. Avrebbe superato gli ottanta. Di anni. Ritornato al proprio paese. Nessuna traccia ulteriore. Solo questa. Ricchezza portata dal Sud. Ho provato ad immergermi in questa realtà, provare a chiudere gli occhi e respirare un po’ di quel periodo. Valige di cartone, legate, con lo spago, dopo l’arrivo a Porta Nuova, immersa dal vapore e dal fumo.  Le scale, la ringhiera, le buche delle lettere, che in molti casi, contengono solo cartacce datate. Lettre di suppliche, raccomandazioni e solitudine, talvolta non comprese.  Lettere, emozione, quando arrivavano, inaspettate, e, desiderate, volute quando i pc e le mail, non si sapeva neanche cosa fossero. Lettera di un amore. Dal profumo di mare, di sud, imbucate nei pressi di qualche stazioncina, perchè si sa, dalle stazioni, arrivavano prima. Lettre che sanno di attesa e di ricongiungimento. Lettere scritte a penna, o, per chi poteva, con una macchina da scrivere, una L 28.  I campanelli, che bisognava “girare” per farli suonare.  A metà della prima rampa di scale, un’ulteriore immagine, della Madonna.Foto Insegna Farmacia Dell'Ausiliatrice. Torino. Foto Romano B. Questa più recente. Ho provato a sentire qualcuno, qui, nel condominio di questa casa, a proposito del pittore. Voci dicono che presto saranno effettuati lavori di pittura, nello stabile. Mi piacerebbe rispettassero questo dipinto, insieme alla persona che ne ha lasciato il segno. Sarebbe stato bello vederlo qui, il rosario.  Sia da vicino che ad una certa distanza, mi capita di pensare a quei raggi, al profumo di aria, marina. Sud, terra rossa. In molti lettori, hanno chiesto di documentare, qualche momento di devozione nella zona, nella circoscrizione 7, dalle parti di Valdocco, Maria Ausiliatrice. I cortili, dove talvolta non si poteva giocare, dove talvolta fiorivano lavori e vita di lavoratori. Cortili, come ritrovo. Riproduzione fedele di piccole altre realtà. Una ventina di persone, a recitare il rosario. L’acqua e le candele. Non so, ho pensato al Battesimo e alla candela, luce nella luce. La notte che lascia il posto all’alba, il miracolo dei colori. Alzarsi e vedere le sfumature dei colori, e pensare e osservare. Un po’ come quel dipinto, in una casa di ringhiera. Forse ripensavo ad alcune bellissime pagine di Gilead. O forse al grande lascito come dono che alcune persone ci fanno. Dono e perdono. Il dipinto è davvero bello. Meriterebbe di essere valorizzato e possibilmente tutelato. Speriamo che le autorità cittadine ci pensino. Non conosco le regole condominiali, ma penso che questo sia patrimonio di tutti. Penso che il Sig. Savino, (se la memoria di una persona anziana che mi ha riferito in merito al pittore, non è stata tradita) così lo intendesse. Un omaggio per tutti i torinesi. Un ricordo, anzi, un ricordino. Da queste parti, sono tanti, per ogni ricorrenza.  Non sarebbe male, come idea, abbinarla per un Cin-cin.

(ps. un grazie a d. Natale, che ha dato un contributo per la “lettura” del dipinto).

Torino. Interno. Casa di ringhieraTorino. Cortile e devozione popolare

Giuseppe Torre da 80 anni sacrestano a Maria Ausiliatrice

Torino, 21 febbraio 2014. Eccovi – come promesso – il bel racconto del Nostro “Sig. Torre” nella odierna edizione de La Stampa scritto dalla giornalista MARIA TERESA MARTINENGO.

Da Ottanta anni sacrestano a Maria Ausiliatrice

Torre GiuseppeNovantotto anni appena compiuti e poco meno di ottanta trascorsi a prendersi cura della Basilica di Maria Ausiliatrice ogni giorno. Una vita speciale, quella di Giuseppe Torre, di Villafalletto, classe 1916, coadiutore salesiano (laico con le stesse regole dei sacerdoti), spesa nella cittadella di Don Bosco, vista mutare nel tempo come pochi altri.
Gli auguri del sindaco. Ieri Torre – gentile, entusiasta, sempre pronto all’aiuto – ha ricevuto gli auguri del sindaco.
Glieli ha portati un giovane amico, Romano Borrelli, che ha segnalato a Fassino un torinese schivo ma importante per l’impegno dedicato a uno dei gioielli della città, la basilica di Valdocco. «Torino si rispecchia anche in anonimi portatori di dignità e solidarietà che hanno contribuito a farla diventare la nostra preziosa Torino», ha scritto il sindaco, che ha definito Torre «persona fuori dall’ordinario, attenta e sensibile». …

 

Ieri, 20 febbraio, riportato il saluto del sindaco di Torino  Piero Fassino a Giuseppe Torre,  su TorinoClick:

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Il ritorno di Piazza Sassari

DSC00141A ben osservare la vita dei Quartieri, Piazza Sassari, nella Circoscrizione 7, quella vicino il “Pere Lachaise” torinese, san Pietro in Vincoli, è stata riconsegnata ai cittadini. Liberata. Incastonata fra una via, Sassari, e un corso, Ciriè, chiusa da una via, Cigna, a traffico sostenuto, da sempre è stato un piccolo polmone per i residenti della zona denominata Valdocco. Per intenderci, alle spalle della Basilica di Maria Ausiliatrice, o, davanti il teatro don Bosco.  Per festeggiare il ritorno al pieno possesso e la fruibilità di spazio pubblico da parte dei  cittadini, sarebbe valsa la pena farvi un giro, una visita, con “riciclo“, una bici in bella esposizione in centro, a Torino. Fabbricata con materiale da recupero.  Una bici bianca, in piazza Castello.   Davvero carina. Una cartolina. Anzi, due. Perché anche Piazza Sassari truccata a nuovo, ora, non è male. Certo, in Via Cigna non transita la metro, pero’, anche il bus dieci, con un po’ di immaginazione…riuscirebbe nella trasformazione. Non era una chitarra che nei sogni di bambino diventava una spada?

DSC00144Un pezzo di verde che torna ai cittadini. Finalmente. Tra poco, con le giornate che si allungano, torneremo a vedere biciclette, di quelle vere, pero’,  e palloni. Tempi lunghi e spazi dilatati. Talvolta “spuntano” anche quaderni e libri con nonni improvvisati maestri intenti al doposcuola. Nonni multitasking, a dire il vero.  Con un po’ di immaginazione, la “pianta”  della piazza potrebbe rassomigliare ad una conchiglia. Tendendo l’orecchio,  si potrebbe provare a sentire il mare e vociare di bambini e gabbiani in lontananza. A dire il vero, anche senza ricorrere al pensiero del mare, le grida dei bambini  e dei gabbiani, si sentono ugualmente. Piuttosto, la memoria, potrebbe aiutare nel recupero di quanto e come in questa piazza, complessi da oratorio hanno allietato le feste di Carnevale. Sembra di sentire ancora Fulvio intento a cantare qualche canzone di Zucchero. Tempo di Carnevale, un po’ come oggi. Coriandoli e bugie. In gran quantità. Dolci, a volte meno. Zuccherose, a velo o con granuli. Talvolta amare. Difficili da digerire e da scordare, in certi frangenti della vita poco carnevaleschi. Coriandoli a pioggia. Piazza Sassari. Luogo di parcheggio dell’auto. Punto di ritrovo per le gite di Oreste, Davide, verso Sud, direzione lavoro. E che dire delle lezioni ripassate, strada facendo, direzione fermata dieci e poi scuola, con la compagna di banco?  Giacchetta e vestitino buono, per l’interrogazione. Poesie mandate a memoria mentre la “fusione” poteva attendere.  Tempo che va, tempo che viene.