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Il ricordo di certi odori

Chissà a quanti sarà capitato di sentire o immaginare un odore e sentirsi catapultato ad una specifica fase della propria vita, infanzia, adolescenza o quale che sia. Le suole o  corde delle espadrillas, per esempio,  appena tolte o tenute a mo’ di ciabatta dopo aver camminato sull’asfalto cittadino  bollente. Ecco, questo ricordo in particolare  mi proietta  al  rompete le righe con la scuola, la ricerca affannosa di un negozio, se non ricordo male, al convergere tra corso Vercelli, via Vigna e Lauro Rossi. Era Bata?  Perché  d’obbligo era avere le espadrillas, nei fine ’80. E una volta in mano, i km macinati su nastri d’assalto cittadini e non solo le rendevano più calde dell’asfalto. O quasi. Quelle scarpe poi, rimandano alle piazzole di sosta di altro nastro “d’assalto”(strade e autostrade prese d’assalto per le tanto desiderate ferie), lunghissimo e a più corsie quale l’autostrada e l’inizio di una lunghissima estate calda all’insegna di avcenture. Ma “Quando tramonta il sole, come on ragazza…” o “una storia importante” e dietro le dune, certi che  “lei verrà “. Però  è  bene non montanari troppo dal fiocus iniziale, il ricordo di un odore,  intrecciato ad altri ricordi. Bhe’ le espadrillas oltre che essere calde avevano anche il profumo della promozione e della cauzione “vuoto a perdere”:come andava, andava. Poi, intrecciato a quella corda c’era l’odore del ghiacciolo alla menta, di quella carta sempre appiccicaticcia e che incollava anche le dita, e quel legnetto cosi particolare alla fine. Da non dimenticate  l’odore della benzina e dei cartelloni che raffiguravano Schillaci, Baggio, Baresi, sempre sorridenti e in punta di partenza per i mondiali anche quando questi erano già terminati e l’Italia, di rigore, tra le prime quattro.  L’odore del sughero bagnato, umido, quando si riapriva la casa del mare, dieci mesi dopo. I materasini al sole, ad asciugate, l’erba secca e le piante bruciate dal sole. L’odore dei  libri letti e vissuti l’estate prima, con le pagine incollate, ma con il ricordo del finale ben impresso; i copertoni delle bici, puntualmente sgonfi, e…”dove saranno il mastice e le pezze?”I ricordi, gli odori, e questi che rimandano a quelli sarebbero TANTISSIMI e ci si potrebbe scrivete un libro, ma oggi il ricordo dell’orrore e del sapore è  quello di un libro di tesi e di una torta alla frutta. Un libro diventato poi pratica, al professiinale. Quattro anni vissuti intensamente, a scuola, in cattedra. Con un pensiero a mio padre, che era con me e  che allo studio ci teneva. Purché  lo studio è  il vero ascensore sociale…

A Torino

A Torino oggi non c’e’ il sole di ieri e il tepore gioca a nascondino. Non importa: sempre meglio del freddo polacco. Manciate di coriandoli sparsi lungo le vie torinesi, sono  indice di Carnevale alle porte di qualcuno,  anche nostro.  Cento,  Venezia,  Viareggio, Fano e Senigallia non sono poi così distanti da Gianduja. Tempo speso al “recupero” delle notizie durante il tempo “polacco”. I giornali,  in una settimana,  mi sono davvero mancati e cosi i tg. A proposito: l’escursione termica tra i meno 8 gradi di Cracovia e i nostri “piu'” torinesi fanno sembrare questo clima l’inizio di primavera. Anche se non è  così. Lavati,  stesi,  asciugati,  stirati maglioni e “compagnia”;  idem per  zaino uno e zaino due,  lavati e appesi al chiodo. Ora,  ” viaggero’ da solo,  come scriveva la Perosino. Che dire? La scuola è  ripresa normalmente venerdì,  anche se in realtà  sono io che ho ripreso dato che le attività  didattiche han sempre funzionato regolarmente. La politica rimanda le discussioni interne al PD,  Renzi,  maggioranza,  Bersani,  minoranza,  D’Alema e compagnia,  la sinistra che si aggrega, dopo lo scioglimento di Sel,  intorno ad un nuovo soggetto politico;    Baggio,  divin codino,  festeggia i 50 anni nelle zone terremotate,  esprimendo così la sua solidarieta’ verso quelle popolazioni private di molto,  il Festival di Sanremo ha espresso il suo trionfatore e “partorito” come sempre le sue polemiche sulle esclusioni dei Big. Ci sarebbe molto altro da raccontare osservando lo zaino da poco relegato in soffitta,  ma preferisco avanzare nuove argomentazioni piuttosto che avvitarmi su quelle vecchie. Sfioro lentamente la dolcevita e gia’ mi entusiasmo per non avere addosso altri due maglioni. Va bene così. È  sufficiente. Osservo un’altra volta lo zaino: una buona impresa all’insegna del “siate realisti: chiedete l’impossibile” (Camus).