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Cracovia-Torino

cracovis-15-2-2017-foto-borrelli-romanocracovia-foto-borrelli-romano-15-2-2017E  così,  dopo 15 ore di treno,  da Cracovia al Brennero e 7 di bus da questo a Torino,  siamo giunti al finale di questo viaggio “della memoria”e a questa pagina di storia appena scritta. Lasciate libere le camere verso le 10,  lo “sciamare” dei 700 lungo le strade di Cracovia era continuo e vario: chi verso le ultime compere,  chi verso il castello,  chi diretto alla “dama con ermellino”.  Il draghetto di Cracovia è  stato il più “battuto”, il piu ricercato,  quello desiderato e comperato e   ovviamente,  anche dal sottoscritto, in “triplice copia”,   sotto il mercatino coperto in piazza centrale. Poi,  un salto verso la Basilica appena davanti la piazza centrale. Chiesa al cui interno troviamo un polittico veramente favoloso. In seguito,  il ritorno presso la Cattedrale,  dalle parti del Castelloo. Alle 14,  partenza verso la stazione. torino-16-2-2017-foto-romano-borrelliAlle 16 partenza. “Capo Martino” ci da il benvenuto a bordo e ci augura buon viaggio. Repubblica Ceca,  Austria e montagne ci faranno compagnia tutta la sera e la notte,  fino a quando alle 6 di mattina capo Martino ci sveglia dicendoci di essere quasigiunti a destinazione.  Dopo 35 minuti “capo Martino” ci ringrazia  e ci chiede di “salutare tanto tanto tanto Italia”. Al Brennero i bus erano gia pronti. Alcuni verso Torino,  altri verso Cesena,  altri ancora verso Milano per il volo verso la Sicilia. Il nostro bus si muove e si incolonna lungo l’autostrada verso le 8.  Due soste e qualcuno è  già  malinconico: si guarda dietro! Al  freddo,  appena lasciato e alla compagnia formata e che tra poco,  inevitabilmente,  si sciogliera’. Alle 15 l’arrivo la’ da dove di era partiti: Lungo Dora Siena. Alle 16,  ” tutti  a casa”. Che dire? Cosa lascia questo viaggio in ciascuno di noi? Sicuramente un grande bagaglio di emozioni e conoscenze ma anche amicizie rafforzate o instaurate. Poi,  una volta scesi dal bus la ricerca affannosa dei bus appena aperto lo sportello-porta bagagli. I saluti,  le promesse,  le telefonate,  i gruppi,  su whatsapp. Si parte piccoli,  si torna un pochino piu grandi. Poi le responsabilità si diluiscono e resta il pensiero ad Auschwitz -Birkenau. Che ci accompagnera’ sempre.

Il mio viaggio ad Auschwitz -Birkenau

birkenau-13-2-2017-foto-borrelli-romanoOnestamente, non ci riesco proprio, a dormire, questa notte, che non è “La notte” così tante volte letta, a scuola, in classe,  cosi spesso richiamata. Non riesco a dormire, oggi, giornata dedicata all’amore, s.  Valentino, senza pensare al loro amore, di Mala e di Edek, due ragazzi d’eta’ cosi simile ai ragazzi che accompagno nel viaggio-treno della memoria;  Mala ed Edek,  una storia vera, un  libro così spesso “riferito” in classe: lei così bella,  lui non da meno. Ragazzi “d’amore”la’ dove amare sembrava essere bandito, e guai a parlarne,  ma Amare è  anche altra cosa. Due ragazzi che mettono “in campo”l’Amore per l’uomo che vince l’odio brutale che rende simili alle bestie. Amore per il prossimo in  quelle condizioni,  (e quali! -20 gradi,  baracche,  latrine come buchi,  stracci addosso, malattie di ogni tipo,  crudeltà)  : Mala ed Edek tesi a provvedere ad una coperta,  un tozzo di pane,  un cambio d’ abito, le scarpe,  l’infermeria,  la salvezza dal gas.  Ho così tante volte sperato che un briciolo di quell’ Amore potesse e possa resistere e tramandarsi. Ho guardato masse di capelli e avrei voluto passarli tra le dita,  lievemente, accarezzare una treccia, darle un pizzico di sollievo che le e’ stato negato. Reciso,  con un taglio! Tutto.  Onestamente non riesco a dormire, ne’ guardare il mio zaino per finire a ripensare  a quelle valigie dei deportati,  con le poche cose che erano state una vita per tanti: un pezzo di pane e un giocattolo per i bambini, pur sapendo che forse, sarebbe stata l’ultima notte. Di vita. Ma noi, forse, ricordando Levi, non avremmo fatto così? Preparare pane e giocattoli per i nostri figli pur sapendo che forse, sara’ l’ultima notte. Non riesco a dormire, dopo aver calpestato certamente cenere di persone, sparse al vento, sulle betulle, sul laghetto, senza un luogo, dove poterle ricordare. Non riesco a dormire, ripensando a quel binario che è vita, è stata vita, e che per la malvagita’ umana è stata interrotta. Non riesco, ma probabilmente il ” testimone” che non c’e’ piu ma che mi e’ stato vicino oggi comprendera’ tutto questo, e forse,  ancora una volta,  saprà dare lui, ancora e ancora, la forza per riuscirci.

Cracovia

foto-borrelli-romano-cracovia-11-2-201720170211_103952Cracovia!11-2-2017-ci-suamo-foto-borrelli-ronano  Il treno della memoria e’ giunto a destinazione. Dopo aver passato “Auschwitz”… e qui una notazione, anche il treno nel suo manifestarsi,  è  passato,  piano,  lento,  quasi per rispetto,  di tutto cio’ che e’ stato.  Pochi istanti prima,  il capotreno,  con un suo italiano quasi perfetto,  lo aveva annunciato,  e noi,  come studenti,  in piedi,  a voler cercare di capire qualcosa in piu’. Poi,  con pochi minuti di ritardo sulla tabella di marcia eccoci sulla banchina,  assediati da un freddo pungente.  Qua e la’ ciuffi ribelli di neve,  depositata da chissa’ quanto,  spesso trasformatasi in veri e propri mucchi. Il sottopasso,  la stazione,  una tra quelle di Cracovia,  ed ecco i bus,  in fila,  sul piazzale,  pronti ad accompagnarci verso gli ostelli. Il nostro e’ in onore di 20170211_153627Lenin,  o di un film,  dato il goodbye. Dieci minuti e siamo in attesa,  delle stanze. E in questo tempo siamo diventati perfetti accumulatori di freddo in ogni dove. Le stanze,  le chiavi,  bagagli depositati,  le chiamate a casa,  che forse costava meglio venir qui con tutta la famiglia, e poi,  il cambio dei soldi e la ricerca di un posto convenzionato dove mangiare20170211_134831.  Il centro si apre a noi,  meravigliati di tutte le sue meraviglie…

Verso Cracovia

torino-10-2-2017-foto-borrelli-romano“Perché  Sanremo è  Sanremo”… musiche e immagini lentamente scivolano mentre  secondi che rincorrono minuti disegnano una nuova geografia aggiornata ad ora del tempo oramai passato,  ora che a loro volta inseguono e “annaspano” annegando i primi,  formando   ore che modificano quadranti,  giorni e vigilia che diventano notte prima del grande viaggio.  Un esame importante,  un viaggio, per molti,  “della memoria” nella storia,  presente.  Saremo in 13,  all’interno di un treno verso Cracovia e poi Auschwitz.  Compongo e disfo,  secondo regole del puzzle, oramai a me note e  collaudate, e continuamente,  riadattate,  uno zaino, tanto  ingombrante quanto i pensieri che si affollano e intasano vecchi  circuiti “neurini”.  Questo si,  quello no,  utile si,  indispensabile anche. La possibilita’ di pensare,  di fare una lista,  diversamente da altre,  tristemente note.  La comodita’ di un viaggio,  una cuccetta,  dove sgranchirsi,  e “fiatare” e rifiatare e fare silenzio. Il contrario di tutto cio’ che è  stato.  Non tutto è così semplice,  anche nel fare questo zaino per questo viaggio.  Tornare in Polonia dopo tanti anni. Emozioni,  proprie e altrui. Mie,  e degli dtudenti. Armonizzare parte cognitiva ed emozionale,  conoscenza dei limiti,  bisogni,  diritti propri e altrui.  Quale impatto emotivo? Adeguato? Quello o lo scrivente? Manca l’agitazione,  che educatamente  si è  alzata per far pisto alla  posto alla consapevolezza.  Era da un po’ che volevo fare e rifare mia questa esperienza,  in condizioni diverse dall’altra,  sempre mia,  nel giro dell’est… forse il tempo,  gli anni,  o l’estate,  occhi azzurri e verdi e capelli d’angelo,  soffici al tatto per la felicita’ dell’olfatto.  Non so… le lancette corrono,  corrono,  corrono. Tra poco oggi sara’ già domani,  una notte soltanto,  diversa da La Notte” di  E. Wiesel.  E si parte. Appello,  senza lista,  cuccetta per sdraiarsi,  acqua e viveri… senza soste. A parte il cambio mezzo. Al Brennero.

E da li,  i binari saranno identici,  e da li,  ognuno portera dentro di se un testimone… con un forte senso di responsabilita’.

Giornata della memoria

torino-p-castello-25-1-2015-foto-borrelli-romano27 febbraio. Fa freddo. Non nevica. Corro,  come ogni anno,  in edicola. Compero e sfoglio i quotidiani . “La giornata della memoria”. Tutta la settimana l’ho dedicata al ricordo, alla memoria,  di cosa è  stato,  affinché non si ripeta. “Mala ed Edek”,  “La notte”,  “Oltre la cenere”,  “Se questo è  un uomo”,  “La tregua”,  “I sommersi ed i salvati”… Una introduzione, la  lettura collettiva  dei passi sottolineati. I concetti chiave. I 6 milioni di ebrei uccisi,  gli esclusi,  i non ricordati,  omosessuali,  zingari,  disabili,  oppositori politici,  campi,  lager,  escaletion di concetti,  esclusione,  emarginazione,  ghetto,  drportazione,  annientamento,  soluzione finale. Notte dei cristalli,  leggi razziali. Due ore sono davvero poche. Occorre ricordare. La campana non suona per il momento di raccoglimento. Una studentessa dell’Istituto scrive, una mail,  a tutt*,   un suo elaborato: e’ lei quest’anno la campanella. Lo leggo e rileggo. Mi piace.

 

Eccolo:

UN VIAGGIO CHE CAMBIERÀ LA MIA VITA

“27 Gennaio, Giorno della Memoria. Per non dimenticare. Per non scordarsi di un passato triste, angoscioso, di disperazione, ma soprattutto di rabbia. Rabbia, che ho io in questo momento mentre scrivo, perché non comprendo chi ha voluto che tutto questo avvenisse, non concepisco chi è riuscito a sterminare una popolazione mettendo un ordine di lavoro davanti alla vita di una persona che è il dono più importante che si possa avere. Non mi faccio capace della forza e della fermezza con la quale queste persone uccidevano senza avere un minimo di pentimento e di rimorso. Non capisco con che coraggio si possa arrivare a ridurre una persona come se non fosse e non valesse niente.
Quest’anno per ricordare questo evento, ho deciso di partire per rivivere un’epoca ormai distante dai giorni miei, ma che poi così lontana non è. Ho voluto fare il biglietto del treno per una meta dove c’è stato tanto dolore, tanta sofferenza e tanto terrore.
Ho scelto di andare fino ad Auschwitz, perchè vorrei poter mettere in gioco tutte le mie emozioni. Vorrei cimentarmi in quest’avventura e provare ad osservare la vita con occhi diversi dai miei, ovvero quelli della paura. Vorrei sentire il dolore in maniera intensa e profonda per poter provare almeno per un momento la sofferenza di tutte quelle persone. Vorrei poter capire come si sentivano, quali erano i loro pensieri e i loro sentimenti in quel periodo buio che mai più nessun essere umano deve vivere, perché non lo merita. Voglio portare il calore che non c’è mai stato e il colore in quella terra che per anni si è servita solo del bianco e del nero, non provando mai ad osservare le varie sfumature.
Sono sicura che questo viaggio mi renderà più ricca interiormente, saró capace di rendermi ancora più rispettosa nei confronti delle unicità di ciascuna persona e tornerò in Italia cambiata nel modo di pensare e di vedere le cose, perchè sarò segnata per sempre da quest’esperienza che mi insegnerà a vivere diversamente”. M. V.

27 Gennaio Giorno della Memoria

Immag000[1]Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’ Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

DSC00161Per non dimenticare. Per non ripetere.

In omaggio a quell’evento  e a commemorazione di tutte le vittime della Shoah, che il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria. Da quando, nel 2000, la giornata del ricordo è stata istituita per legge.

Per non dimenticare.

“27 Gennaio: un minuto di silenzio, ma per tutta la vita”

Oggi ci sarebbero molte cose da commentare, notizie, articoli, previsioni. Eppure, il ricordo, il suono della campana avrebbe dovuto suonare per tutti, facendoci fermare: per riflettere e ricordare. Il mio ricordo va al viaggio da me effettuato tanti anni fa nel cuore della Polonia, ad Oswiecim, nel campo di Auschwitz. Eravamo tantissimi, incontrai tanti volti, ragazzi e ragazze e quasi tutti ci ritrovammo piangenti, abbracciati l’uno all’altro. Era d’estate, e quindi neanche lontanamente provammo un “pizzico di freddo” da rendere solo vagamente l’idea di cosa avesse potuto significare”: la deportazione e l’olocausto di milioni di uomini donne e bambini.

Alcuni libri sull'olocausto
Alcuni libri sull'olocausto
Arrivammo dopo un viaggio, in bus, durato pochissimo, essendo partiti da Cracovia; ognuno col suo posto e quindi neanche lontanamente ci sfiorava cosa avrebbe potuto essere “un carro bestiame”. Eravamo tantissimi, tanti bus, che forse, seppur privi di aria condizionata, avevamo comunque i finestrini…quindi neppure lontanamente immaginavamo cosa avrebbe potuto essere un viaggio al buio. Avevamo, noi, tutto. Loro, l’ignoto. Li abbiamo pianto, tanto.
Condivido l’articolo di Liberazione di oggi,: “Se c’è chi dice che l’orrore non ha un volto dovrebbe, almeno una volta nella vita, venire qui, nel cuore della Polonia…Quando il 27 gennaio del 1945 vi entrarono le truppe sovietiche, nel lager erano già stati uccisi più di un milione di esseri umani. I soldati trovarono cadaveri accumulati come legna e montagne di scarpe, occhiali, tonnellate di capelli che servivano per fabbricare sacchi, centinaia di valigie che i deportati dovevano abbandonare all’ingresso. Quegli oggetti ora sono li a raccontare una storia che è quella di tutti noi”.
Ricordo ancora “un reading” di qualche anno fa al Circolo dei Lettori; un pomeriggio ed una sera a leggere il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo. Ognuno di noi leggeva una pagina….terminò in tarda serata.
All’uscita dal lavoro ho provato a sfogliare alcuni libri sul tema, e poi, all’Istoreto:
Istoreto
Istoreto
posto che, spesso, lo trovo essere accogliente, come una casa. Un posto che aiuta a riflettere.
In ogni caso, da oggi, per favore, un minuto di silenzio.