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Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

Puntine di “classe”

20141124_180011Probabilmente uno degli ultimi posti in cui “resiste” la bacheca, nella sua versione piu’ classica, e’ la scuola. Quante difficolta’ nel reperire poi le famose “puntine” da bacheca scambiate spesso, ora dai ragazzi, ora dai bidelli,  per altre puntine, quelle per pinzatrici,  utili per “cucire” piu’ fogli. Quante volta davanti alla bidelleria si palesa un ragazzo a chiedere delle puntine senza aver compreso bene se quelle per bacheca o quelle per la pinzatrice. Innescando cosi un via vai comico piuttosto  prolungato. Bacheche. Puntine tolte da una parte e aggiunte in un’altra, fogli penzolanti e fogli della bacheca sindacale rafforzata.  Oggi, spesso, l’immagine e’ abbinata alla rappresentazione di un “wall” di social network, facebook: uno sfogatoio personale, un viva o un abbasso, un link, di una canzone o di un libro. Come in questo caso, “Un gatto nel cuore di Torino“.Gatto nel core di Torino. Foto, Romano Borrelli

Ma le “puntine” di classe, fortunatamente,resistono, soprattutto in altri ambiti, soprattutto quando rendono noto un qualcosa di importante, uno scritto, una circolare, un appuntamento. “Una puntina“di un qualcosa, un sovrappiu’. Anche Laura Morante, (tanto per restare sulla “piazza”, ovvio, la nostra torinese, in “tempo”di e per TFF) in una scena di un film, ricorreva all’immagine di una puntina di un qualcosa, capace di esaltare il prodotto (era la pasta al forno Esaltata da una spezia?). Altere volte, le puntine, sono di invidia o di ironia. In questo caso, quello di Juri, una puntina di “classe” (Da sempre la stessa, con coerenza. Una delle classi che ci puo’ permettere di ripetere). L’altra puntina o (puntine), la aggiunge il suo nome, la sua storia.

Torino da qualche giorno e’ un concentrato di profumi, di “pizze” restaurate, di CioccolaTo’, di “pane e di stelle”, ma una puntina di profumo, di odore di stampa fresca, di cultura non fa altro che renderla ancora piu’ attraente, la nostra citta’. Dalla macchina di Juri un profumo di stampa fresca e di cultura si spande velocemente nel cuore di Torino. Un gatto, dall’altra parte, osserva i movimenti.

Oggi, con “puntine di classe” vorrei segnalare un libro, scritto da un amico, che di Torino ne conosce abbastanza. Non solo una “puntina”. Abbiamo preso un caffe’, davanti al Comune di Torino (avrebbe potuto essere anche casa sua) presso la Casa del caffe’. Entrambi abbiamo visto  passare dalle vetrine del bar “puntine” di ricordi e le nostre puntine di ricordi personali: i suoi, affidati ad un gatto, nel cuore di Torino, i miei, al cuore, questo organo striato che pulsa di storia, di molti, quella di L. e  M. Come di tanti altri. Salutato Juri, mi addentro in altra storia, e data l’ora tarda, mi affretto nella ricerca di 90 lire, il costo di una corsa notturna. Mi serviranno per l’emissione del biglietto sul 50….Torino, di notte e’ davvero bella.emettitrice atm Anche sperimentando la “solitarieta” del viaggio (si, si, solitarieta”, qualche riga prima, scrivendo di classe, avrei detto, solidarieta’, di classe o semplicemente, solidarieta’. Ma da un po’, viaggio da solo, se per necessita’, piacere, destino, chissa’, ma non e’ uno stato d’animo, semplicemente il, fatto che nella pancia di questo bus, voglio inserirci una storia nelle storie). Anche questa, come quella del gatto, è una storia “vera”. E allora, il cuore, presente, la storia, (soprattutto) non rimane a quest’ora,(insieme a dieci lire di resto)  di scovare una panchina…ovviamente, nel cuore di Torino. Per una buona lettura e una buona scrittura.Torino, Piazza Vittorio, novembre 2014. Panchina. Foto, Romano BorrelliIn “solitarieta”.

Sono qui per scrivere in questa bacheca il lavoro di Juri Bossuto: ” una storia vera”, Editrice Il Punto. Piemonte in Bancarella. Auguri, Juri.

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100 lire, biglietto due corse. Novanta, la notturna. Buona corsa a tutti

Torino 20 novembre 2014, Luci d'Artista, foto, Romano BorrelliTorino. Un pomeriggio novembrino. Dopo la maratona, una breve “corsa”, un viaggio. Una “radiografia” di un giorno, per una storia. Foglie gialle, rosse e di ogni altro colore, formano un arcobaleno sulla terra dai colori variopinti, un arlecchino fuori tempo e fuori dal tempo, un  bellissimo tappeto, sul manto stradale e sul terriccio di questi giardini che si frappongono fra scuola e scuola. E sotto i miei piedi. Alcuni sentieri sono ben disegnati e raggiungono “piazze” perimetrate da panchine affollate da individui di ogni età. Nonostante il tempo. Calcio, letture, (qualche giorno fa, per la gran pioggia, potevano essere due, i libri,”Capitani coraggiosi” e “Una questione privata”), quotidiani e “pet” i temi dominanti, ma anche l’amore ha sempre il suo dire oltre che il suo fare. Dire, amare, baciare, lettera e…testamento. Vecchio o Nuovo. “People”  che si godono le scarne gioie novembrine, fatte di pallidi soli, veli di nebbia e queste vie che rappresentano un quadro fedele della natura. Sole pallido, prime nebbie, e chi cammina riempie il circostante e l’atmosfera con il suo alito caldo. Chi espone il viso al sole e chi cerca di ritrovare, o trovare quell’ energia che accende il fuoco interiore e che fa camminare e ballare all’ insegna della fantasia, creazione, ispirazione.  Ma restiamo alla lettera e al suo corpo.  Su di una panchina una  coppia legge un “buongiorno” ormai divenuto presto un  “buonasera” di  un ieri divenuto a sua volta oggi e domani: “Così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno” .  Per fortuna. A leggere i giornali sembrava, o sembra, che l’unico legame possibile fosse quello del cemento, che continuamente, ingordamente, si è mangiato e mangia bellezza.  Resistono altri legami… I sentieri, vie in riduzione, non si “impennano” come talvolta accade in alcuni grandi  giardini. Solo una decina di gradini fra il manto stradale e i giardini stessi. Un rialzo di un metro e mezzo. Torino 21 novembre 2014. Giardini del centro. foto, Romano Borrelli I pensieri, invece, questi, si che si impennano. “Attenzioni distratte”  avevo letto da qualche parte. Il tappeto di foglie  è appiccicoso e qualcosa finisce sempre che te  lo porti dietro, volente o nolente.Torino 13 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Un souvenir. Questione di fortuna. O di sfortuna. Il più delle volte, è solo residuo di… qualche foglia che ha deciso di lasciare prematuramente le “sorelle”, affacciate ancora sui rami, per vedere cosa si dice quaggiù dopo mesi di “lassu'” sugli alberi.  Pensieri che si impennano, dicevo e che col tempo, forse, si appannano anche un po’, complice i primi freddi, le prime nebbie. Talvolta basta poco, per risvegliare antichi  e recenti amori. Una musica, composta con poche lire, anzi, pochi centesimi. Un viaggio, una corsa.  Dopo la maratona, una del tutto diversa. “Una corsa sessanta lire, due corse cento lire. 90 il notturno”.  Per restare nel piattino e nella storia, nel piattino di un caffe’.  Nei pressi del Comune di Torino,Torino 21 novembre 2014, davanti al Comune. Foto, Romano Borrelli dove L. lavorava, come impiegata. E cento lire, erano proprio quelle che M. girava e rigirava tra le sue dita, ben impresse sui bus di quel periodo, famosi elefanti cui tirare le orecchi ogni qual volta transitava in quei pressi. Per M., una “donna” nel cerchio della vita. Cento lire…chissà…Nei fine anni ’70 torinesi,  girati e rigirati tra le mani,(anni e lire) una domenica, di di festa, per raggiungere L.Torino, via Roma, musica con poco, ecologica, foto, Romano BorrelliGirare per Torino, sul 50, o sull’8, via Milano, Porta Palazzo,Torino, 21 novembre 2014. Porta Palazzo di sera. Foto, Romano Borrelli Barriera. Torino, Luce nella luce, fatta di luci, ieri come oggi, luci  di ogni provenienza.Torino, Porta Palazzo di sera. 21 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliOggi, invece, una corsa a piedi è più che sufficiente. Le monete sono un optional e cosi pure i biglietti cartacei. Il resto, viene incontro da sé, con musica e fantasia.  Secchi vuoti e mani e ritmo e un cappellino per vincere il primo freddo e convincere i passanti che la buona musica si puo’ fare, anche a basso prezzo. Basta poco, un po’ di musica, qualche luce, buona luce, e il richiamo di un qualcosa di dolce e il più è fatto. Tutto torna, tutto ritorna, le nebbie si dissolvono e quel qualcosa di appiccicoso che era avvolto nella nebbia si ridesta e si risveglia. Il pasticciotto a Torino, foto, Romano BorrelliAl centro del pensiero, il cuore del tema, la dolcezza del discorso in vetrina, diviene il pasticciotto. Un pasticciotto al Nord, a Torino. E tutto si impenna, compresi i ricordi. Basta davvero poco. Un “lettore”, le cuffie nelle orecchie, e una, dieci, cento volte una musica da ascoltare per restare avvolto nella grande bellezza di un pezzo che scalda come un sole che feconda il mare e che sa di Salento.

Cento lire, due corse. Novanta lire, una corsa notturna. per gentile concessione, a Romano BorrelliE a guardare queste luci,  questo è il costo della mia corsa. Bip. Con gli auguri di una “buona corsa” a tutt*. Una corsa, due corse o notturna.

Buonanotte, Torino.

Per quanto mi riguarda, un blocco, una penna, una macchinaMacchina da scrivere. Foto, Romano Borrelli da scrivere, con ottantacinque volte voglia di scrivere, una panchina Torino, 21 novembre 2014. Panchina. Giardini, centro. Foto, Romano Borrelli.e…90 lire, per una corsa nella fantasia, nella immaginazione, “sorella della menzogna”…e quando ancora giorno si fara’ un ritorno certamente sulla panchina non manchera’. Il sole, novembrino, sapra’ vendemmiare i giusti ricordi e le belle letture…

“Uno straordinario mezzogiorno di gelo. Scintilla il sole in ogni cristallo di neve. Non tira vento, non c’e’ una nuvola. Su una panchina del viale e’ seduta una coppietta. “Io vi amo”, mormora lui. Sulle guance della ragazza si accendono amorini rosa. “Vi amo”, procede lui…”La prima volta che vi vidi capii per cosa vivo, conobbi lo scopo della mia vita!o una vita con voi, o il non essere assoluto…”(Anton Cechov…Del piu’ e del meno…).

Buon compleanno Dostoevskij

Torino. Stazione Porta Susa. Foto, Romano Borrelli

Dentro “questa balena” , Porta Susa, che non assimila quasi nulla perché tutto transita, dai treni alla metro, alle persone, mi  soffermo davanti ad un numero, che non è e non puo’ essere un binario. Da qui, tutto passa velocemente, come il vento. Torino Porta Susa. Ai binari. Foto, Romano BorrelliUn otto. Qui dentro, in questa “epa”  di vetro si sta bene, al riparo dalla pioggia, in piedi a leggere attentamente oltre questo numero. Sui balconcini, gente in attesa, davanti ai bar, in fondo l’edicola e da questa parte, la metro e un’entrata che non è ancora tale. Torino, stazione di Porta Susa e metro. Foto, Romano Borrelli.

Inevitabilmente, dopo il lavoro, la passione di riappropriarsi del proprio tempo è forte, incessante, battente, come questa pioggia, che riflette sul selciato luci di ogni colore. La penna ripercorre l’itinerario solito: caffè, casa, casa del caffè, ottovolante, comune…….e una bellissima storia da pettinare o da pattinare. O forse, realisticamente fantasticando, pattinarci su…Non importa. Il fatto è che tra i rumori, un pensiero e l’altro, gli appunti vari presi su qualche blocco con una matita ormai al termine, (come questa giornata),  avevo quasi dimenticato di fare gli auguri ad un amico. Eppure in questo “sottosuolo”, avrei dovuto ricordarmelo. Ne aveva 27, quando quella scrittura “fu statuto” e oggi, purtroppo, non mi son ricordato nonostante tutto parli di lui, di te, con queste panchine, quelle reclamate e quelle avute insieme alla sedia col posto d’onore che hai sempre meritato. Gli umiliati, gli offesi, i castighi subiti, i demoni… La tua personalità…

Li ho sfogliati tutti i tuoi libri. Anzi, li ho studiati, perchè i tuoi libri, non si possono sfogliare. Si devono evidenziare, sottolineare, ricordare, vivere…

Non dovevo dimenticare, almeno in questa città, Torino,  dalle notti bianche. E notti bianche, chissà a quanti e quante ne hai regalate. Assolutamente, non dovevo. Eppure, Le notti bianche…”Ma lo hai ancora quel libro che parlava un po’ di tutti noi?” Si, perché questo, lo si sente spesso, da chi lo ha letto e da chi ha fantasticato una vita per realizzare tutta la fantasia in un solo giorno, anzi, in una sola notte. Un libro da bere, tutto di un fiato, al mare o chissà dove …penso, salito con la fantasia sul tram 8, o sul 50, in quel periodo, a librarmi, su Torino pensando  che…Le notti bianche poteva essere un libro che L. teneva in mano e che di tanto in tanto, nei suoi momenti di pausa sicuramente leggiucchiava, sorseggiando il suo caffè, tra il passaggio di un 8 e l’altro, in attesa che tutto…………

Chissà come era quella Torino vista da dietro le vetrine di quel bar…vicino al Comune. Chissà come sarebbero stati descritti i tuoi personaggi, chissà come li avresti vestiti, quali ossessioni…Torino 12 novembre 2014. Il Comune. Sotto la pioggia. Foto, Romano BorrelliEcco, mi stavo perdendo ancora una volta, giuro non lo faro’ più.

Forse mi sono distratto o lasciato distrarre dai colori. Colori, persi e ritrovati, colori che non piangono e non si perdono, colori della nostra città.Torino, cortile Valdocco. 11 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Colori e fiori, sempre belli e presenti, in ogni stagione. Torino, 14 novembre 2014. Giardini. Foto, Romano BorrelliAllora, tanti cari auguri, Fedor Dostoevskij, buon compleanno e grazie per tutti i bei personaggi  che mi, ci hai, regalato insieme al “bel tempo” che ci hai donato.  Anche fosse solo “per una notte” o “per poche notti”…

 

La “storia” sul piattino…

Torino, 8 novembre 2014. Piazza Cln, foto, Romano BorrelliEsiste qualcosa che “accomuna” l’archeologia con la psicologia e la storia. Scavare tra Torino, 8 novembre 2014, foto, Romano Borrellireperti archeologici e, o, scavare, nel senso buono del termine, con la massima libertà, (di chi si lascia scavare), delicatezza, attenzione, nelle persone, per la seconda. Relazionarsi, mettere a fuoco, inquadrare, esporre quanto inespresso. Talvolta, nel gioco delle lettere, entra in scena una vocale e da scavare, la parola, diviene scovare, che è lavoro e patrimonio dello storico. Per il gioco delle “aste”, “stanghette” ,”punteggiatura” , “maiuscole-minuscole” poi, la S maiuscola della storia si trasforma in storia, o storie, di gente comune, che solo superficialmente appaiono insignificanti ma che tali non sono. Ogni persona che incontriamo rappresenta un dono. Sta poi a noi approfondire l’altro, che è in noi. E migliorarci. Magari “abbattendo” altro tipo di …”muro”… 25, 28, 28, 25….Berlino. Il muro, cosa resta. Foto, Romano BorrelliBerlino, Foto, Romano BorrelliBerlino, il muro. Foto, Romano BorrelliPensavo e scrivevo questo,  a commento di uno scritto, proprio nel momento esatto in cui “calpestavo” il simbolo della nostra città: il toro.Torino, 8 novembre 2014, foto, Romano Borrelli (2)

Torino. una città che contiene tutta l’arte, in un fine settimana. “Artissima”, “Paratissima”, “bellissima”,  Torino. Sembra uno spot di un’acqua e invece e ‘una Torino “tutta da bere” diversamente, in una notte bianca. Dell’arte. La città in cui “Io lavoro”.  La città dei fiumi, delle luci, degli artisti e delle luci d’artista.Torino, 8 novembre 2014, via Roma. Foto, Romano Borrelli

Un carnevale di colori, odori, profumi e storie che si incontrano e incrocianoDecido per un caffè e  ovviamente, come capita da qualche giorno, mi reco presso “La casa del caffè” o presso la fabbrica di una storia. O nella storia dell'”otto volante”. O nella storia che transitava da qui, su un bus 50, dalle orecchie “grosse”, mica fini”,  grandi al pari di quelle di un elefante. Orecchie “tirate e chiuse” da un autista atm in maniera  tale da non fargli percepire le storie che  si consumavano nel suo corpaccione da pachiderma arancione. Le viveva e ci vivevano, li sopra, inglobandole, ma con discrezione.

Sono quasi all’entrata del bar. Poso la mano sulla porta destra. Quella sinistra è contrassegnata dal divieto d’accesso. Come una porta girevole.  Però quale combinazione! Un gesto nel presente e un gesto nel passato: l’autista atm che abbassava il finestrino con la sinistra per “attrarre” a sé “l’orecchio elefantiaco” del 50 e la destra sulla ciambella!  Nel presente, con la destra spingo la meta’ di una porta e con la sinistra apro e richiudo la mano a mo di pugno: “ciao ciao”, a chi e’ qui e a quanti prenderanno vita nella fantasia e si materializzeranno da un semplice ” succo di penna”. Conosco cosa troverò e chi incontrerò, prima, dopo e durante il caffè.  So anche che nel “piattino” che mi verrà posto sul bancone al termine del caffè non ci sarà solo una ricevuta,  lo scontrino, di quanto avrò consumato. Quel che mi verrà restituito  sarà molto più di un buon caffè. Una ” chiave” per “scovare” storie. 

Il cielo su Torino è stellato. Torino, 8 novembre 2014. Luci d'artista, via Roma. Foto, Romano BorrelliE così doveva essere quando qui si incontravano M. e L. a sorseggiare il loro caffè, cappuccino e masticare qualche cantuccio, lontani dagli affanni del mondo, seduti in questo piccolo grande mondo: il loro.  Li immagino, seduti, prima o dopo il lavoro. E quando era “dopo”  un carezza non mancava mai. Al cane che era in compagnia di chi vendeva, a due passi da qui, informazione, con “Stampa Sera”.  E loro? Lei, dolcevita, bianca, capelli neri, fin sulle spalle, una forcina per unire e tenere lontane crisi, zero trucco e due orecchini in perla bianca piccolissimi che ne incorniciavano il tutto, ovvero, la storia.La loro e con quella, gli anni ’70, ’80, torinese o italiana.  Lui, bhe, lui, riesco ad immaginarne solo gli occhi: da innamorato. Vicini e vicinanza di luci, d’artista. Perche’amare e’ una cosa semplice, ma anche un’arte. Vicinanza perche’  illumina e non acceca. Alla ricerca di una qualche chiave anche loro, per “entrare” nella casa adatta ai  loro sogni.  O di una forcina, tra i capelli, per i capelli. Amore.In costruzione. Guardarsi negli occhi e ascoltarsi. Per scavarsi vicendevolmente e scoprirne desideri, stati d’animo, psicologia e costruire così una grande storia. La storia di M. e L. ovattata, messa al riparo da altre che prendevano piede li vicino. Storie che si costruivano all’aperto, ma diverse da quelle di L. e M. Ma l’amore puo’ fare a meno del troppo capire? Storie all’aperto, un po’ “gonfiate”, tra chi domandava e chi offriva.

Il Lunedi mattina, infatti, in quella  piazzetta, che profumava come le erbe, si teneva il “mercato dei bugiardi“. Ma non era “Piazza delle erbe?” Non era qui su quella piazza che esisteva una erboristeria, una gastronomia, una sartoria? Non era forse qui che chi cercava lavoro poteva anche trovarlo? Certamente, un “piccolo sud” dove  lavoratori e padroni si “incontravano, amplificando molto fra competenze e paga promessa. Incontri, scontri, promesse verbali in piazza…mozioni, interrogazioni, interpellanze in altra piazza. Tutto “in comune”.  Quelle più belle, probabilmente, avvenivano proprio in quel…cantuccio del bar. La casa del caffè eletta loro domicilio: la casa del loro amore.

Tra un pensiero e l’ altro, non e’ che per caso mi sono perso Novelli mentre usciva?

Bhè, bellissima  Torino, si è fatta sera e l’appetito si fa sentire…………..Buon appetito. In piazza Solferino,Torino 8 novembre 2014. Piazza Solferino. Foto, Romano Borrelli si mangia.Torino, 8 novembre 2014. Piazza Solferino. Foto, Romano Borrelli

Viaggio nella storia di un..”Otto…volante”

Torino in...bici, per le vie del centro. 6 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliTorino, 6 novembre 2014. Bar Casa del caffè, Giancarlo e Gaetano, foto, Romano BorrelliSempre per quel  suo corso naturale del “rimettere tutto in equilibrio”… da parte, o dalla parte,  della natura… mi son reso  conto di aver menzionato due baristi ma  documentatone uno soltanto, e cosi, ecco che durante la giornata una irresistibile voglia di cappuccino, caffè e cantuccio prendeva il sopravvento e  bussava alle porte dello stomaco e della pancia  realizzando presto  che in realtà non era il desiderio di cose buone da assaporare, o quel senso di fame, quanto tornare sul luogo e ristabilirne l’ordine. Delle cose.  Per la par condicio…Ecco ai lettori i due baristi della Casa del caffè. (Giancarlo e Gaetano). A ripensarci ancora meglio, non era l’urlo dello, stomaco che reclamava “cose buone dal mondo” facendo il verso ad una nota pubblicita’ di quegli anni, ma, come ho avuto modo di appurare, “era l’urlo ”  che aveva dovuto cedere il passo ad un tram che precedeva”. O forse un pizzico di gelosia, dato, che dall’otto, volante, mai e poi mai il, conucente del mezzo avrebbe tirato “l’orecchio” per passare sotto il portico. Di quale otto, volante si sta scrivendo,, bhe, un pochino di pazienza Con l’obbligo di tornare nella casella principale. Nella casa, del caffe’. Il caffè, come sempre, che poi è solo ieri ma sembra una vita, delizioso. L’acqua, il piattino e  il cantuccio nel cantuccio. Entrato oramai in confidenza, su di un piattino a parte mi vengono servite lettere, scritte, imbucate e  venute da lontano per confezionarne altre con il “succo” della penna. Si, venute da lontano, proprio come un Papa. In quelle lettere  ci ho visto fili di storie, “fili di trolley” (a volte non ci si pensa troppo su quel che si dici, meglio, scrive) ovvero, tram, di quando era trolley e non pantografo. Su quel piattino non c’era solo il potenziale filo di un racconto che viene da lontano, ma un mondo intero da esplorare e un po’ da inventare.  E sul piattino che ci trovo?Torino, 6 novembre 2014. Giancarlo e Gaetano, presso bar, Casa del caffè. Foto, Romano Borrelli Storie ricche di di contenuto, contenuti, pensieri, pensiero. Storie stratificate, ricche di profmi e di odori, complice il mercato, a due passi da qui. Anzi, due mercati, particolari, il secondo, Porta Palazzo. Otto lettere, come il numero del tram che passava da qui, sotto al porticato, in modo alterno al bus 50. In questo caso, mai, il conducente del tram avrebbe tirato  le orecchie all’automezzo, tantomeno mai avrebbe abbassato il finestrino. Talvolta, poteva capitare di peggio, quando il “trolley”  lasciava il suo filo del “ragionamento” e proprio non ne voleva di stare in sede.  In queste occasioni, rarissime volte. poteva capitare il tranviere arrestava l’automezzo, saliva sulla scaletta e con un ferro, ricomponeva il tutto, sempre pere quel rimettere il caos in ordine. Ed era in questi frangenti, che un occhio svelto e sveglio avrebbe potuto intravvedere  M seduto in uno dei sedili posti davanti al bigliettaio. Ne i suoi momenti liberi, e quando il tram effettuava la sua sosta, proprio davanti la casa comunale, da dentro, il palazzo, si sentivano  fuori urla e schiamazzi dei tanti “rossi” e “bianchi“. M  lo si notava andare su e giù, felice,  sull'”otto” volante dell’amore . Due fiori avrebbero posto una buona ipoteca per una altrettanto buona giornata. Sicuramente  L. sarebbe stata orgogliosa di lui. E già, perché così come nel nostro Belpaese esiste l’autostrada dei fiori, così a Torino, negli anni 70 esisteva la linea del tram numero otto, quella che conduceva, trasportava, eesaltava come in un giro di giostra anche  innamorati diretti  al mercato dei fiori.  E guarda caso, il passaggio del tram avveniva  proprio sotto questo piccolissimo porticato. Quante storie son venute fuori da quel piattino. Un piattino della bilancia ricco di cose buone. Storie lette, rilette, pensate ed immaginate. Tante che ormai è buio. Nonostante il ritorno a casa ma resto con la testa immobile e ferma in quel cantuccio a divorare quelle storie e sorseggiare quel caffè…Di oggi e di quegli anni.

Oggi, una bicicletta, poggiata contro il muro. Dentro il cestello, i fiori.Torino 6 novembre 2014, foto, Romano BorrelliMa  se fosse lui stesso, M., un fiore che consegna se stesso all’amore? Bella storia.Torino, 8 novembre 2014. Corso Galileo Ferraris, foto, Romano Borrelli

Buonanotte, Torino.

Dopo il 50…andata e ritorno e “Casa del caffe'”

Torino, via Garibaldi. 5 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliDavvero bella Torino di sera. Stupenda. La frenesia, la corsa, gli uomini e le donne, prendono le strade del riposo, dopo la fatica, meglio, la scala mobile verso il tunnel che riporta e riporterà ancora e ancora stanche membra verso casa, verso gli affetti. Bello il colpo d’occhio su questo spicchio della nostra città che da Piazza StatutoTorino, 5 novembre 2014. Piazza Statuto. Luci d'Artista. Foto, Romano Borrelli, via Garibaldi spazia fin verso la collina. “La pancia” della città accoglie o raccoglie quanta più gente possibile, anche lì sotto, apparentemente statica, ma in movimento. Quanta memoria in quel “sottosuolo.” Nella nostra metro sabauda, in riduzione, e con il nostro metro sabaudo, talvolta diffidente e “per sottrazione” riesce proprio difficile immaginare passeggeri in piedi, a grappoli, come accade in quella di Milano o Roma….forse perche’ “caratterialmente” veicoli più…stretti, ma non per questo, distratti. Chissa’.Torino, Porta Susa. 5 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Movimento. Minuto dopo minuto la città si svuota. Così ad un occhio superficiale e disattento potrebbe sembrare, perché in realtà l’altra scala mobile è ligia alla legge del sistema dei vasi comunicanti e difatti ne  “scarrozza” fuori tanti quanti ne “ingoia”.  Il ricambio è continuo. Popoli  che si sfiorano, si scrutano, si annusano. Sotto terra, vita. Sopra terra, idem c.s. Una festa itinerante continua. Poco distante da qui c’era “la terra”, la montagnola, gli alberi, una strada, un ponte che congiungeva Porta Susa a corso Inghilterra.  Un giardino, dove, in primavera, quando alcuni  non utilizzavano  il bus 50, M. e L. ,si fermavano a godersi il fresco della città, all’ombra di qualche albero, prima di ritornare ai propri affanni: i libri lei, dopo il 46, la caserma lui, dopo il 10. Porta Susa era li vicino, a vigilare quell’amore. Di tanto in tanto il rumore di qualche treno sbuffava e richiamava alla realtà, interrompendo sogni e il gusto del miele. C’era anche chi,  lungo il binario tronco 1 di Porta Susa attendeva romanticamente (in compagnia di qualcuno) il “proprio treno”,  quasi mai in orario, a dire il vero, seduti su quell’unica panchina, in attesa della littorina…Il fatto e’ che per i primi, i numeri andavano e tornavano e oramai li si poteva riconoscere dal numero seriale, che erano sempre gli stessi a compiere l’identico tragitto da capolinea a capolinea, fino al termine del loro servizio che era a notte   fonda ma anche alba. Persone come le mosche, rade, poche, che col freddo, si perdono sempre e non lasciano più traccia. Poche ore e la citta’ si sarebbe messa (rimessa) in moto come il giorno prima…Ora pero’ l’orologio segna’ l’una e trenta…Poca voglia di dormire e tanta di leggere e studiare ma anche di vedere a quest’ora della notte cosa succede in citta’, o cosa succedeva o sarebbe successo nei ’70 a Laura e Mario. Una donna e due uomini corrono (come si vede, e io vedo, non hanno dovuto aspettare, loro, l’alba, per mettersi, o rimettersi in moto), sciarpa intorno al collo lui e guanti lei, l’altro ha addirittura delle ginocchiere. Ma io ho voglia di prendermi  l’aria fresca torinese addosso, che in questo periodo e’ sempre a buon mercato, girovagare, allungare qualche spicciolo e comprare La Stampa, come accadeva qualche tempo fa, prima di quella on line, quando i venditori ambulanti erano davvero tanti e i lettori dei cartacei infinitiTorino, Porta Susa. 6 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli . Mi appoggio su questo cornicione della metro e immagino il pulsare della vita fra qualche ora, i ganci, fra l’uno, l’altra, i molti, i tanti. Poche ore ancora per il caffe e cappuccino…..”Domani è anche il giorno del volantinaggio, dell’unione tra i due, che non sono L. ed M. ma il movimento operaio e quello studentesco.” Intanto, in corso Valdocco qualche militante ha aperto gli sportelli delle bacheca, disteso i lunghi fogli di giornale all’interno di quelle, per poi richiuderle con una piccolissima chiave. La Stampa, L’ Unita’, la Gazzetta del Piemonte. Tra qualche minuto si disporranno le file, di due o tre saggi, e non solo, perché il posto in prima fila era per tutti, (prima della democraticita’ della rete) immersi nell’attenta lettura, di quella che era una antenata bacheca “social”. Per molti studenti della media Cesare Balbo quello era il primo incontro con l’informazione, fogli, sempre quelli, antenati del “Metro”o “Leggo” in distribuzione oggi presso le fermate della metro. La professoressa Morgan era sempre ben contenta di accogliere studenti in un periodo in cui l’informazione girava solo su due canali televisivi. Oggi, invece, “vola” e porta informazione oltre…la Rai, su di un filo della rete…di via…Cernaia.Torino, via Cernaia, Luci d'artista. Palazzo Rai. Foto, Romano Borrelli Alcune volte in “soccorso”, per sopperire alla carenza altre alla mancanza o poca voglia di fare ricerca. Riannodiamo pero’ il “filo” e stiamo al dove eravamo rimasti.

Per il momento, il rumore delle rotative, (in  quel, momento), andava. Odori, colori e profumi che cambiano…A proposito i profumi e odori, lasciamo che Laura e Mario, prima dei mastrini di lei, prima dell'”appello di lui, si gustino dolcemente un po’ del loro miele, cappuccino, caffe’ e qualche cantuccio, nel loro minuscolo cantuccio eletto a loro domicilio presso il bar “Casa del caffe'”.  In fondo, Giancarlo e Gaetano sono li che li aspettano, il primo da 52 anni, il secondo da 42. O forse sono ancora li tutti insieme…..

per quanto mi riguarda, bhe’, vado a dormire.

Buonanotte e…Torino buongiorno!!!!

Bar “Casa del caffè”. Dove transitava il 50 a Torino

Torino. Bar del Comune, foto Romano Borrelli

In molti mi han chiesto una foto e………..qualcosa in più sul bar “Casa del caffè” nei pressi del Comune di Torino e su una possibile storia  su Laura e Mario…ecco…….

Torino era avvolta nella nebbia.  Novembrina, come ora. Le ciminiere sullo sfondo, dove sopra, si inquinava, sotto, si produceva. La manifestazione studentesca si avviava verso il Teatro,  a due passi da qui. Di li a poco, a qualche isolato da qui, avrebbe dovuto materializzarsi il corteo operaio.  Capelli lunghi, baffi, barbe e pugni chiusi, tutti stretti in una piazza.  Ma c’era il tempo ancora per un caffè e un latte macchiato, accompagnati da qualche cantuccio, rannicchiati, in un cantuccio, accogliente, caldo e famigliare.  Al solito bar.Torino, 4 novembre 2014, bar Casa del Caffè, foto, Romano Borrelli Dall’altra parte, “la casa dei torinesi”. Di qua, “la casa del caffè”. Lei, L. era sotto il porticato, in attesa che il bus passasse, sotto il portico. L’autista rallento’ la corsa dell’ ” elefante” cittadino, arancione, carico di studenti e operai.  Abbasso’ il finestrino con la  mano sinistra e tiro’ a sé, con dolcezza,  il grande “orecchio” dell’automezzo. La destra era ancora immobile sulla ciambella. Interruppe la sua corsa, sull’asfalto e sulle rotaie, l’elefante, come ferito a morte. Ma solo il tempo di qualche secondo. In fondo, quella volta, tra le centinaia al giorno,  era andata ancora bene. Altre volte la sosta era seguita da 2, 3, 5, tra, tra, tra, era il freno a mano. Immobile, “l’animale” cittadino  si frappose fra i due: L, sotto la casa torinese, M. a far compagnia al conte. In quel momento, grigio anch’esso, non piu’ verde. Fu un attimo, per loro e per l’autobus”. O fu un attimo, causa autobus. Lentamente attravero’ il porticato. Appena fuori da quel   brevissimo tunnel , abbassò nuovamente il finestrino e con le stesse movenze di prima, rimise al solito posto l’orecchio dell’elefante. Tiro’ su il finestrino, e rimise anche la sinistra sulla ciambella. Riprese così la sua marcia.  In questi brevi secondi, l’attenzione di lui fu tutta su di un particolare. Il disegno di una mano, al fondo del  bus, in basso, a destra, e tra le dita, un pezzo da 50 lire. Un cerchio, anzi, due. La moneta e il simbolo. E poi, Atm, la madre di Gtt. Rovistò tra le tasche ripensando al caffè e al latte macchiato che avrebbero di li a poco consumato. Insieme alle quattro chiacchiere che la breve pausa avrebbe concesso dopo la parentesi domenicale trascorsa sui libri, mastrini e partita doppia. Per lui, invece, altre partite, altri risultati, altre cifre. Il 13, o il 12, continuavano ad essere sogni…Di qui a poco, un altro tunnel avrebbe avvolto nel grigio della città L. e M…nella casa del caffè del Comune di Torino….Torino, 4 novembre 2014. Bar Casa del Caffè. Foto, Romano Borrelli