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Tagli e ritagli, gli effetti della riforma Gelmini

SCUOLA PUBBLICA…LIQUIDAZIONE DI FINE STAGIONE

Mentre la maggior parte del Paese sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo, proviamo a ricordare quello che ancora attende la scuola (provvedimenti di durata triennale previsti dall´art. 64 della Legge Finanziaria 133/2008 Tremonti e perfezionato dai regolamenti della Gelmini).

Per l´anno scolastico 2010/2011…

Ø Saranno tagliati 25.600 docenti, suddivisi tra i vari gradi d´istruzione (ma solo nella scuola elementare ci saranno circa 15.000 alunni in più)

Ø Ci saranno 15.000 ATA in meno (e nel contempo si taglieranno del 25% gli appalti esterni per la pulizia delle scuole)

Ø Sarà eliminato il 40% (- 4.500) circa dei posti di lingua inglese nella sc. primaria (ma il Miur rassicura: sarà avviato per tempo (?) un piano straordinario di formazione e con 30 ore di corso si potrà insegnare nelle prime e nelle seconde classi!)

Ø Continuerà a calare progressivamente l´offerta di tempo scuola nella sc. primaria (nel 2010 meno ore per cl. prime e seconde)

Ø Sulla scuola secondaria si abbatterà la scure dei nuovi regolamenti con, tra l´altro, una riduzione corposa del tempo scuola.

Non solo le classi prime vedranno contrarsi l´orario settimanale: da settembre 2010 negli istituti tecnici anche nelle classi seconde, terze e quarte si dovrà ridurre l´orario settimanale da 36 a 32 ore.

Saranno penalizzate le materie che caratterizzano i singoli indirizzi di studio e nei tecnici e nei professionali, nonostante i proclami sulla “valorizzazione del metodo laboratoriale”, con i nuovi ordinamenti verranno significativamente tagliate proprio le ore di laboratorio, le più professionalizzanti.

Ø Proseguirà la politica di taglio delle risorse economiche

Si prefigura un altro anno di lacrime e sangue per la scuola pubblica.

E QUEST´ANNO COSA E´ GIA´ ACCADUTO ?

Sono state chiusi 322 istituti “sottodimensionati”, cioè formati da scuole con un numero di alunni complessivo inferiore a 500.

Sono stati tagliati 36.218 docenti e circa15.000 ata. Sono state eliminate 4.945 classi.

E mentre i territori perdevano le loro scuole e i loro insegnanti, la popolazione scolastica quest´anno ha registrato 37.876 alunni iscritti in più. E´ aumentato il numero di alunni per classe, soprattutto nella scuola superiore (fino a 32/33).

Nella scuola primaria si sono perse le compresenze, ore necessarie per portare i bambini nei laboratori, fare i progetti, uscire dalla scuola per le visite di istruzione, recuperare i bambini in difficoltà… Alle medie e alle superiori si sono perse le ore a disposizione ed è diventato impossibile sostituire un collega assente.

UNA SCUOLA SEMPRE PIU´ POVERA

I pochi finanziamenti, che arrivano sempre più in ritardo, costringono le scuole a chiedere contributi sempre più consistenti ai genitori per tirare avanti. Nel 2009 nessun finanziamento per il normale funzionamento è arrivato alle scuole e poche migliaia di euro arriveranno per le supplenze e le attività.

Ogni scuola vanta crediti cospicui nei confronti del Ministero: si va dai 70mila euro ai 150/200mila di finanziamenti promessi, ma mai arrivati, alle scuole che hanno così dovuto anticipare con la disponibilità di cassa (spesso i contributi dei genitori) le spese affrontate. Senza soldi non si riesce a pagare lo stipendio ai supplenti, perciò i dirigenti scolastici sono costretti, in caso di assenza di un insegnante, a suddividere gli alunni nelle altre classi.

Nel 2009, per l´ampliamento dell´offerta formativa sono stati tagliati 45 milioni (il 21,66% in meno dell´anno prima) e altri 40 milioni saranno tagliati nei prossimi due anni.

Per la formazione degli insegnanti nel 2009 è stato stanziato il 27,64% in meno rispetto allo scorso anno (l´83,07% rispetto al 2001). 500mila euro sono stati tagliati al fondo per l´handicap.

Tra l´altro questi fondi, relativi al 2009, a dicembre non erano ancora stati resi disponibili alle scuole!

In compenso le scuole private riceveranno 120 milioni di euro di risorse aggiuntive.

MENO SCUOLA PER TUTTI !

Tutti gli ordini di scuola hanno visto, o vedranno, la diminuzione del tempo scuola offerto alle famiglie. Ad esempio nella scuola primaria, nonostante nel febbraio 2009 il 56% delle famiglie avesse chiesto le 30 ore, l´organico per le classi prime è stato assegnato a tutte le scuole per 27 ore.

Ma meno scuola non è la risposta giusta all´emergenza educativa che si va sempre più delineando nel nostro Paese, dove la famiglia da cui provieni, la scuola che frequenti, il luogo dove nasci, contano di più dei talenti e delle capacità individuali.

Il recentissimo Rapporto sulla scuola in Italia 2010 della Fondazione Agnelli mette in luce:

· le mancanze del nostro sistema scolastico impoverito: un ragazzo su 5 tra i 20 e i 24 anni non ha completato la scuola superiore.

· La frattura sempre più evidente tra nord e sud del Paese: il 30% degli allievi meridionali non raggiunge la soglia minima di competenza; il Trentino spende 9.900 euro per un alunno contro i 5.800 della Puglia; c´è un computer ogni 5 studenti a Bolzano e uno ogni 27 da Napoli in giù; un quindicenne del sud ha una preparazione uguale ad un tredicenne del nord…..

* La disuguaglianza sociale (che i nuovi ordinamenti accentueranno): i figli dei ceti abbienti si iscrivono ai licei (dove la probabilità di laurearsi è del 50%), mentre gli altri si iscrivono ai tecnici (probabilità laurea 12%) o ai professionali (probabilità laurea 5%).

Intanto i fondi che il contratto nazionale della scuola destina agli insegnanti che lavorano in scuole situate nelle aree a forte processo immigratorio o a rischio di dispersione scolastica, e che sono gli unici finanziamenti di questo tipo, sono rimasti gli stessi dal 2001. Ma nel frattempo la presenza di alunni stranieri sul territorio è quasi quadruplicata e sono aumentate in modo preoccupante le situazioni di disagio scolastico e di abbandono. E la politica risponde permettendo ai 15enni di uscire prima dal percorso scolastico, barattando l´obbligo di istruzione con l´apprendistato in qualche fabbrichetta!

Una scuola impoverita e dequalificata diventa premessa di insuccesso scolastico e formativo, provoca disaffezione che poi diventa abbandono e dispersione scolastica. E pensare che la Costituzione assegna all´istruzione, e alla scuola pubblica, il compito fondamentale di promozione culturale e sociale di ogni cittadino, riconoscendola come strumento principale per rimuovere gli ostacoli che possono limitare “la libertà e l´uguaglianza dei cittadini” e che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese” !

di orsola
pubblicato sul Manifesto il 15 marzo 2010

Bresso-Cota su federalismo e scuola: non ci siamo!

Luigi Saragnese

Bresso-Cota su federalismo e scuola: non ci siamo!

Il confronto sul tema delle competenze regionali sulla scuola tra la presidente Bresso e Cota in occasione della pubblicazione del rapporto 2010 della Fondazione Agnelli più che programmi alternativi, ha messo in luce pericolose somiglianze, alcuni significativi silenzi e molte ambiguità:

– sulla devoluzione delle competenze statali alle Regioni in materia di Istruzione, il dibattito si è risolto in una gara a chi era più il più autenticamente “federalista”, ciascuno accusando l’altro di incoerenza e dei ritardi nell’avanzamento del processo; entrambi d’accordo nel trasferire alle Regioni tutte o la maggior parte delle materie in questione e nell’assumere provvedimenti considerati come assolutamente necessari quali, ad esempio, i concorsi regionali per il reclutamento degli insegnanti, presentati come misura risolutiva dei mali che affliggerebbero la scuola piemontese. Vogliamo chiedere ad entrambi i candidati: cosa esattamente intendete per ” concorsi regionali? Vorremmo ricordare che già dal 1983 i concorsi nazionali per i docenti si sono svolti in ambito regionale e hanno dato luogo a graduatorie regionali e provinciali. E dunque?

Ciò che Cota non ha avuto il coraggio di dire in quella sede è che la Lega, in realtà, pensa a concorsi riservati ai soli residenti della Regione, perché rifiuta l’idea stessa di sistema scolastico nazionale unitario e pensa che ogni Regione debba farsi la sua scuola. Non crediamo che la Presidente Bresso la pensi allo stesso modo, ma allora perché si dichiara d’accordo su un provvedimento simile?

– i silenzi e le ambiguità, infine, riguardano i tagli già effettuati dal centro destra che stanno portando allo smantellamento del tempo pieno nella scuola elementare, a caricare sulle famiglie nuovi e più pesanti oneri per lo studio dei loro figli, e che hanno già causato nel corrente anno scolastico la perdita (e altrettanti sono previsti per il prossimo) di più di duemilacinquecento posti di lavoro docente e ATA , con il peggioramento di tutta l’offerta formativa.

Non di tagli ha bisogno la scuola e l’Università pubblica in Piemonte, ma di risorse e di investimenti per combattere la dispersione, favorire l’integrazione e il successo scolastico di tutti i suoi allievi.

Per questi obiettivi si batte la Federazione della Sinistra.

Luigi Saragnese, Responsabile Area Conoscenza Segreteria PRC Piemonte

In risposta a Gibi: “quando ad aggirare un morto siamo noi”.

Le notizie di questi ultimi giorni, certamente, non sono state delle migliori. Discussione in Senato del ddl che prevede la riforma dei processi e la reintroduzione dello staff leasing (cancellata dal Governo Prodi). Mancanza di democrazia nella rappresentanza dei diritti ed interessi dei lavoratori nella contrattazione collettiva. Forte volontà del “più forte” da voler tornare ad un contratto individuale. Fondi tagliati alle regioni per comprare libri; scuola “sotto attacco”, luogo chiave ed ultimo presidio di democrazia. Luogo di tagli alle risorse ed al personale. Personale che manca in seguito alla sforbiciata di insegnanti, insegnanti di sostegno, ATA, ridotti nell’organico; ATA come i tecnici, che quando ci sono, magari non possono operare come potrebbero e, o, vorrebbero, perché “aziende esterne”, si occupano e “invadono campi” appartenenti allo Stato, non ad aziende “esternalizzate”. Quindi, figure professionali validissime, stipendiati dallo stato, ma che si trovano nelle condizioni di non poter operare “liberamente” e poco valorizzate. Scuola come casa, dove insegnare, collaborare, sarà per una generazione “a lavoro zero”. Una classe di età fra i 16 ed i 34 anni è la più penalizzata dalla recessione, ci ricordava un giornale lunedì. Disoccupati: più giovani che vecchi. Per coloro che non avessero avuto la possibilità di un ripasso, dal terzo trimestre del 2008 ad oggi sono andati in fumo piu’ di 560 mila posti di lavoro. Qui nel nostro spazio web, dove sono giunte tante domande sulla richiesta di disoccupazione, è utile ricordare che nei primi nove mesi dell’anno sono state formulate, all’ente preposto, oltre un milione e mezzo di domande per accedere all’indennità di disoccupazione. Per fortuna che la “federazione”, e Rifondazione comunista, hanno messo al centro il lavoro. Il lavoro è un tema importante, ma, insieme ad esso, anche la moralità della politica.
Abbiamo tutte le informazioni, l’esperienza, il passato, e ancora, sovente, ci si chiede il perché di una determinata situazione. Perché, un collaboratore di un assessorato in Piemonte deve prendere cifre stratosferiche in un periodo in cui molti non hanno lavoro, lo hanno perso, o hanno smesso, delusi, di cercarlo? E allo stesso tempo, perché un ingegnere valido e competente da “mille euro” al mese non è messo nelle condizioni di poterlo fare, perché le stesse competenze vengono chieste “all’esterno”? E’ giusto concedere contratti con cifre astronomiche? E’ giusto pagare un’azienda quando ho un ingegnere “in casa” all’altezza di svolgere il compito richiesto? Questo è il periodo dei diritti: dei diritti sul lavoro, del lavoro. Ma spesso, quando ci vengono poste domande, sui concorsi pubblici, della provincia, (concorso come premessa per un futuro lavoro) del perché ci sono “corsie preferenziali”, e perché continuano a sussistere (nonostante grandi battaglie), ci comportiamo aggirando “la domanda” come se fosse quel morto fuori dal bar in una città italiana. La domanda la evitiamo. Perché? Non sappiamo dare una risposta? Non vogliamo darla? E’ il caso di Gibi, che continua a porre domande alla politica; è il caso di molti che si domandano come mai “alti compensi”, anche se io direi, spropositati compensi. Compagni, diamo una risposta ai tanti Gibi: altrimenti anche in questo modo, si perdono le elezioni. Caro Gibi, non pensare che con un articoletto si possa dare una soluzione ad una domanda, quella da te posta. Sicuramente però hai sollevato una richiesta di rappresentanza: hai aggregato intorno a te centinaia di persone con i tuoi identici interrogativi. Se qualcuno vuol capire….

Precari in piazza, operai sul tetto, “entrambi in mutande”

Oggi pomeriggio sono stato in piazza Carlo Alberto,  a Torino, presso il presidio Flc-Cgil; obiettivo del presidio esprimere sostegno ai precari della scuola lasciati senza lavoro, o divenuti più deboli, grazie ai tagli di questo governo di destra. Una serie di sagome bianche, impresse sul suolo della piazza, attribuiscono un nome, un’età a chi ne è stato privato, grazie alla nuova disoccupazione, ormai non più alle porte, ma entrata con prepotenza in molte case.

presidio 1Sagome bianche, ombre, per terra. Persone in carne ed ossa in  piazza e sui tetti. Grazie a Barbara e a Rosina che, emblematicamente, rendono trasversale questo movimento, questa alleanza tra operai e lavoratori della scuola. Perché ogni operaia, operaio, ha, in molti casi, figli che frequentano la scuola, e  quindi, mai come in questo momento, il movimento e le lotte devono essere trasversali fra categorie. Alleanza e solidarietà tra i lavoratori della Ilmas (azienda del settore aeronautico di Rivoli). “Ilmas la protesta sale sul tetto”, la Stampa, 8 settembre 2009, articolo di Patrizio Romano.  Alleanza e solidarietà ai lavoratori Ribes di Ivrea. “Ribes in ginocchio, addio al sogno della nuova Ivrea. Solo in un anno cento licenziamenti. E’ una strage“, la Stampa, 8 settembre 2009. Alla Ribes, si legge nell’articolo di Alessandro Ballesio, “in un anno, i posti di lavoro, si sono ridotti da 250 a 150”. E proprio un lavoratore della scuola, diretto quotidianamente a Ivrea, mi faceva notare, che per pagare l’abbonamento mensile del treno, deve lavorare tre giorni. Circa 14 per l’affitto di casa. E senza contare la spesa per il cibo, perché, lavorare presso una scuola, non vuol dire avere una mensa, non vuol dire avere un trattamento di favore, magari in convenzione con bar o ristoranti. Come spesso si affermava, “un anno in una scuola, un anno in un’altra”… Il tutto per un contratto annuale che non contempla nulla….. Il tutto per circa 1030 euro.  Proprio vero: “precari in mutande”. E i rulli compressori, continuano l’opera del taglio. Oggi, ho chiesto un favore ad un amico: di recarsi presso la distribuzione delle nomine ATA, a Torino. Ho chiesto di descrivermi, ancora una volta, la complessità della situazione: stati d’animo, emozioni, numeri. Peggio dell’altra settimana, mi ha comunicato. Finalmente, trovo su Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista, articoli che mi soddisfano. In prima pagina, “La scuola sul tetto per resistere”, di Loredana Fraleone, e a pagina 6, “Gli insegnanti s’accampano“. E’ come se la mia “strigliata sfogo” nel blog fosse pervenuta in redazione!

“Mirafiori si ribella”, i lavoratori Antibioticos in lotta

Mentre i lavoratori Fiat Mirafiori si ribellano, e “vogliono più salario” (vedi articolo de il Manifesto, di Mauro Ravarino, pag. 7 di mercoledì 15 luglio), i compagni di lavoro Antibioticos di Settimo Torinese lottano e chiedono solidarietà in un momento particolarmente delicato. Di loro e delle loro lotte si è occupato anche il Manifesto di oggi, pagina 7, con un articolo “La recessione in Piemonte”. Il testo dell’articolo: “Scuola e Antibiotico, esuberi” a centinaia. Un articolo che si occupa anche della “porta girevole riservata agli ata”.

Continua il quotidiano: “Un’altra storica industria della cintura torinese-Antibioticos, ex Farmitalia di Settimo Torinese, mette fuori 95 persone su poco più di 250. La loro prospettiva? Due anni di Cigs e, al termine, la mobilità. A questi si aggiungono i dipendenti dei servizi collegati tramite alcune società (spesso cooperative senza diritto agli ammortizzatori sociali). Ieri è iniziato lo sciopero del personale turnista (8 ore) e oggi si replica con tutti gli altri; previsto un presidio davanti alla fabbrica. Tempi pessimi, in Piemonte, anche per il pubblico impiego. I tagli voluti dal ministro Gelmini (insomma, da Tremonti e Berlusconi…) comportano la perdita di 960 post i di lavoro nella scuola, soltanto tra gli Ata (personale tecnico-amministrativo). In un primo momento era sembrato che fossero “soltanto” 914; poi un’analisi più attenta ha aumentato il numero dei licenziandi (173 segretari, 106 tecnici, e 673 bidelli, più un direttore dei servizi generali e amministrativi”.

Un grazie a chi si occupa di lavoro e questioni sindacali presso il Manifesto. Un grazie a nome dei compagni della Antibioticos che continuano la loro lotta; un grazie a nome degli Ata: finalmente, insieme ai compagni di Rifondazione Comunista in consiglio regionale, con Bossuto,  anche altri cominciano ad occuparsi di questa faccenda.

Oggi tutto il gruppo di Rifondazione ha continuamente cercato di esprimere in ogni modo e mezzo la propria solidarietà.

Anche il quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione si è interessata al loro caso.

Tutti i compagni della Fiom esprimono solidarietà.

Ata: “solo” qualche taglio in piu’ del previsto.

Una settimana fa, avevo scritto sul mio blog, “Una nuova disoccupazione alle porte”, riferita al taglio Ata, con annessa interrogazione del nostro consigliere regionale di rifondazione comunista Juri Bossuto. “Tagli sui bidelli, molte scuole a rischio”, era il titolo di la Repubblica del 2 luglio 2009, articolo di Diego Longhin. Un paradosso, se si tiene conto che proprio il 30 giorno era la data di scadenza per la presentazione delle domande di supplenza di prima, seconda e terza fascia: una sorta di “porta girevole”, un nuovo “tassametro”, probabile, ma non certo. Fuori da un posto, dentro in un altro. Forse. Il quotidiano infatti titolava, “la scure non si abbatte solo sugli insegnanti, ma su tutto il personale amministrativo con una riduzione di 914 posti su tutta la Regione rispetto all’anno concluso, bidelli compresi.”. L’assessore Pentenero sosteneva che ” e’ a rischio il funzionamento di molti plessi scolastici”. E nonostante l’interessamento del nostro consigliere, (davvero infaticabile) con una interrogazione che chiede lumi, il giorno venerdi’ 10 luglio 2009 il quotidiano La Repubblica titolava “Errore del ministero, tagli piu’ pesanti a scuola. Sono 960 i bidelli che restano a casa, 46 piu’ del previsto. Sindacati all’attacco”, articolo di Stefano Parola. “La revisione ora aumenta la riduzione di personale rispettivamente a 173 segretari, 106 tecnici, e 673 bidelli, piu’ un direttore dei servizi generali e amministrativi”. La “nuova disoccupazione” si fa piu’ ampia, e il pensiero va ai compagni lavoratori della Fiat siciliana, di Mirafiori e di tutta la classe operaia in difficoltà in questo momento (che dura da anni, a dire il vero). Proprio oggi gli operai di Mirafiori sono nuovamente scesi in piazza; mentre i piu’ deboli fanno fatica con 700, 800, 900 euro al mese, per altri, le “compere” non terminano davvero mai. Unica notizia buona  di questi ultimi giorni è che la Fiom gode di ottima simpatia non soltanto nei luoghi tradizionali ma anche “tra i colletti bianchi”.

Juri Bossuto e Rifondazione Comunista mantengono l’impegno:”interrogano” sui 914 ata da “tagliare”

Come riportato nel blog, grande è la preoccupazione sui tagli in Piemonte a proposito degli Ata. Dopo un’attenta analisi con Rifondazione Comunista, durante varie riunioni, il consigliere regionale,  e amico, Juri Bossuto si era fatto carico di seguire attentamente questa vicenda, in maniera tale da non lasciare in solitudine molti lavoratori della scuola, con le loro preoccupazioni e che, tra non molto,  potrebbero perdere il posto lavoro. Promessa mantenuta. Nelle prime ore della mattinata mi ha comunicato quanto segue. Grazie, a nome di tutti, anche di quelli che non hanno aderito mai ad uno sciopero. Grazie Juri, grazie Rifondazione.

Ecco l’interrogazione al Consiglio Regionale di Bossuto:

scuola-interrogazione-bossuto

Una nuova disoccupazione alle porte

A volte, alcune notizie ne sbiadiscono altre. Feste, festini, braccialetti a farfalla, escort, e via dicendo, allontanano l’attenzione su preoccupazioni ben piu’ grandi. Di questo parlavo con un mio collega rimasto “intrappolato” all’interno di un treno, causa guasto, sabato pomeriggio. “Guasto manda in tilt le Ferrovie. Ritardi di ore e treni cancellati. Isolate le linee verso Milano, Canavese e Aosta. Passeggeri inferociti”. Questo è capitato sabato pomeriggio. Persone di rientro dal lavoro, e che avrei dovuto vedere alla stazione di Torino Porta Susa, hanno comunicato il loro ritardo all’appuntamento, e di conseguenza, non soltanto la loro presenza al seggio, da predisporre, in vista del referendum e del ballottaggio. Il nostro appuntamento era finalizzato inoltre alle lettura e compilazione delle domande per inserimento nelle varie fasce, terza, seconda, al fine di ottenere un lavoro precario: quello di insegnante. Lavoro precario che si assottiglia sempre più. Proprio sabato, La Rebubblica titolava “Persi 200 mila posti, colpiti giovani e sud“, e, sempre su La Repubblica, un articolo di Tito Boeri citava “La decimazione dei precari“. Così La Stampa titolava a pagina 7 “La recessione lascia a casa quattrocentomila precari” e a pagina 6 “Per i giovani e Sud il lavoro non c’è più‘”. Sempre nella stessa pagina dello stesso quotidiano, in un’intervista a Luciano Gallino, “Ecco la conseguenza di 45 tipi diversi di contratti a termine”, ci chiarisce bene il senso della realtà: ” E’ accaduta la cosa piu’ semplice che potesse accadere: a perdere il lavoro sono stati anzitutto coloro che possono essere mandati via senza dover affrontare alcuna trattativa sindacale”. E, anche se nelle pagine dei quotidiani mancava un nuovo dato, penso che quella frase cogliesse il senso di una nuova disoccupazione alle porte. Italia Oggi di martedì 23 giugno 2009 evidenzia a pagina 11 lo spettro di una nuova disoccupazione: “A settembre 10 mila bidelli a spasso. Niente rinnovo del contratto, i posti non ci saranno piu‘”, articolo di Franco Bastianini e Alessadra Ricciardi. Leggendo l’articolo, si nota che “si tratta del decreto interministeriale di riduzione delle dotazioni degli Ata, il personale ausiliario, tecnico, amministrativo della scuola, attuativo della normativa finanziaria estiva: saranno circa 14.300 i posti che spariranno ogni anno per i prossimi tre anni. Un taglio che a settembre, alla luce anche dei pensionamenti, dovrebbe produrre la perdita del contratto a tempo determinato per circa diecimila bidelli e amministrativi”. Ecco perchè più volte affermavo: “Contratto”, “contratto“, e riaffermavo, a suo tempo, l’utilità degli scioperi contro i tagli. Così come sostenevo la necessità di affiancare i numerosi operai in sciopero, e con la pancia vuota, che magari, con qualche cartello o striscione possono aver offeso la sensibilità di qualcuno, che magari non marciava, perchè tanto aveva e avrà la pancia piena. Noi, intanto, sotto un cielo plumbeo, ferrovie permettendo, ci rivedremo, con le nostre domande già compilate, da consegnare in qualche scuola, e che alla luce dei tagli prospettati, forse, fra qualche lustro, riusciremo in qualche supplenza, temporaneamente. Forse! Presumibilmente senza farci problemi di coscienza; a noi, così, proprio non va, e speriamo sempre in un “altro mondo possibile”.

“Il bidello staffetta”

berlusconi-per-altri-finiQuesta mattina, dopo aver acquistato i giornali, mi soffermo su alcuni titoli; La Stampa: “Camere, la rivoluzione del premier. Berlusconi: “Lavori lenti, votino soli i capigruppo”; la Repubblica: “Berlusconi: in aula votino solo i capigruppo”; Liberazione: “Per altri fini. In Parlamento votino solo i capigruppo, sei o sette persone a nome di tutti. E’ l’ultima trovata di Berlusconi: per parlare d’altro e nascondere la crisi economica”. Dopo aver letto il contenuto, mi soffermo a riflettere. Possibile che chi ha circa 100 parlamentari sopra la maggioranza debba rifarsi a concetti come “efficienza”, velocità nella “produzione normativa”? Possibile che il Parlamento ancora una volta sia “depotenziato, dato che, parrebbe che il deputato o il senatore, voteranno in commissione? Ma il parlamentare eletto non deve rappresentare la circoscrizione di appartenenza? E poi, la costituzione non dice “senza vincolo di mandato“? Parrebbe veramente un rapporto fra una persona ed il popolo: “populismo”? Di colpo, mi sono tornate alla mente le tantissime pagine di storia dell’America Latina… Per caso ci staremo avviando verso il “televoto”? Ma ripensandoci bene, non è poi una novità: “questa del voto ai capogruppo è inserita in una scia , dove, dal caso Englaro ad altri ne sono state riempite intere pagine dei giornali”. Eppure, l’anno scorso, subito dopo le elezioni, qualcuno aveva detto: “che si facciano le audizioni alla Camera e al Senato per la sinistra rimasta fuori dal Parlamento. La sinistra non può stare fuori da tutto”. Ricordate? Non è passato neanche un anno. Alla faccia della democrazia.

Oggi pomeriggio ho preso parte al Forum della Flc Cgil, in Via Pedrotti a Torino, dove sono state anticipate, (solo anticipate) prospettive e bozze per quanto riguarda gli ATA ed il loro futuro. Innanzitutto, si profila una vita da precario lunga ancora 10 anni per gli ATA; ma, la cosa che più mi ha fatto sorridere è stata questa: una scuola che ha più succursali potrebbe “sentire” il sindacato (sentire non vuol dire contrattare) per far funzionare “un bidello” come una staffetta: cioè aprire più scuole poste in diverse zone, a scapito, perché non si è capito bene, dei ragazzi, che sarebbero (perché non specificato da chi sarebbero “vigilati”) privi della adeguata vigilanza. Questa affermazione (ovviamente le cose dette sono tantissime, ma preferisco raccontarla a fronte di “norme” già fissate, e non su “ipotesi” ventilate, ma dando corpo ai numeri e tagli, per meglio esprimere critiche ed opinioni) va ad aggiungersi ad un’altra affermazione presente su alcuni giornali di oggi: “si istituisce l’anagrafe del precario”.

Ancora una cosa a proposito del forum di oggi: PARTECIPIAMO TUTTI ALLO SCIOPERO DEL 18 Marzo.

Da parte mia, sulla base della drammaticità, propongo ed appoggio qualsiasi soluzione che stabilizzi immediatamente qualsiasi precario in attesa che fuoriesca una proposta decente e fattibile: senza quella nessun dipendente deve essere lasciato a casa quest’anno. Una moratoria sui licenziamenti. I giornali oggi, contrariamente all’ottimismo di qualcuno continuavano a dare notizie con boom di disoccupati: a febbraio di quest’anno si è registrato un più 46% delle domande di sussidio rispetto allo stesso mese del 2008: disoccupati record!.

(a proposito del solo voto al capogruppo: se sono rimaste nei magazzini delle scuole vecchie pagelle con su scritto “il padre o chi ne fa le veci”, ripristiniamole, in questo momento di così forte democrazia).

Compriamo e Sosteniamo Liberazione
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