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A Padova: Scrovegni e Giotto

Torino 5 11 2016. E’ ancora buio quando esco di casa. La notte avvolge e la pioggia si fa sentire,  addosso e sulla strada creando quell’ effetto lucido che piace tanto. Devo raggiungere velocemente Porta Susa,  la moderna stazione torinese,  sotterranea,  in vetro e acciaio,  che sembra la balena e noi tantissimi “Pinocchio alla ricerca di Geppetto”;  e cammino rapidamente non per il tempo che stringe  ma per  quel semplicissimo fatto che oggi, giorno di semiliberta’ da dedicare al recupero “psico-fisico” ho dimenticato (cosa che nei giorni lavorativi faccio abitualmente) di allungare la visuale oltre le finestre della cucina al fine di comprendere “il che tempo fa”. Quindi,  appena sceso le scale di casa e appena oltre il portoncino che segna il confine fra privato e pubblico,  scopro che piove e,   onde evitare di bagnarmi decido che saltero’ tra una goccia e l’altra fino aala balena.  La freccia bianca che  tra poco mostrera’ sui binari i bellissimi occhi chiari e il suo musetto areodinamico raccogliera’ nel suo grembo,  un po’ come la balena vetro e acciaio,   un bel   po’ di gente. Verso Milano,  Verona,  Padova,  Venezia. Tempo 4 ore e si è  a Padova. La pioggia scende obliqua sul vetro dell’enorme finestrino mentre osservo i colori della vegetazione,  che muta in continuazione. E’ il senso del viaggiare.   E’ da un po’ che manco da questa “direttrice” e un po’ meno a. . . viaggiare in treno. Ne sento il bisogno. Come una medicina. padova-5-11-2016-foto-borrelli-romanopadova-5-11-2016-foto-borrelli-romano20161105_14343220161105_154023-1Una mezz’ora in piu’ alle 4 ore e si e’  al mare,  meglio, in  Laguna. A Padova piove. Compro un ombrello  e “un caffe’. E . . . come oramai si sa,  cerco il quotidiano locale:”Il Mattino”. Poi la via centrale,  un giardino,  sbaglio strada,  ma arrivo ugualmente alla “meta”:padova-5-11-2016-foto-romano-borrelli La Cappella degli Scrovegni”. Per passione e formazione,  anche se non “certificata”. Resto incantato davanti ai cicli narrativi di Anna e   Gioacchino,  Maria,  Giuseppe,  Gesu’,  il giudizio universale. Davanti ad alcune narrazioni cerco e colgo gli intrecci. Da restare meravigliati perennemente. La meraviglia,  lo stupore,  la lettura visiva dopo quella approfondita con il testo di Chiara Frugoni. Niente da fare: la storia dell’arte mi affascina da… “morire”. Come si accede? padova-5-11-2016-foto-romano-borrellipadova-scrovegni-5-11-2016-borrelli-romano Una prenotazione e via, e poi  a studiare i cicli del Giotto.  Il Crocefisso poi e’ davvero uno spettacolo. 20161105_123955In questo modo,  dopo il campanile di Firenze,  Assisi e la Cappella degli Scrovegni è  stato predisposto un bel po’ di materiale per gli studenti. Unico neo: troppa pioggia ben bilanciata dalle bellissime e buonissime pasticcerie della citta’. La città  è  davvero bella e così ogni aspetto religioso e civile. Non mi sono fatto mancare neanche il viaggio su un tram unico,  con una rotaia e senza pantografo aereo. Ci tornero’ con la speranza di un clima più  clemente. Intanto il tempo stringe e il ritorno si avvicina.

Torino, città che riflette

Assisi. Basilica Inferiore. Dipinto di Cimabue

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Torino, per le vie del centro. Via Maria Vittoria. Dipinto, copia del Cimabue ( Posto nella Basilica Inferiore ad Assisi).

Giornata di pioggia sulla nostra città. Come da previsione. Giornata “radiosa”, invece, dalle parti di Roma, Citta’ del Vaticano, dove “uomini coraggiosi” sono diventati Santi.  Alle ore 11.02. Una giornata che resterà nella storia, non solo per  Roma. “Due uomini coraggiosi, sacerdoti, vescovi e papi del ventesimo secolo. Che hanno conosciuto tragedie ma senza esserne sopraffatti”. Papa Wojtyla e Papa Roncalli. Da oggi, due santi. Così sostiene Papa Bergoglio in un tripudio di bandiere bianche e rosse. Con ombrelli gialli.  Nella giornata dei 4 papi. Due in questo Regno,  che celebrano insieme “due nell’altro”. Papa Francesco che celebra.  Roma, “invasa” da pellegrini e turisti. Facile immaginare la marea di gente in quella piazza, dietro in quella che e’ piazza Risorgimento, il fiume in Via della Conciliazione, fino ai giardini di Castel S.Angelo. Una pagina di storia in una giornata trascorsa tra canti e colori, fedeli, gente comune e capi di Stato e “teste coronate”. Un evento davvero mondiale. Come era Czestochowa, Denver, Parigi, Roma… Un’ immagine che resterà nella storia per due Papi vissuti nello stesso secolo. Francesco che ringrazia e che si intrufola tra la gente, in via della Conciliazione.

Già, Francesco. Anche qui, a Torino, piove. Si cammina rasentando il muro, al riparo, per quello che si puo’, dai cornicioni, proteggendo la mazzetta dei giornali per una rassegna stampa “quotidiana”  in una giornata di festa ma piovosa. Tra la stazione Porta Susa  e i piedi della collina, una lunghissima direttrice. A metà, un salotto. Di quelli buoni. Sovente è “la meta” per il giusto riposo, nel lungo cammino di questa direttrice. Luogo dove sovente si festeggia uno scudetto, quando si vince; dove   di tanto in tanto si insediano palchi, residenza, un tempo, di comizi e manifestazioni sindacali e politiche. Prima che perdessero visibilità e consistenza.  Luogo di passaggio per manifestazioni e domeniche a piedi. Luogo. Diversamente dai non luoghi. Direttrice che incontra piazza Carlina, casa Gramsci.Altro salto presso la casa, oggi, anniversario della morte, 27 aprile. Scritte sui muri e cartelli che indicano la presenza di associazioni, come quella dei panificatori. Compagni, una parola, un ritmo. Condivisione, partecipazione. Cammini, osservi i muri, la Provincia, un museo. Un dipinto sul muro. Uno specchio dall’altra. Dall’altra, lo specchio riflette arrivi di moltitudini, in quella cittadina, Assisi. Lo, specchio ideale riflette  incontri, quotidiani e andati, partenze e arrivi,  “un panino” condiviso, da anni, per anni, un giorno: “dacci oggi il nostro pane quotidiano” (senza dimenticare di rimettere i nostri debiti, poi, noi…); un paio d’ore rinchiusi in un abitacolo che si chiama vettura, o bus, l’aria condizionata, la radio che rimanda Rino Gaetano mentre le parole tamburellano in testa… “a mano a mano”, il vento che soffia sul viso e “ruba un sorriso”, la bella stagione che era iniziata..”? Insieme alle mani muovono braccialetti, rossi. Poi,   le colline, una scarpinata, e l’approdo ad altri colli, Assisi. Una meta voluta, ricercata.  Altro colle, alle spalle. Insieme a tanta filosofia. La meta e la ricerca, di sé e del perdono. Turisti incrociati, ovunque, coi loro zaini e le loro storie. Altre storie. Altra storia. Assisi. La contemplazione, la preghiera. Solitudine. Orazione.  Due mani aderenti, senza vuoti. Di qua, sul muro di questa via cittadina, la sorpresa. L’immagine. Ma lo specchio si trova su questo lato della strada. Dall’altra parte, l’immagine rimandata dal ricordo di una città, di un dipinto,  di un incontro, era quella vera. L’originale di Cimabue,  che si trova nella Basilica inferiore di San Francesco, ad Assisi. L’immagine sui muri di Torino. Per le vie del centro. Nei pressi del salotto buono, di via Roma. Via Maria Vittoria.  Bellissima questa copia del Cimabue. Chissà quante volte ci si passa, davanti, senza osservarlo e pensare all’autentica che si trova  ad Assisi. Fermarsi col pensiero. Essere qui, ad Assisi e Roma.  Torino, una città che davvero vista con occhi attenti non termina mai di stupire. Devozione popolare. Occhi rivolti verso l’alto. Mentre la nostra citta’ e’ invasa da turisti in coda per musei, forse complice il mal tempo, continuo ad osservare questo dipinto e lo “specchio” che rimanda immagini.