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Cartolina di Carnevale da Torino

Immag005DSCN2841Due cartoline da Torino, in una giornata particolarmente fredda. Neve in prospettiva. Così sostengono in molti, per lunedì. Sette anni dopo Neve, Gliz e le Olimpiadi invernali. Scuole, per la gran parte, chiuse, in queste vacanze di Carnevale. Concorsone a cattedre rinviato, causa tempo. Naso all’insu’, direzione Mole, dopo aver osservato piacevolmente alcuni volumi freschi di stampa di prossimi laureandi.

Una occhiata con prospettiva diversa per il monumento torinese, prima che venga ripulito del suo “gioiello”, del suo collare.  Scrutarla mi  rimanda al fatto, positivo, che al suo interno,  Museo del Cinema, alcuni lavoratori son riusciti a spuntare, dopo molte fatiche, l’agognata l’assunzione. Tempo determinato. Altri, giu’, al Sud, dopo un periodo di “ristrettezze economiche” e riammessi “di diritto”  a tornare al proprio posto,  hanno creato una cassa di resistenza con la differenza tra quanto percepivano prima, in cassaintegrazione e quanto percepito ora, con il reintegro, chiamata “eccedenza” da destinare ai bisogni altrui.  Forse solo una tradizione operaia, “radicale”, riesce a creare circuiti di solidarietà. Si potrebbero creare tante casse di resistenza, “eccedenze”, in altre posizioni lavorative. Fiom insegna.  Battiamoci per un recupero dell’articolo 18. Per quanto riguarda il nostro contratto, o la nostra stabilizzazione, siamo ancora in mezzo ad una strada. Privati della nostra dignità.  Sulla strada, che pare il titolo di un libro, del ritorno, pensando un po’ a Ulisse, rammento il senso del viaggio. Una bicicletta, (e il suo scampanellare) non la mia, ormai sulla strada del mare, “persa” nella nebbia ingoiata insieme ad altro, mi ridesta: “occupazione” di pista ciclabile. Piu’ avanti, osservo il Bicerin. Non mescolare…Tre strati, da gustare, dolcemente con le sue differenze. Su di un biglietto, una frase di Kant:  “Rispetta sempre l’umanità in te e negli altri come un fine e non usarla mai come un mezzo”…in un mondo che conosce grandi quantità di “geni”….Penso al carnevale, con le sue giostre, sempre in movimento. E le maschere che in questi giorni si confondono meglio. Piatti enormi di bugie con spolverata di zucchero a velo. Dolce che nasconde l’amaro. “Non mescolare”, mi ripete e mi ridesta ancora dall’altra parte del bancone la signora.

Aria fredda natalizia, domenicale

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Prima domenica con negozi aperti. Domani, come sempre, sapremo i numeri: cosa, quanto, chi, tendenze.  Chi è stato “sequestrato” e sottratto agli affetti famigliari per una giornata dedita “alla forza per spostamento” (lavoro).  Una domenica un po’ borghese e un po’ no, nelle vie centrali. Occhi. Dentro le vetrine e dentro di sè.  Ogni cosa, pare essere, occhi. Il Derby cittadino, la Juve,il Toro,  il TFF appena concluso, la tredicesima, l’Imu, le primarie… pensieri e parole. “Prendiamoci un caffè“, è il ritmo che rimbalza. (ricordo un caffè da blog, filosofando diversamente…). Altri discutono di lavoro e delle modifiche dell’articolo 18 e delle firme che si raccolgono per un referendum che abroghi la nuova normativa. “Torniamo all’antico e sarà davvero un progresso”. Concordo.

Nelle vie laterali, file di persone alla ricerca di una panchina o un appiglio qualsiasi, con sacchi, sacchetti, buste varie: il loro mondo racchiuso tutto li dentro. Cose necessarie, utili. E “occhio” a non perdere nulla,  per non perdersi poi.  Altre, decisamente vuote. Specchio del loro sé.  Ma sono loro. Sacchetti. La loro stanza.  Cittadini  di ritorno dalle mense , quelle poche, aperte. Vie centrali e laterali, che non si incontrano, in una città che ha fretta. Occhi scintillanti del benessere da una parte, occhi  del vivere male che incontrano il mal di vivere dall’altra. Occhi tristi e pensierosi. Ma anche innamorati. Della vita. Comunque sia, La diseguaglianza non è produttiva, anzi, “La disuguaglianza è produttiva: falso!”  (titolo del saggio di Marco Revelli), troppi eccessi del liberismo. (vedere lunedì pomeriggio, Centro Gobetti, con Luciano Gallino, seminario sul tema).

In altra via, defilata, un paio di vecchiette, scialle sulle spalle, sbocconcellano un pezzo di pane. Hanno del latte in mano. Tra pochi istanti lo porgeranno a qualche gatto che si raduna nei pressi. Regaleranno qualche carezza e riceveranno qualche fusa, un miagolio di ringraziamento. Le vecchiette si stringono ancor piu’ nel loro scialle e socchiudono gli occhi, pronte per un riavvitamento dei pensieri, un viaggio a ritroso nella loro memoria. La memoria. “Memoria che va fatta riposare, deve trovare pace, non puo’ bruciare per sempre” .

(nella foto, via Garibaldi)

Siopero. No alle politiche d’austerità a senso unico

Torino. Ore 9.30. Piazza Vittorio. Un grido si alza verso verso il cielo, pulito come poche altre volte, e la collina davanti: “No alle politche d’austerità”, solo ed esclusivamente a senso unico, nella giornata di sciopero indetta anche dalla Cgil e dalla Ces, la Confederazione del sindacato europeo. Il lavoro si muove. Anche se strangolato. Come i lavoratori. Strangolati e prosciugati del giusto per vivere. Lavoro. Quello che “La Repubblica italiana è fondata sul lavoro”, e che manca.  Quel poco, che vi è ancora, composto da “invisibili” che continuamente, quotidianamente vengono  penalizzati. Si  parla, si scrive, si descrive lo stato dell’economia attuale e di quello che verrà, nel nostro Paese, in” mare agitato, tempestoso”, come descritto da una relazione europea. E in fuutro,  altri duecentomila posti di lavoro  si perderanno con una disoccupazione che toccherà l’11 per cento. Per non parlare poi delle condizioni di lavoro, in molti siti, da ferriere anni cinquanta…nonostante le arroganze e gli inganni, di promesse non mantenute. Bene i vigili del fuoco, applauditissimi, al loro passaggio. Un segnale importante, la loro presenza, in un Paese dove la cultura muore, lentamente. Il corteo si dirige verso Piazza Castello, dove nei pressi, un banchetto della Federazione della sinistra  raccoglie firme pro referndum ripristino articolo 18, e, nello stesso tempo,  in altra zona di Torino, poco distante, in via Pietro Micca, zona Miur, un altro corteo si muove, quello del mondo della scuola….gli studenti,gli insegnanti, i precari della scuola, sindacato di base, collettivi autonomi, centri sociali,  per dire no a Francesco, e al suo profumo di inganno (tablet e ancora precari nonostante …), che non piace, che porta sempre addosso. Si puo’ essere geni e mediatori quanto si vuole, e “medagliati” con curriculum da lista della spesa, ma sono i valori che contano…Si puo’ ricevere un applauso per un tablet sapendo che miglia di precari son ancora impallinati?

Un pensiero ai venticinquemila in mobilità e a coloro che hanno perso il lavoro.

Intanto si registrano scontri in alcune città.

Il terremoto, un mese dopo

Fantasia a briglie sciolte. “Pallone” nei cieli della nostra città. Torino. Alcuni giorni or sono.  Spirito e ottimismo rianimati da due calci al pallone. Italia in festa. “Po-po-po-po”, coro rispolverato dai cassetti del 2006. Germania. Oggi cantanto in Polonia e nelle piazze italiane.

Il treno lentamente entra in stazione, a Modena, giusto un mese dopo il secondo terremoto, strappando, in quei pressi, vite di chi era intento al lavoro. Quel lavoro che non è piu’ “considerato un diritto”, quel lavoro tutelato dall’articolo 18, considerato da alcuni “palla al piede” per le aziende. E forse in tanti  non realizzano come nei discorsi comuni anche le persone sono entrate nel novero delle  “palle al piede”.  Ben prima che lo chiedesse “l’Europeo”. Prima il profitto, poi…….

Ma torniamo a noi… Scosto lentamente la carta da pacco, quella gialla, che avvolgeva un  libro, carta buona ora per scribacchiare qualche saluto, prima di ripartire, o, una lista della spesa, insomma, un promemoria, e,  mi sporgo dal finestrino. A riflettere. “Non si deve dimenticare“. Al mio fianco, qualcuno legge il libro preferito, La Storia, di Elsa Morante…  ..”Uno scandalo che dura da diecimila anni“. Chissà, forse chi legge è un medico, o un futuro medico. Magari è intento a cambiare alcune cose. Cerco di rileggerne alcuni pass, i sottolineati…….”L’anno scolastico era alla fine, pero’ ai maestri restavano varie incombenze  da svolgere anche dopo la chiusura delle classi”….quasi una combinazione, quel passo relativo alla chiusura delle scuole, col “collegato lavoro; un amore a scadenza; ” l’anno scolastico volge al termine”, con la sua appendice di maturità, in sintesi, fine contratto lavoro per tantissimi…….. Come volevasi dimostrare:  anche le persone sono “palle al piede: l’importante è non sforare i vincoli imposti”. Ma da chi? L’Europa è nel pallone. Italia compresa. Provo a  rileggere, del libro, alcuni passi…”In conclusione, malgrado le solite manieracce bisbetiche della dottoressa, Ida uscì dalla visita col cuore aperto alla speranza”….a matita c’era scritto “hai nascosto queste cose ai dotti e ai savi e le hai rivelate ai piccoli……..perché così a te piacque.”(Luca)….La speranza…

Mi risiedo, dopo aver rialzato il finestrino. La lettura del libro continua….alla ricerca dell’ “Ombra”, (non solo come riparo dal sole, ma anche secondo Jung) in maniera da leggerlo piu velocemente e tra ombra e ( “croce”), come esperienza individuale, contrapposta al tu devi…Speriamo riesca a cambiare molte cose …”Ognuno deve portare la propria croce, il proprio problema individuale, la propria difficoltà e sofferenza individuale. Un problema è reale solo in quanto è a te che si presenta, solo in quanto sei tu che ti fai carico della tua vita”.

“Per tutte le altre destinazioni”

 Caro amico ti scrivo, riecheggia nell’aria………..e già manca, un po’ a tutti, Lucio Dalla.  Cassetta, per le lettere, forse un pochino datata, come le cabine telefoniche. Destinate, parrebbero, ad un massiccio ridimensionamento, causa invasione cellualri e utilizzo dei social network. E’ la globalizzazione, bellezza. E chi non possiede cellulari o pc? “E chi se ne frega”, ormai è il motto imperante di chi conosce solo e soltanto forme d’egoismo. E tagli. Una sforbiciata all’istruzione, una alla sanità, una ai trasporti, ai treni, un’altra………Massì, tagliamo. Qui, si,“accaventiquattro“, pronti a tagliare, armati di “forbice”. E’ l’Europa che lo chiede, bellezza. Si, ma l’Europa non chiede che si taglino servizi essenziali, che si cancellino “persone”. Bellezze, tagliate altrove!  Ma la cassetta fa anche ricordare che “per tutte le altre destinazioni” sono i centomila, circa, laureati dall’Italia, a cercare fortuna altrove. Centomila che “partono”. “Che fare?” Restare a guardare entrando così nel novero del “9%” di disoccupazione? Partecipare ancora piu’ attivamente al grande ammortizzatore famigliare? Buono si, come cuscinetto fino a quando non arriva l’ora di “metterci contro”: “colpa dei padri”, sostengono per mettere contro generazioni. E la soluzione che propongono i benpensanti? “abolire l’articolo 18″. “Pazza idea”, scrivendo con canzoni. Anzicchè estendere a tutti la garanzia, il diritto, lo cancellano. Per fortuna esiste la Fiom, che quotidianamente ci ricorda qualcosa.

Già, che fare? I Tfa, partiranno, (a giugno?) ma molti laureati non sanno “che pesci prendere”. La loro laurea è ancora valida per poterli frequentare (i Tfa) o è stata “depennata” e quindi non adatta per essere inseriti nelle classi di concorso?  E se depennata, questo cosa vuol dire? Insegnamento precluso? Solite annose domande a fronte del fatto che esistono, ad oggi,  insegnanti sprovvisti di titolo universitario ma con cattedra a tutti gli effetti, e magari te li ritrovi come Presidenti di commissione alla maturità. Dove ci si informa? Miur o Università? E chi è in possesso del titolo universitario, magari due, se impossibilitato a frequentare (il tfa)”cosa farà?” o “cosa sarà?” per riprendere il testo di un’altra canzone del grande Lucio Dalla? Già, cosa sarà…Cosa sarà nel frattempo di coloro che non parteciperanno ai Tfa, perchè non potranno? “Delocalizzati” ancora, magari in qualche amministrazione, magari col “grembiulino”? Delocalizzati, piazzati, parcheggiati, a guardare, come accaduto alcuni giorni fa, le elezioni rsu, appena concluse, in alcune amministrazioni, e non poter dire nulla, non poter decidere nulla, ma solo “osservare”, partecipare al lavoro collettivo, al servizio, questo si, ma non poter esercitare un diritto elementare: il diritto di voto. O di candidarsi.  Alla faccia della democrazia. Sul posto di lavoro. Magari inseriti per anni in un sistema “precario”, da cinque, sette, dieci anni, magari con un velato “nonnismo”. E non soltanto decidere chi, cosa, ma neanche potersi candidare. E nel frattempo  prepararsi a lasciare il posto. Altro giro. Altra destinazione. Ciao….

Guglielmo Epifani: “La giornata del 12 marzo la prima di una lunga tappa”

di Fabio Sebastiani

”Non è che l’inizio”. Lo slogan del maggio francese da oggi entra ufficialmente, anche se un po’ in sordina, nella storia del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici del Bel Paese. ”Non è che l’inizio”, detto dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, potrebbe voler dire tante cose. Speriamo valga quella “interpretazione autentica” che indica nella giornata del 12 marzo la prima di una serie di tappe di lotta e di mobilitazione a sostegno di una piattaforma sindacale contro la crisi economica e per respingere l’attacco all’articolo 18. L’arrivo dell’avviso comune sul “Collegato Lavoro” sugella, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la fine di ogni dialogo unitario con Cisl e Uil, che ormai praticano un modello di sindacato basato sugli iscritti e sui servizi. Un modello nettamente diverso che più che mettere in discussione il sindacato più grande d’Italia e la sua etichetta, mette in discussione il ruolo dei lavoratori.

Sulla strategia unitaria, l’attuale segreteria guidata da Epifani ha basato la sua iniziativa politica. Ora si tratta di trarne le dovute conseguenze. E il sedicesimo congresso sarà sicuramente la sede giusta. I contenuti non mancano, come è noto. Dalla democrazia alla contrattazione, passando per il welfare e i migranti: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il punto non è “cosa”, ma “come”. Per questo è molto importante che questo periodo di mobilitazione non sia solo un ”pro-forma” in attesa che l’ennesimo scandalo sul giro di estcort o il solito de-cretino spazzino via quel che rimane del centrodestra. Stavolta le mobilitazioni, vista anche l’alta partecipazione alla discussione e al voto nei congressi di base, soprattutto al Sud, devono sapere trasformare la quantità in qualità. Se non ora quando? Per poter dare un senso a questa fase storica di vera e propria svolta sociale non basta una Cgil “solo sulla carta”. Serve una Cgil viva, nodo ineliminabile di un paese che non trova più risorse per uscire da una crisi che da economica si sta trasformando in culturale, sociale, storica, morale.

I congressi di base hanno dimostrato che questa vitalità c’è. E’ il momento di usarla. Milioni di pensionati pronti a far valere i loro diritti. Decine di migliaia di giovani, figli soprattutto della “primavera pugliese”, che vogliono davvero chiudere con un passato fatto di precarietà e di sfruttamento. E dire che il Sud ne avrebbe tanto bisogno di una Cgil giovane e piena di idee.

La lotta è di lunga durata. E il tatticismo non solo non è utile ma rischia di bruciare le risorse che si hanno a disposizione.

a cura della cooperativa editoriale LIBERAROMA

L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA

Di Barbara Chiappetta

Ciao a tutti, cerchiamo di essere tutti solidali, è il nostro futuro e quello dei nostri figli che è in gioco. Per l’art.18, nel 2003 a Roma, eravamo 3 milioni e hanno dovuto fare un passo indietro. Non possiamo perdonargli una carognata come questa… dobbiamo bloccargli l’intero Paese, L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA, fate girare questa notizia e aderite alla manifestazione, è ora di farci sentire tutti insieme, siamo tanti, chiediamo forte il nostro primo diritto da lavoratori.

Grazie,
Barbara

Allego il comunicato della segreteria nazionale FIOM sullo sciopero del 12 marzo 2010.

Comunicato Segreteria nazionale Fiom – 4 marzo 2010

LAVORO: ART.18; FERRERO AL TERZO GIORNO SCIOPERO FAME, NAPOLITANO NON PROMULGHI LEGGE

‘La legge approvata al Senato e’ un vero colpo di stato, questo e’ il vero golpe’, ha insistito Ferrero, e ‘trasforma tutti in clandestini: e’ come se tutti fossimo clandestini e non valesse piu’ la legge italiana. E’ una cosa di gravita’ pazzesca’.
Insomma, ha aggiunto, ‘e’ una vera rivoluzione, lo scardinamento della Costituzione, perche’ la Costituzione italiana prende atto che il datore di lavoro e i lavoratori non hanno lo stesso potere. Lo Stato, nell’idea costituzionale, deve intervenire per tutelare la parte piu’ debole: per questo si prevedono i contratti collettivi di lavoro, perche’ ogni singolo lavoratore e’ piu’ debole di un singolo imprenditore’. Invece, la norma approvata ‘trasforma i lavoratori in un rapporto individuale’.
‘Questo – ha concluso – cambia l’Italia e produce solo una cosa, che poi e’ l’obiettivo di questo governo: una gigantesca guerra tra poveri’. Napolitano non promulghi la legge che introdurrebbe l’arbitrato al posto del giudice competente per dirimere le controversie di lavoro. E’ l’appello rivolto dal portavoce nazionale della Federazione della Sinistra Paolo Ferrero al presidente della Repubblica, al quale ha chiesto di essere sentito sul provvedimento.
‘Il governo – ha detto ad Ancona, a un’iniziativa con il candidato della sinistra alla presidenza della Regione Marche Massimo Rossi – ha approvato una legge che e’ peggio dell’abolizione dell’art.18, perche’ fa si’ che ogni singolo lavoratore potra’ essere obbligato a firmare un accordo individuale con il suo datore di lavoro peggiorativo della legge e dei contratti di lavoro. Quindi sara’ il far west, la demolizione di ogni diritto’.
‘Per questo – ha ricordato – sono al terzo giorno di sciopero della fame. Ho chiesto un incontro al presidente della Repubblica Napolitano perche’ non promulghi questa legge, che e’ veramente la distruzione dei diritti del lavoro. Nel caso in cui la promulghi, noi faremo il referendum’.
‘Sono scandalizzato – ha detto infine – che il governo di destra abbia fatto questa legge e che l’Idv e il Pd che sono in parlamento non abbiano fatto nulla per allarmare il paese rispetto a una situazione cosi’ drammatica’.

5 marzo 2010

Fonte: http://www.controlacrisi.org