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Il 91 vi augura un buon 2011

Il 91 oggi non circola. Come non circolava ieri e come non circolerà domani. E’ in sosta, presso il deposito. Una sorta di gabbia, ordinata, per bus. Così come in molti sono “costretti” dalla gabbia della cig. Così come altri nella gabbia della precarietà, come il sottoscritto, che pur viaggiando sul 10, stessa linea del 91, osserva pensieroso privo di un orizzonte i binari e le strade diventati bianchi da questo gelo; la galaverna riveste gli alberi: che bel paesaggio, pero. Seduto all’altezza di quello che fu il posto del bigliettaio, percepisco, metaforicamente parlando, una condizione da “arresto preventivo”, ingabbiato cioè da questa precarietà privandomi di qualche forma di speranza. Il lavoro, il mio lavoro, precario, mi stringe quotidianamente un cappio intorno al collo, impedendomi di programmare il futuro. Tutto viene giustificato, dalla crisi, dalla globalizzazione, e i “ricatti” che ci vengono propinati sono tesi al rovesciamento di un secolo intero di grandi conquiste. Il lavoro come un fatto sociale, così dovrebbe essere, ma spesso non lo è. Quante contraddizioni sono presenti all’interno di un luogo di lavoro, come la scuola, ad esempio. Quanti contratti? Di fatto, di diritto, magari le cooperative...Il freddo mi fa desiderare un luogo di mare nel profondo Salento, dove troneggiano cartelli con su scritto “Divieto di caccia e pesca”. Ora, questi cartelli paiono passati di moda, se si considera che ad essere cacciati sono i diritti sociali. Caccia aperta, alle persone, a tutto. Dove tutto deve essere ridotto a competizione. Caccia, che intendo come un concetto valvola: caccia ai diritti, cacciate le persone, Persone espulse da un posto di lavoro. Cacciate o espulse, pari sono. Globalizzazione come frullatore. La globalizzazione infatti frulla norme, tradizioni, diritti, diversi tra di loro da Paese a Paese. Norme, tradizioni, diritti comparati. Quelli dove sono svalutati “meritano il lavoro e gli investimenti”. Buonanotte Italia. Vorrei dormire e pensare che tutto sia un semplice sogno. Non è così, purtroppo. Frammenti di ricordi, discorsi, captati all’interno del 91 mi riportano alla triste realtà. Alcuni operai discutevano su orari, condizioni di lavoro, stipendio. “In Polonia e Brasile ad esempio, la settimana lavorativa è di 48 ore. In Italia, 40 ore. In quei Paesi, non avrebbe avuto senso la discussione sullo straordinario”. Fortunatamente era solo uno a pensarla così. Altri ricordavano che il sistema dei diritti sindacali è diverso da Paese a Paese. In Europa prevale il modello del pluralismo sindacale. Le organizzazioni sono piu’ di una e contano in base alla rappresentanza effettiva che hanno tra tra i dipendenti. Negli Usa, non è così. Chi vince rappresenta tutti. Sempre il piu’ forte, la competizione! Che brutta parola. Dopo che si sono svolte le elezioni, solo chi vince rappresenta tutti. Ecco perché Marchionne è sempre così stupito di doversi rapportare con molti. Ma da noi, in Italia, il pluralismo, la proporzionalità, sono stati sempre valori aggiuntivi. Importanti. Imprescindibili. Guardiamo all’operazione politica del “voto utile di veltroniana memoria”. Che guasto, che iattura non avere una sponda nell’agone parlamentare. Gli operai poi si erano messi a discutere anche di pause. Pause, diverse da stabilimento a stabilimento. “A Barcellona sono di 45 minuti per turno (stabilimento di Nissan). Nello stabilimento della Renault di Sandouville, in Normandia la pausa è di 17 minuti. (Nissan e Renault sono dello stesso gruppo industriale)”. Ma le pause devono permettere il recupero psico-fisico e non si devono monetizzare. Quanto stress dovuto a movimenti ripetuti, penso io. Poi, il tema stipendi. Il coro degli operai si alza, raffrontando realtà differenti: “Un operaio brasiliano percepisce 565 euro al mese circa; un operaio polacco, 700 euro al mese; mentre un operaio italiano, quando va bene, 1200 euro. Il tedesco 1700 euro”. già, chissà perchè la Germania e il suo stile di vita non va bene, ma, si continuano a citare come esempi realtà di Paesi emergenti per giustificare stipendi davvero irrisori. In nome della globalizzazione l’amministratore delegato della Fiat mette gli uni contro gli altri gli operai dei mondi emergenti e quelli del cosiddetto mondo civilizzato. E l’accordo di Mirafiori racconta qualcosa sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione? La produzione poi: l’Italia a fine 2010 produrrà nei suoi stabilimenti circa 600 mila automobili mentre se ne saranno acquistate circa 2 milioni. (3,9% del totale). Il tram sferraglia, fra la nebbia. Lento il suo incedere, come quello delle persone e dei loro diritti, sempre piu’ svuotati, sempre immersi in una realtà a tinte fosche. Come a tinte fosche si presenta l’anno nuovo, con rincari ipotizzati per mille euro circa a famiglia. La cifra secca, pari a 700 euro è attribuibile a rincari che non trovano giustificazioni, secondo molti. I trasporti in genere conosceranno un rincaro pauroso. Il carovita è sempre in agguato. Per gli alimentari, circa 270 euro. Una raffica di aumenti in beni e servizi. Per i prodotti. Naturalmente i trasferimenti statali saranno minori, verso gli enti locali, e questi ultimi, indirettamente, daranno una bella “spolverata”. Per non parlare poi degli statali. Si, ci raccontava un articolo de La Stampa che, “come sosteneva Vittorio Emanuele II, un mezzo sigaro toscano ed una croce di cavaliere non si negano a nessuno, e questo sarà in dote fino al 2013”. Nel triennio 2010-2012 infatti, l’incremento degli stipendi sulla base dell’indice Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea) previsto dall’accordo interconfederale del 2009 , non firmato dalla Cgil, avrebbe dovuto essere del 4,2%. Un punto di inflazione vale 20 euro, centesimo piu’, centesimo meno, quindi, 90 euro lordi che mancheranno nel cedolino. Trenta euro mensili fanno 400 euro l’anno, insieme alla tredicesima, quindi la perdita di potere d’acquisto sarà di 1200 euro lordi. Poi, nel 2013 ci sarà il blocco previsto, ed ecco che insieme, fan 1600 euro. Una famiglia su tre non riesce a sostenere spese impreviste, pari a 750 euro. Cosa possono contemplare quelle spese impreviste? Potranno contemplare quei mille euro di aumenti previsti per l’anno appena iniziato? a scapito di cosa? visite mediche? Quanta e quale sfiducia. Per non parlare della “cura dimagrante” nello Stato: un assunto ogni 5 pensionati. Serietà, coesione, solidarietà, sono le parole del Presidente della Repubblica con un invito all’ascolto ai giovani. Un ascolto a tutti: a quelli sui tetti, sui ponti in fabbrica, sulle gru. Ma l’ascolto, da solo, non è sufficiente. Occorre avere un’idea forte di politica; occorre invertire la tendenza: non essere sempre in difensiva. La politica, gli accordi, non possono riproporre un’antica pubblicità, stile formaggio “a fette”. Occorre riconnettere i temi del lavoro, del sapere, dei diritti, che mai devono essere monetizzati. Occorre uscire definitivamente da questa gabbia e smetterla con questa gabbia che ci vincola ad un “arresto preventivo”.