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Tra la “Spiritualita’” e il gioco. A Torino

La strada continua. Quella percorsa e quella asfaltata. Il cammino pure. Quattro cani mi tagliano la strada e “quattro cani” ne rendono dolce il cammino. Una musica, una canzone…”quattro cani…”Il dibattito tra dettato e riassunto idem,  teso a riempire pagine di giornale con considerazioni granitiche su poesie da mandare a memoria o canzoni e il web che “libera” risorse democraticamente. Ondeggiando tra Porta PalazzoTorino24 9 2015 Porta Palazzo.Foto Borrelli RomanoTorino Ports Palazzo.24 9 2015 fotoBorrelli Romano, il centroTorino 24 9 2015 foto Borrelli RomanoTorino 24 9 2015 foto Romano Borrelli, Il Circolo dei Lettori e Torino SpiritualitaTorino Circolo Lettori.foto Romano Borrelli‘. E il “gioco” Via Roma Torino foto Borrelli Romano.24 9 2015..e’ assicurato con il calciobalilla lungo 121 metri e 424 persone per giocare.  Totale: 2332 omini per 101 palline e 106 biliardini. Quello sara’ infatti predisposto tra piazza San Carlo e piazza Castello lungo la via Roma. La Marco Berry Onlus organizza l’evento”One two one”. Calcio d’inizio alle 19.30. Il ricavato andra’ in beneficienza per la costruzione di un ospedale pediatrico in Somaliland.

Modelli tra l’antico e il nuovo

DSC00582 DSC00576Individuato un punto nevralgico della nostra città, ho potuto constatare come molte cose a riguardo, dei mezzi pubblici sono cambiate. Prima di ogni cosa, il costo del biglietto. Un euro e cinquanta. Un po’ altino, a dire il vero. Altri mutamenti: il materiale dei tram i numeri, i capolinea, navette bus…fervono mutamenti con modelli alternativi. Almeno quattro.  C’era una volta la griglia. Forse non piu’. Zona situata nei pressi di due Basiliche,  Maria Ausiliatrice e la Consolata e il Duomo, provo a chiedere quale “modello” sia preminente, tra i due, tra “l’antico e il nuovo”. Certo, questi spostamenti, questi trasbordi, qualche “conflittualità” tra i due, la pongono. Soprattutto perché da queste parti i cambi, continui,  dovrebbero essere assicurati senza tanta attesa. In vista del mercato Porta Palazzo, borse e carrelli della spesa non si contano, in andata e in ritorno. Un mercato globale. Il trionfo della globalizzazione, bellezza.  La metropolitana leggera, quella con otto entrate-uscite, non esiste più. Almeno, non transita più.  Quei “trenini” come li chiamavano in tanti quando li videro circolare per la prima volta tra l’86 e l’87 saranno “ricoverati” in qualche deposito periferico. Bottoncino rosso per richiedere la fermata ad ogni uscita e, oplà, in prossimità della fermata, si “aprivano” i gradini. Pronti per la discesa. Chissà per quanto resteranno parcheggiati.  Chissà quale sarà il loro destino. Una discontinuità. Da qui, da Corso Regina Margherita, un tempo, passava anche il “tipo” di metropolitana, leggera. Che “typos”.  Direzione Stadio Delle Alpi (una volta, c’era, quello stadio, e allo stadio ci si andava anche per i concerti) o direzione “Piazza Hermada”. Già, ma adesso, cosa ci arriverà a Piazza Hermada, ovvero oltre l’ospedale Gradenigo, dove si trova l’incrocio con il 30 direzione collina, Pino Torinese-Chieri? Un modello allegorico, la metropolitana leggera con la “promessa” e il compimento di una vera. La storia, ci consegna invece un ulteriore modello, quello “storico”. Un tram storico e il suo capolinea, nei pressi. Come che sia, molto è mutato, tra difficoltà e promesse, tempi di percorrenza  e  attesa. Un tempo, passava un due, poi, il tre. Anche se, in definitiva, sono l’identica cosa. Cosa ne pensano i torinesi, di tutti questi cambi?  E a proposito di modelli, e di alleanza, in una giornata come oggi, per chi l’ha santificata, impossibile non pensare all’acqua. La samaritana, l’ incontro che suscita sete, il popolo che soffriva la sete, Mose’, la roccia, la fonte. Il nuovo e il veccchio, il vecchio e il nuovo. Modelli, a confronto.

Da qualche parte ho letto che siamo in buona posizione per quantità di “acqua importata virtuale”, cioè quella contenuta negli alimenti.  Quanta acqua conterrà una bistecca? Presumo che siamo in buona posizione  anche per quantità consumata. Guardo le nostre fontanelle torinesi, dei veri gioiellini. Da preservare e trattare con cura.

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Freddo e pioggia alle…Porte

DSC00588Piove. A Torino. Anzi, pioviggina. A tratti. Ora si, ora no. Fa freddo. A Porta Palazzo, tantissima gente. A “macchia di leopardo” in un’area ottogonale. In altre arre, a gruppi, si scambiano notizie “mondiali”. Una babele di lingue. Nell’area mercatale non si capisce se oggi è domenica o un giorno feriale. Nell’area storica, che a tratti pare di essere a Roma, le Porte Palatine,  sono state “vestite” con un “impermeabile”. Probabilmente per non prendere troppa pioggia. Una nuova collezione K-way nella giornata Fai, bussa alle…”Porte”. Nuova “Moda”, moda nuova, in Circolo? Con gli “occhiali per vederci meglio”, troviamo chi le  ha viste indossare una sorta di impermeabile, chi un k-way, chi……le ha trovate bellissime, come un abito da sposa. E belle, le torri, sono belle. E poi, nel linguaggio, non solo degli scacchi, insieme alla “regina”, le torri, hanno una “movenza” davvero particolare. La regina infatti, sa tanto di “cuore”. Muove come gli pare e si propone “all’altro”  con una sua eleganza;  la torre, con la sua movenza ad L, pare sempre incline al… “love“. Come che sia, da queste parti,  la primavera pare essersi persa per…strada. Sulla strada, resta altro. Petali bellissimi. Persa. Perduta. Anche senza la nebbia, che, a dire il vero, quest’anno, almeno da queste parti, non ha garantito una certa continuità. Assente giustificata.  A dire il vero, poco pervenuta. Ho provato a domandare, se qualcuno, per caso, l’avesse vista. La primavera. Con il dito,  quel qualcuno immobile come una statua mi ha indicato, “più in là”. Quando i tempi saranno maturi. Veramente, siamo già nel secondo giorno, d.p. (dopo primavera, che fa tanto, “doc”) e ancora non si è fatta vedere. In ogni caso, come anticipato da questo blog, “se non ci sei, ti aspetto”.  E noi, la aspettiamo fiduciosi. E purtroppo, “ben tornata”, ancora non possiamo affermarlo. Era solo un falso indizio, quel “quasi primavera”. E noi, fiduciosi, aspettiamo ancora. Intanto, l’orologio, con le sue lancette, il suo bilanciere, e la valvolina ci ricordano il passare lento del tempo. Solo e soltanto il passare del tempo? Per ora, si. I profumi che si sentono per  le strade di Torino ci annunciano che l’ora del pranzo è quasi arrivata. Quel dito che sembrava spostare più in là “la primavera” sembra aver azionato un congegno. La campana batte il suo tempo. E’ l’ora di pranzo.DSC00591

La “fascia protetta” del padre. Tanti auguri, papa’

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Giornata di sciopero. Dei bus. Aree protette garantite. Il mercato pareva trasferito  dall’area mercatale di Porta Palazzo alle fermate dei bus. Carrelli della spesa, borse, buste, sacchetti di ogni formato e ogni contenuto. A tratti,  un contenuto mondiale. Ah, benedetta globalizzazione. Contenuto e forma. Come certe idee che girano e vengono fuori, senza fasce protette. Come capita.  I tram, vuoti, raggiungevano il capolinea. “Fuori servizio”. “Out of order”, mi ricordava Kelvini’, in una danza particolare, con movenze di braccia e mani davvero inconsuete, per me. Ma Kelvini’, faceva ballare braccia e mani, per fare il paio coi piedi, buoni, di Marco. Solo che i set, non sono piu’ da “15” punti e gli intervalli, in minuti, si sa, a scuola, non possono seguire un “concetto valvola” politicamente corretto ed estenderli a 21, come ora i set. Anche se loro, certi studenti, sanno sempre come allungare di qualche minuto il loro “break”. E accorciare altro. Come che sia, mischiato tra le tante massaie, rannicchiato nell’unico angolo disponibile di una panca posta sotto la pensilina, mi raccolgo per dare una scorsa a “Lettera al padre”, di Kafka. Già, lettera al padre…Oggi, la festa del papà…..ricordi tornano alla mente. Non frutto di nostalgia, che, a detta dell’amico di Kevini’ affiora quando si accorcia il futuro e si dilata il passato. Ricordi da “Vecchia Romagna”, un caminetto, la musica di sottofondo, qualche gioco con la carta e, voilà, ecco perfezionate barchette, cappelli e…angioletti. Made in “papà”, e con quelli attraversavamo stagioni, regioni intere, mari e oceani.  Ah, che bei tempi. In quanti staranno pensando in questo momento, al loro di papà. Mentre giro e rigiro le pagine del libro, alternandole ai ricordi, una ragazza, seduta al mio fianco, “snocciola” il suo, pubblicizzandolo mentre parla al cellulare. “La moto, lo scooter, le braccia strette intorno alla sua vita.” Lo sentivo forte, protettivo. Era il mio mito, anche se era quasi sempre al lavoro e sembrava assente nelle cose pratiche. Quanto l’ho amato quando il giorno del mio compleanno, pensando si fosse dimenticato, a sera, mi chiama, e mi urla dall’altra parte della stanza: tanti auguri, piccola”. Che forti, questi papà, che belli. Che bel ricordo. Era felice. Provavo ad immaginare, lei, piccola, con sua sorella, come trapelava dal racconto, in attesa, la sera, dell’arrivo del loro papà. Un angioletto. Anzi due. Un angioletto che ti resta impresso, nel cuore, e nella pelle.  Un angioletto, in attesa, che vale la pena attendere. Opss…un mito per cui vale la pena stare in attesa del suo arrivo. Un senso di pace, tra le sue braccia. A tutte le età. Bhè, buona festa, papà.

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