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Roma, prima domenica di marzo

20190303_134007Alle 9 in punto ero in attesa che si aprissero i cancelli delle Terme di Diocleziano. Termini alle spalle,  piazza della Repubblica e santa Maria degli Angeli avanti a me. Varcato il cancello, e poi il giardino, al desk ricevo il biglietto numero uno. Una volta tanto…primo senza vincere nulla. C’ero stato una domenica di ottobre del 2015, poi, mai più. Ricordavo proprio poco, a parte il chiostro michelangiolesco e i suoi “raggi” che convergono verso il centro ove sono collocate le statue a forma di animali. Oggi in più avevo degli occhiali spaziali che con soli 5 euro ricostruivano il percorso fedele, quello dei tempi di dei due Augusto e due Cesare. Piscine, spogliatoi, palestre…quante cose non ho visto…Poi epigrafi, cippi, sarcofago…uscito da li, mi dirigo verso San Pietro in Vincoli, per il “mio”caro Mosè  di Michelangelo, riposata Prudenziana e i mosaici. Infine, per due ore buone, il primo sole in faccia, schiaffeggiata di tanto in tanto da qualche colpo di vento, in attesa che si esaurisce la kilometri da coda per l’accesso al Colosseo.Guadagnata l’entrata, faccio ingresso dopo non so quanti anni, al Colosseo. Era il  tempo delle Superga ai piedi, bianche, o delle All Stars,  ricercatissimee carissime, a sole 40 mila lire. Era il tempo di Jovanotti che non era ancora il Cherubini  azionale e le sue canzoni erano un impasto di “na na na,  è  qui la festa?” Mi ha davvero impressionato, tanta bellezza e tanta grandezza, cosi “aristocratica e imperiale” del Colosseo; bellezza così resistente. Mi ha impressionato questa fame di cultura, di gente in coda, per amore dell’arte, per costituire quei granai in attesa delle carestie culturali. E a dire il vero, si sente la fame, da un ventennio circa. È  stato bello, così, come sedersi davanti all’Arco di Costantino e decifrare, e poi quello di Tito, dopo altra coda, per entrare ai Fori.

Da Torino a Roma

 

Mose' di Michelangelo.foto Borrelli Romano.RomaUn sorriso, un viaggio, lunghi entrambi, quanto basta e non importa il  quanto ma quanto intensi. Roma 7 6 2016.foto Borrelli RomanoNon importa la meta ma il viaggio stesso. Siamo arrivati a Roma, quasi una classe. Di classe. Si e’ scelto come trascorrere le vacanze, due giorni che attaccati al sabato e domenica fanno 4.  Le nostre vacanze di Carnevale un pochino anche con gli ultimi. Coriandoli e stelle filanti pet noi e il nostro coraggio. “Mi riguarda”.   Partenze con mezzi e orari differenti ma un unico obiettivo: conoscere e capire di  piu’ di quel che sappiamo e siamo. Un pomeriggio, una sera, una notte e Roma e’ nostra. Non e’ un “sacco” ne vogliamo saccheggiarla, Roma, ma riempire solo e soltanto il nostro, di sacco. Di conoscenze. Ritrovarsi sulla spiaggia verso le 14 dopo aver dato una mano per come potevamo e per come sapevamo,  “per ultimi insieme agli ultimi” e’ stato bello, empatico, formativo. Chi ha e chi no. Il mondo diviso. Molti di noi non vedevano il mare da un po’, praticamente dall’anno scorso. Ostia.6 2 2016.foto Borrelli RomanoOstia. Foto Borrelli Romano.6 2 2016Non e’ dei migliori ma il mare e’ sempre il mare. Calmo, come noi, ora. Viaggio come spostamento e interiore. Surf in mare e spiaggia compatta, scura. Devo dure che alcun* sono stati grandi: dopo un viaggio lunghissimo con Megabus, dodici ore circa, da Torino, per fare del volontariato bella capitale. Un impegno che  sottolinea certamente una gran voglia di fare meglio, per un altro mondo possibile. Una scena da film vedere i ragazz* correre e lasciarli li, nei loro spazi e vita. Poi, un ciao e un arrivederci al servizio serale. Gli ultimi saranno i primi e noi affianco a loro. Io intanto ne approfitto e vado a fare incetta di cultura. Parto dal Mose’

Roma 6 2 2016.foto Borrelli Romano
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di Michelangelo e molto altro. Per il “flipagram” …quelli di prima devono fare i compiti.

Intanto assaggio qualche cosa di buono da mangiare condivisa da alcun*….compagni….Roma 7 2 2016 foto Borrelli RomanoCompagni che significa condividere il pane. Giro e rigiro alcune zone di Roma, per arte e cultura. Incrocio sacche di poverta’ a me sconosciute. Un fuoco per scaldarsi, tende come riparo e casa e cartoni per dormire. Nascosti, a due passi dal via vai frenetico.

Poi, a sera, Roma by night.Roma 6 2 2016 foto Romano Borrelli20160206_184521