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No alla Bolkestein. La Federazione della Sinistra lo disse già anni fa.

Traffico bloccato su gran parte di Torino. Nel pomeriggio, un gran numero di ambulanti, con i loro furgoni, hanno paralizzato corso Regina Margherita per neutralizzare la Bolkestein. Già ieri, un centinaio di furgoni avevano bloccato il centro commerciali Auchan. Oggi, presumibilmente la meta era l’Ikea, direzione Grugliasco. Alle 16.00 circa Corso Regina Margherita era letteralmente paralizzata. Nel 2015 le licenze degli ambulanti saranno in scadenza e probabilmente “pesce grande mangerà pesce piccolo“, dato che le licenze saranno messe a bando, a meno che…

Premetto che un No secco a 360 gradi era stato detto a gran voce da rifondazione comunista e dai comunisti italiani, anni addietro. Solo che ci si mobilita tardi e quando si toccano interessi di categoria. Avessero dato retta a quelle due forze politiche, forse… Ho invidiato la compattezza della protesta odierna, degli ambulantim e spero che una protesta simile possa collegare i precari ridotti alla disperazione, insieme ai cassintegrati, ai disoccupati contro chi fa credere che siamo usciti dalla crisi e ci propone di comprare una bella cucina componibile. Per farne cosa, se non abbiamo un lavoro stabile, una casa, un progetto di vita?

Un’ultima annotazione. Ieri si è svolto lo sciopero dei ferrovieri in Piemonte: pochi ne erano a conoscenza: scarsa informazione il giorno prima e zero oggi sui quotidiani. Resto meravigliato dal giornale torinese, La Stampa. Personalmente non ho potuto usufruire del treno delle 7.33 per Aosta; quello delle 8.30 per Aosta ed infine quello delle 11.35 sempre per Aosta. Soppressi. Ho passato gran parte della mattina in stazione, con la speranza di poter prendere quello nella fascia garantita. Come detto altre volte, esiste un bus, il cui tragitto non è coperto dal biglietto mensile. Chi ha potuto permetterselo, si è arrangiato con mezzi privati. Oltre al danno, la beffa. Quanto dovrà durare questo stato di cose? Possibile che nessuno,nessuno abbia sentito il dovere di indignarsi? Certo la Tav porta lettori, i drammi dei pendolari no. Continuiamo a premiare il grande capitale.

Continuo a guardare il tunnel che da Porta Nuova conduce verso Porta Susa e poi direzione Stura. Davvero quanta ragione aveva l’amico Daniele nel considerarlo un pochino pericoloso.

La giornata, con molte difficoltà, si è conclusa con un volantinaggio per la Federazione della Sinistra e la candidatura di Luigi Saragnese. Ricordando che i partiti della Federazione dissero anni fa NO alla Bolkestein.


Romano Borrelli

“Treno Torino-Ivrea-Aosta: che vergogna”

2006.  Torino.  Olimpiadi invernali. Notti bianche. Luci. Ricordi. Tanti mezzi di trasporto in giro per Torino, alcuni denominati con una X. Treni per le montagne, e non solo. Una parentesi di due settimane. Era il 2006.  Notevole spessore di tempo. Oggi, 15 febbraio 2010, ritardo e treno soppresso. Again. Ancora. Ancora una volta “il treno della vergogna 1”, quello diretto ad Aosta, è stato segnalato con un ritardo da…. “doppia vergogna”. Settanta minuti? Incredibile! Alla fine, anche il tabellone elettronco  è diventato “rosso di vergogna”, e così, il ritardo si è trasformato in “soppresso”. Il treno successivo, quello delle 7.33, chiaramente è partito da Porta Susa con ritardo. Da Chivasso ad Ivrea questo secondo treno ha effettuato fermate aggiuntive, (quelle del primo treno, cancellato). Il ritardo ad Ivrea, è stato sostenuto. Ritardo sul lavoro, ma in anticipo per la battaglia delle arance. Sempre in tema di arance: l’iniziativa di ieri, la vendita delle arance metalmeccaniche, ha ottenuto un buon risultato. Grazie a tutti coloro che in diverse forme hanno preso parte all’iniziativa.

Contrasti

Ieri, giovedì 11 febbraio, tempo meterologico “impazzito”. Città sotto la neve. Col treno, i soliti ritardi. Non solo all’andata, ma anche al ritorno. Linea ferroviaria in questione, Aosta-Ivrea-Torino. Alla stazione di Torino Porta Susa, il treno delle 16.35, partito da Ivrea, ( e proveniente da Aosta) arrivava con 15 minuti di ritardo. Lungo il tragitto,ho colto l’occasione per dare un’occhiata ai giornali. “Famiglie piu’ povere”; su questa notizia ho focalizzato maggiormente la mia attenzione. Una famiglia su cinque vive con meno di 1282 euro; una su tre ha un debito alle spalle. Situazione drammatica. Sempre sullo stesso treno, alcune ragazze discettavano di un colloquio di lavoro. “Quanto dovrebbe essere lo stipendio, per quel tipo di impiego?” chiedeva un’amica all’altra. Risposta: “Con un anno di esperienza almeno 1800 euro”. Che contrasto con la situazione reale. Beate loro! Normalmente ad una domanda del genere si dovrebbe rispondere: in questo modo: “minimo sindacale”. Contrasti. Proprio in una cittadina che si appresta a vivere la gioia di uno storico carnevale. Ci si tirerà delle arance. Alcuni pagheranno, per tirarle. Profumatamente. Non saranno i soli. Altri hanno già pagato, per raccoglierle. In molti sensi. Altri ancora, invece, proveranno a venderle, per spirito di solidarietà, “metalmeccanica”, nei confronti di operai, lasciati a casa. Senza un posto di lavoro. Contrasti.

Per la cronaca, questa mattina, il treno Torino-Ivrea-Aosta, delle 7.33, ci ha fatto subire circa venti minuti di ritardo. Ad Ivrea. Ancora qualche giorno inoltre per poter usufruire della modesta cifra di rimborso sull’abbonamento mensile. Pochi euro per tanti disagi. Che vergogna!

A spasso. Col triciclo

Domenica 7 febbraio, a Torino, tutti a piedi. Per molti, non è una novità. Ieri mattina, il “treno della vergogna” Torino-Aosta delle 7.33 è stato soppresso. Motivo? Non è dato saperlo. “Soppresso”, come ormai capita da tempo. “Tanto sono pendolari!” A chi potrebbe interessare il loro, nostro, disagio? “Odio gli indifferenti”, affermava A. Gramsci. Quanto sarebbe utile riscoprirlo! Il guaio è che per raggiungere il posto di lavoro si puo’ utilizzare un bus, di altra linea, ma… con un ma. Il costo dell’abbonamento del treno, mensile, non copre per intero la tratta (Torino-Ivrea); quindi, “euro che se ne vanno”. Quel che più mi preme sottolineare è che, proprio nella cittadina eporediese, a ridosso della settimana di Carnevale (e quando sennò), qualche consigliere comunale (leghista) ha ipotizzato di sospendere il pagamento dell’autostrada Torino-Ivrea. (“autostrada gratis”) “Grandi applausi”, colpo di teatro. L’autostrada non è l’unica via per chi si reca a Torino e per chi viceversa, da Torino ha come meta Ivrea. Esiste una linea ferroviaria che andrebbe rimodernata, raddoppiata, perchè, caro consigliere leghista, non tutti hanno a disposizione una macchina, e, chissà per quanto tempo non ne avranno una, o per i possessori sostenere i costi di continui viaggi e relativi disagi in macchina; chi, invece, si occupa di pendolari, studenti, fasce deboli, tutto l’anno, tutti gli anni, vedi Rifondazione Comunista, (con il consigliere regionale Juri Bossuto), non ha la giusta visibilità mediatica che meriterebbe. E, questo è un guaio. In una città iper-tappezzata da poster elettorali. Della destra. E quanta indifferenza!! Così facendo si finge che il problema non esista. Quante Torino-Aosta esistono in giro per l’Italia? E nonostante cio’ si presenta l’alta velocità come il nuovo volano per creare occupazione. Si creino, invece, le condizioni per fornire l’utenza di una linea ferroviaria decente, creando occupazione, senza impatto ambientale. Ultima annotazione. Il treno Torino Aosta delle 11.35 di oggi, martedì, diretto ad Aosta, viaggiava, a Porta Susa (inizio corsa) con trenta minuti di ritardo. Di questo passo andremo tutti a piedi. Con il triciclo. Per bambini.

Quanta indifferenza mostrata in consiglio regionale e fuori per una legge, sempre di Rifondazione Comunista, contro le delocalizzazioni. Qualcuno riuscirà ad essere meno indifferente il giorno delle votazioni a marzo? E a proposito di tagli e “macelleria sociale”, nel mondo della scuola: quanti saranno nel limbo l’estate prossima? E, a proposito di concorsi, perché gli ultimi concorsi banditi (“riservati”) per il mondo della scuola conferiscono l’idea di essere “riservati ai riservati”. Personalmente avrei preferito dei concorsi aperti a tutti.

Dalle porte chiuse alle porte aperte.

Partito al lavoro. Militanti, al lavoro. Anche ieri, domenica 31 gennaio, a Torino, presso la “Fabbrica delle E”, ha avuto luogo l’incontro dei delegati della Conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Interventi al mattino: operai e impiegati narravano la propria condizione. In fabbrica. In ufficio. Quel che rimane della fabbrica. Quel che rimane degli uffici. Non starò qui a riassumere gli interventi che saranno raccontati sicuramente meglio del sottoscritto, domani, dal giornalista di Liberazione (presumibilmente Fabio Sebastiani). Quel che posso riferire è stata la ripetizione di questo concetto: “Porte chiuse”. Triste, ma reale. Porte che si chiudono, per molti. Fabbriche dichiarate inefficienti e per la logica del capitalismo, da chiudere. Un capitalismo che continua a premiare il grande capitale.  “Torniamo a riempire le valigie. Di diritti”. In questi giorni, in cui molti tessono le lodi per l’alta velocità, vorrei ricordare come continuamente “i treni della vergogna” diretti ad Aosta, al mattino, rassomigliano sempre piu’ a delle “ghiacciaie”, come successo questa mattina, come sabato, come ormai da molto, troppo tempo. Per non parlare dei treni soppressi (o di quelle di altre linee ancora più disagiate in Piemonte come altrove). Come oggi pomeriggio. Da Ivrea per Chivasso, soppresso (delle 14.25). Treno sostituito da bus, certo, che ha percorso lo stesso tragitto, in piu’ di un’ora. Treni in forte ritardo. (a Chivasso, oggi). Quelli dei pendolari. Crisi, dicevo. Migliaia di persone, famiglie intere, ridotte “al lastrico”. Figure di donne, uomini, inghiottite dalla crisi. Spremute, quando andava bene. Spremuti come i lavoratori di Rosarno. Ma da questa ex fabbrica, una prospettiva di lotta, di vertenza, fa bene sperare. Non è più possibile aspettare. Donne, uomini, famiglie, ricordate anche dalla Chiesa: “garantire a tutti una condizione di lavoro e di salario dignitosa. “Fare di più per i lavoratori”, è stato anche l’appello del Papa. Porte chiuse, dicevo, concetto che conferisce l’idea di “mancanza di prospettiva”. Quella che pare mancare a molti giovani di questa città, privi di identità, ma pieni di appartenenza. Al gruppo. Un’appartenenza fumosa, di breve durata. “Giovani senza prospettive”, pareva essere questo il tema dominante sulla stampa cittadina e nei tg, dopo il grave episodio che ha visto proprio a Torino un ragazzo accoltellato. Torino, come accennato altre volte, terra di santi sociali. E proprio ieri, se ne festeggiava uno in particolare. Molto attento a suo tempo ai giovani e al lavoro. “Ascolto, gruppo strutturato, mettersi a disposizione della collettività, con spirito di servizio”, questo era il messaggio proposto ai giovani. Porte aperte. Speranza. Per il futuro. Anche qui, un rimando a “valigie” da riempire, di diritti. Come una volta. Concetti che rimandano a valori. Quali quello della solidarietà. Che non è passata di moda. Speranza rinnovata anche nel giorno della festa di questo santo, don Bosco. Per tutti. Quindi, per tornare al discorso iniziale, relativo alla Conferenza, dei lavoratori e delle lavoratrici, subito soluzioni. Aumento di pensioni, salari, unificare tutte le lotte, stabilizzare i precari, abolizione della legge 30. Soluzioni, che vorrebbe dire, finalmente, porte aperte. Speranza per il futuro. Per i lavoratori, per i disoccupati e per i giovani.

Lettera aperta all’AD di Trenitalia Moretti: “si dimetta”!

Anche ieri, per me, come per tantissimi altri, viaggiare, per inizio vacanze o semplicemente per poter recarsi a lavorare, non è stato piacevole o faticoso, ma, semplicemente un trauma. Fin dal mattino presto, i treni diretti a Milano erano in ritardo. Quello per Aosta, da me utilizzato quotidianamente, idem: 15 minuti. Visto il ritardo, ho pensato di prendere un treno diretto a Chivasso; in quest’ultima cittadina, normalmente, si trova una coincidenza per Ivrea, con fermate in ogni paese. Purtroppo, questo treno, era stato soppresso. Mi è toccato aspettare quello proveniente da Torino diretto proprio ad Aosta, con 30 minuti di ritardo. A Chivasso. Peccato che da qui ad Ivrea, quel treno ha effettuato fermate straordinarie in ogni paese.  Conseguenza: ritardo sul lavoro. Ma ormai, sig. Moretti, dove è la novità? Pensavo di esser multato, all’arrivo del controllore: fornisco l’abbonamento mensile, 81 euro e 50 centesimi, ma non ho con me “i maglioni,  l’acqua” e altro da lei consigliato in questi giorni. Al ritorno, arrivo a Torino Porta Susa con identico ritardo, dopo una breve sosta, di circa dieci, quindici minuti nel tunnel a ridosso di Torino Porta Susa. Senza capirne il motivo. Tranne che, all’arrivo, una nube densa di fumo, conferisce l’idea che qualcosa fosse andata a fuoco.  Un evento naturale, la neve, certo. Ma, per cortesia, come mai, l’anno scorso, a gennaio, con una copiosa nevicata, in alcune tratte erano stati soppressi alcuni treni? Evento naturale anche quello o magari il materiale a disposizione non è adatto in alcune circostanze? E se si, perché dissipare tante risorse con la mirabolante e costosissima Freccia Rossa quando sarebbe utile rinnovare il parco mezzi? Mi era stato detto che i Minuetti, avevano un piccolo problema…con la neve. Quindi, l’esperienza avrebbe dovuto quanto meno sopperire in qualche modo a questa “tragedia”. Era davvero inevitabile questo caos? Ricordo ancora una volta che il nostro stipendio non è come il suo. Noi percepiamo meno di mille euro. Lei?

Per favore, come afferma il mio amico di Partito, Juri Bossuto, non mangi il panettone a Natale: si dimetta.

Torino-Ivrea, un treno soppresso, un altro, ennesimo, ritardo.

Una mattina con qualche fiocco di neve. Piccolissimi. Non erano una novità. Come non era una novità subire l’ennesima umiliazione, a Torino Porta Susa, sotterrannea. Arrivo, come i giorni precedenti, qualche minuto prima delle 7.30, per dirigermi verso il lavoro utilizzando, o pensando di utilizzare, il treno delle 7.35. Osservando attentamente il tabellone noto con stupore che, quello precedente, riportava un ritardo di 60 minuti, partenza da Torino Porta Nuova. Caspita!!! Per effettuare dieci minuti di percorso, aveva 60 minuti di ritardo. Il treno che avrei dovuto prendere ne aveva 15. Di ritardo.  Nello stesso istante, il tabellone, indicava il treno delle 6.35 soppresso. Per un attimo mi è sembrato di non vedere neppure l’indicazione di quello delle 7.35. In molti ci precipitiamo lungo le scale della favolosa stazione Porta Susa, sotterranea, pensando di usufruire del treno proveniente da Pinerolo e diretto a Milano al fine di scendere a Chivasso e utilizzare la coincidenza il luogo di destinazione. Giunti sul binario, una voce metallica annuncia che il treno diretto per Aosta è in arrivo sul “suo binario”. Tutti a correre e riprendere le proprie posizioni. Saliamo, con i 15 minuti di ritardo, e, per magia, viene istituita una fermata aggiuntiva: quella che avrebbe effettuato il treno precedente. A Chivasso, vedo il tabellone luminoso indicare che, fino a destinazione, avremmo effettuato tutte le fermate previste dal treno precedente.  Un ferroviere, vagone per vagone, annunciava a gran voce, le fermate istituite. Ci ritroviamo in molti, colleghi di lavoro, a telefonare e annunciare il nostro ritardo ai colleghi dei rispettivi luoghi di lavoro. Precari sul lavoro, che utilizzano treni precari in condizioni precarie.

L’arrivo previsto, in stazione, stimato intorno ai venti minuti. Tempo perso, tempo da recuperare. Per altri, tempo non retribuito.

Un’ultima notazione: è tutta la settimana che i treni sono delle “celle frigorifere”. Mi domando: ma il problema è che il treno viene posizionato sui binari della stazione troppo tardi? E questo perchè i binari di Porta Nuova sono occupati? Ma non sono stati effettuati tagli ai treni? Personalmente, mi rendo conto di come le ferrovie utilizzino il parametro del mercato: “se hai soldi, ti diamo tutto, se non ne hai a sufficienza, arrangiati”. “E’ il mercato bellezza”. Io, questo modello, lo rifiuto in quanto indegno.