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In attesa

DSC00487Dell’acqua, non vi è più traccia. Nei pressi dell’anagrafe, raccontata un paio di post fa. Pozzanghere asciutte. Giardino totalmente libero e così pure i giochi. Le altalene sono in “movimento” e così le altalene della storia, meglio, delle generazioni. Giustamente come osservato da Corrado Stajano sul Corriere, i Leopardi, i Gobetti, i Gramsci nascono poche volte in un secolo.  Ma questo era un paragone tra la classe dirigente venuta dopo la seconda guerra mondiale e quella di oggi. Tornando a questo “fazzoletto di realtà“, dietro la cancellata, lingue e dialetti incomprensibili, ma belle, affascinanti. Lingue profumate.  Paesi di altre grandi bellezze. Anche le panchine sono piene o quel che può ricordare una panchina,  pur di godersi questo bellissimo ritorno di “quasi primavera” atteso un inverno, che, in verità, sembrava un lunghissimo autunno. Mamme in attesa. Della fine del gioco, di questa giornata. Non di altro. Forse in attesa di altro ancora, del lavoro, ad esempio. Intente a vigilare il gioco dei figli. In attesa di qualcosa. E a cantare “clap and jump…”. Due chiacchiere di una terra lasciata, a malincuore e una speranza. Un futuro migliore. Un po’ come piantare un albero, coltivare un orto. Guardare avanti, speranzosi e fiduciosi. Occhi che fissano e si perdono. Tratti di malinconia.  Lungo la direttrice che porta verso il centro-centro, una traccia, una costruzione particolare.  Una coincidenza. Tre piani “terrazzati”. Un po’ come le colline liguri terrazzate. Un pochino. E difatti, ricorda quando in macchina il mare era lì, a portata di mano, dopo un’ora e mezza di autostrada. Occhi su. In alto.  Che cercano e ricercano. Ragazze e ragazzi al termine del primo traguardo. Universitario. Tre anni. Uno step. Il lavoro. Sete di sapere, sete di conoscenza. Un seminario, di studi.  Il centro, un “chiostro”.  Che ne sarà di noi? Sembra il titolo di un film, in realtà, non lo è. O lo è stato.  Poi, “Lettera di una sconosciuta“, qualche pagina, prima di dormire. Giornata calda, primaverile. Niente altro da aggiungere.

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Palla al…centro

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Si vociferava che, da queste parti, tantissimi anni fa,  vi fosse un “centro”  per sofferenti mentali. Chissà. Forse. Così si diceva. Voci di corridoio. Di tanto in tanto, a piedi, si costeggia questa via, Giulio, posta tra un Corso ad alto scorrimento, Corso Regina Margherita e  via della Consolata, uno spazio al cui interno si trova un grande caseggiato che  contiene una “macchina comunale enorme”. Elettorato, anagrafe, matrimoni…Prima di accedere al caseggiato comunale,  il recupero del giardino, qualche gioco, fontane hanno creato qualche reale possibilità di partecipazione democratica del territorio. “Rosicchiare”  qualcosa per un uso davvero pubblico. E i bambini e le famiglie si ritrovano, lì, per giocare i bambini, per sedersi e recuperare forze ed energie gli adulti, qualche bacio, giovani innamorati. Una “sala d’attesa” per quanti sono “avvitati” in procedure burocratiche da espletare lì dentro.  E non solo per quanti si apprestano a dire un “si” con parenti al seguito, dalle parti di via Giulio.Un’attesa, finita o infinita, ammortizzata da qualche panchina o gioco per i più piccini….Per fortuna. Un piccolo neo. Dopo l’abbondante pioggia dei giorni scorsi, al centro non ci sta solo il pallone. Ci sta un problema. Di riflesso. Un enorme pozzanghera, come si puo’ vedere dalle foto può diventare pericolosa, data la presenza di bambini.  Forse il comune non “centra” niente. Pero’ il pallone, si. E nemmanco, galleggia. Stagna.  Speriamo che qualcuno possa accorgersi che in questo modo è un “palazzo dell’anagrafe poco presentabile”….quasi…..come…

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Tornata

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DSC00163E’ tornata? Chi? Cosa? Si puo’ dire qualunque cosa? E’ cambiato il nuovo modo di comunicare? Libertà, responsabilità. Etica, estetica. La prima, che non cambia, la seconda, si. E poi, gerarchie, priorità.  Pensieri, che si affacciano alla finestra. Dando il benvenuto. Anzi, bentornata. All’ultimo piano, qualcuno ha scritto ” tornata”. Sotto la Mole, a due passi dall’anagrafe, i residenti, ora, aumentano di una unità.  “Sopra” la Mole, una mano anonima, ma non tanto, a meno che qualcuno non si sia aggrappato fin lassù usando la grondaia ha scritto: “Tornata”.  E’ tornata la neve? E’ tornata una lei?  Soprattutto, dove era andata? Dove era stata?  Università, lavoro, gita? Le persiane, aperte, inducono buoni pensieri. Hanno l’aspetto di due braccia aperte, in segno di accoglienza, davvero di bentornata. Aria fresca, in ogni vano. Deve esser stato triste, per chi abitava lì, patire  l’ assenza di chi ora invece è tornata. Quella finestra, ora pare un sorriso. Ora qualcuno potrà immaginare un arcobaleno in cima alla Mole, perché “tornata”.  La giornata è davvero rigida, fredda, come da programma, dei giorni della merla. Pero’, il cielo è davvero bello. Sarà quel tornata, che rende diverso, migliore l’umore. Anche nella solitudine si è meno soli. Un campanile batte le ore. Il suono sembra recitare: “tornata, tornata, tornata…”. Sarà per la Chiesa a due passi, ma un sottointeso pare essere il finale de “La mite” di Dostoevskij: “Uomini, amatevi reciprocamente“.   A pochi passi dal mercato di Porta Palazzo, nel centro di Torino. “Cielo gotico su un inverno di neve, cielo di poesia“. Cielo che comincia ad annunciare neve. A tratti. In un “scendo non scendo”.  E il coro di ombrelli, che risponde a tono: “apro e chiudo”. Gente che torna dal mercato, o che si reca.  Gente che torna dall’ufficio, dal lavoro. Il sale per le strade della città, è stato già versato, fin dalle prime luci dell’ alba. Bianco. Lunghe strisce di sale. La macchina organizzativa, è pronta. Anzi, è tornata. Ma per ora,  è solo tornata la pioggia. Invece della neve. Per ora. Insieme a quella, tornata, è, la speranza.