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Ieri, un treno, tanti treni, molte incognite: l’espresso 1665 delle 21.45

Da Liberazione del 24 dicembre 2009

Ieri. Tardo pomeriggio. Torino, stazione Porta Nuova.Traffico impazzito. Tram e bus pieni come non mai. Alcuni in ritardo. Uscito dalla metropolitana mi sorprende un misto di pioggia e neve. Raggiungo velocemente gli amici che mi attendevano, con borse, valige, biglietto del treno, (direzione Calabria), con “maglioni e acqua”, come consigliato nei giorni scorsi. Testa treno, già posizionato, sul binario da alcuni minuti. Ai “futuri viaggiatori” non rimane che attendere pazientemente la partenza. Pazienza: saper patire. Aspetto, anche io con loro, pazientemente un po’. Il treno della sera, per la Calabria, come molti altri, con diverse direzioni, non ha intenzione di “sferragliare”. Dopo aver atteso ancora un po’, saluto, chiedendo loro di tenermi informato sulle condizioni del viaggio e sull’ora della partenza. All’interno del treno, in quel momento e in quelli successivi, faceva freddo. Nel consiglio, il grande a.d. aveva dimenticato di includere anche le coperte, qualche passeggerà ne è munita ugualmente. Il treno partirà con circa 80 minuti di ritardo. Inizialmente, era previsto un ritardo di 30 minuti. Il treno delle ore 20,50 il famoso intercity notte è già partito con 50 minuti di ritardo.

Pochi minuti fa, i miei amici, dopo una nottata trascorsa in piedi, nei corridoi, si trovavano a Napoli, Campi Flegrei, con circa due ore e trenta di ritardo. Dato che in queste circostanze, non si conoscono misure intermedie, il riscaldamento mi dicono essere “a palla”.

Il treno è l’espresso numero 1665 delle 21.45 diretto a Reggio Calabria.

Continuo a seguire il viaggio degli amici, sempre piu’ convinto che qualcuno, domani, non dovrebbe mangiare il panettone.

“La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda”

In treno, a qualsiasi ora, i temi fondamentali sono sempre gli stessi: calcio, grande fratello, amici …. attualità? politica? Macché!!! Colgo l’occasione per leggere qualcosa. “Carta”, un buon settimanale, che da pagina 36  in avanti dedica un bell’articolo “all’assemblea dei 5 mila”,  assemblea riunitasi a Bologna il 30  ottobre. Un’assemblea di delegate e delegati Fiom. Un pensiero che va subito a Barbara, a Palazzo e molti altri ancora. Per fortuna ci sono loro. E hanno bisogno di molta solidarietà per contrastare “il colpo di stato sindacale”:  a questo si oppone, la Fiom, facendone una questione di democrazia. E la Fiom ha ragione: per la prima volta, si assiste ad una compressione salariale. 110 euro di aumento in tre anni: contratto firmato dagli altri (Fim, Uilm, Federmeccanica). A volte penso che non ci sia la volontà di “denunciare”, di “informare”, anche sui luoghi di lavoro. Ho provato a guardare nella bacheca sindacale, per vedere se i lavoratori  pubblici erano stati informati dei “nuovi arresti domiciliari” in caso di malattia (reperibilità passata da 4 a sette ore:  dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00). Niente. Sul fronte della denuncia, cari professori, che oggi stesso vi siete lamentati per la mancanza di un collaboratore capace di coadiuvare il vostro lavoro, scioperate quando è ora! Lamentarsi tardivamente non serve. Oggi la mancanza non riguardava voi, ma magari, domani ….. Quando si indice uno sciopero, guardate il merito e aderite. Oggi non tocca voi, domani potrebbe  però toccarvi. Il viaggio conosce una stazione intermedia, una fermata che  mi concede la possibilità di osservare un treno, fermo,  più in là, in  attesa di poter ripartire in direzione opposta: è pieno, con la gente in piedi. Eppure siamo in tempi di Freccia Rossa… Guardo il tabellone dell’orario che indica “solo cinque minuti di ritardo”; come in seguito  ho saputo , nelle stazioni intermedie, il ritardo non conterebbe sulla tabella di marcia. del treno ai fini del calcolo del ritardo finale. Peccato che per me si, però. Il treno riparte, cambio giornale e scopro quanta è meravigliosa “questa globalizzazione”: “Licenziati e senza casa la crisi degli immigrati” (La Stampa 4 novembre, articolo di Andrea Rossi). Immigrati costretti ora a chiedere soldi là dove fino a poco tempo fa li avevano spediti. “E’ il liberismo, bellezza, che ti spreme fino alla fine, in una lotta continua fra poveri contro poveri”. Una “guerra” che continua anche sul versante docenti: sta infatti partendo la nuova “olimpiade scolastica dei master”: come nella raccolta punti del mulino bianco, un master fa  tot punti.  Master, tutti a pagamento, ovviamente. Più ne fai, più punti maturi. Chi ha soldi, va avanti, chi non ne ha, resta indietro. Nella graduatoria. Alzo gli occhi al cielo e dico, “no, cara Stellina, non siamo una minoranza. Non mi meriti.” E come scritto su uno striscione, “La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda“.

Piu coscienza sociale, piu’ istruzione meno televisione “reality”! Salario! Salario!

Quasi tutti avranno letto e commentato i quotidiani oggi. Ma prima vorrei tornare ancora su un interessante articolo di Luciano Gallino su la Repubblica, “La violenza e l’emergenza”. Ribadisco la solidarietà alle persone coinvolte ieri, ma segnalo il passo di Gallino (anche se estrapolato dal resto dell’articolo, a me è parso davvero interessante)…. “Ed è anche vero che i media hanno ingigantito l’episodio, perché alla fine nessuno si è fatto male, Rinaldini ha potuto riprendere il suo intervento, né vi sono stati altri scontri” – Precedentemente aveva ricordato la nascita di questo sindacato. A me interessa la funzione dei media.

Ritorno “sulla tristezza” della manifestazione a sostegno degli operai di sabato mattina a Torino: il numero dei manifestanti paragonato a quelli presenti a Piazza San Carlo nel “salotto buono di Torino”. Devo dire che il senso di tristezza è stato mitigato dagli ultimi commenti ricevuti su questo Blog: quelli di Paolo, Francesca, Barbara, Armando, Daniele, Domenico. Il commento di Paolo mi ha colpito davvero tanto: un commento che fa una analisi su tanti soggetti non alieni dal “sano egoismo”. Paolo esprime un concetto chiaro:”il lavoro per tutti, e la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro”. Ha un’idea di solidarietà forte: fortunatamente esistono persone come te, Paolo, che ti preoccupi a che nessuno sia lasciato indietro. “Camminare con”, “camminare senza lasciare indietro nessuno”. Sensibilità che hai e che traduci concretamente. Mi piacerebbe innescare una sorta di dialogo, soprattutto con le nuova generazioni. Sono conscio che questo strumento non potrà mai sortire gli effetti desiderati. Oggi internet, l’immediatezza dell’informazione rende la notizia disponibile a quasi tutti i giovani. Possibile che non si rendano conto della gravità della situazione?. “Salari, Italia tra gli ultimi in tutta Europa. Il nostro Paese al 23 esimo posto nella classifica dell’Ocse: da noi stipendi più bassi del 17% rispetto alla media” (Prima pagina, La Repubblica). Possibile che non sia questa la notizia importante? Possibile che il futuro sia fatto di soli “amici”? Possibile che la vera notizia sia “No al conflitto sociale”. Ancora, La Stampa: “Gli stipendi restano al palo. Italia agli ultimi posti fra i trenta Paesi Ocse: colpa del fisco pesante“. Davvero? Solo il fisco? Sfogliando l’Espresso, che consiglio a tutti di leggere, di tanto in tanto, e non solo Internet, un articolo mi ha colpito, quello di Paola Donato: “Caro Operaio accetta un consiglio”. “Cos’hanno da scambiare oggi i lavoratori con i padroni? In tempi di crisi come questo, l’unico scambio possibile è quello del posto di lavoro: me lo tengo stretto, ma offro flessibilità, orario ridotto, cassa integrazione a rotazione“. Eppure mi sembrava di aver già dato. Le “buone azioni” dovevano offrirle a suo tempo”, queste non mi paiono davvero buone. (entrare nel capitale azionario dell’azienda, cosa tra l’altro difficile forse da applicare in Italia a causa di capitalismo forse ancora di tipo familiare).

Consiglio di leggere attentamente anche un altro articolo sempre de L’Espresso: ” Professione sottoprecario”. C’era una volta la generazione 1000 euro. C’era. Oggi non esiste più? Oggi è “generazione 450 euro”.

“Che lotta di classe”

fiom-indesit-comunanzaTorino 20 marzo 2009. Questa mattina, come promesso a me stesso, come impegno nei confronti di amici lavoratori conosciuti nelle varie manifestazioni a tutela del proprio lavoro mi sono recato presso l’Unione Industriale di Torino, luogo di “concentramento” e di avvio dello sciopero nazionale dei lavoratori Indesit. “Indesit in piazza. Faccia qualcosa anche il governo. No allo stop. Salviamo i 650 operai di None”, titolava La Stampa di oggi “Indesit, None forse non chiude. Manager al lavoro per un piano alternativo, però con tagli” era il titolo de La Repubblica. Ho pensato alla parola magica “manager”; una parola con conseguenze mirabolanti. In ogni caso, durante il tragitto, incontro alcuni amici che mi richiedono per l’ennesima volta per quale motivo sentissi necessaria la mia presenza. “Trasversalità”, “solidarietà”, “vicinanza”, sono le parole che più mi risuonano. Anche se, leggermente un interrogativo si apposta su di me facendomi riflettere: “scuola” o “fabbrica”? Entrambe, mi dico. Così vado avanti con la giusta coerenza (a mio modo di vedere). Appena arrivato, nei pressi dell’Unione Industriale, verso le 9, il colpo d’occhio offerto dalle persone e dagli striscioni presenti, mi faceva pensare che oggi, saremmo stati dinanzi ad una manifestazione un po’ diversa rispetto a quella di due giorni fa. “Uniti per non morire” avrebbe potuto essere il titolo di un resoconto giornalistico.

Operai in cassa integrazione, operai con il rischio di non entrare più nella propria fabbrica, operai con un destino triste, vacuo, nebbioso, ma con una marcia in più e con un solo obiettivo: “apparecchiare diversamente il mondo: non per loro, ma per i propri figli”. Vedo tantissimi scatoloni, che rappresentano elettrodomestici: presumibilmente lavatrici o lavastoviglie; penso, a come nonostante le difficoltà enormi, tutti quegli operai abbiano trovato anche il modo per “addolcire” la rabbia; un dolce amaro, che non poteva essere una zeppola. 650 operai affiancati dai 30 sindaci dei Comuni pinerolesi.

Tantissima gente, affiancata da altra proveniente dal resto d’Italia: Fabriano, Caserta…tutti motivati a far sentire la propria voce. “Noi la vostra crisi non la paghiamo”. Uno slogan? Altro che slogan: persone, famiglie, bisogni! Il corteo parte, alla testa un carro, molto rumoroso, e percorre le strade e i corsi di Torino: Corso Galileo Ferraris, Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, la meta finale. Durante il corteo mi muovo un po’, complice anche il freddo polare (rispetto alla giornata di ieri).

Gli striscioni e gli slogan, urlati e scritti, sono stati elencati. La mia perplessità iniziale, se appartenente a “scuola” o “fabbrica” evapora nel momento in cui vedo alcune personalità come Boccuzzi (con cui sono riuscito a scambiare qualche parola nel momento in cui ha acquistato una copia di Lotta Comunista) e Ciro Ferrentino. Quando li vedo penso alla grande tragedia, ma il pensiero che avevo ieri, quello “del vedo, non vedo” mi fa pensare alle ultime elezioni: come facevano ad essere così entusiasti tanti ragazzi quando nella lista del Pd c’erano “politiche non negoziabili”? Come potevano stare insieme un “padrone” ed “un operaio”? Sono sicuro che se stavano bene loro, come sicuramente ci stanno, oggi, a maggior ragione, stavo bene anche io: scuola e fabbrica. Ed è stato bello stare “in ferie” con voi.
Un ringraziamento a Sergio Dalmasso che è stato un infaticabile “ascoltatore” e di grande compagnia, oltre che a tutti i compagni di partito, che oggi erano in gran numero. Un grazie ancora a Juri Bossuto che tante energie ha messo nello stare vicino ai numerosi operai oggi presenti e, sulla presentazione della legge regionale a proposito delle delocalizzazioni e come evitare i suoi problemi. Da questa pagina, da questo blog, un incoraggiamento a Barbara, presente sia alla manifestazione della Flc scuola che oggi. Coraggio Barbara. E un altro incoraggiamento a superare ogni difficoltà di sorta all’amica Barbara della SKF, e a tutti i suoi colleghi di lavoro che scrivono e commentano cone energia e voglia di esserci.
Spero che questa manifestazione faccia uscire, come afferma Airaudo, l’Indesit da una posizione di ambiguità. Nonostante ciò, la crisi continua, con la cassa alla Denso e alla Teksid (vedi La Stampa).
Gli slogan apposti sui cartelli:
“Il lavoro é un diritto. Delocalizzare é un delitto”.
“E come dice Vasco, “Senza parole”, e noi diciamo “Senza lavoro”.
“Italia zero, Polonia 600”.(due bandiere, una italiana, l’altra polacca, apposte su uno scatolone di lavatrice).
“A.A.A. Azienda Cabind: imprenditore vero cercasi”
“Cassa Integrato Comau solidale con i lavoratori Indesit”.
Gli striscioni:
Non siamo in vendita. Lavoratori e lavoratrici Indesit None
RSU Johnson Electric Moncalieri (To)
RSU Valeo Sistemi Illuminazione Pianezza (To)
Fiom Indesit Comunanza (AP)
Fiat New Holland Consiglio di Fabbrica Fim Fiom Uilm
Fiom Lavoratori Cabind
Fim Fiom Uilm Ansaldo Piossasco
RSU Dayco Chivasso
Tutti insieme lavoratrici e lavoratori carrozzeria Bertone
RSU Fim Fiom Uilm Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni Torino
Associazione lavoratori pinerolesi
Le persone presenti.
Tutte quelle investite da seri processi di “ristrutturazione”, in un territorio che come recitava La Stampa ieri, ha visto volatilizzarsi circa 100.000 posti di lavoro. Persone, lavoratrici e lavoratori che qualcuno ha voluto si piegassero alla fabbrica, alle regole del mercato; ma non andrà così, ne sono certo. La partecipazione è stata grande, immensa; già alle nove nei pressi dell’Unione Industriale, la rabbia era evidente, ma come sempre “contenuta”. Slogan forti e diretti e nonostante i 25 anni di attacchi continui delle politiche neoliberiste, la classe operaia mantiene la sua dignità.
Fra i presenti il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, sempre e comunque con i lavoratori in difficoltà; molti della Cabind, dell’Indesit e di altre realtà hanno riconosciuto il ruolo di un infaticabile compagno di lotta, sempre presente, Juri Bossuto. Fra i militanti presenti, quelli di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica. A tenere lo striscione della Thyssenkrupp, Ciro Argentino e Boccuzzi.

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Spot Cgil per la Manifestazione Nazionale al Circo Massimo di Roma del 4 Aprile 2009

Agli amici della SKF, INDESIT, DENSO

Ieri, ho dimenticato di ricordare la mia vicinanza anche a tutti gli amici che ho conosciuto, incontrato, a Roma e a Torino. Molti li rivedo per le strade di Torino o in via Pedrotti, presso la sede Cgil.

Ricordo (e partecipo con loro) tutti gli amici, e ribadisco che mi fa piacere trovare commenti che parlino di Voi, di Noi, (e quindi, non vi è nulla di cui io debba scusare) e ringrazio in particolar modo gli amici anche dell’Indesit e della Denso, che puntualmente sento, spesso.

Grazie … ai compagni di “classe”

Prima di effettuare dei commenti volevo ringraziare quanti mi hanno ricordato e chi mi ha rivolto gli auguri. Bene, mentre Liberazione in prima pagina titola che in Italia i Paperon de’ Paperoni raddoppiano passando da 359 mila a 712 mila, mentre i salari scendono e i disoccupati aumentano, ed i cassaintegrati pure, ho cercato, da parte mia di fare una “spesa” mettendo in circolo non denaro ma informazione, quella vera, che riguarda migliaia di persone in carne ed ossa, capaci di ascoltare, aiutare e mostrare tutta la solidarietà di cui sono capaci.
Ho sottoscritto un abbonamento al Manifesto, oggi, ultimo giorno di campagna abbonamenti, con il pensiero alle tante persone che ho incontrato e che mi sono state vicine in quest’ultimo periodo. Un grazie a: Domenico Capano, che sottrae tantissimo tempo per darmi una mano in questo ‘bellissimo’ blog con i suoi preziosi consigli. Grazie agli amici di partito, Petrini, Bossuto, Saragnese, Dalmasso, Albeltaro e tutti, ma proprio tutti.
Un doveroso ringraziamento a tutti i visitatori del blog che nella giornata di ieri (30 gennaio 2009) son stati numerosi 197, un altro record!
Un grazie particolare al Professore, di una vita, Carpinelli.